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Il demone a Beslan

Di

Editore: Mondadori

4.2
(102)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 360 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8804604212 | Isbn-13: 9788804604211 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Marat Bazarev è quello che è sopravvissuto e sopravviverà.
È l'uomo che, con i suoi compagni, una mattina di sole di settembre è entrato nella scuola numero 1 di Beslan. E lì ha dato inizio alla fine. 334 morti, di cui oltre la metà bambini: questo il bilancio dei tre giorni di sequestro in cui più di mille persone sono state tenute in ostaggio da un commando di separatisti ceceni. Marat è l'unico fra gli attentatori a essere uscito vivo dalla scuola, catturato dalla polizia russa e imprigionato in un carcere di massima sicurezza a Mosca. E qui, chiuso in una cella gelida e isolata, scrive la sua ultima confessione. È pronto ad assumersi la responsabilità che gli spetta, ma ha anche un'urgenza più forte: raccontare la sua storia.
È così che comincia: con Marat e il suo migliore amico Shamil seduti sull'erba di un anfiteatro in un pomeriggio di pace, con Shamil che ridendo si allontana nella boscaglia e dopo pochi passi lancia un urlo terrificante. Nascosti sotto un mucchio di pietre e frasche trovano sette corpi straziati: è il primo segnale. A casa li attende un villaggio saccheggiato e deserto, le porte delle case spalancate e nessuno dei familiari e degli amici.
È così che comincia: Marat in quel pomeriggio terribile capisce che non esiste più una legge e nemmeno le regole, che non c'è onore né coraggio, ma solo paura. E allora si unisce ai guerriglieri in montagna, e con loro si prepara a un'azione in grado di rimbombare da un capo all'altro del mondo. È così che comincia: in un giorno di festa pieno di fiori, in una scuola alla periferia del Caucaso e del mondo.
Facendosi carico di tutto il peso e la colpa della voce di Marat, Andrea Tarabbia immagina una storia di vento, fango, sangue e vendetta, la storia di un'amicizia che resiste a tutti gli orrori. Con delicatezza e profondità, racconta il viaggio dentro il male nella sua forma più umana e disperata, a confronto con i demoni che terrorizzano l'Occidente. E lo fa con una forza che non si dimentica.
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  • 3

    Non so...
    Libro che si legge in modo abbastanza scorrevole ma che non mi ha emozionato. Nonostante il tema.
    E' andata così: avevo sentito di questo libro, e l'ho preso. Prima di leggerlo però ho voluto informarmi un pochino sull'argomento, su cui conoscevo quasi nulla, e così ho letto ...continua

    Non so...
    Libro che si legge in modo abbastanza scorrevole ma che non mi ha emozionato. Nonostante il tema.
    E' andata così: avevo sentito di questo libro, e l'ho preso. Prima di leggerlo però ho voluto informarmi un pochino sull'argomento, su cui conoscevo quasi nulla, e così ho letto Proibito parlare di Anna Politkovskaja. Dopo aver letto questi suoi articoli, Il demone a Beslan non mi ha dato di più.
    Del "punto di vista" ceceno parla anche lei, oltre che ovviamente dell'orrore dell'attentato alla scuola...e di molto altro.
    L'unico aspetto trattato in più da questo romanzo è uno spiraglio di pentimento/redenzione da parte di Marat Bazarev, protagonista e unico terrorista scampato al massacro di Beslan.
    Certo si tratta di due generi diversi: la Politkovskaja è giornalista, Tarabbia qua è romanziere.
    Ecco cosa mi è mancato in Il demone a Beslan: il coinvolgimento, l'emozione che provo quando leggo un bel romanzo. Probabilmente il tono distaccato, quasi da cronaca dei fatti è voluto. Ma per la cronaca ci sono altre fonti. L'aspetto più da romanzo, cioé la mente di Marat, e i suoi accenni di messa in discussione di quello che è stato fatto, non mi é bastato.

    ha scritto il 

  • 4

    Pensavo che fosse un documento storico e invece si tratta di un romanzo basato sulla strage di Belsan del 2004.
    Dopo la delusione iniziale però sono subito stato catturato dal libro: cupo, crudo, pesante.
    Racconta i fatti di Beslan da 3 punti di vista differenti: uno dei terroristi, u ...continua

    Pensavo che fosse un documento storico e invece si tratta di un romanzo basato sulla strage di Belsan del 2004.
    Dopo la delusione iniziale però sono subito stato catturato dal libro: cupo, crudo, pesante.
    Racconta i fatti di Beslan da 3 punti di vista differenti: uno dei terroristi, un bambino preso in ostaggio e un vecchio che osserva i fatti dall'esterno della scuola.
    Non è certo una lettura da ombrellone, ma il romanzo è molto valido.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro da divorare in un week end!

    Una accattivante descrizione romanzata di uno degli eventi piu' aberranti degli ultimi anni. E' un romanzo, basato su eventi e personaggi reali, scritto con stile innovativo, che combina il punto di vista di personaggi diversi ed opposti. In particolare e' notevole la descrizione del percorso ch ...continua

    Una accattivante descrizione romanzata di uno degli eventi piu' aberranti degli ultimi anni. E' un romanzo, basato su eventi e personaggi reali, scritto con stile innovativo, che combina il punto di vista di personaggi diversi ed opposti. In particolare e' notevole la descrizione del percorso che porta il principale protanista, l'unico "terrorista" sopravvissuto al massacro, a diventare il mostro che viene considerato. Un libro da divorare in un weekend!

    ha scritto il 

  • 3

    Erroneamente ho creduto fosse un'intervista all'unico attentatore sopravvissuto a Beslan, ma invece si tratta di un romanzo. Il giudizio è anche influenzato dal fatto che mi aspettavo altro. In ogni caso resta un libro decisamente "pesante"

    ha scritto il 

  • 0

    IL DEMONE A BESLAN (di Loris Magro)

    Raccontare la realtà non è mai facile.
    Se per creare una storia ex nihilo serve uno sforzo creativo notevole, per raccontare un fatto realmente accaduto filtrandolo attraverso le strutture e gli espedienti narrativi propri del romanzo è necessario avere un vero talento in tal senso; io cred ...continua

    Raccontare la realtà non è mai facile.
    Se per creare una storia ex nihilo serve uno sforzo creativo notevole, per raccontare un fatto realmente accaduto filtrandolo attraverso le strutture e gli espedienti narrativi propri del romanzo è necessario avere un vero talento in tal senso; io credo che Andrea Tarabbia abbia questo talento.

    [Continua su http://elaleph.it/2012/10/01/il-demone-a-beslan]

    ha scritto il 

  • 4

    e mezzo.

    “Tutto quello che la gente di Beslan Pensava di sapere della vita, disse sua zia, era cambiato. Continuò a tamponare le bruciature e le vesciche del ragazzo con membrane d’uovo, e disse che la lezione era di quelle che non si dimenticano: Prima non avevamo idea di quanto fossimo felici”.
    da ...continua

    “Tutto quello che la gente di Beslan Pensava di sapere della vita, disse sua zia, era cambiato. Continuò a tamponare le bruciature e le vesciche del ragazzo con membrane d’uovo, e disse che la lezione era di quelle che non si dimenticano: Prima non avevamo idea di quanto fossimo felici”.
    da ‘52 Hours of Horror and Death for Captives at Russian School’, di C.J. Chivers, ‘The New York Times’, 4 settembre 2004.

    Raccontare la realtà non è mai facile.
    Se per creare una storia ex nihilo serve uno sforzo creativo notevole, per raccontare un fatto realmente accaduto filtrandolo attraverso le strutture e gli espedienti narrativi propri del romanzo è necessario avere un vero talento in tal senso; io credo che Andrea Tarabbia abbia questo talento.
    'Il Demone a Beslan' racconta la Strage di Beslan attraverso lo sguardo, le percezioni e le parole di Marat, uno degli attentatori.
    Quando iniziamo il romanzo, quindi, potremmo pensare a una forma di empatia, se non di adesione, nei confronti delle motivazioni dei separatisti ceceni da parte di Tarabbia. Si tratterebbe di un'opinione forte ma soggettiva e condivisibile, ma ciò nonostante l'autore ci tiene a ristabilire una sorta di equilibrio tra le parti, dando vita a Petja e Ivan; il primo è uno dei bambini sequestrati a Beslan, il secondo è un vecchio malato che segue la vicenda fuori dalla scuola.
    Entrambi appaiono in sogno a Marat e non sapremo mai se sono realmente esistiti o se sono soltanto un parto oniriche della mente dell'attentatore, ma non è questo che importa a noi lettori; come dice Padre Aleksej, il prete della prigione in cui è rinchiuso il giovane ceceno, i due personaggi sono importanti per quello che rappresentano per Marat, per i timidi sensi di colpa che, nonostante la sua totale adesione alla causa cecena, si ritrova a provare.
    Oltre alle 'incursioni' di Ivan e Petja, nel romanzo troviamo altri quattro livelli narrativi: tre riguardano direttamente Marat e ci presentano rispettivamente la sua giovinezza, il momento della strage e il suo presente in carcere, il quarto livello comprende invece le storie degli altri attentatori e le motivazioni che li hanno spinti a formare un commando terroristico.
    'Il Demone a Beslan' si presenta quindi come un romanzo estremamente interessante tanto dal punto di vista tematico quanto da quello stilistico e ci permette di smentire la perdita di capacità di rappresentazione e interpretazione della realtà della letteratura teorizzata da Federman e di riportare alla memoria un avvenimento importante che rischiava di cadere nel dimenticatoio nella nostra parte d'Europa.

    (questa recensione è stata pubblicata anche sul sito della rivista letteraria indipendente El Aleph. La trovate al link http://elaleph.it/2012/10/01/anobium)

    ha scritto il