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Il conte di Montecristo

Ediz. integrale

Di

Editore: Newton Compton

4.6
(7340)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 912 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi semplificata , Spagnolo , Chi tradizionale , Francese , Tedesco , Catalano , Svedese , Portoghese , Polacco , Russo , Olandese , Ungherese

Isbn-10: 8854115886 | Isbn-13: 9788854115880 | Data di pubblicazione: 

Curatore: Riccardo Reim

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , Rilegato in pelle , Tascabile economico , Cofanetto , eBook

Genere: Fiction & Literature , History , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
L'appassionante vicenda di Edmond Dantès che, ingiustamente condannato e imprigionato, riesce a vendicarsi dei suoi nemici grazie al tesoro dell’abate Faria, conserva ancora oggi inalterato tutto il suo fascino, continuando a ispirare riduzioni cinematografiche e televisive (come quella che si è avvalsa della magistrale interpretazione di Gérard Depardieu). Pubblicato per la prima volta en feuilleton sul «Journal des Débats» nel 1844, dopo il clamoroso successo dei Misteri di Parigi di Eugène Sue, Il Conte di Montecristo seppe conquistare, fin dalle prime puntate, migliaia e migliaia di lettori, facendo diventare di colpo Edmond Dantès uno dei “supereroi” più amati dalla fantasia popolare e Alexandre Dumas uno degli scrittori più letti, non solo in Francia. Straordinario manipolatore di intrecci, Dumas costruisce con estrema abilità una vicenda ricca di imprevisti e di colpi di scena; spaziando dalle cupe segrete del Castello d’If alle catacombe romane, dalla Parigi del grand monde all’Oriente, dipinge un fedele ritratto della società della Restaurazione dominata dal potere del denaro,con un’efficacia degna di Balzac.
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  • 4

    Ottimo romanzo che si fa leggere e merita tutti i commenti positivi che riceve. Ben scritto, sorprendentemente moderno nel modo in cui e messo assieme, forse davvero il primo vero romanzo d'intratteni ...continua

    Ottimo romanzo che si fa leggere e merita tutti i commenti positivi che riceve. Ben scritto, sorprendentemente moderno nel modo in cui e messo assieme, forse davvero il primo vero romanzo d'intrattenimento.Detto questo, a un inizio e una fine senza nulla da eccepire, si accompagna una parte centrale non ugualmente scorrevole, che si trascina e riavvita su se stessa ininterrottamente.Du palle, per dirla in altre parole, ma gli altri due terzi sono straordinari

    ha scritto il 

  • 5

    Un grande amore

    All'inizio mi rimproveravo di non averlo letto prima ma ora sono contenta di averlo scoperto da adulta ed aver colto le mille sfumature (storiche, sociologiche, psicologiche...) di questo capolavoro. ...continua

    All'inizio mi rimproveravo di non averlo letto prima ma ora sono contenta di averlo scoperto da adulta ed aver colto le mille sfumature (storiche, sociologiche, psicologiche...) di questo capolavoro. Divorato in poco più di un mese, mi ha coinvolto ed emozionato fino alle lacrime. Edmond Dantès avrà sempre un posto nel mio cuore. Fantastico.

    ha scritto il 

  • 5

    È impossibile andare contro la natura umana

    Il romanzo d'appendice è immortale. Basterebbe quest'opera a confermarlo, ma per fortuna altre testimonianze ce lo ricordano. "Il conte di Montecristo", pubblicato per due anni tra il 1845 e il 1846 è ...continua

    Il romanzo d'appendice è immortale. Basterebbe quest'opera a confermarlo, ma per fortuna altre testimonianze ce lo ricordano. "Il conte di Montecristo", pubblicato per due anni tra il 1845 e il 1846 è una delle più fortunate opere di Alexandre Dumas (padre). Non solo nello stile, non solo nella prosa sofisticata e così minuziosa nelle sue descrizioni, non solo nei personaggi, così magistralmente retti in piedi da problemi di etica e perfettamente immersi nella società parigina dell'epoca, e neanche solo nella trama, ordita in maniera così geniale e sempre con decine di colpi di scena e particolari che risultano dei veri e propri aspetti funzionali a tenere la trama così perfettamente legata fra sé. Sta principalmente nei significati intrinsechi dell'opera, un'apologia inconscia (e neanche tanto) all'animo umano, così tremendamente impaurito, vendicativo ed egoista, ma allo stesso tempo capace anche di prodigi e fantastici sentimenti quando sollecitato e a suo agio in contesti che glielo permettono. Non è il secondo caso nella vita di Edmond Dantès a prevalere. Egli diventa da vittima a carnefice, e quando si accorge della fatale trasformazione per lui è troppo tardi, egli abbraccia infine l'identità di fuggitivo dal mondo, l'uomo che scappa dai suoi errori. Dantès è un po' tutti noi, così umano eppur così fragile e vendicativo, una vendetta che gli si ritorce contro, così come è solito negli esseri umani. L'uomo che per egoismo si "crede Dio" (o si crede UN Dio) potendo giudicare tutto e tutti. Ma allora dove sta la verità? La figura del maestro, il così mortalmente immortale abate Farìa lascia un monito a Dantès: egli deve rinunciare alla vendetta, perché gli avrebbe procurato solo dolore, quello stesso dolore di cui non avrebbe più potuto liberarsi. Ma l'egoismo risulta più forte e ha una forte presa sul protagonista, che vediamo modificare la sua etica sempre di più fino ad una radicale trasformazione, fino al boia che risoluto e inamovibile porta devastazione a coloro che lo hanno devastato, fintanto che l'unica salvezza è ritrovata nella gioventù, l'ultimo barlume di speranza per un uomo che ha perso ogni briciolo di umanità, esattamente come i suoi carnefici. Montecristo non è solo questo però, è anche e soprattutto un affresco dell'Europa contemporanea a Napoleone prima e post-napoleonica dopo, un'Europa che si iniziava ad addentrare in quella che poi un futuro sarebbe stata la "Belle Epoque". Un affresco anche e soprattutto della Francia nobiliare, con le sue macchinazioni e i suoi intrighi, la sua facciata e i giochi di potere che vi avvenivano. L'Europa che, ancora "giovane", si perdeva nelle sue chincaglierie e per altro tempo avrebbe potuto giovare della lunga pace, prima del tramonto.

    ha scritto il 

  • 3

    Alleluya! Ci ho messo quasi cinque anni tondi a finirlo!
    Ovviamente è un capolavoro, la storia mi piace molto, ma ahimè ho scelto la versione integrale. Da tagliarsi le vene. Alla fine lo leggevo a te ...continua

    Alleluya! Ci ho messo quasi cinque anni tondi a finirlo!
    Ovviamente è un capolavoro, la storia mi piace molto, ma ahimè ho scelto la versione integrale. Da tagliarsi le vene. Alla fine lo leggevo a tempo perso e nonostante ci abbia messo cinque anni non ho mai perso il filo in quanto i fatti sono ripetuti e i capitoli avanzano a rilento stile puntate di telenovela.

    Tre stelline solo per questo altrimenti ne meriterebbe ben di più.

    ha scritto il 

  • 5

    Ci sono quelle immagini o frasi stucchevoli dove la gente poi ti dice "I brividi".
    No ragazzi, questi sono brividi veri. Perché di storie così belle ce ne sono poche, ma come quella di Edmond Dantès, ...continua

    Ci sono quelle immagini o frasi stucchevoli dove la gente poi ti dice "I brividi".
    No ragazzi, questi sono brividi veri. Perché di storie così belle ce ne sono poche, ma come quella di Edmond Dantès, forse c'è proprio solo la sua.

    ha scritto il 

  • 0

    Incredibile ma vero, molti utenti di Escri non hanno ancora letto questo caposaldo della letteratura.
    Rimediamo tutti insieme, facendo ripartire le letture di gruppo:
    http://escrivere.com/groups/salot ...continua

    Incredibile ma vero, molti utenti di Escri non hanno ancora letto questo caposaldo della letteratura.
    Rimediamo tutti insieme, facendo ripartire le letture di gruppo:
    http://escrivere.com/groups/salotto-letterario-1964614226/forum/topic/proposte-libro-del-mese-giugno-2015/

    Volete unirvi a noi?

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    In poche parole (anche se già so che mi dilungherò) è l' esaltazione della volontà, dell'ingegno e della forza umana. E' la tragica rappresentazione dei sentimenti di amicizia e di amore (che consider ...continua

    In poche parole (anche se già so che mi dilungherò) è l' esaltazione della volontà, dell'ingegno e della forza umana. E' la tragica rappresentazione dei sentimenti di amicizia e di amore (che considero i più nobili e i più puri) che vengono traditi.Così come nella parte finale del libro, Il Conte "tradisce" e "si riscatta". C'è tutto quello che si può desiderare dalla vita e nello stesso tempo tutto quello che può capitarci anche se no ci avremmo scommesso un soldo. Si tratta di un romanzo senza pari, di un classico senza tempo, di un libro destinato a vincere di mille secoli il nulla eterno! Ecco non trovando parole mie mi sono ritrovato a citare Foscolo per concludere questa recensione... Se sarà letta da almeno una persona, sarà valsa la pena di scriverla.

    ha scritto il 

  • 5

    “…E non dimenticare mai che, fino al giorno in cui Iddio si degnerà di svelare all’uomo l’avvenire, tutta l’umana saggezza sarà riposta in queste due parole: aspettare e sperare”.

    Così si è conclusa, ...continua

    “…E non dimenticare mai che, fino al giorno in cui Iddio si degnerà di svelare all’uomo l’avvenire, tutta l’umana saggezza sarà riposta in queste due parole: aspettare e sperare”.

    Così si è conclusa, circa due settimane fa, la mia avventura con il Conte di Montecristo. Tutti noi, chi più chi meno, conosciamo la storia della più grande vendetta mai concepita dalla mente umana. Film, vecchi sceneggiati a puntate…sulla storia inventata da Alexander Dumas è già stato prodotto di tutto. Il romanzo però, nemmeno a dirlo, è tutt’altra cosa. Perché si sa: niente può contro la potenza evocativa delle parole. Si possono scegliere come attori figuranti perfetti, ma non ci sarà mai nessuno all’altezza delle descrizioni di Dumas quando parla dello sguardo del Conte. Uno sguardo che più volte viene ricordato ai lettori, unica traccia di un passato di disperazione e di solitudine inimmaginabile. Dumas ha ucciso Edmond Dantes e l’ha fatto rivivere nella straordinaria figura del Conte di Montecristo, ma non smette mai di ricordarci come dietro l’incredibile ricchezza, la cultura, l’eleganza e l’irreale compostezza di quest’uomo uscito dal nulla ci sia sempre l’ombra di quel semplice marinaio la cui vita fu distrutta proprio all’apice della felicità, a causa dei peggiori tra i sentimenti umani: invidia, brama di potere, codardia.
    Quando mi chiedono qual è il mio romanzo preferito (in realtà non me lo chiede quasi nessuno, perché ai più non interessa ) ho sempre risposto “Delitto e Castigo” di Dostoevskij. Poi è stata la volta del mio incontro con Dickens, e il David Copperfield ha preso il suo posto. Da ora in poi, non c’è più gara: ha vinto il Conte di Montecristo, chiusa la questione.
    Questo tomo di 1.200 pagine, che con la sua impressionante mole mi aveva sempre tenuto a distanza, (stupida me) è un viaggio straordinario tra le coste di Marsiglia, Parigi, Roma, che vale assolutamente la pena compiere. E’ uno di quei libri che non si possono leggere con superficialità, quando qualcos’altro ci distrae con immagini e rumori di sottofondo, perché ha bisogno di silenzio e di devozione totale: capiterà anche a voi, come è capitato a me, di volersi ritagliare sempre più spesso momenti di totale isolamento per potersene gustare fino in fondo la lettura. Dumas non lascia scampo. Ogni frase, ogni parola, ogni dettaglio sono importanti e ne sarete avidi. Leggerlo è stato un terremoto emotivo, ed è molto complicato cercare di rendere nero su bianco quello che mi ha trasmesso e soprattutto quello che mi ha lasciato. E non sto esagerando: chi ama leggere sa di cosa parlo.
    La storia, come dicevo prima, la conoscono più o meno tutti: Edmond Dantes è un giovane marinaio che sta per essere promosso capitano di una nave mercantile, è innamorato della bella Mercedes che sposerà di lì a qualche giorno ed è un figlio premuroso e devoto. Ma il destino, che fino ad un attimo prima pareva così carico di promesse, si abbatterà su di lui impietosamente. Viene arrestato con l’infamante accusa di bonapartismo proprio il giorno del suo fidanzamento, davanti a suo padre e alla donna che ama. Condotto il giorno stesso di fronte al procuratore del Re, non riuscirà a districarsi dal complotto ordito alle sue spalle, anzi: al brutto scherzo giocato dai suoi nemici, si aggiungerà anche l’opportunismo e la brama di potere di colui che dovrebbe garantire l’applicazione della Legge e della Giustizia . Nonostante le finte rassicurazioni del Procuratore del Re, viene condotto nottetempo nelle prigioni del Castello d’If, al largo della costa marsigliese. In questo luogo terribile trascorrerà quattordici anni, quattordici anni senza sapere perché e per colpa di chi è stato privato così a lungo della sua vita onesta, dimenticato dalla giustizia di Dio e degli uomini. Proprio quando ormai, stremato dalla solitudine e dalla disperazione, tenta il suicidio lasciandosi morire di fame, un barlume di speranza si riaccende in lui. Un rumore, dapprima impercettibile, poi sempre più insistente, arriva fino alla sua cella. E poi una voce, che dopo un tempo infinito rompe quel silenzio immobile. E’ l’Abate Faria, incarcerato anche lui da molteplici anni e creduto pazzo: incontro che cambierà per sempre la vita di Edmond. Le pagine in cui Edmond e Faria stringono amicizia sono tra le più belle del romanzo, quelle in cui a mio avviso emerge tutta la straordinaria bravura di Dumas. La descrizione di come la vita in cella diventa improvvisamente un momento felice di conoscenza e di affetto, di studio, di insegnamenti preziosi, è avvincente come un moderno tv movie. L’Abate Faria infatti è un uomo dotato di un ingegno fuori dal comune e di una immensa cultura, da cui Edmond apprenderà moltissimo. Ma soprattutto, ormai legati indissolubilmente come padre e figlio, pianificheranno insieme la fuga dal Castello. Grazie alla sagacità di Faria, Edmond riuscirà a vedere sempre più chiaramente cosa si cela dietro il suo arresto, e comincerà così a tessere le trame di una vendetta che si abbatterà implacabile sui suoi nemici.
    Quello che più mi ha colpito, a parte l’intrigo della trama e la costruzione lenta, metodica e geniale della vendetta, è stata la trasformazione psicologica del protagonista. Quando viene condotto nelle segrete del Castello D’ If Edmond è solo un ragazzo semplice che crede nella vita e negli uomini, con l’ingenuità tipica dei vent’anni. Quattordici anni di prigionia, per mano di esseri meschini e vigliacchi che invidiavano il suo piccolo mondo felice, cambieranno per sempre il suo animo puro. Quando finalmente si ritroverà libero ed infinitamente ricco, quel ragazzo morirà definitivamente. Il corpo invecchiato dalla prigionia è l’unica cosa che rimarrà intatta di Edmond Dantes, oltre ad una indicibile sofferenza che solo lo sguardo, a volte, tradirà.
    Il corpo di Edmond sarà la dimora del Conte di Montecristo, un uomo totalmente diverso: ricco, colto, affascinante, enigmatico. Con i suoi modi raffinati, il linguaggio ricercato e uno straordinario carisma riuscirà ad insinuarsi nell’alta società parigina, soggiogando con la sua aurea di mistero tutti coloro che un tempo l’avevano tradito e ricoperto d’infamia. Abile calcolatore, muove le sue ignare pedine verso il compimento di una vendetta che sente di dover infliggere a questi uomini come se non fossero solamente suoi nemici, ma come se punisse per mano di Dio un esempio di umanità empia e codarda. In preda ad un delirio di onnipotenza, più volte si sentirà un tramite della giustizia Divina, un emissario della Divina Provvidenza che lo ha salvato dalla morte affinché portasse a termine la sua volontà suprema, quella di premiare i giusti e condannare gli infami. E’ con queste deliranti convinzioni che la sua vendetta si alimenterà di orrore in orrore, fino a quando Il Conte capirà che nemmeno lui, così duramente colpito dalla vita, può arrogarsi il diritto di distruggere senza alcuna pietà quelle altrui. Ricorderà di essere ancora Edmond Dantes grazie a colei che un tempo amava profondamente, Mercedes. Solo lei, con il suo esempio di sconfinato amore materno, riuscirà ad aprire una breccia nell’impenetrabile corazza del Conte. Poco alla volta, e non senza tormento, nel suo animo troverà posto il perdono e arriverà finalmente a conoscere la pace ed una nuova, insperata felicità.
    Un elemento di grande attrattiva è anche l’ambientazione, un vero e proprio viaggio nel tempo: la società ottocentesca dell’ultimo Impero di Bonaparte e della successiva Restaurazione, di cui Parigi costituiva il fulcro vitale, scorre davanti a noi lettori come un film e ci regala bellissime immagini: scorci della vita marinara di Marsiglia, il Carnevale di Roma, i banditi che infestavano le campagne dell’Italia, le serate nei teatri parigini, le passeggiate in carrozza nei grandi boulevards della Ville Lumiere, i duelli con cui si dovevano risolvere le questioni tra galantuomini, e poi ancora amori clandestini, figli nati dal peccato, “dark lady” esperte in micidiali veleni….
    Insomma, buttatevi in quest’avventura. Ne uscirete prima di quanto pensiate, ed immensamente soddisfatti.

    ha scritto il 

  • 0

    Attenzione all'edizione BUR (e non solo): a tutte le edizioni con traduttore il "fantomatico" Emilio Franceschini mancano 300 pagine, fortuna che me ne sono accorto quando sono arrivato solo alla 40ma ...continua

    Attenzione all'edizione BUR (e non solo): a tutte le edizioni con traduttore il "fantomatico" Emilio Franceschini mancano 300 pagine, fortuna che me ne sono accorto quando sono arrivato solo alla 40ma pagina. L'ho abbandonato e mi sono buttato sulla edizione integrale Garzanti.
    Massimo biasimo alla casa editrice che non dichiara nulla!!!

    ha scritto il 

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