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Il dottor Zivago

La biblioteca di Repubblica - Novecento, 50

Di

Editore: Gruppo Editoriale L'Espresso

4.1
(2847)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 574 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Francese , Tedesco , Polacco , Chi semplificata , Olandese , Portoghese

Isbn-10: A000005754 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Pietro Zveteremich

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Paperback , Cofanetto , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
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  • 5

    Ho letto la prima volta Il dottor Zivago da adolescente, negli anni '70, nel volume della prima storica edizione Feltrinelli, quando ancora "il caso Pasternak" era attualissimo e se parlava eccome, e il Dottor Zivago era un vero e proprio caso letterario e soprattutto politico. Mi piacque mol ...continua

    Ho letto la prima volta Il dottor Zivago da adolescente, negli anni '70, nel volume della prima storica edizione Feltrinelli, quando ancora "il caso Pasternak" era attualissimo e se parlava eccome, e il Dottor Zivago era un vero e proprio caso letterario e soprattutto politico. Mi piacque molto ma, rileggendolo oggi --- dopo tanti anni e tanti altri libri letti nel frattempo --- mi sono resa conto che, allora, non avevo (non potevo avere) tutti gli strumenti adeguati per poterlo apprezzare (ed anche criticare) come merita.
    Non entro nel merito del romanzo, non mi addentro in una recensione. I livelli sono troppi, e non mi va di sintetizzare. Dico solo che -- nonostante abbia anche molti difetti --- Il Dottor Zivago è un grande libro.

    ha scritto il 

  • 5

    Uno dei migliori libri ch'io abbia mai letto, mi ha catturata o meglio ci sono letteralmente caduta dentro e ne sono riemersa cambiata,penso persino migliorata come persona. Consigliatissimo a tutti coloro che desiderano iniziare un viaggio meraviglioso alla scoperta delle profondità dell'animo u ...continua

    Uno dei migliori libri ch'io abbia mai letto, mi ha catturata o meglio ci sono letteralmente caduta dentro e ne sono riemersa cambiata,penso persino migliorata come persona. Consigliatissimo a tutti coloro che desiderano iniziare un viaggio meraviglioso alla scoperta delle profondità dell'animo umano.. la sua parte migliore

    ha scritto il 

  • 5

    E’ una rilettura. La prima volta fu più o meno all’epoca della maturità, quindi talmente tanti decenni fa che me ne era rimasta un’immagine del tutto vaga. Una cosa però ricordavo bene: che il libro mi aveva totalmente assorbito, al punto che in pochissimi giorni mi ero trovato a sorpresa alle ul ...continua

    E’ una rilettura. La prima volta fu più o meno all’epoca della maturità, quindi talmente tanti decenni fa che me ne era rimasta un’immagine del tutto vaga. Una cosa però ricordavo bene: che il libro mi aveva totalmente assorbito, al punto che in pochissimi giorni mi ero trovato a sorpresa alle ultime pagine. Ero stato così preso dalla fluviale vicenda da non essermi neppure accorto che stavo letteralmente divorando il volume, nella mia edizione non particolarmente ponderoso ma fittissimo nella stampa, con un corpo di caratteri più piccolo del consueto che oggi ha creato qualche problema ai miei occhi ormai definitivamente presbiti.
    La prova della rilettura a grande distanza di tempo ha in pieno riconfermato l’antica impressione, nonostante la mia resistenza di lettore si sia negli anni fisiologicamente indebolita. La prima raccomandazione che farei se dovessi consigliarlo è: dimenticare l’altro Zivago, l’azzimato Omar Sharif del leccatissimo polpettone hollywoodiano di David Lean, e la sua melensa storiella sentimentale nella quale la moglie mora (Geraldine Chaplin, Tonja) rivaleggia con l’amante bionda (Julie Christie, Lara), al suono di mille balalaike in uno stucchevole paesaggio di neve e girasoli, che sta alla Russia dipinta da Pasternak come la Venezia ricostruita a Las Vegas sta a quella vera.
    Il racconto di Pasternak fluisce maestoso come il Don e con lui si dipanano le vicende dei suoi personaggi, prima nella Russia degli zar e poi nel cataclisma della guerra mondiale e della rivoluzione. Mentre lo leggevo mi veniva da pensare a Suite Francese di Irene Némirovski, perché anche lì le storie di una folla di personaggi si inquadrano in una squassante tragedia collettiva, quella dell’invasione tedesca di Parigi. C’è però una differenza di fondo: se la Némirovski mostra come sono le “piccole” vicende dei singoli che scorrono più o meno parallele una all’altra a comporre il gigantesco mosaico della Storia che solo apparentemente è senza volti, Pasternak recupera la tradizione del grande romanzo e intreccia le traversie dei propri personaggi maggiori e minori in un viluppo che va al di là di ogni razionale plausibilità. Travolti dalla guerra, dalla rivoluzione, da arresti e deportazioni, dal crollo totale della struttura sociale e dispersi nello sterminato territorio della Russia, i personaggi sembrano pedine di un destino che gioca con loro a separarli e a ricongiungerli, ma ciò che si è appena ricomposto si scompone di nuovo e chi si è ritrovato torna a perdersi, nella magmatica folla di straccioni che popola le strade di Mosca oppure nella steppa siberiana immersa nella neve.
    E’ nota la storia del romanzo, della sua censura da parte del governo di Mosca e della sua pubblicazione in Italia per i tipi di Feltrinelli nel 1957, in aperto contrasto con il PCI. Pasternak fu espulso dal sindacato degli scrittori, costretto a rifiutare il premio Nobel e a vivere gli ultimi anni in miseria. D’altra parte la sua descrizione amara e assolutamente antimitologica della rivoluzione e dei suoi “eroi” era in completo contrasto con la retorica di regime. Pasternak non prova nessuna nostalgia per la Russia zarista ma non riesce a non vedere il massacro fra bianchi e rossi prima di tutto come un massacro, non riesce a giustificare il disfacimento della struttura sociale e culturale della “sua” Russia, non riesce a cantare di eroi là dove vede debolezze, miserie e crudeltà.
    Dimentichiamo quindi Julie Christie e “il tema di Lara” con le sue balalaike, dimentichiamo il ciuffo pettinatissimo di Omar Sharif e la sua camicia da Popoff: Il dottor Zivago è molto altro e molto di più. E’ anche, temo, un libro da tener lì un altro po’ di anni e poi da rileggere di nuovo.

    ha scritto il 

  • 0

    non me ne vogliano tutti coloro che apprezzano questo libro ma ,nel mio caso, proprio non ci siamo. Non è riuscito proprio a piacermi,ma forse non avrò ben colto la profondità della storia o dei personaggi. Magari lo riprenderò tra qualche anno,chissà.

    ha scritto il 

  • 0

    Indubbiamente un capolavoro della letteratura, fotografa con estrema precisione un momento storico, ha vinto il Nobel ma... proprio non ce l'ho fatta. Mi annoiava troppo. Un giorno lo riprenderò. Ma adesso non è proprio il momento.

    ha scritto il 

  • 5

    Sorprendente

    Un libro sorprendente. Está claro que no es una lectura fácil, de hecho la interrumpí a 200 páginas del final, pero es una novela que no te deja indiferente y no te ahorra cierta tristeza cuando termina.
    La primera impresión tras cerrar las tapas ha sido que me ha gustado, la segunda, que ...continua

    Un libro sorprendente. Está claro que no es una lectura fácil, de hecho la interrumpí a 200 páginas del final, pero es una novela que no te deja indiferente y no te ahorra cierta tristeza cuando termina.
    La primera impresión tras cerrar las tapas ha sido que me ha gustado, la segunda, que es un libro intenso porque la trama prácticamente se narra desde los sentimientos y percepciones de los protagonistas respecto de lo que les rodea más que siguiendo un hilo conductor.
    Atar todos los cabos referentes a los personajes es complicado ya que hay muchos y a algunos se les llama de varias formas distintas, sin embargo la psicología y la intimidad que el lector establece con los protagonistas le hace participar de su miseria y apatía. Una apatía generada por el verse irremediablemente arrastrado por los acontecimientos de la historia rusa de principios del XX, desde la caida de los zares hasta la segunda guerra mundial. Se trata de una historia que da poco pie a la alegria. De esta manera nos encontramos a Yuri Zhivago, un hombre extraordinario, arrastrado a vivir distintas vidas. De todas ellas, la vida con la malograda Lara es la que marca unl antes y un después en él, es la vida que de verdad desea por así decirlo. Este romance que comienza en un hospital de campaña se verá interrumpido y convertirá al protagonista en un extraño de la vida que había llevado hasta entonces, en un extraño para sí mismo, su mujer, su hijo y nunca recuperará la normalidad. A lo largo de su vida será un "juguete" de la historia de Rusia hasta que llegue a un patético desenlace para un hombre de tal calibre.
    Una de las cosas que más me ha gustado son los frescos que hace Pasternak en distintas escenas sobre los hombres y las mujeres rusas, en especial, esa imagen de los pasajeros del tren que atraviesa Siberia quitando con las palas la nieve que obstaculiza su viaje.
    Las descripciones de "paisajes", o mejor dicho, el "entorno" de las escenas resulta evocador, para nada tedioso; la fria nieve, la tierra y demás se convierten en protagonistas de la historia. Que fácil es viajar en el tiempo con menos de 10 euros.
    Ahora resulta increíble leer que Pasternak tuvo que renunciar al Premio Nobel por que la URSS le consideraba un advenedizo para el Régimen. Desde luego, alguien con semejante nivel de percepción de las cosas tiene un gran poder sobre la conciencia humana. El libro fué publicado por primera vez en Italia y la película de David Lean se estrenó 5 años después del fallecimiento del autor. Este 2014 algunos hemos descubierto que queremos saber más sobre Boris Pasternak.

    ha scritto il 

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