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Il destino dei Malou

Di

Editore: Adelphi (Biblioteca Adelphi; 585)

4.0
(220)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 200 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845926575 | Isbn-13: 9788845926570 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Maria Laura Vanorio , Federica Di Lella

Disponibile anche come: Altri

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
In un nebbioso, buio pomeriggio di no­vembre, Eugène Malou si spara un colpo di pistola uscendo dalla casa del conte d'Estier, a cui ha invano tentato di chie­dere un prestito. Tutti, in città (una pic­cola città della provincia francese), pensano che lo abbia fatto perché ormai era rovinato. E da una virulenta campagna di stampa hanno appreso sul suo passato dettagli sordidi, inquietanti. Alla famiglia lo spericolato imprenditore non lascia neanche i soldi per il funerale. Tensioni e rancori non tarderanno a scatenarsi, e ciascuno andrà per la sua strada. L'unico a restare in città sarà Alain, il figlio minore, che non accetta né di andare a vivere a Parigi con la madre, né di condividere con la sorella, una procace giovane donna la cui aggressiva impudicizia lo turba e lo imbarazza, l'ap­partamentino che le ha preso in affitto il suo amante, un noto chirurgo fornito di una moglie e due bambine. Ad Alain toccherà un compito arduo: uscire dall'in­con­sapevolezza in cui ha sempre vissuto, e soprattutto ricostruire un'immagine coerente dell'uomo che è stato suo padre – mettendo insieme gli sparsi tasselli della propria memoria e i racconti di quei pochi che l'hanno conosciuto davvero. Nel corso di quella che sarà al tempo stesso una sorta di indagine e un'iniziazione alla vita, il ragazzo scoprirà non solo quanto possano essere ingannevoli le apparenze, ma anche quale sia la vera ragione del suicidio di Eugène Malou. E saprà di essere, come suo padre, come suo nonno, un autentico Malou. Al­lora, e soltanto allora, potrà andare «incontro al suo destino».
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  • 3

    “Doveva trovare il suo vero posto nel mondo…”

    E’ una delle ultime frasi del libro, che sancisce più di ogni altra considerazione il fatto che “Il destino dei Malou” è sostanzialmente un romanzo di formazione, non certo un noir.


    Si tratta di un’opera, a mio parere, minore nella produzione dell’autore, che presenta un percorso opposto ...continua

    E’ una delle ultime frasi del libro, che sancisce più di ogni altra considerazione il fatto che “Il destino dei Malou” è sostanzialmente un romanzo di formazione, non certo un noir.

    Si tratta di un’opera, a mio parere, minore nella produzione dell’autore, che presenta un percorso opposto a quello di tante opere simenoniane, aprendosi (e proseguendo per un buon quarto del testo) nel modo più cupo e opprimente, per chiudersi invece in un’atmosfera di speranza e di libertà per il giovane protagonista ormai affrancato da tutti i legami con la sua precedente grigia esistenza.

    A questa cesura col passato fa eccezione il ricordo della figura paterna, che nel corso del romanzo è andata connotandosi nelle forme più diverse secondo i racconti delle varie persone che ebbero a che fare con quest’uomo contraddittorio, generoso ma incosciente, abile nell’accumulare ricchezze ma ancor più nel dissiparle, portatore del destino dei Malou che sarà tramandato come un dono nascosto al figlio minore.

    ha scritto il 

  • 4

    Un ragazzo che viene catapultato nella realtà da un triste evento, e si accorge di quante volte ha ignorato il mondo circostante, per scoprirlo, forse, al momento giusto, al momento in cui ne ha bisogno, e che lo aoiterà a trovare la strada per diventare un uomo. Scorrevole come tutti i libri di ...continua

    Un ragazzo che viene catapultato nella realtà da un triste evento, e si accorge di quante volte ha ignorato il mondo circostante, per scoprirlo, forse, al momento giusto, al momento in cui ne ha bisogno, e che lo aoiterà a trovare la strada per diventare un uomo. Scorrevole come tutti i libri di Simenon, che ti prendono dalla prima pagina e ti invogliano a sapere il finale, senza però portarti alla fretta.

    ha scritto il 

  • 4

    "Storie di tutti i giorni...", così cantava tempo fa Riccardo Fogli e sembra quasi aver ripreso i racconti, le vicende, i triboli di Simenon. Ogni libro una scoperta ed un sussulto. A me piace. E poi il suo modo di costruire personaggi con quel suo pennello sempre grondante colore (grigio in tutt ...continua

    "Storie di tutti i giorni...", così cantava tempo fa Riccardo Fogli e sembra quasi aver ripreso i racconti, le vicende, i triboli di Simenon. Ogni libro una scoperta ed un sussulto. A me piace. E poi il suo modo di costruire personaggi con quel suo pennello sempre grondante colore (grigio in tutte le sue sfumature, dal più cupo al più luminoso), quel tratteggiare aspetti e caratteri, insomma un genio del suo genere. Una preparazione per il suo Maigret? Penso proprio di si.

    ha scritto il 

  • 5

    Simenon è meraviglioso.


    Tesse la sua tela di ragno con precisione pazienza, ti incastra esattamente dove vuole e ti lascia lì in attesa che lui consumi il pasto.


    Il romanzo si apre con il suicidio di Eugene Malou, ma quel che accade nei romanzi è solo un pretesto per dire, per racco ...continua

    Simenon è meraviglioso.

    Tesse la sua tela di ragno con precisione pazienza, ti incastra esattamente dove vuole e ti lascia lì in attesa che lui consumi il pasto.

    Il romanzo si apre con il suicidio di Eugene Malou, ma quel che accade nei romanzi è solo un pretesto per dire, per raccontare verità profonde e a volte scomode.
    Tutto il racconto ha lo scopo di farci vedere quante sono le verità che ci circondano, quanti i modi di giudicare un uomo, il suo passato e il suo presente e quanto sia difficile comprendere, prendere posizione, stabilire cosa è bene e cosa è male perché la realtà cambia a seconda del punto di vista da cui la si giudica.

    Il minore dei figli del signor Malou, Alain, poco più che adolescente, si ritroverà a fare i conti con un padre che non ha conosciuto, per noia, per indifferenza, per incapacità di relazione, perché è andata così, ma che si ritrova invece curioso e interessato a comprendere. Adesso che non c’è più si sente solo, e contemporaneamente si rende conto di quanto sia parte di quel padre che lo ha generato e cresciuto senza farsi troppe domande.

    Ma ciascuno di quelli che lo attorniano (la madre, i fratelli, i conoscenti, i vicini) ha opinioni precise e differenti su Eugene, pregiudizi radicati, aspettative tradite o disattese, e a lui non resterà che districarsi tra tutto ciò che gli viene raccontato, da una difficile condizione di orfano, di figlio e fratello scomodo, dalla quale fatica a ribellarsi.

    C’è un fondo di tenerezza che raramente ho scorto in Simenon ma che qui appare più volte e ci fa sperare che il ragno alla fine non consumerà il suo pasto.

    ha scritto il 

  • 4

    Due particolarità rendono questo un romanzo atipico nella produzione di Simenon: si tratta di una specie di romanzo di formazione e manca il finale impietoso che in genere si abbatte sui suoi protagonisti.
    La struttura e l'epilogo classici sono assenti perchè la storia dei Malou non è compi ...continua

    Due particolarità rendono questo un romanzo atipico nella produzione di Simenon: si tratta di una specie di romanzo di formazione e manca il finale impietoso che in genere si abbatte sui suoi protagonisti.
    La struttura e l'epilogo classici sono assenti perchè la storia dei Malou non è compiuta, non del tutto: Alain, il giovane protagonista, rappresenta il futuro, l'ignoto, di cui Simenon al momento non conosce nulla e verso cui getta furtivamente uno sguardo ansioso.
    Alain è dunque il seguito di quel destino che impone ad ogni Malou di edificare la propria esistenza partendo dal niente ed in completa solitudine.
    Sembra ancora un ragazzo, ma diventa presto adulto affrontando faticosamente il percorso che lo porterà a conoscere meglio il padre e ad accettare quanto di grigio si cela nella realtà delle cose e delle persone.
    É Simenon stesso a fornire la chiave di lettura del suo romanzo, sotto forma di intuizione che balena improvvisa e illuminante alla mente di Alain, proprio mentre si sta rendendo dolorosamente conto di quanto la ricostruzione a posteriori della vera natura della personalità del padre, morto suicida, sia sfaccettata, multiforme e riconducibile all'opinione che a vario titolo se ne è fatta chi lo ha incontrato.
    Nessuno è soltanto uno, è semmai uno per ognuno. Ed infatti i personaggi che si incaricano di ritrarlo sembrano aver conosciuto non una singola persona, ma almeno due diverse. La descrizione che ne fanno è come un canto a più voci di cui Alain deve seguire la doppia melodia: una acuta e spezzata, con slanci di passione e improvvisi lampi d'odio e l'altra monotona e calma che scorre quasi fosse l'acqua di un fiume.
    Eppure nessuno mente, raccontando la propria verità su suo padre, si tratta, in entrambi i casi, di due delle verità che continuamente si sovrappongono.
    Ciò che serve è ricordarsi solo che era un uomo.

    ha scritto il 

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