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Il deserto dei tartari

Di

Editore: Oscar Mondadori

4.2
(9473)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 263 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Chi tradizionale , Francese , Inglese , Spagnolo , Catalano , Chi semplificata , Tedesco , Rumeno , Esperanto

Isbn-10: A000046314 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , History , Philosophy

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Descrizione del libro
"la magia costituisce il lievito delle pagine migliori di Buzzati e restituisce il suono più vero della scoperta." Così scrive Alberico Sala presentando il romanzo Il deserto dei tartari, il più famoso romanzo di Buzzati. Il tema della vita come rinunzia è tipica dell'arte dello scrittore veneto-milanese che, senza mai perdere di vista l'elemento reale, in questo suo romanzo ricrea il clima rarefatto dell'allegoria. Giovanni Drogo, tenente di prima nomina destinato a Forte Bastiani, si avvia alla meta con l'indefinibile presentimento che qualcosa nella sua vita stia portando a una totale sulitudine. La fortezza, enorme,gialla, situata ai limiti del deserto, una volta regno dei mitici nemici, i Tartari, lo accoglie con la sua maestosa imponenza. Il tenete Drogo viene contaminato da quel clima eroico di avidità di gloria, che sembra pietrificare, in un'attesa perenne, ufficiali e soldati. Tutti aspettano i nemici, che verranno dal Nord. Col passare degli anni il tenente Drogo "sente il battito del tempo scandire avidamente la vita2, finchè la speranza verrà stroncata dall'estrema rinunzia: la morte che la dignità del soldato trasfigura in solitaria vittoria.
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  • 3

    Solo un grande scrittore poteva reggere efficacemente e credibilmente nel continuare a ricreare pagina dopo pagina la stessa atmosfera e a generare la stessa tensione in un lettore.
    Per me rimarrà ind ...continua

    Solo un grande scrittore poteva reggere efficacemente e credibilmente nel continuare a ricreare pagina dopo pagina la stessa atmosfera e a generare la stessa tensione in un lettore.
    Per me rimarrà indelebilmente collegato a questi due mesi trascorsi nella Val di Maira e a una vecchia caserma di alpini

    ha scritto il 

  • 5

    Se una delle variabili della vita (la fortezza bastiani, il luogo in cui si vive) rimane ad un tratto fissa ed immutabile, come cambiano e vengono percepite tutte le altre man mano che il tempo scorre ...continua

    Se una delle variabili della vita (la fortezza bastiani, il luogo in cui si vive) rimane ad un tratto fissa ed immutabile, come cambiano e vengono percepite tutte le altre man mano che il tempo scorre ed il "culmine" della vita e' superato?
    Anche questa e' la storia di una solitudine. Non è quella de Il vino della solitudine, ne quella de Il grande Gatsby ne tantomeno quella di Benjamin Button.
    Questa è "La Solitudine". Una Solitudine siderale (ben rappresentata dal deserto), esistenziale che fa si che anche le più inutili abitudini diventino difficili da abbandonare; in cui ogni piccolo gesto o fatto diviene proprio, e lasciarlo causa pena. Una solitudine che ingigantisce i fatti ( il cavallo solitario, sebbene sia nero, appartiene ai tartari che stanno per attaccare la fortezza!), crea illusioni, genera immobilismo, produce la amara consapevolezza di quanto i dolori siano strettamente personali.
    E' una solitudine che agevola, alimenta il rigido ed anacronistico rispetto delle regole, delle procedure militari, anche di fronte ad un pericolo inesistente, davanti al quale, malgrado tutto, non si è' più amici ma semplicemente soldati. Soldati pronti a combattere battaglie che non si sarebbero mai svolte, se non nell'immaginazione.
    E' una solitudine che crea distanze affettive insormontabili.
    Attraverso questa solitudine ogni cosa, ogni evento vengono percepiti in maniera macroscopica, come mediante una potentissima lente d'ingrandimento. Soprattutto il rapporto col tempo via via cambia: da ricchezza inesauribile ad "affanno di non fare più in tempo", cosicché, malgrado gli anni scorrano lenti e tutti uguali nell'attesa vana di qualcosa che non avviene, tutto ad un tratto, "il tempo è fuggito così tanto velocemente che l'animo non è riuscito ad invecchiare".
    E quando infine nel deserto dei tartari arriva la agognata battaglia, un sempre più solo protagonista affronta, fuori dal campo, con orgoglio e col sorriso, la propria personale guerra.

    ha scritto il 

  • 4

    Scambio sul libro tra me e un amico
    Amico: è questione di fortuna o alla fine c'è la svolta in cui almeno per una volta sorride di fronte a ciò che gli accade sapendo che tanto non ci sarà un dopo?
    Io ...continua

    Scambio sul libro tra me e un amico
    Amico: è questione di fortuna o alla fine c'è la svolta in cui almeno per una volta sorride di fronte a ciò che gli accade sapendo che tanto non ci sarà un dopo?
    Io: ame è piaciuto perché mi aiuta a capire che ogni giorno è così, come tutta la vita di Drogo. Obiettivi e sogni giusti ma che rischiano di essere deludenti, e la certezza del giorno e delle sue percezioni. Fatta di luci, paesaggi, scorci, misteri dietro angoli sconosciuti, sospiri e il sorriso faticoso della consapevolezza di essere vivi, almeno lì, quando ce ne si accorge.
    Secondo voi?

    ha scritto il 

  • 5

    "...e aprire le finestre al sole non basta".

    Solitudine, desolazione, perdita. Uno stesso sentimento che muta e si trasforma con il procedere della lettura. Si inizia con la solitudine, la solitudine di una fortezza dalle grosse mura, un corrido ...continua

    Solitudine, desolazione, perdita. Uno stesso sentimento che muta e si trasforma con il procedere della lettura. Si inizia con la solitudine, la solitudine di una fortezza dalle grosse mura, un corridoio lungo tanto da non riuscire a vederne la fine ... 'muri nudi e umidi, e silenzio'. Una solitudine che è nell'animo del protagonista come nel cuore di ogni essere umano; interiore, a prescindere da tutto ciò che ruota intorno. Un modo di scrivere poetico (eppure il termine mi sembra riduttivo), triste, fine. L'autore si ripete, e permea il lettore di questa sua lentezza, e di questo suo ripetersi, che è proprio del tempo e della vita che passa. Talvolta il racconto ha i contorni sfocati come fosse l'immagine di un sogno (pioveva, o forse il cielo era solo coperto di nuvole), talvolta, ho pensato che potesse non piacermi, non amo troppo le ambientazioni militari ma il focus sul quale l'autore vuole che si metta attenzione non è caserma, né soldati, il focus è la vita, il tempo che passa, proprio come le pagine che una sull'altra si susseguono fino alla fine del libro. L'autore ti invita ad aprire gli occhi sull'attesa vana di un futuro migliore che tarda troppo ad arrivare, sul tempo che non aspetta e ineluttabile procede ("Ferma, ferma!" si vorrebbe gridare, ma si capisce ch'è inutile. Tutto quanto fugge via, gli uomini, le stagioni, le nubi)... sul tempo che corre così in fretta 'che l'animo non riesce ad invecchiare', e alla fine l'ho amato.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro pesante, nel senso buono del termine. Pesante nel senso che dietro alla storia di Giovanni Drogo, ufficiale spedito di stanza in una fortezza ai limiti del deserto, ci sono tante delle perple ...continua

    Un libro pesante, nel senso buono del termine. Pesante nel senso che dietro alla storia di Giovanni Drogo, ufficiale spedito di stanza in una fortezza ai limiti del deserto, ci sono tante delle perplessità della vita stessa. La ricerca del senso, l'attesa per un momento di gloria, l'illusione giovanile per un tempo che sembra infinito, l'amarezza per le occasioni perse, il tedio quotidiano che si divora gli anni. Buzzati è capace di condensare tutti questi temi nella vita del tenente Drogo, portando il lettore a condividere l'angoscia che attanaglia l'animo dell'ufficiale.

    Così una pagina lentamente si volta, si distende dalla parte opposta, aggiungendosi alle altre già finite, per ora è solamente uno strato sottile, quelle che rimangono da leggere sono in confronto un mucchio inesauribile. Ma è pur sempre un'altra pagina consumata, signor tenente, una porzione di vita.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Life sucks, but it’s up to you

    Per chi ancora non lo sapesse, o per chi come me ha aspettato anni per leggerla, questa è la storia del tenente Drogo, inviato giovanissimo a prestare servizio nella remota e ormai praticamente inutil ...continua

    Per chi ancora non lo sapesse, o per chi come me ha aspettato anni per leggerla, questa è la storia del tenente Drogo, inviato giovanissimo a prestare servizio nella remota e ormai praticamente inutile Fortezza Bastiani. Qui si sorveglia un deserto da cui non arriva mai nessuno, si vive nell’attesa di un’invasione, di una guerra, dell’azione, del giorno in cui finalmente ci si potrà far valere. Drogo è giovane e vive con la sensazione che il suo giorno prima o poi arriverà, la vita ha ancora tantissime possibilità da regalargli: ma le ore, i giorni, gli anni passano inesorabili, indistinguibili, prima lenti e poi velocissimi fino alla consapevolezza che è tutto sprecato nell’attesa logorante di qualcosa che arriva troppo tardi.

    Temi che bruciano dentro, le stagioni della vita, il tempo, la solitudine dell'individuo, i desideri degli uomini, la realtà più malinconica, l’unica realizzazione possibile: la morte. Come non specchiarsi, non riflettersi, non immedesimarsi, non lasciarsi schiacciare dal nulla che soffoca anche Drogo? 202 pagine dove succede davvero poco ma dove si sprigiona un senso di angoscia che lentamente toglie il respiro come nemmeno un action movie riuscirebbe a fare.

    " Ma a un certo punto, istintivamente, ci si volta indietro e si vede che un cancello è stato sprangato alle spalle nostre, chiudendo la via del ritorno. Allora si sente che qualche cosa è cambiato, il sole non sembra più immobile ma si sposta rapidamente, ahimè, non si fa tempo a fissarlo che già precipita verso il fiume dell'orizzonte, ci si accorge che le nubi non ristagnano più nei golfi azzurri del cielo ma fuggono accavallandosi l'una sull'altra, tanto è il loro affanno; si capisce che il tempo passa e che la strada un giorno dovrà pur finire"

    Buzzati viene letto anche a scuola ma credo che un adolescente non riesca a cogliere in pieno il significato profondo che la storia di Drogo ci lascia in eredità: da ragazzi siamo tutti come il giovane sergente, pieni di entusiasmo, di sogni e di ideali, con la giusta aspettativa che tutto possa ancora succedere. Ma un adulto non può non fermarsi a riflettere su quello che è già stato e su un futuro inesorabilmente sempre più breve. . Il viaggio e l’esperienza di Drogo rappresentano un po’ l’esistenza di tutti noi ed il cammino che ciascuno è destinato a compiere nel corso della vita.

    “Purtroppo egli non si sente gran che cambiato, il tempo è fuggito tanto velocemente che l'animo non è riuscito a invecchiare. E per quanto l'orgasmo oscuro delle ore che passano si faccia ogni giorno più grande, Drogo si ostina nella illusione che l'importante sia ancora da cominciare. Giovanni aspetta paziente la sua ora che non è mai venuta, non pensa che il futuro si è terribilmente accorciato, non è più come una volta quando il tempo avvenire gli poteva sembrare un periodo immenso, una ricchezza inesauribile che non si rischiava niente a sperperare.”

    Si parte carichi di speranze, le valige sono piene e la strada lunga ma ricca di aspettative: poi le scorte si esauriscono e si arriva a un punto in cui ci si accorge che non è più possibile tornare indietro e rimediare agli errori: tutto ciò che ci siamo lasciati alle spalle fa già parte del nostro passato. Non resta che proseguire con quel poco che abbiamo. C’è un orologio dentro ognuno di noi che scandisce il tempo della nostra vita: tic-tac, tic-tac, pare di sentirlo, lento, ripetitivo, dominante, inesorabile. Mette paura.

    “Dagli estremi confini egli sentiva avanzare su di sé un'ombra progressiva e concentrica, era forse questione di ore, forse di settimane o di mesi; ma anche i mesi e le settimane sono ben povera cosa quando ci separano dalla morte. La vita dunque si era risolta in una specie di scherzo, per un'orgogliosa scommessa tutto era stato perduto.”

    Ecco che però pur lasciando addosso un ovvio senso di devastante inquietudine, credo sia importante rilevare un messaggio positivo da tutto questo esempio di ineluttabilità: al grido di io voglio vivere, cerchiamo di godere ogni giorno delle opportunità e delle gioie della vita, senza rimandare mai nulla. Sembrano banalità da citazioni di facebookiana memoria, ma cogliere sempre ogni possibilità, senza attendere, senza consumare e sprecare le occasioni, senza atrofizzare gli entusiasmi, è forse l’unica reazione possibile a questa lettura: ogni respiro è quello giusto, ogni tic-tac è quello fondamentale se solo lo vogliamo. Vi prego cogliete il fascino di una storia e di un personaggio indimenticabili. Fatevi questo regalo.

    "Coraggio, Drogo, questa è l'ultima carta, va incontro alla morte da soldato e che la tua esistenza sbagliata almeno finisca bene. Vendicati finalmente della sorte, nessuno canterà le tue lodi, nessuno ti chiamerà eroe o alcunché di simile, ma proprio per questo vale la pena. Varca con piede fermo il limite dell'ombra, diritto come a una parata, e sorridi anche, se ci riesci. Dopo tutto la coscienza non è troppo pesante e Dio saprà perdonare."

    ha scritto il 

  • 5

    Uno dei libri più belli, più intensi che ho letto quest'anno. Credo che sia una di quelle letture che si capiscono (e si apprezzano) in maniera diversa a seconda dell'età e della condizione emotiva ch ...continua

    Uno dei libri più belli, più intensi che ho letto quest'anno. Credo che sia una di quelle letture che si capiscono (e si apprezzano) in maniera diversa a seconda dell'età e della condizione emotiva che si sta attraversando quando le si affronta. Il romanzo di Buzzati è, sotto la superficie felicemente leggera e aggraziata della sua scrittura, una riflessione amarissima sulle occasioni perdute, sulla fugacità del tempo della vita e anche sull'insincerità e l'egoismo che caratterizzano spesso i rapporti umani. Giovanni Drogo, il protagonista, spreca la sua gioventù , le sue energie, la sua intelligenza nella vana attesa di un nemico che non arriverà mai, così come, spesso, si getta via la vita nell'inseguimento di qualche mito o chimera, non badando che nel frattempo le cose migliori della vita ci sono passate accanto per non tornare mai più. Il personaggio del maggiore Simeoni, che si rivela appieno verso la fine del romanzo, è la rappresentazione di un carattere ahimè molto diffuso, l'arrivista senza scrupoli, il finto amico che dietro a parole melliflue e false nasconde solamente la sua ambizione egoistica. Alcune pagine, come ad esempio quando Drogo ritorna a casa dopo quattro anni per una breve licenza e prende amaramente coscienza del solco profondo che lo separa dai suoi ex-amici rimasti in città e dalla ragazza che aveva amato, sono espresse da Buzzati con un lirismo, con un'amarezza profonda eppure delicata, tali che è molto difficile, leggendo, non farsi vincere dalla commozione. Solo nel momento finale della sua esistenza, nella morte in solitudine, nella desolazione di una povera camera d'albergo in un paese sconosciuto, il protagonista finalmente ha la possibilità di esprimere se stesso, di cogliere, nell'accettare di misurarsi virilmente, coraggiosamente, con il grande mistero della Morte, quell'occasione di gloria, quella prova attraverso cui dimostrare a se stesso il proprio valore, che in tutta la sua vita aveva sempre vanamente cercato di afferrare.

    ha scritto il 

  • 5

    "Oh, tornare. Non varcare neppure la soglia della Fortezza e ridiscendere al piano, alla sua città, alle vecchie abitudini."

    Di questo libro -e di questo autore- ho sempre sentito pareri contrastanti e categorici: o lo si ama, o lo si odia. Per quanto mi riguarda, "il deserto dei Tartari" è uno dei più bei libri letti quest ...continua

    Di questo libro -e di questo autore- ho sempre sentito pareri contrastanti e categorici: o lo si ama, o lo si odia. Per quanto mi riguarda, "il deserto dei Tartari" è uno dei più bei libri letti quest'anno.
    E nelle pagine ho trovato qualcosa di me, il voler rimanere rinchiusa in una certa condizione, in perenne attesa di un qualcosa che potrebbe non arrivare mai.

    "Così il cuore comincia a battere per eroici e teneri desideri, si assapora la vigilia delle cose meravigliose che si attendono più avanti; ancora non si vedono, no, ma è certo, assolutamente certo che un giorno ci arriveremo."

    ha scritto il 

  • 3

    Aspettare, aspettare, per cosa?

    Voglio iniziare bruscamente questa recensione: avevo molte aspettative su questo libro (forse perchè avevo letto precedentemente "La boutique del mistero" e l'avevo adorato) ma sono rimasta abbastanza ...continua

    Voglio iniziare bruscamente questa recensione: avevo molte aspettative su questo libro (forse perchè avevo letto precedentemente "La boutique del mistero" e l'avevo adorato) ma sono rimasta abbastanza delusa, così delusa da dire tra me e me, ogni tanto, "Ma quando finisce?".
    In realtà, non mi è dispiaciuto. E' una storia piena di poesia, alcuni passi sono veramente molto belli, Buzzati scrive molto bene ed è capace di esplorare a fondo la solitudine umana, le speranze e l'attesa.
    Perchè sì, questo è un libro sulle attese.
    Il protagonista aspetta per tutta la vita una guerra, un evento forse mitico forse possibile che potrebbe dare un senso alla sua esistenza; Giovanni Drogo prova a tornare nel mondo, prova a dare una possibilità alla sua vita com'era prima della Fortezza, ma non ci riesce, nonostante fosse uno dei suoi desideri il primo giorno di servizio.
    Il problema principale che ho trovato ne "Il deserto dei Tartari" è la lentezza; lentezza che giustamente serve per dare quel ritmo malinconico, pieno di speranze ed intime sofferenze, quel ritmo d'attesa che è lo snodo centrale della storia.
    E' un problema che riconosco come mio, per questo motivo gli aggiudico 3.5 stelline.

    P.s: il capitolo finale è bellissimo.

    ha scritto il 

  • 4

    e 1/2*

    Tempo fa:

    Si consuma una vita ad aspettare i tartari,
    sempre presenti all’orizzonte del deserto delle nostre regolette,
    dei nostri bavagli da quattro soldi. La vita che va senza scopo
    se non una volta
    ...continua

    Tempo fa:

    Si consuma una vita ad aspettare i tartari,
    sempre presenti all’orizzonte del deserto delle nostre regolette,
    dei nostri bavagli da quattro soldi. La vita che va senza scopo
    se non una volta affrontare il nemico. Ma il nemico non c’è,
    è solo nei sogni bisogna inventarlo altrimenti siam morti.
    Il nemico ci serve a tener ringhioso il vicino, distratto l’oppresso,
    attento chi beve l’aria di parole dell’altoparlante di Stato.
    Non c’è niente meglio di una guerra per trovare nemici!
    Sfoggiamo il nostro armamentario appena lucidato dalla ruggine
    alzando forte il canto: “Armiamoci e partite!” (Lorenzo Poggi)

    Giovanni Drogo è un giovane ufficiale militare che investe le sue ambizioni di carriera nella difesa di un confine ormai salvo da qualsiasi minaccia. Dall'alto dei bastioni della vecchia e famosa fortezza Bastiani, spende il suo tempo a scrutare una distesa desertica, a vivere un quotidiano nulla, e ad attendere una guerra che non arriverà, ad aspettare un antico nemico inesistente. Solo trent'anni dopo qualcuno si avvicinerà a quel confine, ma proprio allora egli sarà costretto a lasciare quella rassicurante monotonia per il sopraggiungere di una grave malattia e finirà poi per morire solo, in una anonima stanzetta d'albergo. Questo bel romanzo nasce proprio dalla monotonia derivante dal lavoro che in quel periodo Buzzati svolgeva al Corriere della Sera, dall'angoscia della routine quotidiana. Quel compiere ogni giorno gli stessi gesti, incontrare le stesse persone, scrivere sempre articoli di cronaca, percorrere ogni giorno le stesse strade, fece crescere in lui il timore che la sua vita non avrebbe subito cambiamenti, il timore di giungere al termine del suo percorso senza aver soddisfatto le proprie ambizioni. Devo dire che l'autore, con questo romanzo, riesce benissimo a trasmettere queste impressioni al lettore, il quale non può fare a meno di identificarsi in certi meccanismi che caratterizzano la generale quotidianità, salvo per coloro che, per fortuna o altro, conducono un'esistenza avventurosa, generosa di novità e di successo, e che quindi riescono ad appagare le loro più alte aspirazioni. Ma la maggior parte di noi vive la cosiddetta "normalità", sono rari gli eventi eccezionali e, a volte, anche quelli si protraggono così a lungo da divenire anch'essi ripetitivi e monotoni. A me questo romanzo ha lasciato lo stesso senso di immutabilità che provai quando lo lessi molti anni fa, anche se allora ero più giovane e, come il giovane Drogo, pensai di avere ancora molto tempo davanti a me per realizzare i miei sogni. Oggi mi rendo conto che il tempo è trascorso inesorabile e che molti di quei sogni sono rimasti, ahimé, nel famoso cassetto e le speranze di ieri si sono ormai affievolite. Alla fine non mi resta che un sottofondo di insoddisfazione ed una vaga rassegnazione, che tutto sommato trovo quasi confortevole.....

    ha scritto il 

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