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Il compagno segreto

Di

Editore: Rizzoli (BUR)

3.9
(324)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 168 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8817120359 | Isbn-13: 9788817120357 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Pietro De Logu ; Curatore: Francesco Giacobelli ; Prefazione: Andrea Zanzotto

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , Travel

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Descrizione del libro
Testo inglese a fronte

Un inquietante segreto venuto dal mare smuove la bonaccia che intorpidisce l'equipaggio. E dà avvio a una serie di astuzie con cui il giovane capitano, al suo primo comando, si impegnerà a dissimulare la presenza sulla nave del fuggiasco Leggatt, proiezione delle sue ansie e del suo senso di colpa.
Nel più intenso e suggestivo racconto di mare di Conrad, ora riproposto con una bibliografia aggiornata, l'esotismo di luoghi lontani continua a rappresentare una delle poche vie di fuga da un mondo positivistico privato di illusioni. Ma questo viaggio notturno e misterioso verso la salvezza passa attraverso l'esplorazione delle tenebre dell'animo umano* Solo facendosi sordo testimone del rimosso e dell'inconfessabile, il capitano della nave diverrà capitano di se stesso.
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  • 4

    Letto da: Peppe.

    Tutto conduce al classico tema del doppio di sè, volutamente il tema rientra in un filone classico della ricerca letteraria, che accomuna Dostoevskij a Pirandello a Calvino. Poche pag ...continua

    Letto da: Peppe.

    Tutto conduce al classico tema del doppio di sè, volutamente il tema rientra in un filone classico della ricerca letteraria, che accomuna Dostoevskij a Pirandello a Calvino. Poche pagine per affrontare in modo completo l'unione dell'immagine di sè in fasi della propria vita che con scelte diverse, a partire da condizioni di partenza simili, portano a futuri differenti.

    ha scritto il 

  • 4

    "I needed no more. I saw it all going on as though I were myself inside that other sleeping-suit."

    Altro racconto di "bonaccia" per Conrad. Un racconto all'apparenza più semplice degli altri, quasi una semplice storia per bambini. In realtà si tratta di un opera molto più complessa di ciò che appar ...continua

    Altro racconto di "bonaccia" per Conrad. Un racconto all'apparenza più semplice degli altri, quasi una semplice storia per bambini. In realtà si tratta di un opera molto più complessa di ciò che appare, in cui il Capitano deve riuscire a mettere da parte le sue paure, il disagio che porva a ritrovarsi a capo di una nave e di un equipaggio già consolidato, in cui sembra non esserci spazio per lui e in cui deve ritagliarsi un suo ruolo. Qui il Capitano non è un giovane alle prime armi, come in quel piccolo capolavoro "The Shadow Line" (altro racconto di "bonaccia"...), ma sembra esserne invece il legittimo prosecutore.
    Il nostro protagonista troverà la forza necessaria a prendere le redini del suo viaggio grazie all'incontro con il fuggitivo Leggatt, suo alter-ego in cui riflette tutte le sue ansie e le sue paure. Riconosce in lui una parte di sè a tal punto da dubitare della sua reale esistenza (sia un fantasma? un cadavere?), ma che dovrà riuscire a lasciare andare per poter affrontare la nuova avventura che la vita gli riserva.
    Ennesima sorprendente prova di Conrad, che riesce in ben poche pagine e in ben pochi ambienti (la sua cabina e la sala comune), a trasmettere un'ansia, una tensione e un immedesimazione nei "due" Capitani che tiene incollati al libro, nonostante il tema del doppio sia uno fra i più abusati degli ultimi anni.
    Bello.

    ha scritto il 

  • 5

    Tempo fa avevo scritto un commento (cancellandolo dopo poco tempo, non ero convinto) affermando che in questo racconto probabilmente si risolve il caso Jekyll-Hyde; forse non mi sbagliavo, ma avevo bi ...continua

    Tempo fa avevo scritto un commento (cancellandolo dopo poco tempo, non ero convinto) affermando che in questo racconto probabilmente si risolve il caso Jekyll-Hyde; forse non mi sbagliavo, ma avevo bisogno di pensarci ancora su, spesso sono avventato in slanci di questo tipo, mai preponderati. Rileggendo Il Master of Ballantrae successivamente ho trovato quello che credo essere l'anello mancante; prendendo in considerazione il dualismo bene-male, ne' Lo strano caso è presente quell'individuo che nella sua persona vede scisse in maniera netta le due inclinazioni, incapace di controllarle e incapace di prenderne coscienza. Nel Master Stevenson presenta invece due individui che apparentemente presentano l'uno - debole e "buono" - la tendenza al bene, mentre l'altro - intrigante, malvagio - al male; in questo caso gli eventi porteranno i due individui a vedere mescolate le due inclinazioni finchè non è più possibile dire con certezza quale delle due prevale nell'uno e nell'altro. Ecco, questa foschia probabilmente viene diradata nel momento in cui ne' Il compagno segreto il capitano, passeggiando sul ponte, scorge quello che per tutto il tempo verrà identificato come il suo doppio; questa consapevolezza inconscia, l'unità d'intenti con esso e la fermezza delle decisioni nei confronti del suo destino appaiono come un perfetto bilanciamento delle due inclinazioni presenti in Stevenson, ancora una volta due individui - uno perfettamente delineato, l'altro quasi incolore - le cui azioni esulano completamente i concetti di bene e male, la dualità non c'è più. Credo che continuerò a rifletterci in eterno, in ogni caso, dato che difficilmente mi congederò da questo capolavoro, che rileggo continuamente.

    ha scritto il 

  • 5

    Breve ma bello. Molto comprensibile e corredato di note per i termini "tecnici". Ho apprezzato molto anche l'edizione con traduzione in italiano anche se ero interessato solo al testo in lingua. ...continua

    Breve ma bello. Molto comprensibile e corredato di note per i termini "tecnici". Ho apprezzato molto anche l'edizione con traduzione in italiano anche se ero interessato solo al testo in lingua.

    ha scritto il 

  • 5

    Di che cosa sarebbe accaduto se il Dr. Jekyll avesse vinto

    Bello quasi quanto The shadow line ; anzi, forse ne è la versione speculare, con il Male che subentra nel ruolo che fu della Morte. E nel trattare i due temi , Conrad rimane insuperabile.

    Come primo ...continua

    Bello quasi quanto The shadow line ; anzi, forse ne è la versione speculare, con il Male che subentra nel ruolo che fu della Morte. E nel trattare i due temi , Conrad rimane insuperabile.

    Come primo libro letto nel 2014 davvero niente male.

    ha scritto il 

  • 5

    E’ un racconto breve, ma ha tutto lo spessore di un grande romanzo, c’è un Conrad insolito, almeno per come lo conosco io, scrittore di viaggi avventurosi, qui il viaggio è prevalentemente introspetti ...continua

    E’ un racconto breve, ma ha tutto lo spessore di un grande romanzo, c’è un Conrad insolito, almeno per come lo conosco io, scrittore di viaggi avventurosi, qui il viaggio è prevalentemente introspettivo e psicologico.
    Inoltre tocca diversi temi affascinanti come il mare, il lato oscuro delle persone, il passaggio dall’età giovanile all’età adulta con l’emancipazione da se stessi e le assunzioni di responsabilità.

    Il giovane capitano, alla sua prima esperienza di comando, salva e nasconde nella sua cabina, un altro giovane ufficiale, naufrago scappato da un’altra nave e ricercato in quanto ha ucciso durante una rissa un membro dell’equipaggio, fin da subito il capitano si identifica nel naufrago come fosse parte di se stesso, la sua immagine lo segue dappertutto, mentre pranza con i suoi ufficiali, mentre assolve i compiti di governo della nave, è sempre nei suoi pensieri, a volte pensa addirittura che l’uomo che nasconde sia solo una proiezione della sua mente.
    Il capitano è pieno di dubbi e timori, insicuro al suo primo comando, a disagio con l’equipaggio, solo la presenza dell’altro legata all’urgenza di salvarlo lo emanciperà dalle sue insicurezze, a tal riguardo le ultime pagine sono stupende, quando di notte azzarderà una manovra di avvicinamento terra difficile e rischiosa, spaventando a morte i suoi ufficiali, ma che eseguirà con pieno successo (in pratica il famoso “inchino”)
    Con la salvezza del clandestino il processo di emancipazione arriva al suo compimento, insieme al clandestino vanno via le sue paure, si afferma come capitano della sua nave guadagnandosi il rispetto dell’equipaggio.
    Le descrizioni del mare, delle atmosfere sulla nave, dell’umore degli uomini, sono a dir poco strepitoso

    ha scritto il 

  • 5

    Preso in biblioteca...

    Trovate il commento a questo racconto di mare ed umanità di Joseph Conrad all'indirizzo: http://ilibridiriccardino.wordpress.com/2013/08/20/review-the-secret-sharer/

    ha scritto il 

  • 4

    Bello ma . . .

    . . . l'ho letto un pò in inglese ed un pò in italiano. Soprattutto perchè c'erano molti termini marinareschi e mi stava, appunto, venendo il mal di mare a forza di leggere un po' a sx ed un po' dx. C ...continua

    . . . l'ho letto un pò in inglese ed un pò in italiano. Soprattutto perchè c'erano molti termini marinareschi e mi stava, appunto, venendo il mal di mare a forza di leggere un po' a sx ed un po' dx. Ciao

    ha scritto il 

  • 4

    Questa edizione: <> contiene due famosi racconti di Joseph Conrad: “Il passeggero segreto” e “Gioventù”. Pur fa ...continua

    Questa edizione: <<Conrad – “Il passeggero segreto” – Biblioteca del viaggiatore – Passigli Editori – 1986>> contiene due famosi racconti di Joseph Conrad: “Il passeggero segreto” e “Gioventù”. Pur facendo entrambi parte del classico solco conradiano dei cosiddetti “racconti di mare”, tuttavia meritano e richiedono di essere trattati e commentati separatamente.
    In primo luogo per la distanza cronologica che li separa, essendo “Gioventù” del 1898, mentre “Il passeggero segreto” fu scritto 12 anni dopo, nel 1910. Inoltre, protagonisti dei due racconti, sono due personaggi/io-narranti, ricorrenti in Conrad ma molto diversi tra loro.
    La figura del “capitano”, protagonista de “Il passeggero segreto” e quella di “Marlow”, protagonista di “Gioventù”, figura, quella di Marlow, che poi sarà protagonista anche di “Cuore di tenebra” e che appare per la prima volta proprio nel racconto “Gioventù”.
    Ma, come detto, questi due personaggi hanno un differente profilo, sintetizzabile nella definizione datane da Virginia Woolf: ”Uno è quel suo capitano di mare, semplice, freddo, oscuro; l’altro è Marlow, acuto, psicologo, attento, loquace”.
    Ma vi è poi anche e soprattutto una differenza di temi e di enfasi nei due racconti. Se infatti “Gioventù” appare segnato da un vitalismo avventuroso e persino un po’ prometeico, dove domina il tema del senso della sfida che l’energia e le passioni giovanili promanano, ne “Il passeggero segreto” vi è invece il tema della solitudine interiore e del dover fare tormentosamente i conti con l’altro da sé, quel “passeggero segreto” che non solo il capitano si sentirà in dovere di celare agli altri, ma che gli si configurerà come un suo vero e proprio doppio. Una figura, questa del capitano, ben lontana quindi da quel clima di esaltazione che connota il personaggio di Marlow.(M.)
    Comincio da “Gioventù” non solo per motivi cronologici ma perché idealmente collocabile all’inizio della parabola narrativa conradiana rispetto all’altro racconto.
    In “Gioventù”, M. ricostruisce, in un convivio fra navigati uomini di mare, quel’ “indimenticabile”, così da lui definito, “primo viaggio in Oriente”, destinazione Bangkok, nonché suo “primo viaggio come ufficiale in seconda”, il che illumina, da subito, uno dei classici temi conradiani: il viaggio come iniziazione. In questo caso una duplice iniziazione: all’esotico e al suo fascino e, soprattutto, al ruolo di comando e di responsabilità. Una messa alla prova di se stessi e delle proprie giovanili orgogliose ambizioni, avendo M., all’epoca di queste vicende, appena vent’anni.
    In questo senso Conrad “lavora” esplicitamente, nelle prime pagine, sul contrasto giovane/vecchio perché sia il capitano, sia il primo ufficiale e sia la nave sono caratterizzati da Conrad per la loro vetustà a fronte dell’aitante giovinezza di M.: “a stare con quelle due lane bianche” dice M., riferendosi al capitano e al primo ufficiale “mi sentivo come un ragazzino in mezzo a due nonni”.
    Anche la nave, la Judea, era una vecchia imbarcazione sebbene il suo motto, “Agisci o muori”, infiamma l’immaginazione di M. e gli appare perfetto per le sue motivazioni.
    Ma andando contro le attese di M., la traversata si rivelerà un’impresa titanica. Subito dopo la partenza, ancora presso le coste inglesi, incappano in una tempesta che li costringerà a fare rientro in porto. Le cose vanno per le lunghe e ci vorranno ben tre mesi prima che la nave possa ripartire. Finchè, preso finalmente il largo, allorquando sono ormai in pieno Atlantico, li coglie una violenta burrasca. La “vecchia” Judea comincia a imbarcare acqua e a disfarsi repentinamente: “Piano piano il mare la stava sventrando”. M. e tutto l’equipaggio passano giorni a pompare disperatamente acqua fuori bordo, mentre la tempesta imperversa. Ma quando questa finalmente si sedò apparve a tutti evidente che la nave era in sfacelo e così ritornano di nuovo in patria per le indispensabili riparazioni.
    Ma la nave è così vecchia e malconcia che raggiunta di nuovo l’Inghilterra, fatte le riparazioni ritenute necessarie, tentato per la terza volta di prendere il largo, si scopre che la nave continua a imbarcare acqua.
    La Judea verrà portata in un bacino di carenaggio e lì resterà mesi: “Diventammo parte integrante del paesaggio, un’istituzione del luogo” dirà M. non nascondendo l’amara ironia della vicenda, a fronte del fervore che lo animava per quella impresa. L’umiliazione per lui e i marinai è totale: “Era orrendo. Moralmente…Sembrava che il mondo intero ci avesse dimenticato”
    Dopo mesi, rifatta praticamente ex novo la chiglia, finalmente tutto è pronto per ripartire. Ma un segnale premonitore la dirà lunga su cosa sta per accadere ancora alla Judea. Infatti, all’improvviso, poco prima della ripartenza “tutti i topi abbandonarono la nave”. Eppure la nave adesso era in condizioni ottimali. Il famoso detto quando la nave affonda i topi scappano in questo caso non avrebbe dovuto avere riscontro.
    E invece i topi erano stati preveggenti. Infatti raggiunto senza contrattempi l’oceano Indiano, in piena navigazione, il carico della nave prenderà fuoco. La Judea trasportava carbone e “per la lunghezza del viaggio” dato che la nave procedeva lentamente, il carbone “si era surriscaldato, provocando una combustione spontanea”, la quale causerà letteralmente l’esplosione del carico. Miracolosamente salvi tentano disperatamente di proseguire la navigazione, ma invano. Calate le scialuppe, M. assume il comando di una delle tre, il suo primo comando, di cui si sentirà immediatamente fiero, e mentre ormai la nave brucia inesorabilmente, le tre scialuppe si allontanano per raggiungere la più vicina terraferma, trovandosi, per loro fortuna, non lontani dall’isola di Giava. Dopo numerosi giorni in mare aperto, remando e lottando raggiungono l’isola e sarà M. che, più abile del capitano e del primo ufficiale, arriverà per primo a terra, da cui il suo orgoglio per questa sua prima piccola-grande impresa. Sarà per lui il coronamento di un sogno: “Ricordo le facce stirate, le sagome abbattute dei miei uomini, e ricordo la mia giovinezza, e la sensazione che non tornerà mai più…la sensazione di essere immortale”, nonché il fatto di avere raggiunto il magico e vagheggiato Oriente: “per me tutto l’oriente è contenuto in quella visione della mia giovinezza. E’ tutto in quel momento quando lo accolsi nei miei giovani occhi spalancati.”
    Ora le vicissitudini della Judea, del suo equipaggio e di M. e le veementi energie da questi profuse, evidenziano l’idea di Conrad che il destino avverso e la cattiva sorte, attanagliano e ostacolano l’esistenza, ma compito dell’uomo è assumersi le sue responsabilità, reagire, una sorta di coraggio di esistere, pur nella consapevolezza, fatta di disincantato realismo, che giovinezza, forza e illusioni saranno, nel corso della vita costrette a lasciare il passo allo scorrere del tempo e al loro contestuale svanire, infatti “Gioventù” finisce con queste parole, pronunciate al tavolo dei convitati che hanno ascoltato il racconto di M.: “ le nostre facce segnate dalla fatica, dagli inganni, dal successo, dall’amore; i nostri occhi stanchi che ancora, sempre, cercano di trar fuori qualcosa dalla vita che mentre l’aspetti è già passata…insieme con la giovinezza, con la forza, con il romanzo delle illusioni.”
    La gioventù nella visione di Conrad, nonché nella sua personale esperienza è quindi il luogo dell’avventura per antonomasia, in cui affermare la vita contro la morte, ma è una lotta prima di tutto individuale quella che descrive Conrad, dove l’uomo deve contare prima di tutto su se stesso: “Agisci o muori”, il motto della Judea, è più volte richiamato da M. nel corso del racconto. Vi è quindi una sottile “linea d’ombra” di rimpianto e di nostalgia in questo racconto per un momento della vita in cui forza e coraggio sono nel loro acme.
    E che quel periodo della vita, della sua vita fosse per Conrad foriero di emozioni ce lo dice anche, in tutta la sua autorevolezza, Pavese, riferendosi, non a caso proprio a “Gioventù”, quando scrive: “Come in tutta la buona narrativa della sua generazione, si sente che Conrad, quando fa le sue prove migliori, attinge a un fondo di memoria e d’ emozione che si può chiamare col titolo di uno dei suoi romanzi: <<Gioventù>>” ( C. Pavese – Nota introduttiva, in J. Conrad – Linea d’ombra – Einaudi – 1988 – pg.V) E, più in generale, è sempre Pavese a darci un’ulteriore, più precisa, direi definitiva chiave di lettura, perfettamente valida anche per questo racconto: “Il Mare del Sud è veramente per Conrad il luogo dell’anima, non l’altomare di Melville, titanico e insieme biblico, non quello di Stevenson, stazione climatica ricca di nobili leggende e interessanti istituzioni, ma il perenne inquieto via vai della costa, degli ozi delle tolde e dei porti, l’esitazione che può fare di ogni imbarco e di ogni approdo l’inizio di una stupenda e assurda avventura di giovinezza di passione e di destino.” ( C. Pavese - Cit. pgg. V/VI)
    Ne “Il passeggero segreto”, come detto, il protagonista è il capitano il quale nasconderà a bordo, anzi nella sua stessa cabina, un ufficiale di un’altra nave, ormeggiata vicino alla sua che, issatosi nascostamente sulla sua nave, vi aveva trovato rifugio. Come confesserà al capitano egli fuggiva in quanto macchiatosi, se pur contro le sue intenzioni, dell’uccisione di un marinaio sulla nave in cui era imbarcato. Ma il vero soggetto di questo racconto è il sottile e via via sempre più avvolgente conflitto interiore che avvilupperà il capitano il quale, nel diventare, di fatto, complice del fuggiasco, proteggendolo, svilupperà un progressivo processo di identificazione, quasi che anche egli avesse in sé una colpa oscura e inconfessata di cui l’altro da sé, il fuggiasco, con la sua apparizione, ne fosse diventato la materializzazione.
    Il capitano non assumerà mai atteggiamenti ostili verso “il passeggero segreto” e meno che mai penserà di denunciarne la presenza a bordo, ma farà in modo, ingegnandosi in una pericolosa manovra sotto costa, “inventata” a bella posta tra lo sconcerto dei suoi secondi, a farlo sbarcare di nascosto, di fatto salvandolo o comunque dandogli una chance per salvarsi e la possibilità di un destino di libertà.
    Ora l’idea del doppio se stesso è esplicitata da Conrad quando fa dire al capitano: “E io ebbi paura che mi chiedesse a bruciapelo notizie di quell’altro me stesso”.
    Come è stato osservato: “Nessuno sa che cosa abbai commesso questo capitano – ma la sua paura rivela un sentimento di colpa, una trasgressione che è avvenuta” (Piero Jahier – Prefazione, in Joseph Conrad – “Racconti di nare e di costa” – Oscar Mondadori – 1980 – pgXI)
    Il capitano sarà per tutto il racconto solo con se stesso, “condannato” e “autocondannato” alla solitudine interiore, in preda a quel complesso di colpa ancor più acuito dall’evidente trasgressione che sta compiendo. E solo quando, fatto sbarcare il clandestino, potrà riprendere il largo si sentirà sollevato. Laddove il mare, contrapposto alla terraferma sarà per lui un ritorno alla libertà, quasi che solo sul mare e nel mare la libertà sia possibile.
    “L’uomo conradiano…Non può farsi illusioni, può solo tentare di vivere una solitaria vita eroica che lo costringa ad affrontare sempre di nuovo la paura dell’ignoto e dell’altro se stesso. La fuga sul mare è così un atto romantico: sciogliere le vele, puntare al largo la polena corrisponde al solo possibile tentativo di redenzione” ( Piero Jahier – Cit. pg. XI). Perché, come ebbe a dire lo stesso Conrad: “Il mare non è mai stato amico dell’uomo. Al massimo complice della sua irrequietezza”.

    ha scritto il 

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