Il deserto dei Tartari

Di

Editore: Arnoldo Mondadori

4.2
(9723)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Chi tradizionale , Francese , Inglese , Spagnolo , Catalano , Chi semplificata , Tedesco , Rumeno , Esperanto

Isbn-10: A000064062 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Filosofia

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Descrizione del libro
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  • 4

    L'umorismo nero di Buzzati è tutto nel nome del dott. Rovina, il medico a cui fiducioso il maggiore Drogo affida le cure del suo corpo irrimediabilmente malato. Il sapore di beffa percorre sin dalle p ...continua

    L'umorismo nero di Buzzati è tutto nel nome del dott. Rovina, il medico a cui fiducioso il maggiore Drogo affida le cure del suo corpo irrimediabilmente malato. Il sapore di beffa percorre sin dalle prime pagine il più famoso romanzo del "kafka" di Belluno: "Dal deserto del Nord doveva giungere la loro fortuna, l'avventura, l'ora miracolosa che almeno una volta tocca a ciascuno. Per questa eventualità vaga, che pareva farsi sempre più incerta nel tempo, uomini fatti consumavano lassù la migliore parte della vita". Con l'approssimarsi della fine Drogo realizza che "la vita dunque si era risolta in una specie di scherzo, per un'orgogliosa scommessa tutto era stato perduto".
    La fuga dal tempo è forse il tema dominante del romanzo, la situazione di irrealtà che pervade la vita degli uomini intenti ad affrontare giornate prive di senso in attesa che accada qualcosa, che il destino si compia. Romanzo amaro, una successione di delusioni e disillusioni, fino all'epifania finale, consolatoria sì, ma a quale prezzo.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Non si è poi nati tutti per fare gli eroi

    ‘Nominato ufficiale, Giovanni Drogo partì una mattina di settembre dalla città per raggiungere la Fortezza Bastiani, sua prima destinazione’
    Così nasce il tenente Drogo, così nasciamo tutti: con una ...continua

    ‘Nominato ufficiale, Giovanni Drogo partì una mattina di settembre dalla città per raggiungere la Fortezza Bastiani, sua prima destinazione’
    Così nasce il tenente Drogo, così nasciamo tutti: con una destinazione sconosciuta da raggiungere e la più o meno consapevole propensione a credere di esser destinati a grandi imprese.
    Questo tenero e ingenuo ufficiale pare proprio racchiudere in sé l’umanità tutta.
    Viene mandato a prestare servizio in una fortezza eretta a difesa di un confine quasi surreale, la cui soglia verrà varcata dall’esercito nemico forse domani (si spera con tentennante ardore), forse mai (ci si rassegna con mite vigliaccheria).
    Da una parte l’attesa nevrotica di una guerra che, pur risvegliando recondite paure, riaccende di significato i rigorosi turni di guardia e il regolamento militare; dall’altra la più comoda e realistica prospettiva di un’eterna pace, che tuttavia si profila tormento per un animo agognante l’azione di valorose imprese.
    Tra questi due estremi oscilla Giovanni Drogo: e mentre si chiede se non sia sprecato quel tempo trascorso a sorvegliare una vecchia, pressoché inutile, bicocca, mentre si domanda se non sarebbe più felice da sposato, in città, egli pazienta e nel contempo smania, si rassegna e al tempo stesso sogna e spera. Mai lo abbandona l’ostinata aspettativa che un giorno i Tartari attaccheranno da nord e tutti i suoi dubbi saranno dissolti dal frastuono dell’artiglieria.
    Insomma: ci si illude, si attende, sempre, tutta la vita e, pure tutta la vita, si continuano a seguire rigidi schemi, dissimulando i propri desideri per il timore di essere scherniti dal vicino qualora le nostre gloriose ambizioni non si concretizzino mai.
    Intanto, l’inesorabile e impercettibile fuga del tempo.
    ' Quanto tempo davanti! Lunghissimo gli pareva anche un solo anno e gli anni buoni erano appena cominciati; sembravano formare una serie lunghissima, di cui era impossibile scorgere il fondo, un tesoro ancora intatto e così grande da potersi annoiare. Nessuno c'era che gli dicesse: 'Attento, Giovanni Drogo!'. La vita gli appariva inesauribile, ostinata illusione, benchè la giovinezza fosse già cominciata a sfiorire. Ma Drogo non conosceva il tempo'.
    Drogo non conosceva il tempo, proprio come tutti noi, poiché, come si intuisce, il tempo lo si conosce solo quando non lo si ha più. E’ dunque solo in punto di morte che si comprende la sottile ironia dell'esistenza, il suo abile scherzo: infatti proprio quando finalmente il nemico avanza e il nostro eroico destino potrebbe compiersi siamo costretti, ormai vecchi e malati, ad abbandonare la lotta e a dare l’estremo saluto al mondo nella solitudine di un’anonima locanda.
    Tutte le promesse che crediamo ci abbia fatto la vita quando, con la divisa da tenente, ci siamo incamminati verso una strada di montagna per raggiungere la nostra fortezza Bastiani sembrano essere disattese, eppure, paradossalmente, ci pare di esser venuti a capo del senso di quasi ogni cosa. Seduti su di una poltrona mentre nel cielo si scorgono le prime stelle, spezzato l'incanto della fuga del tempo, ci sentiamo ormai pronti per affrontare, dominando il turbinio dei moti dell’anima, l’ultima vera battaglia, quella che giunge sempre inaspettata pur essendo in realtà la più prevedibile. Senza dubbio la vita si beffa di noi; tuttavia ci è concesso di restituirle il favore: "Coraggio, Drogo, questa è l'ultima carta, va' incontro alla morte da soldato e che la tua esistenza sbagliata almeno finisca bene. Vendicati finalmente della sorte, nessuno canterà le tue lodi, nessuno ti chiamerà eroe o alcunché di simile, ma proprio per questo vale la pena. Varca con piede fermo il limite dell'ombra, diritto come a una parata, e sorridi anche, se ci riesci. […]
    Facendosi forza, Giovanni raddrizza un po' il busto, si assesta con una mano il colletto dell'uniforme, dà ancora uno sguardo fuori della finestra, una brevissima occhiata, per l'ultima sua porzione di stelle. Poi nel buio, benché nessuno lo veda, sorride.’

    ha scritto il 

  • 4

    Il deserto dei Tartari è un romanzo di Dino Buzzati pubblicato da Rizzoli nel 1940.

    Giovanni Drogo è un giovane tenente di belle speranze. Ha appena finito l’accademia nella grande città e viene asseg ...continua

    Il deserto dei Tartari è un romanzo di Dino Buzzati pubblicato da Rizzoli nel 1940.

    Giovanni Drogo è un giovane tenente di belle speranze. Ha appena finito l’accademia nella grande città e viene assegnato per la prima volta. La sua destinazione è la Fortezza Bastiani, sulle montagne; un luogo inospitale, ultimo baluardo a picco sulle pianure del nord e dei Tartari che potrebbero invadere la nazione, anche se da decenni se ne stanno tranquilli lontani dalla fortezza. Quando però arriva alla fortezza la trova in uno stato di abbandono, insieme a commilitoni che stanno lì da troppo tempo in attesa di una guerra che dia senso alla loro guardia.

    Il romanzo di Buzzati è di una bellezza intensa. Giovanni Drogo è un militare che vede scorrere la sua vita in attesa di una guerra chiedendosi se arriverà mai o se la sua sarà solo un’altra vita sprecata. Un ritmo lento e costante, fino al bellissimo finale.

    Incredibilmente l’idea per il romanzo pare essergli venuta al tempo in cui faceva il giornalista e lavorava in una redazione notturna; ha trasportato in ambiente militare le lunghe inutili attese della redazione per la grande notizia che magari, un giorno, arriverà.

    Un libro che parla di solitudine, di speranza, di senso della vita. E che dovete leggere.

    ha scritto il 

  • 5

    Ipnotico

    La ripetizione, la routine, l'attesa infinita di qualcosa che deve arrivare e mentre si aspetta cambiano le generazioni, la superficie, ma non la sostanza.
    La vita è sempre la stessa cosa e tutto ciò ...continua

    La ripetizione, la routine, l'attesa infinita di qualcosa che deve arrivare e mentre si aspetta cambiano le generazioni, la superficie, ma non la sostanza.
    La vita è sempre la stessa cosa e tutto ciò che facciamo, in attesa della morte, non è altro che noiosa routine. La morte poi arriva e libera l'uomo.
    Bellissimo e profondo libro di Buzzati.

    ha scritto il 

  • 4

    Il Kafka italiano?

    L'influsso di Kafka è innegabile, ne fa quasi un romanzo epigonico. Ma è innegabile anche il fascino oscuro dell'atmosfera, la contagiosità della solitudine, l'inquietudine dell'attesa e del tempo che ...continua

    L'influsso di Kafka è innegabile, ne fa quasi un romanzo epigonico. Ma è innegabile anche il fascino oscuro dell'atmosfera, la contagiosità della solitudine, l'inquietudine dell'attesa e del tempo che ti scivola di mano. Tutto ciò trasmesso tramite una prosa morbida ma penetrante.

    Autore da sperimentare ancora.

    ha scritto il 

  • 5

    Ho trovato questo libro veramente favoloso. Anche se racconta di un soldato non aspettatevi un racconto ricco di azione o colpi di scena. Piuttosto preparatevi ad accogliere il pensiero di Buzzati sul ...continua

    Ho trovato questo libro veramente favoloso. Anche se racconta di un soldato non aspettatevi un racconto ricco di azione o colpi di scena. Piuttosto preparatevi ad accogliere il pensiero di Buzzati sul tempo che vola, inafferrabile, senza che nessuno (o quasi) se ne accorga o tanto meno possa fermarlo. Altro tema centrale del libro è quello dell'attesa, che porta speranza e spesso illusioni. Lo consiglio veramente a tutti, è scritto in modo abbastanza scorrevole e molto poetico. E' un libro che fa riflettere senza essere pesante.

    ha scritto il 

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