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Il deserto dei Tartari

Novecento italiano. I grandi della narrativa, 2

Di

Editore: San Paolo (Ed. Speciale per Famiglia Cristiana)

4.2
(9395)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 228 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Chi tradizionale , Francese , Inglese , Spagnolo , Catalano , Chi semplificata , Tedesco , Rumeno , Esperanto

Isbn-10: A000006531 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , History , Philosophy

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Descrizione del libro
Supplemento a Fam. Crist. n.16 del 16 aprile 1997.
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  • 4

    e 1/2*

    Tempo fa:

    Si consuma una vita ad aspettare i tartari,
    sempre presenti all’orizzonte del deserto delle nostre regolette,
    dei nostri bavagli da quattro soldi. La vita che va senza scopo
    se non una volta
    ...continua

    Tempo fa:

    Si consuma una vita ad aspettare i tartari,
    sempre presenti all’orizzonte del deserto delle nostre regolette,
    dei nostri bavagli da quattro soldi. La vita che va senza scopo
    se non una volta affrontare il nemico. Ma il nemico non c’è,
    è solo nei sogni bisogna inventarlo altrimenti siam morti.
    Il nemico ci serve a tener ringhioso il vicino, distratto l’oppresso,
    attento chi beve l’aria di parole dell’altoparlante di Stato.
    Non c’è niente meglio di una guerra per trovare nemici!
    Sfoggiamo il nostro armamentario appena lucidato dalla ruggine
    alzando forte il canto: “Armiamoci e partite!” (Lorenzo Poggi)

    Giovanni Drogo è un giovane ufficiale militare che investe le sue ambizioni di carriera nella difesa di un confine ormai salvo da qualsiasi minaccia. Dall'alto dei bastioni della vecchia e famosa fortezza Bastiani, spende il suo tempo a scrutare una distesa desertica, a vivere un quotidiano nulla, e ad attendere una guerra che non arriverà, ad aspettare un antico nemico inesistente. Solo trent'anni dopo qualcuno si avvicinerà a quel confine, ma proprio allora egli sarà costretto a lasciare quella rassicurante monotonia per il sopraggiungere di una grave malattia e finirà poi per morire solo, in una anonima stanzetta d'albergo. Questo bel romanzo nasce proprio dalla monotonia derivante dal lavoro che in quel periodo Buzzati svolgeva al Corriere della Sera, dall'angoscia della routine quotidiana. Quel compiere ogni giorno gli stessi gesti, incontrare le stesse persone, scrivere sempre articoli di cronaca, percorrere ogni giorno le stesse strade, fece crescere in lui il timore che la sua vita non avrebbe subito cambiamenti, il timore di giungere al termine del suo percorso senza aver soddisfatto le proprie ambizioni. Devo dire che l'autore, con questo romanzo, riesce benissimo a trasmettere queste impressioni al lettore, il quale non può fare a meno di identificarsi in certi meccanismi che caratterizzano la generale quotidianità, salvo per coloro che, per fortuna o altro, conducono un'esistenza avventurosa, generosa di novità e di successo, e che quindi riescono ad appagare le loro più alte aspirazioni. Ma la maggior parte di noi vive la cosiddetta "normalità", sono rari gli eventi eccezionali e, a volte, anche quelli si protraggono così a lungo da divenire anch'essi ripetitivi e monotoni. A me questo romanzo ha lasciato lo stesso senso di immutabilità che provai quando lo lessi molti anni fa, anche se allora ero più giovane e, come il giovane Drogo, pensai di avere ancora molto tempo davanti a me per realizzare i miei sogni. Oggi mi rendo conto che il tempo è trascorso inesorabile e che molti di quei sogni sono rimasti, ahimé, nel famoso cassetto e le speranze di ieri si sono ormai affievolite. Alla fine non mi resta che un sottofondo di insoddisfazione ed una vaga rassegnazione, che tutto sommato trovo quasi confortevole.....

    ha scritto il 

  • 5

    Bellissimo

    Un viaggio dell'anima attraverso carta e inchiostro:la solitudine e la disperazione dell'uomo alimentati dalla speranza,vana e illusoria.Siamo soli e forse è l'unica verità che riusciamo a conoscere." ...continua

    Un viaggio dell'anima attraverso carta e inchiostro:la solitudine e la disperazione dell'uomo alimentati dalla speranza,vana e illusoria.Siamo soli e forse è l'unica verità che riusciamo a conoscere."

    ha scritto il 

  • 5

    «Il tempo è fuggito tanto velocemente che l'animo non è riuscito ad invecchiare.»
    —— Dino Buzzati

    Inserito al 29°posto nella classifica dei "100 libri del secolo" stilata dal quotidiano parigino "Le M ...continua

    «Il tempo è fuggito tanto velocemente che l'animo non è riuscito ad invecchiare.»
    —— Dino Buzzati

    Inserito al 29°posto nella classifica dei "100 libri del secolo" stilata dal quotidiano parigino "Le Monde", "Il deserto dei Tartari" consacrò Dino Buzzati tra i grandi scrittori del '900.
    Lo spunto del romanzo, come racconta lo stesso scrittore bellunese, «Era nato dalla monotona routine redazionale notturna che facevo a quei tempi.»
    Giornalista per il «Corriere della Sera» si rammaricava nel vedere i suoi colleghi perdersi nell'illusione di carriera dietro una scrivania.
    Protagonista dell'opera è il Tenente Giovanni Drogo che assegnato alla misteriosa Fortezza Bastiani, consuma la propria vita nel sogno di un'ipotetica invasione da parte dei "Tartari".
    La «fuga del tempo» è proprio il tema centrale del romanzo.
    Gli anni passo in una singolare staticità, Drogo vede i suoi compagni abituarsi alle ferree regole della Fortezza, "superarlo" avanzando di carriera o addirittura morire.
    Tutti nell'illusione di potere un giorno affrontare il famelico nemico, per lottare da eroi.
    La narrazione si fa poi incalzante dal capitolo XXV, quindici, trent'anni in poche manciate di righe e ritroviamo il nostro "eroe" cinquantenne malato e affaticato cacciato via da quella stessa Fortezza a cui lui aveva dedicato un'intera esistenza, perchè ormai un peso per i suoi stessi colleghi, proprio nel momento in cui il tanto sospirato sogno stava per avverarsi: grandi macchie si vedono all'orizzonte, i "Tartari" sono arrivati.
    Ma a Drogo non importa più.
    Chiuso in una triste locanda di città, aspetta la sua battaglia più grande, nessuno più puó ormai «deufradarlo»:

    «Così dunque, Simeoni? Adesso Drogo ti farà un po' vedere.»

    Aggiustandosi l'uniforme attenderà con onore la sua fine.
    Il protagonista ripsecchia le paure, le insicurezze dell'uomo moderno. È figlio della società contemporanea. Una società libera quanto "isolata" pregna di solitudine.
    Quando egli prenderà una breve licenza, infatti, tornando in città si ritroverà estraniato:

    [...]«facce nuove, diverse abitudini, nuovi scherzi, nuovi modi di dire a cui egli non era allenato.»

    Gli amici sono cambiati, hanno fatto carriera e anche lo stesos rapporto con l'amata Maria sembra mutato.
    Dino Buzzati muore il 28 Gennaio 1972, mentre fuori imperversava una bufera, dignitoso proprio come il suo eroe Drogo.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Ho riletto uno dei miei libri preferiti: Il deserto dei tartari di Dino Buzzati. Parla di un giovane ufficiale che viene trasferito a fare servizio in una fortezza sperduta davanti ad un deserto. All' ...continua

    Ho riletto uno dei miei libri preferiti: Il deserto dei tartari di Dino Buzzati. Parla di un giovane ufficiale che viene trasferito a fare servizio in una fortezza sperduta davanti ad un deserto. All'inizio si annoia, il vuoto lo annichilisce e se ne vuole andare. Ma poi qualcosa di sconosciuto inizia a smuoversi dentro, la sistemazione inizia a piacergli. Il torpore delle abitudini, la sicurezza della routine, la paura della vita tessono lentamente la loro tela. Ma non solo: si mormora che i Tartari un giorno attaccheranno. La fame d'assoluto, la vita quotidiana che non basta: la voglia di morire da eroi, di vivere in vista di un sigificato più grande. Mosso da sconosciuti desideri e vittima di un implacabile destino, l'ufficiale resta e passa tutta la sua vita alla fortezza, isolato, aspettando i Tartari. Alla fine i tanto agognati Tartari arriveranno quando lui sarà troppo vecchio per combattere e la sua ultima, unica, battaglia sarà quella solitaria contro la morte.

    ha scritto il 

  • 4

    VANITA' DELLE VANITA'!

    Giovanni Drogo, e la sua intera carriera militare, sono al centro di questo gran bel romanzo di Buzzati, pubblicato, per la prima volta, nel 1945.
    Il giovane tenente si trova a prestare servizio press ...continua

    Giovanni Drogo, e la sua intera carriera militare, sono al centro di questo gran bel romanzo di Buzzati, pubblicato, per la prima volta, nel 1945.
    Il giovane tenente si trova a prestare servizio presso la Fortezza Bastiani, luogo nel quale il compito precipuo dei militari è quello di controllare l’eventuale arrivo di forze nemiche dalla zona desertica antistante la Fortezza.
    In questo contesto, il tempo fugge rapidamente e, ogni giorno che passa, Drogo si trova sempre più immerso in una vita abitudinaria, fatta di ripetitivi riti quotidiani, che gli diventa sempre più difficile abbandonare.
    Un romanzo malinconico, a mio avviso, nel quale traspare la vanità delle illusioni e delle aspettative umane;
    un affresco di come la nostra esistenza possa assumere talvolta risvolti crudeli; di come un uomo possa aspettare un’intera vita il realizzarsi di un evento importante e di come, nel momento stesso in cui esso sta per realizzarsi, ci viene portato via dagli eventi dell’esistenza.
    Trovo quanto mai appropriato chiosare, il testo di Buzzati, con l’incipit del testo biblico del Qoèlet che, a mio avviso, lo sintetizza molto bene:

    “[2]Vanità delle vanità, dice Qoèlet,
    vanità delle vanità, tutto è vanità.
    [3]Quale utilità ricava l'uomo da tutto l'affanno
    per cui fatica sotto il sole?
    [4]Una generazione va, una generazione viene
    ma la terra resta sempre la stessa”. (Qo 1,2-4).

    Molto bello!

    ha scritto il 

  • 4

    Che grande racconto, asciutto, essenziale ma con vette di profondità che fanno cadere nell'abisso il lettore. Ho apprezzato lo stile narrativo di Buzzati che descrive i quadri del suo racconto con uno ...continua

    Che grande racconto, asciutto, essenziale ma con vette di profondità che fanno cadere nell'abisso il lettore. Ho apprezzato lo stile narrativo di Buzzati che descrive i quadri del suo racconto con uno stile si rigoroso, ma soprattutto vitale, allegorico, magico. Capisco che il tema della solitudine dell'uomo e della sua vacuità forse non ha le caratteristiche di vitalità che si hanno in mente quando si parla della propria esistenza, eppure ho trovato nella ripetizione dei gesti, nella tragedia del sogno/morte di Angustina, nella stessa morte di Drogo una grande vitalità: quella che descrive e circonda la nostra esistenza. Ottima lettura.

    ha scritto il 

  • 3

    Se l'avessi letto anni fa...

    ... l'avrei di certo apprezzato maggiormente.
    Se l'avessi letto, davvero, intorno ai 17 anni. In quella mia fase dei "grandi gioielli" in cui divoravo classici e Libri Essenziali.
    E questo lo è. Un gr ...continua

    ... l'avrei di certo apprezzato maggiormente.
    Se l'avessi letto, davvero, intorno ai 17 anni. In quella mia fase dei "grandi gioielli" in cui divoravo classici e Libri Essenziali.
    E questo lo è. Un grande classico - lo sta diventando - ed un Libro Essenziale.
    Ma ormai non è nelle mie corde.

    Si legge bene, scorre e disseta. Innegabilmente è un buon libro (e infatti è questo il mio giudizio) ma non ce la faccio. Dice cose dette bene ma non nell'ordine giusto, per i miei occhi.

    ha scritto il 

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