Il contratto sociale

I classici del pensiero libero, 2

Di

Editore: RCS Quotidiani

3.9
(680)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 195 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Prefazione: Giovanni Belardelli

Disponibile anche come: Copertina rigida , Tascabile economico , Altri , Copertina rinforzata scuole e biblioteche

Genere: Filosofia , Politica , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
Edizione speciale per il Corriere della Sera
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  • 4

    Dal dispotismo alla democrazia

    “Il contratto sociale” fa parte di quel fil rouge di testi originali di filosofia politica che vado leggendo: ero e rimango convinto che possa essere uno strumento importante per farsi un’idea matura ...continua

    “Il contratto sociale” fa parte di quel fil rouge di testi originali di filosofia politica che vado leggendo: ero e rimango convinto che possa essere uno strumento importante per farsi un’idea matura anche della poilitica contemporanea.

    Non mi ha mai convinto, Jean Jaques Rousseau, neanche quando lo studiavo a scuola. Non ho mai trovato in questa figura né la fredda ed efficace lucidità di Montesquieu o di Montaigne, nè il divertito sarcasmo messo al servizio del senso civico tipico di Voltaire. Rousseau lo ho sempre visto come un idealista, un cieco che non vuol vedere, un esaltato, un romantico nel senso spregevole del termine, insomma. La lettura della sua opera più importante in questi anni hab confermato questa mia impressione giovanile: Rousseau segna il punto di passaggio dal dispotismo illuminato alla democrazia senza esserne all’altezza. Il risultato sarà il Terrore.

    Alla fine della fiera, cosa c’è che non va? Lo spiega molto bene Tito Magri nella sua introduzione, ma lo spiega anche meglio Albert Camus nel suo “Uomo in rivolta” ( “l’uomo in rivolta” secondo me è il primo libro che qualunque lettore dovrebbe leggere per approcciare la filosofia politica): il contratto sociale che fa nascere lo stato non può essere pensato come superamento di uno stato di natura in cui il conflitto dell’ uomo contro l’ uomo renda impossibile la sopravvivenza. Questo perché uno stato così fatto non potrebbe essere né egualitario né democratico. Come si potrebbe infatti convincere coloro che dai conflitti dello stato di natura escono vincitori ad alienare totalmente i vantaggi della loro vittoria per far nascere uno stato egualitario? E’ una domanda senza risposta, esattamente come senza soluzione è l’ambivalenza tra Libertà ed eguaglianza (la fraternità in politica è una favola per bambini alla quale non ha mai creduto nessuno), tra le quali oscillava la rivoluzione francese e dalle quali sono nati i grandi mali dell’ Europa contemporanea, il liberalismo ed il comunismo.

    Tra l’altro, da qui si capisce anche perché invece Hobbes si sentisse perfettamente a suo agio dentro la teoria contrattualista. Lo stato sociale hobbesiano è uno possente Leviatano che si impone per necessità vista la perversa natura umana, e non si cura né della uguaglianza né tantomeno della libertà. Se ancora il dispotismo illuminato trova spazio di manovra dentro questo laccio, la democrazia segna la fine del contrattualismo.

    La contraddizione tra contrattualismo e democrazia (che si traduce nella contraddizione tra libertà ed uguaglianza) è così schiacciante che di fatto Rousseau per tutto “Il contratto sociale” arranca alla ricerca di una via di uscita senza trovarla. Nel momento in cui comincia a definire gli organismi dello stato, le situazioni di conflitto dello stato di natura sembrano cessare di esistere, sostituite da una non ben definita “Situazione di bisogno” che solo con la collaborazione l’uomo può superare. Sogni. Tutta la storia dimostra che le situazioni di anarchia e di necessità materiali che sempre preludono alla nascita delle nuove forme di stato non prescindono mai dalla situazione di conflitto, che escludono la compresenza di uguaglianza e di libertà (i vincitori devono essere FORZATI ad essere uguali, come i comunisti capiranno bene).
    Le stesse istituzioni governative depositarie del potere nello stato Rousseauiano soffrono terribilmente questa irrisolta dicotomia. Il potere sovrano nella repubblica democratica è fatto di niente. Si parla di una ipotetica “volontà popolare” che dfovrebbe scaturire dalla congiunzione delle singole volontà dei cittadini, e che garantisce l’univocità della sua azione semplicemente occupandosi non di questioni specifiche ma solo dei principii generali, lasciando il potere della gestione nelle mani del potere esecutivo. Quale ipotetico baluardo possa proteggere a questo punto i cittadini dalla tirannide di un potere esecutivo corrotto (il potere corrompe e dà assuefazione, lo si sa da sempre), Rousseau non lo spiega. La conseguenza? Il diritto che Maximilien Robespierre si arrogherà di essere il solo interprete della volontà generale nella dittatura giacobina che incarnerà lo stato “democratico” di Rousseau, e che rotolino le teste di chi dissentendo romperà il contratto sociale. Nello sforzo di esser totalmente ugualitaria, la dittatura giacobina verserà fiumi di sangue. Ed un secolo e mezzo dopo i regimi comunisti faranno lo stesso.

    Lo ha spiegato bene Albert Camus: il conflitto tra uguaglianza e libertà è totale, ed chi ipotizza contratti che facciano nascere stati democratici mente a se stesso. “Tutti i regimi politici sono oligarchici”, dirà a metà novecento il parlamentare socialista Lelio Basso. Una volontà popolare che non si pieghi ad una istituzione che la regoli per mano di una classe dirigente è condannata a piegare la testa davanti ad un tiranno. Peraltro, è uno dei motivi per cui diffido del movimento 5 stelle e della sua idea di uno vale uno in politica. E’ un pensiero che porta alla tirannia, e non sono neanche del tutto sicuro che Casaleggio non lo sappia (sfido che a molti nostalgici del fascismo piaccia questo movimento politico).

    E’ paradossale che proprio le difficoltà e le storture di una idea politica costituiscano la grandezza del libro che la espone. Leggere il contratto sociale di Rousseau fa compiere un passo avanti enorme per capire la crisi e la fine del contrattualismo (la fine del sistema feudale fa nascere il desiderio di democrazia, ma le democrazie non nascono da contratti), per capire l’incubo del terrore giacobino e delle sue ghigliottine, per capire come una classe dirigente comunque corrotta (anche se il meno possibile) sia in realtà un male necessario. L’errore imperdonabile di Rousseau sta semmai nel confermare dopo Hobbes che l’uso della violenza e dell’omicidio di stato siano strumenti legittimi di governo. Abbiamo già detto l’uso che ne farà Robespierre di questa bella idea, con l’aggravante che già in quegli anni Cesare Beccaria e molti altri cominciavano a negare la pena di morte.

    E’ un libro obbligatorio in fin dei conti, ma non solo in senso negativo. Jean Jaques Rousseau dimostra di avere una consapevolezza del funzionamento delle democrazie impressionante per il diciannovesimo secolo (un secolo in cui le democrazie non esistevano). La necessità della separazione dei poteri e della superiorità del parlamento sul governo; la tensione tra destra liberale e sinistra egualitaria, l’avvertimento di non tentare di regolare tutta la vita civile attraverso le leggi pena la nascita di una soffocante burocrazia, la distinzione in guerra tra stati e guerra tra popoli, nel “Contratto sociale” le troviamo tutte. E molti governanti italiani dell’ Ottocento e del Novecento avrebbero fatto meglio a leggersele due volte queste cose, se gli fosse interessato qualcosa il bene dell’ Italia.

    In definitiva, “Il contratto sociale” mette nero su bianco la fine di un epoca (Il contrattualismo ed il dispotismo illuminato) e la nascita di un’altra (la rivoluzione e la democrazia); e tutte le sue difficoltà non fanno che spiegare questa frattura. Il vero dramma è che la politica dell’occidente quella frattura non è mai riuscita a superarla del tutto, come il sangue del terrore giacobino ma anche delle dittature comuniste e fasciste, ma anche degli orrori delle periferie liberali, sta li a dimostrare. Leggere libri come questo sarebbe importante almeno per fare un tentativo.

    ha scritto il 

  • 4

    Fondatore del pensiero democratico o totalitario?

    E' tutto in cosa si intende con "volontà generale", a cui tutti gli uomini devono necessariamente donarsi e piegarsi.

    ha scritto il 

  • 4

    I fondamenti della democrazia moderna analizzati e discussi da un eccezionale filosofo e giurista. Ci fa capire che il fondamento del potere deriva dal basso e a qui deve tornare. Da confrontare con l ...continua

    I fondamenti della democrazia moderna analizzati e discussi da un eccezionale filosofo e giurista. Ci fa capire che il fondamento del potere deriva dal basso e a qui deve tornare. Da confrontare con le esperienze empiriche delle democrazie moderne per stabilirne i limiti e i punti di forza.

    ha scritto il 

  • 5

    Democrazie e poteri istituzionali

    L'Autore ha analizzato attentamente le necessità del vivere nell'ambito dello "stato di società". JJR è stato uno dei primi pensatori liberi a sollecitare la netta separazione fra i poteri dello stato ...continua

    L'Autore ha analizzato attentamente le necessità del vivere nell'ambito dello "stato di società". JJR è stato uno dei primi pensatori liberi a sollecitare la netta separazione fra i poteri dello stato. Il libro, che, nonostante i secoli passati, presenta alcuni aspetti molto attuali, rappresenta uno dei più importanti per tutte le democrazie del mondo. Non si può non rammentare che alla base di questo scritto ci sono le opere del Macchiavelli. Opere molto conosciute e stimate all'estero (Un pò meno in Italia).

    ha scritto il 

  • 4

    Mi sono sempre chiesto se la democrazia fosse la migliore forma di governo..

    ..e Rousseau senza volerlo mi ha risposto. Bella analisi semplice e lineare della forma di governo più in voga di questo terzo millennio, con i riflettori puntati sulle sue regole imprescindibili. Bel ...continua

    ..e Rousseau senza volerlo mi ha risposto. Bella analisi semplice e lineare della forma di governo più in voga di questo terzo millennio, con i riflettori puntati sulle sue regole imprescindibili. Bellissimo riscontrare nella realtà di oggi i problemi che egli - già 3 secoli fa - aveva predetto nel caso non fossero state seguite alcune regole basilari di senso civico, interpretazione della volontà generale, non-egoismo, etc.

    Un pò arcaico a tratti, ma sicuramente chiarificatore e intelligente nell'illustrarci il contratto che i nostri antenati hanno firmato per noi.

    ha scritto il 

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