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Il deserto dei tartari

Di

Editore: Oscar Mondadori

4.2
(9358)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 263 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Chi tradizionale , Francese , Inglese , Spagnolo , Catalano , Chi semplificata , Tedesco , Rumeno , Esperanto

Isbn-10: A000046314 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , History , Philosophy

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Descrizione del libro
"la magia costituisce il lievito delle pagine migliori di Buzzati e restituisce il suono più vero della scoperta." Così scrive Alberico Sala presentando il romanzo Il deserto dei tartari, il più famoso romanzo di Buzzati. Il tema della vita come rinunzia è tipica dell'arte dello scrittore veneto-milanese che, senza mai perdere di vista l'elemento reale, in questo suo romanzo ricrea il clima rarefatto dell'allegoria. Giovanni Drogo, tenente di prima nomina destinato a Forte Bastiani, si avvia alla meta con l'indefinibile presentimento che qualcosa nella sua vita stia portando a una totale sulitudine. La fortezza, enorme,gialla, situata ai limiti del deserto, una volta regno dei mitici nemici, i Tartari, lo accoglie con la sua maestosa imponenza. Il tenete Drogo viene contaminato da quel clima eroico di avidità di gloria, che sembra pietrificare, in un'attesa perenne, ufficiali e soldati. Tutti aspettano i nemici, che verranno dal Nord. Col passare degli anni il tenente Drogo "sente il battito del tempo scandire avidamente la vita2, finchè la speranza verrà stroncata dall'estrema rinunzia: la morte che la dignità del soldato trasfigura in solitaria vittoria.
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Ho riletto uno dei miei libri preferiti: Il deserto dei tartari di Dino Buzzati. Parla di un giovane ufficiale che viene trasferito a fare servizio in una fortezza sperduta davanti ad un deserto. All' ...continua

    Ho riletto uno dei miei libri preferiti: Il deserto dei tartari di Dino Buzzati. Parla di un giovane ufficiale che viene trasferito a fare servizio in una fortezza sperduta davanti ad un deserto. All'inizio si annoia, il vuoto lo annichilisce e se ne vuole andare. Ma poi qualcosa di sconosciuto inizia a smuoversi dentro, la sistemazione inizia a piacergli. Il torpore delle abitudini, la sicurezza della routine, la paura della vita tessono lentamente la loro tela. Ma non solo: si mormora che i Tartari un giorno attaccheranno. La fame d'assoluto, la vita quotidiana che non basta: la voglia di morire da eroi, di vivere in vista di un sigificato più grande. Mosso da sconosciuti desideri e vittima di un implacabile destino, l'ufficiale resta e passa tutta la sua vita alla fortezza, isolato, aspettando i Tartari. Alla fine i tanto agognati Tartari arriveranno quando lui sarà troppo vecchio per combattere e la sua ultima, unica, battaglia sarà quella solitaria contro la morte.

    ha scritto il 

  • 4

    VANITA' DELLE VANITA'!

    Giovanni Drogo, e la sua intera carriera militare, sono al centro di questo gran bel romanzo di Buzzati, pubblicato, per la prima volta, nel 1945.
    Il giovane tenente si trova a prestare servizio press ...continua

    Giovanni Drogo, e la sua intera carriera militare, sono al centro di questo gran bel romanzo di Buzzati, pubblicato, per la prima volta, nel 1945.
    Il giovane tenente si trova a prestare servizio presso la Fortezza Bastiani, luogo nel quale il compito precipuo dei militari è quello di controllare l’eventuale arrivo di forze nemiche dalla zona desertica antistante la Fortezza.
    In questo contesto, il tempo fugge rapidamente e, ogni giorno che passa, Drogo si trova sempre più immerso in una vita abitudinaria, fatta di ripetitivi riti quotidiani, che gli diventa sempre più difficile abbandonare.
    Un romanzo malinconico, a mio avviso, nel quale traspare la vanità delle illusioni e delle aspettative umane;
    un affresco di come la nostra esistenza possa assumere talvolta risvolti crudeli; di come un uomo possa aspettare un’intera vita il realizzarsi di un evento importante e di come, nel momento stesso in cui esso sta per realizzarsi, ci viene portato via dagli eventi dell’esistenza.
    Trovo quanto mai appropriato chiosare, il testo di Buzzati, con l’incipit del testo biblico del Qoèlet che, a mio avviso, lo sintetizza molto bene:

    “[2]Vanità delle vanità, dice Qoèlet,
    vanità delle vanità, tutto è vanità.
    [3]Quale utilità ricava l'uomo da tutto l'affanno
    per cui fatica sotto il sole?
    [4]Una generazione va, una generazione viene
    ma la terra resta sempre la stessa”. (Qo 1,2-4).

    Molto bello!

    ha scritto il 

  • 4

    Che grande racconto, asciutto, essenziale ma con vette di profondità che fanno cadere nell'abisso il lettore. Ho apprezzato lo stile narrativo di Buzzati che descrive i quadri del suo racconto con uno ...continua

    Che grande racconto, asciutto, essenziale ma con vette di profondità che fanno cadere nell'abisso il lettore. Ho apprezzato lo stile narrativo di Buzzati che descrive i quadri del suo racconto con uno stile si rigoroso, ma soprattutto vitale, allegorico, magico. Capisco che il tema della solitudine dell'uomo e della sua vacuità forse non ha le caratteristiche di vitalità che si hanno in mente quando si parla della propria esistenza, eppure ho trovato nella ripetizione dei gesti, nella tragedia del sogno/morte di Angustina, nella stessa morte di Drogo una grande vitalità: quella che descrive e circonda la nostra esistenza. Ottima lettura.

    ha scritto il 

  • 3

    Se l'avessi letto anni fa...

    ... l'avrei di certo apprezzato maggiormente.
    Se l'avessi letto, davvero, intorno ai 17 anni. In quella mia fase dei "grandi gioielli" in cui divoravo classici e Libri Essenziali.
    E questo lo è. Un gr ...continua

    ... l'avrei di certo apprezzato maggiormente.
    Se l'avessi letto, davvero, intorno ai 17 anni. In quella mia fase dei "grandi gioielli" in cui divoravo classici e Libri Essenziali.
    E questo lo è. Un grande classico - lo sta diventando - ed un Libro Essenziale.
    Ma ormai non è nelle mie corde.

    Si legge bene, scorre e disseta. Innegabilmente è un buon libro (e infatti è questo il mio giudizio) ma non ce la faccio. Dice cose dette bene ma non nell'ordine giusto, per i miei occhi.

    ha scritto il 

  • 4

    "Una specie di metafora"

    Capolavoro di Buzzati, che ho avvicinato quasi con timore reverenziale. Seguire il tenente Giovanni Drogo è come entrare in un sogno, perdersi nel passare degli anni e capire, in una splendida forma l ...continua

    Capolavoro di Buzzati, che ho avvicinato quasi con timore reverenziale. Seguire il tenente Giovanni Drogo è come entrare in un sogno, perdersi nel passare degli anni e capire, in una splendida forma letteraria, come ci si possa affezionare anche alle più squallide e vuote abitudini e restare invischiati, senza accorgersene, anche nella più turpe routine.

    "Si cammina placidamente, guardandosi con curiosità attorno, non c'è proprio bisogno di affrettarsi, nessuno preme di dietro e nessuno ci aspetta, anche i compagni procedono senza pensieri, fermandosi spesso a scherzare. [...], si assapora la vigilia delle cose meravigliose che si attendono più avanti; ancora non si vedono, no, ma è certo, assolutamente certo che un giorno ci arriveremo. [...] Ma a un certo punto, quasi istintivamente, ci si volta in dietro e si vede che un cancello è stato sprangato alle spalle nostre, chiudendo la via del ritorno. Allora si sente che qualche cosa è cambiato, il sole non sembra più immobile ma si sposta rapidamente, ahimè, non si fa tempo a fissarlo che già precipita verso il confine dell'orizzonte, ci si accorge che le nubi non ristagnano più nei golfi azzurri del cielo ma fuggono accavallandosi l'una sull'altra, tanto è il loro affanno, si capisce che il tempo passa e che la strada un giorno dovrà pur finire".

    "Qualche cosa di diverso dovrà pur venire, qualche cosa di veramente degno, da poter dire: adesso, anche se è finita, pazienza".

    "Ma dietro le sue parole, comparve ai compagni l'immagine della lontana città con i suoi palazzi e le chiese immense, le aeree cupole, i romantici viali lungo il fiume. A quell'ora, pensavano, doveva esserci una sottile nebbia e i fanali davano una tenue luce giallastra, a quell'ora nere coppie per le vie solitarie, grida di cocchieri dinanzi alle vetrate accese dell'Opera, echi di violini e di risa, voci di donna (dai tetri portali delle ricche case), finestre illuminate a incredibili altezze, fra il labirinto dei tetti; l'affascinante città con i loro sogni di giovinezza, le sue ancora sconosciute avventure".

    ha scritto il 

  • 4

    Il Kafka Bellunese

    In quella primavera di vita il futuro pareva luminoso, gravido di gloria, avventure, battaglie, e onore. Così sembrava al giovane tenente Drogo il suo avvenire, la fortezza doveva essere una tappa, l’ ...continua

    In quella primavera di vita il futuro pareva luminoso, gravido di gloria, avventure, battaglie, e onore. Così sembrava al giovane tenente Drogo il suo avvenire, la fortezza doveva essere una tappa, l’incipit della sua esistenza, diverrà invece il contenitore di tutta la sua vita. Quella Fortezza/scatola in cui si consuma l’attesa che scava come un placido torrente il destino logorando inesorabilmente lo scoglio delle speranze. Così lo scrittore Bellunese ci profila un’esistenza che forse è un po’ quella di tutti gli uomini, ed è forse l’attesa di un momento che ci da la forza di vivere una vita di ripetitività. La vicenda di Drogo potrebbe essere la vicenda di tutti noi, ma assume tramite la narrazione la percezione di un racconto grottesco, surreale, come i ricordi lontani. Questo è “il deserto dei tartari” , una favola realistica, drammatica, una vita vissuta nella speranza, in cui tutto sciupa gradualmente nel grande disinganno, e l’unica cosa che si attendeva e realmente arriverà, è la morte. Kafka, ce l’abbiamo avuto anche noi!

    ha scritto il 

  • 3

    L'attesa

    E' un romanzo molto particolare: l'attesa del protagonista riguarda tutta la sua vita ed e' come se riguardasse ogni lettore. Sono atmosfere strane dove il tempo scivola via in modo "leggero" senza ch ...continua

    E' un romanzo molto particolare: l'attesa del protagonista riguarda tutta la sua vita ed e' come se riguardasse ogni lettore. Sono atmosfere strane dove il tempo scivola via in modo "leggero" senza che i militari della fortezza se ne rendano conto. Degno finale.

    ha scritto il 

  • 4

    Non può finire così....

    Come si fa a dire che un libro di Buzzati non è un buon libro? Il libro è scritto bene, riporta una descrizione storica, ambientale e sociale molto bella, è originale. Ciò nonostante, quando sono arri ...continua

    Come si fa a dire che un libro di Buzzati non è un buon libro? Il libro è scritto bene, riporta una descrizione storica, ambientale e sociale molto bella, è originale. Ciò nonostante, quando sono arrivato agli ultimi capitoli ho iniziato a ripetermi: "No! Non può finire in questo modo!! E troppo angosciante!"

    ha scritto il 

  • 5

    Aspettando Godot (o erano i Tartari?)

    “Il tempo è fuggito tanto velocemente che l’animo non è riuscito ad invecchiare. E per quanto l’orgasmo oscuro delle ore che passano si faccia ogni giorno più grande, Drogo si ostina nella illusione c ...continua

    “Il tempo è fuggito tanto velocemente che l’animo non è riuscito ad invecchiare. E per quanto l’orgasmo oscuro delle ore che passano si faccia ogni giorno più grande, Drogo si ostina nella illusione che l’importante sia ancora da incominciare”. Meno male che non l’ho letto a scuola. Non lo avrei compreso fin nelle sue pieghe più profonde. Qualche decennio in più, invece, mi ha aiutato a cogliere (quasi) tutti i livelli narrativi, compreso quello filosofico. Tutto ruota attorno al sentimento che ognuno di noi ha provato, almeno una volta nella vita: quello di essere speciali e destinati a qualcosa di grande. Sentimento che (quasi sempre) viene deluso. Ho avuto la sensazione di aver letto un libro immortale e lo consiglio a chi pensa che si debba attendere sempre l’occasione del giorno dopo.

    ha scritto il 

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