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Il conto dell'ultima cena

Il cibo, lo spirito e l'umorismo ebraico

Di

Editore: Einaudi

3.5
(119)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 134 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806200356 | Isbn-13: 9788806200350 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Curatore: Gianni Di Santo ; Prefazione: Moni Ovadia

Genere: Cooking, Food & Wine , Humor , Religion & Spirituality

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Descrizione del libro
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  • 5

    Cinque giorni per leggerlo, ma solo perchè mi sono imposta di procedere lentamente. In realtà l'impulso primo sarebbe stato quello di trangugiarlo, letteralmente, come un piatto prelibato... Dopo ...continua

    Cinque giorni per leggerlo, ma solo perchè mi sono imposta di procedere lentamente. In realtà l'impulso primo sarebbe stato quello di trangugiarlo, letteralmente, come un piatto prelibato... Dopo avere letto "Se niente importa", di SAfran Foer, ritrovo qui una lingua similare, un approccio al cibo che è memoria e cammino a ritroso, fede e scelta di vita. Nel libro di Ovadia, però, tutto è condito dalla saggezza sarcastica e pungente dei wiz ebraici, che regalano momenti di riflessione mentre strappano sorrisi - e qualche grassa risata. E - dulcis - in fundo... le ricette. Perchè questo è un libro sul paradiso perduto per un morso e la ricerca di un nuovo senso; è un libro sul tempo e le distanze che possono essere colmate da un boccone succulento; ed, infine, è un libro sul rapporto strettissimo che intercorre - o dovrebbe intercorrere - tra spirito e stomaco.

    ha scritto il 

  • 4

    Simpatico ed istruttivo...

    ...va preso per quello che è, come sempre per i testi di Ovadia: un pout pourri di storielle ebraiche, ricette kasher e ricordi. Se non riponete nel libro aspettative particolari, vi farà passare ...continua

    ...va preso per quello che è, come sempre per i testi di Ovadia: un pout pourri di storielle ebraiche, ricette kasher e ricordi. Se non riponete nel libro aspettative particolari, vi farà passare una oretta divertente ed alla fine avrete anche imparato qualcosa di nuovo sui profondi legami tra il cibo e la cultura ebraica (cosa che non fa mai male).:-)

    ha scritto il 

  • 4

    Arrivo a pagina 80..

    ... e scopro che mancano ben 30 pagine!!!!!!!!! Ed è un peccato perché il libro, come sempre attraverso l'umorismo, getta una luce tutta nuova, inedita, su un aspetto importantissimo ...continua

    ... e scopro che mancano ben 30 pagine!!!!!!!!! Ed è un peccato perché il libro, come sempre attraverso l'umorismo, getta una luce tutta nuova, inedita, su un aspetto importantissimo dell'ebraismo: la cucina.

    Alla fine si possono addirittura trovare delle ricette... Gustose!!!

    ha scritto il 

  • 4

    etica del cibo e antidoto all'intolleranza

    Premetto che, secondo me, Moni Ovadia va visto, più che letto. Dice lui stesso di non sentirsi dotato come scrittore. Trovo la seconda parte del libro un po' arraffazzonata (Genesi, interviste, ...continua

    Premetto che, secondo me, Moni Ovadia va visto, più che letto. Dice lui stesso di non sentirsi dotato come scrittore. Trovo la seconda parte del libro un po' arraffazzonata (Genesi, interviste, ricette...). Bellissimo il capitolo sul gran banchetto della fratellanza, forse perché parla di un film meraviglioso e straordinariamente poetico: Un tocco di zenzero. Titolo simbolico azzeccatissimo, per me, e riduttivo per Ovadia. Sempre gradevole l'umorismo ebraico, anche se avrei dovuto dosare le storielle e leggerne magari due al giorno, per gustarle di più. Ho apprezzato molto l'etica del cibo di cui parla e la citazione di Singer "Nei confronti degli animali tutti sono nazisti, per gli animali Treblinka dura in eterno".

    ha scritto il 

  • 1

    Indigestione!!!

    Il titolo era terribilmente accattivante e già mi prefiguravo risate a non finire nell’analizzare le differenze tra cristiani ed ebrei attraverso la cucina. Come si dice dalle mie parti, il libro ...continua

    Il titolo era terribilmente accattivante e già mi prefiguravo risate a non finire nell’analizzare le differenze tra cristiani ed ebrei attraverso la cucina. Come si dice dalle mie parti, il libro “tiene botta” ma solo fino alla fine del primo capitolo, poi Ovadia deve essersi distratto e quello che c’era sul fuoco si è miseramente bruciato. C’è una varietà di aneddoti, qualche riferimento a ricette della tradizione ebraica ma il tutto mescolato senza un filo logico e senza ironia. Sul rapporto tra ebraismo e cibo sono molto meglio le pagine de “Il lamento del prepuzio” in cui il protagonista deve imparare a memoria la lista dei cibi kosher (e pensare che quel libro non mi aveva nemmeno entusiasmato e qui mi trovo a consigliarlo!) Se proprio volete pagare il conto di questa cena, la colonna sonora potrebbe essere “Io mi rompo i coglioni” di Bugo.

    ha scritto il 

  • 2

    Dal titolo me lo immaginavo diverso. Ad ogni modo è un libro piacevole che si legge in fretta. Ampia la parte con degli aneddoti-barzellette sugli ebrei raccontata da altri ebrei (non anti semite!). ...continua

    Dal titolo me lo immaginavo diverso. Ad ogni modo è un libro piacevole che si legge in fretta. Ampia la parte con degli aneddoti-barzellette sugli ebrei raccontata da altri ebrei (non anti semite!).

    ha scritto il 

  • 3

    Non imperdibile

    Il titolo e la quarta di copertina con la storia del conto dell'ultima da cena da pagare lasciavano presagire un grande libro. Invece, a parte qualche lampo di umorismo ebraico, qualche interessante ...continua

    Il titolo e la quarta di copertina con la storia del conto dell'ultima da cena da pagare lasciavano presagire un grande libro. Invece, a parte qualche lampo di umorismo ebraico, qualche interessante spiegazione sul complesso rapporto tra ebraismo e cibo, qualche gustosa ricetta della tradizione ebraica sefardita per ricordarci che almeno una parte della nostra nazione affonda nel mediterraneo ed è molto più vicina all'africa ed al medio oriente che all'europa, non c'è molto altro. Da un grande affabulatore come Ovadia mi aspettavo di più.

    ha scritto il