Il conte di Montecristo

Ediz. integrale

Di

Editore: Newton Compton

4.6
(7563)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 912 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi semplificata , Spagnolo , Chi tradizionale , Francese , Tedesco , Catalano , Svedese , Portoghese , Polacco , Russo , Olandese , Ungherese

Isbn-10: 8854115886 | Isbn-13: 9788854115880 | Data di pubblicazione: 

Curatore: Riccardo Reim

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , Rilegato in pelle , Tascabile economico , Cofanetto , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
L'appassionante vicenda di Edmond Dantès che, ingiustamente condannato e imprigionato, riesce a vendicarsi dei suoi nemici grazie al tesoro dell’abate Faria, conserva ancora oggi inalterato tutto il suo fascino, continuando a ispirare riduzioni cinematografiche e televisive (come quella che si è avvalsa della magistrale interpretazione di Gérard Depardieu). Pubblicato per la prima volta en feuilleton sul «Journal des Débats» nel 1844, dopo il clamoroso successo dei Misteri di Parigi di Eugène Sue, Il Conte di Montecristo seppe conquistare, fin dalle prime puntate, migliaia e migliaia di lettori, facendo diventare di colpo Edmond Dantès uno dei “supereroi” più amati dalla fantasia popolare e Alexandre Dumas uno degli scrittori più letti, non solo in Francia. Straordinario manipolatore di intrecci, Dumas costruisce con estrema abilità una vicenda ricca di imprevisti e di colpi di scena; spaziando dalle cupe segrete del Castello d’If alle catacombe romane, dalla Parigi del grand monde all’Oriente, dipinge un fedele ritratto della società della Restaurazione dominata dal potere del denaro,con un’efficacia degna di Balzac.
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Il privilegio di aver vissuto con Il conte di Montecristo

    A distanza di un mese circa da quando l'ho chiuso, la sensazione che più vivo pensando a questo libro è "Uao. Nella vita ho letto Il conte di Montecristo". Perché i grandi classici sono così, libri su ...continua

    A distanza di un mese circa da quando l'ho chiuso, la sensazione che più vivo pensando a questo libro è "Uao. Nella vita ho letto Il conte di Montecristo". Perché i grandi classici sono così, libri sulla bocca di tutti che proprio per questo, nella nostra libreria personale rischiamo clamorosamente di mancare, convinti di averli già letti indirettamente, per così dire. E invece no, non è così, è proprio il contrario. Se sono grandi classici è proprio perché hanno cambiato la vita di chi li ha letti, e così è stato per me al cospetto di questo immenso capolavoro. La traduzione di Gaia Panfili per l'edizione Feltrinelli è fantastica, riesce a restituire l'epoca con linguaggio moderno. E l'opera è davvero maestra, maestra di narrativa come nessun'altra che ho letto finora, probabilmente. Certo si sente tutto il feuilleton, si sente che alcune parti furono aggiunte dopo, si sente persino la disarmonia fra alcuni capitoli e altri, in particolare per via dei personaggi che sembravano avviarsi a diventare protagonisti, come Franz d'Epinay, e invece quasi scompaiono, mentre quelli che sembravano puramente secondari, come Haydeé, di colpo si rivelano fondamentali.
    Ma tutto questo non toglie un grammo alla grandezza dell'opera, alla capacità di Dumas di catapultarti nel luogo esatto in cui si svolge l'azione facendoti vivere la sua fisicità. Quanto è vero con le segrete della prigione, nella prima parte! E anche a Parigi è così, e anche nell'isolotto di Montecristo. Siamo lì, con Edmond Dantés e con i suoi compagni di strada.
    Anche le pagine su Roma sono bellissime, un'altra piacevole sorpresa scovata in quest'opera che ho divorato, non riuscendo a smettere di leggere.
    Aver vissuto la vita del conte di Montecristo è un privilegio immenso che Dumas ha regalato ai suoi lettori, raccoglierlo è un motivo di felicità che non si dimentica.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Colpito dal fato durante una felice giovinezza quando i sogni stanno per essere realizzati, Edmond Dantès, vittima innocente, attraverserà, rinchiuso in una prigione fuori dal tempo e dal mondo, i mea ...continua

    Colpito dal fato durante una felice giovinezza quando i sogni stanno per essere realizzati, Edmond Dantès, vittima innocente, attraverserà, rinchiuso in una prigione fuori dal tempo e dal mondo, i meandri più oscuri della mente e con la forza della mente riuscirà a fuggire. Si trasformerà in Conte di Montecristo, eroe senza tempo alla ricerca di vendetta, e si confronterà con i limiti della condizione umana.

    ha scritto il 

  • 5

    il conte del mio cuore (scusate la poesia)

    Uno dei libri che resteranno per sempre nel mio cuore. Decisi di leggerlo e affrontarlo (vista la mole) anni dopo essere rimasta incantata dal bellissimo sceneggiato televisivo con Depardieu, ma l'att ...continua

    Uno dei libri che resteranno per sempre nel mio cuore. Decisi di leggerlo e affrontarlo (vista la mole) anni dopo essere rimasta incantata dal bellissimo sceneggiato televisivo con Depardieu, ma l'attesa è stata ben ripagata. Un romanzo di riscatto, un romanzo d'avventura, a tratti filosofico e a tratti fantasy; qualcuno lo definirà per ragazzi - ohibò - io lo definirò senza tempo né appartenenza scritta. Perché un libro così deve appartenere solo a chi lo sa amare, e a tutti gli altri non vale la pena di spiegarlo.

    ha scritto il 

  • 5

    Generalmente, per mio difetto, evito di rileggere i libri due volte. Mi sembra di sottrarre tempo a quelli che ancora vorrei leggere, ma per il Conte di Montecristo ho fatto un'eccezione. Un romanzo c ...continua

    Generalmente, per mio difetto, evito di rileggere i libri due volte. Mi sembra di sottrarre tempo a quelli che ancora vorrei leggere, ma per il Conte di Montecristo ho fatto un'eccezione. Un romanzo che dovrebbe essere studiato nei corsi di scrittura creativa.

    ha scritto il 

  • 5

    Capolavoro di genialità

    Che altro dire?
    1200 pagine che ti tengono incollato, una costruzione narrativa geniale, il lettore rimane costantemente in tensione.
    Decisamente uno dei più bei libri mai (ri)letti ...continua

    Che altro dire?
    1200 pagine che ti tengono incollato, una costruzione narrativa geniale, il lettore rimane costantemente in tensione.
    Decisamente uno dei più bei libri mai (ri)letti

    ha scritto il 

  • 4

    Tutti, credo, conoscono la trama del Conte di Montecristo. Per chi non la conoscesse, e a cui a maggior ragione consiglio la lettura, posso dire che è come una saga di Guerre Stellari scritta nell'Ott ...continua

    Tutti, credo, conoscono la trama del Conte di Montecristo. Per chi non la conoscesse, e a cui a maggior ragione consiglio la lettura, posso dire che è come una saga di Guerre Stellari scritta nell'Ottocento: ugualmente inverosimile ed appassionante.

    PS Mi raccomando: non dovete essere assolutamente schizzinosi sullo stile di scrittura (goffo, ripetitivo e barocco) né sui particolari (le isole Borromee non sono al mare e il Colosseo non è di granito); accontentatevi di una storia tra le migliori!

    ha scritto il 

  • 5

    ar cavaliere nero nun je devi caca' er cazzo!!!

    flussi di coscienza e pippardoni, al cospetto del conte di montecristo dovete solo spari', prosternarvi, salutarlo con la faccia sotto i suoi piedi senza nemmeno chiedergli di stare fermo. qui non si ...continua

    flussi di coscienza e pippardoni, al cospetto del conte di montecristo dovete solo spari', prosternarvi, salutarlo con la faccia sotto i suoi piedi senza nemmeno chiedergli di stare fermo. qui non si sprecano ventisette pagine per descrivere il colore delle mutande del protagonista o il suo stato d'animo perturbato e commosso mentre magna il minestrone; qui si parla di vendetta, di passione, di cattiveria, qui ci sono donne che svengono e che prendono i sali, feroci briganti che leggono plutarco, gente che si sfida a duello e pretende soddisfazione, ma soprattutto c'è ripetuta un sacco di volte una parola bellissima troppo spesso trascurata: benevolenza.
    tutto questo e molto altro ancora mi fa andare in visibilio, sorvolare sulla traduzione anticaja e petrella e attribuire al conte cinquemila stelle.

    ha scritto il 

  • 2

    La storia narrata ne "Il Conte di Montecristo" è molto semplice e nota ai più: per gelosia e opportunismo il ventenne marinaio Edmond Dantès viene accusato ingiustamente e rinchiuso da innocente in ca ...continua

    La storia narrata ne "Il Conte di Montecristo" è molto semplice e nota ai più: per gelosia e opportunismo il ventenne marinaio Edmond Dantès viene accusato ingiustamente e rinchiuso da innocente in carcere per 14 anni. Qui conosce il geniale abate Faria che gli fa dono di un tesoro immenso e di una cultura, trasformandolo quasi in un dio. Evaso rocambolescamente, decide di vendicarsi e dopo 10 anni di vita randagia compare a Parigi presentandosi come il ricchissimo Conte di Montecristo: qui in pochi mesi compie la sua vendetta contro le persone che gli hanno rubato una parte della vita e degli affetti.

    Andrò subito al punto: è un romanzaccio prolisso e i cui personaggi sono delle macchiette monodimensionali e le vicende narrate sono perlopiù soporifere.
    Le prime 250 pagine volano via veloci ed intriganti, ma non appena Dantès acquisisce la sua ricchezza e si tramuta in un mezzo dio il romanzo diviene un noiosissimo tergiversare per quasi 500 pagine, rivelando la sua natura di feuilletton pagato a puntata. Nel finale pare riprendersi, ma tutti quegli stucchevoli ragionamenti sulla Provvidenza guastano quel che resta da leggere. Ho terminato la lettura solo per sfida personale: come quasi tutti sapevo del conte di Montecristo che si arricchiva col tesoro, ma non sapevo cosa facesse dopo. Adesso lo so e non mi cambia niente.

    ha scritto il 

  • 4

    Quel che di norma si conosce delle vicende narrate in questo voluminoso librone (l’innocente tradito, la prigionia, il Castello d’If, l’abate Faria, la fuga) occupa circa centocinquanta pagine scritt ...continua

    Quel che di norma si conosce delle vicende narrate in questo voluminoso librone (l’innocente tradito, la prigionia, il Castello d’If, l’abate Faria, la fuga) occupa circa centocinquanta pagine scritte piccole: per la preparazione e la realizzazione della vendetta ce ne voglio altre ottocento stampate nello stesso minuscolo carattere e anche solo da questo si può capire (oltre a quanto poco sia davvero conosciuto) come il romanzo faccia seguire alla brillante narrazione a effetto dei primi capitoli un andamento esagerato, dispersivo, ridondante. Del resto, Dumas, che forse neppure scriveva tutto di persona, veniva pagato un tanto a riga e doveva far quadrare i conti di casa: nel succedersi dei capitoli si sprecano i fremiti, i sudori diacci, le grida e i pugni innalzati al cielo (per non dire degli svenimenti femminili), che si aggiungono all’inevitabile esigenza di riassumere l’accaduto in un’opera in origine pubblicata a puntate. Oltre a divagazioni che a volte si perdono nel nulla, di tanto in tanto si incontrano dei veri e propri racconti che potrebbero avere vita propria (Franz a Montecristo, il bandito Vampa, Bertuccio e Benedetto, i fatti di Giannina) mentre il lungo episodio romano è una sorta di romanzo nel romanzo: eppure, anche se può apparire incredibile a chi giudichi dall’esterno, questo continuo dilatare i tempi – utilizzando pure lunghi dialoghi che fanno parere tutti i protagonisti dei gran chiacchieroni – contribuisce ad accrescere la tensione attraverso il prolungamento dell’attesa per i momenti culminanti che possono così intrigare l’animo del lettore anche se quest’ultimo sa benissimo che lì si andrà a parare. Insomma, Dumas conosceva bene come solleticare il suo pubblico, ma – seppure ben lontana dal ritmo de ‘I tre moschettieri’ – la sua narrazione funziona allo stesso modo presso una platea più smaliziata che finisce per accettare di buon grado gli eventi miracolosi (la ricchezza che piove addosso a Dantès) e la suddivisione manichea dei personaggi, generosi o perfidi senza vie di mezzo: l’unica, vera eccezione riguarda proprio il protagonista che, col passare degli anni, vede il suo desiderio di vendetta messo via via più in discussione dai dubbi sul compito che si è fissato, sulle conseguenze che ne scaturiscono e, soprattutto, sul proprio ergersi a giudice supremo. Il modo migliore per godersi libri come questo è dunque abbandonarsi al flusso della narrazione che, al netto dei passaggi zoppicanti, è pur sempre capace di districarsi fra gli oltre trenta personaggi e relative linee multiple di racconto senza mai portare il lettore a smarrirsi: le pagine che si susseguono lo trasportano idealmente nella Francia della prima metà dell’Ottocento, con un breve sguardo sugli ultimi bagliori napoleonici e una lunga permanenza nel bel mondo parigino sotto Luigi Filippo, restituito nei suoi riti e nelle sue manie con un sottile filo di ironia. All’effetto contribuiscono anche gli arcaismi e il linguaggio inevitabilmente anticato della traduzione ‘Emilio Franceschini’ – nome convenzionale per quella anonima ottocentesca - utilizzata per l’edizione in mio possesso: anch’essa con molti difetti (dalla ‘semplificazione’ di numerosi paragrafi a Faria che non è mai chiamato ‘abate’) ma in un certo senso funzionale alla capacità di coinvolgimento del romanzo.

    ha scritto il 

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