Il desiderio di essere come tutti

Di

Editore: Einaudi (Supercoralli)

3.6
(1050)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 264 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8806194569 | Isbn-13: 9788806194567 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook , Paperback

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Politica

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Descrizione del libro
I funerali di Berlinguer e la scoperta del piacere di perdere, il rapimento Moro e il tradimento del padre, il coraggio intellettuale di Parise e il primo amore che muore il giorno di San Valentino, il discorso con cui Bertinotti cancellò il governo Prodi e la resa definitiva al gene della superficialità, la vita quotidiana durante i vent'anni di Berlusconi al potere, una frase di Craxi e un racconto di Carver... Se è vero che ci mettiamo una vita intera a diventare noi stessi, quando guardiamo all'indietro la strada è ben segnalata, una scia di intuizioni, attimi, folgorazioni e sbagli: il filo dei nostri giorni. Francesco Piccolo ha scritto un libro anomalo e portentoso, che è insieme il romanzo della sinistra italiana e un racconto di formazione individuale e collettiva: sarà impossibile non rispecchiarsi in queste pagine (per affinità o per opposizione), rileggendo parole e cose, rivelazioni e scacchi della nostra storia personale, e ricordando a ogni pagina che tutto ci riguarda. "Un'epoca - quella in cui si vive - non si respinge, si può soltanto accoglierla".
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  • 3

    Un'afosa sera d'estate del 1970, mentre stavo uscendo col mio pallone in mano per raggiungere gli amici in cortile, la televisione, in bianco e nero, mi attira l'attenzione: sta andando in onda il tel ...continua

    Un'afosa sera d'estate del 1970, mentre stavo uscendo col mio pallone in mano per raggiungere gli amici in cortile, la televisione, in bianco e nero, mi attira l'attenzione: sta andando in onda il telegiornale, e vedo, in questo reportage, un ragazzino, pressappoco della mia età che lancia un sasso verso un mezzo blindato occupato da soldati armati. Era l'Intifada. Qui inizio a capire che attorno a me esiste una realtà che va al di là del mio microcosmo e sono certo che qui finisce la mia innocente infanzia.
    Sono impressionato dalle similitudini e dalle analogie fra il mio percorso politico, le analisi, i giudizi che l'autore espone in questo bel libro: mi sembra di leggere la mia biografia, con qualche piccola eccezione. Vedere nero su bianco i miei ragionamenti impegnati, in tanti anni di politica, riportati con maestria e leggerezza mi inorgoglisce: non sono solo, non sono come tutti, ma come molti.

    ha scritto il 

  • 5

    "Dateceli dai cinque ai dieci anni e saranno nostri per tutta la vita" - Joseph De Maistre

    L'ho già scritto da qualche parte: dopo questa lettura considero Francesco Piccolo come una mia vita parallela: stessa classe 1964, analoghe esperienze, addirittura ci somigliamo un po' fisicamente.
    P ...continua

    L'ho già scritto da qualche parte: dopo questa lettura considero Francesco Piccolo come una mia vita parallela: stessa classe 1964, analoghe esperienze, addirittura ci somigliamo un po' fisicamente.
    Per questo momento non sono riuscito a scrivere una recensione: semplicemente mi veniva da riscrivere il libro con la mia storia al posto della sua.

    Una cosa però la voglio proprio dire, visto che non l'ho trovata nei commenti precedenti.
    Mi riferisco ai Mondiali del 1974, pietra miliare delle nostre vite parallele.
    Per gli azzurri di Valcareggi, si sa, fu un fiasco clamoroso, sicché noi bambini di allora ci trovavamo a dover adottare una squadra di riserva.
    Per quanto mi riguarda, scelsi l'Olanda di Crujiff e Neeskens, e da allora mi sono conformato anche al modello politico e sociale di quel paese: libertà + welfare.
    Piccolo ci racconta invece che scelse la Germania Est e, da quello storico gol di Sparwasser contro la Germania Ovest, diventò comunista.
    Si dimentica tuttavia un particolare inquietante:

    QUELLA PARTITA E' PASSATA ALLA STORIA COME UN CLAMOROSO BISCOTTO.

    La Germania Ovest, infatti, perdendo, riuscì ad evitare lo scontro diretto contro i miei fortissimi tulipani, mentre i cugini orientali, oggettivamente scarsi e senza speranze, poterono tornare a casa con la vittoria del derby in saccoccia.
    Di più: allora si poteva diventare comunisti in modo ben più ragionevole: bastava tifare la Polonia di Lato e Tomaszewski, autentica rivelazione dei Mondiali ed unica squadra imbattuta.

    Ma così non fu, per Piccolo e tanti altri.
    Mi spingo temerariamente ad affermare che questo vizio originario sta alla base dei molti errori dei comunisti "classe 1964".
    In ogni caso, vi voglio bene lo stesso, compagni....

    ha scritto il 

  • 2

    L'inconsistenza degli anni 2000

    Un libro inconsistente, dalla comicità televisiva (non a caso Piccolo è tra gli autori di "Che tempo che fa"). Un bambino diventa comunista perché tutti, mei mondiali di calcio del 1974, tifavano per ...continua

    Un libro inconsistente, dalla comicità televisiva (non a caso Piccolo è tra gli autori di "Che tempo che fa"). Un bambino diventa comunista perché tutti, mei mondiali di calcio del 1974, tifavano per la Germania Ovest nel derby con la Germania Est. Poi tutto è consequenziale. Un'idea debole sviluppata con furbizie fastidiose. Verrebbe da dire: se questo è un premio Strega...
    Da evitare

    ha scritto il 

  • 1

    Una truffa del politicamente corretto

    Temevo che questo libro rispettasse tutte le mie aspettative, lo temevo ed è successo. Ma chi si crede di essere Francesco Piccolo per farci la morale sui destini dell'Italia e della sinistra? Ma pos ...continua

    Temevo che questo libro rispettasse tutte le mie aspettative, lo temevo ed è successo. Ma chi si crede di essere Francesco Piccolo per farci la morale sui destini dell'Italia e della sinistra? Ma possibile che in quell'anno nessun altro libro italiano meritasse lo Strega?

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Uno Strega strameritato

    Dai mondiali del '74 al rapimento di Aldo Moro, dal duello fra Craxi e Berlinguer all'avvento di Berlusconi. Ne "Il desiderio di essere come tutti" Francesco Piccolo ripercorre la sua storia personale ...continua

    Dai mondiali del '74 al rapimento di Aldo Moro, dal duello fra Craxi e Berlinguer all'avvento di Berlusconi. Ne "Il desiderio di essere come tutti" Francesco Piccolo ripercorre la sua storia personale nella cornice più ampia della storia della sinistra italiana, dando vita a un romanzo la cui peculiarità è quella di essere sì scritto in prima persona, ma di trovare nel Partito Comunista il protagonista silente dalla prima all'ultima pagina.
    Mai banale, densa di dubbi e di conflitti interiori, l'opera mescola i racconti di vita del narratore ai passaggi significativi dell’epoca, alle cesure che determinarono nuovi scenari nella storia repubblicana. Così la stagione sessantottina viene vista attraverso l'ottica dell'amore non corrisposto con una giovane del Movimento, il compromesso storico è letto tramite il matrimonio fra uno zio democristiano e una zia comunista (con annessi litigi sull’opera della Cederna e sulla figura di Giovanni Leone); e il rapimento Moro diventa la centrifuga che fa saltare le coordinate del vecchio ordine. Da lì in poi cambia la geografia emotiva del paese e anche la sinistra, a giudizio di Piccolo, diventa altro.
    Non manca, infine, una riflessione critica sul ruolo degli intellettuali italiani e sulla vocazione minoritaria da essi difesa. È forse questo l'elemento che, anni dopo la pubblicazione del romanzo, rende il libro ancora attuale.

    ha scritto il 

  • 2

    Avendo tutti/tutte noi del Gruppo di lettura una certa età, è stato un tuffo nel passato politico, culturale e sociale del nostro Paese. Ironico (ma non divertente) soprattutto nella prima parte che c ...continua

    Avendo tutti/tutte noi del Gruppo di lettura una certa età, è stato un tuffo nel passato politico, culturale e sociale del nostro Paese. Ironico (ma non divertente) soprattutto nella prima parte che coincide con i suoi ricordi di bambino e adolescente. La seconda parte, relativa alla storia più recente, perde un po' smalto, cambia i toni diventando un'analisi più seria e noiosa.
    Ad alcuni di noi non è proprio piaciuto: chi non è riuscito ad immedesimarsi, chi non ha apprezzato il tuffo nel passato, chi non ha trovato piacevole né il contenuto né la scrittura, chi l'ha trovato troppo fazioso e di parte.
    Chi lo ha apprezzato invece lo ha trovato azzeccato nel ritrarre un'Italia con valori e ideologie che non esistono più: è piaciuta la contrapposizione tra l'autore e il padre, la descrizione della scuola divisa in gruppi e movimenti politici di cui o facevi parte oppure eri totalmente escluso, la descrizione della solitudine e diversità del protagonista: troppo comunista per alcuni e troppo borghese per altri.
    Un libro diverso dal solito, senza dubbio.

    ha scritto il 

  • 5

    Una Perla

    Francesco Piccolo realizza uno dei sogni dello scrittore: essere in grado di raccontare la persona che è diventato, grazie all'impatto sul suo carattere sia di episodi apparentemente secondari della s ...continua

    Francesco Piccolo realizza uno dei sogni dello scrittore: essere in grado di raccontare la persona che è diventato, grazie all'impatto sul suo carattere sia di episodi apparentemente secondari della sua vita privata, che di alcuni eventi della Storia d'Italia che hanno influenzato il suo modo di vedere il mondo.
    Oltre ciò, c'è anche un'analisi feroce e lucida di cosa è voluto dire essere di "una certa sinistra" in Italia, da metà anni 70 in poi.

    Mi ha permesso anche di capire ancora meglio perché, mia madre, ancora oggi, guardi con sospetto le cozze e gli altri frutti di mare.

    ha scritto il 

  • 3

    Sono perplessa. L'intenzione dell'autore NON è quella di scrivere un romanzo storico. E va bene.
    Ci sono numerosi brani che ho letto con molta attenzione, soprattutto nella prima parte in quanto si ra ...continua

    Sono perplessa. L'intenzione dell'autore NON è quella di scrivere un romanzo storico. E va bene.
    Ci sono numerosi brani che ho letto con molta attenzione, soprattutto nella prima parte in quanto si raccontano anni fondamentali per la politica Italiana, appena prima e dopo il sequestro Moro, che, uniti alle riflessioni di chi all'epoca c'era mi hanno assolutamente catturata.
    Volendo parlare, però, del libro in sè direi che (e lo dico da "persona di sinistra", giusto per non dare adito a fraintendimenti) mi sembra un'inutile monologo sulla sinistra italiana che puntualmente (volente o nolente) ahimè fa pippa, il tutto visto dagli occhi appassionati di chi, partecipando con interesse attivo alla politica, cerca di dare a tutto una spiegazione logica. Ripeto, sono perplessa perchè nonostante tutto l'ho letto con interesse e piuttosto velocemente. Ma per certi aspetti mi ha lasciato dentro numerosi punti interrogativi. Peccato, perchè mi ci sono avvicinata con le migliori intenzioni. Quanto di meglio si può leggere dentro è legato alla figura di Enrico Berlinguer, leggere di lui in maniera così appassionata mi ha procurato una nostalgia enorme. E forse è proprio la stessa nostalgia che ha ispirato l'autore.

    ha scritto il 

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