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Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero sé

Riscrittura e continuazione

Di

Editore: Bollati Boringhieri

4.2
(228)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 124 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Francese , Spagnolo

Isbn-10: 883391786X | Isbn-13: 9788833917863 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: M. A. Massimello

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Family, Sex & Relationships , Non-fiction , Social Science

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Descrizione del libro
A quale prezzo psicologico si ottiene un "bravo bambino"? Di quali sottiliviolenze è capace l'amore materno? Il dramma del bambino dotato ha origine,per l'autrice, nella sua capacità di cogliere i bisogni inconsci dei genitorie di adattarvisi, mettendo a tacere i suoi sentimenti più spontanei cherisultano inaccettabili ai grandi. In tal modo risulta soffocato lo sviluppodella personalità più autentica e il bambino soffrirà di insicurezza affettivae di una sorta di impoverimento psichico. Da adulto sarà depresso, oppure sinasconderà dietro una facciata di grandiosità maniacale. Numerosissimi esempidocumentano la sofferenza inespressa di questi bambini e le difficoltà deigenitori, incapaci di essere disponibili verso i figli.
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  • 3

    Sì, nonono e no

    Molti dei punti che la Miller affronta hanno un certo senso.
    Ma fino a un certo punto.
    Se dovessi crederci in toto dovrei pensare che tutta l'umanità è fatta da psicopatici nascosti, visto che un genitore NON PUO' fisiologicamente essere perfetto. Farà sempre un qualche errore derivat ...continua

    Molti dei punti che la Miller affronta hanno un certo senso.
    Ma fino a un certo punto.
    Se dovessi crederci in toto dovrei pensare che tutta l'umanità è fatta da psicopatici nascosti, visto che un genitore NON PUO' fisiologicamente essere perfetto. Farà sempre un qualche errore derivato dal fatto che ogni persona ha un proprio passato e delle nevrosi personali irrisolte. Non siamo nati per essere monaci zen (anche se ci proviamo). E i monaci zen, che io sappia, non bombano e non hanno figli.

    Inoltre, mi fanno storcere sempre il naso le teorie che offrono profonde, sentite disquisizioni sulla causa di un eventuale problema, una denuncia durissima su una questione annosa, ma che poi bypassano leggiadramente una eventuale risposta risolutiva a questi suddetti problemi.

    A me sembra quasi che persone che tirano fuori teorie del genere (studiosi o luminari che siano) siano in primis volte a vomitare fuori i loro, di fantasmi, a denunciare gli abusi da loro subiti, anziché trattare scientificamente una questione per il bene dell'umanità. Sennò perché tutta questa rabbia e indignazione? (Nel libro stesso la Miller allude un paio di volte agli abusi emotivi subiti quando era bambina).

    [...recensione in ri-elaborazione...]

    Insomma, sono perplessa, più confusa di prima, un po' sfiduciata. Ma sono sicura servirà pure questo.

    ha scritto il 

  • 3

    Le relazioni pericolose.

    Al mio psicoterapeuta Alice Miller non piace molto.
    In effetti non è piaciuta granché nemmeno a me, anche se devo riconoscere di aver letto questo testo in cerca di risposte che, probabilmente, sarebbe stato più facile trovare se lo avessi avvicinato da madre piuttosto che da figlia.
    ...continua

    Al mio psicoterapeuta Alice Miller non piace molto.
    In effetti non è piaciuta granché nemmeno a me, anche se devo riconoscere di aver letto questo testo in cerca di risposte che, probabilmente, sarebbe stato più facile trovare se lo avessi avvicinato da madre piuttosto che da figlia.
    Quello su cui siamo d'accordo, il mio psicoterapeuta e io, è anche il fatto che la psicoanalista Miller, al di là dei casi limite raccontati e riconoscibili da chiunque anche fra noi profani, tende a colpevolizzare tout court l'esemplare genitore (tendenza che, in ogni caso, ponendosi in senso nettamente antitetico alla psicoanalisi, che tradizionalmente incolpa il bambino per assolvere i genitori, l'ha portata nel 1988 ad allontanarsi dalla Società Internazionale di Psicoanalisi), non tenendo praticamente conto dell'alto indice di fallibilità dell'essere umano, genitore incluso: insomma, il genitore perfetto non credo sia di questo mondo, Svizzera compresa.
    A tale proposito, superata o meno che sia, mi piace sempre ricordare una frase attribuita a Sigmund Freud che, scritta da mia madre, campeggiava in cucina sulla lavagnetta di famiglia (lavagnetta che non è mai servita a null'altro, ma che per anni ha riportato, incancellata, quella frase e i successivi commenti di noi quattro figli): «Qualunque cosa un genitore dica o faccia comunque sbaglia».

    ha scritto il 

  • 5

    Il disprezzo per il più piccolo e il più debole costituisce quindi la migliore difesa contro l'emergere dei propri sentimenti d'impotenza; è l'espressione della debolezza scissa. Il forte che conosce la propria debolezza perché l'ha vissuta, non ha bisogno di esibire la propria forza col dispr ...continua

    Il disprezzo per il più piccolo e il più debole costituisce quindi la migliore difesa contro l'emergere dei propri sentimenti d'impotenza; è l'espressione della debolezza scissa. Il forte che conosce la propria debolezza perché l'ha vissuta, non ha bisogno di esibire la propria forza col disprezzo.

    ha scritto il 

  • 5

    Cosa capita dal punto di vista neurobiologico ai bambini che non hanno avuto la possibilità di sviluppare la loro vita emotiva? Non si parla di bambini in stato di evidente abbandono ma di piccoli che possono avere anche un'infanzia apparentemente felice. Bimbi che già a un anno sapevano stare se ...continua

    Cosa capita dal punto di vista neurobiologico ai bambini che non hanno avuto la possibilità di sviluppare la loro vita emotiva? Non si parla di bambini in stato di evidente abbandono ma di piccoli che possono avere anche un'infanzia apparentemente felice. Bimbi che già a un anno sapevano stare senza pannolino, che hanno imparato presto ad accudire i propri fratellini, che hanno bisogno di far vedere quanto sono bravi altrimenti pensano di non essere amati. Ma attenzione, non è un manuale per genitori, ma per ritrovare il bambino che c'era in noi, che poi è l'unico modo per essere dei genitori abbastanza buoni. Costa molto rivivere le proprie e questo libro a volte sembra un pugno in uno stomaco, ma è efficace e unico, ancora dopo tanti anni.

    ha scritto il 

  • 3

    Citare le fonti...

    Citare le fonti è un obbligo deontologico per gli psicologi di ogni orientamento, psicoanalisti compresi, ma evidentemente ad Alice Miller sfugge. Ho letto questo libro da ignorante in materia, e l'ho trovato fantastico, pieno di spunti e con una grande profondità di riflessione. Adesso che, per ...continua

    Citare le fonti è un obbligo deontologico per gli psicologi di ogni orientamento, psicoanalisti compresi, ma evidentemente ad Alice Miller sfugge. Ho letto questo libro da ignorante in materia, e l'ho trovato fantastico, pieno di spunti e con una grande profondità di riflessione. Adesso che, per mio diletto, mi sono iscritto a psicologia e ho appena dato l'esame di Psicologia Dinamica, sono molto arrabbiato! Ma come, citi a piene mani i grandi della psicoanalisi, da Bowlby a, soprattutto, Winnicott e non li citi neanche in nota o, che ne so, in un angolino, tra le righe... male, Alice, male. E, soprattutto, peccato!

    ha scritto il 

  • 2

    Perplessità

    Solitamente non recensisco libri "tecnici": non mi piace farlo, non mi interessa nemmeno probabilmente.
    Ma su questo libro mi sento di dire la mia, forse perchè speravo fosse più tecnico e meno divulgativo.
    All'inizio ho molto apprezzato i capitoli cortissimi, scritti in un linguaggio ...continua

    Solitamente non recensisco libri "tecnici": non mi piace farlo, non mi interessa nemmeno probabilmente.
    Ma su questo libro mi sento di dire la mia, forse perchè speravo fosse più tecnico e meno divulgativo.
    All'inizio ho molto apprezzato i capitoli cortissimi, scritti in un linguaggio veloce, schietto, privo di tecnicismi. Ma alla lunga mi sono domandata cosa sia, se non una raccolta di pensieri ridondanti.
    Ho capito che i bambini non vanno picchiati per nessuna ragione, altrimenti ci ritroviamo in una società di psicopatici che creeranno una politica nazionalsocialista. Ma cosa me ne frega a me? A parte che non trovo il collegamento botte nell'infanzia-nascita delle dittature così scontato e lineare, poi credo che non sia compito della psicoanalisi parlarne. Per lo meno non in un testo che si propone di parlare della nascita del Falso Sè e di bambini dotati.
    Il libro batte tutto sul tasto del dover conoscere la propria infanzia, che - secondo la Miller - è stata per forza piena di dolore e delusione da parte dei genitori, solo che non ce lo ricordiamo per una forma di difesa.
    Per carità, grandissima verità in determinate condizioni. Ma non penso che l'intera umanità viva con ricordi falsati della propria infanzia, o che abbia avuto genitori così poco empatici da bloccare il proprio sviluppo emotivo.
    A fronte poi della ricerca un pò ossessiva di una verità infantile (che rispecchia, evidentemente e viene anche ammesso, il trauma di un'infanzia violenta vissuta dalla Miller), il libro tradisce il titolo: non si parla di bambini dotati.
    Io leggo solo di bambini picchiati, umiliati, non ascoltati, precocemente adultizzati. Ma dove sono allora i bambini veramente dotati? Quelli un pò genietti? Chi parla di loro? Non certo questo libro. Quanto meno li liquida come oggetti di supporto ai genitori, e siamo d'accordo. Bambini prigionieri del dover sempre essere perfetti, pena la perdita (o il timore della) dell'amore dei genitori.
    Ok. E dopo? Chi me lo dice cosa succede dopo? Pensavo me lo avrebbe svelato questo libro, invece non so, non mi ha detto poi molto di più di quello che già sapevo.

    PS: la Miller con orgoglio dichiara -nonostante abbia esercitato per 20 anni la professione, come ella stessa ci tiene a precisare - di essersi allontanata con non poca polemica dal movimento psicoanalitico, accusato di incolpare i bambini e assolvere i genitori nel caso di turbe.
    Ma in realtà, mi viene da dire, il pensiero di Freud andava nella direzione opposta. Per quello che posso aver capito io, che non è 20 anni che esercito. Non penso e non mi è mai sembrato che la psicoanalisi fosse dalla parte dei genitori, anzi. Mi sembra abbia fatto - spesso con gran torto - la stessa operazione della Miller che incolpa i genitori. E allora mi domando, che credibilità posso dare ad un'autrice che sputa nel piatto in cui ha mangiato, adottando poi le stesse argomentazioni del movimento da cui dice di essersi allontanata?

    E dire che io manco voglio farla la psicoanalista. Ma se si vuole parlare di verità, si deve essere sinceri. Ecco.

    ha scritto il 

  • 5

    Must be ready before approaching this book

    Too painful analysis and sharp insight for model children who had to parent narcissistic parents.


    However, once readers get through the initial shock of discovering the real reasons to their unhappiness in life, and gradually accept that their loved ones may just be faulty human beings who ...continua

    Too painful analysis and sharp insight for model children who had to parent narcissistic parents.

    However, once readers get through the initial shock of discovering the real reasons to their unhappiness in life, and gradually accept that their loved ones may just be faulty human beings who manipulate to satisfy their own needs, this book is very revealing and helps explain a lot about human nature.

    I have, previously, rarely thought it possible for social science books to offer any profound wisdom other than superficial explanations of life. This book is quite unlike the ones I have read in the past.

    Definitely a life changer.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro che tutti dovremmo leggere

    L'ho letto interrompendolo più volte perché, coi lacrimoni agli occhi, mi rendevo spesso conto di quanto questo libro parlasse di me. E leggendo i commenti vedo che non sono l'unica. Parla di tutti noi bambini che abbiamo, in qualche modo, subito abusi e umiliazioni da parte di genitori non consa ...continua

    L'ho letto interrompendolo più volte perché, coi lacrimoni agli occhi, mi rendevo spesso conto di quanto questo libro parlasse di me. E leggendo i commenti vedo che non sono l'unica. Parla di tutti noi bambini che abbiamo, in qualche modo, subito abusi e umiliazioni da parte di genitori non consapevoli, vittime a loro volta di abusi da parte dei loro genitori. Secondo Alice Miller questa spirale genera una società perversa, la nostra, dalla quale possiamo rinsavire solo grazie alla consapevolezza.
    Illuminante e devastante.

    ha scritto il 

  • 3

    Ripetitivo e poco lineare

    La teoria di fondo della Miller é tanto radicale quanto interessante : i traumi e le violenze subiti nell'infanzia ad opera dei genitori assicurano il perpetuarsi degli stessi tramite la coazione a ripetere quando il lattante diventerá un adulto. Ciò ha implicazioni intrapersonali, interpersonali ...continua

    La teoria di fondo della Miller é tanto radicale quanto interessante : i traumi e le violenze subiti nell'infanzia ad opera dei genitori assicurano il perpetuarsi degli stessi tramite la coazione a ripetere quando il lattante diventerá un adulto. Ciò ha implicazioni intrapersonali, interpersonali, sociali e storiche.
    L'esposizione, tuttavia, è carente di verve e progressione logica. Peccato.

    ha scritto il 

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