Il dolore perfetto

Di

Editore: Mondadori

3.9
(1712)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 325 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Francese , Spagnolo

Isbn-10: 8804543043 | Isbn-13: 9788804543046 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Altri , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

Ti piace Il dolore perfetto?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Due storie di famiglie parallele, ma destinate a incontrarsi. Quella delMaestro, giovane anarchico che arriva da Sapri, alla fine dell'Ottocento, perinsegnare in un paesino della Toscana, dove si stabilirà avendo dalla vedovaBartoli numerosi figli dai nomi emblematici: Ideale, Libertà e Cafiero. Equella di Rosa e Ulisse Bertorelli, commerciante di maiali, da cui nascerannoAnnina e Achille. L'amore tra Annina e Cafiero è solo un momentodell'intreccio di vicende pubbliche e private, realistiche e fantastiche, chel'autore costruisce in questo romanzo, epopea di drammi e di ideali, dipersonaggi all'altezza dei grandi sommovimenti della storia.
Ordina per
  • 3

    Il dolore perfetto

    Un piacevole affresco della prima metà secolo scorso, rivisitato attraverso le vicende parallele di due famiglie: i Bartoli e i Bertorelli, divisi tra un ideale culto della libertà e una visione mat ...continua

    Un piacevole affresco della prima metà secolo scorso, rivisitato attraverso le vicende parallele di due famiglie: i Bartoli e i Bertorelli, divisi tra un ideale culto della libertà e una visione materialistica dell’esistenza. Ma anche attraverso alcuni personaggi chiave, non tutti convincenti. Il Maestro, ad esempio, uno dei personaggi principali del romanzo, giovane anarchico, generoso, riservato e deciso, che perderà la vita folgorato dallo sparo di un soldato di Bava Beccaris; oppure Annina, il personaggio femminile più interessante del romanzo, per cervello e cuore. Il teatro della narrazione, è soprattutto la Toscana, nel paese di Colle. Tempi e zone attraversati da guerre, dal sogno socialista e dal fascismo, dove si snodano molte trame fatte anche di amori struggenti e folgoranti passioni e dove trova posto persino la macchina per il moto perpetuo, divenuta metafora del progredire delle vite coi loro destini, feriti dall’inesorabile dolore.
    Con il profumo di viole che accompagna nascite e morti di alcuni personaggi, troviamo quell’afflato favolistico che regala un’atmosfera piacevolmente fatata a tutto il contesto narrativo, come se favola e realtà sapessero abilmente coabitare nella pagina. Favola che scorre attraverso le storie grandi e piccole di questo romanzo. Il «dolore perfetto» da cui prende il titolo il romanzo abita sempre la pagina, anche se espresso attraverso ferite brucianti molto diverse. Questo di Riccarelli, ha il pregio di essere un romanzo continuamente giocato nel rimando continuo tra realtà e magia. Da leggere se questo si vuole apprezzare. Certo tra le tante saghe, ne abbiamo letto di migliori.

    ha scritto il 

  • 1

    Per deprimersi...

    Questo libro è praticamente una strage!! per fortuna la scrittura è abbastanza fluida e si può leggere piuttosto velocemente ma più che per commuoversi è un libro per deprimersi... personaggi senza tr ...continua

    Questo libro è praticamente una strage!! per fortuna la scrittura è abbastanza fluida e si può leggere piuttosto velocemente ma più che per commuoversi è un libro per deprimersi... personaggi senza troppo carattere (a parte, forse, il Maestro) e storie ripetute all'inverosimile. Non lo consiglio

    ha scritto il 

  • 2

    "Siamo noi a dividere, a costruire barriere, ad alzare, abbassare, a dire chi è buono e chi invece è peggiore. [...] Una botta improvvisa, una crepa sul cuore. La ferita bruciante di un dolore perfetto."

    http://therestlessreadersroom.blogspot.it/2015/10/recensione-il-dolore-perfetto-di-ugo.html

    ha scritto il 

  • 2

    Forse scritto bene, o forse fatto un bel compitino...
    Ripetitivo nella sua assurdità: forse colpa del genere sognante favoleggiante che vorrebbe avere un background storico che poi non c’è...
    Non se n ...continua

    Forse scritto bene, o forse fatto un bel compitino...
    Ripetitivo nella sua assurdità: forse colpa del genere sognante favoleggiante che vorrebbe avere un background storico che poi non c’è...
    Non se ne può parlare tanto male perchè è troppo buonista... forse costruito a proposito.. ma la mia opinione personale alla fine è stata: e che due palle!! Specialmente alla fine perchè quando è troppo è troppo!! Mica è un Marquez che si può permettere le formiche che si portano in giro il neonato alla fine senza far travasare l’otre !!! Il paradosso peggiore penso sia quando si cerca di far passare cose assurde come se abbiano un senso. Ma cavolo in un periodo simile non c’è una vedova che se risposa e succede tutto a loro e sto paesiello senza pettegoli che mantengono tutti per “buonismo o carità cristiana”?...... è troppo!!

    ha scritto il 

  • 3

    le storie che si intrecciano in questo romanzo sono tante e tante. Alcune ti catturano, in altre proprio non riesci a riconoscerti e ad appassionarti. Su tutto questo "dolore perfetto" che a volte ha ...continua

    le storie che si intrecciano in questo romanzo sono tante e tante. Alcune ti catturano, in altre proprio non riesci a riconoscerti e ad appassionarti. Su tutto questo "dolore perfetto" che a volte ha una pesantezza che sa di artificiale. Ni.

    ha scritto il 

  • 0

    Un'epopea, una saga. Come credo in pochi oggi si azzardino a scrivere. La storia di due famiglie completamente diverse, una con ideali profondi e utopici, anche, l'altra più "bassa", dedita al commerc ...continua

    Un'epopea, una saga. Come credo in pochi oggi si azzardino a scrivere. La storia di due famiglie completamente diverse, una con ideali profondi e utopici, anche, l'altra più "bassa", dedita al commercio, al guadagno e anche all'egoismo.Sembrano due famiglie destinate a non incontrarsi mai, ma succede che le due rette parallele subiscano una deviazione, e che l'amore le faccia congiungere, sullo sfondo dei grandi avvenimenti della storia, dalla fine dell'ottocento fino al secondo dopoguerra.Come sempre, storie piccole dentro storie grandi. E vite diverse si incrociano, pulsano, soffrono, amano, in un moto circolare, sempre vivo, inarrestabile, e per lo più scandito da enormi dolori, così grandi da essere "perfetti". L'attimo prima di cadere, quello in cui si sta sospesi, e soli, quello è il momento. «Le cose son cose – penserà, in proposito Annina – hanno una vita loro, hanno forme, pensieri, hanno età e persino un colore. Siamo noi a dividere, a costruire barriere, ad alzare, abbassare, a dire chi è buono e cosa invece è peggiore. L’Annina capì così la distanza tra la madre e l’Ulisse. La sentì forte, batterle il petto. Una botta improvvisa, una crepa sul cuore. La ferita bruciante di un dolore perfetto.»E non solo. Il dolore perfetto è in tante situazioni diverse. Due genitori che non si amano, un figlio che parte, la constatazione della sofferenza della povera gente, un animale destinato alla morte...la vita è così, una centrifuga che ti sorprende, ti fa innamorare, ti fa tradire, che ti uccide, ti fa sognare un mondo migliore, ti fa essere egoista, cattivo, ma anche altruista, partecipe, generoso. E' tutto, e il suo contrario. E' "merda e ragione", è realismo ed è magia. E' puzzo di maiale ma anche profumo di viole. C'è Marquez, qui, come molti han scritto, e secondo me a ragione. C'è tanta storia dei nostri bisnonni e nonni, autobiografica in larga parte, ma c'è anche tantissimo sogno. C'è anche la macchina del moto perpetuo, come simbolo dell'avanzare della vita, inesorabile, il suo eterno "rotolare" e ritornare, la libertà di sognare. E' triste, terribile, c'è tanta morte, in questo romanzo, ma cento e più anni fa si moriva ancor più facilmente di adesso, la morte era ancor più di oggi ineluttabile e prevista, anche nelle terribili epidemie. Ci sono le fantastiche descrizioni di parti, partorienti e perpetue, e di quei rapporti magici che si creavano tra queste persone, e, appunto, di quanto fosse difficile già venire al mondo. Ma nonostante i dolori, perfetti ed imperfetti, le persone lottano contro il loro destino segnato, non si arrendono fino alla fine, cercando di fare del loro meglio, anche se sanno che non c'è salvezza nè redenzione nel mondo, che siamo uno sputo, dentro una Storia gigantesca. E in questo romanzo, in questo Colle, in questo paese solitario, le persone hanno il dono del tramandare, tramandare racconti e persone antiche, di generazione in generazione. “Se tutto rischia di morire, che almeno il filo della vita di questo luogo possa arrotolarsi e srotolarsi attraverso le sue parole”, dice e pensa Annina, la grande protagonista...mi ha fatto pensare che oggi si è perduta questa volontà e questa capacità di parlare degli avi, delle persone a noi legate e che non ci sono più, non vogliamo e non possiamo più raccontare di chi ci ha preceduto, come avessimo perso la memoria...il paese di cui qui si narra perde questa capacità innata solo in un momento, quando arriva la seconda guerra mondiale...la tragedia del mondo è così grande che fa perdere le parole. Un monito che tengo presente per l'oggi, per quello che stiamo vivendo. Le parole sono il filo che lega le persone, negli anni, nei secoli, il tramandare la memoria è uno degli scopi più alti dell'uomo. Anche se spesso mi deprimo, pensando a quanto poco tempo abbiamo a disposizione per far qualcosa che sia utile, che resti, che sia da motore per chi viene dopo di noi. Possiamo interpretare il tutto come depressivo, e cioè che il Tempo ci restituisce tutto uguale, e quindi possiamo chiederci chi ce lo faccia fare, ad arrabattarci così tanto, oppure pensare che comunque in mano abbiamo sempre il piccolo-grande potere di guidare le nostre vite e quelle di chi ci seguirà, con l'amore, la volontà, l'esempio, l'ascolto continuo. C'è un personaggio, in questo libro, dal cuore grande ma anche debolissimo, che vive sempre sul filo di un fisico che può abbandonarlo da un momento all'altro, che vive con la morte davvero abbracciata a lui, ma che però non molla mai, fino alla fine, che non si nasconde, non si nega a possibili sofferenze, che vuole comunque vivere, amare, fare quello per cui si sente portato. Ci ho visto l'autore stesso, che è morto ancora giovane, che viveva dopo aver subito un doppio trapianto cuore-polmone...ho letto un'intervista in cui lo descrivevano come piccolo, fragile, all'esteriorità, ma forte, coriaceo, nell'espressione. Ecco, questo l'insegnamento, direi, che ha lasciato. Non mollare. Credere in quello che si ama, consapevoli delle proprie fragilità.

    ha scritto il 

  • 3

    In quanto a saghe c'è di meglio!

    In genere mi piacciono le saghe famigliari, ma questa proprio NO. Buona la partenza e forse anche il senso, ma poi precipita inesorabilmente verso una realtà ben poco credibile e questo è un punto a s ...continua

    In genere mi piacciono le saghe famigliari, ma questa proprio NO. Buona la partenza e forse anche il senso, ma poi precipita inesorabilmente verso una realtà ben poco credibile e questo è un punto a sfavore, dato che una saga in quanto tale, dovrebbe invece essere un quadro reale di una famiglia nella storia delle varie generazioni. La figura del Maestro ad esempio non sono proprio riuscita ad apprezzarla: anarchico convinto, che scappa all'estero abbandonando la famiglia al suo destino per seguire il suo credo politico, non rivolgerà mai più la parola al suo primogenito Ideale che, cresciuto senza un padre, sceglie di farsi prete. E che dire dell'altro parente (anche lui di nome Ideale) che, tra i dispersi in Russia sopravvive e si crea una famiglia, ma non scrive neanche due righe alla madre per tranquillizzarla... Altre figure poi (come Rosa, che abbandona la famiglia scappando con il "medico delle bambole"/principe azzurro, che passa per caso davanti alla sua finestra; o Sole, che intraprende un viaggio in Asia e, tornato dopo tanti anni, muore non appena lo lavano, togliendogli tutta la lordura di dosso) sono a dir poco inverosimili... Per non parlare dello strano marchingegno (che si chiama "Libertà") che rimane intatto e funzionante per decenni... No, per me non è stata una lettura piacevole e non mi sentirei proprio di consigliarlo, ma..."de gustibus"!

    ha scritto il 

  • 2

    Uno strazio assoluto e perfetto

    Ma possibile che gli scrittori italiani debbano essere sempre così barocchi quando scrivono?
    Ma soprattutto, c'è un premio Strega degli ultimi anni che valga la pena di essere letto? o sono solo io ad ...continua

    Ma possibile che gli scrittori italiani debbano essere sempre così barocchi quando scrivono?
    Ma soprattutto, c'è un premio Strega degli ultimi anni che valga la pena di essere letto? o sono solo io ad essere stata talmente fortunata da imbroccarne due di fila che non ho sopportato?
    Grazie per ogni suggerimento.

    ha scritto il 

  • 5

    Una scrittura delicata, sussurrata anche nei passaggi più tragici della vita di questa famiglia Toscana e della storia dell'Italia tutta. Non sempre limata, ci dona di paragrafo in paragrafo piccoli g ...continua

    Una scrittura delicata, sussurrata anche nei passaggi più tragici della vita di questa famiglia Toscana e della storia dell'Italia tutta. Non sempre limata, ci dona di paragrafo in paragrafo piccoli gioielli di letteratura, isolati alle volte mentre altri ritornano come sagge litanie popolari. Nel complesso devastante, avvolgente, l'incontro tra il misticismo di Hesse e il gusto nostrano delle favole e dei racconti, insomma un dolore perfetto.

    ha scritto il 

  • 3

    Consigliato, ma...

    Questo è il primo libro che leggo di questo autore e devo dire che l'ho apprezzato: è coinvolgente, ci si affeziona ai personaggi e alle loro particolarità, ripercorre un importante arco di storia ita ...continua

    Questo è il primo libro che leggo di questo autore e devo dire che l'ho apprezzato: è coinvolgente, ci si affeziona ai personaggi e alle loro particolarità, ripercorre un importante arco di storia italiana. Tre stelle principalmente per il finale (leggendolo ho pensato: "eh no dai, questo è troppo!!") e poi perché ho trovato fastidioso il ripetere così di frequente nel corso del testo le parole "il dolore perfetto": non apprezzo mai il ripetersi eccessivo di parole, frasi o immagini in un romanzo. Comunque lo inserisco tra i libri che suggerirei di leggere.

    ha scritto il 

Ordina per