Il diario di Jane Somers

Di

Editore: Feltrinelli

4.1
(987)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 256 | Formato: Altri

Isbn-10: 8807810220 | Isbn-13: 9788807810220 | Data di pubblicazione:  | Edizione 14

Traduttore: M. Caramella

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
Janna, bella ed elegante, con alle spalle un solido successo professionale, conosce una piccola e vecchia signora, Maudie, e da questo incontro casuale nasce una stretta amicizia, un legame quasi simbiotico. La prima comincia a condividere le manie e le abitudini della seconda, i suoi malanni senili, e viene così a contatto con un mondo disordinato e dolente ma anche affascinante, che le permette di scoprire dimensioni esistenziali da lei ignorate fino a quel momento. "Il diario di Jane Somers" si configura, nel panorama contemporaneo della letteratura in lingua inglese, come uno dei più impietosi esperimenti di autoanalisi mai compiuti da uno scrittore. Dopo i romanzi dedicati alla critica della società borghese, la Lessing qui rivolge i suoi strali dissacranti contro se stessa come intellettuale costruendo un romanzo straordinariamente intenso e commovente.
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  • 5

    Due esistenze...una vita

    Un estraneo entra nella tua vita.
    Quanti sarebbero disposti ad accettarne la presenza, a condividere parte del proprio cammino?
    Maudie, la vecchia, lo fa, a modo suo, lo fa
    E quanti tentano, hanno ten ...continua

    Un estraneo entra nella tua vita.
    Quanti sarebbero disposti ad accettarne la presenza, a condividere parte del proprio cammino?
    Maudie, la vecchia, lo fa, a modo suo, lo fa
    E quanti tentano, hanno tentato o tenteranno, forse, ad un certo punto, di entrare nella vita degli altri?
    Jane, la giovane rampante, lo fa.
    E quanti infine, tentano, per tutta la vita di stare soli ?
    La vita offre infinite varianti.

    Jane, io sto con Jane, è piena di difetti (anche se rimanda di sé un' immagine perfetta) e di rimorsi, mi ispira tenerezza nel suo egoistico ricercare una forma di riscatto cercando di accudire un'anziana, sconosciuta. Lei ,che non ha saputo stare vicino ai suoi cari che morivano. Ha sofferto ma cerca un riscatto e il modo più naturale è quello di immolarsi, di SCEGLIERE di farlo il bene, laddove, quando serve, non ci riesce.

    Il romanzo si apre con un preambolo teso a presentare gli antefatti (Jane prima del riscatto morale), è breve per fortuna poi la penna scivola nella narrazione diaristica molto più gradevole, priva di date ma comunque con una connotazione temporale ben precisa (anni '80 londinesi).
    La trama è scarna, ciò che riempie le pagine è la fine introspezione psicologica delle due donne, la giovane e la vecchia. Il lettore è accompagnato nel continuo gioco di confronti, di vita, di esperienze, di epoche storiche, di sensibilità, di caratteri e ciò che più risulta gradevole è l'impietoso ritratto della debolezza umana sia che si stia leggendo la descrizione della fatica del vivere in un corpo vecchio, sia che si segua la protagonista che fatica a crescere e a maturare, sia che i ricordi della vecchia ti si presentino come somma della propria esperienza terrena.
    Il libro fa riflettere per tanti motivi, io l'ho letto pensando che mentre evidenziava i limiti delle due grandi donne protagoniste, ne ritraeva i miei, i suoi, i nostri, quelli della società e della vita stessa.
    BELLISSIMO!!!

    ha scritto il 

  • 4

    gli anziani

    Un bel libro sul mondo degli anziani, con il linguaggio asciutto, pulito e senza orpelli della Lessing. E anche una grande carica di empatica tristezza per tutti gli anziani, che nonostante parenti, f ...continua

    Un bel libro sul mondo degli anziani, con il linguaggio asciutto, pulito e senza orpelli della Lessing. E anche una grande carica di empatica tristezza per tutti gli anziani, che nonostante parenti, figli e assistenti vari, sono davvero soli e spesso non compresi nelle loro manifestazioni. D'altra parte: è questa la vita che ci tocca? Anche i due altri libri che ho letto sull'argomento: La ballata di Iza della Szabò e Voci di muto amore di Y. Kenaz, la solitudine dell'anziano e l'incomprensione della gente intorno per i sentimenti di questi, rivelano che siamo sempre così concentrati su noi stessi e così poco disposti a dare il nostro prezioso tempo a chi ci ha accudito per una vita, a chi ci dà anche lavoro ... Jane Somers in questo è una figura preziosissima e grande.

    ha scritto il 

  • 3

    "So fin troppo bene perché proviamo il bisogno di abbellire la nostra storia. Sarebbe intollerabile in un romanzo, il lungo, insistente peso della verità, cupa e dolorosa." (p. 143)

    ha scritto il 

  • 0

    Il primo terzo di lettura costruisce l'atmosfera: mi ha lasciato senza fiato. Leggevo poche pagine a volta perché mi faceva male quello che avevo sotto gli occhi. Solitudine, tanta tantissima.
    Il seco ...continua

    Il primo terzo di lettura costruisce l'atmosfera: mi ha lasciato senza fiato. Leggevo poche pagine a volta perché mi faceva male quello che avevo sotto gli occhi. Solitudine, tanta tantissima.
    Il secondo terzo di lettura racconta fatti: mi ha annoiata. Ma come è possibile?
    L'ultimo terzo non so. L'incantesimo si è spezzato e la magia svanita. Alcune buone occasioni sono sprecate.
    Resta il rimpianto per quella prima parte che è potentissima.
    (E resta da capire perché mentre tutti si concentrano su Maudie, la vecchiaia e la malattia, per me queste sono tematiche secondarie nel libro, dove ciò che ha catturato la mia attenzione è l'egocentrismo di Jane)

    ha scritto il 

  • 4

    Per certi versi spietato, questo romanzo sorprende per la sua sincerità. Ci mostra, tramite il personaggio di Maudie, come possa essere difficile una vecchiaia solitaria, non solo a livello psicologic ...continua

    Per certi versi spietato, questo romanzo sorprende per la sua sincerità. Ci mostra, tramite il personaggio di Maudie, come possa essere difficile una vecchiaia solitaria, non solo a livello psicologico ma anche a livello pratico, con riferimento alle tante banalità della vita quotidiana.
    Un legame, quello che nasce tra Maudie e Jana, forse difficile da capire, per alcuni anche da accettare. Però un legame forte, spontaneo, che mi piace pensare possa esistere davvero anche nella realtà.
    La Lessing rimane una grande, con una bella scrittura "soda" ed efficace, senza troppi fronzoli ma che ti coinvolge ampiamente.

    ha scritto il 

  • 4

    XX GdL di Regaliamoci; (Se gioventù sapesse)

    Maudie dice, “Puoi dormire qui, nell’altra stanza, se vuoi.”
    Janna dice, “No, devo tornare a casa perché viene l’elettricista.”
    Maudie sa che è una bugia, ma non le importa.
    Pensa, Janna si è addormen
    ...continua

    Maudie dice, “Puoi dormire qui, nell’altra stanza, se vuoi.”
    Janna dice, “No, devo tornare a casa perché viene l’elettricista.”
    Maudie sa che è una bugia, ma non le importa.
    Pensa, Janna si è addormentata qui, ha dormito per tutta la sera, come se questa fosse casa sua!
    Dice, “Stavo pensando, questo è il periodo più bello della mia vita.”
    Janna si alza a sedere sulla poltrona, perché è giovane, non le vengono i crampi, poi si sporge in avanti a guardare Maudie in faccia, seria, turbata, addirittura.
    “Maudie”, dice, “non puoi dire una cosa simile!”
    “Ma è vero,” dice Maudie. “Voglio dire, non sto parlando dei pochi giorni felici, come quando aspettavo Johnnie, o andavo a fare i picnic… è un’altra cosa, ora so che tu verrai sempre a trovarmi, che staremo insieme.”
    Le lacrime si affacciano agli occhi di Janna, che le respinge, e dice, “Se questo ti basta, Maudie…”
    “Ti ricordi di portarmi delle batterie per la pila, la prossima volta?” dice Maudie, col tono umile ma aggressivo col quale formula di solito le sue richieste.
    Janna dice, “Facciamo una cosa, vado a prendere la pila che tengo in macchina e te la lascio.”
    Va fuori, col suo solito passo deciso, ma poi torna dentro e dice, “Maudie, è giorno, il cielo è chiaro.”
    Le due donne, ritte nell’ingresso, guardano la luce grigia nelle strade.

    Come sottolinea lelena la prima parte del libro è potentissima.
    Poi, come con altri libri della Lessing, pare che nel finale perda di smalto.
    Questo non toglie che sia una lettura importante, e amarissima, che affronta non solo il tema della vecchiaia, del decadimento fisico (che fa paura), ma anche e soprattutto forse, quello della solitudine, e non solo quella degli anziani.

    ...
    «vi racconto una cosa che a me piace molto.
    a scuola di G ci sono parecchi nonni che vanno a ritirare i nipoti all'uscita.
    quando G ha tempo corto ed esce all'una c'è sempre una nonnina che io trovo carinissima.
    viene a prendere la nipote che sarà di terza-quarta.
    lei è piccolina, bassa di statura, cammina curva ma spedita, ha una testa di capelli ricci, sempre in gonna e scarpine nere e piumino.
    la nipotina è già più alta di lei
    ha un'aria simpatica, sorridente, serena
    vederla arrivare e salire le scale per vedere la nipote e non farsi travolgere dalla ressa, e andar via spedita insieme a lei è una scena che non manca mai di rallegrarmi»
    Dec 2, 2016

    ha scritto il 

  • 4

    Parentesi personale: ho letto questo romanzo in un momento particolare per la mia famiglia. Mia nonna si era appena trasferita a casa dei miei genitori, nella mia cameretta di ragazza. Malata? No: sol ...continua

    Parentesi personale: ho letto questo romanzo in un momento particolare per la mia famiglia. Mia nonna si era appena trasferita a casa dei miei genitori, nella mia cameretta di ragazza. Malata? No: solo vecchia, stanca, a volte triste. Persa a guardare fuori dalla finestra per mezz'ore intere, quali pensieri avrà mai? mi chiedevo.
    E mi è sembrato di capirlo, infine, dopo questa lettura. Che è dolorosa, e spalanca un passaggio su un argomento che non si vorrebbe toccare mai, mai, mai... la fatica del diventare vecchi.
    Avevo letto in passato Doris Lessing (e letteralmente adorato "L'abitudine di amare"), non posso che confermare il io compiacimento... Doloroso, commovente, spiazzante, avvilente, bellissimo.

    ha scritto il 

  • 4

    Com'è tenace, la vita

    Quando mia madre è morta ero ancora molto giovane e quasi non me ne sono nemmeno resa conto. E quando mio marito l'ha seguita, pochi anni fa, ho sofferto per la sua morte, ma è come se fossi stata dis ...continua

    Quando mia madre è morta ero ancora molto giovane e quasi non me ne sono nemmeno resa conto. E quando mio marito l'ha seguita, pochi anni fa, ho sofferto per la sua morte, ma è come se fossi stata distante, come se non fossi realmente io, come se tutto mi scivolasse via.

    Da allora adoro vivere sola. Mi piace gestire la mia vita, mi piacciono i miei riti e la mia autonomia.

    Ma.... quest'anno compio quarantanove anni e comincio a farmi tante domande a cui fatico a rispondere. Mi manca qualcosa. Il contatto umano, ad esempio, mi manca la comprensione delle persone. Mi accorgo che le emozioni fino ad ora mi hanno solo sfiorata.

    Nel mio quartiere abitano soprattutto anziani ma curiosamente li ho notati solamente in questi giorni, perché cammino veloce e non mi guardo attorno.

    Ho conosciuto per caso una vecchina burbera, Maudie, che ha superato i novant'anni. E' un mucchietto di ossa ricoperto di stracci che odorano di urina; la sua casa è poverissima, puzza e cade a pezzi.
    Maudie è acida, mi viene spesso voglia di prenderla a schiaffi perché non vuole esser lavata, perché rifiuta le cure. In realtà vuole essere accudita solo da qualcuno che le voglia bene, non da qualcun che lo faccia senza amore e senza reale interesse. Alla fine non posso fare a meno di abbracciarla, perché quando riesco a farla ridere, ride come una ragazzina.

    A volte vorrei fuggire via da lei, ma non ce la faccio. Ha bisogno di me perché sono l'unica persona che può aiutarla. Forse è la prima volta che realmente qualcuno mi fa sentire utile e indispensabile. Maudie non è nessuno per me, ma mi vuole bene. Forse è vero, forse è un po' come se aiutando lei aiutassi mia madre e mio marito.

    Maudie vuole attenzioni, come una bambina. Perché dentro di sé lo è ancora. Ciò che cambia col tempo, in una persona, è solamente il corpo. Una persona anziana soffre, ama, desidera, ha bisogno di tenerezze e di carezze come una giovane. Solo che, a differenza di una giovane, non ha il diritto di esprimerlo.
    Io cerco di dare a Maudie quello che nessuno vuole darle. Perché nessuno ha dieci minuti di tempo per chiacchierare con una vecchia.

    Forse aiuto Maudie per tentare di espiare una colpa. Per cercare di non ricordare quanto sia stata egoista, vivendo principalmente per me stessa e per il mio lavoro.

    Maudie mi fa capire come il mio corpo invecchierà, come mi mancherà la forza nelle mani, mi fa vedere le umiliazioni che dovrò vivere quando non saprò piu badare a me stessa.

    Mi colpisce la rabbia, l’orgoglio, la dignità e la forza di volontà che distingue questa vecchina, nonostante il mondo circostante. Mi colpisce la sua tenacia nel voler vivere.

    E mi domando: ho mai guardato veramente prima d'ora gli anziani come "persone"?

    ha scritto il 

  • 4

    Donne sopra la media - 15 mag 16

    Lunga ma forse spiegabile la storia di questo libro e della mia lettura. Intanto, come vedete dal titolo, l’originale riporta “Diario di una Buona Vicina”, che con questo titolo uscì, con la firma “Ja ...continua

    Lunga ma forse spiegabile la storia di questo libro e della mia lettura. Intanto, come vedete dal titolo, l’originale riporta “Diario di una Buona Vicina”, che con questo titolo uscì, con la firma “Jane Somers”. L’autrice, infatti, scrivendo un libro diverso dai suoi precedenti usò uno pseudonimo per sfidare, in un certo senso, il mondo delle lettere. Come sarebbe stato accolto un libro di una sconosciuta? Un libro che non rimandava subito ad una autrice nota ed affermata? L’accoglienza, pur se non entusiastica, fu buona, anche se non facile l’uscita, che i suoi editori storici lo rifiutarono, con un commento lapidario (“troppa angoscia”). Solo due anni dopo Doris svelò il mistero, ed il libro ebbe da allora una sua buona riuscita. Il secondo passo è la mia lettura, che alla fine degli Ottanta ero “innamorato” della scrittura della Lessing, e cominciai a leggerlo. L’ho abbandonato dopo 30 pagine, non riuscivo ad entrare. Ora, sotto altre spinte motivazionali, l’ho ripreso. E l’ho letto. Angosciato, ma l’ho letto. Ed è un buon libro. Con alti e bassi, ma con una scrittura potente, che ti lega non agli avvenimenti (che poco succede) ma al susseguirsi dei ragionamenti della Jane Somers che scrive un diario degli avvenimenti della sua vita intorno al suo cinquantesimo compleanno (Doris l’ha scritto a 65 anni). L’io narrante è una donna di successo, redattrice di una rivista alla moda. Da poco è morto il marito Freddie, di cancro, ma sarà per le paure della morte sarà per un legame lasco, sembra che Jane non sia partecipe in modo particolare. Come non lo è alla successiva morte della madre. Continua a fare la vita mondana, incontri, sfilate, serate di sesso senza importanza, lunghe ore di relax e meditazione nella vasca da bagno. Poi, improvvisamente, l’incontro con la novantenne Maudie. Malata (soprattutto di vecchiaia), antipatica, bisbetica, eppure tenacemente attaccata alla vita. È un incontro fulminante, dove la cinquantenne Jane, nel momento di riflessione sulla sua vita, si trova davanti una soluzione, difficile, inattesa. Diventare amica di Maudie. Non, come dice il titolo inglese, una “Buona Vicina”, che è una figura esistente nella gestione degli Affari Sociali a livello locale in Inghilterra. Che è una figura come dire di supporto, come i pensionati che aiutano gli alunni ad attraversare la strada vicino a casa mia. No, lei diventa proprio amica, ed è tutto il percorso del rapporto tra una specie di intellettuale, e la povertà di anziani soli, che pervade il libro. Lo rende pieno di interrogativi. Cosa fanno gli anziani che non hanno nessuno, e che i servizi sociali vorrebbero “rinchiudere” in strutture lontano dagli occhi? Il percorso comune di Maudie e Jane è duro ma pieno di folgorazioni. Quando Maudie se la fa sotto e Jane, vincendo repulsioni e paure, la lava, è uno dei momenti forti, che tanti echi, anche personali, riporta alla mente. E poi Maudie (ma anche altre vecchie intorno) “parlano di sé”, delle loro vite, giovinezze, amori, paure e desideri. Da qui, ogni tanto, si diparte la coralità dei romanzi di Doris Lessing, quelli poi pieni di critica sociale (e qui ce n’è, anche se stemperata dal bisogno personale di comprendere la propria vecchiaia). C’è la storia di Maudie, e poi di Anne, e poi di Elize, e poi di Bridget, e poi, e poi. In mezzo, sempre anche la storia di Jane, che riflettendo sul progredire lento ed inesorabile del tempo, si accorge di poter dare cose diverse alla vita. Non solo essere la capo redattrice di una rivista. Così, dalle fantasie di Maudie, le nascono bisogni e realizzazioni di romanzi. Ed un avvicinamento alla famiglia (soprattutto alla nipote), un allentamento dei vincoli con il lavoro, l’accorgersi che anche lei è “senza amici”, dove l’unico rapporto era con Joyce, che ormai se n’è andata in America. Doris per mezzo di Jane ci fa ragionare sulla nostra vita che scorre, sul “preteso” intellettualismo della nostra vita, sulla frattura che si può creare tra l’idea di sé ed il sé di ogni giorno, quello che fatica a fare le scale, che ha un “colpo della strega”, che magari fuma troppo, che quando ha l’influenza sta in casa e non c’è nessuno che gli faccia un brodo caldo. Ed il rapporto con gli altri, non quello di carità ma quello di empatia. Insomma, ora ho apprezzato il libro. Forse, come dice il mio amico Roberto, c’è un tempo giusto per leggere ogni cosa. Ora che le persone che conosco invecchiano e muoiono (saluti Zap), ora Doris mi colpisce nel vivo con un pugno allo stomaco. Perché, ed è ovvio, Maudie a 94 anni muore anche lei. Lasciando Jane e noi a riflettere su cosa fare del resto del nostro tempo.
    “Quanti errori sto commettendo nel tentativo di fare la cosa giusta,” (31)
    “Noi facciamo le nostre scelte molto tempo prima di renderci conto di averle fatte!” (72)
    “Io non sono mai stata capace di tirar via sul lavoro. Dovevo fare tutto per bene.” (100)
    “I vecchi sono i peggiori nemici di sé stessi.” (135)
    “Ormai lo so che è inutile dare consigli alla gente.” (217)

    ha scritto il 

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