In queste breve ed esemplare romanzo Arpino delinea la storia di Gené, un contadino invecchiato dal suo lavoro, al quale la vita ha consegnato pochi affetti: la figlia che vive ormai in città, il ricordo scrupoloso e pudico della moglie scomparsa, qu ...Continua
Ha scritto il 07/04/11
5 aprile 2008.
Scrissi, quel giorno, il primo commento per la mia libreria anobiiana. Era riferito a La solitudine dei numeri primi. Un libro che avevo trovato freddo, asettico quasi, e con uno sgradevole sapore metallico. Come essere reduci da
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Ha scritto il Apr 06, 2011, 19:51
Beati i giovani di oggi, che trovano diritto in ogni desiderio. Noi abbiamo pagato anche per loro, e chissà se lo sanno.
Pag. 64
Ha scritto il Apr 06, 2011, 19:49
Oggi si è molto stranieri anche in un fazzoletto di terra.
Pag. 48
Ha scritto il Apr 06, 2011, 19:49
Ecco cos'è un contadino che ha piegato milioni di volte la schiena nella sua vigna, si ripeteva Gené: è la continuità, è uno che lavora anche per quelli che verranno dopo e non sanno ancora niente di niente.
Pag. 43
Ha scritto il Apr 06, 2011, 19:47
Questo era l'uso, ai tempi in cui l'uomo all'aratro, la bestia in mezzo, la donna alla guida della bestia formavano la più umile e faticosa di tutte le trinità apparse sul mondo.
Pag. 41
Ha scritto il Apr 06, 2011, 19:43
Gli piaceva quel silenzio. Evitava di coltivare pensieri. I pensieri, in un vecchio, creano disturbi, lamenti d'anima, rimorsi.
Pag. 31

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Ha scritto il Nov 25, 2015, 11:49
Collocazione: NR 33

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