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Il deserto dei tartari

Di

Editore: Oscar Mondadori

4.2
(9387)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 263 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Chi tradizionale , Francese , Inglese , Spagnolo , Catalano , Chi semplificata , Tedesco , Rumeno , Esperanto

Isbn-10: A000046314 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , History , Philosophy

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Descrizione del libro
"la magia costituisce il lievito delle pagine migliori di Buzzati e restituisce il suono più vero della scoperta." Così scrive Alberico Sala presentando il romanzo Il deserto dei tartari, il più famoso romanzo di Buzzati. Il tema della vita come rinunzia è tipica dell'arte dello scrittore veneto-milanese che, senza mai perdere di vista l'elemento reale, in questo suo romanzo ricrea il clima rarefatto dell'allegoria. Giovanni Drogo, tenente di prima nomina destinato a Forte Bastiani, si avvia alla meta con l'indefinibile presentimento che qualcosa nella sua vita stia portando a una totale sulitudine. La fortezza, enorme,gialla, situata ai limiti del deserto, una volta regno dei mitici nemici, i Tartari, lo accoglie con la sua maestosa imponenza. Il tenete Drogo viene contaminato da quel clima eroico di avidità di gloria, che sembra pietrificare, in un'attesa perenne, ufficiali e soldati. Tutti aspettano i nemici, che verranno dal Nord. Col passare degli anni il tenente Drogo "sente il battito del tempo scandire avidamente la vita2, finchè la speranza verrà stroncata dall'estrema rinunzia: la morte che la dignità del soldato trasfigura in solitaria vittoria.
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  • 0

    Bellissimo

    Un viaggio dell'anima attraverso carta e inchiostro:la solitudine e la disperazione dell'uomo alimentati dalla speranza,vana e illusoria.Siamo soli e forse è l'unica verità che riusciamo a conoscere." ...continua

    Un viaggio dell'anima attraverso carta e inchiostro:la solitudine e la disperazione dell'uomo alimentati dalla speranza,vana e illusoria.Siamo soli e forse è l'unica verità che riusciamo a conoscere."

    ha scritto il 

  • 5

    «Il tempo è fuggito tanto velocemente che l'animo non è riuscito ad invecchiare.»
    —— Dino Buzzati

    Inserito al 29°posto nella classifica dei "100 libri del secolo" stilata dal quotidiano parigino "Le M ...continua

    «Il tempo è fuggito tanto velocemente che l'animo non è riuscito ad invecchiare.»
    —— Dino Buzzati

    Inserito al 29°posto nella classifica dei "100 libri del secolo" stilata dal quotidiano parigino "Le Monde", "Il deserto dei Tartari" consacrò Dino Buzzati tra i grandi scrittori del '900.
    Lo spunto del romanzo, come racconta lo stesso scrittore bellunese, «Era nato dalla monotona routine redazionale notturna che facevo a quei tempi.»
    Giornalista per il «Corriere della Sera» si rammaricava nel vedere i suoi colleghi perdersi nell'illusione di carriera dietro una scrivania.
    Protagonista dell'opera è il Tenente Giovanni Drogo che assegnato alla misteriosa Fortezza Bastiani, consuma la propria vita nel sogno di un'ipotetica invasione da parte dei "Tartari".
    La «fuga del tempo» è proprio il tema centrale del romanzo.
    Gli anni passo in una singolare staticità, Drogo vede i suoi compagni abituarsi alle ferree regole della Fortezza, "superarlo" avanzando di carriera o addirittura morire.
    Tutti nell'illusione di potere un giorno affrontare il famelico nemico, per lottare da eroi.
    La narrazione si fa poi incalzante dal capitolo XXV, quindici, trent'anni in poche manciate di righe e ritroviamo il nostro "eroe" cinquantenne malato e affaticato cacciato via da quella stessa Fortezza a cui lui aveva dedicato un'intera esistenza, perchè ormai un peso per i suoi stessi colleghi, proprio nel momento in cui il tanto sospirato sogno stava per avverarsi: grandi macchie si vedono all'orizzonte, i "Tartari" sono arrivati.
    Ma a Drogo non importa più.
    Chiuso in una triste locanda di città, aspetta la sua battaglia più grande, nessuno più puó ormai «deufradarlo»:

    «Così dunque, Simeoni? Adesso Drogo ti farà un po' vedere.»

    Aggiustandosi l'uniforme attenderà con onore la sua fine.
    Il protagonista ripsecchia le paure, le insicurezze dell'uomo moderno. È figlio della società contemporanea. Una società libera quanto "isolata" pregna di solitudine.
    Quando egli prenderà una breve licenza, infatti, tornando in città si ritroverà estraniato:

    [...]«facce nuove, diverse abitudini, nuovi scherzi, nuovi modi di dire a cui egli non era allenato.»

    Gli amici sono cambiati, hanno fatto carriera e anche lo stesos rapporto con l'amata Maria sembra mutato.
    Dino Buzzati muore il 28 Gennaio 1972, mentre fuori imperversava una bufera, dignitoso proprio come il suo eroe Drogo.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Ho riletto uno dei miei libri preferiti: Il deserto dei tartari di Dino Buzzati. Parla di un giovane ufficiale che viene trasferito a fare servizio in una fortezza sperduta davanti ad un deserto. All' ...continua

    Ho riletto uno dei miei libri preferiti: Il deserto dei tartari di Dino Buzzati. Parla di un giovane ufficiale che viene trasferito a fare servizio in una fortezza sperduta davanti ad un deserto. All'inizio si annoia, il vuoto lo annichilisce e se ne vuole andare. Ma poi qualcosa di sconosciuto inizia a smuoversi dentro, la sistemazione inizia a piacergli. Il torpore delle abitudini, la sicurezza della routine, la paura della vita tessono lentamente la loro tela. Ma non solo: si mormora che i Tartari un giorno attaccheranno. La fame d'assoluto, la vita quotidiana che non basta: la voglia di morire da eroi, di vivere in vista di un sigificato più grande. Mosso da sconosciuti desideri e vittima di un implacabile destino, l'ufficiale resta e passa tutta la sua vita alla fortezza, isolato, aspettando i Tartari. Alla fine i tanto agognati Tartari arriveranno quando lui sarà troppo vecchio per combattere e la sua ultima, unica, battaglia sarà quella solitaria contro la morte.

    ha scritto il 

  • 4

    VANITA' DELLE VANITA'!

    Giovanni Drogo, e la sua intera carriera militare, sono al centro di questo gran bel romanzo di Buzzati, pubblicato, per la prima volta, nel 1945.
    Il giovane tenente si trova a prestare servizio press ...continua

    Giovanni Drogo, e la sua intera carriera militare, sono al centro di questo gran bel romanzo di Buzzati, pubblicato, per la prima volta, nel 1945.
    Il giovane tenente si trova a prestare servizio presso la Fortezza Bastiani, luogo nel quale il compito precipuo dei militari è quello di controllare l’eventuale arrivo di forze nemiche dalla zona desertica antistante la Fortezza.
    In questo contesto, il tempo fugge rapidamente e, ogni giorno che passa, Drogo si trova sempre più immerso in una vita abitudinaria, fatta di ripetitivi riti quotidiani, che gli diventa sempre più difficile abbandonare.
    Un romanzo malinconico, a mio avviso, nel quale traspare la vanità delle illusioni e delle aspettative umane;
    un affresco di come la nostra esistenza possa assumere talvolta risvolti crudeli; di come un uomo possa aspettare un’intera vita il realizzarsi di un evento importante e di come, nel momento stesso in cui esso sta per realizzarsi, ci viene portato via dagli eventi dell’esistenza.
    Trovo quanto mai appropriato chiosare, il testo di Buzzati, con l’incipit del testo biblico del Qoèlet che, a mio avviso, lo sintetizza molto bene:

    “[2]Vanità delle vanità, dice Qoèlet,
    vanità delle vanità, tutto è vanità.
    [3]Quale utilità ricava l'uomo da tutto l'affanno
    per cui fatica sotto il sole?
    [4]Una generazione va, una generazione viene
    ma la terra resta sempre la stessa”. (Qo 1,2-4).

    Molto bello!

    ha scritto il 

  • 4

    Che grande racconto, asciutto, essenziale ma con vette di profondità che fanno cadere nell'abisso il lettore. Ho apprezzato lo stile narrativo di Buzzati che descrive i quadri del suo racconto con uno ...continua

    Che grande racconto, asciutto, essenziale ma con vette di profondità che fanno cadere nell'abisso il lettore. Ho apprezzato lo stile narrativo di Buzzati che descrive i quadri del suo racconto con uno stile si rigoroso, ma soprattutto vitale, allegorico, magico. Capisco che il tema della solitudine dell'uomo e della sua vacuità forse non ha le caratteristiche di vitalità che si hanno in mente quando si parla della propria esistenza, eppure ho trovato nella ripetizione dei gesti, nella tragedia del sogno/morte di Angustina, nella stessa morte di Drogo una grande vitalità: quella che descrive e circonda la nostra esistenza. Ottima lettura.

    ha scritto il 

  • 3

    Se l'avessi letto anni fa...

    ... l'avrei di certo apprezzato maggiormente.
    Se l'avessi letto, davvero, intorno ai 17 anni. In quella mia fase dei "grandi gioielli" in cui divoravo classici e Libri Essenziali.
    E questo lo è. Un gr ...continua

    ... l'avrei di certo apprezzato maggiormente.
    Se l'avessi letto, davvero, intorno ai 17 anni. In quella mia fase dei "grandi gioielli" in cui divoravo classici e Libri Essenziali.
    E questo lo è. Un grande classico - lo sta diventando - ed un Libro Essenziale.
    Ma ormai non è nelle mie corde.

    Si legge bene, scorre e disseta. Innegabilmente è un buon libro (e infatti è questo il mio giudizio) ma non ce la faccio. Dice cose dette bene ma non nell'ordine giusto, per i miei occhi.

    ha scritto il 

  • 4

    "Una specie di metafora"

    Capolavoro di Buzzati, che ho avvicinato quasi con timore reverenziale. Seguire il tenente Giovanni Drogo è come entrare in un sogno, perdersi nel passare degli anni e capire, in una splendida forma l ...continua

    Capolavoro di Buzzati, che ho avvicinato quasi con timore reverenziale. Seguire il tenente Giovanni Drogo è come entrare in un sogno, perdersi nel passare degli anni e capire, in una splendida forma letteraria, come ci si possa affezionare anche alle più squallide e vuote abitudini e restare invischiati, senza accorgersene, anche nella più turpe routine.

    "Si cammina placidamente, guardandosi con curiosità attorno, non c'è proprio bisogno di affrettarsi, nessuno preme di dietro e nessuno ci aspetta, anche i compagni procedono senza pensieri, fermandosi spesso a scherzare. [...], si assapora la vigilia delle cose meravigliose che si attendono più avanti; ancora non si vedono, no, ma è certo, assolutamente certo che un giorno ci arriveremo. [...] Ma a un certo punto, quasi istintivamente, ci si volta in dietro e si vede che un cancello è stato sprangato alle spalle nostre, chiudendo la via del ritorno. Allora si sente che qualche cosa è cambiato, il sole non sembra più immobile ma si sposta rapidamente, ahimè, non si fa tempo a fissarlo che già precipita verso il confine dell'orizzonte, ci si accorge che le nubi non ristagnano più nei golfi azzurri del cielo ma fuggono accavallandosi l'una sull'altra, tanto è il loro affanno, si capisce che il tempo passa e che la strada un giorno dovrà pur finire".

    "Qualche cosa di diverso dovrà pur venire, qualche cosa di veramente degno, da poter dire: adesso, anche se è finita, pazienza".

    "Ma dietro le sue parole, comparve ai compagni l'immagine della lontana città con i suoi palazzi e le chiese immense, le aeree cupole, i romantici viali lungo il fiume. A quell'ora, pensavano, doveva esserci una sottile nebbia e i fanali davano una tenue luce giallastra, a quell'ora nere coppie per le vie solitarie, grida di cocchieri dinanzi alle vetrate accese dell'Opera, echi di violini e di risa, voci di donna (dai tetri portali delle ricche case), finestre illuminate a incredibili altezze, fra il labirinto dei tetti; l'affascinante città con i loro sogni di giovinezza, le sue ancora sconosciute avventure".

    ha scritto il 

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