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Il codice dell'anima

Carattere, Vocazione, Destino

Di

Editore: Club degli Editori

4.0
(686)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 409 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: A000031770 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina morbida e spillati

Genere: Health, Mind & Body , Philosophy , Religion & Spirituality

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Descrizione del libro
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  • 5

    Il mio professore di filosofia medievale disse ad un seminario che in Platone non c'è nulla di consolatorio.
    Invece quello che ha fatto questo libro, che parte da un mito platonico, ha fatto un lavoro ...continua

    Il mio professore di filosofia medievale disse ad un seminario che in Platone non c'è nulla di consolatorio.
    Invece quello che ha fatto questo libro, che parte da un mito platonico, ha fatto un lavoro degno di qualsiasi manuale di selfhelp o seduta da uno psicoterapeuta, con la differenza che qui si parla di un libro di psicologia/filosofia.
    Ora: so benissimo che forse Platone non è stato ripreso al cento per cento, che forse qui c'è un gran lavoro interpretativo da parte di Hillman, che con la storia del daimon sembra ci abbia costruito attorno un pensiero con qualche crepa.
    Eppure eppure eppure...a me è piaciuto. Non ho cercato un dibattito tra i miei amici compagni colleghi filosofi, perché so che spesso una filosofia rigorosa ha la meglio su un'altra fondata su interpretazioni e mezze verità, spesso se sono di sapore orientale e/o buddhista.
    Quel che mi importava era trovare qualcosa in questo libro, e questo qualcosa è quel che ho sempre cercato. L'ho trovato pagina dopo pagina, e la scelta di non sottolineare ogni parola e virgola e punto è stata dura e sofferta, la tentazione era forte.
    Qua dentro ho trovato la forza dell'unicità, la fermezza nel dire e nel portare a pensare: io sono io, sono un mondo che si dà a se stesso, ho i miei tempi per fare ogni cosa, una capacità che hanno forse tutti ma non come la ho io, persino quel che respiro non è lo stesso che gli altri respirano.
    Avevo bisogno che qualcuno mi dicesse, o scrivesse che non c'è nulla di giusto o sbagliato in quello che faccio, in fondo giusto o sbagliato nei confronti di chi?, nei confronti di cosa?
    E avevo anche bisogno di sentirmi un po' sballottato dalle onde del destino, di lasciarmi un po' andare, nelle scelte che faccio, nelle cose che vivo. Così, "sentirmi" meglio ed agire, raccogliermi e trovarmi dentro di me, non nelle scelte negli altri e nemmeno nelle aspettative negli altri. Le aspettative altrui, le aspettative altrui, le aspettative altrui, dannate, maledette aspettative altrui.
    Anche se, proprio come c'è scritto, forse dobbiamo pure ringraziarle, in un certo senso. Grazie a loro veniamo fuori noi, la nostra ghianda si fa quercia, e per mezzo di regole e restrizioni e scelte che fanno gli altri per noi e al posto nostro, ecco che con irruenza o con calma, ma come lo si fa comunque non importa, veniamo fuori.
    Noi vinciamo. Quello che siamo, che sogniamo, che speriamo (o, a questo punto conviene dire: quello che abbiamo scelto di essere, quello che abbiamo scelto di sognare, quello che abbiamo scelto di sperare), tutto ciò viene alla luce.
    E da qui ecco l'importanza del "fare ciò che sentiamo". Il che è tutto molto banale, fa molto consiglio della nonna, ma alla luce di questa lettura assume una importanza tale da sembrare la prima volta che pensiamo e prendiamo consapevolezza di cose simili.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro che va letto, riletto ....
    Guida per i genitori, per gli insegnanti ...
    Guida per noi, per capirci, per approfondire le ragioni del nostro essere .....
    La lettura p più facile di quanto di pe ...continua

    Un libro che va letto, riletto ....
    Guida per i genitori, per gli insegnanti ...
    Guida per noi, per capirci, per approfondire le ragioni del nostro essere .....
    La lettura p più facile di quanto di pensi , l'argomentazione è tratta attraverso esempi . che rendono la lettura assolutamente scorrevole

    ha scritto il 

  • 3

    E' interessante vedere come un'idea nuova che si oppone alla dottrina classica della psicoanalisi e della psichiatria sia in realtà, ancora una volta, un'idea molto antica che nasce dai greci.
    E' uno ...continua

    E' interessante vedere come un'idea nuova che si oppone alla dottrina classica della psicoanalisi e della psichiatria sia in realtà, ancora una volta, un'idea molto antica che nasce dai greci.
    E' uno scritto a tratti caotico, a tratti un po' commerciale, a tratti colto, rinviene in sè forse soltanto quando Hillman si concentra sulla dimensione archetipica della sua teoria.

    ha scritto il 

  • 3

    Una prima parte davvero intrigante e affascinante, poi ho fatto un pò fatica a seguire sia perché l'ho letto in pochissimo tempo, sia perché la "teoria della ghianda" un pò si cristallizza. E' un libr ...continua

    Una prima parte davvero intrigante e affascinante, poi ho fatto un pò fatica a seguire sia perché l'ho letto in pochissimo tempo, sia perché la "teoria della ghianda" un pò si cristallizza. E' un libro che va letto nel tempo (molto), per soppesarne le varie affermazioni e abbracciare una visione che ci riconduce alla parte più umana, nella sua imperfezione e diversità, in ognuno di noi. Senza eccessive medicalizzazioni, lontano dalla tendenza alla mediocrità, intesa come messa a tacere del proprio daimon.
    Consigliato a genitori ;)
    L'incipit: ci sono più cose nella vita di ogni uomo di quante ne ammettano le nostre teorie su di essa. :D

    ha scritto il 

  • 0

    Spesso, nel corso della lettura ho arricciato il naso di fronte a certe spiegazioni della teoria della ghianda. Non sono del tutto convinto del suo valore e quindi della sua validità. Eppure tutto (te ...continua

    Spesso, nel corso della lettura ho arricciato il naso di fronte a certe spiegazioni della teoria della ghianda. Non sono del tutto convinto del suo valore e quindi della sua validità. Eppure tutto (teoria e libro) è molto ammaliante. E molto affascinante è anche il modo in cui Hillman ci presenta le smagliature degli altri modelli (il biologico, la teoria comportamentale, l’avvolgente mito archetipico della madre etc) cercando di smontarli a favore del platonico daimon.. Secondo la migliore tradizione scientifico-divulgativa americana, il libro è infarcito di succolenti riferimenti bibliografici (da Judy Garland a Hitler). E questo lo rende ancor più interessante e, soprattutto, comprensibile ed agevole da leggere.
    In sintesi: dubbi sulla ghianda, ricco di stimoli, lettura tanto godibile. Alla fine, si chiude il libro con uno strano senso di… incoraggiamento. Davvero non siamo soli su questa Terra…?

    ha scritto il 

  • 3

    Leggete saggi - 09 feb 14

    Come dissi nella trama del bellissimo libro di Hillman sull’arte di invecchiare, avevo sentito parlare di questo psicologo, uno dei massimi allievi di Jung, da Luciana. Che mi aveva citato proprio que ...continua

    Come dissi nella trama del bellissimo libro di Hillman sull’arte di invecchiare, avevo sentito parlare di questo psicologo, uno dei massimi allievi di Jung, da Luciana. Che mi aveva citato proprio questo libro. E che in realtà è quello che pone le basi della costruzione del mondo di Hillman. Dopo molto cercare e girovagarci intorno, quest’anno l’ho finalmente comprato. E dopo molto attendere, l’ho anche letto. Anche se ho impiegato molto a leggerlo (nelle serate mesoafricane) e molto di più a digerirlo. Dopo il libro sul carattere, infatti, mi aspettavo meglio, come se un autore, quando ti piace, debba (per il solo fatto che a te piace) scrivere cose che siano sempre al top. Questo, poi, oltre a non darmi le soddisfazioni che mi auspicavo, è anche un libro difficile, costruito per spiegare e dimostrare la propria tesi, attraverso discorsi che ho trovato più complessi, appunto, della linearità di quando si parlava di invecchiare. Anche se il concetto di fondo, la tesi che sottende le quasi quattrocento pagine è di una semplicità unica: ognuno di noi ha una sua personalità, una sua vocazione, una sua immagine che lo contraddistingue in modo radicale e che, di conseguenza, va ricercata e alimentata senza posa, per rendere davvero autentica la nostra esistenza. Come diceva brillantemente già Platone: noi siamo ciò che abbiamo scelto di essere. In questo senso siamo chiamati a decifrare il codice della nostra anima, affinché possiamo cogliere il senso della nostra presenza nel mondo. Ecco perché il nostro modello di vita è da sempre inscritto nella nostra anima: scegliere la virtù, coltivare la parte migliore di noi stessi o attuare ogni giorno, con coerenza e coraggio, la nostra vocazione dipende, quindi, solo da noi. Ma se queste sono le tracce essenziali su cui si muove Hillman (tutti abbiamo una vita da percorrere, e non è detto che debba essere sempre “superlativa”), il modo in cui l’autore arriva a spiegarci e dimostrarci il suo assunto non è dei più facili. Hillman parte comunque da lontano, e da un punto fermo a tutti noto: Platone ed all’uso che il filosofo greco fa del termine daimon. Quello che è innato in noi, che altri chiamano anima o destino individuale. E riempie il libro di bellissime mini biografie, ricorrendo alle vite di divi quali Judy Garland, Josephine Baker, il torero Manolete, lo scrittore Truman Capote, John Lennon, Quentin Tarantino e Woody Allen, di figuri quali Hitler, i serial killer, Richard Nixon e Henry Kissinger (tanto per citarne alcuni, e comunque sarebbero tutte da leggere e riprendere). Di questi è palese la “chiamata”, anche se c’è un bellissimo paragrafo che parla della scolarità di questi personaggi: ebbene la maggior parte dei “superlativi eroi” a scuola quanto meno andava male, se non peggio. Loro, i divi, poi ce l’hanno dimostrato di avere una missione, ma tutti, presto o tardi, abbiamo avuto la sensazione che qualcosa ci chiamasse a percorrere una certa strada. Ma se tutti hanno una strada, un destino, un'anima, un angelo, esiste forse un angelo mediocre? Domanda di rara difficoltà, cui Hillman risponde rifiutandosi di identificare l'individualità con l'eccentricità. La vocazione accompagna la vita di tutti quanti e la guida in maniera impercettibile e in forme meno vistose di quelle a cui si assiste nelle descrizioni esemplari presentate in questo libro. Non è una grande risposta, ma almeno ci prova. Come prova a sfatare il rapporto idilliaco tra genitori e figli (di cui riporto una frase che trovo stupenda). Alla fine, un altro libro pieno di spunti, non al meglio si diceva, ma che collocherei in una trilogia ideale, con l’etica di Baumann e l’empatia di Bianchi.
    “Perché è questo che in tante vite è andato smarrito e va recuperato: il senso della propria vocazione, ovvero che c’è una ragione per cui si è vivi.” (18)
    “Una teoria sulla vita deve fondarsi sulla bellezza, se vuole spiegare la bellezza che la vita cerca.” (60)
    “Secondo una leggenda ebraica, la prova che abbiamo dimenticato la scelta prenatale dell’anima la portiamo impressa sul nostro labbro superiore: il piccolo incavo sotto il naso è l’impronta dell’indice che l’angelo ci ha premuto sulle labbra per sigillarle … ed è per questo che, quando inseguiamo … un pensiero che sfugge, ci portiamo automaticamente il dito a quella significativa scannellatura.” (69)
    “Ci sono due assunti [sulla solitudine] che io non posso accettare. Primo … che la solitudine coincide con l’essere soli … Secondo … che la solitudine sia fondamentalmente un sentimento spiacevole.” (80)
    “Un figlio felice: mai, in nessun tempo e in nessun luogo, questo è stato il fine che i genitori si sono proposti.” (112)
    “Non è dall’autoritarismo o dalla confusione dei genitori che i figli fuggono; i figli fuggono dal vuoto insopportabile del vivere in una famiglia senza altre fantasie che il fare compere, lavare la macchina e scambiarsi convenevoli.” (214)
    “Gli eventi ci accadono e gli uomini non possono capire perché una cosa è accaduta, ma, visto che è accaduta, evidentemente, doveva accadere. Dopo l’evento, diamo una spiegazione di ciò che l’ha fatto accadere.” (243)
    “Il modo come immaginiamo la nostra vita influisce su come alleviamo i nostri figli, sul nostro atteggiamento verso i sintomi e i disagi degli adolescenti, … sullo straniamento della vecchiaia e sulla preparazione alla morte.” (352)

    ha scritto il 

  • 4

    E' molto difficile x me dare un voto a questo libro. In un certo senso l'autore vuole essere apertamente "folle", descrive le "cose" della realtà con un linguaggio evocativo volutamente (e direi provo ...continua

    E' molto difficile x me dare un voto a questo libro. In un certo senso l'autore vuole essere apertamente "folle", descrive le "cose" della realtà con un linguaggio evocativo volutamente (e direi provocatoriamente) metaforico e mistico, che sfida un tantino la mentalità scientifica comune. Però alla fine credo che quello che c'è di affascinante meriti la lettura. Non è che bisogna per forza prendere alla lettera la teoria sul "daimon" per percepire che l'autore sta dicendo anche alcune cose veramente interessanti, che sono nei contenuti descrittivi antropologici più che nei temi filosofici.

    Per quanto riguarda l'idea guida che è il concetto del daimon: Dietro questa metafora del daimon io vedo una provocazione a non lasciarsi ingabbiare nel pensare la realtà umana, la pische come pure la medicina e la salute, in termini meccanicistici e logico deduttivi (i ragionamenti causa- effetto, il discorso, "l'analisi"), mi sembra che Hillmann vuole dire che ci sono delle forme olistiche che sono forze reali.

    Eppure ho anche avuto l'impressione che l'idea del daimon nel libro diventasse talvolta quasi un pretesto, una chiave per aprirsi ad altri contenuti. E le parti che ho trovato interessanti sono soprattutto i mondi descrittivi che vengono diciamo così "aperti" da questo spunto del Daimon, e devo dire anzi l'aspetto più vitale del libro è proprio il suo voler essere una critica feroce ai riferimenti culturali che sono la "psiche collettiva" della società americana, il modo di pensare comune della società cui Hillmann si rivolge. Le descrizioni di questi miti, di biografie e varie realtà, da una posizione esterna, da un punto di vista originale - a volte anche forzata, ma sempre originale - è quello che, dicevo, rende il libro interessante.

    Mi sono rimasti in mente dei passi, delle pagine; per esempio la descrizione del "mito dell'innocenza" come ideologia fondante della società statunitense. Questo mi ha fatto veramente impressione. Poi anche il mito del "padre", le necessità di "tempo" e "luogo" per "L'Anima"; cose così insomma.
    Morale: da tenere alcuni pezzi, concetti, contiene passi e citazioni illuminanti, con intuizioni acute sulla società moderna (americana in particolare).

    ha scritto il 

  • 3

    Un'idea balzana non è di per se sufficiente per bocciare un libro. Ma se non nasconde un pensiero più profondo francamente non basta nemmeno per apprezzarlo. Una ghianda non fa di per sé una quercia s ...continua

    Un'idea balzana non è di per se sufficiente per bocciare un libro. Ma se non nasconde un pensiero più profondo francamente non basta nemmeno per apprezzarlo. Una ghianda non fa di per sé una quercia secolare. Un po' deludente.

    ha scritto il