Il destino dei Malou

Di

Editore: Adelphi (Biblioteca Adelphi; 585)

4.0
(238)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 200 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845926575 | Isbn-13: 9788845926570 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Maria Laura Vanorio , Federica Di Lella

Disponibile anche come: Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
In un nebbioso, buio pomeriggio di no­vembre, Eugène Malou si spara un colpo di pistola uscendo dalla casa del conte d'Estier, a cui ha invano tentato di chie­dere un prestito. Tutti, in città (una pic­cola città della provincia francese), pensano che lo abbia fatto perché ormai era rovinato. E da una virulenta campagna di stampa hanno appreso sul suo passato dettagli sordidi, inquietanti. Alla famiglia lo spericolato imprenditore non lascia neanche i soldi per il funerale. Tensioni e rancori non tarderanno a scatenarsi, e ciascuno andrà per la sua strada. L'unico a restare in città sarà Alain, il figlio minore, che non accetta né di andare a vivere a Parigi con la madre, né di condividere con la sorella, una procace giovane donna la cui aggressiva impudicizia lo turba e lo imbarazza, l'ap­partamentino che le ha preso in affitto il suo amante, un noto chirurgo fornito di una moglie e due bambine. Ad Alain toccherà un compito arduo: uscire dall'in­con­sapevolezza in cui ha sempre vissuto, e soprattutto ricostruire un'immagine coerente dell'uomo che è stato suo padre – mettendo insieme gli sparsi tasselli della propria memoria e i racconti di quei pochi che l'hanno conosciuto davvero. Nel corso di quella che sarà al tempo stesso una sorta di indagine e un'iniziazione alla vita, il ragazzo scoprirà non solo quanto possano essere ingannevoli le apparenze, ma anche quale sia la vera ragione del suicidio di Eugène Malou. E saprà di essere, come suo padre, come suo nonno, un autentico Malou. Al­lora, e soltanto allora, potrà andare «incontro al suo destino».
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  • 5

    Più è basso il punto da cui si parte e più si sente la necessità di arrivare in alto

    A questo punto non è un caso ma una particolare attitudine, Simenon è in grado di calare il lettore nella storia dopo un numero irrisorio di caratteri: pronti/via e si è a fianco dei personaggi e si c ...continua

    A questo punto non è un caso ma una particolare attitudine, Simenon è in grado di calare il lettore nella storia dopo un numero irrisorio di caratteri: pronti/via e si è a fianco dei personaggi e si capisce subito che avverrà qualcosa di ineluttabile. Simenon infila il lettore nella storia dieci minuti prima che quel fatto accada, quei pochi minuti gli sono sufficienti per renderlo compartecipe.
    Ritmo e tempi di sospensione portentosi, dialoghi essenziali e sempre funzionali alla narrazione.
    «Vero, papà?».
    Nel nome del padre, non me lo aspettavo, non da Georges. Ottimo romanzo, qualità, misura e non ultime tematiche che mi stanno a cuore, che mi spostano di peso all'interno delle pagine che sto leggendo.
    C’è una certa assonanza con La forza del passato di Veronesi o forse la vera assonanza è con il senso di vuoto, la voragine che si apre davanti (e talvolta sotto) ai piedi di chi si trova ad elaborare il lutto per la scomparsa del padre.

    «…Tu non sai che significa soffrire la fame. Non ti sei mai trovato in una città di notte, senza un soldo in tasca, senza un posto dove andare a dormire, se non il marciapiede... Ne sentirai tante di storie commoventi come questa. Ma stai sicuro che non sono state scritte da quelli che le hanno vissute veramente. Perché chi le ha vissute ha in testa una cosa sola:» la voce gli si fece più sorda «non cadere mai più così in basso. »

    Già.. chi ha sofferto la fame matura un rapporto particolare con la vita, aver sofferto la fame è una vera discriminante, altro che la razza di appartenenza. Il padre del protagonista del libro aveva sofferto la fame prima che suo figlio nascesse, il padre del protagonista era stato agli occhi del figlio, quello strano essere che siamo portati a credere un genitore sia, per molti anni, per troppi anni. Eugène il padre, Alain il figlio e una macchiolina grande come una testa di spillo nell'occhio sinistro, nel destino dei Malou.

    Sicché quella mattina gli erano venuti in mente altri pensieri più confusi, sui quali preferiva non soffermarsi. Forse, in fin dei conti, quell'uomo che lui aveva conosciuto appena, che non si era mai curato di conoscere perché non immaginava che potesse essere tanto diverso da come appariva, quell’uomo che era morto sul pavimento sporco di una farmacia di quartiere, ebbene quell'uomo era sempre stato solo! Be’, proprio solo no, perché c’erano i Foucret e l’ex forzato. Ma a parte loro?

    L’ex forzato Joseph Bourgues era stato amico fraterno di suo padre. Alain gli chiede:

    «Mio padre era un uomo disonesto?». Alla fine gliel’aveva fatta, quella domanda: pacatamente, con voce neutra.

    La risposta di Bourgues immagino sia quella di Simenon stesso, la risposta di uno scrittore che ha scandagliato le pieghe e le piaghe dell’animo umano

    . «Tuo padre era un uomo. E, credimi, un uomo è molto più raro di un uomo onesto, un giorno te ne accorgerai». Era una risposta vaga, eppure Alain aveva l'impressione di afferrarne il senso. «Un uomo, capisci... Sono cose che non si possono spiegare, bisogna sentirle...». «Sì...» disse il ragazzo con convinzione. «Chiunque può essere un uomo onesto, a volte anche senza volerlo. Ci sono migliaia di persone che si comportano onestamente solo perché hanno paura, o sono stanche, o in cattiva salute. Altri, invece, sono onesti perché sono nati così, da famiglie oneste, e non gli è mai venuto in mente di cambiare. Sono un uomo onesto, io?». «Penso proprio di sì». «Be’, tuo padre era cento volte meglio di me!

    Ancora una volta, leggi Simenon e pensi ad Hemingway. Il coraggio prima dell’onestà. Il coraggio di provare, sei un uomo se da qualsiasi punto parti, provi ad innalzare il tuo stato. Leggete di Eugène, leggete di Alain (ma leggete anche di Corine, la sorella lupa, la donna fatale “carne e forme” cara a Georges), devo ai Malou le mie prime cinque stelle a Simenon, quelle che forse avrebbero già meritato i Mahè.

    ha scritto il 

  • 0

    Speculare a L'orologiaio di Everton , lì c'è un padre che deve capire la fuga del figlio, qui un figlio davanti alla morte del padre.
    Entrambi si trovano a cercare di comprendere una figura con cui av ...continua

    Speculare a L'orologiaio di Everton , lì c'è un padre che deve capire la fuga del figlio, qui un figlio davanti alla morte del padre.
    Entrambi si trovano a cercare di comprendere una figura con cui avevano sempre vissuto, ma solo adesso sentono davvero di conoscerla; in entrambi il tentativo di conoscere la persona a cui più si sentono legati li porta a riesaminare le loro vite, a ritrovare un'identità nelle propria famiglia, un filo che lega padre figlio e nonno, loro tre e non altri, e a questo punto presa coscienza di sè continuano con il proprio destino.

    ha scritto il 

  • 3

    Tre e mezzo

    Il destino dei Malou è scritto in un particolare, in un piccolo neo, una piccola macchia, quasi invisibile. Un piccolo marchio che distingue da tutti gli altri. Ma è solo questo? E chi lo porta…il seg ...continua

    Il destino dei Malou è scritto in un particolare, in un piccolo neo, una piccola macchia, quasi invisibile. Un piccolo marchio che distingue da tutti gli altri. Ma è solo questo? E chi lo porta…il segno dei Malou? O forse invece il destino dei Malou è una tendenza…un modo d’essere? Simenon disegna uno spaccato familiare sorprendente, nel quale, ogni componente del piccolo nucleo vede e riflette una propria immagine del padre morto suicida. Qual è il vero Malou? L’incapace, l’arrampicatore sociale, il ricattatore o il grande uomo degno di imprese uniche? Alain, il figlio minore, cerca di ricostruire il suo Eugène, un “suo” padre, unendo i pezzi che i diversi punti di vista gli fanno intravedere: “Tuo padre era un uomo. E, credimi, un uomo è molto più raro di un uomo onesto, un giorno te ne accorgerai..”

    ha scritto il 

  • 3

    “Doveva trovare il suo vero posto nel mondo…”

    E’ una delle ultime frasi del libro, che sancisce più di ogni altra considerazione il fatto che “Il destino dei Malou” è sostanzialmente un romanzo di formazione, non certo un noir.

    Si tratta di un’o ...continua

    E’ una delle ultime frasi del libro, che sancisce più di ogni altra considerazione il fatto che “Il destino dei Malou” è sostanzialmente un romanzo di formazione, non certo un noir.

    Si tratta di un’opera, a mio parere, minore nella produzione dell’autore, che presenta un percorso opposto a quello di tante opere simenoniane, aprendosi (e proseguendo per un buon quarto del testo) nel modo più cupo e opprimente, per chiudersi invece in un’atmosfera di speranza e di libertà per il giovane protagonista ormai affrancato da tutti i legami con la sua precedente grigia esistenza.

    A questa cesura col passato fa eccezione il ricordo della figura paterna, che nel corso del romanzo è andata connotandosi nelle forme più diverse secondo i racconti delle varie persone che ebbero a che fare con quest’uomo contraddittorio, generoso ma incosciente, abile nell’accumulare ricchezze ma ancor più nel dissiparle, portatore del destino dei Malou che sarà tramandato come un dono nascosto al figlio minore.

    ha scritto il 

  • 4

    Un ragazzo che viene catapultato nella realtà da un triste evento, e si accorge di quante volte ha ignorato il mondo circostante, per scoprirlo, forse, al momento giusto, al momento in cui ne ha bisog ...continua

    Un ragazzo che viene catapultato nella realtà da un triste evento, e si accorge di quante volte ha ignorato il mondo circostante, per scoprirlo, forse, al momento giusto, al momento in cui ne ha bisogno, e che lo aoiterà a trovare la strada per diventare un uomo. Scorrevole come tutti i libri di Simenon, che ti prendono dalla prima pagina e ti invogliano a sapere il finale, senza però portarti alla fretta.

    ha scritto il 

  • 4

    "Storie di tutti i giorni...", così cantava tempo fa Riccardo Fogli e sembra quasi aver ripreso i racconti, le vicende, i triboli di Simenon. Ogni libro una scoperta ed un sussulto. A me piace. E poi ...continua

    "Storie di tutti i giorni...", così cantava tempo fa Riccardo Fogli e sembra quasi aver ripreso i racconti, le vicende, i triboli di Simenon. Ogni libro una scoperta ed un sussulto. A me piace. E poi il suo modo di costruire personaggi con quel suo pennello sempre grondante colore (grigio in tutte le sue sfumature, dal più cupo al più luminoso), quel tratteggiare aspetti e caratteri, insomma un genio del suo genere. Una preparazione per il suo Maigret? Penso proprio di si.

    ha scritto il 

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