Il dottor Zivago

La biblioteca di Repubblica - Novecento, 50

Di

Editore: Gruppo Editoriale L'Espresso

4.0
(3125)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 574 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Francese , Tedesco , Polacco , Chi semplificata , Olandese , Portoghese , Russo

Isbn-10: A000005754 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Pietro Zveteremich

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Paperback , Cofanetto , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
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  • 3

    Cosa mi aspettavo?

    Sono in ambasce.
    Un'altra lettura oggetto di culto che mi lascia tiepida se non addirittura delusa.

    Il dottor Zivago non è un romanzo d'amore, come ci si potrebbe aspettare dalla visione del famosissi ...continua

    Sono in ambasce.
    Un'altra lettura oggetto di culto che mi lascia tiepida se non addirittura delusa.

    Il dottor Zivago non è un romanzo d'amore, come ci si potrebbe aspettare dalla visione del famosissimo film, non è un pamphlet politico, come ci si potrebbe aspettare leggendo la travagliata vicenda che ha portato alla sua pubblicazione, non è un romanzo "tramoso" intendendo per "tramoso" un romanzo in cui l'intreccio rappresenta il contesto di maggior rilievo.

    Il dottor Zivago è inizialmente un romanzo corale, la cui lettura mi è risultata molto faticosa per tutta la prima parte. I tanti, troppi personaggi e comparsate, citati coi mille nomi russi ne hanno reso la lettura un percorso ad ostacoli.
    [Sarò bovinamente e orrendamente logica, ma chiamare lo stesso personaggio nello stesso modo per tutto il corso della narrazione, avrebbe sicuramente aiutato non poco. Peraltro con Dostoevskij la problematica della nomenclatura russa non l'ho mai avvertita con tanta pesantezza].

    Il protagonista è l'uomo, l'intellettuale davanti alla storia. L'uomo che non sposa una idea politica, ma preferisce mantenere la propria individualità di pensiero, non necessariamente in quanto idea politica, ma quanto idea di un individuo pensante. Commovente, per me, la necessità di Zivago di scrivere, di fissare le idee forse anche solo per poterle elaborare. Notevole la pagina in cui espone la sua idea 'naturalistica' di resurrezione. Così come veramente liriche e mirabili le molte pagine in cui la protagonista è la natura, la neve, il vento, la bufera, l'aria, la Russia... e le tante sequenze dedicate al treno.
    Terribili e davvero potenti alcune immagini legate alla guerra civile [l'uomo ucciso sulla botte ridendo, il partigiano con gamba e braccio amputato che striscia fino al campo dei compagni a testimoniare la cruenza della controparte...]

    Ma. Lo sviluppo della trama è davvero improbabile. Le coincidenze che fanno intersecare le vite dei protagonisti, dire che sono al limite della credibilità, è dir poco.
    Per non parlare poi dell'ecatombe finale. Manca direi quasi completamente di architettura o di impalcatura. E questo credo che non sia difetto da poco in un romanzo così lungo. Sicuramente Pasternak era poeta non romanziere e il Dottor Zivago ben lo documenta.

    Che cosa mi aspettavo? È sicuramente un romanzo importante, per la testimonianza di cosa sia effettivamente stata la rivoluzione d'ottobre, per le vicende che ne hanno accompagnato pubblicazione e conseguente assegnazione del Nobel, per la liricita' di scrittura di alcuni contesti, ma mi sarei aspettata un romanzo un po' più organico, un romanzo in cui affondare il naso con la voglia di continuare a leggere, voglia che purtroppo mi ha preso solo a tratti.

    ha scritto il 

  • 5

    Per essere un romanzone russo, il Dottor Zivago è strano. Non procede linearmente, con accumulazione di dettagli, come nella migliore tradizione tolstojana; piuttosto va a ellissi, a scatti, e la magg ...continua

    Per essere un romanzone russo, il Dottor Zivago è strano. Non procede linearmente, con accumulazione di dettagli, come nella migliore tradizione tolstojana; piuttosto va a ellissi, a scatti, e la maggioranza del plot avviene più negli spazi bianchi lasciati dalle ellissi che nella narrazione (soprattutto per i primi tre quarti del libro). Le scene raccontate non fanno avanzare il plot ma sono, appunto, scene, messe in scene, discussioni, conversazioni e considerazioni. All'inizio veniamo assaliti da una marea di personaggi, ognuno con il suo bravo nome, cognome e patronimico, e spesso con la sua biografia, e ci vuole un po' soltanto per districarsi tra l'eccesso di informazioni e ricostruire la rete di rapporti (talora complicati) tra i personaggi; cosa non aiutata dal fatto che svariati personaggi sono conosciuti con più nomi e soprannomi. Poi, man mano che il romanzo avanza (ma comunque superata ampiamente la metà), questi personaggi svaniscono, e l'attenzione si concentra sempre più sul solo Zivago e su pochi altri personaggi che lo circondano; come se dall'universale fossimo finiti nel particolare. E in ogni caso i personaggi non sono il punto forte del libro, anche se alcuni sono memorabili: ma non è un romanzo guidato dai personaggi, la storia potrebbe praticamente andare avanti senza Zivago, Lara e gli altri. Non è un romanzo di plot e personaggi, probabilmente perché non è il romanzo di un romanziere: è il romanzo di un poeta, ed è un romanzo di scrittura più che di intreccio e psicologie. E che scrittura! Ho sottolineato troppe frasi per riportarle qui senza che sembrino una lista senza fine, ma lo stile, le immagini, le metafore vive e originali, tutto è scintillante anche nella traduzione italiana, quindi non oso immaginare in russo (posso solo farmi l'idea che sia anche molto musicale.) La bellezza della scrittura sostiene tutto il resto e fa superare le ellissi, la sostanziale debolezza del famoso amore tra Zivago e Lara (che ho trovato alquanto sciapo), la smaterializzazione dei personaggi. Come si dice alla fine, protagonista del libro è molto di più Mosca (ma io direi la Russia stessa) che non Zivago; Zivago è un pretesto per raccontare il resto, la vita, le impressioni, gli effetti della rivoluzione sui vari strati sociali. Alla fine, sono proprio le ellissi a far restare in rilievo i personaggi che compaiono di meno: Dudorov e Nadja allo stagno, all'inizio; il misteriosissimo fratellastro di Zivago, Evgràf, che compare quale deus ex machina in più di un'occasione; la sfortunata moglie di Zivago, Tonja, che viene estromessa dal racconto; la lavandaia Tanja; e vari rivoluzionari che attraversano la scena e poi scompaiono come un lampo.

    ha scritto il 

  • 3

    Un classico che desideravo leggere da molto e di cui ho sempre sentito parlare, ho deciso di affrontarne la lettura durante le vacanze natalizie con la sfida di finirlo al più presto, e cioè prima di ...continua

    Un classico che desideravo leggere da molto e di cui ho sempre sentito parlare, ho deciso di affrontarne la lettura durante le vacanze natalizie con la sfida di finirlo al più presto, e cioè prima di tornare a lavorare. L'ho infatti terminato in una settimana circa, nonostante le sue 500 e rotte pagine. E' indubbiamente un bel mattone, ma offre temi di tutti i generi, adatti a tutti i lettori: dramma familiare, vicende storiche, amore, avventura. Lo stile è quello tipico degli scrittori russi, parecchio pesante, ma si legge abbastanza scorrevolmente, soprattutto nella seconda parte. Sarebbe però consigliato conoscere un po' la storia della rivoluzione russa, in quanto la trama si svolge in quell'epoca storica e da come viene descritta pare che l'autore deduca che chi legge conosca molto bene gli avvenimenti che fanno da sfondo alla trama; cosa molto probabile nel caso del pubblico russo, ma non così scontato per i lettori stranieri. Ammetto la mia ignoranza e conoscendo la storia della Russia a grandissime linee ho dovuto andare su Wikipedia per farmi un'idea di come si fosse svolta la rivoluzione d'ottobre e la conseguente guerra civile russa che fa da sfondo al romanzo.
    Sicuramente non è un libro da leggere quando si ha poco tempo, da principio si fa un po' di difficoltà a entrare nel vivo della storia, i personaggi sono tanti e inizialmente difficilmente distinguibili in quanto, oltre al nome e al patronimico, l'autore affibia a quasi tutti un diminutivo, a volte anche più di uno, il che rende difficoltoso capire sempre di quale personaggio si stia parlando. Parecchie sono anche le vicende dei vari personaggi che si svolgono parallelamente, ma che poi a un certo punto del romanzo si uniscono e rendono più facile seguire il filo del discorso. Insomma, non certo una lettura leggera, ma la trama è davvero avvincente, seppur drammatica, ed è indubbiamente un classico della lettura russa che va letto una volta nella vita, sono contenta di averlo fatto!

    ha scritto il 

  • 5

    La tormentata storia d'amore e le vicende familiari di un medico offrono uno spunto memorabile per raccontare la rivoluzione russa in un romanzo imprescindibile, complesso, estremamente ricco ed emozi ...continua

    La tormentata storia d'amore e le vicende familiari di un medico offrono uno spunto memorabile per raccontare la rivoluzione russa in un romanzo imprescindibile, complesso, estremamente ricco ed emozionante

    ha scritto il 

  • 4

    L'amore, gli affetti, la dignità, l'orgoglio

    Il romanzo è stato pubblicato per la prima volta proprio in Italia, nel 1957 da Feltrinelli, a causa degli ostacoli che ha incontrato col regime sovietico. E leggendo il libro è facile capire perché: ...continua

    Il romanzo è stato pubblicato per la prima volta proprio in Italia, nel 1957 da Feltrinelli, a causa degli ostacoli che ha incontrato col regime sovietico. E leggendo il libro è facile capire perché: è uno di quei romanzi che ha il merito di entrare dentro la Storia e di raccontarla dal punto di vista della gente comune. Per Pasternak la rivoluzione russa è stata soprattutto miseria, distruzione, sfiducia, assenza di futuro. E' un romanzo molto russo, nel senso che si tratta di un intellettuale e di uno storico che entra nel solco della tradizione popolare, che a sua volta guida tutto il racconto. Forse è un testo che noi italiani non potremo mai capire fino in fondo, ma sono orgoglioso del fatto che sia stata una nostra casa editrice a pubblicarlo in anteprima mondiale.
    E' un racconto anche molto nobile, ispirato dai più grandi sentimenti: alla fine sono l'amore e l'affetto, l'orgoglio e la dignità a guidare le persone, a permetter loro di non arrendersi mai.
    Poco importa allora dei toni amorosi un po' troppo enfatici che Jurij Živago esprime nei confronto di Lara, con uno spirito da romanzo ancora ottocentesco. E poco importa dal punto di vista morale l'aver condiviso il percorso di vita con tre donne diverse, anche perché non viene mai fatto dal punto di vista esclusivamente carnale. Un passo necessario.

    ha scritto il 

  • 5

    E' un romanzo bellissimo, assolutamente
    rispondente alla consolidata tradizione russa de grandi romanzi storici, sociali e intimista di Gogol, Tolstoj e Dostoevskij, solo per citare alcuni dei grandi ...continua

    E' un romanzo bellissimo, assolutamente
    rispondente alla consolidata tradizione russa de grandi romanzi storici, sociali e intimista di Gogol, Tolstoj e Dostoevskij, solo per citare alcuni dei grandi romanzieri russi. Le vicende storiche, i fermenti prerivoluzionari e le fibrillazioni sociali e intellettuali sono raccontati in modo vivissimo e corale, insieme allevicissitudini private dei protagonisti le quali si intersecano armoniosamente con i fatti della storia.

    ha scritto il 

  • 2

    Only the brave

    Giudizio severo ma non penso che il mio giudizio importi molto in questo mare di pareri positivi. Sono gelosa di chi l'ha amato perché era quello che pensavo sarebbe successo anche a me ...continua

    Only the brave

    Giudizio severo ma non penso che il mio giudizio importi molto in questo mare di pareri positivi. Sono gelosa di chi l'ha amato perché era quello che pensavo sarebbe successo anche a me, invece ho avuto una difficoltà assurda e ammiro chi è riuscito a portare a termine la lettura senza vacillare, perché io sono stata anche tentata di mollarlo.

    La cosa strana è che ho visto il film capolavoro varie volte e pensavo che essendomi piaciuto il film sarebbe stato lo stesso con il romanzo. È stata invece una delle poche volte in cui mi è capitato di preferire il film a un romanzo.
    Il motivo della mia valutazione è molto semplice: mi sono annoiata. Cosa strana se si pensa che conoscevo la storia e quindi sarei dovuta riuscire nell'intento di seguirla meglio.
    Boris Pasternak riesce sicuramente a creare delle immagini splendide, certe scene mi sono rimaste impresse (complice anche la visione del film) - come il viaggio in treno di Zivago con la famiglia -, ma il mio problema è stato tenere alta l'attenzione durante il racconto. Soprattutto nella prima metà, non c'è una narrazione fluida. Si passa da un personaggio all'altro - di molti di questi non si capirà il perché dell'inserimento ai fini della storia fino alla fine -, da una scena all'altra. Un modo di narrare che non amo particolarmente e che mi fa perdere l'attenzione.
    Romanzi in cui bisogna ricollegare i pezzi ne ho letto, ma il problema con Il Dottor Zivago è stato che alla fine io non sono stata in grado di mettere in ordine questi pezzi.

    Anche in questo caso si tratta di un'opera non interamente dedicata al protagonista che presta il nome al titolo. Vari personaggi affollano il romanzo, ma la mia (poca) attenzione veniva richiamata solamente dai due protagnisti, Lara e Jurij. Sono due personaggi che si discostano dai soliti canoni, non eroi o eroine pieni di pregi, ma esseri umani che sbagliano. Ciò che ho sempre percepito - anche nella visione del film - è l'eternità del loro amore, nonostante loro amassero anche altre persone. Non c'è mai il sentore che Zivago non ami Tonia o che Lara si sia dimenticata di Antipov.
    Mi dispiace non essere riuscita a godermi la narrazione, perché conoscendo la storia sapevo quello che mi stavo perdendo. C'è da dire che è solo il secondo classico russo che leggo - il primo è stato Anna Karenina e anche lì, pur avendolo amato, ho avuto delle difficoltà - e forse non sono ancora abituata a questa letteratura. Non lo consiglierei per iniziare a entrare in questo mondo. Io preferirei comunque Tolstòj con le sue descrizioni di pratiche agricole e di politica.

    Se non altro sono contenta di averlo letto perché è stato un libro bandito dalla Russia per anni, per le tribolazioni di Boris Pasternak che ha comunque vinto un premio Nobel per la letteratura ma è stato costretto a rifiutarlo, per il fatto che da questo romanzo nasce un film che ho amato tantissimo.

    ha scritto il 

  • 5

    Intenso

    Mi sono avvicinata al libro in quanto amo alla follia la trasposizione cinematografica degli anni 60 con Omar Sharif e Julie Christie. Immaginavo un romanzo denso, storico, ma non pensavo fosse così i ...continua

    Mi sono avvicinata al libro in quanto amo alla follia la trasposizione cinematografica degli anni 60 con Omar Sharif e Julie Christie. Immaginavo un romanzo denso, storico, ma non pensavo fosse così intenso e poetico. I due piani del romanzo, il racconto della vita di zivago e la storia della Russia, sono perfettamente amalgati, non si intravedono i confini tra l'uno e l'altro. Da tenere sempre con sé.

    ha scritto il 

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