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Il dilemma del prigioniero

Di

Editore: Bollati Boringhieri (Varianti)

3.8
(33)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 376 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8833910067 | Isbn-13: 9788833910062 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Luigi Schenoni

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Giocato sullo scarto fra luoghi comuni e verità, fra cultura di massa e drammi collettivi reali, "Il dilemma del prigioniero" è un romanzo sull'America che non nasconde propositi parodistici. Powers racconta la storia di una famiglia americana di provincia, tipica e insieme stravagante. Al centro, la figura del padre, Edward Hobson, un insegnante di storia con la vocazione del pedagogo, che costringe i figli a una quotidiana palestra culturale fatta di nozioni memorizzabili e sentenze morali. In realtà quest'uomo dall'apparenza così efficiente e pratica è uno sconfitto, un "prigioniero" che cerca di eludere i "dilemmi" della vita proponendo a se stesso e ai suoi figli interrogativi scolastici, fuorvianti.
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  • 4

    IL DILEMMA DEL PRIGIONIERO

    “In qualche luogo mio padre ci insegna i nomi delle costellazioni. Siamo sdraiati al freddo, nel buio cortile posteriore, con la schiena contro il duro terreno di novembre. Noialtri bambini ci disponiamo sopra il suo corpo enorme come tanti fazzoletti. Mio padre punta il raggio di una pila da qua ...continua

    “In qualche luogo mio padre ci insegna i nomi delle costellazioni. Siamo sdraiati al freddo, nel buio cortile posteriore, con la schiena contro il duro terreno di novembre. Noialtri bambini ci disponiamo sopra il suo corpo enorme come tanti fazzoletti. Mio padre punta il raggio di una pila da quattro soldi, a sei volt, sui fori del guscio nero che ci circonda. Siamo distesi sul suolo gelato e davanti a noi è aperto il testo illustrato del cielo invernale. Il debole raggio crea l’unico punto di calore in tutto l’universo.” Powers appartiene alla generazione di romanzieri statunitensi "massimalisti". La sua lingua è brillante, estroversa, ricca di giochi di parole, indovinelli ed espressioni idiomatiche (che purtroppo a volte perdono efficacia perché difficilmente traducibili). La trama del romanzo si sviluppa su linee narrative temporali multiple. Il personaggio centrale è quello di Edward Hobson, insegnante di storia, prigioniero di una misteriosa malattia che lo sta portando alla morte, il quale costringe i figli a una quotidiana palestra culturale, ricca di fuorvianti sentenze morali, con cui eludere la realtà. Romanzo che merita d’essere letto. Powers è sempre stimolante. Ѐ un autore che ama sorprenderti continuamente, e quasi sempre ci riesce.

    ha scritto il 

  • 3

    si va beh ma...

    scritto molto bene ma di lettura difficile. non dico che debba essere avvincente ma l'autore indugia un po troppo intorno a pochi argomenti e... io non ce la faccio a finirlo. affascinante ma noioso e anche lungo. do forfait.

    ha scritto il 

  • 0

    Non voglio fare torti a Powers che è uno scrittore eccellente, il mio abbandono è temporaneo, non era il momento adatto, mi dava sui nervi, ma siamo in sospensione di giudizio

    ha scritto il 

  • 3

    Non è una lettura semplice anche se facilitata dalla bravura dell'A. che: a) crea una trama che si sviluppa in maniera direi addirittura avvincente (qua e là ci sono però dei "buchi" perigliosi); e b) scrive in maniera meravigliosa.
    Un lettore "europeo" può oggettivamente non appassionarsi. ...continua

    Non è una lettura semplice anche se facilitata dalla bravura dell'A. che: a) crea una trama che si sviluppa in maniera direi addirittura avvincente (qua e là ci sono però dei "buchi" perigliosi); e b) scrive in maniera meravigliosa.
    Un lettore "europeo" può oggettivamente non appassionarsi.
    Meglio riuscito "Il tempo di una canzone".
    P.S.: avrei voluto dare di più, perchè Powers è uno scrittore molto interessante

    ha scritto il 

  • 4

    bellissimo romanzo di uno scrittore che é di fatto il Pynchon con sentimento della letteratura americana, postmoderno ma con il cuore oltre che con il cervello. un voto in meno solo per qualche eccessivo compiacimento che deriva secondo me dalla pura biografia dell´autore trasposta in romanzo e n ...continua

    bellissimo romanzo di uno scrittore che é di fatto il Pynchon con sentimento della letteratura americana, postmoderno ma con il cuore oltre che con il cervello. un voto in meno solo per qualche eccessivo compiacimento che deriva secondo me dalla pura biografia dell´autore trasposta in romanzo e non del tutto digerita

    ha scritto il 

  • 3

    Il romanzo ruota intorno alla strana malattia di un uomo in fuga dalla realtà: il sogno adolescenziale di un grande futuro, di un nuovo mondo idilliaco conseguente all'azione purificatrice della guerra, non si è concretizzato, anzi, il male resta ben evidente nei singoli e nella società, e allora ...continua

    Il romanzo ruota intorno alla strana malattia di un uomo in fuga dalla realtà: il sogno adolescenziale di un grande futuro, di un nuovo mondo idilliaco conseguente all'azione purificatrice della guerra, non si è concretizzato, anzi, il male resta ben evidente nei singoli e nella società, e allora 'il nostro' si rifugia in un territorio fantastico, utopico, lasciando di qua solo tracce di sé, soprattutto stereotipi verbali o nozionismi astrusi che si abbattono sulla famiglia a scapito del dialogo.
    Richard Powers mostra fin da giovane le notevoli capacità che lo porteranno, quando associate ad un maggior equilibrio, ai successivi grandi risultati (vedi "Il tempo di una canzone"): qui, a mio avviso, eccede in fantasia e complessità, così che la lettura, piacevole e pure entusiasmante a tratti, si rivela troppo spesso faticosa, e talora perfino snervante.

    ha scritto il 

  • 4

    Romanzo non privo di difetti ma ugualmente godibile e consigliabile per svariati motivi. Non ultimo il fatto che cresce man mano che si avanza nella lettura raggiungendo un picco di interesse verso la fine, quando le varie linee collassano portando allo scoperto tutti i segreti e le scelte narrat ...continua

    Romanzo non privo di difetti ma ugualmente godibile e consigliabile per svariati motivi. Non ultimo il fatto che cresce man mano che si avanza nella lettura raggiungendo un picco di interesse verso la fine, quando le varie linee collassano portando allo scoperto tutti i segreti e le scelte narrative, anche quelle che finora avevano suscitato perplessità.

    A quanto leggo in giro, Powers - che non conoscevo finora - appartiene alla generazione di romanzieri statunitensi "massimalisti" successiva a quella dei pionieri del genere, la linea che dai padri ai figli ai nipoti va da Barth a Gaddis, a Pynchon, a DeLillo, a Powers appunto. "Il dilemma del prigioniero" presenta in effetti tutte assieme caratteristiche che spesso ritroviamo, distribuite, nei classici del genere "massimalista":
    - ambizioni tematiche smodate: qui si parla di guerra atomica, homo homini lupus, rapporto tra individuo e società, propaganda, limitazione dei diritti nelle democrazie sotto attacco, internamenti di massa, riunioni familiari, padri e figli, malattie mortali e non so che altro;
    - intrusione della Storia vera, e anche reinventata, nella biografia dei personaggi con forti allusioni di carattere politico;
    - linee narrative e temporali multiple, nella forma specifica di storia micro o familiare dentro storia macro o generale, a specchio, con funzione di reciproco emblema (l'ante-guerra mondiale e gli anni della guerra da una parte, gli anni settanta dall'altra; l'adolescenza del padre e l'adolescenza dei figli; l'impegno bellico e la vita familiare). Interessante anche la presenza di diverse "velocità" narrative: la storia micro procede a velocità quasi reale, tanto che nei fatti compaiono non più di cinque o sei scene di vita familiare che riassumono non più di qualche decina di ore di vita e un tempo complessivo di nemmeno un mese. Durante queste scene, ampie analessi e i cambi di voce narrante riassumono qualche decennio della famiglia Hobson, mentre dall'altra parte la storia macro procede a sprazzi e a velocità ben più sostenuta, dall'infanzia alla maggiore età del protagonista;
    - elementi metanarrativi (si scoprirà verso la fine che che la storia macro o circoscritta sta a sua volta dentro quella micro o inscritta, con un gioco labirintico finale piuttosto raffinato in cui entra anche il personaggio-autore);
    - inserzione nel tessuto del testo di altre discipline (in questo caso, l'uso continuo del paradosso logico in chiave etica, incarnato da questo stranissimo tipo di protagonista che è Eddie Hobson-padre e dal suo altrettanto strano rapporto di educazione-competizione con i figli);
    - accostamento di letteratura e cultura pop;
    - punti di vista e voci narranti multiple, spesso non dichiarate;
    - lessico inclusivo e ampio, lingua brillante, estroversa, antilirica, in qualche caso quasi sfrenata (anche se con qualche indulgenza di troppo verso il "giovanilese letterario").

    A me pare un romanzo tutto sommato ben riuscito, capace alla fine di risolvere e smentire i dubbi che pure suscita, con pochi aspetti gratuiti (l'unica scena davvero debole e un po' inspiegabile è il corteggiamento di Sarah da parte di Eddie-figlio). E poi, a mio gusto, è molto ben scritto.

    Sempre in giro si dice che Powers sia un Wallace dotato di empatia, o in alternativa dotato della capacità di narrare storie (lo dice gente che non ama molto Wallace, evidentemente). A me pare notevole il fatto che un'opera complessa e comunque assai ambiziosa come questa - non il solito libretto sui drammi emotivi del protagonista proiettati sulla sua generazione - sia stata scritta quando l'autore non aveva nemmeno 30 anni. Succede, da qualche parte.

    ha scritto il 

  • 5

    Le prime 20/25 pagine sono una delle cose più belle che abbia mai letto. Dense, delicate, sono un cosmo di vita e dedizione. Poi, per il resto del libro, continua così...

    ha scritto il