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Il dottor Živago

La biblioteca di Repubblica - Novecento, 50

Di

Editore: Gruppo Editoriale L'Espresso

4.0
(2860)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 575 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Francese , Tedesco , Polacco , Chi semplificata , Olandese , Portoghese

Isbn-10: 8481305332 | Isbn-13: 9788481305333 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Pietro Zveteremich

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Paperback , Cofanetto , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Vietato dalla censura sovietica, Il dottor Živago, indiscutibile capolavoro della letteratura russa del Novecento, uscì per la prima volta proprio in Italia nel 1957, ottenendo immediatamente un successo mondiale talmente grande, che l'anno dopo al suo autore fu conferito il premio Nobel per la letteratura. Grande romanzo sulle generose illusioni e le gravi delusioni che possono legarsi a una rivoluzione e alle sue promesse di palingenesi, il libro è ben altro dal pamphlet anticomunista che credettero di scorgervi i censori: il suo alimento è una desolata, dolorosa filosofia della storia, che si sofferma sui bordi oscuri, sul tributo sempre altissimo di vittime che ogni forma di "progresso" trascina fatalmente con sé.
Jurij Živago, medico e poeta, tenta disperatamente di conservare la propria identità, il proprio giudizio, la propria capacità di amare nel turbine di eventi e di tragedie scatenato dalla Rivoluzione d'ottobre; cerca in ogni modo di spremere un po' di vita da ogni situazione, anche la più avversa, con cui gli capiti di confrontarsi; prova fiducioso ad abbandonarsi all'amore per Lara, a costruirsi una bolla di felicità in un mondo sordo e cieco. Ma infine dovrà arrendersi alla forza delle cose: Lara sparirà dalla sua esistenza, e lui tornerà dopo mille peripezie in una Mosca che non saprà più riconoscere, per morirvi povero e solo, grazie a un caritatevole attacco di cuore.
Di Živago non resteranno che le sue poesie, conservate dai suoi pochi amici, a testimonianza del valore di svelamento attribuito da Pasternàk alla letteratura: gramo svelamento all'individuo di un esiguo senso di sé e del proprio destino, invano dissimulato dalla meraviglia delle favole che si continuano, malinconicamente, ad inventare.
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  • 0

    把不能言說的都留給愛情

    《齊瓦哥醫生》對我而言,是一個屬於俄羅斯的生命記憶。曾經多麼的遙遠!不管是地理上,或是歷史、文化上,甚至於關乎思考,它都曾只是一個遙遠的地名(國家?政府?)或存在,然而當年拒領諾貝爾獎的巴斯特納克,冒著叛國的危險,用筆掀開社會主義從熱血革命反抗俄皇權貴階級的理直氣壯,同時也紀錄爭取奪權過程中相互對立的無情橫霸……俄羅斯土地上的人們在征戰不休中,得到翻身的機會,卻也在征戰中失去顧懷同一片土地孕育而生之他者的心念。於是,死於斯的人們失去了彼此相依的時刻,而長於斯的人們不再能見到俄羅斯大地的寧靜美好,生活成為未死去的人們感受壓迫與壓抑的代稱。誰還能顧及俄羅斯大地與子民們的傷?

    ha scritto il 

  • 2

    Decepción

    Me han gustado muy pocas cosas de la novela, ni la forma en qué están relatadas las relaciones de los personajes (la mayoría de las veces el lector tiene que poner la pasión que falta en el relato), ni la descripción de los hechos históricos ( las turbulencias internas y externas de Rusia aparece ...continua

    Me han gustado muy pocas cosas de la novela, ni la forma en qué están relatadas las relaciones de los personajes (la mayoría de las veces el lector tiene que poner la pasión que falta en el relato), ni la descripción de los hechos históricos ( las turbulencias internas y externas de Rusia aparecen como un barullo difícil de digerir), ni el estilo de avanzar "saltando" en la historia, para después retroceder para contar el origen de la situación narrada.
    Realmente iniciaba ésta lectura con mucha ilusión, arrastrado por la película (una de mis favoritas) y por las buenas críticas, que siempre ha tenido éste autentico clásico, pero una vez llegado al fínal, cosa que me ha costado, he vuelto a hojear, quizás buscando el porqué no había disfrutado y no encuentro un motivo concreto, solo que la novela no ha logrado engancharme en prácticamente ningún momento.

    ha scritto il 

  • 5

    Ho letto la prima volta Il dottor Zivago da adolescente, negli anni '70, nel volume della prima storica edizione Feltrinelli, quando ancora "il caso Pasternak" era attualissimo e se parlava eccome, e il Dottor Zivago era un vero e proprio caso letterario e soprattutto politico. Mi piacque mol ...continua

    Ho letto la prima volta Il dottor Zivago da adolescente, negli anni '70, nel volume della prima storica edizione Feltrinelli, quando ancora "il caso Pasternak" era attualissimo e se parlava eccome, e il Dottor Zivago era un vero e proprio caso letterario e soprattutto politico. Mi piacque molto ma, rileggendolo oggi --- dopo tanti anni e tanti altri libri letti nel frattempo --- mi sono resa conto che, allora, non avevo (non potevo avere) tutti gli strumenti adeguati per poterlo apprezzare (ed anche criticare) come merita.
    Non entro nel merito del romanzo, non mi addentro in una recensione. I livelli sono troppi, e non mi va di sintetizzare. Dico solo che -- nonostante abbia anche molti difetti --- Il Dottor Zivago è un grande libro.

    ha scritto il 

  • 5

    Uno dei migliori libri ch'io abbia mai letto, mi ha catturata o meglio ci sono letteralmente caduta dentro e ne sono riemersa cambiata,penso persino migliorata come persona. Consigliatissimo a tutti coloro che desiderano iniziare un viaggio meraviglioso alla scoperta delle profondità dell'animo u ...continua

    Uno dei migliori libri ch'io abbia mai letto, mi ha catturata o meglio ci sono letteralmente caduta dentro e ne sono riemersa cambiata,penso persino migliorata come persona. Consigliatissimo a tutti coloro che desiderano iniziare un viaggio meraviglioso alla scoperta delle profondità dell'animo umano.. la sua parte migliore

    ha scritto il 

  • 5

    E’ una rilettura. La prima volta fu più o meno all’epoca della maturità, quindi talmente tanti decenni fa che me ne era rimasta un’immagine del tutto vaga. Una cosa però ricordavo bene: che il libro mi aveva totalmente assorbito, al punto che in pochissimi giorni mi ero trovato a sorpresa alle ul ...continua

    E’ una rilettura. La prima volta fu più o meno all’epoca della maturità, quindi talmente tanti decenni fa che me ne era rimasta un’immagine del tutto vaga. Una cosa però ricordavo bene: che il libro mi aveva totalmente assorbito, al punto che in pochissimi giorni mi ero trovato a sorpresa alle ultime pagine. Ero stato così preso dalla fluviale vicenda da non essermi neppure accorto che stavo letteralmente divorando il volume, nella mia edizione non particolarmente ponderoso ma fittissimo nella stampa, con un corpo di caratteri più piccolo del consueto che oggi ha creato qualche problema ai miei occhi ormai definitivamente presbiti.
    La prova della rilettura a grande distanza di tempo ha in pieno riconfermato l’antica impressione, nonostante la mia resistenza di lettore si sia negli anni fisiologicamente indebolita. La prima raccomandazione che farei se dovessi consigliarlo è: dimenticare l’altro Zivago, l’azzimato Omar Sharif del leccatissimo polpettone hollywoodiano di David Lean, e la sua melensa storiella sentimentale nella quale la moglie mora (Geraldine Chaplin, Tonja) rivaleggia con l’amante bionda (Julie Christie, Lara), al suono di mille balalaike in uno stucchevole paesaggio di neve e girasoli, che sta alla Russia dipinta da Pasternak come la Venezia ricostruita a Las Vegas sta a quella vera.
    Il racconto di Pasternak fluisce maestoso come il Don e con lui si dipanano le vicende dei suoi personaggi, prima nella Russia degli zar e poi nel cataclisma della guerra mondiale e della rivoluzione. Mentre lo leggevo mi veniva da pensare a Suite Francese di Irene Némirovski, perché anche lì le storie di una folla di personaggi si inquadrano in una squassante tragedia collettiva, quella dell’invasione tedesca di Parigi. C’è però una differenza di fondo: se la Némirovski mostra come sono le “piccole” vicende dei singoli che scorrono più o meno parallele una all’altra a comporre il gigantesco mosaico della Storia che solo apparentemente è senza volti, Pasternak recupera la tradizione del grande romanzo e intreccia le traversie dei propri personaggi maggiori e minori in un viluppo che va al di là di ogni razionale plausibilità. Travolti dalla guerra, dalla rivoluzione, da arresti e deportazioni, dal crollo totale della struttura sociale e dispersi nello sterminato territorio della Russia, i personaggi sembrano pedine di un destino che gioca con loro a separarli e a ricongiungerli, ma ciò che si è appena ricomposto si scompone di nuovo e chi si è ritrovato torna a perdersi, nella magmatica folla di straccioni che popola le strade di Mosca oppure nella steppa siberiana immersa nella neve.
    E’ nota la storia del romanzo, della sua censura da parte del governo di Mosca e della sua pubblicazione in Italia per i tipi di Feltrinelli nel 1957, in aperto contrasto con il PCI. Pasternak fu espulso dal sindacato degli scrittori, costretto a rifiutare il premio Nobel e a vivere gli ultimi anni in miseria. D’altra parte la sua descrizione amara e assolutamente antimitologica della rivoluzione e dei suoi “eroi” era in completo contrasto con la retorica di regime. Pasternak non prova nessuna nostalgia per la Russia zarista ma non riesce a non vedere il massacro fra bianchi e rossi prima di tutto come un massacro, non riesce a giustificare il disfacimento della struttura sociale e culturale della “sua” Russia, non riesce a cantare di eroi là dove vede debolezze, miserie e crudeltà.
    Dimentichiamo quindi Julie Christie e “il tema di Lara” con le sue balalaike, dimentichiamo il ciuffo pettinatissimo di Omar Sharif e la sua camicia da Popoff: Il dottor Zivago è molto altro e molto di più. E’ anche, temo, un libro da tener lì un altro po’ di anni e poi da rileggere di nuovo.

    ha scritto il 

  • 0

    non me ne vogliano tutti coloro che apprezzano questo libro ma ,nel mio caso, proprio non ci siamo. Non è riuscito proprio a piacermi,ma forse non avrò ben colto la profondità della storia o dei personaggi. Magari lo riprenderò tra qualche anno,chissà.

    ha scritto il 

  • 0

    Indubbiamente un capolavoro della letteratura, fotografa con estrema precisione un momento storico, ha vinto il Nobel ma... proprio non ce l'ho fatta. Mi annoiava troppo. Un giorno lo riprenderò. Ma adesso non è proprio il momento.

    ha scritto il 

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