Il deserto dei tartari

Di

Editore: Oscar Mondadori

4.2
(10065)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 263 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Chi tradizionale , Francese , Inglese , Spagnolo , Catalano , Chi semplificata , Tedesco , Rumeno , Esperanto

Isbn-10: A000046314 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Filosofia

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Descrizione del libro
"la magia costituisce il lievito delle pagine migliori di Buzzati e restituisce il suono più vero della scoperta." Così scrive Alberico Sala presentando il romanzo Il deserto dei tartari, il più famoso romanzo di Buzzati. Il tema della vita come rinunzia è tipica dell'arte dello scrittore veneto-milanese che, senza mai perdere di vista l'elemento reale, in questo suo romanzo ricrea il clima rarefatto dell'allegoria. Giovanni Drogo, tenente di prima nomina destinato a Forte Bastiani, si avvia alla meta con l'indefinibile presentimento che qualcosa nella sua vita stia portando a una totale sulitudine. La fortezza, enorme,gialla, situata ai limiti del deserto, una volta regno dei mitici nemici, i Tartari, lo accoglie con la sua maestosa imponenza. Il tenete Drogo viene contaminato da quel clima eroico di avidità di gloria, che sembra pietrificare, in un'attesa perenne, ufficiali e soldati. Tutti aspettano i nemici, che verranno dal Nord. Col passare degli anni il tenente Drogo "sente il battito del tempo scandire avidamente la vita2, finchè la speranza verrà stroncata dall'estrema rinunzia: la morte che la dignità del soldato trasfigura in solitaria vittoria.
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  • 5

    Allegoria e derisione

    Fuori dagli schemi narrativi del suo periodo, Dino Buzzati concepisce una delle opere più emblematiche del novecento italiano. In una rarefatta atmosfera surreale, scandita dalla ripetizione di eventi ...continua

    Fuori dagli schemi narrativi del suo periodo, Dino Buzzati concepisce una delle opere più emblematiche del novecento italiano. In una rarefatta atmosfera surreale, scandita dalla ripetizione di eventi e gesti sempre uguali, si svolge la vicenda del tenente Giovanni Drogo che, immerso nel torpore di un’esistenza monotona presso la fortezza Bastiani, rinuncia alla vita reale per inseguire un desiderio di gloria possibile ma incerto, consumando, vanamente, il proprio tempo nell’attesa di un attacco da parte dei nemici contro i quali combatterebbe valorosamente. Lo sfondo di una terra ostile, brulla e battuta dal sole diventa la tela su cui lo scrittore dipinge un’allegoria per rappresentare, in maniera mirabile, la crisi dell’uomo moderno conteso tra le ansie e le inutili attese, tra le inquietudini e le vane speranze. In questa dimensione favolistica e senza tempo, somigliante ad un quadro metafisico di De Chirico, ogni cosa sembra animata da un profondo senso di fatalità e di angoscia. Un posto dall’aria di punizione ed esilio dove l’assenza di qualsiasi connotazione realistica finisce per accentuare il clima inquietante che in esso si respira. Le interminabili lontananze del nord, le notti trascorse in veste di guardia, i rumori incessanti provenienti dalla cisterna a turbare il sonno del protagonista, sono alcuni dei dettagli funzionali a rendere il senso di vuoto che aleggia sull’intera storia. Una storia raccontata da una scrittura perfetta e sapiente che trova la sua conclusione in una circostanza di fatti che simboleggia l’incapacità di realizzazione dell’uomo e che per Drogo avrà tutto il sapore amaro di una derisione inaspettata.

    ha scritto il 

  • 4

    Chi nasce corvo nidifica, chi nasce rondine se ne va.

    Questo romanzo scandisce il passare del tempo.
    Per il giovane sottufficiale Giovanni Drogo, le giornate sembrano essere tutte uguali: si susseguono alla Fortezza Bastioni, dove è stato inviato a svolg ...continua

    Questo romanzo scandisce il passare del tempo.
    Per il giovane sottufficiale Giovanni Drogo, le giornate sembrano essere tutte uguali: si susseguono alla Fortezza Bastioni, dove è stato inviato a svolgere il suo primo incarico.
    Ogni giorno le sentinelle fanno gli stessi turni di guardia, ripetendo continuamente lo stesso percorso, anche se non accade mai nulla di rilevante.
    Passano i giorni, i mesi e pure gli anni.
    Giovanni torna in licenza nella sua città natale, ma non trova più i suoi amici di un tempo, nulla pare più destare il suo interesse.
    Forse è stato troppo tempo fuori dal mondo, forse crede e spera che la sua missione sia quella di proteggere la fortezza, così passa l'intera vita: aspettando.
    Ho letto il racconto in chiave allegorica e i miei pensieri sono stati i seguenti:

    Passare la vita ad aspettare qualcosa che forse non avverrà mai, crogiolarsi nell'attesa diventata ormai solo abitudine, illudersi di poter fermare il tempo, confidare nella speranza di essere ancora giovani e di avere tutta la vita davanti a sè, per poi riaprire improvvisamente gli occhi e rendersi conto che il tempo passa veloce e non si ferma ad aspettare nessuno.

    ha scritto il 

  • 5

    Così si svolgeva a sua insaputa la fuga del tempo

    (Egli aveva tanto tempo davanti. Tutto il buono della vita pareva aspettarlo. Che bisogno c'era di affannarsi?)

    Perché rileggere Il deserto dei Tartari? Perché Einstein ha cercato di imbrogliare la ...continua

    (Egli aveva tanto tempo davanti. Tutto il buono della vita pareva aspettarlo. Che bisogno c'era di affannarsi?)

    Perché rileggere Il deserto dei Tartari? Perché Einstein ha cercato di imbrogliare la mia percezione del tempo, quella del capolavoro di Leone ispirato da Proust, quella che avevo ampliato con Bergson, che avevo affinato con Mutis. Il romanzo di Dino Buzzati si sarebbe dovuto intitolare “La fortezza” fu Longanesi che pretese ne venisse variato il titolo, nel 1939, in modo che non riconducesse in nessun modo alla guerra incipiente.
    I capitoli sono ben delineati, precisi, da 1 a 30 senza sbavature, alcuni di essi potrebbero essere letti anche come racconti a sé stanti. È ambientato in una città italiana dei primi del ‘900 e sui monti che la sovrastano, dove troneggia la fortezza Bastiani. Il romanzo non risente particolarmente del cambio del secolo, a mio avviso fa emergere uno stato d’animo che non è relegato all’epoca in cui è stato scritto.

    La fortezza è l’abitudine. Ne ho riconosciuti i bastioni, gli squarci di panorama, i corridoi, i rumori sinistri del legno stagionato, le parole d’ordine che in realtà vanno pronunciate per uscirne e non per farvi ritorno. L’abitudine genera la falsa sicurezza di vivere senza pericoli, per poi dispensare alla fine dei propri giorni, la consapevolezza di non aver vissuto. Se volete trovare il luogo in cui si nasconde la paura di vivere, guardate dentro l’abitudine; essa la custodisce come il più amorevole dei carcerieri, la giustifica, la difende, la protegge in modo da consegnarla intatta alla morte.

    Fin dalle prime battute si è attanagliati dall'inquietudine nel seguire la vicenda del giovane tenente Giovanni Drogo. Serpeggia l'incertezza e Buzzati sembra giocare con i segni premonitori, il più smaccato dei quali è affidare il destino del suo personaggio all’ufficiale medico Ferdinando Rovina. Una fortezza eretta sul niente, a difendere un posto di confine che non interessa a nessuno, che cosa può esser essa se non l’abitudine? E cosa se non l’abitudine può trattenere i militari in questo posto tagliato fuori dal mondo, impedire loro di far domanda di trasferimento?
    Con Einstein tempo e spazio diventano una cosa sola, a causa della velocità della luce s'influenzano reciprocamente, quanto più aumenta la nostra velocità nello spazio, tanto più il tempo rallenta. Può esserci utile a livello pratico (attualmente) questa teoria? Settantasette anni dopo la pubblicazione del deserto dei Tartari, trovo meno affascinante ma più concreta quella di Dino Buzzati

    Il tempo intanto correva, il suo battito silenzioso scandisce sempre più precipitoso la vita, non ci si può fermare neanche un attimo, neppure per un'occhiata indietro. "Ferma, ferma!" si vorrebbe gridare, ma si capisce ch'è inutile. Tutto quanto fugge via, gli uomini, le stagioni, le nubi; e non serve aggrapparsi alle pietre, resistere in cima a qualche scoglio, le dita stanche si aprono, le braccia si afflosciano inerti, si è trascinati ancora nel fiume, che pare lento ma non si ferma mai.

    Son 5 stelle, a cui aggiungo due Inviti Superflui: leggete questo autore se non l’avete ancora fatto e procuratevi il più bel racconto che sia stato scritto in lingua italiana. È suo.

    1995 ★★★★
    2017 ★★★★★

    ha scritto il 

  • 4

    Pervaso da inquietudini di Kafkiana memoria, sorretto da una scrittura poetica ed elegante, "Il deserto dei Tartari" si legge come una favola nera, dall'atmosfera metafisica e spettrale, ma è soprattu ...continua

    Pervaso da inquietudini di Kafkiana memoria, sorretto da una scrittura poetica ed elegante, "Il deserto dei Tartari" si legge come una favola nera, dall'atmosfera metafisica e spettrale, ma è soprattutto una verissima - e per tanto crudele - metafora della vita umana, delle sue illusioni, aspettative, attese ed inganni. Siamo tutti soldati sugli spalti della Fortezza Bastiani, e su noi tutti passa, senza eccezioni, la nera ala del tempo mentre, inconsapevoli, guardiamo verso il deserto che ci circonda.
    Voto 4.5

    ha scritto il 

  • 4

    Grande libro di Buzzati. Letto (sebbene certi brani li avevo già avuti sotto gli occhi) e apprezzato. E mi sembra persino più appropriato l'anagramma del titolo che avevo elaborato un anno fa: "IL DES ...continua

    Grande libro di Buzzati. Letto (sebbene certi brani li avevo già avuti sotto gli occhi) e apprezzato. E mi sembra persino più appropriato l'anagramma del titolo che avevo elaborato un anno fa: "IL DESERTO DEI TARTARI ---> È LA TRISTE TERRA DI DIO".

    ha scritto il 

  • 4

    Recensione completa: http://feliceconunlibro.blogspot.it/2017/03/il-deserto-dei-tartari-dino-buzzati.html

    Il deserto dei tartari è un romanzo che parla di attesa e anche, collegato a questo tema, dell ...continua

    Recensione completa: http://feliceconunlibro.blogspot.it/2017/03/il-deserto-dei-tartari-dino-buzzati.html

    Il deserto dei tartari è un romanzo che parla di attesa e anche, collegato a questo tema, dello scorrere inarrestabile del tempo.

    Drogo rimane affascinato dalla Fortezza Bastiani e decide di rimanere molto più tempo rispetto a quello che si era prefissato. Infatti questa fortezza è come se fosse un luogo isolato dal mondo non soltanto dal punto di vista fisico, ma anche dal punto di vista temporale. È come se all'interno della fortezza il tempo scorresse in maniera diversa: Drogo e i suoi compagni non si rendono conto del passare dei giorni, dei mesi, degli anni e non si rendono conto che stanno trascorrendo tutto il periodo più bello della loro vita in questo luogo.
    Il ripetersi costante delle stesse azioni, il susseguirsi di giornate sempre uguali l'una all'altra, diventano una grande bolla rassicurante in cui rannicchiarsi per vivere in tranquillità senza preoccuparsi di imprevisti e senza prendere alcun tipo di decisione o di responsabilità, in attesa di un'occasione avventurosa, che forse renderà la vita più soddisfacente.

    Buzzati quindi sembra volerci dire che è comune nelle persone questo atteggiamento di attesa: l'adagiarsi sugli allori convinti che l'occasione della vita arriverà da sé, senza muovere un dito.
    E in effetti chi è che almeno una volta nella vita non si è comportato in questo modo? È proprio per come Buzzati ne parla, è proprio perché questo è un atteggiamento molto comune, che Il deserto dei Tartari può risultare una lettura, oltre che molto intensa, anche a tratti scomoda...

    ha scritto il 

  • 3

    Ingredienti: un giovane ufficiale al suo primo incarico, una fortezza sospesa nel tempo e isolata dal mondo, quattro mesi di guardia diventati una vita intera, un mondo esterno diventato inospitale e ...continua

    Ingredienti: un giovane ufficiale al suo primo incarico, una fortezza sospesa nel tempo e isolata dal mondo, quattro mesi di guardia diventati una vita intera, un mondo esterno diventato inospitale e ostile.
    Consigliato: a chi vive nel proprio microcosmo schiavo di regole e abitudini, a chi è in perenne attesa di ciò che non avrà il coraggio di essere e fare.

    ha scritto il 

  • 2

    Depressione Infinita

    Ho letto questo libro, spinto dalle belle recensioni però non mi è piaciuto molto... La fine è deprimente, avrei preferito un finale differente e più movimentato..... A me personalmente mi ha depress ...continua

    Ho letto questo libro, spinto dalle belle recensioni però non mi è piaciuto molto... La fine è deprimente, avrei preferito un finale differente e più movimentato..... A me personalmente mi ha depresso.

    ha scritto il 

  • 4

    Immagino che sia stato uno studente ad appuntare questa frase in cima al primo capitolo dell'edizione che ho preso in prestito: «Metafora delle angosce e delle speranze della vita che non si avverano ...continua

    Immagino che sia stato uno studente ad appuntare questa frase in cima al primo capitolo dell'edizione che ho preso in prestito: «Metafora delle angosce e delle speranze della vita che non si avverano mai». Ringrazio di non aver mai studiato Buzzati a scuola: mi sembra proprio il tipo di libro che bisognerebbe leggere da adulti e che da adolescenti si rischi di bollarlo come noioso cautionary tale.
    L'ambientazione («atemporale e aspaziale» proseguono gli appunti, «un luogo fuori dal mondo dove noi in qualche modo siamo proiettati») e la scarsità di eventi sono una tela vuota che ognuno può dipingere con le angosce del momento. Per me, a ventisei anni, la Fortezza Bastiani e il deserto dei Tartari rappresentano l'illusione che se tutto rimane uguale il tempo non sta scorrendo davvero, che aspettare non è un male e che le occasioni non mancheranno.
    Non facciamo come Giovanni Drogo, riscuotiamoci e diamoci una mossa.

    Note a margine:
    - L'inizio è particolarmente gustoso se riletto dopo aver finito il libro: «Nominato ufficiale, Giovanni Drogo partì una mattina di settembre dalla città per raggiungere la Fortezza Bastiani, sua prima destinazione».
    - I primi capitoli mi hanno ricordato due dei miei racconti preferiti di Buzzati, I sette messaggeri e Sette piani. Il deserto dei Tartari invece ha preso decisamente un'altra piega.
    - Per un romanzo sull'attesa di qualcosa che non sembra arrivare mai, è ironico che Buzzati non abbia saputo aspettare per la pubblicazione del libro: «Mi ero, sempre, reso conto benissimo che, se fossi stato artisticamente onesto fino in fondo, avrei dovuto continuare a scrivere quel libro per tutta la mia vita, o per lo meno fino all'avanzata maturità, quasi che si trattasse di una specie di autobiografia. Capivo anche che la tensione narrativa, verso la metà, calava alquanto, che certi passaggi erano un po' forzati, insomma una rielaborazione sarebbe stata molto utile. Ma c'era la richiesta di Longanesi, la stesura era fatta, ero giovane e abbastanza ambizioso. Insomma non sono stato capace di aspettare, di avere pazienza. E il romanzo venne varato».

    ha scritto il 

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