Il dio del deserto

Di

Editore: Longanesi

3.0
(206)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 491 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8830438723 | Isbn-13: 9788830438729 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Viaggi

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Descrizione del libro
Vent’anni dopo Il dio del fiume, il romanzo che ha consacrato Wilbur Smith al successo di scrittore bestseller in Italia, il re dell’avventura torna all’antico Egitto con il romanzo più avvincente, trascinante e appassionante di sempre.

Wilbur Smith è l’autore più venduto in Italia, con 24 milioni di copie.I suoi romanzi nascono da una profonda conoscenza personale del continente Africano e di molti altri luoghi dove l’autore è vissuto.È nato nel 1933 nella Rhodesia del Nord (l’attuale Zambia), ma è cresciuto e ha studiato in Sudafrica. Si è dedicato a tempo pieno alla narrativa dal 1964. Tutti i suoi romanzi sono basati su attente ricerche e appassionanti esplorazioni condotte in ogni angolo del pianeta. È considerato l’incontrastato “Re dell’avventura”.Tra i suoi romanzi più letti e celebrati: Il dio del fiume, Come il mare, Il settimo papiro, La legge del deserto.

I suoi libri contengono un mix di elementi irresistibile per i lettori: storia e romanzo, sentimenti e adrenalina, qualità letteraria ed energia nella scrittura, e Il Dio del deserto è sicuramente tra le sue prove migliori, con il ritorno di uno straordinario protagonista: Taita il mago, il medico, il poeta, il consigliere intimo del faraone Mamose e poi del figlio, Tamose. Taita, l’uomo che regge nell’ombra le sorti dell’Egitto. Non c’è pace per lui, tanto più ora che ha avuto anche l’arduo compito di occuparsi, come tutore e mentore, delle due vivaci figlie dell’amata regina Lostris. Tehuti e Bakatha, così intelligenti, passionali e così uguali alla madre, di cui Taita è stato amante spirituale e di cui ha raccolto le ultime parole sul letto di morte.A complicare la non facile situazione si aggiungono gli affari di stato e la minaccia degli Hyksos, che hanno ormai invaso il delta del Nilo, costringendo il faraone a ritirarsi nel sud del paese. Per tentare di scacciarli Taita dovrà chiedere l’appoggio del re di Creta, il potente Minosse. Ma ogni alleanza vuole un pegno in cambio. E il pegno è un sacrificio estremo per Taita.A malincuore parte su una flotta diretta a Creta, che porta in dono a Minosse due vergini, Tehuti e Bakatha. Ma le due giovani, più inclini alle regole del cuore che alla ragion di stato, si innamorano del luogotenente di Taita e di un soldato della flotta e il sacerdote teme che le trattative con Minosse possano saltare.Tra mille peripezie, avventure e visite a luoghi esotici e pieni di meraviglie, come Babilonia e Sidone, Taita riesce finalmente a sbarcare a Creta.Ma minacce ancora più imponenti incombono sul suo destino…

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  • 3

    Taita è forse il mio personaggio preferito tra quelli inventati da Wilbur Smith e l'Egitto ha un fascino unico. Anche in questo libro la combinazione funziona anche se il finale mi ha un po' deluso ...continua

    Taita è forse il mio personaggio preferito tra quelli inventati da Wilbur Smith e l'Egitto ha un fascino unico. Anche in questo libro la combinazione funziona anche se il finale mi ha un po' deluso

    ha scritto il 

  • 3

    Ho comprato il libro pensando di trovare la stessa emozione de "Il dio del fiume" o de "Il settimo papiro" ma sono rimasta un po' delusa, non mi sembra neanche uguale il modo di scrivere, l'ho trovato ...continua

    Ho comprato il libro pensando di trovare la stessa emozione de "Il dio del fiume" o de "Il settimo papiro" ma sono rimasta un po' delusa, non mi sembra neanche uguale il modo di scrivere, l'ho trovato noioso, troppo descrittivo, alla fine l'ho dovuto abbandonare

    ha scritto il 

  • 2

    Wilbur Smith è l'autore di cui ho letto più libri e la serie sull'Egitto è quella che ho più amato, ma non questo libro. Sembra essere stato scritto di corsa, con personaggi poco sviluppati e fin trop ...continua

    Wilbur Smith è l'autore di cui ho letto più libri e la serie sull'Egitto è quella che ho più amato, ma non questo libro. Sembra essere stato scritto di corsa, con personaggi poco sviluppati e fin troppo 'leggeri', cosa che non è proprio da Smith. Dove sono tutte le meravigliose descrizioni dei paesaggi? Lo stile inconfondibile dell'autore? Una quasi totale delusione. Taita non è certo il mio personaggio preferito, anzi non l'ho mai amato molto, ma qui manca del tutto Wilbur. Mi chiedo se l'abbia davvero scritto lui.
    Avrei voluto essere presente alla presentazione del libro al Museo Egizio di Torino, ma forse non poter esserci andata è stata una fortuna, mi sarei sentita ancora più delusa.
    Sono lontani i tempi de 'Il dio del fiume' e de 'Il settimo papiro'.

    ha scritto il 

  • 3

    Il nome di Wilbur Smith è sempre ricordato con grande affetto da me in quanto è stato lui, insieme a Christian Jacq, a farmi innamorare del tutto dell'Antico Egitto. Senza i suoi romanzi, ora non sare ...continua

    Il nome di Wilbur Smith è sempre ricordato con grande affetto da me in quanto è stato lui, insieme a Christian Jacq, a farmi innamorare del tutto dell'Antico Egitto. Senza i suoi romanzi, ora non sarei in grado di citare a memoria i nomi faraoni delle mie dinastie preferite. Per questo motivo ho preso in mano Il dio del deserto con enorme anticipazione, pronta a riassaporare un sapore per me legato all'infanzia.
    Purtroppo devo dire che, però, la scintilla non è scoccata. Questo è un libro di avventura, certo, pieno di avvenimenti, ma non ho mai sentito l'acqua alla gola. Anzi, talvolta ho trovato alcuni episodi solo noiosi e i personaggi piatti e scialbi. O meglio, bidimensionali: una caratteristica dominante e poco spazio per evolversi. Se un cambiamento avviene, questo è liquidato velocemente e senza che il lettore abbia ben chiaro il percorso che lo ha reso possibile. La conseguenza, almeno per me, è una scarsa empatia per i personaggi. Ho temuto per le principesse, sicuramente, ma non sono riuscita a chiarirmene il motivo visto che, in realtà, vengono quasi appena presentate. Per Taita vale invece il discorso opposto: narratore della storia e pressoché unico (a detta sua) dotato di qualsiasi capacità e talento che si possa mai immaginare, risulta fin troppo presente, se non invadente e fastidioso.
    Tuttavia, questi difetti che ho elencato sono per me secondari, nel senso che il libro, nel complesso, lo si apprezza. E' una bella avventura, ma forse, dopo averla letta con gli occhi un po' più adulti e navigati, capisco che adorare Taita da piccola fosse molto più facile.

    ha scritto il 

  • 2

    Proprio non un capolavoro.
    le capacità compositive dell'autore mitigano una storia dal titolo altisonante,dalle premesse esplosive ma che nel suo districarsi lascia solo aperta una domanda: embè?
    L'a ...continua

    Proprio non un capolavoro.
    le capacità compositive dell'autore mitigano una storia dal titolo altisonante,dalle premesse esplosive ma che nel suo districarsi lascia solo aperta una domanda: embè?
    L'avrò letto distrattamente ma se proprio così è stato un motivo ci sarà...

    ha scritto il 

  • 5

    Premetto che non ho letto gli altri libri della trilogia..ma a me sinceramente è piaciuto molto. Ovvio che non è ai livelli di "Il settimo papiro" ma neanche così tremendo e noioso. A me è piaciuto mo ...continua

    Premetto che non ho letto gli altri libri della trilogia..ma a me sinceramente è piaciuto molto. Ovvio che non è ai livelli di "Il settimo papiro" ma neanche così tremendo e noioso. A me è piaciuto molto il personaggio di Taita ma anche di Tehuti. Rispetto agli ultimi romanzi americani di Hector Cross che erano sì molto calanti questo storico ha un salto di qualità eccezionale. Non sono 5 stelle piene ma metto qualcosa in più per alzare la media.

    ha scritto il 

  • 0

    Domanda...

    Una domanda: come mai Taita in questo romanzo è nuovamente eunuco?
    Ricordo che nel precedente capitolo era stato reso nuovamente "completo" (come lui stesso dice).
    Cosa mi sfugge?

    ha scritto il 

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