Il dottor Živago

La biblioteca di Repubblica - Novecento, 50

Di

Editore: Gruppo Editoriale L'Espresso

4.0
(3028)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 575 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Francese , Tedesco , Polacco , Chi semplificata , Olandese , Portoghese

Isbn-10: 8481305332 | Isbn-13: 9788481305333 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Pietro Zveteremich

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Paperback , Cofanetto , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

Ti piace Il dottor Živago?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Vietato dalla censura sovietica, Il dottor Živago, indiscutibile capolavoro della letteratura russa del Novecento, uscì per la prima volta proprio in Italia nel 1957, ottenendo immediatamente un successo mondiale talmente grande, che l'anno dopo al suo autore fu conferito il premio Nobel per la letteratura. Grande romanzo sulle generose illusioni e le gravi delusioni che possono legarsi a una rivoluzione e alle sue promesse di palingenesi, il libro è ben altro dal pamphlet anticomunista che credettero di scorgervi i censori: il suo alimento è una desolata, dolorosa filosofia della storia, che si sofferma sui bordi oscuri, sul tributo sempre altissimo di vittime che ogni forma di "progresso" trascina fatalmente con sé.
Jurij Živago, medico e poeta, tenta disperatamente di conservare la propria identità, il proprio giudizio, la propria capacità di amare nel turbine di eventi e di tragedie scatenato dalla Rivoluzione d'ottobre; cerca in ogni modo di spremere un po' di vita da ogni situazione, anche la più avversa, con cui gli capiti di confrontarsi; prova fiducioso ad abbandonarsi all'amore per Lara, a costruirsi una bolla di felicità in un mondo sordo e cieco. Ma infine dovrà arrendersi alla forza delle cose: Lara sparirà dalla sua esistenza, e lui tornerà dopo mille peripezie in una Mosca che non saprà più riconoscere, per morirvi povero e solo, grazie a un caritatevole attacco di cuore.
Di Živago non resteranno che le sue poesie, conservate dai suoi pochi amici, a testimonianza del valore di svelamento attribuito da Pasternàk alla letteratura: gramo svelamento all'individuo di un esiguo senso di sé e del proprio destino, invano dissimulato dalla meraviglia delle favole che si continuano, malinconicamente, ad inventare.
Ordina per
  • 0

    Nella Russia del primo quarto di secolo si dipana la struggente storia d'amore ed il viaggio continuo di ZIvago (ma anche di Lara) alla ricerca di se stesso e dello scopo al quale la vita lo ha destin ...continua

    Nella Russia del primo quarto di secolo si dipana la struggente storia d'amore ed il viaggio continuo di ZIvago (ma anche di Lara) alla ricerca di se stesso e dello scopo al quale la vita lo ha destinato.
    Attraverso i sussulti sociali della fine di un'epoca, attraverso la prima guerra mondiale, disastrosa per la Russia, con le speranze e delusioni della rivoluzione fino alle tragedie di una lunga quanto poco conosciuta guerra civile si snoda l'epopea di ZIvago. Uomo colto, sensibile, aperto verso le novità della storia ma con spirito critico (cosa non molto amata in quegli anni).
    ZIvago viaggia.
    Un viaggio fisico attraverso, più volte la Russia, alla lei cerca di pace e famiglia.
    Un viaggio dei sentimenti tra l'amore per Tonja (la moglie) e Marina (l'ultima compagna) ma soprattutto alla ricerca dell'amore per Lara. Lara: sognata per tutta la vita e con la quale vivrà una brevissima e intensa storia d'amore, quasi clandestina, che segnerà una ricerca di tutta la vita.
    Un viaggio attraverso la cultura. ZIvago è un medico con la passione della scrittura e alla fine della sua vita, tornato a Mosca, aiutato nuovamente da amici e dal fratellastro riprende a scrivere. Solo da morto si scoprirà quanto, pur circolando i suoi scritti in ambienti semi clandestini, egli sia apprezzato per le sue poesie, cronache o articoli di carattere scientifico.
    ZIvago è un uomo libero che riesce pur nella repressione dei primi anni della rivoluzione a non essere travolto né dal conformismo bolscevico né dalla reazione dei "bianchi". Rinuncia agli agi ai quali come medico potrebbe aspirare per, salvare la famiglia, amare Lara, scrivere.

    Pastenák non ci risparmia certo la grande tradizione naturalistica del romanzo russo. La Russia, la Siberia la Tajga, la natura in genale sono costantemente protagoniste del viaggio ma, come dice ZIvago il linguaggio che corrisponde allo spirito d'oggi è quello dell'urbanesimo.

    ha scritto il 

  • 5

    Un romanzo unico, questo di Pasternak in tutti i sensi ed impossibile da classificare, perché non si presta a nessuna etichettatura stereotipata. Potrebbe essere definito un romanzo corale, ma non lo ...continua

    Un romanzo unico, questo di Pasternak in tutti i sensi ed impossibile da classificare, perché non si presta a nessuna etichettatura stereotipata. Potrebbe essere definito un romanzo corale, ma non lo è. Tanti sono i personaggi che si incontrano, intorno al dottor Juri Zivago brulica una vita piena ed attiva. Quelli che all’inizio della vicenda sembrano esseri estranei, e le cui vicende ci sembrano un po’ prolisse e anche fastidiose, alla fine ci si accorgerà che hanno tutti una valenza importante per comprendere il carattere e gli eventi che coinvolgono il protagonista. Così come la vita di Lara che procede quasi parallela a Juri ma lontana e nello stesso tempo vicina nello spazio. Due vite che si muovono parallele, sfiorandosi per lungo tempo fino ad un abbraccio catartico.
    Juri trova in Lara la stessa sua purezza spirituale, quella purezza di sentimenti, quel richiamo costante alla bellezza pulita e onesta che nel mondo in scompiglio che lo circonda non trova.
    Ma la Storia è implacabile, lo insegue, lo circonda, lo rapisce, lo coinvolge. E’ una Storia per altro molto importante per la Russia ma vista dagli occhi del singolo, dell’uomo, del poeta; essa lo attira nel suo ingranaggio ma non riesce a penetrare fino in fondo alla sua coscienza. Nel momento in cui gli ideali rivoluzionari riveleranno la loro incapacità a capire i reali problemi del popolo, quando vorranno insinuarsi nelle coscienze dei singoli per modificarle e irrigidirle secondo metri precostituiti, Juri si distaccherà, cercando la propria indipendenza spirituale.
    Zivago è un uomo “libero”, ha una coscienza limpida, pura, perché in essa alberga l’amore verso il prossimo, verso la natura,verso l’umanità. Le vicende rivoluzionarie sono pesanti, disumane e le sofferenze incredibili ma non gli faranno dimenticare mai l’amore verso la famiglia e la società che lo circonda. Tutto intorno a queste vicende alberga poi una natura incredibile. La descrizione è così minuta e talmente vivida da coinvolgere ed incantare il lettore. Ti sembra di essere là, in quelle terre, in mezzo al ghiaccio, al freddo che modella quasi in modo incantato il paesaggio, gli alberi, i cespugli, le case. Veramente particolare e stupenda è la descrizione, per esempio, del canto dell’usignolo. Per Pasternak e quindi per il suo personaggio la contemplazione della natura, della luce che si rifrange o filtra attraverso il bosco, nel crepuscolo, penetra nell’animo e si trasforma in sentimento, in desiderio , e perché no, in sogno!!!
    E’ un romanzo completo, a tutto tondo che ben difficilmente si fa dimenticare!!

    ha scritto il 

  • 5

    L'Odissea di un uomo probo

    Un capolavoro della letteratura.
    Mirabile soprattutto la parte finale, dal ritorno a Jurjatin (capitolo intitolato "Di fronte alla casa con le statue") in poi, ove si trovano pagine di altissima lette ...continua

    Un capolavoro della letteratura.
    Mirabile soprattutto la parte finale, dal ritorno a Jurjatin (capitolo intitolato "Di fronte alla casa con le statue") in poi, ove si trovano pagine di altissima letteratura tragico-romantica.
    Non mancano i frammenti di riflessione filosofico-religiosa tipici dei romanzi russi, che però Pasternàk inserisce in maniera più disinvolta e, ce lo si lasci dire, fluida di quanto sia solito fare il buon Dostoevskij.
    Larisa Fedorovna resterà nella mia memoria, così come Strelnikov, ed è difficile trovare un maggior merito in un'opera letteraria.

    ha scritto il 

  • 3

    Un classico della rivoluzione e non dell'amore

    Quest'anno mi sono ripromesso di leggere (o rileggere) molti classici e ho colmato una grave lacuna leggendo per la prima volta un libro che avevo acquistato nel lontano 1994: il romanzo che è valso i ...continua

    Quest'anno mi sono ripromesso di leggere (o rileggere) molti classici e ho colmato una grave lacuna leggendo per la prima volta un libro che avevo acquistato nel lontano 1994: il romanzo che è valso il Nobel a Pasternak
    L'autore non è un narratore, né forse si riprometteva di esserlo (direi che è un poeta, essenzialmente) e il testo non è fluido, né Pasternak si preoccupa di dare allo sviluppo quella "sospensione" ("suspense") alla quale solitamente gli autori di lunghi romanzi ricorrono per catturare l'interesse del lettore.
    Direi che l'impianto del libro è naturalistico-sociale: tutti gli eventi descritti non sono il frutto di colpi di scena o di fatalità o di "effetti", ma sono l'espressione quasi ovvia, serena, pacata, dello scenario complesso, frammentario, "orizzontale" rappresentato.
    Anche la storia, meno centrale di quanto si immagini chi ha visto il film, tra Jurij e Lara, nasce quasi senza che lo scrittore ne dia contezza al lettore: è uno sviluppo naturale, è un evento inevitabile - che non porta con sé le stigmate della passione - scaturito dallo scenario naturale e sociale in cui i due protagonisti si muovono: le relazioni d'amore, le scelte, le rotture, gli abbandoni, sono guidati dagli eventi della rivoluzione: se di fato si deve parlare, si deve parlare di una sorta di fato "cosmico", di determinismo naturalistico, e non di libertà di scelta esistenziale.
    E' infatti, in definitiva, questo, un grande libro sulla negazione della libertà, negazione che tuttavia non preclude, ed anzi esalta, l'amore per la vita, per la natura.
    Pagine indimenticabili sono certamente quelle che descrivono la campagna degli Urali, le straordinarie rappresentazioni delle tratte ferroviarie (non scherzo, il vero protagonista del libro è il treno) e i colloqui tra Zivago e Lara.
    Merita di essere letto, ancorché non ci si debba attendere un'epopea romantica dell'amour passion

    ha scritto il 

  • 4

    Fischia il vento e soffia la bufera...

    Dietro le quinte:

    «Le idee non nascono per venire nascoste o soffocate sul nascere, ma per essere comunicate agli altri. »
    Così scriveva Pasternak in una delle lettere all'editore Feltrinelli. Un ca ...continua

    Dietro le quinte:

    «Le idee non nascono per venire nascoste o soffocate sul nascere, ma per essere comunicate agli altri. »
    Così scriveva Pasternak in una delle lettere all'editore Feltrinelli. Un carteggio che è il fulcro di una storia editoriale,prima, e politica, poi, che, a ragione, è stata definita un romanzo nel romanzo.
    Le autorità sovietiche minacciano l'autore e osteggiano in ogni modo l'uscita di un'opera considerata denigratoria. Giangiacomo Feltrinelli riesce, tuttavia, nell'intento ed il romanzo viene pubblicato in Italia il 23 novembre 1957.
    Nell'ottobre del 1958 gli viene assegnato il Nobel: è la goccia che fa traboccare il vaso. Costretto a rifiutare comincia ad essere perseguitato vivendo in uno stato di continuo assedio. La corrispondenza con Feltrinelli diventa sempre più singhiozzante creando equivoci e malintesi alla base di lunghe cause giudiziarie che si trascineranno ben oltre la sua morte. Un libro che fa gola a molti. Basti pensare che in Italia in solo anno ci furono 24 ristampe!!
    Solo l'autore non usufruirà dei guadagni: morirà in povertà il 30 maggio 1960.

    Si apre la scena. Juri, ovvero l'uomo che non si piega.

    E' un funerale quello che annuncia l'opera tragica. Una morte che è fine ma anche inizio poiché da subito in questo romanzo si respira l'aria di continui cambiamenti evoluzioni.
    La Storia di una nazione -dai tumulti del 1905 e la nascita dei soviet alla grande rivoluzione e guerra civile del 1917, la fase di transizione e l'assestamento della dittatura proletaria- tiene e contiene la storia del medico moscovita Juri attorno cui ruotano destini che inconsapevoli si sfiorano.
    La rivoluzione è scoppiata quasi suo malgrado, come un sospiro troppo a lungo trattenuto. Ognuno si è rianimato, è rinato; dappertutto trasformazioni, rivolgimenti. Si potrebbe dire che in ciascuno sono avvenute due rivoluzioni: una propria, individuale, e l’altra generale.
    Juri è l'occhio che osserva i capovolgimenti politici e sociali ma colpisce da subito la particolare attenzione che è data alla Natura:nella sua forma, nella sua consistenza e, anch'essa, nei suoi tumultuosi cambiamenti. E' una Natura antropomorfa , palpitante, viva e partecipe di emozioni e sentimenti. A tutti gli effetti una protagonista importante che rappresenta colei in cui si può avere fiducia perchè, se è vero che anche la Natura sconvolge con i suoi turbamenti meteorologici o con l'asperità del suo paesaggio, essa, tuttavia, segue delle regole già scritte. E' dell'uomo, invece che non ci si può fidare: infido, vigliacco e traditore. Juri nota da subito come la rivoluzione abbia trasformato i vecchi amici ed il popolo tutto. Fondamentale la gente comincia ad abbandonare la propria individualità , il proprio pensiero per aderire ad un'ideologia di massa che scimmiotta se stessa (”Non conosco corrente che sia più chiusa in se stessa e più lontana dai fatti del marxismo.").

    "Solo nei libri mediocri gli uomini sono divisi in due campi e non vengono in contatto. Ma, nella realtà, tutto è così intrecciato! Che assoluta nullità si dev'essere per sostenere nella vita una parte sola, per occupare un posto solo nella società, per significare sempre la medesima cosa. "
    Tutto è già scritto. Tutto è inevitabile e non ci si può sottrarre al destino.
    La dittatura dei soviet disegna un paesaggio innaturale dove si risiede la diffidenza figlia del terrore; dove "I tempi davano ragione all'antico detto: homo homini lupus .

    La trasposizione cinematografica e il suo bisogno di manipolare i testi in nome del botteghino, ha erroneamente semplificato l'opera come la storia d'amore tra Juri e Lara.
    Certo che si amano ma è una passione particolare:
    "Anche più dell’affinità delle loro anime, li univa l’abisso che li divideva dal resto del mondo. Tutti e due provavano la stessa avversione per quanto è fatalmente tipico dell’uomo d’oggi, per la sua artificiosa esaltazione, per la sua enfasi chiassosa, per quella mortificante inerzia della fantasia che innumerevoli lavoratori dell’arte e della scienza si preoccupano di alimentare, perché la genialità resti un’eccezione.
    Il loro era un grande amore. Ma tutti amano senza accorgersi della straordinarietà del loro sentimento. Per loro invece, e in questo erano una rarità, gli istanti in cui, come un alito d’eternità, nella loro condannata esistenza umana sopravveniva il fremito della passione costituivano momenti di rivelazione e di un nuovo approfondimento di se stessi e della vita. "

    Ma anche questa è un'illusione. Mentre "fischia il vento e soffia la bufera" la strada diventa a senso unico. Ognuno deve procedere da sè nella nuova alba del proletariato e chi non sa o non vuole adeguarsi che resti ai margini e scompaia nel nulla.

    ha scritto il 

  • 4

    Sullo sfondo della tragedia

    Capisco quelli che si sono arresi dopo le prime 100 pagine perché effettivamente la storia appare subito un po' contorta e difficile da seguire anche a causa dei tanti nomi russi che cambiano in conti ...continua

    Capisco quelli che si sono arresi dopo le prime 100 pagine perché effettivamente la storia appare subito un po' contorta e difficile da seguire anche a causa dei tanti nomi russi che cambiano in continuazione (i personaggi hanno molti soprannomi sempre diversi....). Se si resiste il romanzo presenta molte sorprese, le storie via via si ricompongono e si intrecciano in modo interessante. Sullo sfondo della tragedia della guerra e delle rivoluzione russa seguiamo le vite dei protagonisti che si conoscono, si ritrovano, si ricordano e si riconoscono magari a distanza di anni. Tutto si intreccia e si rispecchia e prende un senso che magari all'inizio sembrava non avere. L'unica cosa davvero illeggibile sono le poesie che chiudono il romanzo (scritte da Zivago). No, quelle no, pietà! Consiglio, prima di leggerlo, di ripassarsi un minimo la storia della rivoluzione russa. Sarà poi più facile seguire il libro.

    ha scritto il 

  • 3

    Una visione unica, particolare, del racconto della rivoluzione russa e degli effetti devastanti sugli animi degli uomini che la subirono. Ho trovato tratti di passionalità descritta poeticamente, ma c ...continua

    Una visione unica, particolare, del racconto della rivoluzione russa e degli effetti devastanti sugli animi degli uomini che la subirono. Ho trovato tratti di passionalità descritta poeticamente, ma con forza quasi primitiva. L'incidere del racconto non è sempre semplice, anzi. Descrizioni frammentarie iniziali, impediscono al lettore di afferrare immediatamente l'intreccio narrativo. Il libro si conclude in un climax notevole, ma lascia qualcosa di incompiuto con riferimento alla storia tra Lara e Jurij, come se la Vita nella sua superiorità non si curasse dei dettagli delle singole anime. Una buona lettura, tutto sommato, che penso di poter consigliare, ma solo a chi ha avuto precedenti conoscenze della letteratura russa, a rischio di una difficile comprensione di quanto narrato da Pasternak.

    ha scritto il 

  • 4

    "Anche più dell'affinità delle loro anime, li univa l'abisso che li divideva dal resto del mondo."

    Il romanzo racconta di una Russia di inizio XX secolo, dilaniata da quegli accadimenti storici che la sconvolsero mutandone definitivamente il volto, focalizzandosi soprattutto sulla vicenda personale ...continua

    Il romanzo racconta di una Russia di inizio XX secolo, dilaniata da quegli accadimenti storici che la sconvolsero mutandone definitivamente il volto, focalizzandosi soprattutto sulla vicenda personale di Juri Zivago, un medico dotato di una sensibilità spiccata che lo distingue dalla massa e dal pensiero comune: "Nell'animo di Jura tutto era confuso e tumultuoso e le sue vedute, le sue abitudini, le sue inclinazioni avevano tutte una decisa originalità. Oltre misura impressionabile, aveva una sensibilità tutta particolare, indefinibile".
     
    Il romanzo pullula di una miriade di personaggi che, portati in vita con brevi ma abili pennellate, ci restituiscono in pieno le atmosfere di un mondo dilaniato da quegli eventi che più hanno segnato la storia dell'Europa del '900. Tanti gli episodi raccontati in questa narrazione dispersiva e a volte sfilacciata: si va dagli scontri in trincea durante la grande guerra, alla rivoluzione d'ottobre; si racconta della situazione di caos che sconvolse Mosca nel '17 per approdare alle efferate e sanguinose lotte tra rossi e bianchi nella sterminata e insidiosa taiga siberiana.

    Zivago è il muto spettatore di cotanti rivolgimenti storici, colui che attraverserà la Russia intera per trovare un angolo di felicità per lui e la sua famiglia.
    E dietro lo sguardo silente ma critico di Zivago si nasconde lo scrittore, Pasternak, il quale, attraverso questo mirabile romanzo, criticherà aspramente la piega presa da una rivoluzione caratterizzata da un'adesione meccanica e conformista al pensiero socialista che, appiattendosi su una rigidità ideologica, finirà col perdere il confronto vivo e genuino con la realtà stessa, evidenziando un'incapacità ad ascoltare i reali bisogni del popolo. Della rivoluzione Zivago accetta che essa sia l'inevitabile passo verso un progresso sociale, ma ne rifiuterà il volto totalizzante, quello che pretende di insinuarsi nell'animo umano con l'intento di modificarlo a suo piacimento, rivendicando di contro il diritto di ogni uomo a una libertà interiore, di pensiero e di spirito.
    L'autore sembra quasi dirci che il processo per approdare a una qualche verità, a un credo, non può fare a meno di un pensiero critico, autonomo e quindi concepito in totale solitudine: "oggi sono in voga circoli e associazioni di tutti i generi e ogni gregarismo è il rifugio della mediocrità, anche se si tratta di fedeltà a (...) Kant o a Marx. Solo gli isolati cercano la verità e rompono con chiunque non la ami abbastanza."

    E appunto Juri è l'intellettuale portatore d questo pensiero autonomo, colui che ricerca la verità attraverso la riflessione e il contatto con una spiritualità intima e profonda. Juri incarna la figura dell'intellettuale-poeta in grado di trovare la forza della verità non negli effimeri eventi della storia umana né in un'ideologia, bensì nella bellezza, nell'arte e nella natura, viste anche come realtà ove ripararsi per fuggire e trovare un intimo sollievo dalla brutalità della storia: "All'inizio della notte si destò per una confusa sensazione di felicità, così forte da svegliarlo. (...) Nella tenebra vitrea della notte bianca che avvolgeva la stazione c'era qualcosa di sottilmente intenso: segno che il luogo era vasto e aperto, a una certa altezza con un orizzonte libero ed ampio (...) Nelle vicinanze c'era però una cascata che dilatava i confini della notte bianca con un soffio di freschezza e libertà. Era lei che gli aveva ispirato nel sonno quella sensazione di felicità".
     
    Nonostante il romanzo si concentri sulla vivida rappresentazione della forza delle cose, sulla materialità delle privazioni e delle sofferenze patite dagli uomini di quel tempo, esso non manca di assumere, in alcuni punti, una piega intimistica ed esistenziale, ove prendono forma riflessioni sulla vita e la morte, delineando nel contempo, poco a poco, il legame sentimentale (fortissimo e delicato assieme) tra Juri e la bella Lara, percepita dal protagonista come un'anima a lui affine, l'unica in grado di avvertire all'unisono il richiamo di una bellezza pura e incontaminata: “ Per un istante a Lara si rivelava di nuovo il senso dell'esistenza. Era lì, sentiva, per cercar di capire la frenetica bellezza del mondo, per dare un nome alle cose e”. È lei stessa simbolo di purezza, incarnando una castità dell'animo che non può essere né svilita né scalfita dalla sporcizia del mondo.

    Juri e Lara sono due puri che, in virtù del loro modo d'essere, soccomberanno davanti al cinismo e alla tirannia della storia. E lo stesso varrà anche per il personaggio di Antipov/Strel'nikov, una sorta di doppio rovesciato di Juri. Pur facendo scelte di vita diverse da quelle del nostro dottore, egli aderirà alla causa socialista credendo sinceramente agli ideali di uguaglianza e riscatto alla base della rivoluzione: "I suoi pensieri erano di una chiarezza e d'un equilibrio estremi. Possedeva in misura rara purezza morale e senso della giustizia, era acceso dai più nobili sentimenti" (...) Strel'nikov che fin dalla fanciullezza aspirava alle cose più nobili ed elevate considerava la vita un'immensa arena, dove gli uomini, rispettando onestamente le regole, gareggiano nel raggiungere la perfezione.

    Insomma, questo romanzo, mediante la rappresentazione del tragico destino di Zivago, sembra quasi profetizzare la triste sorte che spetterà allo scrittore stesso, Pasternak, pensatore indipendente che pagherà a duro prezzo il fatto di non aver imbrigliato il suo mondo letterario nelle rigide maglie dell'ideologia socialista.

    ha scritto il 

  • 4

    Gruppo di lettura

    Tre stelle abbondanti per l'unico romanzo di Pasternak.
    Bellissimo e poetico, anche se di di non semplice lettura: è, in effetti, un po' dispersivo nel suo raccontare la Russia, i suoi splendidi paesa ...continua

    Tre stelle abbondanti per l'unico romanzo di Pasternak.
    Bellissimo e poetico, anche se di di non semplice lettura: è, in effetti, un po' dispersivo nel suo raccontare la Russia, i suoi splendidi paesaggi, la rivoluzione, l'amore di Lara e Zivago, il destino dei personaggi tutti. Questo confonde un po' le idee. Ecco, forse l'ambiguità comincia già dal titolo, visto che del dottor Zivago del titolo si racconta un po', ma nel calderone finisce anche molto altro.
    Splendidi passaggi sui paesaggi russi,
    Personalmente non lo reputo in linea con altri classici russi. Un buon romanzo, certo, un romanzo che si leggerà ancora da qui a cento anni. Ma un'altra cosa rispetto a Tolstoj e a Dostoevskij.

    Ho preso in antipatia Zivago e la sua mancanza di decisione e coerenza fin da subito.

    ha scritto il 

Ordina per
Ordina per