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Il compagno segreto

Di

Editore: Rizzoli (BUR)

3.9
(290)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 168 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8817120359 | Isbn-13: 9788817120357 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Pietro De Logu ; Curatore: Francesco Giacobelli ; Prefazione: Andrea Zanzotto

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , Travel

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Descrizione del libro
Testo inglese a fronte

Un inquietante segreto venuto dal mare smuove la bonaccia che intorpidisce l'equipaggio. E dà avvio a una serie di astuzie con cui il giovane capitano, al suo primo comando, si impegnerà a dissimulare la presenza sulla nave del fuggiasco Leggatt, proiezione delle sue ansie e del suo senso di colpa.
Nel più intenso e suggestivo racconto di mare di Conrad, ora riproposto con una bibliografia aggiornata, l'esotismo di luoghi lontani continua a rappresentare una delle poche vie di fuga da un mondo positivistico privato di illusioni. Ma questo viaggio notturno e misterioso verso la salvezza passa attraverso l'esplorazione delle tenebre dell'animo umano* Solo facendosi sordo testimone del rimosso e dell'inconfessabile, il capitano della nave diverrà capitano di se stesso.
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  • 4

    "I needed no more. I saw it all going on as though I were myself inside that other sleeping-suit."

    Altro racconto di "bonaccia" per Conrad. Un racconto all'apparenza più semplice degli altri, quasi una semplice storia per bambini. In realtà si tratta di un opera molto più complessa di ciò che appare, in cui il Capitano deve riuscire a mettere da parte le sue paure, il disagio che porva a ritro ...continua

    Altro racconto di "bonaccia" per Conrad. Un racconto all'apparenza più semplice degli altri, quasi una semplice storia per bambini. In realtà si tratta di un opera molto più complessa di ciò che appare, in cui il Capitano deve riuscire a mettere da parte le sue paure, il disagio che porva a ritrovarsi a capo di una nave e di un equipaggio già consolidato, in cui sembra non esserci spazio per lui e in cui deve ritagliarsi un suo ruolo. Qui il Capitano non è un giovane alle prime armi, come in quel piccolo capolavoro "The Shadow Line" (altro racconto di "bonaccia"...), ma sembra esserne invece il legittimo prosecutore.
    Il nostro protagonista troverà la forza necessaria a prendere le redini del suo viaggio grazie all'incontro con il fuggitivo Leggatt, suo alter-ego in cui riflette tutte le sue ansie e le sue paure. Riconosce in lui una parte di sè a tal punto da dubitare della sua reale esistenza (sia un fantasma? un cadavere?), ma che dovrà riuscire a lasciare andare per poter affrontare la nuova avventura che la vita gli riserva.
    Ennesima sorprendente prova di Conrad, che riesce in ben poche pagine e in ben pochi ambienti (la sua cabina e la sala comune), a trasmettere un'ansia, una tensione e un immedesimazione nei "due" Capitani che tiene incollati al libro, nonostante il tema del doppio sia uno fra i più abusati degli ultimi anni.
    Bello.

    ha scritto il 

  • 5

    Tempo fa avevo scritto un commento (cancellandolo dopo poco tempo, non ero convinto) affermando che in questo racconto probabilmente si risolve il caso Jekyll-Hyde; forse non mi sbagliavo, ma avevo bisogno di pensarci ancora su, spesso sono avventato in slanci di questo tipo, mai preponderati. Ri ...continua

    Tempo fa avevo scritto un commento (cancellandolo dopo poco tempo, non ero convinto) affermando che in questo racconto probabilmente si risolve il caso Jekyll-Hyde; forse non mi sbagliavo, ma avevo bisogno di pensarci ancora su, spesso sono avventato in slanci di questo tipo, mai preponderati. Rileggendo Il Master of Ballantrae successivamente ho trovato quello che credo essere l'anello mancante; prendendo in considerazione il dualismo bene-male, ne' Lo strano caso è presente quell'individuo che nella sua persona vede scisse in maniera netta le due inclinazioni, incapace di controllarle e incapace di prenderne coscienza. Nel Master Stevenson presenta invece due individui che apparentemente presentano l'uno - debole e "buono" - la tendenza al bene, mentre l'altro - intrigante, malvagio - al male; in questo caso gli eventi porteranno i due individui a vedere mescolate le due inclinazioni finchè non è più possibile dire con certezza quale delle due prevale nell'uno e nell'altro. Ecco, questa foschia probabilmente viene diradata nel momento in cui ne' Il compagno segreto il capitano, passeggiando sul ponte, scorge quello che per tutto il tempo verrà identificato come il suo doppio; questa consapevolezza inconscia, l'unità d'intenti con esso e la fermezza delle decisioni nei confronti del suo destino appaiono come un perfetto bilanciamento delle due inclinazioni presenti in Stevenson, ancora una volta due individui - uno perfettamente delineato, l'altro quasi incolore - le cui azioni esulano completamente i concetti di bene e male, la dualità non c'è più. Credo che continuerò a rifletterci in eterno, in ogni caso, dato che difficilmente mi congederò da questo capolavoro, che rileggo continuamente.

    ha scritto il 

  • 5

    Di che cosa sarebbe accaduto se il Dr. Jekyll avesse vinto

    Bello quasi quanto The shadow line ; anzi, forse ne è la versione speculare, con il Male che subentra nel ruolo che fu della Morte. E nel trattare i due temi , Conrad rimane insuperabile.

    Come primo libro letto nel 2014 davvero niente male.

    ha scritto il 

  • 5

    Preso in biblioteca...

    Trovate il commento a questo racconto di mare ed umanità di Joseph Conrad all'indirizzo: http://ilibridiriccardino.wordpress.com/2013/08/20/review-the-secret-sharer/

    ha scritto il 

  • 4

    Nero oscuro ritorto su se' stesso...

    Come da incipit, questo racconto è nel pieno stile di Conrad, nero, oscuro, con personaggi ripiegati su loro stessi, gravati da un dolore interiore lancinante che nemmeno l'omicidio, nemmeno il privare della vita l'altro porta sollievo e pace. Per il capitano della nave che "salva" il suo doppio, ...continua

    Come da incipit, questo racconto è nel pieno stile di Conrad, nero, oscuro, con personaggi ripiegati su loro stessi, gravati da un dolore interiore lancinante che nemmeno l'omicidio, nemmeno il privare della vita l'altro porta sollievo e pace. Per il capitano della nave che "salva" il suo doppio, il dolore è tanto grande quanto quello del suo salvato, e perdurerà anche quando il suo doppio lascerà la nave per una vita d'esilio e solitudine. Per chi cerca dolore senza redenzione questo è il posto giusto.

    ha scritto il 

  • 4

    è un racconto breve (tradotto da Dacia Maraini); si legge in poche ore, e non riesci a smettere; la scrittura di Conrad è ineguagliabile; ti tiene incollato come un giallo. Ci sono mille risvolti psicologici o meno, ma alla fine, come dice la Maraini, è solo una storia, bellissima.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo è il mio primo incontro con Joseph Conrad, scrittore che mi ha sempre incuriosito, ma di cui non avevo mai letto nulla finora: direi che questa conoscenza è iniziata davvero bene.
    “Il compagno segreto” è davvero un racconto d'alto livello: narrazione serrata, prosa meravigliosa, tram ...continua

    Questo è il mio primo incontro con Joseph Conrad, scrittore che mi ha sempre incuriosito, ma di cui non avevo mai letto nulla finora: direi che questa conoscenza è iniziata davvero bene.
    “Il compagno segreto” è davvero un racconto d'alto livello: narrazione serrata, prosa meravigliosa, trama misteriosa, inquietante e tesa.
    L'ambientazione marittima del libro dona al racconto un'atmosfera claustrofobica che si sposa benissimo con la trama inquietante e misteriosa che si dipana in queste pagine: anche noi insieme al capitano ci troviamo nella situazione paradossale di rischiare tutto per un perfetto estraneo a cui ci sentiamo inspiegabilmente legati, come se fosse una proiezione di noi stessi, il nostro doppio.
    Un'indagine nell'animo e nella psiche di un uomo che compie azioni pericolose apparentemente per nessuno scopo: solo i grandi scrittori sanno dire tutto questo in così poche pagine e senza una parola di troppo; tutto in questo racconto è perfettamente calibrato, ogni cosa è al suo posto senza sbavature, eccessi o errori.
    Le ultime pagine, poi, sono davvero da cardiopalma.
    Bellissimo.

    Voto: 8.5/10

    ha scritto il 

  • 5

    Mi affascina perchè Conrad è un autore freddo ma implacabile con le tue emozioni

    Ecco Conrad è la massima espressione dell’estraneità ai fatti. Impossibile trovare indizi di giudizi, valutazioni, punti di vista eppure mescola gli eventi del suo racconto con molti interrogativi morali. Storia semplicissima del primo comando di un giovane capitano su una nave al largo del Siam ...continua

    Ecco Conrad è la massima espressione dell’estraneità ai fatti. Impossibile trovare indizi di giudizi, valutazioni, punti di vista eppure mescola gli eventi del suo racconto con molti interrogativi morali. Storia semplicissima del primo comando di un giovane capitano su una nave al largo del Siam e quel sentimento di estraneità rispetto al microcosmo staccato dal mondo che è il vascello stesso, una estraneità fisica, anagrafica, psicologica. Un mondo sospeso nell’acqua in un tempo sospeso, un comportamento estraneo alle regole quale il riservarsi la sorveglianza notturna della nave, l’apparire improvviso di un individuo che si rivelerà il suo doppio, il tenerlo nascosto negli spazi angusti della sua cabina a dispetto di un crimine da questi confessato, il consentirgli la fuga dalla legge degli uomini, il riappropriarsi di se stesso che per tutto il racconto vediamo e sentiamo sdoppiato, della nave come corpo unico e solamente alla fine posseduto, del proprio destino.
    Racconto breve e complesso dove primeggia il tema del doppio in un riflesso fisico e psicologico che il giovane capitano sente immediatamente, anche nella necessità di raggiungere spesso il clandestino come se sentisse l’esigenza di riunificate una scissione della propria personalità. E’ un momento quasi incantato e sospeso, così è l’attesa della partenza dentro la nave che isola tutti i protagonisti e all’interno della quale il capitano e il suo doppio sono ambedue estraniati da una condivisa simbiosi. E’ come se il giovane protagonista alla prova del primo comando debba fare prima il passo di riconoscere se stesso, di srotolare il labirinto della nave dove tutti potrebbero trovare il clandestino, ma nessuno lo incontra mai tanto da insinuare il dubbio della sua irrealtà. Un racconto che ricorda quelli più celebri dello stesso Conrad dell’attraversamento della gioventù, delle prove di iniziazione verso l’età matura.
    In effetti qui è più forte il tema della violazione delle regole: il capitano viola una serie di regole ben stabilite, la sorveglianza notturna della nave, la custodia di un criminale, il permetterne la fuga, l’azzardo a cui sottopone tutta la nave portandola fino a lambire la terraferma con il rischio conseguente di distruggere la nave stessa. Eppure sono tutti atti che sente il protagonista, come il lettore, necessari e per nulla causa di violazione di norme morali. Anche il doppio entra in scena come simbolo di norme sociali violate: uccide in uno scatto d’ira, in un momento di rischio per la sua nave, forse solo per un accidente e, sicuramente, per salvare il suo equipaggio, ma uccide. Il discrimine è chiaro, ma equivoco, interpretabile, relativo.
    Mi affascina Conrad perché i suoi racconti sono come lenti deformanti, sono solo strumenti che narrano accadimenti paini e scorrevoli e il lettore, però, si trova affogato all’interno di una multiformità di senso quasi non governabile.

    ha scritto il 

  • 4

    La mente è una cambusa dagli spazi angusti, la stanzetta del comandante incastrata sotto il cassero. Essenziale e razionale solo in apparenza, poiché – se difetta di anfratti – è doviziosa di ombre compiacenti a occultare segreti. E i segreti possono essere così rarefatti da essere imperscrut ...continua

    La mente è una cambusa dagli spazi angusti, la stanzetta del comandante incastrata sotto il cassero. Essenziale e razionale solo in apparenza, poiché – se difetta di anfratti – è doviziosa di ombre compiacenti a occultare segreti. E i segreti possono essere così rarefatti da essere imperscrutabili persino all’occupante più scrupoloso, a maggior ragione se ancora inesperto nell’arte della navigazione.
    Io sono io, ma anche qualcun altro. Non solo dunque il capitano esitante che desta più di un dubbio fra i suoi sottoposti, ma per esempio anche il marinaio ricercato che non aveva esitato a infrangere gli ordinamenti marinareschi pur di salvare il bene supremo dell’equipaggio irriconoscente: una figura idealizzata, vagheggiata nei momenti di sconforto, ingombrante eppure necessario compagno misterioso con cui condividere qualche ora di mare, fino a quando non si sarà imparato a governare la nave con manovre ardite, sfiorare gli scogli perigliosi e repentinamente virare verso il largo.

    ha scritto il 

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