Il corpo delle donne

Di

Editore: Feltrinelli

4.1
(396)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 197 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8807171864 | Isbn-13: 9788807171864 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Tascabile economico , eBook

Genere: Educazione & Insegnamento , Non-narrativa , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
Nel maggio del 2009 Lorella Zanardo ha messo in rete un documentario (www.ilcorpodelledonne.com), realizzato con Cesare Cantù e Marco Malfi Chindermi, che si proponeva di innalzare il livello di consapevolezza sull'immagine delle donne nella tv italiana. Oggetto e titolo: Il Corpo delle Donne. E' stato l'inizio di un cambiamento e di una grande spinta per far riguadagnare centralità alle donne e misurare la loro incidenza sul tessuto sociale e culturale del nostro paese. L'autrice racconta qui la genesi del documentario, le reazioni che ha suscitato, l'interesse inaspettato da parte delle giovani generazioni, la necessità di uscire dagli sterotipi per giungere a una nuova definizione del femminile. Inoltre, mette a fuoco nuovi strumenti di lettura dell'immagine televisiva e dei messaggi che questa veicola. E con il capitolo Nuovi occhi per la tv passa dalla denuncia alla proposta di strumenti che consentono di guardare la tv con consapevolezza. "Spegnere la tv oggi non serve," dice Lorella Zanardo, "il vero atto innovativo è guardarla. Insieme a chi normalmente la guarda."

Lorella Zanardo è consulente organizzativa ed è stata dirigente in grandi organizzazioni. Ha coordinato progetti di Diversity Management per la Comunità europea. Ha vissuto molti anni all'estero.
Da diverso tempo sperimenta con passione le potenzialità del corpo femminile attraverso il teatro, la danza e il canto. E' membro del Consiglio di Winconference ed è speaker sulle tematiche di genere in convegni internazionali.
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  • 5

    Lessi questo libro quando avevo 13 anni, sotto consiglio di mia madre. Diceva che se l'avessi letto, avrei trovato le risposte alle domande che le facevo quando ero bambina. Ogni volta che guardavamo ...continua

    Lessi questo libro quando avevo 13 anni, sotto consiglio di mia madre. Diceva che se l'avessi letto, avrei trovato le risposte alle domande che le facevo quando ero bambina. Ogni volta che guardavamo la televisione insieme, le chiedevo come mai c'erano quelle "signore poco vestite" che non parlavano mai, e mia madre non ha mai saputo [o voluto] darmi una risposta completa.
    A 13 anni ero una ragazzina molto matura per la mia età, ma non abbastanza. Capivo molti concetti complicati, "da adulti", ma molte cose continuavano a sfuggirmi. Nella società c'era qualcosa che non tornava, una specie di paradosso, mi sentivo sia "parte" del mondo che "fuori", e sapevo che questa sensazione aveva a che fare con il mio corpo, con il mio sesso, ma non capivo perché. Cosa c'era di così "diverso" in me?
    Poi ho letto questo libro e ho aperto gli occhi. È stato come venire al mondo per la seconda volta, stavolta però vedevo quale fosse il problema. Non c'era nulla di strano, nulla di sbagliato nell'essere una donna. Quel sentimento di "inadeguatezza" nasceva dalla rappresentazione che i media davano delle donne, ovvero come degli oggetti sessuali senza volontà propria nati soltanto per piacere al maschio eterosessuale. Ma io non volevo vivere per piacere agli altri, io volevo lasciare un'altra impressione di me, volevo pensare, studiare, avere dei desideri miei, ma soprattutto volevo venire ascoltata e presa in considerazione per le mie opinioni, e non per il mio corpo.

    Questo libro mi ha fatto imbestialire. Ho pianto. Mi sono sentita tradita dal mondo, dalla società in cui vivo. Ma questo libro è stato il catalizzatore di quello che sono oggi.

    Il documentario, tuttavia, è strutturato meglio, e dovrebbe essere mostrato a scuola perché sono sicura che moltissime ragazzine oggi si sentono come mi sentivo io a 13 anni. Molti dei programmi mostrati dal documentario oggi non vanno più in onda, ma rimane sempre tristemente attuale. Dopotutto, è cambiata la forma ma non la sostanza; le donne continuano a venire trattate da oggetti dai nostri media [internet compreso].
    https://www.youtube.com/watch?v=EBcLjf4tD4E [il documentario per chi volesse vederlo]

    La TV va guardata, capita e cambiata. C'è bisogno dell'educazione ai media in ogni scuola.

    ha scritto il 

  • 2

    Perchè non ci opponiamo ai programmi inutili? di cosa abbiamo paura??

    Libro che apre gli occhi sulla televisione, sul trattamento della donna nei programmi e su quanto questo influisca sull'educazione, sui nostri canoni.. insomma sulle nostre vite.
    Testo che fa riflette ...continua

    Libro che apre gli occhi sulla televisione, sul trattamento della donna nei programmi e su quanto questo influisca sull'educazione, sui nostri canoni.. insomma sulle nostre vite.
    Testo che fa riflettere e genera interrogativi profondi.
    La scrittura però non mi ha convinto e l'ho trovato un po dispersivo e ripetitivo.

    ha scritto il 

  • 4

    Riporto la recensione che ho scritto nel blog che curo per lavoro:

    E’ proprio la consapevolezza che le mie azioni hanno il potere di modificare la realtà intorno a me a tenermi lontana da quel sentime ...continua

    Riporto la recensione che ho scritto nel blog che curo per lavoro:

    E’ proprio la consapevolezza che le mie azioni hanno il potere di modificare la realtà intorno a me a tenermi lontana da quel sentimento così diffuso di impotenza che sembra caratterizzare la nostra società.
    Nel maggio 2009, Lorella Zanardo - membro dell’Advisory Board di WIN, Organizzazione Internazionale di donne professioniste, oltre che ex-manager, consulente e formatrice -, insieme a Cesare Cantù e Marco Malfi Chindemi, ha realizzato un documentario dal titolo Il corpo delle donne, fatto poi circolare in rete e divenuto in breve tempo un caso mediatico (è stato creato anche un blog). Il libro nasce come “raccolta” di tutte le reazioni che la diffusione del documentario ha suscitato.

    Il progetto è quello di mettere in fila – tutte insieme – le immagini del corpo femminile così come vengono proposte dalla televisione italiana, con ogni pretesto e in tutte le fasce orarie. L’intento di Lorella è quello di mostrarci l’immagine femminile dominante nella televisione italiana e, al contempo, di fornire il proprio contributo, la propria proposta, per un cambiamento.

    Milioni di persone, sul web, si sono indignate davanti al sedere marchiato della ragazza issata fra i prosciutti con il pretesto di un provino e davanti alla gustosa risata del noto presentatore. “E’ quello che il pubblico vuole” si giustificano autori, produttori, dirigenti etc. A questa affermazione, Lorella si oppone e argomenta con lucidità, precisione e chiarezza il suo punto di vista.

    Prima di entrare nel focus, però, vorrei aprire una parentesi per sottolineare come il corpo – quello che spesso percepiamo come un involucro insignificante (nell’accezione di “privo di significato”) – in realtà, sia ricco di senso: non occorre spingersi così lontano da giungere allo “smembramento rituale del corpo del capo” o altri fenomeni antropologici noti, per capire come certi standard – che vanno dalla taglia al modo di muoversi – ci influenzino sino a toccare sfere della vita che, apparentemente, non sono direttamente connesse al corpo stesso. Come una certa “istantanea” della donna finisca per influenzare un sentire che va ad avere forti ripercussioni sulla qualità della condizione femminile tout court.

    E dunque:

    perché le ragazze in tv sono trattate come oggetti?

    Perché le veline non possono parlare?

    Perché in tv non si vede più un volto di donna matura?

    Perché noi donne accettiamo questa umiliazione mediatica?

    Come possiamo fare noi donne per tentare di cambiare le cose?
    Questi sono gli interrogativi che troviamo ad apertura del libro…e anche perché, come accade nel resto dell’Europa, noi non siamo capaci di produrre un intrattenimento televisivo che non svilisca la donna?

    Lorella insiste su un punto: il suo fine non è quello di indagare le ragioni di certi comportamenti femminili – vedi le motivazioni che spingono le veline a fare le veline – e non condivide l’atteggiamento di molte partecipanti ai vari dibattiti sul tema, ovvero un violento scagliarsi contro altre donne (“misoginia” tra simili, chiama la tendenza). L’autrice intende, semplicemente (che, poi, semplicemente non è!), capire perché la TV dia spazio a queste figure femminili che di interessante non hanno nulla. Nessuna presa di posizione – per così dire – ideologica e politica, quindi. Lo sfacelo della tv, secondo Lorella, non è imputabile a queste ragazze – come lei scrive, “immagino incredule di poter avere successo e denaro solo dimenandosi un po’ “- ma a chi gestisce la tv, a chi decide di “premiare” incompetenza e volgarità.

    Inoltre, Lorella vuole abbattere un altro diffuso cliché, quello de “la tv non va guardata!”. No, la tv si può (anzi, si deve) guardare per cogliere quello che nel nostro Paese sta accadendo, perché è proprio su questa “grottesca” (gli esempi, nel libro, non mancano) rappresentazione femminile che si forma l’immaginario delle generazioni più giovani.

    Dopo questa “denuncia”, segue la seconda parte del testo, quella che propone l’alternativa – una possibile via – per il cambiamento, per una (lasciateci passare il termine ) sorta di “riforma culturale” che si chiama consapevolezza, anche formazione e crescita.
    Un testo che, nonostante abbia già 4-5 anni, si dimostra quanto mai attuale. Un libro che si può condividere o meno, che si può condividere in parte o del tutto, che si può condividere tristemente; ma, soprattutto, un documentario che fa molto pensare, che squarcia un velo e ci impone di vedere – in un certo senso, per la prima volta – un fenomeno così prepotentemente sotto i nostri occhi da finire per scomparire alla visuale tanto ne siamo assuefatti. In breve: una riflessione che, piaccia o meno, oggi – soprattutto per tanti altri fenomeni che trascendono dalla dimensione televisiva – va fatta per capire dove le donne italiane sono giunte e dove intendano arrivare.

    ha scritto il 

  • 4

    “Sentivo sulla mia pelle l’umiliazione di essere accucciata sotto un tavolo. Sentivo nella mia carne il sopruso della telecamera che frugava il nostro corpo. Soltanto attraverso la comprensione profon ...continua

    “Sentivo sulla mia pelle l’umiliazione di essere accucciata sotto un tavolo. Sentivo nella mia carne il sopruso della telecamera che frugava il nostro corpo. Soltanto attraverso la comprensione profonda, e di conseguenza l’assunzione totale della vergogna e del dolore per come eravamo rappresentate, sarebbe stato possibile scrivere un testo per stimolare domande, per educare e finalmente cambiare.”

    Questo è quello che scrive l’autrice a proposito del suo libro, che all’origine è stato un documentario tradotto in sei lingue prodotto con Cesare Cantù e Marco Malfi Chindemi. Venticinque minuti di documentario, di osservazione del corpo della donna che è diventata ormai un oggetto mass-mediatico, una pedina della tv.
    Il libro ci presenta l’immagine della donna, una donna che nel mondo dello spettacolo ha perso la sua verità per vestire i panni di una donna artefatta, volgare, triste, umiliante.
    La Zanardo racconta l’interesse che ha suscitato questo documentario, ai tempi in maniera inaspettata, e ci presenta una nuova immagine della donna fuori da stereotipi di sorta. Non la donna oggetto, statuetta, solo gambe e tacchi a spillo, ma una donna che al pari delle Europee si da dà fare, si mette in gioco.
    Interessante rilevazione sociologica che termina con l’acuta riflessione che la soluzione non è spegnere la tv, ma avere consapevolezza nel guardarla, quella che manca a molti, troppi.

    Per chi voglia vedere il documentario: https://www.youtube.com/watch?v=EBcLjf4tD4E

    ha scritto il 

  • 4

    Un nuovo me

    Questo testo mi ha accompagnato in un periodo particolare della mia vita, che onestamente non credevo potessi sperimentare.
    E' un periodo in cui ho preso ancora più coscienza di certe questioni che or ...continua

    Questo testo mi ha accompagnato in un periodo particolare della mia vita, che onestamente non credevo potessi sperimentare.
    E' un periodo in cui ho preso ancora più coscienza di certe questioni che ora sento più mie che mai, pur non essendo una donna, e pur non provando in prima persona la miriade di pregiudizi ad essa legati.
    Eppure mi sono immedesimato, e VOLENDO immedesimarmi ho avuto la possibilità di poter meglio comprendere (e sentire sulla mia pelle) il peso degli altri preconcetti che impoveriscono, semplificano la moltitudine di sfaccettature di cui questo mondo è pregno.
    Forse è questa la sensazione di chi diventa consapevole di ciò che ci accade realmente? Forse questo significa togliere i paraocchi che ci impediscono di guardare oltre, di guardarci dall'esterno?
    Ringrazio Lorella Zanardo, l'autrice di questo libro (e dell'omonimo documentario che ho visto), la cui forza e impegno sono grande fonte di ispirazione per me. Il suo coraggio, la sua voglia di TENTARE di cambiare le cose (per quanti ostacoli possano esserci) è un invito a non lasciarci andare all'inerzia, all'arrendevolezza.
    "Di che cosa abbiamo paura?"
    E' così che conclude il suo libro/documentario. Allora io mi auguro che attraverso il suo operare, tutti, uomini e donne soprattutto, possano un giorno rispondere a questa domanda dicendo:
    "Di nulla. Finalmente, io non ho più paura di nulla".

    ha scritto il 

  • 5

    come il corpo delle donne è presentato dalla TV

    [La recensione fu scritta nel maggio 2010 su altri lidi internettiani]

    Ho appena finito di leggere il libro di cui sopra, divagazione ed estensione di un documentario della stessa autrice, uscito circ ...continua

    [La recensione fu scritta nel maggio 2010 su altri lidi internettiani]

    Ho appena finito di leggere il libro di cui sopra, divagazione ed estensione di un documentario della stessa autrice, uscito circa un anno fa. L’autrice ha condotto una ricerca fra la fine del 2008 e l’inizio del 2009, assieme a Marco Malfi Chindemi e Cesare Cantù, su come viene utilizzata la figura femminile nei programmi di intrattenimento televisivi italiani. Digiuna di TV da molti anni, la Zanardo è rimasta sconvolta. Corpi finti, troppo truccati e rifatti, corpi umiliati, riprese ginecologiche, espliciti richiami sessuali fuori contesto, donne da tappezzeria. Il tutto mostrato come normale, come punto di riferimento per tutti, grandi e piccini, e soprattutto per tutte. Il tutto senza alternativa di poter vedere altro se non a tarda serata o in qualche canale minore. Questo si sono trovati davanti la Zanardo e i suoi collaboratori.

    Come mai nessuno fa niente? Cosa si sta facendo, o si è fatto, per contrastare questa situazione? Quali sono le conseguenza di questo modello di riferimento? Queste visioni ci soddisfano? E’ possibile divertirsi in altro modo? Ai lettori la riflessione.

    Critica

    Il libro si legge velocemente e con passione, ben scritto, chiaro, esemplificativo, dove si pongono tante domande che stimolano la riflessione personale. Alla dottoressa Zanardo farei due appunti:

    1) Non credo che il fuoco del problema sia (solo) “il corpo delle donne”. Io lo vedo come “il corpo degli uomini”, inteso come genere umano e non come maschi. Il corpo delle donne è solo uno dei tanti mezzi usati per un disegno di ampio respiro e le conseguenze non sono solo nei corpi femminili. Se se lo spam ci propone in continuazione pastiglie blu e allungamenti del pene, forse anche i corpi maschili non stanno tanto bene. L’obiettivo è creare un’oligarchia economico culturale e forzare la gran massa delle persone all’apatia e alla rassegnazione. Lo si fa non solo in TV. Lo si fa in politica, in economia. Nessun complotto particolare. E’ quello che succede da molti anni a questa parte in tutto il mondo. C’è sempre qualcuno che si sente più uguale di altri. Oggi la cosa è solo molto più difficile da realizzare e il progetto è più evidente. Consiglio alla Zanardo, se non l’ha ancora fatto, di dare un’occhiata al progetto P2 e alla relazione Anselmi. Troverà piena sintonia fra quello che ha visto e quello che leggerà.

    2) Il problema non è il basso livello delle trasmissioni. Il problema è che è proposto come modello di riferimento, come cosa normale e che non ci sono alternative forti a questo modello proposto (almeno in TV). Ognuno è libero di vedere le peggio cose che crede, ma non nella TV pubblica in prima serata o al pomeriggio con i bambini. Il concetto è sottolineato in vari punti, ma io ci avrei dedicato un capitolo. :-) Molto spesso la critica della Zanardo è stata presa come un attacco alla libertà di espressione. Al contrario, quello che propone l’autrice è una maggiore libertà attraverso proposte diverse.

    Finisco col segnalare una proposta singolare dell’autrice. Non spegnere la TV, ma accenderla, guardarla e criticarla, protestando con i responsabili dei programmi, con le aziende che comprano pubblicità in questi contenitori di nulla. Perché guardarla e protestare? Beh, leggete e saprete!

    ha scritto il 

  • 3

    l'argomento è molto interessante, ma l'impatto del documentario è decisamente maggiore. Il libro offre molti spunti, ma soffre di un certo disordine, si capisce che nasce da un blog.

    ha scritto il