Il deserto dei Tartari

Di

Editore: Arnoldo Mondadori

4.2
(10040)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Chi tradizionale , Francese , Inglese , Spagnolo , Catalano , Chi semplificata , Tedesco , Rumeno , Esperanto

Isbn-10: A000064062 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Filosofia

Ti piace Il deserto dei Tartari?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Ordina per
  • 4

    Grande libro di Buzzati. Letto (sebbene certi brani li avevo già avuti sotto gli occhi) e apprezzato. E mi sembra persino più appropriato l'anagramma del titolo che avevo elaborato un anno fa: "IL DES ...continua

    Grande libro di Buzzati. Letto (sebbene certi brani li avevo già avuti sotto gli occhi) e apprezzato. E mi sembra persino più appropriato l'anagramma del titolo che avevo elaborato un anno fa: "IL DESERTO DEI TARTARI ---> È LA TRISTE TERRA DI DIO".

    ha scritto il 

  • 4

    Recensione completa: http://feliceconunlibro.blogspot.it/2017/03/il-deserto-dei-tartari-dino-buzzati.html

    Il deserto dei tartari è un romanzo che parla di attesa e anche, collegato a questo tema, dell ...continua

    Recensione completa: http://feliceconunlibro.blogspot.it/2017/03/il-deserto-dei-tartari-dino-buzzati.html

    Il deserto dei tartari è un romanzo che parla di attesa e anche, collegato a questo tema, dello scorrere inarrestabile del tempo.

    Drogo rimane affascinato dalla Fortezza Bastiani e decide di rimanere molto più tempo rispetto a quello che si era prefissato. Infatti questa fortezza è come se fosse un luogo isolato dal mondo non soltanto dal punto di vista fisico, ma anche dal punto di vista temporale. È come se all'interno della fortezza il tempo scorresse in maniera diversa: Drogo e i suoi compagni non si rendono conto del passare dei giorni, dei mesi, degli anni e non si rendono conto che stanno trascorrendo tutto il periodo più bello della loro vita in questo luogo.
    Il ripetersi costante delle stesse azioni, il susseguirsi di giornate sempre uguali l'una all'altra, diventano una grande bolla rassicurante in cui rannicchiarsi per vivere in tranquillità senza preoccuparsi di imprevisti e senza prendere alcun tipo di decisione o di responsabilità, in attesa di un'occasione avventurosa, che forse renderà la vita più soddisfacente.

    Buzzati quindi sembra volerci dire che è comune nelle persone questo atteggiamento di attesa: l'adagiarsi sugli allori convinti che l'occasione della vita arriverà da sé, senza muovere un dito.
    E in effetti chi è che almeno una volta nella vita non si è comportato in questo modo? È proprio per come Buzzati ne parla, è proprio perché questo è un atteggiamento molto comune, che Il deserto dei Tartari può risultare una lettura, oltre che molto intensa, anche a tratti scomoda...

    ha scritto il 

  • 3

    Ingredienti: un giovane ufficiale al suo primo incarico, una fortezza sospesa nel tempo e isolata dal mondo, quattro mesi di guardia diventati una vita intera, un mondo esterno diventato inospitale e ...continua

    Ingredienti: un giovane ufficiale al suo primo incarico, una fortezza sospesa nel tempo e isolata dal mondo, quattro mesi di guardia diventati una vita intera, un mondo esterno diventato inospitale e ostile.
    Consigliato: a chi vive nel proprio microcosmo schiavo di regole e abitudini, a chi è in perenne attesa di ciò che non avrà il coraggio di essere e fare.

    ha scritto il 

  • 2

    Depressione Infinita

    Ho letto questo libro, spinto dalle belle recensioni però non mi è piaciuto molto... La fine è deprimente, avrei preferito un finale differente e più movimentato..... A me personalmente mi ha depress ...continua

    Ho letto questo libro, spinto dalle belle recensioni però non mi è piaciuto molto... La fine è deprimente, avrei preferito un finale differente e più movimentato..... A me personalmente mi ha depresso.

    ha scritto il 

  • 4

    Immagino che sia stato uno studente ad appuntare questa frase in cima al primo capitolo dell'edizione che ho preso in prestito: «Metafora delle angosce e delle speranze della vita che non si avverano ...continua

    Immagino che sia stato uno studente ad appuntare questa frase in cima al primo capitolo dell'edizione che ho preso in prestito: «Metafora delle angosce e delle speranze della vita che non si avverano mai». Ringrazio di non aver mai studiato Buzzati a scuola: mi sembra proprio il tipo di libro che bisognerebbe leggere da adulti e che da adolescenti si rischi di bollarlo come noioso cautionary tale.
    L'ambientazione («atemporale e aspaziale» proseguono gli appunti, «un luogo fuori dal mondo dove noi in qualche modo siamo proiettati») e la scarsità di eventi sono una tela vuota che ognuno può dipingere con le angosce del momento. Per me, a ventisei anni, la Fortezza Bastiani e il deserto dei Tartari rappresentano l'illusione che se tutto rimane uguale il tempo non sta scorrendo davvero, che aspettare non è un male e che le occasioni non mancheranno.
    Non facciamo come Giovanni Drogo, riscuotiamoci e diamoci una mossa.

    Note a margine:
    - L'inizio è particolarmente gustoso se riletto dopo aver finito il libro: «Nominato ufficiale, Giovanni Drogo partì una mattina di settembre dalla città per raggiungere la Fortezza Bastiani, sua prima destinazione».
    - I primi capitoli mi hanno ricordato due dei miei racconti preferiti di Buzzati, I sette messaggeri e Sette piani. Il deserto dei Tartari invece ha preso decisamente un'altra piega.
    - Per un romanzo sull'attesa di qualcosa che non sembra arrivare mai, è ironico che Buzzati non abbia saputo aspettare per la pubblicazione del libro: «Mi ero, sempre, reso conto benissimo che, se fossi stato artisticamente onesto fino in fondo, avrei dovuto continuare a scrivere quel libro per tutta la mia vita, o per lo meno fino all'avanzata maturità, quasi che si trattasse di una specie di autobiografia. Capivo anche che la tensione narrativa, verso la metà, calava alquanto, che certi passaggi erano un po' forzati, insomma una rielaborazione sarebbe stata molto utile. Ma c'era la richiesta di Longanesi, la stesura era fatta, ero giovane e abbastanza ambizioso. Insomma non sono stato capace di aspettare, di avere pazienza. E il romanzo venne varato».

    ha scritto il 

  • 5

    Il Tempo è un idolo cattivo

    Maledetta sia la scuola
    e le malelingue che tramanda!

    Mi sono sempre tenuto a debita distanza dal "deserto dei Tartari" per il terrore di vagarci dentro per anni, secoli e millenni, stremato e sfiduci ...continua

    Maledetta sia la scuola
    e le malelingue che tramanda!

    Mi sono sempre tenuto a debita distanza dal "deserto dei Tartari" per il terrore di vagarci dentro per anni, secoli e millenni, stremato e sfiduciato, senza mai trovarvi uscita e fine!
    - le leggende che correvano intorno alla fama di questo romanzo, erano alla stregua fantozziana dell'armata Kotiomkin; "tre ore, diciotto bobine".

    In realtà, ed io l'ho visto sul serio, "la corazzata Potemkin" dura poco meno di settanta minuti, e (faticherete a crederlo, me lo sento, lo so, ma ve lo giuro) è pure un bel film!

    Così come questo deserto dei Tartari, che, all'acquisto, mi è toccato constatato essere un libro di poco più duecento pagine (e non il monolitico mattone che credevo), leggero, dolce dolce e fragile.
    L'ho letto con gusto, l'ho letto con gli occhi lucidi, come quelli di Emma Stone alla fine di Birdman, l'ho letto con una gioia e una melancolia che difficilmente ho trovato in altri libri.
    È una storia magnifica - ma come, non succede niente! - ma è vero?
    Ho una predilezione, da sempre, per quella che i grandi storici, spocchiosi maledetti, definiscono come "storia pidocchiale": la cenere dei tempi sulla quale poggiano i lari, ferrose costruzioni di gloria: il legno dimenticato. E la storia "comune" si riflette nel brulicante cosmo della fortezza Bastiani, nel suo logorare il tempo e la giovinezza di chi ci vive; è l'indifferenza della Storia (quella dei grandi eventi), che dimentica i suoi figli e non dà loro nemmeno la consolazione del ricordo.
    Il racconto ti abbraccia come rumore bianco, come una interferenza televisiva - quelle interferenze da tubo catodico -, un brusìo di sottofondo, che se lo ascolti bene bene ha nelle sue macchie e nelle sue saette grigie e nere, l'immensità e l'imperscrutabilità dell'infinito.
    Buzzati è geniale e dolce, fatale ma mai patetico, culla verso la paura con un desolante ottimismo.
    Angustina, Ortiz, Tronk, il capitano Matti, Simeoni, fin al tenente Moro, comparsata vaga, sono personaggi che vedrete arrivare e scomparire, riapparire appena appena, sopra la superficie, a pelo d'acqua, per poi immergersi nell'oblio, tutt'intorno agli occhi di Drogo, piantati sulle nebbie del deserto, aspettando i Tartari, per darsi un senso. Ed ogni personaggio, a suo modo, cercherà di darsi un senso, di spiegarsi per quale motivo lì si trovi, e si domanderà come far si che non sia sprecata, che valga qualche cosa, quell'attesa, quel silenzio, quel niente...
    È il buzzantiano per eccellenza, vita e morte nelle pieghe del tempo - ci esce una fragilità umana che spaventa e ferisce, perchè a chiunque appartiene.

    Rimane nella mia classifica dei migliori libri mai letti, ALMENO nei primi cinque posti.
    Fatevi spaventare, perchè è questo che nei capitoli più intensi fa, vi spaventa, riportandovi alla realtà crudele del TEMPO e dei suoi meccanismi, alla realtà crudele della vita e della sua finitezza.
    Spaventatevi, terrorizzatevi, ne varrà la pena.

    ha scritto il 

  • 4

    Dino Buzzati - Il deserto dei Tartari

    Dopo Un amore (romanzo che ho adorato e che consiglio ogni volta che me ne capita l'occasione) il secondo incontro con Buzzati è stato difficoltoso, nel senso che fino a metà questo Il deserto dei tar ...continua

    Dopo Un amore (romanzo che ho adorato e che consiglio ogni volta che me ne capita l'occasione) il secondo incontro con Buzzati è stato difficoltoso, nel senso che fino a metà questo Il deserto dei tartari non mi aveva preso, faticavo ad ingranare, leggevo qualche pagina alla sera ma non pigiavo sull'acceleratore. Chi mi conosce bene sa che il "termometro" riguardo a quanto un romanzo mi è piaciuto è inversamente proporzionale al tempo impiegato a finirlo e cioè più un romanzo mi piace meno tempo impiego a finirlo. In questo caso forse la "colpa" è stata più che altro la mancanza di tempo o più banalmente un periodo di lavoro molto serrato che mi faceva arrivare a sera stanco soprattutto mentalmente.

    Poi mi sono "sbloccato" (e un particolare ringraziamento va ad una persona che mi è sempre vicina nel bene e nel male e che sicuramente starà leggendo questo commento: grazie ancora) ed è stato come aver stappato il tappo di una bottiglia. Il romanzo ha cominciato a fluire fino allo splendido finale, amaro sì, ma perfetto sotto ogni punto di vista.

    Devo dire che Il deserto di tartari è un libro fortemente allegorico, in cui bisogna essere sicuramente in grado di andare oltre quello che si sta semplicemente leggendo. L'ambientazione mi verrebbe da dire è quasi superflua, o meglio quello che ci vuole comunicare Buzzati va oltre a mio parere il mero concetto militare. Nel senso che Giovanni Drogo è l'emblema di chi è rimasto ad aspettare tutta la vita qualcosa: può essere un lavoro, può essere un amore, può essere una persona, può essere un'occasione. Il nocciolo fondamentale è che nell'attesa non ci si accorge quasi mai che il tempo passa, non ci si rende conto che piano piano si invecchia e forse quando arriva finalmente il tanto atteso momento (perché prima o poi arriva) si è ormai vecchi e malati. Mentre si attende non ci si accorge che gli altri vanno avanti, che vanno oltre, le loro vite si evolvono, si modificano, mentre noi siamo sempre in attesa dei Tartari.

    Insomma il messaggio che mi ha trasmesso questo libro è che il futuro bisogna crearselo da sé, non bisogna aspettare che le cose arrivino ma bisogna cercarsele. Non è facile fare questo, ci vuole tanta forza di volontà, ci vuole iniziativa, non è mai semplice fare questo, ma non si può rimanere in attesa tutta la vita, o meglio l'attesa è solamente logorante, nell'attesa si diventa vecchi e malati.

    Buzzati si conferma ancora una volta uno scrittore non banale. Magari questo romanzo è meno accessibile inizialmente rispetto ad Un amore, ma una volta chiuso regala tanto materiale su cui riflettere. Il voto sarebbe quattro stelle e mezzo, giusto perché Un amore mi è piaciuto un filo di più e perché l'unico difetto di questo Il deserto dei Tartari è la difficoltà all'inizio a trovarne una chiave di lettura, ma forse ero anche io come Drogo, in attesa di un segnale, un significato per quanto stavo leggendo.

    ha scritto il 

  • 5

    Un popolare proverbio cita: "chi di speranza vive, disperato muore". Il romanzo di Buzzati fa di questa massima un meraviglioso romanzo. Lo si può definire uno schiaffo in pieno viso, una indefinibile ...continua

    Un popolare proverbio cita: "chi di speranza vive, disperato muore". Il romanzo di Buzzati fa di questa massima un meraviglioso romanzo. Lo si può definire uno schiaffo in pieno viso, una indefinibile verità, il consumare tutta una vita aspettando qualcosa di molto incerto. Il romanzo scorre molto velocemente e tiene incollato il lettore, che attende il riscatto finale. Stupendo.

    ha scritto il 

Ordina per
Ordina per