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Il contagio

By Walter Siti

(312)

| Hardcover | 9788804579502

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Book Description

Un angolo di borgata, una casa popolare, tre piani di cemento a vista e, all'imbocco della scala A, la scritta "l'invidia è la forza dei cornuti". Dentro abitano Chiara e suo marito Marcello, ex culturista dalla sessualità incerta, Francesca, la paraplegica combattiva militante di sinistra, Bruno, uContinue

Un angolo di borgata, una casa popolare, tre piani di cemento a vista e, all'imbocco della scala A, la scritta "l'invidia è la forza dei cornuti". Dentro abitano Chiara e suo marito Marcello, ex culturista dalla sessualità incerta, Francesca, la paraplegica combattiva militante di sinistra, Bruno, ultrà romanista in affidamento diurno. E poi Gianfranco, lo spacciatore che prova a entrare nel giro grosso, Eugenio detto "er Trottola", che lavora in un'officina e si scopre innamorato della prostituta con cui convive... In questo paesaggio fatto di pezzi di campagna, villaggi e lembi di metropoli, le loro storie s'intrecciano, unendosi a quelle di personaggi che la borgata l'hanno scelta, per ribellione, per fascinazione. Come Flaminia che s'è sposata Bruno rompendo con la famiglia, o come il professore, che ama Marcello e lo mantiene. Frastornati dal rumore di fondo - il chiacchiericcio delle donne sulle panchine, gli strilli comici o intimidatori a ogni ora del giorno e della notte, le 'pinne' fatte con i motorini -, li seguiamo in un percorso dove non ci sono più alibi, niente o nessuno da salvare. Non la leggendaria vitalità popolare, esaltata in tanti libri e film, non il professore che in questa vitalità presunta ha provato a rigenerarsi, non le ideologie contemporanee, troppo impegnate a simulare paradisi inesistenti. È il romanzo della corruzione e della cocaina diffuse, del sesso venduto e negato. La periferia di Roma, quelle borgate ridotte a indifferenziata poltiglia si fanno metafora e i borgatari, "antesignani dell'insignificanza", conquistano terreno, diventano avanguardia. Perché mentre le borgate si adeguano ai valori borghesi, come scriveva Pasolini, la borghesia si sta 'imborgatando': legge della jungla, sogni di lusso impossibile, indifferenza morale, assenza di futuro - "vivere alla grande fin che si può e crollare quando capita". I due strati si sono contagiati a vicenda, ormai. "Il segreto di una civiltà al tracollo è la consistenza fluida: una geografia collosa, una storia evaporante, un'identità fondente e una criminalità liquida." In una lingua "presa dal vero" ma non per questo meno letteraria, che contamina il romanesco dei personaggi con l'italiano e piega l'italiano dell'autore verso il dialetto, Siti costruisce un romanzo dove la realtà, confusa e inintelligibile, viene soppiantata dalla rappresentazione, a sua volta imprendibile, illusionistica. Un romanzo che cancella se stesso in un brulicare di mille storie violente e grottesche, la cui somma, alla fine, dà zero.

Critics

  • Il contagio

    La trama e le recensioni di Il contagio, romanzo di Walter Siti edito da Mondadori. Un romanzo sulla periferia di Roma, su quelle "borgate" che stanno trasformandosi in un'indifferenziata poltiglia urbana. E umana. Nessuno si salva, in questo percors ... (read full critics)

    Qlibri published on Wed, 24 Nov 2010

2 Reviews

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    Cornici. Oppure: come esistono le cosiddette leggi quadro, esistono i romanzi quadro. Considerando il fattore dell’esprimersi per mezzo della scrittura, il romanzo è uno strumento che a distanza di anni a quanto pare ha ancora un margine d’incidenza sulla realtà.

    Io, per me, sono scettico sulla fer ... (continue)

    Cornici. Oppure: come esistono le cosiddette leggi quadro, esistono i romanzi quadro. Considerando il fattore dell’esprimersi per mezzo della scrittura, il romanzo è uno strumento che a distanza di anni a quanto pare ha ancora un margine d’incidenza sulla realtà.

    Io, per me, sono scettico sulla fertilità attuale di questa forma, ma la mia è solo un’opinione tra le tante. Forse sarebbe più opportuno parlare di fertilità residuale.
    O meglio, il romanzo può funzionare bene, può dare [ancora] frutti nel momento in cui lo stressi strutturalmente, cerchi di portarlo, sempre strutturalmente, alle estreme conseguenze o quantomeno ti poni nei “suoi” confronti con l’obiettivo di utilizzarlo anche [o solo] come forma e non banalmente come contenitore “sequenziale” di fabulazione.

    Certo che per una cosa così non bisogna ristare nel solito equivoco della leggibilità, del divertimento, dello svago. Tutte cose queste che in relazione alla letteratura son sempre rispettabili, per carità; però anche, che palle.

    Manco a dirlo, tranne qualche eccezione quest’ultima cosa del contenitore della leggibilità e della leggerezza [non calviniana] eccetera è ciò che, mi pare, imperversa nella narrativa italiana contemporanea.

    La fiction imperante, la funzione commerciale del romanzo come prodotto certificato e omologante [leggasi cosa ne dice l’ultimo Berardinelli], il romanzo come estuario di ambiguità commercial-culturale, e qua cito il La Porta del librino recente uscito per Bollati Boringhieri: “[…] il pubblico di acquirenti (più che di lettori) in grado di creare un best-seller non si appaga più del puro intrattenimento, ma ‘vuole essere giustificato dalla convinzione di occuparsi di problemi importanti e apparentemente sofisticati’”.
    Ma, aggiungo io, senza far fatica, sollazzandosi, perché non c’è tempo, perché ci si deve distrarre dal logorio della vita moderna.

    Veniamo al libro di Siti. Scrivevo sopra di cornici proprio in relazione al fatto che “Il contagio” m’appare come un romanzo policentrico dentro a un perimetro che tutto agglutina.
    O anche, all’interno di una sorta di cornice formale che potremmo definire come una cantata epica [un’epica che può essere a seconda dei casi stracciona, minacciosa, sociologicamente disturbante, sentimentale] della borgata, si definiscono differenti materiali narrativi.

    Ergo, e tornando, al discorso di cui sopra circa lo strumento romanzo, l’autore profitta dell’ancor buona duttilità della forma, e vi convoglia. appunto formalizzandolo, uno sguardo di acuta partecipazione tra l’interiore [dilacerato], il narrativo e il documentale.

    La storia [le storie] si apre con una carrellata serratissima su questo caseggiato della profonda borgata romana. Vi di descrivono i personaggi interno per interno, collazionandoli in relazione alla figura di tal Gianfranco, spacciatore di cocaina, arricchito e ovviamente coattissimo.

    In questo tratto a colpire non è tanto la misura della deriva sociale di certi luoghi e ambienti, deriva che per molti aspetti e con opportuni distinguo coinvolge pure l’intera contemporaneità italiana, quanto il fatto che Siti racconti di questo mondo con il motore narrativo tenuto al massimo dei giri, il quale motore agisce con un violento moto centripeto che igloba personaggi e li distribuisce come saturando lo spazio [della storia]. E si narra come “tumultuosamente”.

    Ma non solo, all’interno di ciò tutto quanto ci viene raccontato s’innerva una linea di costante chiamata in correità, come a dire: voi che leggete non siete esclusi dalla deriva.
    Ciò a partire dal personaggio e presunto narratore e organo percettivo di ciò che accade [odori, suoni, deiezioni, corpi], il professore, ovvero, verrebbe da dire, lo stesso Siti.

    In questo non v’è nulla di una moralità, ancorché non spicciola, bensì soltanto uno sguardo totalmente inclusivo, anche laddove si sofferma su particolari vieppiù sgradevoli.
    Un freddo regesto della disgregazione che, per comunanza di tematiche, rovescia Pasolini, il quale nella borgata trovava l’ultima dolente autenticità, eleggendo invece, Siti, la borgata a paradigma della sanguinante finzione, lo schiumogeno presente occidentale satollo e dimentico di sé, in articulo mortis.

    A seguire la materia si diversifica in una forma saggio, tra storico e geografico, sull’universo delle borgate.
    Indi ancora narrazione da corale si fa individuale, soffermandosi , con uno stacco forse un po’ forzato, su Mauro, colui che si stacca dalla borgata in conseguenza del tipico sogno di grandezza a prescindere da tutto, prestandosi ad ogni cosa.

    Sociologicamente la materia si allarga e si diversifica, per poi, sempre dentro alla cornice epica, alla cantata elegiaca, rimettere al centro di tutto lo strazio del professore, il quale prende la scena attraverso una cronica personale, autoptica dell’amore accartocciato fino al nulla [per Marcello, culturista e puttano e disarmato, abitante nel centro, nel magma dalla borgata] con relativo dolore, perdita di senso, schiacciamento interiore.
    Questo fondo corsa amoroso/esistenziale in definitiva si riconnette alla tonalità dissolutoria dell’intera parabola descritta dal libro.
    Dunque con un altro scarto strutturale che elabora ulteriormente la materia romanzesca. Come scrivevo sopra, mi pare che questa sia l’unica modalità veramente sensata di fare il romanzo oggi.

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    Damiano Zerneri said on Jul 7, 2011 about the Others edition | Add your feedback

  • Lo stile di Siti spesso è troppo confuso per i miei gusti. Ma in questa descrizione della società odierna c'è qualcosa di vero. Lo preferisco quando non scrive in romanesco, alcuni passaggi del diario del professore sono davvero belli.

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    Pikappa said on Dec 28, 2011 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (312)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
    • 2 stars
    • 1 star
  • Libri Italiani
  • Hardcover 341 Pages
  • Edition: 1
  • ISBN-10: 8804579501
  • ISBN-13: 9788804579502
  • Publisher: Mondadori
  • Pub date: Mar 01, 2008
  • Also available as: Others
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9788804579502 Hardcover €18.00 €18.00 IBS.IT
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