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Il contesto

Una parodia

Di

Editore: Einaudi ( Nuovi coralli ; 147 )

4.0
(777)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 122 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Francese

Isbn-10: 8806010999 | Isbn-13: 9788806010997 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Political

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Descrizione del libro
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  • 5

    E' un romanzo breve ed intenso, pieno di citazioni e di influenze di grande spicco: Borges, Manzoni, Voltaire, il Vangelo... che impreziosiscono i discorsi trai personaggi. Dalla sua lettura si riesce ...continua

    E' un romanzo breve ed intenso, pieno di citazioni e di influenze di grande spicco: Borges, Manzoni, Voltaire, il Vangelo... che impreziosiscono i discorsi trai personaggi. Dalla sua lettura si riesce a percepire il potere occulto e palese che Sciascia aveva già scoperto nel 1971. Disarmante è la nota che Sciascia lascia a fine lettura:
    Non so bene, ma questa può essere una spiegazione: che ho cominciato a scriverla con divertimento, e l'ho finita che non mi divertivo più.
    Rogas è un ispettore della polizia che viene a conoscenza di un complotto contro lo Stato, o meglio, contro lo Spirito dello Stato. Da questo libriccino si capisce la prima ed eclatante mancanza di Stato quando già il complotto si evolve e dimostra in penombra i suoi architetti più clamorosi. Ma a differenza di ogni poliziesco, Sciascia non ci da nessuna chance per cogliere il colpevole e la lettura si interrompe con la morte di Rogas, di Amar, il segretario generale del Partito Rivoluzionario Internazionale e Riches, il presidente del tribunale. Le tre figure simbolo della tutela della libertà e giustizia. Rogas aveva capito tutto ma, alla sua morte, lo stato insabbia tutto e lo dipinge come un ribelle. E' lo stesso suo amico, Cusan, che rivela questo disprezzo per il lavoro di Rogas quando, una volta al Partito, scopre come lo stesso partito e il partito di governo concordano una visione delle autorità concorde allo stato di quiete. Non ci sarà nessun colpevole, nessun processo, nessuna indagine che possa far giustizia agli assassinati. Tutti i manuali di letteratura italiana, tutti i critici e tutti i cazzoni che professano di letteratura, insistono nell'inserire questo romanzo nel contesto siciliano, quando non capiscono che questo romanzo va bene in qualunque posto si voglia ricucirlo ma poveri disgraziati, loro lo fanno solo per i precedenti di Sciascia, è dato che lui ha i precedenti allora è lecito giudicare così.
    E torno a ripensare alla nota che ha scritto Sciascia su questo romanzo, capendo che non c'è niente di divertente in tutto questo.

    ha scritto il 

  • 1

    una palla ma colta e piena di citazioni

    ovviamente finisce male...e va be'
    ovviamente sciascia è di sinistra...e va be'
    ma la quarta di copertina parlava di un giallo uno dei più ...
    dei più ma cosa
    Già parte scialbo e poi si perde disquise ...continua

    ovviamente finisce male...e va be'
    ovviamente sciascia è di sinistra...e va be'
    ma la quarta di copertina parlava di un giallo uno dei più ...
    dei più ma cosa
    Già parte scialbo e poi si perde disquisendo
    del sistema giudiziario e di Voltaire e l'illuminismo,
    e dei massimi sistemi e metafisica:
    cose che potrebbero avere interresse durante una riunione del partito radicale o consimili.
    Certo è il travestimento """comico""" della seria situazione italiana ma di giallo non ha niente
    deludente

    ha scritto il 

  • 4

    « Eccellenza, mi pare che abbiamo abbandonato la pista giusta per seguirne una falsa. Dico per l’assassinio dei giudici ».
    Il ministro guardò Rogas con compatimento e diffidenza. Disse « Forse. Ma con
    ...continua

    « Eccellenza, mi pare che abbiamo abbandonato la pista giusta per seguirne una falsa. Dico per l’assassinio dei giudici ».
    Il ministro guardò Rogas con compatimento e diffidenza. Disse « Forse. Ma continuate a seguirla ».

    Così, signor Sciascia, ci conosciamo. Ho tanto sentito parlare di lei, ma non avevo mai letto qualcosa di suo. E questo piccolo testo… è un gioiello, una perla rara. Mi dispiace soltanto non abbia scritto qualcosa di più.
    È interessante, Leonardo – posso chiamarti Leonardo? – il modo in cui raccogli gli ingranaggi del giallo e li torci fino a farli estranei. Ci sono questi ammazzamenti di giudici, un ispettore… E il colpevole lo scopriamo già a pagina 30. Ma poi la realtà si incastra nel crimine, la realtà criminosa per cui quel crimine è un incidente necessario. L’ispettore ha già scoperto il colpevole? Più veloce di un Poirot, più efficiente di uno Sherlock! Benissimo, ma adesso basta giocare: ci sono altri colpevoli da perseguire, nemici dello Stato su cui possiamo e dobbiamo scaricare fardelli di responsabilità, perché in un paese come il nostro verità e giustizia sono solo etichette da appiccicare a piacimento.
    E c’è di più. Individuare un colpevole, il colpevole non è affatto importante. E qui la signora Christie avrebbe un mancamento. Non è importante, perché siamo tutti colpevoli. Nella società di massa non c’è un solo individuo che sia innocente. Anzi, nella società di massa non c’è un solo individuo: la massa è un unico corpo criminale. Per aver ragione della massa criminale, c’è bisogno di uno stato criminale. Uno stato che si auto-conservi attraverso il disprezzo e l’esercizio dell’iniquità, che colpisca nel mucchio, che spari sull’innocente ed elevi il boia al solo scopo di istillare nella massa il senso dell’insensatezza della giustizia e il necessario timore della stessa.
    Di fronte alla perversione dell’amministrazione della giustizia, all’ispettore – uomo libero, servente della verità – non resta che adeguarsi al meccanismo. O morire. Ecco che tu scrivi, in un memorabile passaggio,
    « Dentro il problema di una serie di crimini che per ufficio, per professione, si sentiva tenuto a risolvere, ad assicurarne l’autore alla legge se non alla giustizia, un altro ne era insorto, sommamente criminale nella specie, come crimine contemplato nei principi fondamentali dello Stato, ma da risolvere al di fuori del suo ufficio, contro il suo ufficio. In pratica, si trattava di difendere lo Stato contro coloro che lo rappresentavano, che lo detenevano. Lo Stato detenuto. E bisognava liberarlo. Ma era in detenzione anche lui: non poteva che tentare di aprire una crepa nel muro ».
    Leonardo, tu questo lo pubblicavi nel 1971 – e certo l’avevi scritto prima. L’avevi scritto, forse, gli stessi giorni della strage di piazza Fontana. Tre anni prima della strage di piazza della Loggia. Tre anni prima della strage dell’Italicus. Quattro anni prima dell’omicidio Pasolini. Sette anni prima del rapimento Moro. Nove anni prima della strage della stazione di Bologna. E potrei continuare. E potrei allargare il quadro. Potrei estendere la pestilenza della detenzione a tutto il mondo come oggi lo conosciamo. Un mondo che risponde perfettamente alla logica di un titolo pirandelliano, Così è, se vi pare, e che non risponde a nessun’altra logica.

    ha scritto il 

  • 0

    Rogas, Riches, Cres

    Sciascia al suo meglio in fatto di denuncia del sistema, citazioni letterarie e scrittura calibratissima. Un diamante seducente e purissimo da riscoprire.

    ha scritto il 

  • 4

    Scritto nel 1971, pare stampato qualche settimana fa.
    Chiaramente si parla di un paese inventato, dove chi è al potere complotta e maneggia per rimanervi, con il consenso di tutte le parti in gioco. C ...continua

    Scritto nel 1971, pare stampato qualche settimana fa.
    Chiaramente si parla di un paese inventato, dove chi è al potere complotta e maneggia per rimanervi, con il consenso di tutte le parti in gioco. Chi ne fa le spese non può che essere chi vuole vedere chiaro in una situazione (inventata!) dove tutti spiano tutti.
    E che dire della "palazzina immersa nel verde di un parco che una volta era stata la residenza estiva, appena fuori le mura, dei duchi di San Concordio."? Un piccolo gioiello della mentalità di questo paese inventato che fa da sfondo alla vicenda...
    Come spesso succede, dopo aver letto Sciascia rimane una sensazione di dolore persistente alla bocca dello stomaco :(

    ha scritto il 

  • 5

    Sciascia, lo scherzo, la parodia...la realtà inquietante.

    Già nel sottotitolo de “Il contesto” si può intuire come questo romanzo potrebbe risultare un'illusione, un gioco delle parti senza punti fermi e senza orientamento,”Una Parodia" in cui l'autore userà ...continua

    Già nel sottotitolo de “Il contesto” si può intuire come questo romanzo potrebbe risultare un'illusione, un gioco delle parti senza punti fermi e senza orientamento,”Una Parodia" in cui l'autore userà tutti i suoi artifici narrativi: dal gioco alla beffa, dall'ironia leggera all'amarezza, dal ricordo quasi svanito all'illusione oratoria tra luci ed ombre, che eliminano quelle differenze marcate quando i confini sono netti. Già i nomi dei protagonisti quanto quelli delle città, sono come frammenti di un codice che se non se ne conosce la traduzione, stridono ed imbarazzano la necessaria concentrazione: Chiro, Algo, Sanza, Reis, Azar non sono casuali dissonanze ed è una questione d'esperienza, d'intuito, a far si che ci tornino utili piuttosto che danneggiarci. Quello che sembra chiederci Sciascia quindi, è una visione delle cose reversibile in cui anch'egli si sdoppia in scrittore e lettore, poeta ed investigatore in un un rimando di specchi, vetri e richiami lontani, in cui l'astrazione sostiene una storia reale e viceversa. Dove ci vogliono anche un equilibrio quasi matematico, una maniera d'uso, per non cadere nel vuoto e perdersi in chimeriche idee, nelle strade mai sicure dello scrittore siciliano. Allora, Forse, riusciremo a “contestualizzare il Contesto”, negli apparenti sconfinamenti filosofici e letterari, negli improbabili nomi di località e soprattutto nell'arte visiva. Tutto ciò per vedere altri aspetti della storia, per guardarla in altre angolazioni scoprendo come può cambiare, la sostanza, nei giochi di prospettiva tra l'ombra e la luce. E' un teorema che, a mio avviso, da questo libro viene affinato...partendo dalla reversibilità degli uomini e del circostante(con il bel racconto omonimo anni prima)che Sciascia sottolinea nello stato di precarietà, in quello fluttuante, nella fragilità di ognuno. Ne”Il Contesto” però questo percorso coerente prende aspetti nuovi o perlomeno, ancora una volta, l'estro creativo prende tutti in contro piede. In quest'opera infatti, il lettore si accorge che molti sono gli elementi dell'epica sciasciana: la donna, le citazioni alle pitture, il paesaggio, il contesto bianco e nero, il dualismo e così via, pronti a sradicare gli schemi obbligati, così che anche l'infallibile commissario fallisce perché non è di tutti gli indizi e accorgimenti che si servirà...da qui la creazione di alettanti arabeschi e citazioni criptiche suggestionano logica e intuito, mentre i protagonisti ruotano attorno allo sfacelo degli“illusionisti del discorso intelligente”, tra nozioni letterarie,gruppi pseudo rivoluzionari e un poeta improvvisato che non vuole pubblicare...ma si vedrà pubblicato per forza di cose da Sciascia, creatore della poesia e del poeta stesso, personaggio del libro...interessanti altri passaggi spesso costituiti da due contrari: il primo giudice morto, nell'oscurità con un gelsomino bianchissimo in mano, il commissario e il fuggitivo che divenuto ormai uno l'alter ego dell'altro, vengono assassinati sotto ad opere d'arte forse inesistenti o talmente eteree da trasformarsi, seguendo quel processo metafisico di reversibilità in cui non sono più stabili i valori o i metodi di giudizio, in un mondo apparentemente parallelo... O forse, il mondo descritto è reale, è l'ennesimo scherzo, che però va trasformandosi in qualcosa di enorme, che lascia come l'amaro in bocca o, peggio, la sabbia tra i denti a farsi masticare...lo stesso Sciascia racconta nel poscritto che ad ispirarlo a questo romanzo breve, fu un fatto realmente accaduto “di un uomo che andava ad ammazzare giudici e di un poliziotto che ad un certo punto si trova nella sua stessa visione delle cose(...) Ma mi andò per altro verso: perché da un certo punto la storia cominciò a muoversi in un paese del tutto immaginario, dove non avevano più corso le idee, dove i principi venivano ogni giorno irrisi, dove le ideologie si riducevano nel gioco delle parti che il potere si assegnava...un paese immaginario ripeto, e si può anche pensare all'Italia...alla Sicilia(...) ma l'ho finita che non ridevo più.”. Il progresso dello scherzo infatti, già da Pirandello, colpisce per la sua percezione dell'opposto e il far ridere anche se non diverte: una situazione assurda o ridicola che, se conosciuta nel suo proseguo, può risultare tanto amara se non addirittura dolorosa...per Sciascia quindi “Il sentimento del contrario” è in costante simbiosi con la trama e lo stile narrativo, che si trasforma sempre o quasi sempre in ironia amara, in una dolorosa smorfia, in una gastrite, in un'allucinazione o in tutte queste cose messe assieme con il fuggente indizio di un fiore di Gelsomino, un profumo di mandorli, nella serata calda di maggio...in questo romanzo vi è anche l'inizio di una molto più sottile e rarefatta corruzione, tanto più mimetizzata tanto più inquietante da apparire normalizzata e quasi rassicurante, come le pubblicità della Mediolanum, come le coscienze dormienti che Sciascia cercò invano di scuotere. Nel Contesto La mafia ha abbandonato il folklore, i giudici hanno tradito la giustizia, e il governo è nelle mani di incompetenti e furfanti(mi ricorda qualcosa...).quest'opera però sembrò anche voler accentrare ed insistere sul ruolo degli intellettuali; con lo sfacelo dilagante, molti scrittori e teorici si accodarono, limitando la voce del dissenso ad una minoranza sempre più esile e teorica...sembrerebbe quindi che lo scrittore più coinvolto e meno colluso d'Italia, come sfidò gli scienziati con “La scomparsa di Majorana”, qui polemizzò aspramente con i teorici del PCI e la nuova sinistra. E' ancora il 1971 ma egli definisce il termine mafia come un modo di operare della classe politica, degli imprenditori, della finanza, di aree del Vaticano come di zone fuori dal paese, una immensa potenza economica che cresce con il fatturato di ogni azione illegale. Restò quindi solo, o quasi, visto che nel suo bel quadro ci finivano dentro quasi tutti, in un modo o nell'altro. Molto si è parlato del pessimismo di Leonardo Sciascia...bè, se di questo si trattava era solamente un intuito affinato, una previsione di come il mondo in effetti è arrivato fino a noi. Un “Meta-giallo” in cui lo stato è già collassato da tempo nel riciclo di un apparato economico-politico senza un'identità precisa e difatti, ne”Il contesto”non c'è traccia della ricomposizione dell'ordine violato. La soluzione dell'enigma nell'universo sciasciano è solo una vittoria dell'intelligenza di un uomo, quindi priva di conseguenze pratiche. I delinquenti, anche se smascherati sono prestanome o pesci piccoli, se la caveranno e nulla cambierà. Rimane nell'ombra a riflettere il commissario di Leonardo Sciascia, cupo, disincantato, e con la consapevolezza che per la prima volta nella storia del mondo, un vecchio non invidierà il presente audace dei giovani, né l'infanzia trasognata dei bambini.

    ha scritto il 

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