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Il crollo

By Francis Scott Fitzgerald

(148)

| Paperback | 9788845924835

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Book Description

Il testo col quale, nel 1936, Francis Scott Fitzgerald raccontò quello che aveva sempre sostenuto non esistere: il secondo atto nella vita di un americano. Scegliendo, impietosamente, la sua.
Nel «Crollo» - anatomia di una coscienza delirante, autops Continue

Il testo col quale, nel 1936, Francis Scott Fitzgerald raccontò quello che aveva sempre sostenuto non esistere: il secondo atto nella vita di un americano. Scegliendo, impietosamente, la sua.
Nel «Crollo» - anatomia di una coscienza delirante, autopsia effettuata sulla propria pelle, sermone funebre e canto del cigno - Francis Scott Fitzgerald riesce a dare, con un tocco di classe e uno di disastro, il nucleo magico di sé.

23 Reviews

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  • 13 people find this helpful

    Come una farfalla....

    A meno di quarant'anni, Fitzgerald era un uomo pienamente appagato: scrittore di successo, sceneggiatore per Hollywood, marito di una donna che amava intensamente e con la quale condivideva tutto: gioie, passioni, dolori. Hemingway, il più abbietto f ...(continue)

    A meno di quarant'anni, Fitzgerald era un uomo pienamente appagato: scrittore di successo, sceneggiatore per Hollywood, marito di una donna che amava intensamente e con la quale condivideva tutto: gioie, passioni, dolori. Hemingway, il più abbietto fra i suoi amici, amava chiamarlo: "La mia farfalla", quasi intuendo la fragilità che si celava dietro quell'uomo dal talento inarrestabile.
    E come le farfalle, che volano intorno a una candela accesa disegnando via via circoli sempre più piccoli fino ad avvicinarsi alla fiamma e bruciarsi le ali: come un uccello, che morendo cala dalle grandi altezze in sempre più strette volute, Fitzgerald, inconsapevolmente, si stava avvicinando a un fuoco che gli avrebbe provocato ustioni dolorosissime. Nulla gli permise di prevedere la catastrofe alla quale stava giungendo. Tutto sembrò accadere senza motivazioni, come se il male, da sempre, dominasse e guidasse la vita di Fitzgerald.
    All'improvviso, nulla ebbe più valore per lui: il lavoro, gli amici, il suo amore per Zelda, la letteratura, la scrittura. Un colpo violento e spietato prendeva forma, cresceva, e Fitzgerald si sentì dominato, vinto, posseduto da un vuoto: un vuoto vertiginoso, immenso, senza fine, terribilmente crudele.
    Per tentare di fuggire da questo dolore, arrivò a dormire fino a venti ore al giorno. Ma anche questo rimedio si dimostrò inutile: finì per odiare la notte che lo conduceva al giorno e il giorno che lo separava dalla notte. In quei momenti amò definirsi come un "piatto crepato", utile solo a poggiarvi o gli avanzi della cena, o dei biscotti da mangiare quando i morsi della fame si facevano irresistibili.
    Non avendo più un "io" a cui rivolgersi, Fitzgerald si identificò con il suo dolore: non era un uomo disperato, ma la sua disperazione. Da quell'assenza assoluta nacque un autentico capolavoro: un libro piccolo, intenso, dolorosissimo, crudelmente lucido ma meraviglioso: Il crollo.

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    ♫ Daniela ★ said on Feb 21, 2014 | 8 feedbacks

  • 2 people find this helpful

    "... tutt'a un tratto mi sono reso conto di essere crollato prima del tempo."

    Confessare la propria caduta e farne comunque bellezza.
    Quattro stelle e mezza.

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    Nick Dembo said on Feb 3, 2014 | Add your feedback

  • 7 people find this helpful

    Penna amara

    Sono così poche le pagine di questo libro - o piuttosto di questi tre articoletti strappati alla penna amara di Fitzgerald - che si leggono in poco più di mezz'oretta. Ma ciò non toglie nulla all'eleganza di questo autore che descrive qui il proprio ...(continue)

    Sono così poche le pagine di questo libro - o piuttosto di questi tre articoletti strappati alla penna amara di Fitzgerald - che si leggono in poco più di mezz'oretta. Ma ciò non toglie nulla all'eleganza di questo autore che descrive qui il proprio crollo con fredda poesia. Lui è il "piatto crepato" del secondo articolo, il fragile, l'uomo colpito che più non si rialza ma si accinge a capire la sua caduta, ed a spiegarcela.
    "Io avevo solo bisogno di pace assoluta per arrivare a capire come mai avessi maturato un atteggiamento triste nei confronti della tristezza, un atteggiamento malinconico nei confronti della malinconia, e un atteggiamento tragico nei confronti della tragedia."

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    Barbaraw said on Jan 15, 2014 | Add your feedback

  • 18 people find this helpful

    Sono tre articoli sulla depressione. Come tre racconti in sequenza. Brevi. Veri. Scritti daddìo (anche con apostrofo).

    Un lettore pragmatico e superficiale potrebbe sintetizzare una trama. Del tipo: sentirsi come "un piatto crepato" e dopo aver scar ...(continue)

    Sono tre articoli sulla depressione. Come tre racconti in sequenza. Brevi. Veri. Scritti daddìo (anche con apostrofo).

    Un lettore pragmatico e superficiale potrebbe sintetizzare una trama. Del tipo: sentirsi come "un piatto crepato" e dopo aver scartato la soluzione di scappare nei mari del sud o in un altro Altrove ("La famosa «fuga», ovvero «piantare tutto in asso», è una gita in una trappola"), pensare di venirne fuori appendendo alla porta il cartello "cave canem".

    Un lettore pignolo al contrario potrebbe esercitarsi a lungo. Per esempio sulla frase con cui l'autore ci dice che sta vivendo "una deflazione di tutti i miei valori". Per tentare di capire (senza riuscirci) se si stia parlando di economia, di filosofia o di psicologia. E per concludere che le grandi depressioni in qualsiasi campo se ne parli e in qualsiasi secolo le si collochino si somigliano in un modo che fa paura.
    (Ci siamo lamentati per mezza vita dell'inflazione, dell'eccesso di denaro circolante e di ideali, più o meno buoni. Passeremo l'altra mezza a lamentarci della deflazione, cioè della sparizione - peraltro con una contemporaneità sospetta - di denaro e idee?).

    Alla fine della giostra, "Un critico maldisposto potrebbe liquidare il tutto come il piagnisteo di un bambino viziato". Così si dice nella postfazione. Epperò ci si risponde; e come meglio non si potrebbe: "questo vale per quasi tutta la poesia".

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    #D.Gil said on Jan 15, 2014 | 12 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Tre articoli scritti da Fitzgerald che, raccontando un momento di crisi dell'autore, ne illustrano la grandezza letteraria.

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    Ro(Ver) said on Dec 31, 2012 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    "ma per i crackers da sgranocchiare di notte andrà benissimo..."

    Provate a leggere The Crack-Up in inglese. La traduzione italiana qui è davvero brutta. Non prende il ritmo né la scorrevolezza del parlato elegante dell'originale, cercando di rendere letterario (la parola difficile e astratta) quel che letterario ( ...(continue)

    Provate a leggere The Crack-Up in inglese. La traduzione italiana qui è davvero brutta. Non prende il ritmo né la scorrevolezza del parlato elegante dell'originale, cercando di rendere letterario (la parola difficile e astratta) quel che letterario (nel senso di bacucco e aulico) nel linguaggio di Fitzgerald non è mai. E come se non bastasse l'inglese irreale, la traduzione Adelphi inverte pure il titolo della seconda parte con quello della terza. Nonostante tutto, Fitz emerge come un genio senza pelle e qui, si scortica vivo. Se la 'resa dei conti' fosse un genere letterario Il Crollo ne sarebbe l'epitome.

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    aplusm said on Dec 6, 2012 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (148)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
    • 2 stars
    • 1 star
  • Paperback 64 Pages
  • ISBN-10: 8845924831
  • ISBN-13: 9788845924835
  • Publisher: Adelphi (Biblioteca minima, 40)
  • Publish date: 2010-04-xx
  • Also available as: Others
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