Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Il diario di Nina

Di

Editore: Frassinelli

3.5
(46)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 482 | Formato: Altri

Isbn-10: 8876848088 | Isbn-13: 9788876848087 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: E. Dundovich

Genere: History

Ti piace Il diario di Nina?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Nina è una ragazzina moscovita che nelle prime pagine ha appena tredici anni. Intelligente, emotiva, curiosa, attraversa crisi adolescenziali, nutre grandi ambizioni, è gelosa delle sorelle e ama in segreto. Ma, soprattutto, ha uno sguardo maturo con cui coglie e valuta gli eventi e il mondo che la circonda. Attraverso di lei sappiamo come si viveva nella Mosca degli anni Trenta, dove le perquisizioni erano all'ordine del giorno, lo spettro del confino o addirittura del Gulag una possibilità più che concreta, la fame, gli stenti, la convivenza forzata. Rinvenuto recentemente negli archivi della polizia segreta russa dalla studiosa Irina Osipova, il testo è giunto fino a noi intatto, indenne da intromissioni famigliari o da devastazioni censorie.
Ordina per
  • 2

    Molto raramente abbandono un libro, ma con questo proprio non ce l'ho fatta. Pensavo di trovarci un'immagine, personale quanto si vuole, ma non per questo meno veritiera della vita in Unione Sovietica durante lo stalinismo. Beh, sì, c'era anche quello, ma molto, molto marginale. Il fatto è che q ...continua

    Molto raramente abbandono un libro, ma con questo proprio non ce l'ho fatta. Pensavo di trovarci un'immagine, personale quanto si vuole, ma non per questo meno veritiera della vita in Unione Sovietica durante lo stalinismo. Beh, sì, c'era anche quello, ma molto, molto marginale. Il fatto è che questo volume non nasce per essere letto, non è un testo di storia, nè di cronaca, è semplicemente il diario personale di un'adolescente. Gli accenni alla società in cui vive ci sono, e saranno ritenuti dal regime sovietico talmente pesanti e dissidenti da portare all'incarcerazione della sua autrice, ma non son affatto dominanti. Ciò che domina è invece la vita quotidiana di un'adolescente, fatta di insicurezze, sbalzi d'umore, rapporti più o meno difficili con la famiglia, lezioni scolastiche e "cotte" per i compagni di classe, scritti sì in una prosa discreta, ma -ripeto- non destinati alla lettura. Per cui ci si preoccupa dell'evento, non della sua ripetitività, dell'immediato, non dell'insieme... Il testo originale era suddiviso in tre quaderni. Ho letto il primo, non me la sento di continuare così per altri due alla ricerca di quelle sporadiche frasi che fanno riferimento alla storia di una nazione dietro alla storia dell'individuo... Non sono uno storico e questo lavoro di spulciatura non mi attira... Peraltro di paturnie di adolescenti ne ho abbastanza!

    ha scritto il 

  • 4

    Paragonabile al "Diario di Anna Frank", è in effetti il diario, composto dai "quaderni" che la protagonista scrisse durante la sua adolescenza. Freschezza, ingenuità, conflitti interiori e domande circa il "cosa" stava succedendo intorno a lei (periodo staliniano che coinvolgerà direttamente anc ...continua

    Paragonabile al "Diario di Anna Frank", è in effetti il diario, composto dai "quaderni" che la protagonista scrisse durante la sua adolescenza. Freschezza, ingenuità, conflitti interiori e domande circa il "cosa" stava succedendo intorno a lei (periodo staliniano che coinvolgerà direttamente anche la sua famiglia)sono "gli ingredienti" di quest'opera che è stata recentemente portata alla luce (perchè prima requisita dallo stato).

    ha scritto il 

  • 0

    « 26 maggio 1935.
    [...] il ciliegio... sta sul mio tavolino. un meraviglioso, rigoglioso mazzo di bioccoli bianchi. i nivei grappoli serei e trasparenti si piegano teneramente, e hanno un profumo così primaverile, così inebriante. il giardino di ira si è coperto di lucida verzura scura e st ...continua

    « 26 maggio 1935.
    [...] il ciliegio... sta sul mio tavolino. un meraviglioso, rigoglioso mazzo di bioccoli bianchi. i nivei grappoli serei e trasparenti si piegano teneramente, e hanno un profumo così primaverile, così inebriante. il giardino di ira si è coperto di lucida verzura scura e sto lì seduta a lungo, guardo le foglie e l'erba. non ho mai goduto della primavera così come adesso... oppure l'ho già dimenticato? »

    ha scritto il 

  • 4

    Nina Lugovskaja era un adolescente moscovita. All’età di 13 anni cominciò a scrivere un diario, tre fitti quaderni, per interromperlo bruscamente cinque anni dopo. E’ il diario di una ragazzina intelligente e appassionata, che sogna di diventare scrittrice. Nina annota le sue impressioni, simili ...continua

    Nina Lugovskaja era un adolescente moscovita. All’età di 13 anni cominciò a scrivere un diario, tre fitti quaderni, per interromperlo bruscamente cinque anni dopo. E’ il diario di una ragazzina intelligente e appassionata, che sogna di diventare scrittrice. Nina annota le sue impressioni, simili a quelle di tante coetanee: i piccoli dissidi con la famiglia, i primi amori non corrisposti, la ricerca di una propria identità. Un’adolescente come tante altre, quindi. Solo che Nina, a soli 18 anni, fu arrestata, condannata ai lavori forzati e deportata nel campo di prigionia di Kolyma (il più duro dell’ “arcipelago GULag”, dove morirono venti milioni di persone) .
    Caso editoriale senza precedenti, “Il diario di Nina” è un documento di eccezionale importanza storica: il collasso del regime sovietico in Russia (e le conseguenti ripercussioni in tutto il mondo comunista) ha reso possibile, dopo oltre settant’anni di censura e repressione, una libera ricerca storiografica e di condanna. E’ nata la cosiddetta “rivoluzione archivistica”, cioè la possibilità di accedere agli archivi del regime, fonti per la conoscenza di una realtà per troppo tempo occultata (anche se, a tutt’oggi, molti sono ancora controllati drasticamente). La ricerca capillare di studiosi (“archeologi” della storia staliniana) ha portato alla luce gli orrori di quegli anni, con una mole di materiale prezioso, suddivisibile in due categorie: la prima riguarda i vertici del potere (il Comitato Centrale del Partito Comunista e il Politburo), la seconda è quella dei privi di potere, cioè il popolo. Documenti di inconfutabile valore, fra cui le relazioni dettagliate della Polizia segreta sull’ “opinione pubblica”, opinione repressa per decenni da propagande, privazioni e terrore. Le testimonianze più impressionanti sono, però, i diari dei cittadini sovietici: alcuni veri lavaggi del cervello, compiuti dagli autori stessi, nel timore di possedere ancora dei sentimenti individualistici (accadde anche a molti famosi scrittori, costretti dal regime e dalla sottomissione provocata). Altri, quelli che ci interessano, sono dei veri diari privati, straordinari in un contesto di pressione distruttiva, dove le perquisizioni improvvise e forzate erano all’ordine del giorno, i bambini erano istruiti a denunciare anche i propri genitori (qualora ritenuti “nemici del popolo”), i processi e le deportazioni erano realtà quotidiane. Fra questi, “Il diario di Nina” è finora unico: se comprensibile un rigetto e una critica (seppur intimi) all’ideologia comunista per individui nati prima dell’avvento staliniano, l’anelito alla libertà pare anomalo in una persona nata dopo la presa di potere del Partito.
    Nina nacque nel 1918 e i suoi quaderni, scritti dal 1932 al 1937, sono fonte inesauribile di emozioni e stupore. Stupore che coglie il lettore per le considerazioni attente della realtà sociale che circonda la ragazza, stupore per le semplici considerazioni giovanili, a volte anche un po’ banali, che costituirono prove certe per la sua condanna. Infatti, pubblicato in versione quasi integrale, il diario è continuamente sottolineato: sono i brani che l’NKVD (la polizia segreta precedente al KGB) ritenne di evidente sovversione. Passaggi poetici, a volte anche paradossali, come quelli della sua volontà suicida: Nina era leggermente strabica e, come tutti i giovanissimi, amplificava un lieve difetto ritenendolo responsabile dei suoi fallimenti amorosi. Ingenui tormenti di un’adolescente, ma inaccettabili nella Russia comunista: se il suo animo era turbato allora era incapace di essere una perfetta, perciò felice, cittadina sovietica. Un crimine!
    Il diario di Nina incanta nella lirica melodiosa (Nina è un’acuta osservatrice, talentuosa scrittrice in erba), appassiona nelle vicende giovanili dove qualunque ragazzo può riconoscersi. Dotata di ironia e spirito critico, vorace lettrice e insoddisfatta spettatrice di una vita difficile, descrive i giorni della sua adolescenza con la freschezza e l’entusiasmo dell’età. I continui sbalzi d’umore si alternano alla gelosia per le sorelle, i fremiti del cuore ai conflitti con il padre, gli uggiosi doveri scolastici alle attese di un ancora incerto futuro.
    E’ impossibile quindi non indignarsi per un racconto, a tratti ingenuo, costato la libertà a una ragazzina. Sostanzialmente non è uno scritto “politico”, ma le annotazioni sociali sono rigorose e dettagliate. Nina possiede un’indipendenza rara, l’autonomia intellettuale è fortissima, la capacità di analisi critica, non plagiata dal controllo di regime (le famose “purghe”) che negli anni 30 era all’apice dell’incubo e dello stordimento emotivo, è quasi eroica. Odia la polizia politica, che le ha portato via il padre e la costringe a continue perquisizioni domestiche, inveisce per i continui soprusi del Partito, ironizza sarcastica su Stalin (esilarante l’episodio estivo: posto su un basamento “stava un piccolo nano con le gambe cortissime e una grande testa pelata. Forse una caricatura, di quell’ometto che altri non era se non Stalin!”), mostra attonita le tragedie della sua patria (“strane cose avvengono in Russia. Fame, cannibalismo…”). Ma, anche le descrizioni di miseria quotidiana comune al popolo russo (l’unico vestitino, i pasti solo di pane e patate, l’incredibile desiderio di una caramella di zucchero da tenere sulla lingua, per sorbire l’acqua bollente come fosse tè) non confondono Nina, rendendo il diario un’insaziabile espressione vitale, dal valore ineguagliabile.
    Associato al famoso “Diario di Anna Frank”, entrambe adolescenti in trappola, si distingue per situazioni : quella di Anna Frank, è parte di uno spaccato di storia vergognosa dove persero la vita milioni di persone, quella di Nina fu comune ad altrettanti milioni di bambini e loro genitori. Ma Anna Frank era una ebrea nell’Olanda occupata dai nazisti, Nina una russa nella sua patria, annullata dal suo stesso regime…
    Entrambi i diari, importantissimi per drammaticità, appartengono a un nuovo settore che è divenuto una disciplina autonoma: la microstoria. La Storia (quella con la ESSE maiuscola) raccontata dall’individuo, da chi non fa la storia ma ne è totalmente immerso.Le testimonianze scritte di questi protagonisti involontari, sono fondamentali perché vere. E’ nella scrittura che risiede la conoscenza (altrimenti riposta solo alla tradizione orale, facile strumento di distorsioni), il sapere scritto è attestazione di certezza storica, simbolo di civiltà e progresso. Stalin, negli anni del feroce dominio, fu la personificazione stessa della negazione alla civiltà, impedendo una qualunque forma di pensiero individuale. Nel noto clima di terrore, porre nero su bianco le proprie idee, fu un atto rivoluzionario ed eroico. Come eroica è Nina che, con coraggio e perseveranza scrive i suoi pensieri, attesta sulla carta una realtà storica, denuncia la verità e si ribella, nella ricerca della libertà.

    ha scritto il