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Il condominio

Di

Editore: Anabasi

3.7
(1944)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Polacco

Isbn-10: 8841730307 | Isbn-13: 9788841730300 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Paolo Lagorio

Disponibile anche come: Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy , Social Science

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Descrizione del libro
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  • 4

    Un Signore delle Mosche urbano e il peggior incubo di ogni amministratore di condominio. L'idea, devo dire, è geniale. Mi rimane qualche dubbio sull'esecuzione, perché la trama è un po' sfilacciata e ...continua

    Un Signore delle Mosche urbano e il peggior incubo di ogni amministratore di condominio. L'idea, devo dire, è geniale. Mi rimane qualche dubbio sull'esecuzione, perché la trama è un po' sfilacciata e i personaggi sono abbastanza piatti, tanto che delle tre figure principali faticavo a distinguere le voci, nonostante dovessero essere in teoria rappresentative dei tre diversi livelli, fisici e sociali, del condominio. Immagino che entrambi gli aspetti abbiano una loro ragion d'essere - la mancanza di trama riflette il caos della vita nel condominio, un caos in cui esponenti di diverse classi sociali si riducono, tutti, senza distinzioni, ai propri istinti primari - ma devo dire che hanno reso la lettura un po' ostica. Dopo aver vacillato fra le tre e le quattro stelline opto comunque per le quattro (meno meno meno), se non altro per l'inquietudine che il romanzo è riuscito a lasciarmi dentro, segno della sua incisività, al di là di tutto.

    ha scritto il 

  • 2

    La tematica avrebbe potuto essere di grande interesse e dare il via a un gran libro (questa era la mia aspettativa...letta la trama, ho fatto una sorta di collegamento niente meno che con il capolavor ...continua

    La tematica avrebbe potuto essere di grande interesse e dare il via a un gran libro (questa era la mia aspettativa...letta la trama, ho fatto una sorta di collegamento niente meno che con il capolavoro Cecità di Saramago), ma purtroppo le attese sono state deluse, per quanto mi riguarda. Non tanto per la lentezza e la mancanza di azione, che può essere una scelta stilistica con un suo perché...Il motivo per cui non ho apprezzato questo libro è soprattutto perchè non ho trovato un “senso”, una logica nello svolgersi dei fatti. Una serie di guasti tecnici crea disordine e malcontento nel condominio...ma questo (a mio avviso) non è sufficiente a giustificare l’inizio del decadimento sociale e umano, così come non mi spiego la maggior parte delle cose che accadono nel libro. Anche in Cecità la situazione è assurda, ma così ben congeniata e con un suo senso, che tutto pare logico, inevitabile, e soprattutto tocca profondamente l’animo del lettore (per me è stato così).
    Un peccato, perchè ripeto, l’idea è molto buona, e anche il tipo di finale rientra nei miei gusti.

    ha scritto il 

  • 4

    Alle recensioni di Catcarlo , Marco e Nicola Di Giovanni, che mi sembrano le più complete, aggiungo qui qualche considerazione.
    JGB è sempre ossessivamente attento a risvolti psicanalitici: quindi Roy ...continua

    Alle recensioni di Catcarlo , Marco e Nicola Di Giovanni, che mi sembrano le più complete, aggiungo qui qualche considerazione.
    JGB è sempre ossessivamente attento a risvolti psicanalitici: quindi Royal che sogna la comunione con gli uccelli, Laing che regredisce allo stato infantile con una relazione quasi incestuosa con la sorella a cui poi si aggiunge un'altra "vice-mamma", Wilder (di nome e di fatto) che perde ogni segno di civiltà per ridiventare un cavernicolo, hanno un forte fascino morboso.
    Aggiungo l'utilizzo dissacrante delle merci e dei mezzi di comunicazione: corridoi ricoperrti da tappeti di negativi polaroid con impressi gesti di violenza; la telecamera brandita come un totem da Wilder; i nastri magnetici con vagiti di neonati che il ginecologo Pangbourne, rivale di Royal, utilizza come canto tribale per il suo gruppo di donne..
    Lo sviluppo non è fluido e lineare, è vero; ma ricordiamo che non vuol essere un romanzo "realistico" o di "survival".

    ha scritto il 

  • 0

    mille appartamenti,mille nuclei familiari,mille umanità che da una apparente convivenza civile si rivoltano una contro l'altra fino a perdere dignità e rispetto.
    difficile dare un giudizio: buona l'id ...continua

    mille appartamenti,mille nuclei familiari,mille umanità che da una apparente convivenza civile si rivoltano una contro l'altra fino a perdere dignità e rispetto.
    difficile dare un giudizio: buona l'idea di fondo ma statica nel suo sviluppo;una costruzione circolare che porta ad un finale non finale;troppo crudo in alcuni passaggi che avrebbero reso comunque il disagio anche con una scrittura meno "efferata"
    non lascia molto

    ha scritto il 

  • 2

    Libro molto rapido da leggere, ma che non dà nulla al lettore. Strano, singolare ma a volte molto lento. Certamente non un libro di fantascienza.
    Senza infamia né lode.

    ha scritto il 

  • 3

    un condominio, anzi, per meglio dire, un grattacielo di vetro e cemento, alto 40 piani, contenente 1000 appartamenti destinati all'upper class londinese e dotato di ogni comfort e servizio (compresi p ...continua

    un condominio, anzi, per meglio dire, un grattacielo di vetro e cemento, alto 40 piani, contenente 1000 appartamenti destinati all'upper class londinese e dotato di ogni comfort e servizio (compresi piscine e centri commerciali interni). apparentemente il paradiso per chi ha la possibilità economica di viverci. a modificare gli eventi saranno una serie di disservizi, in particolare di black out, che spezzeranno la pacifica convivenza scatenando un'ondata di violenza, una guerra tra bande che rivelerà tutta la fragilità di quella che appariva, solo appariva, una monolitica comunità sociale ed economica. in realtà, anche in quel contesto di assoluto agio scoppierà la lotta di classe: il condominio replica in altezza la gerarchia sociale, ai piani più bassi vi sono gli appartamenti acquistati e abitati dalle persone meno abbienti; man mano che si sale, piano dopo piano, il livello di ricchezza degli inquilini cresce, fino agli attici. le divisioni tra poveri, classe media e ricchi esistono dunque anche all'interno dell'upper class e le dinamiche sociali che ne conseguono riflettono quelle esistenti al di fuori del condominio, nella società. le differenze di status generano invidie che, inasprendosi, portano alla creazione di circoli chiusi, di clan ed allo scontro tra questi. finché anch'essi, i clan, non si dissolvono, la società subisce la definitiva atomizzazione e ci si ritrova al tutti contro tutti in un crescendo continuo e apparentemente infinito di violenza.
    l'idea è affascinante, nessuna critica si può muovere allo studio di Ballard sul cinismo della natura umana e dei conflitti sociali. i motivi dello scoppio delle violenze, gli stratagemmi letterari adottati da Ballard per creare il caos, le cause scatenanti l'interminabile escalation di aggressività sono, invece, molto meno convincenti. e lo scontro pare non aver mai fine, la resa dei conti non arrivar mai, il romanzo trascinarsi privo della necessaria tensione, le vicende dei vari protagonisti riproporsi pagina dopo pagina. solo il finale, quell'accenno alla ciclicità della storia, all'ineluttabilità del destino e della condizione umana rilancia la geniale idea iniziale di Ballard e riscatta, almeno parzialmente, un intreccio esageratamente elaborato.

    ha scritto il 

  • 2

    Avevo molte aspettative, soprattutto dopo aver letto la trama ed alcuni pareri di chi l'aveva già letto. Opinioni positive che, purtroppo, non posso far altro che considerare molto esagerate. Non mi h ...continua

    Avevo molte aspettative, soprattutto dopo aver letto la trama ed alcuni pareri di chi l'aveva già letto. Opinioni positive che, purtroppo, non posso far altro che considerare molto esagerate. Non mi ha colpito, anzi, mi ha annoiato.
    L'idea di base è geniale: un'analisi antropologica della società riproposta metaforicamente (il Condominio come microcosmo della civiltà, con le sue tendenze naturali a dividersi per estrazione sociale, ricchezza, status, con conseguenti invidie, accuse reciproche, soprusi fino a scaturire in lotte e violenze che diventano furia cieca ed immotivata). Ma il romanzo non scorre. L'ultimo terzo del libro, quello che dovrebbe essere il culmine dell'intera opera e spiegare il senso dello scritto di Ballard, è di una noia mortale. Personalmente ho fatto fatica a restare coinvolto fino alla fine e chiudere il libro è stata una liberazione. Non c'è ritmo, non si riesce ad immedesimarsi, non si provano emozioni, nemmeno negli atti di più efferata violenza. Quando si legge di uno stupro non si prova né disgusto per chi lo perpetra, né pena per chi lo subisce. Il lettore guarda, non partecipa. Ed in un romanzo è un peccato mortale.
    Tralasciando la valutazione stilistica, anche la stessa storia presenta gravi pecche. I protagonisti, i condomini, iniziano ad entrare in conflitto senza un motivo apparente. Non c'è una scintilla, se non un black out iniziale che scatena la ressa verso gli ascensori, ma che non spiega tutto quello che nasce nel prosieguo del racconto. Succede e basta. Un pretesto letterario molto debole.
    In definitiva, Il Condominio è un saggio maldestramente trasformato in romanzo. Sembra di leggere una trasposizione dell'ideale hobbesiano dello stato di natura. Salvo l'idea, il progetto iniziale. Ma il resto è pura delusione.

    ha scritto il 

  • 3

    L'attenzione del Ballard degli anni Settanta si è spostata dalle catastrofi naturali a quelle sociali e in questo libro il suo pessimismo raggiunge una delle punte più acide, ma il risultato finisce p ...continua

    L'attenzione del Ballard degli anni Settanta si è spostata dalle catastrofi naturali a quelle sociali e in questo libro il suo pessimismo raggiunge una delle punte più acide, ma il risultato finisce per essere inferiore alle promesse iniziali. Gli abitanti di un gigantesco e lussuoso complesso residenziale regrediscono lentamente verso lo stato di natura non appena nei loro costosissimi appartamenti iniziano a emergere inattese magagne sottolineate da black-out sempre più lunghi e diffusi. Lasciati a loro stessi, si rinchiudono in pratica nell'edificio dando inizio dapprima a una serie di feste sfrenate che ben presto degenerano in una sorta di guerra senza quartiere. In una fase iniziale, lo scontro ha i connotati della lotta di classe, con la ricchezza e il benessere che aumentano salendo verso l'alto, ma poi anche questi tenui legami saltano e il tutti contro tutti ha come conseguenza il sorgere di nuove aggregazioni che paiono prendere spunto dai tempi delle caverne. Come si vede, un'idea di base forte e complessa, il cui sviluppo però non soddisfa pienamente, forse perchè il materiale avrebbe potuto essere più efficacemente trattato in un racconto anzichè con un romanzo che, in varie parti, segna un certo calo di tensione narrativa. A parte il fatto che la sospensione dell'incredulità dev'essere forte per ammettere che una comunità di migliaia di persone venga ignorata dal mondo esterno per tre mesi benchè faccia di tutto per non passare inosservata, quello che manca è una linea narrativa forte che sappia fare da catalizzatore per i vari spunti disseminati qua e là. L'attenzione si sposta tra tre personaggi principali, anch'essi molto caratterizzati socialmente: il ricchissimo architetto Royal, che ha progettato il palazzo, l'altoborghese dottor Laing - un medico che non ha mai curato nessuno e conferma la sua ignavia lungo la vicenda - e il fotografo Wilder, esponente della piccola borghesia che si mette in testa di sfidare Royal realizzando una specie di scalata (alla lettera) sociale. Attorno a loro, circola una folla di figure, ognuna con la sua bella dose di nevrosi e follia, che devono lottare per una non facile sopravvivenza: fra di esse, le donne hanno un ruolo assai subalterno, da vittima sacrificale, il che ha dato origine a qualche accusa (forse non così campata per aria) di misoginia. In ogni caso, l'atmosfera che permea queste pagine, sono poco più di duecento, è contrassegnata da una bella dose di claustrofobia e angoscia che finiscono per insinuarsi sotto pelle al lettore anche perchè si finsice per pensare che su molti aspetti l'autore abbia ragione: peccato perciò che l'effetto venga rovinato da uno sviluppo non all'altezza.

    ha scritto il 

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