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Il dono di Asher Lev

Di

Editore: Garzanti Libri (Narratori moderni)

4.2
(330)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 371 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 881166280X | Isbn-13: 9788811662808 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Mara Muzzarelli

Disponibile anche come: Paperback , Altri

Genere: Education & Teaching , Fiction & Literature , Religion & Spirituality

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Descrizione del libro
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  • 4

    Non solo un sequel

    "Il mio nome è Asher Lev" è uno dei miei romanzi preferiti. L'ho letto e riletto, e talvolta ne ripercorro qualche passaggio, quando voglio trovare una risposta. Ripenso, talvolta, alle pagine meravigliose, in cui il piccolo Asher descrive e disegna la madre, ai suoi primi anni, alla semplicità d ...continua

    "Il mio nome è Asher Lev" è uno dei miei romanzi preferiti. L'ho letto e riletto, e talvolta ne ripercorro qualche passaggio, quando voglio trovare una risposta. Ripenso, talvolta, alle pagine meravigliose, in cui il piccolo Asher descrive e disegna la madre, ai suoi primi anni, alla semplicità disarmante delle sue domande. Per tanto tempo ho evitato di leggere questo romanzo, perché avevo il terrore che rovinasse la magia del primo. Poi, vinta dalla curiosità, mi son decisa ad acquistarlo, e a leggerlo senza pregiudizi o altro. Il risultato è stato quello di leggere un romanzo che, apparentemente, sembra un seguito, ma alla fine non lo è. Asher è un uomo adulto, che ora si scontra con altri problemi, con altri giudizi, con altre questioni, in modo particolare sul piano familiare, che rimandano a quelle meschinità che accadono in molte famiglie. Eventi che affronta con presunzione, chiudendosi in una cortina di ferro, apparendo spesso e volentieri presuntuoso, che circonda di dialoghi a volte surreali, oltre a scatenare (almeno nel mio caso) una curiosità enorme nei confronti dello chassidismo. Non va affrontato senza aver prima letto "Il mio nome è Asher Lev", mancherebbe la base, e sarebbe materialmente impossibile seguire attentamente l'evoluzione di questo personaggio, nonché il suo conflitto interiore, ma definirlo un sequel è, a mio parere, abbastanza riduttivo

    ha scritto il 

  • 4

    Ancora una volta ci troviamo in compagnia di Asher che è in conflitto tra l’esprimere la propria individualità attraverso l’Arte, e quindi la pittura e rimanere soffocare dalla sua stessa religione a cui si sente molto legato, quella ebraica. A tratti mi ha infastidito, e rallentato, vedere altri ...continua

    Ancora una volta ci troviamo in compagnia di Asher che è in conflitto tra l’esprimere la propria individualità attraverso l’Arte, e quindi la pittura e rimanere soffocare dalla sua stessa religione a cui si sente molto legato, quella ebraica. A tratti mi ha infastidito, e rallentato, vedere altri personaggi che sovrastano ancora una volta l’io del ragazzo, comunque si arriverà ad una scelta, quella del cuore, nonostante tutto.

    “Sarebbe splendido se potessimo trovare un mondo in cui fosse possibile conservare per sempre le belle sensazioni che ci da una favola, una canzone, conservare quelle sensazioni per sempre dentro di noi anziché provarle per momenti fugaci. Ascoltiamo una canzone o leggiamo una storia, e le belle sensazioni non ci rimangono dentro. O le pregustiamo oppure le abbiamo già provate e sono svanite . Non le proviamo mai ORA. Capisci cosa intendo? Sto scrivendo la storia di una bambina che scopre una grotta in cui c'è un adesso permanente.”

    ha scritto il 

  • 4

    Il romanzo di Potok racconta il devastante conflitto interiore di Asher Lev, pittore, in bilico tra la necessità della sua arte e il bisogno di esprimere il suo io doloroso attraverso la pittura e i dettami rigidi e soffocanti della dottrina ebraica ladover a cui si sente comunque profondamente l ...continua

    Il romanzo di Potok racconta il devastante conflitto interiore di Asher Lev, pittore, in bilico tra la necessità della sua arte e il bisogno di esprimere il suo io doloroso attraverso la pittura e i dettami rigidi e soffocanti della dottrina ebraica ladover a cui si sente comunque profondamente legato. In un'atmosfera cupa e avvolgente Asher giungerà a trovare un compromesso scegliendo la sua arte, ma rinunciando a qualcosa di ben più prezioso. Cercherà così di unire i pezzi di una vita dilaniata e comunque segnata dallo straniamento e dal non sentirsi mai completamente parte di qualcosa.

    ha scritto il 

  • 5

    [...] Dagli angoli degli occhi chiusi, come perle scintillanti, le lacrime scesero lente sulle rughe delle guance, frantumandosi in minuscoli rivoletti sulla pelle grinzosa e svanendo nel folto della barba bianca. [...]

    ha scritto il 

  • 3

    Solo un sequel

    E’ per insana curiosità che ho comprato anche questo libro, continuazione di Il mio nome è Asher Lev. Quest’ultimo narra una gran bella storia, ed è un libro fatto e finito, che termina, come alcuni film, in una maniera che solo ad alcuni può sembrare aperta. Evidentemente anche Potok non ha resi ...continua

    E’ per insana curiosità che ho comprato anche questo libro, continuazione di Il mio nome è Asher Lev. Quest’ultimo narra una gran bella storia, ed è un libro fatto e finito, che termina, come alcuni film, in una maniera che solo ad alcuni può sembrare aperta. Evidentemente anche Potok non ha resistito a continuare a scrivere la storia del suo Asher, così come chi, come me, non resiste a leggerla. Si potrebbero leggere come due libri distinti? Non credo che leggere che solo Il dono sia un’idea azzeccata. Il libro è a tratti noioso e non coinvolgente, si perde troppo nelle descrizioni delle tradizioni e dei riti della comunità dei chassid ladover e non ha la tensione narrativa che ha Il nome. Asher stesso ha perso il suo afflato artistico, Asher stesso è risucchiato dalle sue origini, dalla famiglia, è sovrastato da altri personaggi, che vengono non a caso ben descritti: una buona chiosa potrebbe essere questa osservazione che si legge a metà libro "Un matrimonio infelice provoca dei litigi che prosciugano l'energia creativa, e un matrimonio felice ingenera pigrizia e timori di squilibri. Credo che senza squilibrio non ci sia arte genuina". Insomma il libro perde il fascino dell’immersione nel mondo dell'arte, della potenza con cui essa nasce e che scatena, che mi aveva fatto amare Asher e le sue lacerazioni. Uno, e forse unico, di questi guizzi è l’incontro con lo spagnolo (Picasso) in un museo parigino. Impossibile in definitiva non fare il confronto fra i due libri, meglio leggerli uno di seguito all’altro, se proprio volete, ma solo per la curiosità di vedere come procede la storia..

    ha scritto il 

  • 5

    In questo sequel del romanzo “Il mio nome è Asher lev”- pubblicati rispettivamente nel 1972 e nel 1990 – Chaim Potok ci mostra il suo personaggio qualche decennio dopo, divenuto un pittore molto famoso e molto quotato, che, per assecondare il suo dono, è stato esiliato dalla comunità ladover di ...continua

    In questo sequel del romanzo “Il mio nome è Asher lev”- pubblicati rispettivamente nel 1972 e nel 1990 – Chaim Potok ci mostra il suo personaggio qualche decennio dopo, divenuto un pittore molto famoso e molto quotato, che, per assecondare il suo dono, è stato esiliato dalla comunità ladover di Brooklyn, cui apparteneva, ed è fuggito in Francia (prima a Parigi, poi in Costa azzurra), quand'era ancora patria dell'arte, prima di New York. Ancora una volta, con la sua bellissima prosa, Potok parla della dolorosa affermazione dell'individuo, laddove il contrasto con tutto ciò che è altro da sé, ma ne costituisce parte fondate (il padre e la madre, la comunità di appartenenza, il proprio credo e la propria cultura, le tradizioni, i dogmi), può diventare lacerazione insanabile se non addirittura prova di fede. In crisi creativa dopo le ultime critiche recensioni sulla sua incapacità di rinnovarsi, in un mondo in cui l'arte si sta impoverendo ed imbruttendo, orfana di un padre troppo possente (lo Spagnolo, Picasso) e in cui il conflitto israelo-palestinese si sta definendo, Asher Lev è costretto a tornare, insieme alla famiglia che si è costruito oltreoceano, alla sua comunità d'origine in occasione del funerale dello zio che lo aveva in parte cresciuto; qui, mentre sua moglie, ebrea francese scampata all'olocausto, e i suoi 2 figli troveranno il calore di una famiglia e di una comunità amorevoli, avvolgenti e protettivi da cui saranno ineluttabilmente attratti, si troverà prigioniero nel suo stesso mondo, impossibilitato a tornare a quello che si è ricostruito nella calda luce di Monet, tra amici e colleghi. Asher Lev, che del suo aspetto chassid ha conservato solo la barba, che si è tagliato i peoths ancora ragazzo, veste con abiti sgualciti e indossa un cappello da pescatore, ha scelto di coltivare fino in fondo il suo dono, forse proveniente dalla Sitra achra (l'altra parte, quella demoniaca), pur rimanendo tuttavia profondamente osservante (anche se nel suo studio non permette neppure a Dio di entrare e dirgli cosa deve fare). E ora deve di nuovo scegliere tra il suo dono e suo figlio.

    ha scritto il 

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