Il deserto dei Tartari

Novecento italiano. I grandi della narrativa, 2

Di

Editore: San Paolo (Ed. Speciale per Famiglia Cristiana)

4.2
(9834)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 228 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Chi tradizionale , Francese , Inglese , Spagnolo , Catalano , Chi semplificata , Tedesco , Rumeno , Esperanto

Isbn-10: A000006531 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Filosofia

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Descrizione del libro
Supplemento a Fam. Crist. n.16 del 16 aprile 1997.
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  • 5

    Una rivelazione

    Ho scelto di portarmi dietro questo libro per leggerlo stesa al sole durante una gita di quattro giorni per il ponte del 2 giugno, decisamente poco convinta che fosse il tipo di lettura adatto a quell ...continua

    Ho scelto di portarmi dietro questo libro per leggerlo stesa al sole durante una gita di quattro giorni per il ponte del 2 giugno, decisamente poco convinta che fosse il tipo di lettura adatto a quell'occasione e temendo di annoiarmi a morte fin dalle prime pagine... Che grossa cantonata! In tutta la mia vita non c'è mai stata opera capace di lasciarmi stupefatta a questo livello: un libro dove non succede praticamente niente, ma quando lo hai finito hai l'impressione di aver viaggiato lontanissimo e che siano avvenute davvero un sacco di cose, la solitudine quasi consolante della fortezza Bastiani, quel senso di abitudine che sembra sempre preferibile all'incertezza del domani, la monotonia di una vita che ci rende assurdamente contenti oppure incontentabili, in perenne attesa di qualcosa che forse non si verificherà mai... Tutto questo e molto altro è il Deserto dei Tartari, magistralmente narrato e costruito creando la suspence di un thriller moderno, pur essendo molto lontano dall'esserlo. E la conclusione, amara e desolante, a cui - sono convinta - arriveranno tutti coloro che questo libro riusciranno a portarlo a termine: ognuno di noi in fondo ha una propria Fortezza Bastiani, un luogo di prigionia a cui spontaneamente decide di fare ritorno, o da cui inspiegabilmente non riesce a staccarsi. Terribile, eppure è vero. Se volete un assaggio, leggetevi il capitolo 14. Un riassunto perfetto!

    ha scritto il 

  • 3

    “La donna del tenente francese” mi ha un po’ destabilizzato. La colpa non è certo di John Fowles, ma esclusivamente del mio brutto vizio di non leggere mai le trame dei romanzi e di farmi dei veri e p ...continua

    “La donna del tenente francese” mi ha un po’ destabilizzato. La colpa non è certo di John Fowles, ma esclusivamente del mio brutto vizio di non leggere mai le trame dei romanzi e di farmi dei veri e proprio viaggi mentali basandomi esclusivamente sul titolo. Così, nella mia testa, “La donna del tenente francese” non poteva che raccontare l’amore passionale e forse anche un po’ tragico tra una bellissima giovane donna - perché no, un’educatrice o una governante - ed un’affascinante quanto ricco ufficiale dell’esercito francese. Scoprire che in realtà il romanzo appartiene al filone “sedotta e abbandonata, emarginata dalla società e in cerca di riscatto”, ben più simile a “La lettera scarlatta” di Nathaniel Hawthorne che a “Il cavaliere d’inverno” di Paullina Simmons, mi ha quindi deluso un bel po’.
    Superato il trauma iniziale, ho deciso di dare comunque una possibilità al romanzo. Ambientato in Inghilterra, a Lyme, esattamente un secolo prima della sua pubblicazione (avvenuta nel 1969), racconta la storia di Sarah Woodruff. La donna, condannata dalla comunità del piccolo paesino in cui vive e incompresa anche da chi le è più vicino, trascorre le giornate fissando il mare nell’attesa del ritorno del tenente francese, partito con la promessa di tornare a prenderla per sposarla. Questa giovane e malinconica ragazza, tuttavia, nasconde un carattere indomito e passionale, che nel corso del racconto verrà fuori con sempre maggiore forza anche grazie all’aiuto di Charles Smithson - ricco paleontologo dilettante - che andrà contro le ferree regole dell’età vittoriana rifiutando di emarginarla.
    “La donna del tenente francese” è dunque un libro che parla di libertà dagli schemi e dai doveri imposti dalla società e del modo in cui ciascuno dei due protagonisti trova il coraggio di ribellarsi alla rigidezza e ai pregiudizi dell’epoca vittoriana.
    Lo stile di Fowles è a dir poco sperimentale: la storia di Sarah e Charles ci viene raccontata da un narratore che non solo è onnisciente ma, essendo un’entità a sé stante rispetto all’autore, diventa uno dei protagonisti del romanzo. Nel corso del libro egli interviene sempre più frequentemente, interrompendo il flusso degli eventi con i suoi commenti relativi sia agli eventi che al pensiero dei protagonisti e inframmezzando la storia con un affascinante affresco della cultura e della società vittoriana.
    Il vero sconvolgimento, tuttavia, riguarda il finale: raggiunti i 3/4 di libro, il narratore annuncia al lettore che il romanzo non avrà un solo finale ma due, diametralmente opposti:
    "La sola maniera per non prendere partito in una lotta è di mostrarne due versioni. A questo punto non ho che un problema: non posso fornire le due versioni contemporaneamente, e tuttavia la seconda, tanto è forte la tirannide dell’ultimo capitolo, sembrerà, qualunque essa sia, quella “reale” e definitiva”.
    Morale? Non bisogna giudicare un libro dalla copertina, men che meno dal titolo. In una parola: ingannevole!

    Se vi va' passate a trovarmi sulla mia pagina Facebook "La piccola biblioteca dei libri dimenticati" :)

    ha scritto il 

  • 5

    Ho sempre rimandato questa lettura pensando che "Il deserto dei Tartari" fosse un libro eccessivamente noioso e pesante; forse bello ma comunque troppo "monotono" per convincermi ad iniziarlo.
    Ora, a ...continua

    Ho sempre rimandato questa lettura pensando che "Il deserto dei Tartari" fosse un libro eccessivamente noioso e pesante; forse bello ma comunque troppo "monotono" per convincermi ad iniziarlo.
    Ora, a lettura completata, posso dire che queste pagine di Dino Buzzati sono un capolavoro; qualcosa di eccezionale.
    Mi sento di poter tranquillamente affermare che "Il deserto dei Tartari" è un libro che dovrebbe essere presente in ogni biblioteca di famiglia.

    ha scritto il 

  • 5

    Capolavoro

    Avevo questo libro "in coda" da diversi anni ma ogni volta ne rimandavo la lettura temendo fosse "pesante": niente di più sbagliato!
    Senz'altro si tratta di una lettura impegnata, altamente simbolica, ...continua

    Avevo questo libro "in coda" da diversi anni ma ogni volta ne rimandavo la lettura temendo fosse "pesante": niente di più sbagliato!
    Senz'altro si tratta di una lettura impegnata, altamente simbolica, ma altrettanto potente nel suo significato.
    Credo che sia uno di quei romanzi in cui ognuno può trovare un significato con sfumature differenti, tanto è simbolico e psicologico.
    Una sintesi perfetta della vita.

    ha scritto il 

  • 4

    "Aspetto un'emozione sempre più indefinibile, sempre più indefinibile; fortezze vuote e inutili, potrebbero affollarsi se tu, se tu ti proponessi di recitare te, Fortezza paranoica"

    ha scritto il 

  • 4

    4/5

    Il deserto dei tartari è indubbiamente un libro impegnativo. Impegnativo perchè ci costringe a fare i conti con la dura realtà.
    In un mondo caratterizzato dalla perdita dei valori, molto spesso la via ...continua

    Il deserto dei tartari è indubbiamente un libro impegnativo. Impegnativo perchè ci costringe a fare i conti con la dura realtà.
    In un mondo caratterizzato dalla perdita dei valori, molto spesso la via d'uscita è rappresentata dall'inclusione in un sistema, in un qualcosa che possa dare un senso di appartenenza. Ed è in quel momento che l'uomo si interroga: "appartengo realmente a questo sistema o mi sto facendo banalmente trascinare in un oblio indolore?".
    Penso che, banalmente, ciò rappresenti il dilemma della nostra generazione.
    In questo senso, il deserto dei tartari irrompe con forza in questa riflessione e smuove le acque di fronte al - purtroppo comprensibile - immobilismo di Drogo.

    Piccola menzione per la parte finale, di rara grazia ed eleganza; mi ha ricordato, come stile, la parte finale di un altro libro che adoro, Il gattopardo.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Una storia che descrive la vita di una persona ma che potrebbe rappresentarne tantissime altre, diverse per contenuti ma simili per dinamiche. L'autore sembra quasi provare del dispiacere per il prota ...continua

    Una storia che descrive la vita di una persona ma che potrebbe rappresentarne tantissime altre, diverse per contenuti ma simili per dinamiche. L'autore sembra quasi provare del dispiacere per il protagonista del romanzo che si vede la vita scorrere addosso prendendo decisioni che non sembrano essere libere ma piuttosto determinate da un destino o, meglio, dall'inerzia. Il tutto è descritto con semplicità nello stile ma grande capacità di trasporre le sensazioni in parole e dare ai luoghi, agli eventi e alle cose una caratterizzazione quasi umana. il finale, purificatore per certi aspetti, non riesce naturalmente a togliere tutto l'amaro che è maturato lungo i capitoli tranne che al protagonista che cerca e trova un riscatto nell'ultimo (unico?) momento di lucida serenità della sua vita.

    ha scritto il 

  • 5

    Capolavoro che analizza con lucidità l'esistenza umana

    I meccanismi che dominano le istituzioni e l'annichilimento di chi vi è invischiato. L'isolamento e il rigore delle regole. Il palazzo che fagocita. La routine che assorbe la vita senza che nemmeno c ...continua

    I meccanismi che dominano le istituzioni e l'annichilimento di chi vi è invischiato. L'isolamento e il rigore delle regole. Il palazzo che fagocita. La routine che assorbe la vita senza che nemmeno ci se ne accorga. L'eterno ritorno dell'uguale. L'esiguità della vita che fugge e non s'arresta un'ora. La speranza in un grande evento e l'angoscia di non fare in tempo a viverlo. Oppure la disperazione di intravvederlo, ma quando ormai è troppo tardi. Alla fine, solo una disperata, miserrima consolazione...
    Senza dubbio, mercé il suo meraviglioso gorgo tematico-metaforico (un silente turbine di polvere e vento), ma anche grazie alla sua levigatezza, alla sua impeccabilità formale, alla limpidezza della sua lingua, uno dei migliori romanzi italiani di tutti i tempi. Come un sorriso nel buio.

    ha scritto il 

  • 3

    Eleganza manifesta.

    “Il tempo intanto correva, il suo battito silenzioso scandisce sempre più precipitoso la vita, non ci si può fermare neanche un attimo, neppure per un’occhiata indietro. ‘Ferma, ferma!’ si vorrebbe gr ...continua

    “Il tempo intanto correva, il suo battito silenzioso scandisce sempre più precipitoso la vita, non ci si può fermare neanche un attimo, neppure per un’occhiata indietro. ‘Ferma, ferma!’ si vorrebbe gridare, ma si capisce che è inutile. Tutto quanto fugge via, gli uomini, le stagioni, le nubi; e non serve aggrapparsi alle pietre, resistere in cima a qualche scoglio, le dita stanche si aprono, le braccia si afflosciano inerti, si è trascinati ancora nel fiume, che pare lento ma non si ferma mai.”

    ha scritto il 

  • 4

    Il classico libro da leggere non a scuola, ma in età adulta (verrebbe da dire età matura, ma non sempre coincidono) quando lo si può apprezzare pienamente nel suo essere un ultimo avvertimento o il pr ...continua

    Il classico libro da leggere non a scuola, ma in età adulta (verrebbe da dire età matura, ma non sempre coincidono) quando lo si può apprezzare pienamente nel suo essere un ultimo avvertimento o il primo fermo segnale di condanna. L'atmosfera di tutto il romanzo mi ha fatto venire in mente gli ultimi due versi della poesia La città, di Kavafis (nella traduzione di Ceronetti, se non ricordo male), che riporto per intero:

    Hai detto “per altre terre andrò per altro mare.
    Altra città, più amabile di questa, dove
    Ogni mio sforzo è votato al fallimento
    Dove il mio cuore come un morto sta sepolto
    Ci sarà pure: Fino a quando patirò questa mia inerzia?
    Dei lunghi anni, se mi guardo intorno,
    della mia vita consumata qui, non vedo
    che nere macerie e solitudine e rovina”
    Non troverai altro luogo non troverai altro mare.
    La città ti verrà dietro. Andrai vagando
    Per le stesse strade. Invecchierai nello stesso quartiere.
    Imbiancherai in queste stesse case. Sempre
    Farai capo a questa città. Altrove, non sperare,
    non c’è nave non c’è strada per te.
    Perché sciupando la tua vita in questo angolo discreto
    L’hai sciupata su tutta la terra

    ha scritto il 

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