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Il deserto dei Tartari

Novecento italiano. I grandi della narrativa, 2

Di

Editore: San Paolo (Ed. Speciale per Famiglia Cristiana)

4.2
(9251)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 228 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Chi tradizionale , Francese , Inglese , Spagnolo , Catalano , Chi semplificata , Tedesco , Rumeno

Isbn-10: A000006531 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , History , Philosophy

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Descrizione del libro
Supplemento a Fam. Crist. n.16 del 16 aprile 1997.
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  • 5

    Aspettando Godot (o erano i Tartari?)

    “Il tempo è fuggito tanto velocemente che l’animo non è riuscito ad invecchiare. E per quanto l’orgasmo oscuro delle ore che passano si faccia ogni giorno più grande, Drogo si ostina nella illusione che l’importante sia ancora da incominciare”. Meno male che non l’ho letto a scuola. Non lo avrei ...continua

    “Il tempo è fuggito tanto velocemente che l’animo non è riuscito ad invecchiare. E per quanto l’orgasmo oscuro delle ore che passano si faccia ogni giorno più grande, Drogo si ostina nella illusione che l’importante sia ancora da incominciare”. Meno male che non l’ho letto a scuola. Non lo avrei compreso fin nelle sue pieghe più profonde. Qualche decennio in più, invece, mi ha aiutato a cogliere (quasi) tutti i livelli narrativi, compreso quello filosofico. Tutto ruota attorno al sentimento che ognuno di noi ha provato, almeno una volta nella vita: quello di essere speciali e destinati a qualcosa di grande. Sentimento che (quasi sempre) viene deluso. Ho avuto la sensazione di aver letto un libro immortale e lo consiglio a chi pensa che si debba attendere sempre l’occasione del giorno dopo.

    ha scritto il 

  • 5

    L'attesa infinita

    Grande opera di Buzzati, è a mio avviso uno dei capolavori della letteratura italiana recente.
    Cito 2 elementi: l'attesa e la guerra.
    L'attesa è ciò che pervade l'intero libro: il protagonista vive aspettando qualcosa che sembra non arrivare mai e alla fine il destino lo beffa proprio ...continua

    Grande opera di Buzzati, è a mio avviso uno dei capolavori della letteratura italiana recente.
    Cito 2 elementi: l'attesa e la guerra.
    L'attesa è ciò che pervade l'intero libro: il protagonista vive aspettando qualcosa che sembra non arrivare mai e alla fine il destino lo beffa proprio "sulla linea del traguardo".
    Ma non c'è solo questo: sottolineo il tema della guerra. E' vero, non se ne parla mai, ma questo è un libro fortemente antimilitarista: l'ottusità crudele del mondo militare è magistralmente simboleggiata dall'assurda morte di un uomo per pochi metri di confine che non significano niente.

    ha scritto il 

  • 5

    Marànatha

    ...ma il cielo era rimasto vuoto, inutilmente l'occhio cercava ancora qualche cosa alle estreme frontiere dell'orizzonte. [p 140]


    ...e lui era rimasto fermo ad aspettare... [p 78]


    Così la pianura rimase immobile, ferme le nebbie settentrionali, ferma la vita regolamentare della For ...continua

    ...ma il cielo era rimasto vuoto, inutilmente l'occhio cercava ancora qualche cosa alle estreme frontiere dell'orizzonte. [p 140]

    ...e lui era rimasto fermo ad aspettare... [p 78]

    Così la pianura rimase immobile, ferme le nebbie settentrionali, ferma la vita regolamentare della Fortezza, le sentinelle ripetevano sempre i medesimi passi da questo a quel punto del cammino di ronda, uguale il brodo della truppa, una giornata identica all'altra, ripetendosi all'infinito, come soldato che segni il passo. Eppure il tempo soffiava; senza curarsi degli uomini passava su e giù per il mondo mortificando le cose belle; e nessuno riusciva a sfuggirgli, nemmeno i bambini appena nati, ancora sprovvisti di nome. [p 204]

    "Così la Fortezza non è mai servita a niente?"
    "A niente" disse il capitano. [p 15]

    ha scritto il 

  • 4

    Definirei quest'opera di Buzzati bella in maniera inquietante, nel senso che a poco a poco vediamo consumarsi l'esistenza del protagonista in una sorta di limbo in cui non accade nulla, e quando, dopo riflessioni sul tempo che passa, dopo aver letto della sfioritura della giovinezza di Giovanni D ...continua

    Definirei quest'opera di Buzzati bella in maniera inquietante, nel senso che a poco a poco vediamo consumarsi l'esistenza del protagonista in una sorta di limbo in cui non accade nulla, e quando, dopo riflessioni sul tempo che passa, dopo aver letto della sfioritura della giovinezza di Giovanni Drogo, quando finalmente succede ciò che per anni ha sperato, come unica ragione di vita, è troppo tardi, e sopraggiunge la morte. Forse le mie parole potrebbero ingannare il lettore, riducendo il libro a qualcosa di noioso, ma è un libro ricchissimo di allegorie che mi ha fatto riflettere sul bene più prezioso che abbiamo e che tuttavia non esitiamo a sprecare: il tempo per vivere.

    ha scritto il 

  • 4

    Ma a un certo punto, istintivamente, ci si volta indietro e si vede che un cancello è stato sprangato alle spalle nostre, chiudendo la via del ritorno. Allora si sente che qualche cosa è cambiato, il sole non sembra più immobile ma si sposta rapidamente, ahimè, non si fa tempo a fissarlo che già ...continua

    Ma a un certo punto, istintivamente, ci si volta indietro e si vede che un cancello è stato sprangato alle spalle nostre, chiudendo la via del ritorno. Allora si sente che qualche cosa è cambiato, il sole non sembra più immobile ma si sposta rapidamente, ahimè, non si fa tempo a fissarlo che già precipita verso il fiume dell'orizzonte, ci si accorge che le nubi non ristagnano più nei golfi azzurri del cielo ma fuggono accavallandosi l'una sull'altra, tanto è il loro affanno; si capisce che il tempo passa e che la strada un giorno dovrà pur finire.
    Queste parole riassumono bene la vita di Giovanni Drogo, che appena diventato Ufficiale viene trasferito nella Fortezza Bastiani, avamposto isolato vicino un deserto dal quale si attendeva da molto tempo l’arrivo di invasori nemici detti Tartari, da qui il nome “Deserto dei Tartari”. Drogo come molti suoi colleghi non riesce mai a imporsi sul suo destino,e col tempo finisce per disinteressarsi del mondo fuori la Fortezza sprofondando quasi in uno stato di apatia. Opera drammatica davvero profonda e intensa. Durante la lettura sono rimasto più volte con uno stato di paura e di confusione,perché questo romanzo prende chi è giovane, chi ha ancora una vita davanti e un futuro da realizzare,quindi effettivamente ne sono rimasto colpito. La lettura mi ha fatto ricordare molto quando frequentavo il collegio all’università,trovando molti punti in comune nonostante la sostanziale differenza tra una Fortezza militare e un collegio. Non a caso lo spunto per il romanzo è nato dalla monotona routine che faceva a quei tempi lo scrittore con la sensazione di trascorrere inutilmente la sua vita. La drammaticità è si verosimile, ma un po’ troppo esagerata con le nostalgie del passato e dell’inesorabile scorrere del tempo,che ciò che era non è più e non lo sarà mai più. Qui arriviamo a Eraclito: non si può discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato, ma a causa dell'impetuosità e della velocità del mutamento essa si disperde e si raccoglie, viene e va.

    Tutto questo diventa assai pesante se priva di elementi che fanno sorridere. Il romanzo è lodevole, con l’unico difetto detto in precedenza,poi con una trama biografica senza veri colpi di scena ci si poteva annoiare davvero e invece si arriva con il cuore in gola fino alla fine; c’è uno stato di tensione e di attesa perché da un momento all’altro potrebbero arrivare i Tartari. L’attesa predomina nella storia, come nella vita: l’uomo con i suoi tormenti è sempre in attesa di qualcosa che lo può rende felice col pericolo di finire di dimenticarsi del presente. Per concludere la montagna, il freddo, la neve che fanno da sfondo sono essenziali nel dramma raccontato da Dino Buzzati,l’inverno,la bellezza del bianco, della calma che celano la nostalgia dei ricordi di un estate perduta nel tempo che non farà più ritorno. Sono orgoglioso che questo libro sia italiano.

    ha scritto il 

  • 5

    Storia di una Solitudine

    Giovanni Drogo è un giovane tenente appena arrivato alla Fortezza, posto isolato e quasi dimenticato. Al di là delle mura solo il deserto...il deserto dei Tartari. Si parla di una guerra che tarda ad arrivare e che per Giovanni diviene il solo scopo di vita. Vivere una vita in attesa, dentro una ...continua

    Giovanni Drogo è un giovane tenente appena arrivato alla Fortezza, posto isolato e quasi dimenticato. Al di là delle mura solo il deserto...il deserto dei Tartari. Si parla di una guerra che tarda ad arrivare e che per Giovanni diviene il solo scopo di vita. Vivere una vita in attesa, dentro una fortezza...aspettando che qualcosa accada.
    Il desiderio e l'attesa diventano l'unica cosa importante...il tempo passa e non ci si rende conto di aver trascorso una vita ad aspettare e che ci siamo difesi da quello stesso cambiamento tanto desiderato. Un libro che impone una riflessione e che allo stesso tempo fa soffrire...

    ha scritto il 

  • 4

    Libro sul tempo e sull' ineluttabile assurdità
    dell'essere, sull'attesa, me l'aspettavo
    più kafkiano, credo si perda qualcosa subito dopo
    la seconda metà, forse sbiadito rispetto ad alcuni
    potenziali sviluppi della trama ( legati al vissuto del
    protagonista), però ha ...continua

    Libro sul tempo e sull' ineluttabile assurdità
    dell'essere, sull'attesa, me l'aspettavo
    più kafkiano, credo si perda qualcosa subito dopo
    la seconda metà, forse sbiadito rispetto ad alcuni
    potenziali sviluppi della trama ( legati al vissuto del
    protagonista), però ha una bella
    atmosfera, diverso dagli altri classici degli anni 40-50
    italiani

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Il tempo che vola e la vita che trascorre, come accade a Giovanni Drogo, sono temi di cui ci si rende conto troppo tardi. Una esistenza può riservare molte cose: una carriera importante, pensieri e preoccupazioni per guadagnare un tenore di vita migliore, l'affanno di garantire lo stesso o di più ...continua

    Il tempo che vola e la vita che trascorre, come accade a Giovanni Drogo, sono temi di cui ci si rende conto troppo tardi. Una esistenza può riservare molte cose: una carriera importante, pensieri e preoccupazioni per guadagnare un tenore di vita migliore, l'affanno di garantire lo stesso o di più anche ai propri figli, avventure improvvise ed emozionanti, il desiderio e la speranza che si avveri un sogno, tante altre cose, oppure una cocente delusione, che vanifica quanto accaduto prima se questo era stato solo una speranza. In questo senso "Il deserto dei Tartari" di Dino Buzzati intende esortare i lettori a sfruttare al massimo la vita, a non fondarla su di un sogno o su di una speranza che possono essere vanificati e ad avere paura del tempo che scorre, passa, e non lascia spazio a ripensamenti...

    ha scritto il 

  • 5

    L'ossessione dell'attesa

    Ho letto questo romanzo due volte; la prima in età da giovane adulto, la seconda in quest’anno pochi mesi fa. Devo dire, come spesso mi capita con i romanzi-classici, che ho apprezzato molto il capolavoro di Buzzati, in seconda lettura; forse perché mi sono immedesimato nel contesto della storia. ...continua

    Ho letto questo romanzo due volte; la prima in età da giovane adulto, la seconda in quest’anno pochi mesi fa. Devo dire, come spesso mi capita con i romanzi-classici, che ho apprezzato molto il capolavoro di Buzzati, in seconda lettura; forse perché mi sono immedesimato nel contesto della storia.

    Il protagonista è Giovanni Drogo, un giovane tenente di prima nomina inviato in servizio presso un avamposto ubicato ai confini del territorio di una nazione, non meglio identificata, ma potrebbe essere, a mio parere, l’impero austro-ungarico dell’800, chiamato Fortezza Bastiani; tale fortezza è abbarbicata su un’impervia montagna per il controllo del territorio nemico che si estende su una sconfinata pianura incolta e pietrosa. Giovanni Drogo si rende subito conto dell’atmosfera vigente nella fortezza e della ferrea disciplina cui sono sottoposti tutti i militari del battaglione che hanno il compito costante di sorvegliare al di là del confine in attesa di un possibile attacco da parte del nemico tartaro; egli è convinto di trascorrere solo un breve periodo in quel luogo desolato e quasi dimenticato, e ritornare, quanto prima, alla vita della città da dove proviene. Passa il tempo in maniera inesorabile e Drogo riesce a ottenere una breve licenza per rientrare nella sua città di origine; si accorge, però, che la sua identità non è più idonea ai ritmi del passato e, quindi, prova un forte disagio e un allontanamento dalla vita di routine cittadina e dalle persone. Cos’è dunque successo? In pratica è stato contagiato dal “mal di fortezza”, nel senso che ormai alberga nel suo animo la precipua convinzione che i tartari arriveranno e la difesa della fortezza e del territorio sarà un tributo di gloria per il quale vuole essere presente.

    Tale anelito di gloria si trasforma ben presto in un’ossessione; quindi passano parecchi anni sempre nell’attesa di un imminente attacco da parte dei nemici tartari; nel frattempo il battaglione in difesa della fortezza, si riduce in modo drastico; i colleghi muoiono oppure sono congedati ma non vengono avvicendati. Giovanni Drogo, che intanto è stato promosso maggiore, rimane attaccato alla fortezza e la sua unica ragione di vita è, ormai, l’attesa del nemico. In un clima surreale trascorre gli ultimi anni di vita fino a quando, finalmente, arrivano i Tartari…la gloria tanto aspettata e desiderata è vicina ma purtroppo…

    La narrazione, il contesto e gli eventi, riescono a scrutare l’animo umano fino ai meandri più reconditi; in particolari circostanze l’uomo si “adatta” a qualsiasi situazione; cambia la sua visione del mondo immanente e diventa “schiavo” dei propri ideali di cui è convinto fino all’estremo sacrificio.

    ha scritto il 

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