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Il contesto

Una parodia

By Leonardo Sciascia

(188)

| Others | 9788806010997

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Book Description

76 Reviews

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    Non mi è piaciuto affatto. Noioso, a dir poco.

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    ivan said on Aug 8, 2014 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Sciascia, lo scherzo, la parodia...la realtà inquietante.

    Già nel sottotitolo de “Il contesto” si può intuire come questo romanzo potrebbe risultare un'illusione, un gioco delle parti senza punti fermi e senza orientamento,”Una Parodia" in cui l'autore userà tutti i suoi artifici narrativi: dal gioco alla b ...(continue)

    Già nel sottotitolo de “Il contesto” si può intuire come questo romanzo potrebbe risultare un'illusione, un gioco delle parti senza punti fermi e senza orientamento,”Una Parodia" in cui l'autore userà tutti i suoi artifici narrativi: dal gioco alla beffa, dall'ironia leggera all'amarezza, dal ricordo quasi svanito all'illusione oratoria tra luci ed ombre, che eliminano quelle differenze marcate quando i confini sono netti. Già i nomi dei protagonisti quanto quelli delle città, sono come frammenti di un codice che se non se ne conosce la traduzione, stridono ed imbarazzano la necessaria concentrazione: Chiro, Algo, Sanza, Reis, Azar non sono casuali dissonanze ed è una questione d'esperienza, d'intuito, a far si che ci tornino utili piuttosto che danneggiarci. Quello che sembra chiederci Sciascia quindi, è una visione delle cose reversibile in cui anch'egli si sdoppia in scrittore e lettore, poeta ed investigatore in un un rimando di specchi, vetri e richiami lontani, in cui l'astrazione sostiene una storia reale e viceversa. Dove ci vogliono anche un equilibrio quasi matematico, una maniera d'uso, per non cadere nel vuoto e perdersi in chimeriche idee, nelle strade mai sicure dello scrittore siciliano. Allora, Forse, riusciremo a “contestualizzare il Contesto”, negli apparenti sconfinamenti filosofici e letterari, negli improbabili nomi di località e soprattutto nell'arte visiva. Tutto ciò per vedere altri aspetti della storia, per guardarla in altre angolazioni scoprendo come può cambiare, la sostanza, nei giochi di prospettiva tra l'ombra e la luce. E' un teorema che, a mio avviso, da questo libro viene affinato...partendo dalla reversibilità degli uomini e del circostante(con il bel racconto omonimo anni prima)che Sciascia sottolinea nello stato di precarietà, in quello fluttuante, nella fragilità di ognuno. Ne”Il Contesto” però questo percorso coerente prende aspetti nuovi o perlomeno, ancora una volta, l'estro creativo prende tutti in contro piede. In quest'opera infatti, il lettore si accorge che molti sono gli elementi dell'epica sciasciana: la donna, le citazioni alle pitture, il paesaggio, il contesto bianco e nero, il dualismo e così via, pronti a sradicare gli schemi obbligati, così che anche l'infallibile commissario fallisce perché non è di tutti gli indizi e accorgimenti che si servirà...da qui la creazione di alettanti arabeschi e citazioni criptiche suggestionano logica e intuito, mentre i protagonisti ruotano attorno allo sfacelo degli“illusionisti del discorso intelligente”, tra nozioni letterarie,gruppi pseudo rivoluzionari e un poeta improvvisato che non vuole pubblicare...ma si vedrà pubblicato per forza di cose da Sciascia, creatore della poesia e del poeta stesso, personaggio del libro...interessanti altri passaggi spesso costituiti da due contrari: il primo giudice morto, nell'oscurità con un gelsomino bianchissimo in mano, il commissario e il fuggitivo che divenuto ormai uno l'alter ego dell'altro, vengono assassinati sotto ad opere d'arte forse inesistenti o talmente eteree da trasformarsi, seguendo quel processo metafisico di reversibilità in cui non sono più stabili i valori o i metodi di giudizio, in un mondo apparentemente parallelo... O forse, il mondo descritto è reale, è l'ennesimo scherzo, che però va trasformandosi in qualcosa di enorme, che lascia come l'amaro in bocca o, peggio, la sabbia tra i denti a farsi masticare...lo stesso Sciascia racconta nel poscritto che ad ispirarlo a questo romanzo breve, fu un fatto realmente accaduto “di un uomo che andava ad ammazzare giudici e di un poliziotto che ad un certo punto si trova nella sua stessa visione delle cose(...) Ma mi andò per altro verso: perché da un certo punto la storia cominciò a muoversi in un paese del tutto immaginario, dove non avevano più corso le idee, dove i principi venivano ogni giorno irrisi, dove le ideologie si riducevano nel gioco delle parti che il potere si assegnava...un paese immaginario ripeto, e si può anche pensare all'Italia...alla Sicilia(...) ma l'ho finita che non ridevo più.”. Il progresso dello scherzo infatti, già da Pirandello, colpisce per la sua percezione dell'opposto e il far ridere anche se non diverte: una situazione assurda o ridicola che, se conosciuta nel suo proseguo, può risultare tanto amara se non addirittura dolorosa...per Sciascia quindi “Il sentimento del contrario” è in costante simbiosi con la trama e lo stile narrativo, che si trasforma sempre o quasi sempre in ironia amara, in una dolorosa smorfia, in una gastrite, in un'allucinazione o in tutte queste cose messe assieme con il fuggente indizio di un fiore di Gelsomino, un profumo di mandorli, nella serata calda di maggio...in questo romanzo vi è anche l'inizio di una molto più sottile e rarefatta corruzione, tanto più mimetizzata tanto più inquietante da apparire normalizzata e quasi rassicurante, come le pubblicità della Mediolanum, come le coscienze dormienti che Sciascia cercò invano di scuotere. Nel Contesto La mafia ha abbandonato il folklore, i giudici hanno tradito la giustizia, e il governo è nelle mani di incompetenti e furfanti(mi ricorda qualcosa...).quest'opera però sembrò anche voler accentrare ed insistere sul ruolo degli intellettuali; con lo sfacelo dilagante, molti scrittori e teorici si accodarono, limitando la voce del dissenso ad una minoranza sempre più esile e teorica...sembrerebbe quindi che lo scrittore più coinvolto e meno colluso d'Italia, come sfidò gli scienziati con “La scomparsa di Majorana”, qui polemizzò aspramente con i teorici del PCI e la nuova sinistra. E' ancora il 1971 ma egli definisce il termine mafia come un modo di operare della classe politica, degli imprenditori, della finanza, di aree del Vaticano come di zone fuori dal paese, una immensa potenza economica che cresce con il fatturato di ogni azione illegale. Restò quindi solo, o quasi, visto che nel suo bel quadro ci finivano dentro quasi tutti, in un modo o nell'altro. Molto si è parlato del pessimismo di Leonardo Sciascia...bè, se di questo si trattava era solamente un intuito affinato, una previsione di come il mondo in effetti è arrivato fino a noi. Un “Meta-giallo” in cui lo stato è già collassato da tempo nel riciclo di un apparato economico-politico senza un'identità precisa e difatti, ne”Il contesto”non c'è traccia della ricomposizione dell'ordine violato. La soluzione dell'enigma nell'universo sciasciano è solo una vittoria dell'intelligenza di un uomo, quindi priva di conseguenze pratiche. I delinquenti, anche se smascherati sono prestanome o pesci piccoli, se la caveranno e nulla cambierà. Rimane nell'ombra a riflettere il commissario di Leonardo Sciascia, cupo, disincantato, e con la consapevolezza che per la prima volta nella storia del mondo, un vecchio non invidierà il presente audace dei giovani, né l'infanzia trasognata dei bambini.

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    LucBon71(de una Luna o una sangre o un beso al cabo) said on May 18, 2014 | Add your feedback

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    Appassionante all'inizio.....poi nel finale non ci ho capito quasi nulla!!!!

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    Minnie33 said on Jan 6, 2014 | Add your feedback

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    mi è piaciuto, ma mica l'ho capito bene...lo dovrò rileggere...

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    Mafalda said on Oct 30, 2013 | Add your feedback

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    devo ripetermi, trovo spesso che i libri di sciascia siano ripugnanti. questo forse è il peggiore, perchè la storia che funge da pretesto è ancora più debole del solito. il problema non è solo che questi libri fanno cagare, ma che hanno insegnato che ...(continue)

    devo ripetermi, trovo spesso che i libri di sciascia siano ripugnanti. questo forse è il peggiore, perchè la storia che funge da pretesto è ancora più debole del solito. il problema non è solo che questi libri fanno cagare, ma che hanno insegnato che quel modo di pensare (quello di sciascia, visto che i suoi personaggi praticamente non hanno una loro voce) sia intelligente.

    d'altronde, oggi sul corriere ho letto l'articolo di un tizio che si lamentava dei "professionisti dell'antiretorica". quindi è evidente che il nostro paese sciascia se lo merita.

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    dhalgren said on Oct 27, 2013 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Un piccolo grande capolavoro di analisi del potere. Della sua imperscrutabile ineffabilita'. Di un pessimismo quasi abissale, ha paradossalmente, ma non troppo, ogni pagina intrisa di una clamorosa ironia amara e beffarda. L'Italia che emerge dall'am ...(continue)

    Un piccolo grande capolavoro di analisi del potere. Della sua imperscrutabile ineffabilita'. Di un pessimismo quasi abissale, ha paradossalmente, ma non troppo, ogni pagina intrisa di una clamorosa ironia amara e beffarda. L'Italia che emerge dall'ambientazione immaginaria, e', se possibile, nel frattempo peggiorata. Lettura necessaria e indispensabile.

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    Paperorosso said on Aug 21, 2013 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (188)
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  • ISBN-10: 8806010999
  • ISBN-13: 9788806010997
  • Publisher: Einaudi ( Nuovi coralli ; 147 )
  • Publish date: 1988-01-01
  • Also available as: Paperback , Hardcover
  • In other languages: other languages Livres Français
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