Il combattimento

Di

Editore: Baldini Castoldi Dalai

3.9
(134)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 244 | Formato: Altri

Isbn-10: 888490207X | Isbn-13: 9788884902078 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Sport, Attività all\'aperto & Avventura

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Descrizione del libro
Nel 1975 il grande Muhammad Ali, alias Cassius Clay, incontrò sul ring diKinshasa, nello Zaire, un altro campione, George Foreman. Quest'ultimo siserviva del silenzio, della tranquillità e dell'intelligenza per intimoriregli avversari. E non era mai stato sconfitto prima. Muhammad Ali era alculmine della sua potenza fisica, della sua arroganza e del suo talento. Dueuomini, due grandi campioni e due personalità opposte ma entrambestraordinarie. Questo libro descrive la preparazione, il clima, la tensionedelle settimane che precedettero l'evento, l'allenamento, il comportamento deidue rivali e, infine, l'evento stesso.
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  • 2

    sono andata avanti principalmente per la prosa di mailer, avevo già visto il documentario che ne è stato tratto e - per una volta - il film funziona meglio del libro. Qui la portata sociale e politica ...continua

    sono andata avanti principalmente per la prosa di mailer, avevo già visto il documentario che ne è stato tratto e - per una volta - il film funziona meglio del libro. Qui la portata sociale e politica del match di Kinshasa emerge solo tra le righe, e non si avverte la pressione di Ali dovuta ai lunghi anni passati lontano dal ring. In compenso i tipi umani dei due pugili e relativi entourage sono resi meravigliosamente; l'ideale, credo, sia leggere il libro e poi guardare Quando eravamo re'.

    ha scritto il 

  • 4

    Chi non ha il coraggio di accettare dei rischi non conclude nulla nella vita

    Avevo letto Moehringer sulla vita di Agassi e l'avevo trovato un buon libro. Chi lo ha iper stellato, si procuri La sfida, scommetto che a fine lettura darà una ritoccatina al firmamento. Norman Maile ...continua

    Avevo letto Moehringer sulla vita di Agassi e l'avevo trovato un buon libro. Chi lo ha iper stellato, si procuri La sfida, scommetto che a fine lettura darà una ritoccatina al firmamento. Norman Mailer racconta dell'incontro di pugilato più famoso della storia: The Rumble in The Jungle, disputato da Muhammad Alì e George Foreman il 30 ottobre 1974 a Kinshasa. Quando nel terzo capitolo comincia a parlare di sé in terza persona, diventa irresistibile
    “Ora, il nostro uomo di saggezza aveva un vizio. Scriveva di se stesso. Non solo descriveva gli eventi ai quali si trovava ad assistere, ma anche il piccolo effetto che lui stesso aveva su tali eventi. Ciò irritava i critici. Parlavano di viaggi dell’ego e della dimensione poco attraente del suo narcisismo. Queste critiche non gli facevano troppo male. Lui aveva già avuto una storia d’amore con se stesso nella quale aveva esaurito una buona quantità di sentimento.”
    Il nostro uomo di saggezza è uno che scrive con i pennarelli colorati, mica con la penna d'oca
    -silenzio tra il pubblico (simile a quello che scende nella foresta dopo uno sparo)
    Portatemi a cena dove servono similitudini come questa e io a fine pasto andrò in cucina a complimentarmi con il cuoco e in seguito, aprirò Anobiiadvisor per cercare il ristorante, accendere tutte le stelle ed esagerare sulla location e la cortesia dei camerieri.
    E' uno spasso leggere l'ironico Mailer che lentamente si fa serio per proporre un'interessante riflessione antropologica sui neri d'America e quelli d'Africa. The Match non è un semplice resoconto, spazia dalla politica, alla società che sta cambiando. Mailer analizza con bravura tutti gli uomini al seguito dei due pugili, ne mette in luce qualità e difetti, ci accompagna nelle galleria dei pesi massimi che hanno fatto la storia della boxe, arrivando infine al giorno del The Rumble in The Jungle. La maestria con cui il nostro uomo di saggezza racconta la sua interazione con Foreman e Alì, nei giorni che precedono l'incontro, rende il libro molto piacevole da leggere. Durante la narrazione ho contato cinque omaggi ad Hemingway con toni dall'ossequioso, al critico passando per il divertito.
    Un altro aspetto interessante del libro è il rapporto fra sport e superstizione. Da sempre presente nelle varie discipline, qui si impasta con la stregoneria nera e con concetti quali Kuntu, nommo, n'golo. Mailer, di nuovo, è bravo a far emergere lo scettico punto di vista occidentale nei confronti di queste credenze. Il libro deve molto al piccolo effetto dell'autore sugli eventi: quell'effetto diventa romanzo, contribuisce a dare respiro e leggerezza alla storia ed essa «vola come una farfalla, punge come un’ape» (*1)
    Congratulazioni a Mailer e ad Alfredo Colitto per la bella traduzione.

    (*1)
    Verso la metà dell’ultimo round si fece risentire Bundini. Ben noto ai lettori delle pagine sportive (era l’inventore di: «Vola come una farfalla, pungi come un’ape») aveva di solito una personalità ancora più intensa per centimetro quadrato di quella di Ali.
    [300]

    ha scritto il 

  • 5

    Stupendo reportage della leggendaria sfida Alì-Foreman.
    Non si limita ovviamente solo all'incontro (peraltro narrato magistralmente), ma a tutto quello che è venuto prima.
    Scrittura brillante e acuta, ...continua

    Stupendo reportage della leggendaria sfida Alì-Foreman.
    Non si limita ovviamente solo all'incontro (peraltro narrato magistralmente), ma a tutto quello che è venuto prima.
    Scrittura brillante e acuta, il libro si divora e sembra di avere vissuto anche noi, in prima persona, quelle settimane eccezionali nel Congo/Zaire.

    ha scritto il 

  • 4

    La sfida

    Non mi intendo di boxe e non ho mai provato una gran simpatia per Cassius Clay-Muhammad Alì, ritenendolo (a torto o a ragione) uno sbruffone di grande talento.
    Eppure questo reportage romanzato, che f ...continua

    Non mi intendo di boxe e non ho mai provato una gran simpatia per Cassius Clay-Muhammad Alì, ritenendolo (a torto o a ragione) uno sbruffone di grande talento.
    Eppure questo reportage romanzato, che francamente ha che fare con la boxe solo marginalmente ed è comprensibile anche dai profani come il sottoscritto, mi ha colpito per almeno due ragioni.
    In primo luogo l'ego smisurato di Mailer riscontrato in altri romanzi qui si fa piccolo piccolo, quasi prostrato all'ombra del gigante di Louisville: è evidente il fascino che Alì esercita sullo scrittore, e non si tratta solo di una suggestione sportiva.
    Il secondo punto riguarda proprio il carisma di Alì, quasi soverchiante se paragonato a quello del riservato Foreman: Alì è stato in grado di usare la sua fama per ergersi a simbolo della lotta di classe, trasformando l'evento sportivo in un grande momento di aggregazione degli uomini di colore, e rendendo l'incontro in sé in una rivincita dell'Africa intera contro la potenza nordamericana.
    Sì, forse l'Alì pubblico era uno spaccone, ma quella era la sua missione: ergersi a simbolo invincibile per dare forza e speranza alla sua gente.
    Sempre meglio di alcuni sportivi pallonari dei nostri giorni, fanfaroni ignoranti che si accontentano di immortalarsi in un selfie con l'eccentrico SUV e la sciacquetta di turno.

    ha scritto il 

  • 5

    La sfida del genio

    Cassius Clay o Muhammad Alì che lo si voglia chiamare, resta comunque il genio del pugilato. La sfida contro Foreman un capolavoro e il racconto scritto da Norman Mailer un brano sportivo d'altri temp ...continua

    Cassius Clay o Muhammad Alì che lo si voglia chiamare, resta comunque il genio del pugilato. La sfida contro Foreman un capolavoro e il racconto scritto da Norman Mailer un brano sportivo d'altri tempi. Si legge come una storia di avventura, si coglie ogni sfumatura del prima-durante-dopo incontro, si conosce lo spirito dell'Africa. Geniale.

    ha scritto il 

  • 4

    Rumble in the Jungle.

    Un romanzo storico, un reportage sportivo, una commedia moderna...uno dei migliori libri in circolazione per gli appassionati del genere.
    Chi ama la boxe sarà felice delle descrizioni da bordo campo e ...continua

    Un romanzo storico, un reportage sportivo, una commedia moderna...uno dei migliori libri in circolazione per gli appassionati del genere.
    Chi ama la boxe sarà felice delle descrizioni da bordo campo e delle rivelazioni da backstage, ma chi è interessato alla cultura in generale, sarà soddisfatto di trovare fra le righe un'analisi d'epoca, ricca di riferimenti e citazioni e descritta in maniera sapiente ed angosciante.
    L'incontro fra le corde è soltanto il movente di uno dei migliori scritti del settore.

    ha scritto il 

  • 5

    E' sempre uno shock vederlo di nuovo. Non in tv, ma in piedi davanti a te, nella sua forma migliore.
    Un libro grandioso, epico direi. Il miglior libro di ambientazione sportiva che abbia mai letto. E ...continua

    E' sempre uno shock vederlo di nuovo. Non in tv, ma in piedi davanti a te, nella sua forma migliore.
    Un libro grandioso, epico direi. Il miglior libro di ambientazione sportiva che abbia mai letto. E non c'è solo il pugilato, con la storica sfida di Muhammad Ali, già Cassius Clay, all'allora detentore del mondiale dei massimi, George Foreman. A far da sfondo è il Congo del 1974, diventato Zaire per volere del dittatore Mobutu.
    C'era Big Black, il grosso percussionista nero di Alì. Un reporter gli chiese come si chiamava il suo tamburo e lui rispose che era una conga. Il giornalista scrisse Congo e la censura cambiò il nome in Zaire. Ora Big Black poteva dire nelle interviste che suonava lo Zaire.
    La scelta di Kinshasa per ospitare il match tra due campioni neri non era stata casuale. Mobutu voleva avviare una gigantesca operazione di immagine per il suo paese e offrire, come recitavano le locandine, un regalo al popolo dello Zaire e un onore per i neri. E gli stessi due pugili, pur partendo da modi diversi di concepire la vita e la politica, convennero che quello era il luogo giusto in cui incontrarsi, al di là della evidente grande incongruenza.
    Sì, l'Africa era terra fertile per la follia, e in quella follia africana due pugili avrebbero ricevuto cinque milioni di dollari ciascuno, mentre a soli mille chilometri di distanza i neri colpiti da una carestia di proporzioni mondiali morivano di fame.
    Norman Mailer, già scrittore di fama internazionale, allora era inviato per un giornale, un punto di vista privilegiato che gli consentiva di avvicinare entrambi i pugili, vivere con i rispettivi entourage tecnici. Sceglie però di parlare di sé in terza persona, un artificio letterario - l'illeismo - che gli consente un approccio ancora diverso, tra l'altro spiegato molto bene nel terzo capitolo, come acquisire una voce anonima rispetto alla narrazione.
    Non solo descriveva gli eventi ai quali si trovava ad assistere, ma anche il piccolo effetto che lui stesso aveva su tali eventi. Ciò irritava i critici. Parlavano di viaggi dell'ego e della dimensione del suo narcisismo. (...) pensò di usare il suo nome di battesimo, come facevano tutti nell'ambiente della boxe. ...l'alternativa era scrivere un pezzo senza firmarlo.
    Mailer si pone questi interrogativi all'indomani del ritorno a Kinshasa dagli Stati Uniti, dopo che il match era stato rinviato di un mese. Foreman infatti aveva rimediato un taglio alla testa durante un allenamento. Una fortuna per lo sfidante Ali che non era ancora in splendida forma e non lo sarebbe stato neppure al momento dell'incontro.
    Combatteva senza spirito. Peggio. Continuava a incassare una serie di pugni che normalmente avrebbe evitato con facilità, e non era da lui!
    Mailer prende a frequentare i quartier generali dei due pugili, segue gli allenamenti, conosce gli sparring partner, va alle conferenze stampa. Muhammad lavora più di testa che sul ring, continua a dare l'impressione di pensare ad altro anche se i suoi proclami sono roboanti. Un simpatico, insopportabile sbruffone.
    - Mi scusi se non le stringo la mano, - disse, con la sua voce accuratamente smorzata in modo da mantenere il proprio potere, - ma come vede ho le mani in tasca.
    Lo scrittore era ben conosciuto da Muhammad, riesce a conquistare la sua fiducia e a partecipare con lui a una seduta di footing. Cosa che il pugile faceva a notte fonda. Mailer si trova così a sfiancarsi dietro al gruppetto e dopo qualche chilometro deve desistere. Allora si rende conto di essere solo, di notte, in aperta campagna, lontano dalle luci. Sente i ruggiti dei leoni provenire dalle rive del fiume Congo o Zaire come adesso viene chiamato.
    Non ce l'avrebbe mai fatta a raggiungere le luci prima che il leone gli arrivasse addosso. Il pensiero successivo fu che se il leone avesse deciso di attaccarlo, lo avrebbe raggiunto in silenzio.
    Se Ali continuava a non convincere lo scrittore per le sue modalità di allenamento, Invece Foreman era minaccioso. Il tipo capace di perpetrare una carneficina da incubo. I due sfidanti dalle rispettive sedi continuavano a lanciarsi insulti e provocazioni, così come i loro allenatori, inevitabilmente raccolte e riportate dai giornalisti durante le conferenze stampa. In una di queste Mailer ha un diverbio con un altro fenomeno del giornalismo americano, Don King. I due evidentemente non si amavano.
    Gli allenatori dello sfidante erano tal Bundini e il mitico di Angelo Dundee, per vent'anni al suo fianco, per proseguire poi con una decina di altri campioni. Aveva lontane ascendenze italiane.
    Avrebbe potuto essere scambiato per un uomo d'affari italiano. Era concentrico nella sua sicilianità: lui si trovava nel primo cerchio, la famiglia nel secondo, gli amici e i soci in affari nel terzo.
    Ed eccoci all'incontro, diventato leggendario con il nome di The Rumble in The Jungle (La rissa nella giungla) era il 30 ottobre 1974, allo Stade Tata Raphaël di Kinshasa. Ali aveva avvisato Angelo Dundee che aveva una strategia per l'incontro e gli chiese di 'mollare' un po' le corde del ring.
    Ali introdusse il suo tema principale. Si appoggiò contro le corde a metà del secondo round e per il resto dell'incontro lavorò da quella posizione, inclinato a un angolo di dieci-venti gradi rispetto al piano verticale e a volte anche di più, un angolo sacrificato e doloroso da cui boxare.
    Questa strategia passiva fu in seguito denominata da Ali rope-a-dope. Foreman si sfiancò nell'inutile esercizio di piazzare un colpo degno di nota e Ali nell'ottava ripresa passò all'attacco e lo mandò ko. Il pubblico parteggiava per Muhammad e lo sostenne al grido di "Ali bomaye!", che significa "Ali, uccidilo!".
    Comunque, gran libro! Sono passati 40 anni e sinceramente non ricordo se quella notte (l'incontro si disputò alle 3 per evidenti esigenze televisiva Usa) ero davanti al televisore. So bene invece che incontrai Muhammad Ali/Cassius Clay a Saint-Vincent nel 1980, Festival del Cinema Sportivo. Cassius venne in Italia per ricevere una riproduzione della medaglia d'oro vinta a Roma 1960 e che aveva gettato nel Tevere per protestare per un episodio razziale avvenuto in un ristorante romano. Ricordo di avergli stretto la mano ma il fotografo non fu pronto e io restai al suo fianco mentre un bambino gli passava un fucile giocattolo. Episodio strano!
    Ma anch'io posso dire, parafrasando Fiorello: "Eravamo io, Cassius Clay, Gianni Minà, Sandro Pertini....."

    ha scritto il 

  • 5

    La battaglia tra due modi di intendere la vita

    Stupefacente questo libro. Da cinque stelle piene. Mailer tesse il suo resoconto di uno dei più grandi combattimenti della storia del pugilato come un grande affresco, in cui i protagonisti Alì e Fore ...continua

    Stupefacente questo libro. Da cinque stelle piene. Mailer tesse il suo resoconto di uno dei più grandi combattimenti della storia del pugilato come un grande affresco, in cui i protagonisti Alì e Foreman sono importanti quanto tutto il resto che li circondava.
    Un resoconto che diventa cronaca,racconto, saggio antropologico, saggio politico e altre cose ancora, tale era la mole dei mondi che si scontravano sul ring di uno Zaire sogno di una rinascita africana affetta però dai soliti soprusi, questa volta guidati dall'elite nera e dal padre padrone Mobutu.
    Alì il musulmano, il rinnegato, la star, il provocatore, il faro della razza nera, il ballerino del ring contro Foreman, il nero salvato da un'adolescenza di violenza dai programmi di recupero dell'elite bianca, che non faceva della questione razziale una bandiera,che sventolava la bandierina USA alla fine dell'incontro che lo fece diventare campione del mondo, il cui silenzio e presenza fisica imponente erano le sue armi, il picchiatore brutale. Questi i mondi in contrapposizione, ce ne sarebbe da scrivere per 100 libri ma Mailer condensa tutto in 250 pagine di enorme bellezza, commoventi, esaltanti, lucide e graffianti.
    Un capolavoro, dopo averlo letto la boxe e la vita vi sembreranno diverse da quelle che conoscete.

    ha scritto il