Il commesso

Di

Editore: Minimum Fax

4.2
(1131)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 327 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Chi tradizionale , Spagnolo

Isbn-10: 8875215170 | Isbn-13: 9788875215170 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Giancarlo Buzzi ; Prefazione: Marco Missiroli

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Pubblicato negli Stati Uniti nel 1957, Il commesso è considerato da molti il capolavoro di Bernard Malamud. La storia è quella di Morris Bober, umile commerciante ebreo che nel cuore di Manhattan conduce una vita misera e consumata dagli anni, e di Frank Alpine, un ladruncolo di origini italiane, deciso a riscattarsi e diventare un uomo onesto e degno di stima, aiutando Morris al negozio. Tuttavia il giovane Frank non resisterebbe dietro al bancone, sempre più assediato dalla concorrenza, se non si innamorasse di Helen, la figlia di Morris. La vicenda è straordinariamente intrecciata intorno alle emozioni, ai segreti, al destino di queste tre esistenze. Il ritmo quasi ipnotico della narrazione, la capacità di attenzione al dettaglio, lo stile limpido e ironico regalano al romanzo quell’atmosfera inconfondibile, a metà fra il tragico e il comico, che rende affascinante la narrativa di Malamud.
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  • 4

    Non so dire quante volte mi è stato ripetuto che "ognuno è artefice del proprio destino", e di questo io sono da sempre fortemente convinta. Per questo motivo la lettura de Il commesso mi ha lasciata ...continua

    Non so dire quante volte mi è stato ripetuto che "ognuno è artefice del proprio destino", e di questo io sono da sempre fortemente convinta. Per questo motivo la lettura de Il commesso mi ha lasciata una gran frustrazione addosso per quei personaggi che, tutti, erano rassegnati all'ineluttabilità di quello che loro erano convinti essere il loro destino, definito sin dalla nascita dalle loro origini, o dalla loro religione o status sociale. Nessuna reazione agli eventi era concessa, nessun riscatto morale, solo accettazione passiva e silenziosa degli eventi, sopportando con dignità la fatica di vivere. Ho apprezzato molto questo romanzo, mi ha dato molto su cui riflettere.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Un cuore a Manhattan

    Malamud. Come da molti ritenuto il maestro di Philip Roth…e che dire!! Quello che mi ha colpito del libro e’ la capacita’ di narrare una storia di miseri ...continua

    Malamud. Come da molti ritenuto il maestro di Philip Roth…e che dire!! Quello che mi ha colpito del libro e’ la capacita’ di narrare una storia di miseria umana senza nessuna banale retorica, senza lasciar spazio a nessun tipo di morbosita’ letteraria. E’ sorprendete come la vicenda della disgraziata famiglia ebrea e del giovane Frank divenga grazie alla maestria dello scrittore, una elegia di dolce e tenera amarezza. Non e’ difficile ritrovare la figura del vecchio Morris nella simbologia letteraria ebraica. Purtroppo per lui non c’e’ nessuna ricompensa, nella sua sventurata avventura terrena. Non riscattera’ la sua considerazione neanche nel cuore della amata figlia e della moglie nel momento del suo funerale. Nessun novello Giobbe dunque. Ma la sua dignita’ e’ fatta dalla troppo pacifica,ingenua e passiva bonta’ che ha sempre contraddisto il suo vivere, ma che mai ha prodotto benefici materiali nel migliorare la sua sorte. Malamud presenta un quadro della Manhattan di inizio secolo, senza troppe sfumature puntando invece verso una vivida veridicita’, regalando al romanzo una incalzante prosa asciutta e priva di qualsiasi fronzolo. Un grande romanzo di stampo “ottocentesco”…anche se viene alla luce nel 1957.

    ha scritto il 

  • 5

    Miscelare con cautela

    Il romanzo americano è stato spesso alimentato e nutrito nel corso del Novecento dalla potente voce narrativa di scrittori di origine ebraica. Immediato il riferimento a Isaac Bashevis Singer il cui t ...continua

    Il romanzo americano è stato spesso alimentato e nutrito nel corso del Novecento dalla potente voce narrativa di scrittori di origine ebraica. Immediato il riferimento a Isaac Bashevis Singer il cui tratto peculiare fu il recupero della lingua yiddish e con essa di un mondo e di una cultura scomparsi, o al fratello Israel Joshua Singer, meno osannato. L’elenco potrebbe proseguire con nomi quali Saul Bellow o Chaim Potok passando per Malamud e Roth in una evoluzione che la critica letteraria evidenzia essere, anche tramite la voce degli stessi scrittori, tesa ad una narrativa sempre più e solo americana in cui la componente ebraica, pur esistente, non rappresenta ora una connotazione di identità ma veicola l’universalità della condizione umana.
    Malamud con Il commesso rappresenta appunto la realtà americana nella quale l’ebreo è cittadino al pari di un immigrato qualsiasi, al di là della sua origine. Anzi, entrambi i protagonisti del romanzo, Morris Bober, l’ebreo e il suo assistente di negozio Frank Alpine, italiano, l’uno complementare all’altro, sono le vittime di quel sogno americano che tanta umanità ha nutrito, americani compresi. Le loro esistenze si incrociano e si fondono nella periferia di New York, ai margini di un grande sogno, entrambi stranieri alla vita. Il concetto di estraneità è alla base dell’intera narrazione, alimenta i loro vissuti e le loro scelte: entrambi, quasi simbolo della irrisolta coabitazione del bene e del male che miscela ogni animo umano, forzano un territorio, un ambiente, un gruppo, imponendo la loro presenza. Lo fa Morris quando decide di aprire un negozio in un quartiere abitato da gentili, lo fa Frank quando si insinua in quello stesso negozio con fare subdolo e circospetto.
    Tutto il romanzo punta a questa evoluzione, a questa complementarità, al possibile riscatto ( tipico dei personaggi malamudiani) e procede lento e ipnotico fino all’ennesimo finale aperto. Come in Una nuova vita anche qui l’arco temporale della narrazione, rigorosamente scandito dalle manifestazioni meteorologiche e da un intimo sentimento del tempo, meno di un anno ma dilatato e agognato, involve in se stesso e va a richiudere quella breccia aperta dal narratore come per capriccio, lasciando il lettore a immaginare sviluppi futuri.
    Rimane un grande messaggio di fondo, lo stesso forse suggerito già a suo tempo da Shakespeare ne Il mercante di Venezia: l’uomo non è bene e non è male, né è la sua religione a certificarne l’essenza, tantomeno l’ortodossia o la meticolosità nell’osservarne riti e precetti. La bontà e la cattiveria sono trasversali all’animo umano, la differenza è il dosaggio tra le parti: non a tutti può riuscire.

    ha scritto il 

  • 4

    A memoria, la storia più triste che abbia mai letto, tra Singer e Yeats (che al confronto sono la sagra degli allegroni). Questo peso schiacciante sul petto, questa ineluttabilità del vivere che non l ...continua

    A memoria, la storia più triste che abbia mai letto, tra Singer e Yeats (che al confronto sono la sagra degli allegroni). Questo peso schiacciante sul petto, questa ineluttabilità del vivere che non lascia scampo alla buona sorte. Anche se qualcuno sulla Terra statisticamente potrà essere felice, per Bober e per i suoi conoscenti non c'è mai il sole: tre quarti del libro risentono tragicamente del freddo dell'inverno – fisico e metaforico, e splendidamente descritto - che si infila anche nelle viscere del lettore, e non dà tregua. La colpa è indefinibile, e per questo irrisolvibile.

    ha scritto il 

  • 5

    È il primo libro di Malamud che leggo, e conto di leggerne altri in futuro. Il finale mi ha lasciato un po' perplessa, spiazzata, ma non toglie nulla a tutto il resto che c'è di buono, di potente nel ...continua

    È il primo libro di Malamud che leggo, e conto di leggerne altri in futuro. Il finale mi ha lasciato un po' perplessa, spiazzata, ma non toglie nulla a tutto il resto che c'è di buono, di potente nel romanzo. Il fatto di passarci ore di seguito la dice lunga su quanto mi sia piaciuto. Uno scrittore che merita il mio approfondimento...

    ha scritto il 

  • 3

    Purtroppo ho dedicato poca attenzione a questa lettura... è un libro capitato in un momento particolare della mia vita, infatti se per anni ho letto anche un libro a settimana questo me lo sono portat ...continua

    Purtroppo ho dedicato poca attenzione a questa lettura... è un libro capitato in un momento particolare della mia vita, infatti se per anni ho letto anche un libro a settimana questo me lo sono portato da gennaio fino a marzo, perchè la sera non sto praticamente leggendo più... Quindi a dire il vero sento che questo mio commento sarà un po' annacquato poichè la lettura diluita in così tanto tempo a mio avviso è scialba.

    Nell'insieme il libro mi è piaciuto, anche se non posso certo annoverarlo tra i miei preferiti, la scrittura è scorrevole e per essere un libro che parla di Ebrei è alquanto "sportivo".

    Potrebbe essere un libro molto triste e avvilente leggendo la trama, ma di fatto io non l'ho trovato poi così negativo...certo non si parla di vincenti ma tuttavia vi ho trovato una speranza di fondo che lascia comunque con buona predisposizione di animo.

    Non vi dirò che non potrete vivere senza averlo letto, comunque mi sento di consigliarvelo seppur in modo tiepido.

    ha scritto il 

  • 4

    Romanzo molto attuale che mi dispiace non aver letto prima. Nella Brooklyn multietnica degli anni Cinquanta raccontata da Malamud i problemi sono un po' gli stessi di oggi. Le persone di nazionalità d ...continua

    Romanzo molto attuale che mi dispiace non aver letto prima. Nella Brooklyn multietnica degli anni Cinquanta raccontata da Malamud i problemi sono un po' gli stessi di oggi. Le persone di nazionalità diversa vengono guardate con sospetto e timore, come se fossero una minaccia. La bravura dell'autore sta nel fatto che ci presenta le ragioni di tutti, perché le cose hanno tante sfaccettature e il manicheismo, anche se può far comodo, è sempre una stupida semplificazione. Poi Frank Alpine, il commesso, è un personaggio straordinario. Penso che tra un po' di tempo questo libro lo rileggerò.

    ha scritto il 

  • 4

    È un romanzo che ti cattura, di cui vuoi sapere cosa succederà dopo e che ti porta su un'altalena di alti e bassi, di imprevisti imprevedibili e di redenzioni inaspettate. I personaggi hanno una grand ...continua

    È un romanzo che ti cattura, di cui vuoi sapere cosa succederà dopo e che ti porta su un'altalena di alti e bassi, di imprevisti imprevedibili e di redenzioni inaspettate. I personaggi hanno una grande umanità: sono fragili, complessi, mai banali per nella semplicità delle loro vite.
    E il finale... il finale lascia tanto spazio all'immaginazione e va bene così!

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Storie, storie storie: per me non esiste altro

    L'avventura di Malamud nella grande letterature Americana si sviluppa tutta nel desiderio di raccontare storie.
    Sono bastate tre righe a Bernard Malamud per farmi dire : Questo è un grande autore!
    Non ...continua

    L'avventura di Malamud nella grande letterature Americana si sviluppa tutta nel desiderio di raccontare storie.
    Sono bastate tre righe a Bernard Malamud per farmi dire : Questo è un grande autore!
    Non perché lo stile mi abbia folgorato come un fulmine a ciel sereno, non per un'idea ricercata e sorprendente nella costruzione dell'incipt, ma semplicemente perchè la scrittura di Malamud è come le sabbie mobili, è come un gorgo: State lontani o sarete inesorabilmente risucchiati e non ne uscirete più.
    Tre righe per farmi dire :è un grande autore,282 pagine per cercare di capire perché. E la domanda non è di facile risposta. Ci sono autori elaborati, innovativi, rivoluzionari, autori di generi, autori precursori di altri autori; Malamud è un autore che scrive bene. Un autore semplice, ma così semplice che ti senti aggredito dalla sua semplicità, e che riesce a trasferire nella sua scrittura una sorta di commovente autenticità.
    Il commesso è la storia di una famiglia di Ebrei (come Malamud) che gestisce un piccolo negozio (come il padre di Malamud) in una New York punto di incontro di tutti i miseri del mondo.
    Morris Bober, (nomen omen, Bober in Yiddish: una cosa che vale poco), un omuncolo sepolto in un negozio e in un destino, uno che mentre lui stava lì ad aspettare le ore gli marcivano sotto il naso, il cui unico vero svago è andare a dormire con entusiasmo: come non affezionarsi al nostro sconfitto protagonista? Con lui, nel suo negozio, con la moglie Ida, la figlia Helen e il commesso Frank Alpine procediamo attraverso la storia pronti ad affrontare qualunque sventura il buon dio Malamud decida di scagliarci contro. Perché il libro racconta di sofferenze. E di redenzioni impossibili. O improbabili. Redenzioni inseguite con cieco accanimento ma che sempre si infrangono contro scogli troppo grandi che il destino beffardo ci pone innanzi. D'altra parte è una storia di Ebrei, e come dice Bober: Gli Ebrei soffrono perché sono Ebrei. Bober soffre perché malgrado gli sforzi non riesce ad assicurare alla famiglia un futuro certo e dignitoso; Helen soffre perché il suo desiderio di emancipazione viene sempre frustrato, Ida soffre per Bober, il marito più docile del mondo ma che, ahime, continua a non ascoltarla, anche se questo gli costerà la vita. Ma non sono solo gli Ebrei in questa vicenda ad essere schiacciati dal loro destino: La storia di Frank è tutta una storia di una redenzione impossibile. Per tutto il romanzo Frank sarà devoto alla famiglia fino all'inverosimile, ma non riuscirà mai a scrollarsi di dosso il peso di quei pochi errori, che lo segnano, che si ripetono, che lo rinchiudono nella sua gabbia, perchè "...qualunque cosa facesse per riparare al suo sbaglio, uno era destinato a soffrire per sempre"
    I ricchi norvegesi? Soffriranno e si ammaleranno anche loro! ll commerciante Karp? Non ne parliamo!
    Una redenzione impossibile, nel romanzo. Forse ancora immaginabile dopo il romanzo, il nostro commesso pare sovrapporsi a Bober, prenderne l'eredità che è fatta di debiti, fardelli e sventure, forse finalmente riuscirà ad emendare il suo destino di Italiano in fuga per indossare le vesti di un ebreo sepolto in un negozio. Ma chissà, magari ha ragione lui, magari la redenzione può trovarsi nei luoghi più improbabili.
    Un grande romanzo, prosa magnifica, personaggi così familiari che ti viene voglia di sgridarli ad ogni pagina.
    Vivamente consigliato.
    Voto:8

    ha scritto il 

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