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Il conte di Montecristo

Di

Editore: Donzelli

4.6
(7292)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 1124 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi semplificata , Spagnolo , Chi tradizionale , Francese , Tedesco , Catalano , Svedese , Portoghese , Polacco , Russo , Olandese , Ungherese

Isbn-10: 8860364035 | Isbn-13: 9788860364036 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Curatore: Gaia Panfili ; Prefazione: Claude Schopp

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Rilegato in pelle , Tascabile economico , Cofanetto , eBook

Genere: Fiction & Literature , History , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    In poche parole (anche se già so che mi dilungherò) è l' esaltazione della volontà, dell'ingegno e della forza umana. E' la tragica rappresentazione dei sentimenti di amicizia e di amore (che consider ...continua

    In poche parole (anche se già so che mi dilungherò) è l' esaltazione della volontà, dell'ingegno e della forza umana. E' la tragica rappresentazione dei sentimenti di amicizia e di amore (che considero i più nobili e i più puri) che vengono traditi.Così come nella parte finale del libro, Il Conte "tradisce" e "si riscatta". C'è tutto quello che si può desiderare dalla vita e nello stesso tempo tutto quello che può capitarci anche se no ci avremmo scommesso un soldo. Si tratta di un romanzo senza pari, di un classico senza tempo, di un libro destinato a vincere di mille secoli il nulla eterno! Ecco non trovando parole mie mi sono ritrovato a citare Foscolo per concludere questa recensione... Se sarà letta da almeno una persona, sarà valsa la pena di scriverla.

    ha scritto il 

  • 5

    “…E non dimenticare mai che, fino al giorno in cui Iddio si degnerà di svelare all’uomo l’avvenire, tutta l’umana saggezza sarà riposta in queste due parole: aspettare e sperare”.

    Così si è conclusa, ...continua

    “…E non dimenticare mai che, fino al giorno in cui Iddio si degnerà di svelare all’uomo l’avvenire, tutta l’umana saggezza sarà riposta in queste due parole: aspettare e sperare”.

    Così si è conclusa, circa due settimane fa, la mia avventura con il Conte di Montecristo. Tutti noi, chi più chi meno, conosciamo la storia della più grande vendetta mai concepita dalla mente umana. Film, vecchi sceneggiati a puntate…sulla storia inventata da Alexander Dumas è già stato prodotto di tutto. Il romanzo però, nemmeno a dirlo, è tutt’altra cosa. Perché si sa: niente può contro la potenza evocativa delle parole. Si possono scegliere come attori figuranti perfetti, ma non ci sarà mai nessuno all’altezza delle descrizioni di Dumas quando parla dello sguardo del Conte. Uno sguardo che più volte viene ricordato ai lettori, unica traccia di un passato di disperazione e di solitudine inimmaginabile. Dumas ha ucciso Edmond Dantes e l’ha fatto rivivere nella straordinaria figura del Conte di Montecristo, ma non smette mai di ricordarci come dietro l’incredibile ricchezza, la cultura, l’eleganza e l’irreale compostezza di quest’uomo uscito dal nulla ci sia sempre l’ombra di quel semplice marinaio la cui vita fu distrutta proprio all’apice della felicità, a causa dei peggiori tra i sentimenti umani: invidia, brama di potere, codardia.
    Quando mi chiedono qual è il mio romanzo preferito (in realtà non me lo chiede quasi nessuno, perché ai più non interessa ) ho sempre risposto “Delitto e Castigo” di Dostoevskij. Poi è stata la volta del mio incontro con Dickens, e il David Copperfield ha preso il suo posto. Da ora in poi, non c’è più gara: ha vinto il Conte di Montecristo, chiusa la questione.
    Questo tomo di 1.200 pagine, che con la sua impressionante mole mi aveva sempre tenuto a distanza, (stupida me) è un viaggio straordinario tra le coste di Marsiglia, Parigi, Roma, che vale assolutamente la pena compiere. E’ uno di quei libri che non si possono leggere con superficialità, quando qualcos’altro ci distrae con immagini e rumori di sottofondo, perché ha bisogno di silenzio e di devozione totale: capiterà anche a voi, come è capitato a me, di volersi ritagliare sempre più spesso momenti di totale isolamento per potersene gustare fino in fondo la lettura. Dumas non lascia scampo. Ogni frase, ogni parola, ogni dettaglio sono importanti e ne sarete avidi. Leggerlo è stato un terremoto emotivo, ed è molto complicato cercare di rendere nero su bianco quello che mi ha trasmesso e soprattutto quello che mi ha lasciato. E non sto esagerando: chi ama leggere sa di cosa parlo.
    La storia, come dicevo prima, la conoscono più o meno tutti: Edmond Dantes è un giovane marinaio che sta per essere promosso capitano di una nave mercantile, è innamorato della bella Mercedes che sposerà di lì a qualche giorno ed è un figlio premuroso e devoto. Ma il destino, che fino ad un attimo prima pareva così carico di promesse, si abbatterà su di lui impietosamente. Viene arrestato con l’infamante accusa di bonapartismo proprio il giorno del suo fidanzamento, davanti a suo padre e alla donna che ama. Condotto il giorno stesso di fronte al procuratore del Re, non riuscirà a districarsi dal complotto ordito alle sue spalle, anzi: al brutto scherzo giocato dai suoi nemici, si aggiungerà anche l’opportunismo e la brama di potere di colui che dovrebbe garantire l’applicazione della Legge e della Giustizia . Nonostante le finte rassicurazioni del Procuratore del Re, viene condotto nottetempo nelle prigioni del Castello d’If, al largo della costa marsigliese. In questo luogo terribile trascorrerà quattordici anni, quattordici anni senza sapere perché e per colpa di chi è stato privato così a lungo della sua vita onesta, dimenticato dalla giustizia di Dio e degli uomini. Proprio quando ormai, stremato dalla solitudine e dalla disperazione, tenta il suicidio lasciandosi morire di fame, un barlume di speranza si riaccende in lui. Un rumore, dapprima impercettibile, poi sempre più insistente, arriva fino alla sua cella. E poi una voce, che dopo un tempo infinito rompe quel silenzio immobile. E’ l’Abate Faria, incarcerato anche lui da molteplici anni e creduto pazzo: incontro che cambierà per sempre la vita di Edmond. Le pagine in cui Edmond e Faria stringono amicizia sono tra le più belle del romanzo, quelle in cui a mio avviso emerge tutta la straordinaria bravura di Dumas. La descrizione di come la vita in cella diventa improvvisamente un momento felice di conoscenza e di affetto, di studio, di insegnamenti preziosi, è avvincente come un moderno tv movie. L’Abate Faria infatti è un uomo dotato di un ingegno fuori dal comune e di una immensa cultura, da cui Edmond apprenderà moltissimo. Ma soprattutto, ormai legati indissolubilmente come padre e figlio, pianificheranno insieme la fuga dal Castello. Grazie alla sagacità di Faria, Edmond riuscirà a vedere sempre più chiaramente cosa si cela dietro il suo arresto, e comincerà così a tessere le trame di una vendetta che si abbatterà implacabile sui suoi nemici.
    Quello che più mi ha colpito, a parte l’intrigo della trama e la costruzione lenta, metodica e geniale della vendetta, è stata la trasformazione psicologica del protagonista. Quando viene condotto nelle segrete del Castello D’ If Edmond è solo un ragazzo semplice che crede nella vita e negli uomini, con l’ingenuità tipica dei vent’anni. Quattordici anni di prigionia, per mano di esseri meschini e vigliacchi che invidiavano il suo piccolo mondo felice, cambieranno per sempre il suo animo puro. Quando finalmente si ritroverà libero ed infinitamente ricco, quel ragazzo morirà definitivamente. Il corpo invecchiato dalla prigionia è l’unica cosa che rimarrà intatta di Edmond Dantes, oltre ad una indicibile sofferenza che solo lo sguardo, a volte, tradirà.
    Il corpo di Edmond sarà la dimora del Conte di Montecristo, un uomo totalmente diverso: ricco, colto, affascinante, enigmatico. Con i suoi modi raffinati, il linguaggio ricercato e uno straordinario carisma riuscirà ad insinuarsi nell’alta società parigina, soggiogando con la sua aurea di mistero tutti coloro che un tempo l’avevano tradito e ricoperto d’infamia. Abile calcolatore, muove le sue ignare pedine verso il compimento di una vendetta che sente di dover infliggere a questi uomini come se non fossero solamente suoi nemici, ma come se punisse per mano di Dio un esempio di umanità empia e codarda. In preda ad un delirio di onnipotenza, più volte si sentirà un tramite della giustizia Divina, un emissario della Divina Provvidenza che lo ha salvato dalla morte affinché portasse a termine la sua volontà suprema, quella di premiare i giusti e condannare gli infami. E’ con queste deliranti convinzioni che la sua vendetta si alimenterà di orrore in orrore, fino a quando Il Conte capirà che nemmeno lui, così duramente colpito dalla vita, può arrogarsi il diritto di distruggere senza alcuna pietà quelle altrui. Ricorderà di essere ancora Edmond Dantes grazie a colei che un tempo amava profondamente, Mercedes. Solo lei, con il suo esempio di sconfinato amore materno, riuscirà ad aprire una breccia nell’impenetrabile corazza del Conte. Poco alla volta, e non senza tormento, nel suo animo troverà posto il perdono e arriverà finalmente a conoscere la pace ed una nuova, insperata felicità.
    Un elemento di grande attrattiva è anche l’ambientazione, un vero e proprio viaggio nel tempo: la società ottocentesca dell’ultimo Impero di Bonaparte e della successiva Restaurazione, di cui Parigi costituiva il fulcro vitale, scorre davanti a noi lettori come un film e ci regala bellissime immagini: scorci della vita marinara di Marsiglia, il Carnevale di Roma, i banditi che infestavano le campagne dell’Italia, le serate nei teatri parigini, le passeggiate in carrozza nei grandi boulevards della Ville Lumiere, i duelli con cui si dovevano risolvere le questioni tra galantuomini, e poi ancora amori clandestini, figli nati dal peccato, “dark lady” esperte in micidiali veleni….
    Insomma, buttatevi in quest’avventura. Ne uscirete prima di quanto pensiate, ed immensamente soddisfatti.

    ha scritto il 

  • 0

    Attenzione all'edizione BUR (e non solo): a tutte le edizioni con traduttore il "fantomatico" Emilio Franceschini mancano 300 pagine, fortuna che me ne sono accorto quando sono arrivato solo alla 40ma ...continua

    Attenzione all'edizione BUR (e non solo): a tutte le edizioni con traduttore il "fantomatico" Emilio Franceschini mancano 300 pagine, fortuna che me ne sono accorto quando sono arrivato solo alla 40ma pagina. L'ho abbandonato e mi sono buttato sulla edizione integrale Garzanti.
    Massimo biasimo alla casa editrice che non dichiara nulla!!!

    ha scritto il 

  • 5

    DA LEGGERE ASSOLUTAMENTE

    Nonostante la lunghezza di questo capolavoro, la concentrazione è sempre ai massimi livelli grazie alla trama intrigante e mai scontata....
    Veramente un grandissimo romanzo!

    ha scritto il 

  • 5

    Un capolavoro

    Ho aspettato lungo tempo prima di leggere questo classico della letteratura, e davvero non capisco perchè avessi tutto questo timore di leggerlo, perchè ora che l'ho finito posso dire di averlo adorat ...continua

    Ho aspettato lungo tempo prima di leggere questo classico della letteratura, e davvero non capisco perchè avessi tutto questo timore di leggerlo, perchè ora che l'ho finito posso dire di averlo adorato. Il volume così imponente può spaventare, ma Dumas è riuscito a mettere su una trama davvero avvincente e intricata, che incolla il lettore alle pagine del libro. Inizialmente su alcuni capitoli ammetto di aver fatto un pò di fatica ad andare avanti perchè non capivo bene quali fossero i collegamenti con la storia, ma andando avanti l'intreccio si fa chiaro, si cominciano a delineare i fatti e a ricollegare storie e personaggi, e dal quel momento in poi la storia mi ha letteralmente incollato alle pagine. Quasi mi dispiace di averlo terminato, la figura del conte di Montecristo è decisamente affascinante e mi mancherà parecchio!

    ha scritto il 

  • 5

    Attendre et espérer

    Nel momento in cui, leggendo le ultime pagine, i vostri occhi s'inumidiranno di lacrime; nel momento in cui, chiuso per l'ultima volta, vacillerete prima di riporlo; nel momento in cui le parole final ...continua

    Nel momento in cui, leggendo le ultime pagine, i vostri occhi s'inumidiranno di lacrime; nel momento in cui, chiuso per l'ultima volta, vacillerete prima di riporlo; nel momento in cui le parole finali riecheggeranno nella vostra mente come un intrascurabile mantra... Ebbene, quello sarà il momento in cui vi renderete conto di aver vissuto una delle migliori avventure della vostra vita, di quelle capaci di modellare la vostra condotta per il resto della vostra vita. Chapeau.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    0

    Data la mia scarsa propensione a leggere classici nutrivo seri dubbi sul leggere o meno questo libro…poi è saltato fuori un GdL e ho pensato fosse l’occasione giusta…male che andava, lo abbandonavo…
    D ...continua

    Data la mia scarsa propensione a leggere classici nutrivo seri dubbi sul leggere o meno questo libro…poi è saltato fuori un GdL e ho pensato fosse l’occasione giusta…male che andava, lo abbandonavo…
    Devo dire che l’inizio mi è particolarmente piaciuto. Sono stata colpita dalla velocità con cui accadevano i fatti e dai vari colpi di scena, tanto da pensare che si trattava di un classico atipico dal momento che i pochi che avevo letto in precedenza erano tutti terribilmente lenti ed è proprio questo fatto a farmi passare la voglia di leggerne altri.
    Come dicevo, l’inizio l’ho trovato davvero avvincente, diciamo che mi è piaciuta tutto fino a quando viene ritrovato il tesoro. Durante la lettura sono stata particolarmente coinvolta dalla parte ambientata in prigione, dove il nostro Edmond conosce quella meravigliosa persona che è Faria che ho paragonato subito a Leonardo Da Vinci in quanto a genialità. Devo dire ho trovato il tutto un po’ esagerato, va bene inventarsi le cose, ma quando è troppo è troppo, eppure qui anche il troppo c’è stato bene, nonostante tutto. Bella anche la parte dell’evasione, il modo in cui essa è avvenuta.
    Dopo il ritrovamento del tesoro devo dire che sono stata meno coinvolta dalla vicenda, certo, non vedevo l’ora che si compisse la vendetta nei confronti di quei due abominevoli esseri che rispondevano al nome di Danglars e Villefort , ma ho trovata un po’ noiosa la parte successiva. Mi è piaciuto quando Edmond, sotto altre spoglie, non ricordo il nome esatto, è andato dal suo vecchio padrone, Morrel, ormai caduto in miseria, per aiutarlo…se lo meritava, è stato l’unico che si è preoccupato per lui quando l’avevano arrestato ma il periodo successivo, quello del carnevale romano soprattutto, l’ho letto svogliatamente, con scarso interesse, anche se ho trovato interessante il personaggio di Luigi Vampa.
    Il libro recupera invece molti punti nella parte francese, da quando il Conte prende residenza a Parigi le cose si fanno più interessanti, c’è aria di vendetta nell’aria ed io esulto. Il capitolo della cena ad Ateuil ad esempio è un esempio di quello che mi piace di questo libro. Certo, poi ci sono anche momenti poco interessanti anche qui…la tirano troppo per le lunghe sia con i matrimoni che con i funerali, ma in generale questa parte mi è piaciuta molto, in particolare il personaggio di Maximilien Morrel ma anche Albert, nonostante il padre è venuto su molto bene, probabilmente grazie alla mamma.
    Mi hanno fatta divertire anche i vari travestimenti del Conte, l’abate Busoni in primis.
    Il finale è davvero degno di una puntata di Carramba che sorpresa, ma sono stata davvero contenta del ricongiungimento tra Maximilien e Valentine, soprattutto per lui che è stato uno dei miei personaggi preferiti di tutto il libro insieme all’abate Faria.
    Mi è dispiaciuto che le donne non siano state molto considerate da Dumas, è vero che ci sono ma non hanno avuto grande rilievo nella storia, Mercedes a parte forse, ma anche lei non ha avuto molto spazio. Peccato.

    ha scritto il 

  • 5

    meraviglioso! Non fatevi spaventare dalla mole! Non vorrete più staccarvi!

    Un libro di cui si sente la paura che finisca già dopo poche pagine!
    L'ho appena chiuso e già ne sento la mancanza.
    Una scrittura se pur d'altri tempi, sempre scorrevole, ogni personaggio viene pres ...continua

    Un libro di cui si sente la paura che finisca già dopo poche pagine!
    L'ho appena chiuso e già ne sento la mancanza.
    Una scrittura se pur d'altri tempi, sempre scorrevole, ogni personaggio viene presentato in modo scrupoloso.
    All'inizio ho fatto un po' fatica a collegare le storie dei vari personaggi che vengono riprese a volte dopo molti capitoli. Ma Dumas sa incalzare la lettura, sa incollarti al libro! I capitoli sono brevi e appassionanti.
    pieno di emozioni e colpi di scena.
    Ogni volta che accendevo il reader era come se venissi catapultata in un mondo parallelo, vedevo, sentivo, odoravo ogni cosa, ero spettatrice si, ma era come essere davvero sugli scogli, dentro la cella della prigione, sopra il ponte della nave, distesa sui magnifici tappeti a gustare cibi prelibati!
    Ho pianto, mi sono spaventata, ho gioito, ho provato odio, affetto, speranza.
    Ed è proprio con queste parole che questo capolavoro si chiude:
    "Il Conte ci ha lasciato scritto che l'umana saggezza sta tutta intera in queste due parole: aspettare e sperare"

    ha scritto il 

  • 4

    ma che bel classico!!!

    non me l'aspettavo. guardavo con timore le oltre 1000 pagine, che già intravedevo pesanti come mattoni.
    e invece, sorpresa: pur essendo il linguaggio usato d'altri tempi, e in alcuni tratti non propri ...continua

    non me l'aspettavo. guardavo con timore le oltre 1000 pagine, che già intravedevo pesanti come mattoni.
    e invece, sorpresa: pur essendo il linguaggio usato d'altri tempi, e in alcuni tratti non proprio agevole, la narrazione è sempre scorrevole e avvincente.
    emoziona e rapisce, questa storia di sfortuna, riscatto e vendetta del povero Dantes.
    colpisce la complessità e varietà della trama, l'intreccio, il modo garbato dell'autore di dare un giusto ordine e tanta chiarezza ai frequenti cambi di situazioni, che però tutte si legano in una storia dove il filo non si perde mai.
    interessante anche l'aspetto della onnipresente fede cristiana, che si respira nelle numerose invocazioni dei personaggi, e che si comprende connaturata a uomini di altri tempi.
    un classico che non deve mancare a nessun amante della lettura.

    ha scritto il 

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