Il codice dell'anima

Carattere, Vocazione, Destino

Di

Editore: Club degli Editori

4.0
(714)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 409 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: A000031770 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina morbida e spillati

Genere: Salute, Mente e Corpo , Filosofia , Religione & Spiritualità

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Descrizione del libro
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  • 4

    Del rapporto tra rifiuto e conoscenza

    Non è facile scrivere una recensione di un saggio così denso e mosso da una motivazione così forte da parte dell'autore: forse ha a che fare con la sua ghianda verrebbe da pensare dopo averlo letto.
    L ...continua

    Non è facile scrivere una recensione di un saggio così denso e mosso da una motivazione così forte da parte dell'autore: forse ha a che fare con la sua ghianda verrebbe da pensare dopo averlo letto.
    La teoria che porta avanti è affascinante e soprattutto in alcuni passaggi permette un capovolgimento del modo di percepire la realtà e l'esistenza per cui merita lo sforzo di leggerlo nonostante, come nel mio caso, una volta chiuso si torna in una posizione che prende le distanze da quella proposta.
    Un libro che suggestiona e che regala visioni alternative e potenti anche se non le si condivide. Un'esperienza che consiglio a coloro che amano mettere in dubbio le proprie certezze e darsi la possibilità di cambiare radicalmente punto di vista, fosse solo per lo spazio della lettura e di qualche riflessione. Anche perché qualche traccia rimarrà e magari scaverà un suo percorso, anche se non si è accettato l'impianto nel suo complesso. Ed è interessante anche chiedersi come mai lo si rifiuta, persino con un certo fastidio, in fondo. Soprattutto se è vero, e direi che lo sia, che ciò che si propone di far saltare le premesse su cui si fonda la nostra conoscenza e il nostro modo di esperire il mondo non è sempre piacevole e spesso genera rifiuto.

    ha scritto il 

  • 4

    Uno strizzacervelli che spara a zero contro gli strizzacervelli, anteponendo Platone al Prozac (o al Ritalin) è decisamente suggestivo.
    Tutta la pars destruens del libro, del resto, è affascinante, sp ...continua

    Uno strizzacervelli che spara a zero contro gli strizzacervelli, anteponendo Platone al Prozac (o al Ritalin) è decisamente suggestivo.
    Tutta la pars destruens del libro, del resto, è affascinante, specialmente là dove si proclama che noi non siamo affatto vittime dei genitori (o della Madre, o dell'assenza del Padre) ma delle teorie che questa idea puntellano (superstizioni parentali).
    E' tuttavia la pars costruens che dà da pensare.
    Se sei una ghianda non potrai che diventare una quercia, un giorno. Per quanto tu tenti di deviare il corso degli eventi o di forzare la tua natura, il tuo destino è di diventare una quercia. Niente altro che una quercia. E' il tuo daimon (o ghianda, o destino, genio, angelo custode...).
    Hillman descrive il daimon come la creatura divina che ci guida nel compimento di quel disegno che la nostra anima si è "scelta prima di nascere" e di cui ci dimentichiamo al momento in cui veniamo al mondo. Ma la vocazione, la chiamata, resta. E il daimon ci spinge a realizzarla.

    Che dire, se davvero la mia anima si è scelta il disegno della mia vita, be'... quel giorno doveva aver bevuto (e anche parecchio). Mica per caso son diventata astemia.

    ha scritto il 

  • 2

    Sta tra i Cavalieri dello Zodiaco ed il catechismo

    L'idea principe è che ognuno di noi abbia un destino da compiere, una ghianda che lo guida in tutte le sue scelte (perchè il signore ha voluto così)... Ma la vita non è trovare se stessi, è costruire ...continua

    L'idea principe è che ognuno di noi abbia un destino da compiere, una ghianda che lo guida in tutte le sue scelte (perchè il signore ha voluto così)... Ma la vita non è trovare se stessi, è costruire se stessi.

    Gli Junghiani sono quelli che di Gummy Bear mangiano solo quelli il cui colore è l'inverso del colore del proprio animale guida mentre tutti gli altri analisti cercano di spiegargli che sono scarti animali e colorante, che son caramelle son buone e va bene così, non c'è bisogno di ululare.
    Solo dopo aver finalmente recuperato questa sorta di testo "sacro" ho scoperto che Hillman era uno Junghiano (davo per scontato fosse tutt'al più un grande viaggiatore).

    Alla stregua di un fantasy, o di un trattato di antropologia, sarebbe stato anche piacevole da leggere, se non tirasse in lungo allo sfinimento ogni concetto.

    ha scritto il 

  • 5

    Il mio professore di filosofia medievale disse ad un seminario che in Platone non c'è nulla di consolatorio.
    Invece quello che ha fatto questo libro, che parte da un mito platonico, ha fatto un lavoro ...continua

    Il mio professore di filosofia medievale disse ad un seminario che in Platone non c'è nulla di consolatorio.
    Invece quello che ha fatto questo libro, che parte da un mito platonico, ha fatto un lavoro degno di qualsiasi manuale di selfhelp o seduta da uno psicoterapeuta, con la differenza che qui si parla di un libro di psicologia/filosofia.
    Ora: so benissimo che forse Platone non è stato ripreso al cento per cento, che forse qui c'è un gran lavoro interpretativo da parte di Hillman, che con la storia del daimon sembra ci abbia costruito attorno un pensiero con qualche crepa.
    Eppure eppure eppure...a me è piaciuto. Non ho cercato un dibattito tra i miei amici compagni colleghi filosofi, perché so che spesso una filosofia rigorosa ha la meglio su un'altra fondata su interpretazioni e mezze verità, spesso se sono di sapore orientale e/o buddhista.
    Quel che mi importava era trovare qualcosa in questo libro, e questo qualcosa è quel che ho sempre cercato. L'ho trovato pagina dopo pagina, e la scelta di non sottolineare ogni parola e virgola e punto è stata dura e sofferta, la tentazione era forte.
    Qua dentro ho trovato la forza dell'unicità, la fermezza nel dire e nel portare a pensare: io sono io, sono un mondo che si dà a se stesso, ho i miei tempi per fare ogni cosa, una capacità che hanno forse tutti ma non come la ho io, persino quel che respiro non è lo stesso che gli altri respirano.
    Avevo bisogno che qualcuno mi dicesse, o scrivesse che non c'è nulla di giusto o sbagliato in quello che faccio, in fondo giusto o sbagliato nei confronti di chi?, nei confronti di cosa?
    E avevo anche bisogno di sentirmi un po' sballottato dalle onde del destino, di lasciarmi un po' andare, nelle scelte che faccio, nelle cose che vivo. Così, "sentirmi" meglio ed agire, raccogliermi e trovarmi dentro di me, non nelle scelte negli altri e nemmeno nelle aspettative negli altri. Le aspettative altrui, le aspettative altrui, le aspettative altrui, dannate, maledette aspettative altrui.
    Anche se, proprio come c'è scritto, forse dobbiamo pure ringraziarle, in un certo senso. Grazie a loro veniamo fuori noi, la nostra ghianda si fa quercia, e per mezzo di regole e restrizioni e scelte che fanno gli altri per noi e al posto nostro, ecco che con irruenza o con calma, ma come lo si fa comunque non importa, veniamo fuori.
    Noi vinciamo. Quello che siamo, che sogniamo, che speriamo (o, a questo punto conviene dire: quello che abbiamo scelto di essere, quello che abbiamo scelto di sognare, quello che abbiamo scelto di sperare), tutto ciò viene alla luce.
    E da qui ecco l'importanza del "fare ciò che sentiamo". Il che è tutto molto banale, fa molto consiglio della nonna, ma alla luce di questa lettura assume una importanza tale da sembrare la prima volta che pensiamo e prendiamo consapevolezza di cose simili.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro che va letto, riletto ....
    Guida per i genitori, per gli insegnanti ...
    Guida per noi, per capirci, per approfondire le ragioni del nostro essere .....
    La lettura p più facile di quanto di pe ...continua

    Un libro che va letto, riletto ....
    Guida per i genitori, per gli insegnanti ...
    Guida per noi, per capirci, per approfondire le ragioni del nostro essere .....
    La lettura p più facile di quanto di pensi , l'argomentazione è tratta attraverso esempi . che rendono la lettura assolutamente scorrevole

    ha scritto il 

  • 3

    E' interessante vedere come un'idea nuova che si oppone alla dottrina classica della psicoanalisi e della psichiatria sia in realtà, ancora una volta, un'idea molto antica che nasce dai greci.
    E' uno ...continua

    E' interessante vedere come un'idea nuova che si oppone alla dottrina classica della psicoanalisi e della psichiatria sia in realtà, ancora una volta, un'idea molto antica che nasce dai greci.
    E' uno scritto a tratti caotico, a tratti un po' commerciale, a tratti colto, rinviene in sè forse soltanto quando Hillman si concentra sulla dimensione archetipica della sua teoria.

    ha scritto il 

  • 3

    Una prima parte davvero intrigante e affascinante, poi ho fatto un pò fatica a seguire sia perché l'ho letto in pochissimo tempo, sia perché la "teoria della ghianda" un pò si cristallizza. E' un libr ...continua

    Una prima parte davvero intrigante e affascinante, poi ho fatto un pò fatica a seguire sia perché l'ho letto in pochissimo tempo, sia perché la "teoria della ghianda" un pò si cristallizza. E' un libro che va letto nel tempo (molto), per soppesarne le varie affermazioni e abbracciare una visione che ci riconduce alla parte più umana, nella sua imperfezione e diversità, in ognuno di noi. Senza eccessive medicalizzazioni, lontano dalla tendenza alla mediocrità, intesa come messa a tacere del proprio daimon.
    Consigliato a genitori ;)
    L'incipit: ci sono più cose nella vita di ogni uomo di quante ne ammettano le nostre teorie su di essa. :D

    ha scritto il 

  • 0

    Spesso, nel corso della lettura ho arricciato il naso di fronte a certe spiegazioni della teoria della ghianda. Non sono del tutto convinto del suo valore e quindi della sua validità. Eppure tutto (te ...continua

    Spesso, nel corso della lettura ho arricciato il naso di fronte a certe spiegazioni della teoria della ghianda. Non sono del tutto convinto del suo valore e quindi della sua validità. Eppure tutto (teoria e libro) è molto ammaliante. E molto affascinante è anche il modo in cui Hillman ci presenta le smagliature degli altri modelli (il biologico, la teoria comportamentale, l’avvolgente mito archetipico della madre etc) cercando di smontarli a favore del platonico daimon.. Secondo la migliore tradizione scientifico-divulgativa americana, il libro è infarcito di succolenti riferimenti bibliografici (da Judy Garland a Hitler). E questo lo rende ancor più interessante e, soprattutto, comprensibile ed agevole da leggere.
    In sintesi: dubbi sulla ghianda, ricco di stimoli, lettura tanto godibile. Alla fine, si chiude il libro con uno strano senso di… incoraggiamento. Davvero non siamo soli su questa Terra…?

    ha scritto il