Il contesto

Una parodia

Di

Editore: Einaudi ( Nuovi coralli ; 147 )

4.0
(853)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 122 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Francese

Isbn-10: 8806010999 | Isbn-13: 9788806010997 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Politica

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  • 4

    Mi dispiace solo non averlo letto quando era appena uscito, quando le collusioni e gli intrighi erano ancora solo sospettate e non provate (e tanti persone ancora non erano state assassinate).
    Devo di ...continua

    Mi dispiace solo non averlo letto quando era appena uscito, quando le collusioni e gli intrighi erano ancora solo sospettate e non provate (e tanti persone ancora non erano state assassinate).
    Devo dire che in alcuni punti mi sono "persa", ma questo non mi e' pesato affatto, sono tornata indietro ed ho ripreso il filo: il linguaggio e' perfetto , scarno, essenziale, efficace.
    Assolutamente da consigliare.

    ha scritto il 

  • 4

    l'ho trovato pessimista, sconfortato, impotente, inerme. Lungimirante.
    Freddo, dite? Forse, se si vivesse altrove. Agghiacciante, piuttosto, vivendo qui e leggendo quotidianamente di Stato-mafia, coll ...continua

    l'ho trovato pessimista, sconfortato, impotente, inerme. Lungimirante.
    Freddo, dite? Forse, se si vivesse altrove. Agghiacciante, piuttosto, vivendo qui e leggendo quotidianamente di Stato-mafia, collusioni, insabbiamenti*.
    Scritto benissimo: ho nostalgia della scrittura colta e scarna di Sciascia, senza metafore troppo ardite o frasi di una sola parola(**) nelle quali mi capita troppo spesso di inciampare con gli italiani contemporanei. Credo che apprezzerei anche la lista della spesa, scritta da lui.

    (*) Non è che la seconda repubblica incontri il mio apprezzamento (eufemismo) ma quando sento qualcuno che ha nostalgia della prima, mi chiedo se c'era e in quel caso gli consiglio un trattamento di memoril compresse.
    (**) Umberto Eco, https://goo.gl/9IoA71

    ha scritto il 

  • 3

    “Perché il sistema consente di arrivare al potere col disprezzo; ma è l'iniquità, l'esercizio dell'iniquità, che lo legittima.”

    ★★★ ½
    Come un segugio l’ispettore Rogas indaga sull’omicidio di alcuni magistrati.
    Segue tracce, cerca indizi e intanto gli omicidi prendono una piega seriale che mira a sterminare ogni procuratore de ...continua

    ★★★ ½
    Come un segugio l’ispettore Rogas indaga sull’omicidio di alcuni magistrati.
    Segue tracce, cerca indizi e intanto gli omicidi prendono una piega seriale che mira a sterminare ogni procuratore della Repubblica che si trovi nei paraggi.
    Follia? Vendetta? Oppure si tratta di un preciso progetto politico.
    Quest’ultima ipotesi è accreditata in prefettura dove si attribuiscono i fatti ai nascenti gruppi antagonisti. Anarchici, insurrezionalisti e chiunque esprima pensieri che mirano a scardinare lo Stato.
    Rogas è un uomo colto con una forte autonomia di pensiero che gli impedisce di farsi trascinare dalle tesi che i suoi superiori impongono. Dare credito al proprio istinto, ignorare ciò che gli viene suggerito ha però delle conseguenze…
    Si potrebbe sinteticamente dire che qui c’è una trama sottile condotta con spessore.
    Sciascia è un erudito che sfoggia citazioni rigirandosi tra le mani il suo sapere come fosse una fine esibizione di magia.
    Il contesto è pura circostanza in cui accadono degli eventi. E’ una caricatura che permette di fare riflessioni universali. Si parla dell’Uomo qui; del bene e del male che non hanno nazione.
    La parodia –come è giusto che sia- esagera ed enfatizza le parole dando una sfumatura quasi inverosimile così che la lettura può essere poco coinvolgente se non addirittura ostica.
    Si costruiscono dialoghi in cui si cita, ad esempio, “la scommessa” di Pascal oppure Borges e le sue riflessioni sull’esistenza di Dio. E’ un susseguirsi di domande di valore universale: cos’è il potere? E la giustizia?
    Uno Sciascia che non travolge come altrove.
    Stuzzica il pensiero, però. E non è poco…

    ”Intorno a questo caso, mi si delineò la storia di un uomo che va ammazzando giudici e di un poliziotto che, ad un certo punto, diventa il suo alter ego. Un divertimento. Ma mi andò per altro verso: ché ad un certo punto la storia cominciò a muoversi in un paese del tutto immaginario; un paese dove non avevano più corso le idee, dove i principi - ancora proclamati e conclamati - venivano quotidianamente irrisi, dove le ideologie si riducevano in politica a pure denominazioni nel giuoco delle parti che il potere si assegnava, dove soltanto il potere per il potere contava. Un paese immaginario, ripeto. E si può anche pensare all'Italia, si può anche pensare alla Sicilia; ma nel senso del mio amico Guttuso quando dice: «anche se dipingo una mela, c'è la Sicilia». La luce. Il colore. E il verme che da dentro se la mangia? Ecco, il verme, in questa mia parodia, è tutto d'immaginazione.”
    [ intervista Leonardo Sciascia da “Assonanze La palma va a nord di Leonardo Sciascia, a cura di Valter Vecellio, Edizioni Quaderni Radicali, 1981”.]

    ha scritto il 

  • 4

    Ancora una volta Sciascia non delude con la forza della sua scrittura e la sua capacità di raccontare in modo scorrevole ma non per questo semplicistico o banale, con il coinvolgimento che genera la t ...continua

    Ancora una volta Sciascia non delude con la forza della sua scrittura e la sua capacità di raccontare in modo scorrevole ma non per questo semplicistico o banale, con il coinvolgimento che genera la trama delle sue storie, con la sua amara ironia.
    La storia è nota ed appare superfluo starla di nuovo a riassumere. Fatto sta che gli avvenimenti narrati da Sciascia nel lontano 1971 appaiono come una visione preveggente dell’attuale situazione italiana. Molto prima delle stragi di Capaci e Via D’Amelio, del Maxi-processo di Palermo e dei vari processi Stato-Mafia, Sciascia identifica ante litteram il termine “mafia” come un modo di operare della classe politica, degli imprenditori, della finanza, perfino di alcune aree del Vaticano e dei vertici militari, come una enorme potenza economica trasversale il cui profitto cresce con il successo di ciascuna azione illegale. E qui ci da una dimostrazione pratica di come questo mostro a più teste agisca per perseguire i suoi scopi.
    Ed ecco che una narrazione iniziata quasi come un divertissement scritto con leggera ironia, vira in una storia emblematica ed amara, in una scrittura incalzante che ci racconta di avvenimenti sempre più drammatici, di colloqui significativi e illuminanti come quello di Rogas con il presidente della Corte Suprema, di una fine inevitabile che attende l’investigatore, troppo retto, troppo curioso, troppo poco malleabile. Perfetto però come capro espiatorio.
    Dopo aver letto il romanzo è stato un piacere vedere il bellissimo film di Francesco Rosi, "Cadaveri eccellenti", film per il quale sembra che Sciascia si sia rifiutato di seguire la sceneggiatura come del resto nelle sue abitudini per tutti i film tratti dai suoi romanzi che considerava conclusi nella loro forma letteraria, mentre riteneva i film qualcosa di “altro”.
    Non solo si tratta di un film notevole (inserito nell’elenco dei 100 film italiani da salvare) con attori d’eccezione quali Lino Ventura (Rogas) e Max von Sydow (presidente Riches), ma, a mio parere, interpreta perfettamente lo spirito del romanzo di Sciascia e il suo messaggio.

    ha scritto il 

  • 4

    Sciascia lo chiama "una parodia", come intendesse giocare, ma da grande uomo di cultura quale è, usa l'ironia per avvicinarsi alla realtà più che per allontanarsene (Ironia, definizione: alterazione s ...continua

    Sciascia lo chiama "una parodia", come intendesse giocare, ma da grande uomo di cultura quale è, usa l'ironia per avvicinarsi alla realtà più che per allontanarsene (Ironia, definizione: alterazione spesso paradossale, allo scopo di sottolineare la realtà di un fatto mediante l'apparente dissimulazione della sua vera natura o entità).
    In queste paese sconosciuto, ma indentificabile con la Sicilia e l'Italia intera, si scatena un balletto poliziario e giudiziaro in seguito alle ripetute uccisioni di uomini di Stato. Ecco allora aprirsi l'abisso dell'incompetenza, del pressappochismo, delle ragioni di stato, della corruzione, delle ideologie accecanti, che purtroppo rispecchiano più o meno bene la stagione politica di quegli anni, attraversata da stragi e uccisioni eccellenti e poi finita in tangentopoli.

    Non si salva nessuno: nè gli ambigui e intelligenti uomini del governo, gli spaventati uomini dell'opposizione (puro stile PCI: non pronti a fare la rivoluzione), la polizia incapace o succube, i giudici forcaioli (basta un precedente per essere segnato a vita). Manca la popolazione tutta: il grande assente, persa nell'inazione e passiva accettazione, sparita in un silenzio assordante.

    La storia poliziottesca è ben tessuta e piacevole alla lettura, complice lo stile erudito ma scorrevole dell'autore, che ci accompagna piacevolmente fra giravolte e colpi di scena fino alla fine.
    Quella fine che vuole essere ambigua. Rogas è stato ucciso in nome della ragione di Stato, per non scoprire altarini che devono rimanere nascosti? Probabile.
    Rogas ha ucciso il ministro dell'opposizione con la vana illusione di scatenare una rivoluzione che l'opposizione stessa scopre di non volere? Meno probabile, ma affascinante.

    ha scritto il 

  • 3

    Cogito ergo sum

    Ho cominciato la lettura immergendomi in un'atmosfera che, pur non essendo collegata a una collocazione geografica precisa, mi "dava" di sicilianitá: i personaggi e i loro discorsi, la sottile ironia ...continua

    Ho cominciato la lettura immergendomi in un'atmosfera che, pur non essendo collegata a una collocazione geografica precisa, mi "dava" di sicilianitá: i personaggi e i loro discorsi, la sottile ironia che li pervadeva, certe considerazioni di Rogas, mi son sembrati simili a quelli che possiamo trovare in un libro di Camilleri, se non addirittura di Pirandello.
    E sono "entrata nel libro" entusiasta.
    Poi però l'entusiasmo si è spento, probabilmente per le aspettative sbagliate che mi ero creata: ho avuto, lo confesso, qualche difficoltà a stare dietro ai discorsi, mi son sembrati troppo intellettualistici, persino sofistici.
    Che immagino possa essere proprio quello che voleva sottolineare Sciascia, ma a me hanno dato la sensazione di un punto di vista dall'alto - troppo dall'alto - e di un atteggiamento elitario da parte dello scrittore, giudicante senza darlo a vedere - perché son proprio quei discorsi a parlare per lui, senza che Sciascia intervenga a dire la sua - una sorta di tecnica veristica, insomma.
    Pregevolmente lungimirante lo scrittore, ma il libro mi è apparso freddo, forse proprio per questo eccesso di raziocinio.
    Per concludere: non posso contestare la profonda verità che emerge dallo scritto di Sciascia, chi potrebbe peraltro? Ma non mi è piaciuto il modo in cui l'ha espressa.

    ha scritto il 

  • 4

    Parodia. Si fa per dire.
    In un paese sconosciuto (ma non troppo) muoiono assassinati alcuni giudici. L’ispettore Rogas, uomo di grande rettitudine, è incaricato di indagare. L’attenzione cade su un ce ...continua

    Parodia. Si fa per dire.
    In un paese sconosciuto (ma non troppo) muoiono assassinati alcuni giudici. L’ispettore Rogas, uomo di grande rettitudine, è incaricato di indagare. L’attenzione cade su un certo Cres, condannato ingiustamente per il tentato omicidio della moglie.
    Ingiustamente.
    Qualcuno l’ha processato, giudicato, recluso.
    Ingiustamente.
    Potrebbero essere stati proprio quei magistrati vittime della mano omicida. Questa la pista che segue Rogas. Tuttavia, dall’alto arriva il “suggerimento” di spostare l’attenzione verso un gruppo di neoanarchici evangelici.
    “- Eccellenza, mi pare che abbiamo abbandonato la pista giusta per seguirne una falsa. Dico per l’assassinio dei giudici.
    Il ministro guardò Rogas con compatimento e diffidenza. Disse - Forse. Ma continuate a seguirla.”

    Potere e corruzione. Potere e criminalità. Ecco il “contesto”, l’intreccio, la tessitura, l’unione delle parti, il concatenarsi di ordini e di eventi.
    In un Paese figlio del Potere corrotto e corruttore.
    Un Paese guasto. Si fa per dire.
    Si dice.
    È.

    P.S. Caro Leonardo, comprendo perché iniziasti divertendoti e proseguendo il divertimento si spense.
    Fossi qui oggi…

    ha scritto il 

  • 4

    Uscito nel 1971, predice con tempismo sorprendente i crimini imminenti delle Brigate Rosse e di altre formazioni di estrema sinistra e destra che, fra l'altro, per età anagrafica io ho vissuto "in tem ...continua

    Uscito nel 1971, predice con tempismo sorprendente i crimini imminenti delle Brigate Rosse e di altre formazioni di estrema sinistra e destra che, fra l'altro, per età anagrafica io ho vissuto "in tempo reale". Nonostante la localizzazione geografica sia imprecisata, come afferma Sciascia stesso nella postfazione, è evidente che i fatti narrati si riferiscono all'Italia e, forse, alla sua Sicilia. La tesi di base è semplice: il primo obiettivo di chi detiene il potere (o è suo amico, palese o segreto) è quello di consolidare la propria supremazia facendo ricorso ad ogni mezzo. Ammazzatine comprese, con colpi alla nuca o altro. Partiti di governo e di opposizione, gruppi extraparlamentari, magistratura, e in genere tutti i poteri partecipano più o meno occultamente al funzionamento di quest'ingranaggio. Si aggiunga la connivenza, l'incuria e l'incapacità (la polizia locale aveva arrestato una diecina di persone che non c'entravano per niente e si agitava a sorteggiare tra queste il colpevole). Infatti, contribuirono all'insabbiamento o alla distorsione della verità non solo malavitosi ma anche "servitori dello stato" del potere esecutivo, legislativo e giudiziario.
    Sciascia ha voluto che nella narrazione non tutto sia comprensibile ed esplicito, proprio come, in realtà, non tutto lo fu allora, né lo è ancora oggi. L'ispettore Rogas (alter ego di Sciascia?) possiede principi morali in un paese dove questa è dote rara e si batte e dibatte in un mondo dove l'opportunismo ed il pragmatismo invariabilmente sopprimono valori e ideali. Le qualità che fanno di lui un eccellente investigatore sono le stesse che lo mettono in attrito con i suoi superiori, i quali gli impongono norme di comportamento volte all'autotutela del sistema: Che ogni ombra che potesse offuscare la tersa reputazione del defunto Varga venisse da Rogas valutata nel discredito che ingiustamente sarebbe caduto sull'intero corpo giudiziario: e dunque con ogni cautela, nonché scongiurata al primo manifestarsi, rimossa nel caso irresistibilmente insorgesse.
    Notevole l'incontro di Rogas con il presidente della Corte Suprema che, in un dialogo degno di Dostoevskj, ridicolizza il vecchio concetto di colpevolezza di Rogas e tratteggia la sua personale, bizzarra idea di giustizia. "L'errore giudiziario non esiste". "...la sola forma possibile di giustizia, di amministrazione della giustizia, potrebbe essere, e sarà, quella che nella guerra militare si chiama decimazione. Il singolo risponde dell’umanità. E l’umanità risponde del singolo". E anche il colloquio con il Ministro: Eccellenza, mi pare che abbiamo abbandonato la pista giusta per seguirne una falsa. Dico per l'assassinio dei giudici. Il ministro guardò Rogas con compatimento e diffidenza. Disse - Forse. Ma continuate a seguirla.
    Rogas difende lo Stato da coloro che lo rappresentano. Compito impari, sarebbe meglio adeguarsi. O morire.
    Un libro sofferto, asciutto, denso, breve e appassionante.

    ha scritto il 

  • 2

    ★★ e 1\2

    Può essere che sia io ad aver un problema con la letteratura italiana (ma neanche visto che alcuni classici mi piacciono parecchio)... anche questo l'ho apprezzato a metà.

    ha scritto il 

  • 4

    Una parodia che nasce come tale e poi, per stessa ammissione dell'autore, finisce per non essere più così divertente da scrivere: la realtà, a volte, supera, drammaticamente, la fantasia.

    ha scritto il 

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