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Il destino dei Malou

Di

Editore: Adelphi (Biblioteca Adelphi; 585)

4.0
(231)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 200 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845926575 | Isbn-13: 9788845926570 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Maria Laura Vanorio , Federica Di Lella

Disponibile anche come: Altri

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
In un nebbioso, buio pomeriggio di no­vembre, Eugène Malou si spara un colpo di pistola uscendo dalla casa del conte d'Estier, a cui ha invano tentato di chie­dere un prestito. Tutti, in città (una pic­cola città della provincia francese), pensano che lo abbia fatto perché ormai era rovinato. E da una virulenta campagna di stampa hanno appreso sul suo passato dettagli sordidi, inquietanti. Alla famiglia lo spericolato imprenditore non lascia neanche i soldi per il funerale. Tensioni e rancori non tarderanno a scatenarsi, e ciascuno andrà per la sua strada. L'unico a restare in città sarà Alain, il figlio minore, che non accetta né di andare a vivere a Parigi con la madre, né di condividere con la sorella, una procace giovane donna la cui aggressiva impudicizia lo turba e lo imbarazza, l'ap­partamentino che le ha preso in affitto il suo amante, un noto chirurgo fornito di una moglie e due bambine. Ad Alain toccherà un compito arduo: uscire dall'in­con­sapevolezza in cui ha sempre vissuto, e soprattutto ricostruire un'immagine coerente dell'uomo che è stato suo padre – mettendo insieme gli sparsi tasselli della propria memoria e i racconti di quei pochi che l'hanno conosciuto davvero. Nel corso di quella che sarà al tempo stesso una sorta di indagine e un'iniziazione alla vita, il ragazzo scoprirà non solo quanto possano essere ingannevoli le apparenze, ma anche quale sia la vera ragione del suicidio di Eugène Malou. E saprà di essere, come suo padre, come suo nonno, un autentico Malou. Al­lora, e soltanto allora, potrà andare «incontro al suo destino».
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    Speculare a L'orologiaio di Everton , lì c'è un padre che deve capire la fuga del figlio, qui un figlio davanti alla morte del padre.
    Entrambi si trovano a cercare di comprendere una figura con cui av ...continua

    Speculare a L'orologiaio di Everton , lì c'è un padre che deve capire la fuga del figlio, qui un figlio davanti alla morte del padre.
    Entrambi si trovano a cercare di comprendere una figura con cui avevano sempre vissuto, ma solo adesso sentono davvero di conoscerla; in entrambi il tentativo di conoscere la persona a cui più si sentono legati li porta a riesaminare le loro vite, a ritrovare un'identità nelle propria famiglia, un filo che lega padre figlio e nonno, loro tre e non altri, e a questo punto presa coscienza di sè continuano con il proprio destino.

    ha scritto il 

  • 3

    Tre e mezzo

    Il destino dei Malou è scritto in un particolare, in un piccolo neo, una piccola macchia, quasi invisibile. Un piccolo marchio che distingue da tutti gli altri. Ma è solo questo? E chi lo porta…il seg ...continua

    Il destino dei Malou è scritto in un particolare, in un piccolo neo, una piccola macchia, quasi invisibile. Un piccolo marchio che distingue da tutti gli altri. Ma è solo questo? E chi lo porta…il segno dei Malou? O forse invece il destino dei Malou è una tendenza…un modo d’essere? Simenon disegna uno spaccato familiare sorprendente, nel quale, ogni componente del piccolo nucleo vede e riflette una propria immagine del padre morto suicida. Qual è il vero Malou? L’incapace, l’arrampicatore sociale, il ricattatore o il grande uomo degno di imprese uniche? Alain, il figlio minore, cerca di ricostruire il suo Eugène, un “suo” padre, unendo i pezzi che i diversi punti di vista gli fanno intravedere: “Tuo padre era un uomo. E, credimi, un uomo è molto più raro di un uomo onesto, un giorno te ne accorgerai..”

    ha scritto il 

  • 3

    “Doveva trovare il suo vero posto nel mondo…”

    E’ una delle ultime frasi del libro, che sancisce più di ogni altra considerazione il fatto che “Il destino dei Malou” è sostanzialmente un romanzo di formazione, non certo un noir.

    Si tratta di un’o ...continua

    E’ una delle ultime frasi del libro, che sancisce più di ogni altra considerazione il fatto che “Il destino dei Malou” è sostanzialmente un romanzo di formazione, non certo un noir.

    Si tratta di un’opera, a mio parere, minore nella produzione dell’autore, che presenta un percorso opposto a quello di tante opere simenoniane, aprendosi (e proseguendo per un buon quarto del testo) nel modo più cupo e opprimente, per chiudersi invece in un’atmosfera di speranza e di libertà per il giovane protagonista ormai affrancato da tutti i legami con la sua precedente grigia esistenza.

    A questa cesura col passato fa eccezione il ricordo della figura paterna, che nel corso del romanzo è andata connotandosi nelle forme più diverse secondo i racconti delle varie persone che ebbero a che fare con quest’uomo contraddittorio, generoso ma incosciente, abile nell’accumulare ricchezze ma ancor più nel dissiparle, portatore del destino dei Malou che sarà tramandato come un dono nascosto al figlio minore.

    ha scritto il 

  • 4

    Un ragazzo che viene catapultato nella realtà da un triste evento, e si accorge di quante volte ha ignorato il mondo circostante, per scoprirlo, forse, al momento giusto, al momento in cui ne ha bisog ...continua

    Un ragazzo che viene catapultato nella realtà da un triste evento, e si accorge di quante volte ha ignorato il mondo circostante, per scoprirlo, forse, al momento giusto, al momento in cui ne ha bisogno, e che lo aoiterà a trovare la strada per diventare un uomo. Scorrevole come tutti i libri di Simenon, che ti prendono dalla prima pagina e ti invogliano a sapere il finale, senza però portarti alla fretta.

    ha scritto il 

  • 4

    "Storie di tutti i giorni...", così cantava tempo fa Riccardo Fogli e sembra quasi aver ripreso i racconti, le vicende, i triboli di Simenon. Ogni libro una scoperta ed un sussulto. A me piace. E poi ...continua

    "Storie di tutti i giorni...", così cantava tempo fa Riccardo Fogli e sembra quasi aver ripreso i racconti, le vicende, i triboli di Simenon. Ogni libro una scoperta ed un sussulto. A me piace. E poi il suo modo di costruire personaggi con quel suo pennello sempre grondante colore (grigio in tutte le sue sfumature, dal più cupo al più luminoso), quel tratteggiare aspetti e caratteri, insomma un genio del suo genere. Una preparazione per il suo Maigret? Penso proprio di si.

    ha scritto il 

  • 5

    Simenon è meraviglioso.

    Tesse la sua tela di ragno con precisione pazienza, ti incastra esattamente dove vuole e ti lascia lì in attesa che lui consumi il pasto.

    Il romanzo si apre con il suicidio di ...continua

    Simenon è meraviglioso.

    Tesse la sua tela di ragno con precisione pazienza, ti incastra esattamente dove vuole e ti lascia lì in attesa che lui consumi il pasto.

    Il romanzo si apre con il suicidio di Eugene Malou, ma quel che accade nei romanzi è solo un pretesto per dire, per raccontare verità profonde e a volte scomode.
    Tutto il racconto ha lo scopo di farci vedere quante sono le verità che ci circondano, quanti i modi di giudicare un uomo, il suo passato e il suo presente e quanto sia difficile comprendere, prendere posizione, stabilire cosa è bene e cosa è male perché la realtà cambia a seconda del punto di vista da cui la si giudica.

    Il minore dei figli del signor Malou, Alain, poco più che adolescente, si ritroverà a fare i conti con un padre che non ha conosciuto, per noia, per indifferenza, per incapacità di relazione, perché è andata così, ma che si ritrova invece curioso e interessato a comprendere. Adesso che non c’è più si sente solo, e contemporaneamente si rende conto di quanto sia parte di quel padre che lo ha generato e cresciuto senza farsi troppe domande.

    Ma ciascuno di quelli che lo attorniano (la madre, i fratelli, i conoscenti, i vicini) ha opinioni precise e differenti su Eugene, pregiudizi radicati, aspettative tradite o disattese, e a lui non resterà che districarsi tra tutto ciò che gli viene raccontato, da una difficile condizione di orfano, di figlio e fratello scomodo, dalla quale fatica a ribellarsi.

    C’è un fondo di tenerezza che raramente ho scorto in Simenon ma che qui appare più volte e ci fa sperare che il ragno alla fine non consumerà il suo pasto.

    ha scritto il 

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