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Il dardo e la rosa

Di

Editore: Nord

4.1
(1618)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 888 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8842913294 | Isbn-13: 9788842913290 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: E. Villa

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Fiction & Literature , Romance , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Se non fosse per una macchia scarlatta nell'occhio sinistro, Phèdre sembrerebbe adatta a entrare come schiava a Casa Valeriana, i cui adepti vengono iniziati al dolore. Ma un nobile enigmatico riconosce in quella macchia un segno inequivocabile: il Dardo di Kushiel, il marchio che contraddistingue le "anguissette", coloro che amano la sofferenza per natura e non per costrizione. Così Phèdre viene educata nell'arte di dare piacere e subire la sofferenza fisica, ma viene addestrata anche ad osservare, ricordare e analizzare, diventando in questo modo un'abilissima spia. E sarà proprio lei a intuire un complotto per destabilizzare il regno...
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  • 4

    Cominciato con grande scetticismo, finito in preda all'entusiasmo. La Carey riesce a portare avanti centinaia di pagine senza che (apparentemente) accada nulla, e senza tuttavia annoiare mai. Quando a ...continua

    Cominciato con grande scetticismo, finito in preda all'entusiasmo. La Carey riesce a portare avanti centinaia di pagine senza che (apparentemente) accada nulla, e senza tuttavia annoiare mai. Quando arriva la crisi è totalmente inaspettata, colpisce duro come una mattonata in fronte e lascia il lettore lì a chiedersi come sia potuto succedere. Ciò che viene dopo sviluppa l'intreccio in maniera verosimile e mai scontata, tra politica di palazzo, duelli e lunghe traversate, disegnando il grande affresco di una realtà medievale parallela alla nostra, "marchiata" da eventi che affondano nella leggenda ma le cui ripercussioni sono ancora ben evidenti (la nascita della stirpe Angeline a seguito della "defezione" del Beato Elua, figlio di Yeshua/Gesù, e degli angeli che furono mandati a ricondurlo sulla retta via e ne furono invece conquistati).
    Due parole anche sull'utilizzo del sesso nella narrazione. Uno dei miei timori era che prendesse fin troppo spazio, al punto da legittimare l'etichetta di racconto "erotico": in fondo si narrano le avventure di Phedre, serva di Naamah (ossia prostituta, per quanto la definizione sia molto restrittiva) con una genetica predisposizione al masochismo estremo, il che la rende una "specialista" estremamente ricercata. In realtà non è così: la Carey dosa bene anche questo, mostrando senza pietà quando c'è bisogno ma sorvolando (ed evitando noiose ripetizioni) quando se lo può permettere.
    Spero solo che i seguiti siano all'altezza.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Un libro da cui è difficile staccarsi.

    Per essere un'opera prima, "Il dardo e la rosa" è straordinario, sia per intreccio che per abilità nella gestione dello stesso. Non è esente da difetti, si vedano le prime 300 pagine (su una mole tota ...continua

    Per essere un'opera prima, "Il dardo e la rosa" è straordinario, sia per intreccio che per abilità nella gestione dello stesso. Non è esente da difetti, si vedano le prime 300 pagine (su una mole totale di 900 circa) che risultano piuttosto pesanti e scorrono esageratamente lente. Si tratta, infatti, del gigantesco set-up da cui si dipaneranno le successive vicende della protagonista, la bella Phèdre no Delaunay. Il problema è che il complesso intreccio fra le varie dinastie che reggono i giochi di potere a Terre d'Ange (regno modellato su una Francia cinquecentesca) viene esposto in modo troppo didascalico, dando luogo al rischioso "effetto mattone". Consiglio comunque di non mollare prima di pagina 300, perché poi la narrazione si snellisce e sveltisce; i colpi di scena senz'altro non mancano, la bella scrittura neanche, e tengono il lettore avvinto fino alla fine.
    Occorre anzitutto fare una premessa: in Terre d'Ange, terra fondata da angeli rinnegati dall'Unico Dio come intuibile dal nome, vige il motto "ama a tuo piacimento", che si traduce nell'esistenza di Tredici Case: ognuna dedicata a un angelo/dio, ognuna con una caratteristica distintiva, le Case addestrano fin da piccoli allievi e allieve, fino a renderli dei perfetti cortigiani. Si tratta, come nel caso di Phèdre, di bambini di estrazione umile che possono in tal modo ricevere un'educazione e in qualche caso raggiungere posizioni sociali assai elevate una volta completata la marque, elaborato tatuaggio sulla schiena che simboleggia lo stato di servaggio alla Casa di appartenenza. In sostanza, completando la marque grazie ai soldi di patroni facoltosi, si acquista la libertà. Il concetto di base, dunque, è quello della prostituzione sacra.
    Premesso questo, la nostra Phèdre capisce fin da piccola di essere destinata a una vita diversa: l'unico canone per poter accedere a una delle Case è quello di essere perfetti. Nati dagli angeli, gli angeline (così si chiama il popolo di Terre d'Ange) sono dotati di una bellezza sconfinata. Phèdre, nata da un'unione illegittima, ha un occhio deturpato da una macchiolina rossa. Considerato questo segno di imperfezione lei non avrebbe diritto a niente, non fosse per l'intervento di Anafiel Delaunay, letterato e poeta che riconosce in lei una anguissette, creatura in grado per natura di mescolare il piacere e la sofferenza. In soldoni, una masochista. Nell'opulenta società di Terre d'Ange, dedita al lusso e in qualche caso ai vizi, Phèdre diventa così una preda ambita. Delaunay, però, ha l'occhio lungo: decide di darle un'educazione, di farle studiare anche cose apparentemente inutili perché "non c'è nulla che non valga la pena sapere". Phèdre studia la storia, le lingue straniere, la geografia e molto altro. Ciò che almeno all'inizio la ragazza ignora è che Delaunay è una spia dei reali e che a Terre d'Ange è in atto un pericoloso complotto per rovesciare il regno. Grazie anche alle sue doti di anguissette e alla sua vicinanza con patroni di potenti famiglie nobili, Delaunay arriverà molto vicino allo sventarlo, ma...
    Ed è da questo "ma" che si dipanano le restanti seicento pagine. Che, fidatevi, scorrono via come acqua.

    Non voglio rivelare troppo sulla trama, dunque passo direttamente a descrivere alcuni fra i molti personaggi del romanzo. Quelli che, in particolare, restano nel cuore.
    La stessa Phèdre, malgrado la sua perfezione, non è una Mary Sue: sarà il fatto che si legge la ponderatezza dietro le sue azioni (quasi tutte le sue azioni, almeno), sarà che è un personaggio che si prende i rischi di quel che fa e con essi le responsabilità, sarà che matura nel corso della narrazione... o sarà il concetto di fondo che è proprio bello: "non c'è nulla che non valga la pena sapere", perché a salvare Phèdre e a consentirle di trovare di volta in volta la soluzione ai problemi che le si presentano è la cultura che ha. La conoscenza delle lingue le permette di comunicare, la capacità di ragionare le consente di districarsi attraverso giochi di potere spesso sanguinosi, il suo essere una prostituta... la fa apparire più innocua di quanto non sia. E via discorrendo. Si salva più grazie alle proprie conoscenze e alla sua mente logica piuttosto che grazie a un corpo che invece spesso la caccia nei guai. D'accordo, più di una volta userà anche quello per togliersi dagli impicci o sbloccare una situazione, ma... la Carey ci risparmia vittimismi e ipocrisie. Phèdre è una donna che, almeno a partire dalla seconda parte del libro, *sceglie* - ed è qui la componente fondamentale - a chi darsi. E sceglie che cosa fare o non fare. Nota di merito a Jacqueline Carey: di scene erotiche nel libro ce ne sono, più o meno esplicite e più o meno sadomaso, ma non ne ho trovata una che sia volgare.
    Detto ciò, passiamo a un altro personaggio, che di Phèdre è spalla, complemento e qualche volta avversario: Joscelin Verreuil. La premessa è che io amo questo personaggio, l'ho amato in questa seconda lettura come fosse la prima, è stato un piacere riscoprire questo splendido sacerdote guerriero che lotta come una tigre e ha l'anima candida e orgogliosa di un bambino. Joscelin... come tutti gli abitanti di Terre d'Ange, specie quelli di origine nobile, è bellissimo. A parte questo, il suo legame con Phèdre si configura fin da subito come un legame di servaggio, poiché viene assoldato da Delaunay per difendere l'incolumità dell'anguissette. Lui, giovane sacerdote guerriero appartenente alla Confraternita Cassiliana, prende questo incarico non nel migliore dei modi (i Cassiliani sono estremamente morigerati e obbedienti al voto di celibato), ma comunque assolve sempre al suo compito di "proteggere e servire". Phèdre, dal canto suo, all'inizio non lo sopporta. Come si arriverà dal disprezzo a un "ti amo" sussurrato sui bastioni delle mura di una città, ve lo lascio leggere... basti dire che questi due insieme sono belli da piangere, per il modo in cui smussano le angolosità dei rispettivi caratteri, molto forti, e per il modo in cui si completano e si amano malgrado le innumerevoli difficoltà intrinseche che rischiano di minare il loro rapporto.
    Una delle mie coppie preferite di sempre.
    Ma tornando a Joscelin: è un personaggio che inizialmente si configura come ingessatissimo dietro la sua disciplina cassiliana e dietro al rigore che questa prevede. Si rivela letale in combattimento quanto la morte con la sua falce, sempre tuttavia pieno di scrupoli morali. Si rivela testardo a tratti fino all'ottusità, ma fedele e sincero anche se goffo nell'esprimere i propri sentimenti. E infine, è un piacere vederlo sbocciare, da ragazzotto cocciuto, orgoglioso e irreprensibile allo splendido uomo che sarà nell'ultimo libro della trilogia (ma già nell'ultima parte de "Il dardo e la rosa" si nota una scioltezza maggiore...). Merito anche di Phèdre, che fa affiorare in lui sentimenti e un'emotività che l'addestramento cassiliano aveva sepolto e congelato dietro un'espressione impassibile, il tutto in modo estremamente graduale e realistico. A fine libro è già un altro uomo, pur restando sempre se stesso e coerente. Altro gran merito della Carey, che crea personaggi che non perdono mai se stessi ed è difficile, tanto.
    Altro personaggio: Hyacinthe. Trattasi di un ragazzo mezzo tsingano (ossia, mezzo gitano) e mezzo angeline, cresciuto con sua madre nella parte bassa della Città di Elua. Fin dall'infanzia è il miglior amico di Phèdre, segretamente - ma non troppo - innamorato di lei, dotato del potere del dromonde (la visione del futuro e del passato). Non è il mio personaggio preferito, ho sempre tifato Joscelin, ma ha un suo profondo perché nel suo essere *diviso a metà*: metà angeline, ma da sempre legato al popolo degli tsingani, di cui vuole essere il Principe, Hyacinthe è una natura libera, sorridente, solare, che si troverà a compiere la più difficile delle scelte: vivere in isolamento in mezzo al mare e diventare il successore del Signore dello Stretto, un essere immortale condannato a vivere in eterno senza potersi allontanare dal luogo in cui è nato, ma con la capacità di dominare i mari e le acque (nonché uno dei pochissimi elementi genuinamente fantasy del libro). Hyacinthe rinuncerà così a metà della propria natura, quella libera, autocondannandosi alla solitudine eterna. Rinuncerà anche a Phèdre, sapendo comunque di lasciarla in buone mani. Dietro al suo sorriso perenne è probabilmente il personaggio più maturo di tutti, e anche gli altri se ne accorgeranno.
    Ultimi due personaggi per me degni di nota sono Mélisande Shahrizai e Ysandre de la Courcel. Una è "l'arcinemica" della saga, una donna bellissima ed estremamente affascinante e calcolatrice, che attira Phèdre tra le sue braccia come una sirena attirerebbe i marinai col canto. Pericolosissima, Mélisande darà filo da torcere fino alla fine: il libro si chiude proprio con Phèdre che, ancora una volta, rinnova i suoi propositi di vendetta dopo essere stata nuovamente sfidata dalla donna. Proprio con lei, a causa del loro complicato legame carnale, si consumeranno alcune delle scene più sensuali del romanzo (sì, c'è omosessualità sia femminile che maschile, perché il comandamento di Terre d'Ange è "ama a tuo piacimento", dunque senza tabù di alcun genere). Ysandre è invece la neoeletta regina di Terre d'Ange, nonché uno dei miei personaggi preferiti: una ragazza giovanissima ma già scaltra per quanto riguarda i suoi doveri verso il regno, il cui nerbo d'acciaio si percepisce tra le righe al di sotto della sua apparente fragilità. Sarà ancora nel segno dell'amore che compirà le sue scelte, un amore che porterà alla realizzazione di un sogno: unire due regni in uno solo.
    L'amore e i sogni sono i motori del romanzo, per ognuno dei personaggi presentati, siano essi negativi o meno.

    Niente da dire sullo stile, eccettuate quelle prime 300 pagine un (bel) po' troppo ricche di particolari: elegante, evocativo e non volgare. I miei complimenti vanno anche alla traduttrice, che ha fatto un ottimo lavoro su un romanzo per niente facile e dalla mole considerevole.
    Si nota che l'autrice ama la storia, perché questo romanzo di fantasy - se si eccettuano appunto il Signore dello Stretto e l'ascendenza angelica degli angeline - ha ben poco. Riprende elementi della religione cristiana, dei vangeli apocrifi, delle religioni orientali, della storia e della cultura europea antica, medievale e rinascimentale, li shakera in un insieme che risulta incredibilmente coeso e organico. La buona notizia, e posso dirlo perché ho letto anche gli altri due libri della trilogia di Phèdre, è che la saga va in costante crescendo.
    E mi fanno ridere i commenti dei bigotti che "oddio che schifo la prostituzione, oddio che schifo l'omosessualità, oddio che schifo il masochismo, oddio blasfemia storpia la religione cristiana". Ma l'avete letto il retro del libro prima di spendere i soldi? No, perché è tutto scritto lì.
    Aggiungo, en passant e per concludere, che una Troisi a caso avrebbe TANTO da imparare dalla Carey su come si scrive una battaglia fra eserciti.

    ha scritto il 

  • 0

    Intelligente l'ambientazione, una specie di 1100 alternativo come va di moda di questi tempi, con una spruzzata di magia e un sistema religioso articolato e post-cristiano.
    La Carey ha anche l'onestà ...continua

    Intelligente l'ambientazione, una specie di 1100 alternativo come va di moda di questi tempi, con una spruzzata di magia e un sistema religioso articolato e post-cristiano.
    La Carey ha anche l'onestà di avere una protagonista prostituta (e masochista), ma di non indugiare mai nelle scene più pruriginose e non concedere nulla alla morbosità.
    Eppure il libro non ti entra dentro, la trama, articolata, non riesce mai a trascinarti e anche i momenti di maggiore epicità mi hanno lasciato indiffirente. E' proprio il coinvolgimento che mi è mancato durante tutta la lettura, un peccato mortale, purtroppo...

    ha scritto il 

  • 5

    Uno splendido romanzo a metà tra lo storico e il fantasy. Ho amato molto i diversi personaggi, piacevolmente sorpresa da quelli femminili che, per una volta, non hanno solo bisogno di essere salvati, ...continua

    Uno splendido romanzo a metà tra lo storico e il fantasy. Ho amato molto i diversi personaggi, piacevolmente sorpresa da quelli femminili che, per una volta, non hanno solo bisogno di essere salvati, ma sanno prendere in mano il proprio destino e combattere, nel bene e nel male.
    Basandomi sulla trama e sulla lettura della prima parte del libro mi ha colpito molto la piega che poi ha preso l'intera storia in modo del tutto inaspettato e mi sembra sia uno dei casi in cui una trilogia possa effettivamente arricchire il mondo creato dall'autrice. Il mio unico timore è che gli altri due volumi non siano all'altezza del primo. In ogni caso per conto mio cinque stelline meritatissime

    ha scritto il 

  • 5

    E' stato il libro che mi ha aperto le porte del fantasy. Di questo genere in giro ce ne son pochi, è una storia che vi incatena e non si può non leggere i libri successivi. C'è tutto intrighi, amore, ...continua

    E' stato il libro che mi ha aperto le porte del fantasy. Di questo genere in giro ce ne son pochi, è una storia che vi incatena e non si può non leggere i libri successivi. C'è tutto intrighi, amore, politica ect; i personaggi sono descritti talmente bene da sembrar reali. Lo consiglio vivamente

    ha scritto il 

  • 5

    Gentilmente consigliatomi dalla mia amica Giuditta, le cui raccomandazioni d'ora in poi prenderò assolutamente sul serio, questo libro mi è arrivato più o meno come una succosa bistecca in un momento ...continua

    Gentilmente consigliatomi dalla mia amica Giuditta, le cui raccomandazioni d'ora in poi prenderò assolutamente sul serio, questo libro mi è arrivato più o meno come una succosa bistecca in un momento di inappetenza letteraria, e mi ha risvegliato piano piano, frase dopo frase, una fame che non ricordavo di avere. Era molto tempo che un libro mi lasciasse incapace di mollarlo. Ho messo l'ebook nel tablet e nel cellulare, per averlo sempre con me, mi ricorda i tempi in cui infilavo libri nella mia gigantesca borsa per portarmeli ovunque e leggerli pure dove sarebbe stato scortese farlo.
    Ma andiamo al sodo: la Carey è brava - no, magistrale - nell'intrecciare la storia e fare in modo che comunque l'inizio, che contiene tutti gli ingredienti necessari perché la storia si svolga, mi sembra che non ci sia una virgola sprecata, sia altrettanto interessante ed appassionante come il cuore dello svolgimento. Similmente all'intreccio sulla schiena di Phédre, in cui ogni linea trova sboccio a diversi punti, così la Carey ha strutturato la trama. Distratta da quello che sembrava un fastidioso foreboding da parte di Phédre, neanche mi sono accorta che si stava tutto predisponendo per la storia.
    Devo inoltre complimentarmi col traduttore o la traduttrice, che hanno reso abilmente una prosa null'affatto asciutta senza appesantirla di fronzoli. La traduzione dell'angeline arcaico, che ricorda il linguaggio di Dante, mi è piaciuta tantissimo.
    Inoltre, non posso davvero resistere al sapore di una spy story, dove armata del suo corpo, dei suoi occhi ed orecchie e soprattutto della sua istruzione, Phédre riesce a... beh a dimostrare che "lo sgravio di una puttana" può giungere a molto.
    Mi piace l'approccio assolutamente sex positive di questo libro, perché il sesso è bello e non c'è nulla di cui vergognarsi. Mi piace che l'omosessualità non faccia scandalo in Terre d'Ange. Mi è piaciuto vedere anche ritratto quello che mi è capitato di imparare riguardo alla cultura BDSM.
    Mi è piaciuto scoprire lentamente le indicazioni riguardo la geografia, riconoscere qualche tratto caratteristico dei luoghi europei e riconoscere fatti storici, simpatiche strizzatine d'occhio che tengono viva la sospensione d'incredulità.
    Il finale ti lascia un po' come il dolore lascia una anguissette: oh sì, ancora.

    ha scritto il 

  • 5

    Originale e ben scritto

    Finalmente un fantasy che non sa di già visto. Jacqueline Carey riesce a creare un credibilissimo mondo basato su una religione molto sentita, misteri da districare, intrighi politici. Ogni personaggi ...continua

    Finalmente un fantasy che non sa di già visto. Jacqueline Carey riesce a creare un credibilissimo mondo basato su una religione molto sentita, misteri da districare, intrighi politici. Ogni personaggio è diverso, appartiene a una sua dimensione e ha un suo credo: tutti si rispettano l'un l'altro anche se non sempre si comprendono. Su tutti ovviamente svetta Phedre, la protagonista, che da figlia illegittima, abbandonata da bambina, scala le vette della società e veste un ruolo principe per le sorti della sua terra d'origine grazie agli insegnamenti ricevuti. La conoscenza di molte lingue, l'aver letto tanto, aver studiato l'arte della discrezione, ma soprattutto essere stata istruita a PENSARE, cogliere i dettagli e fare associazioni cognitive saranno i suoi tesori più grandi. Un romanzo sapiente, affatto superficiale, che coinvolge, appassiona e si divora eche, seppur incentrato su ruoli femminili, saprà sicuramente rapire anche i lettori di sesso maschile, dal momento che nessun personaggio è dato al caso e gli uomini che ruotano attorno a Phedre sono anch'essi scritti con precisione.

    ha scritto il 

  • 5

    Una perla di esotismo

    Un mondo di corti, tradizioni, storia, classicismo e sfarzi. Una società reinterpretata e una terra ridisegnata dalla fantasia di un'autrice, che ha saputo prendere il nostro mondo e stravolgerlo part ...continua

    Un mondo di corti, tradizioni, storia, classicismo e sfarzi. Una società reinterpretata e una terra ridisegnata dalla fantasia di un'autrice, che ha saputo prendere il nostro mondo e stravolgerlo partendo dalle nostre radici bibliche. Una donna condannata ad un destino ed un nome infausto che porta su di se il marchio di un Dio. Un vortice di emozioni e sensazioni prive di stereotipi odierni come l'omosessualità e l'eterosessualità, in un contesto il cui unico precetto è "Ama a tuo piacimento". Una storia lunga 888 pagine al cui interno si dirama un intreccio di eventi ricco e studiato in ogni dettaglio. Questo e molto altro è ciò che è stata in grado di fare Jacqueline Carey nel primo romanzo di questa meravigliosa trilogia. Una scrittrice che ha saputo studiare minuziosamente il frutto della sua mente pesando il linguaggio utilizzato in ogni suo contesto e situazione, un linguaggio forte e al contempo sobrio, passionale, pittorico, melodrammatico e musicale a seconda delle situazioni, senza dimenticare una sessualità mai nascosta o velata, ma anzi descritta senza allusioni e che tuttavia mai straripa nel volgare nonostante la sferzata violenta del dolore come arma seduttiva, di piacere e di redenzione. Una descrizione particolareggiante, senza essere troppo lunga come spesso accade quando si vuole dare un'idea precisa di qualcosa, che dipinge sulle pagine del libro scene esotiche, colorate, aride, ghiacciate e di molti altri tipi. Una vastità di personaggi disegnati alla perfezione e collocati in uno sfondo aristocratico e non con una minuzia tale da sembrare veri personaggi storici, con molti riferimenti a quello che in effetti è stato il nostro passato. Questo è l'incredibile risultato di un romanzo che per metà si rivela un ottimo fantasy ma dall'altra nasconde l'oscura allegoria dei retroscena mai svelati, corrotti e malati del nostro passato e del nostro presente. Una trama ricca di colpi di scena, perdite e vittorie nella guerra della vita, dell'amore, della libertà e della morte. Assolutamente consigliato a chi ritiene la propria mente abbastanza aperta da essere in grado di dimenticare il proprio mondo e la propria etica facendo tabula rasa per poi ripartire da capo, ricostruendo pagina per pagina una società simile ma diversa, costruita sulle nostre stesse basi ma sviluppatasi in maniera opposta.

    ha scritto il 

  • 4

    Trilogia fantasy al femminile

    Ho aspettato di terminare la trilogia prima di scrivere la recensione("Il dardo e la rosa", "la prescelta e l'erede" e "La maschera e le tenebre")in modo da poter dare un parere globale sull'opera. Sp ...continua

    Ho aspettato di terminare la trilogia prima di scrivere la recensione("Il dardo e la rosa", "la prescelta e l'erede" e "La maschera e le tenebre")in modo da poter dare un parere globale sull'opera. Spesso i cicli narrativi peggiorano man mano che si continua la lettura da un volume all'altro, non è questo il caso. Jacqueline Carey è stata in grado di tenermi incollata ai libri pagina dopo pagina con un intreccio sempre interessante, un mix ben studiato di fantasy, avventura, sentimenti con un pizzico di leggenda. Non resta che mettere alla prova l'autrice con il ciclo di Imriel, seguito con cambio di protagonista, del ciclo di Kushiel.

    ha scritto il 

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