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Il concetto di Dio dopo Auschwitz

Una voce ebraica

Di

Editore: Il Nuovo Melangolo

4.2
(158)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 56 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco

Isbn-10: 8870181979 | Isbn-13: 9788870181975 | Data di pubblicazione:  | Edizione 10

Traduttore: M. Vento , C. Angelino

Genere: History , Philosophy , Religion & Spirituality

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Descrizione del libro
"Hans Jonas abbandona ogni prospettiva storica, sociologica o etica per acquisirne un'altra, del tutto originale: la prospettiva della teodicea. Come può Dio aver permesso la tortura, l'umiliazione ed infine la morte di milioni di ebrei? Come si può ancora accordare a Dio l'attributo della bontà dopo gli orrori che Auschwitz ha conosciuto? L'esistenza di Auschwitz, secondo Jonas, porta a dover ripensare alla radice il concetto di Dio; si deve rinunciare all'idea di un Dio immutabile, onnipotente e al tempo stesso in parte sconosciuto all'uomo".

M. Galletti

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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Dopo che hai letto questo (e ti sei impegnato a capirlo), senti che il tuo cervello è salito di grado

    Difficilissimo commentare Jonas: o lo si contesta nel dibattito teologico- filosofico, ma non ne ho nè ragione, nè le capacità, oppure non si può fare altro che ringraziare per aver regalato del tempo per una splendida riflessione. Senza mai mettere in discussione l'esistenza di Dio, Jonas propon ...continua

    Difficilissimo commentare Jonas: o lo si contesta nel dibattito teologico- filosofico, ma non ne ho nè ragione, nè le capacità, oppure non si può fare altro che ringraziare per aver regalato del tempo per una splendida riflessione. Senza mai mettere in discussione l'esistenza di Dio, Jonas propone la seguente risposta al non intervento divino di fronte all'evento Auschwitz e alla Shoa: pur essendo Dio sofferente (e ne spiega il perché), diveniente e partecipe, nel senso che si prende cura degli uomini, delle sue creature, dal momento in cui Egli ha concesso la libertà all'uomo si è privato della potenza, pertanto Egli non è libero di intervenire ma deve continuare "con muta perseveranza la realizzazione del suo fine incompiuto."

    ha scritto il 

  • 0

    Jonas sostiene un'idea di Dio profondamente diversa dalla tradizione scolastica ebraica e dalle immagini che possiamo desumere dalla lettura della Bibbia: Dio, nel momento originario ed iniziale della Creazione del mondo ex nihilo, si è ritratto in sé stesso, dando luogo ad una contrazione nel pr ...continua

    Jonas sostiene un'idea di Dio profondamente diversa dalla tradizione scolastica ebraica e dalle immagini che possiamo desumere dalla lettura della Bibbia: Dio, nel momento originario ed iniziale della Creazione del mondo ex nihilo, si è ritratto in sé stesso, dando luogo ad una contrazione nel proprio intimo, sprofondando dentro di sé e autolimitandosi in base ad una Sua imperscrutabile quanto libera scelta.

    Come detto in quella precedente occasione, Jonas attinge, nella formulazione di tale idea, a piene mani nel "sottobosco" teologico della Qabbalah, conducendo alle estreme conseguenze le riflessioni di Luria. Infatti, come riconosce lui stesso, il

    (recensione completa su: http://alessandropizzo.blogspot.it/search?q=Jonas

    ha scritto il 

  • 3

    "Dopo Auschwitz possiamo e dobbiamo affermare con estrema decisione che una Divinità onnipotente o è priva di bontà o è totalmente incomprensibile (nel governo del mondo in cui noi unicamente siamo in condizione di comprenderla). Ma se Dio può essere compreso solo in un certo modo e in un certo g ...continua

    "Dopo Auschwitz possiamo e dobbiamo affermare con estrema decisione che una Divinità onnipotente o è priva di bontà o è totalmente incomprensibile (nel governo del mondo in cui noi unicamente siamo in condizione di comprenderla). Ma se Dio può essere compreso solo in un certo modo e in un certo grado, allora la sua bontà (cui non possiamo rinunciare) non deve escludere l’esistenza del male; e il male c’è solo in quanto Dio non è onnipotente. Solo a questa condizione possiamo affermare che Dio è comprensibile e buono e che nonostante ciò nel mondo c’è il male. E poiché abbiamo concluso che il concetto di onnipotenza è in ogni caso un concetto in sé problematico, questo è l’attributo divino che deve venir abbandonato."
    (pp. 33, 34)

    ha scritto il 

  • 4

    Mi attendevo un testo più storico e invece è puramente teologico-filosofico (il che non è un minus, è solo una constatazione). Il punto più interessante che provo a mettere giù in modo "facile" (for dummies come si direbbe, in questo caso dummy è soprattutto chi scrive) è l'impossibilità della pr ...continua

    Mi attendevo un testo più storico e invece è puramente teologico-filosofico (il che non è un minus, è solo una constatazione). Il punto più interessante che provo a mettere giù in modo "facile" (for dummies come si direbbe, in questo caso dummy è soprattutto chi scrive) è l'impossibilità della presenza contemporanea di tre attributi di Dio: bontà, conoscibilità e onnipotenza. Questione sollevata da Auschwitz perché "dopo Auschwitz possiamo e dobbiamo affermare con estrema decisione che una Divinità onnipotente o è priva di bontà o è totalmente incomprensibile".

    In appendice poi ci sono alcune pagine da lui scritte quando a novant'anni volò fino ad Udine per ricevere il premio Nonino, che si concludono con una piccola considerazione sulla condizione umana: "Una volta era la religione a dirci che eravamo tutti peccatori a causa del peccato di origine. Oggi è l'ecologia del nostro pianeta che ci accusa di essere tutti peccatori a causa de l'eccessivo sfruttamento dell'ingegno umano".

    Curioso parallelismo no?

    ha scritto il 

  • 4

    Riflessione vertiginosa

    la lettura di questo testo mi ha provocato un sensazione fisica di vertigini.
    Con semplicità e un linguaggio tecnico impeccabile, anche se evidentemente ostico, viene discussa l'immagine e la rivelazione consueta di Dio: buono, comprensibile e onnipotente. Dopo Auschhwitz non è più possibil ...continua

    la lettura di questo testo mi ha provocato un sensazione fisica di vertigini.
    Con semplicità e un linguaggio tecnico impeccabile, anche se evidentemente ostico, viene discussa l'immagine e la rivelazione consueta di Dio: buono, comprensibile e onnipotente. Dopo Auschhwitz non è più possibile affermare l'onnipotenza di Dio.
    Questa intuizione viene sviluppata su due piani, che si completano a vicenda: uno logico e teoretico, l'altro teologico e religioso.
    Gradiosa anche l'esposizione del mito della creazione e del suo rapporto con il Creatore.
    per alcuni versi mi ricorda Teilhard de Chardin "Il posto dell'Uomo nella natura"

    ha scritto il 

  • 4

    "Avendo definito in anticipo come 'senso' unicamente ciò che si può verificare mediante dati sensibili, tale affermazione identifica ciò che ha senso con ciò che è possibile conoscere. A questo atto di forza per definizione, deve obbedire solo chi l'ha accettato".


    "I tre attributi in quest ...continua

    "Avendo definito in anticipo come 'senso' unicamente ciò che si può verificare mediante dati sensibili, tale affermazione identifica ciò che ha senso con ciò che è possibile conoscere. A questo atto di forza per definizione, deve obbedire solo chi l'ha accettato".

    "I tre attributi in questione - bontà assoluta, potenza assoluta e comprensibilità - sono fra loro in rapporto tale che ogni relazione tra due di loro esclude il terzo. Questo è allora il problema vero: quali sono i due concetti veramente irrinunciabili, fondamentali, per il nostro concetto di Dio?"

    ha scritto il 

  • 0

    è una perla questo libro. ci chiediamo se davanti a certi orrori ci può essere un Dio. Ci chiediamo come si può avere fede se altri tuoi simili ti massacrano senza pietà. L'autore lascia aperti questi interrogativi. mi è piaciuto molto ma credo che il linguaggio sia troppo tecnico, di elite forse ...continua

    è una perla questo libro. ci chiediamo se davanti a certi orrori ci può essere un Dio. Ci chiediamo come si può avere fede se altri tuoi simili ti massacrano senza pietà. L'autore lascia aperti questi interrogativi. mi è piaciuto molto ma credo che il linguaggio sia troppo tecnico, di elite forse occorreva un lessico più accessibile dato che prima o poi tutti ci interroghiamo su questi quesiti.
    è inevitabile.

    ha scritto il 

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