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Il fabbricante di eco

Di

Editore: Mondadori

3.6
(257)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 574 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Francese , Spagnolo , Olandese

Isbn-10: 8804589434 | Isbn-13: 9788804589433 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Karin Schluter non avrebbe mai pensato di fare ritorno così precipitosamente nel Nebraska nudo e severo della sua infanzia. Ad attenderla, la migrazione annuale delle gru lungo le sponde del fiume Piatte e un fratello immerso nella buia notte del coma. Il giovane e inoffensivo Mark è infatti rimasto vittima di un tragico quanto inspiegabile incidente automobilistico e spetterà a Karin il compito di accompagnarlo lungo la strada di un recupero irto di difficoltà. Quando si risveglia, infatti, Mark soffre di una rara forma di dissociazione neurologica che gli impedisce di collegare volti e luoghi della memoria agli affetti e alle emozioni. La vicenda complessa e commovente di un legame familiare che deve ritrovare un linguaggio e un terreno comuni si intreccia a una serie di inquietanti eventi che sembrano legare l'incidente a un minaccioso sfondo di segreti. Richard Powers scioglie ogni mistero, risolve ogni enigma, lasciandone uno soltanto: quello dell'eco incessante ed eterna delle gru che a grandi stormi attraversano il cielo immenso delle Grandi Pianure.
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  • 2

    Troppe aspettative

    L'ho lasciato decantare sullo scaffale a lungo prima di decidere che era arrivato il suo momento. Come un adolescente che finalmente riesce ad ottenere un appuntamento con una bellissima ragazza, ...continua

    L'ho lasciato decantare sullo scaffale a lungo prima di decidere che era arrivato il suo momento. Come un adolescente che finalmente riesce ad ottenere un appuntamento con una bellissima ragazza, avevo grandi aspettative su questo incontro. Ma proprio come una coppia di adolescenti ci siamo scrutati, piaciuti, amati e resi insopportabili, fino ad invocare la tanto abusata 'pausa di riflessione' nella speranza (poco convinta) che un po' di distacco potesse fare bene. Nulla da fare, la storia si è trascinata stancamente e distrattamente fino al liberatorio epilogo. Non eravamo fatti l'uno per l'altro.

    ha scritto il 

  • 1

    Non so come ho fatto a finirlo

    E' un mio difetto. Finisco tutti i libri che inizio. Peccato, perchè questo mi ha rubato tanto di quel tempo che ne avrei potuti leggere altri cento. Davvero il peggior libro mai letto.

    ha scritto il 

  • 4

    Ogni linea curva del mondo è linguaggio

    Richard Powers è uno scrittore con smodate ambizioni. Massimalista e con una precisione scientifica quando parla di svariati argomenti, dalla conservazione delle gru alla neuroscienza. Cerca sempre ...continua

    Richard Powers è uno scrittore con smodate ambizioni. Massimalista e con una precisione scientifica quando parla di svariati argomenti, dalla conservazione delle gru alla neuroscienza. Cerca sempre di scrivere un romanzo/mondo, che contenga tutto e tutti. La trama di questo romanzo è di per se semplice. Karin torna al suo piccolo paese in Nebraska per prendersi cura di suo fratello Mark, quasi ucciso in un misterioso incidente stradale. Quando Mark riprende conoscenza, insiste che Karin non è la sua vera sorella e la tratta come un impostore. Nel tentativo di curare Mark dal suo delirio Karin contatta il dottor Weber , un neurologo sul modello dello scrittore Oliver Sacks, e gli chiede di esaminare il fratello. . Powers usa la sindrome di Capgras (il disturbo neurologico che causa l'incapacità di riconoscere quelli più vicini a lui, mentre percepisce gli altri con precisione) per esplorare questioni filosofiche sulla memoria, la fragilità umana, e il vago riconoscimento del cervello umano. Scava nella coscienza, la reciprocità, parla della valvola a due vie tra la testa e il cuore, e la divisione tra il mondo umano e naturale. Il tema è anche il dualismo famiglia contro straniamento, e come riecheggia nelle nostre percezioni il rapporto con la nostra famiglia e il nostro ambiente, sia personale che ecologico. Mark si sente esiliato da sua sorella Karin, che egli non riconosce più, e Karin a sua volta si sente esiliata da suo fratello, e tutto va in frantumi in modo che questa malattia simboleggia la separazione dal proprio sé e dal mondo intorno a loro. Il linguaggio e le metafore sono potenti e misteriose, è interessante seguire l’evolversi della malattia di Mark ed il mistero di come è avvenuto l’incidente, ma l’altra sotto trama, l’umiliazione pubblica dello scienziato cognitivo e l’improbabile dipanarsi del suo matrimonio semplicemente suonano false. Non hanno senso per me. Credo che ciò che non mi piace di Powers sia il modo in cui voglia dimostrare come è bravo e quante nozioni conosce. E questo in alcuni punti va a discapito della storia che sta narrando. Peccato.

    ha scritto il 

  • 0

    pag. 38

    Numero uno: tu non c'entri. Numero due: il mondo non ha i tuoi stessi programmi. Numero tre: la mente è capace di rendere l'inferno un paradiso e il paradiso un inferno.

    ha scritto il 

  • 4

    La lingua perduta delle gru.

    «Siamo tutti potenziali fossili che recano ancora nel corpo le asperità delle esistenze precedenti, i segni di un mondo in cui le creature viventi scorrono da un'era all'altra senza molta più ...continua

    «Siamo tutti potenziali fossili che recano ancora nel corpo le asperità delle esistenze precedenti, i segni di un mondo in cui le creature viventi scorrono da un'era all'altra senza molta più consistenza delle nuvole.» - Loren Eisley, The immense Journey, "The Slit"

    Per cercare di capire cosa possa spingere qualcuno in una gelida notte di febbraio a mettersi al volante del proprio furgone e lanciarlo a velocità folle lungo la North Line nei pressi di Kearney, Nebraska, consiglio di aprire Google Maps, e poi Street View, e guardare la North Line, prima, Kearney, poi, e infine iniziare a spostarsi lungo quelle strade che si susseguono geometricamente e ortogonalmente nei centri abitati, che di centro hanno veramente poco, per perdersi nel nulla che da Kearney, lungo la North Line, attraversa il Nebraska, fino a fuggirne per centinaia di miglia che, sempre uguali a se stesse, sembrano non portare mai da nessuna parte, in quelle settimane di aria sottozero incrostata di neve, i venti che si riversavano dal Dakota senza niente a rallentarli per centinaia di chilometri. Eppure c'è chi torna in questi luoghi, a dispetto dei tanti che se ne allontanano sperando che sia per sempre; sono le centinaia di gru che ogni anno, e da migliaia di anni fedeli al loro passato, ripercorrono miracolosamente sempre lo stesso itinerario, rispettando un istinto primordiale, che si tramandano sin dalla nascita, che le obbliga a ripercorrere sempre quella stessa strada segnata solo nella loro mente, per arrivare fino a lambire Kearney, una intera città che vive in una continua amnesia retroattiva, a incendiare i cieli che si aprono infiniti sopra il fiume Platte e alle sue acque sempre più povere, per popolare quelle terre, strappate con un trattato truffa oltre cento anni prima ai nativi, ora prese di mira dalla speculazione edilizia locale. È qui, in questo scenario, che si svolge la storia di Mark, giovane operaio in una fabbrica, vittima di un misterioso incidente automobilistico lungo la North Line, e di sua sorella Karin, che la ripercorre da Sioux City per tornare in suo aiuto. La storia di una malattia, la sindrome di Capgras, che colpisce Mark dopo l'incidente, che impedisce a chi ne viene colpito, di riconoscere le persone più care, fino a sospettare che le stesse, che riesce a riconoscere fisicamente ma non emotivamente, siano state sostituite da impostori, o da robot programmati da chissà chi, o da alieni che si muovono nella sua vita come in un videogames che ha lo scopo di distruggerlo. È la storia di Mark, che si perde, e dei circuiti impazziti del suo cervello, ove tutto, all'improvviso, diventa caos, ed è la storia di Karin, che ha provato a mettere ordine nella sua vita, allontanandosi da Kearney, e che invece, risucchiata dal caos della mente del fratello è costretta a tornare per ricominciare ad affondare lentamente nel proprio. Ma è anche la storia di Weber, il neuroscienziato scrittore di fama nazionale che torna nel Midwest dopo esserne fuggito tanto tempo prima, che chiamato a cercare di ricollegare le sinapsi bruciate della mente di Mark, scopre lentamente nuovi circuiti mentali, che affollano la propria, capaci di mandarlo in corto circuito. È la storia di un ordine geometrico, quello delle strade e di un luogo in cui nulla sembra essere stato costruito in maniera casuale, che si oppone al mistero e alla confusione che sembrano regolare la mente umana, dell'alienazione di vite vissute in case tutte uguali che si scontrano con quelle delle centinaia di uccelli che sembrano tornare dalla preistoria e che scelgono di tornare proprio lì, in quel luogo, per rivendicarne la proprietà e il diritto di appartenenza. È un romanzo in cui tutto quello che sembra ordinato, geometrico, rigoroso, perpendicolare, è invece confuso e aggrovigliato, mentre quello che sembra essere apparentemente regolato dalla casualità e avvolto dal mistero, il ritorno delle gru, il cervello umano, i sentimenti che uniscono e allontano gli attori di questa storia, è regolato dagli equilibri della natura che, come un perfetto meccanismo a orologeria del quale si fatica inizialmente a sentire il ticchettio, sincronizza all'unisono verità e bugie, in una sincronia invisibile e incomprensibile a protagonisti e lettori, l'eco di una lingua capace di parlare e di accordare le menti e i cuori. Un romanzo ambizioso, questo di Richard Powers, forse ancor più ambizioso del precedente, "Il tempo di una canzone", ma che non è stato in grado di rapirmi ed emozionarmi allo stesso modo, con una scrittura e una storia che alternano momenti di rara bellezza a momenti in cui la storia sembra perdere il ritmo, smarrirsi anch'essa fra i meandri della mente umana, o fra il reticolo delle strade di Kearney, in cui il romanzo, da psiconeurologico drammatico e intimista, cambia natura per diventare quasi un giallo, prima, un'inchiesta e una denuncia ambientalista, poi, per tornare, infine, al suo centro. Ma qual era, poi, il centro? Ecco, io mi sono un po' persa, e insieme a me, nonostante tanta bellezza, è caduta una stella.

    Il destino, dici? Cinque centimetri più a sinistra e la tua vita è quella di un altro.

    «Conosci quel verso di Whitman?» le domandò. «"Quando hai esaurito tutto quanto ti offrono gli affari, la politica, la convivialità e via dicendo - quando scopri che niente di tutto questo soddisfa davvero o resiste a lungo - che cosa rimane? La natura rimane".»

    ha scritto il 

  • 2

    Faticoso...

    Nonostante i commenti positivi, nonostante il premio vinto, ho faticato da morire a finire questo libro, che pure mi attirava per la storia e tutto quanto. Non mi è arrivato, di pancia.

    ha scritto il 

  • 5

    Leggere Il fabbricante di eco riconcilia con la letteratura. Ambientato a Kerney nel Nebraska del sud ovest, questo romanzo è il racconto del trauma di Mark Schluter, un giovane operaio che si ...continua

    Leggere Il fabbricante di eco riconcilia con la letteratura. Ambientato a Kerney nel Nebraska del sud ovest, questo romanzo è il racconto del trauma di Mark Schluter, un giovane operaio che si schianta nella fredda notte invernale di Febbraio della Grande Pianura del Nebraska vivendo nei giorni successivi in coma ed in bilico tra vita e morte. Al suo risveglio gli viene diagnosticata la Sindrome di Capgras, per la quale un soggetto riesce a tornare alla vita normale pur non riconoscendo i volti delle persone a lui care. E sul dualismo tra Mark e sua sorella Karin, Powers fa crescere un racconto di rara intensità, dove i personaggi prendono forma accanto a noi. Che si parli dello psichiatra Gerald Weber o dell'infermiera Barbara Gillespie, ci si trova a pensare a soggetti che nascondo a se stessi la propria vita e le proprie verità. Ognuno ha qualcosa da dire, ognuno ha qualcosa da nascondere, ognuno cerca nell'altro una strada per salvare se stesso.

    Impressiona il modo in cui l'autore racconta questa porzione di Nebraska, dove scorre lento ed inesorabile il Platte, affluente del Missouri dalle acque basse e per lo più fangose che una volta l'anno diventa teatro della migrazione delle gru. Tutto a Kearney gira intorno al Platte, la vita e la morte, la fortuna e la sfortuna. E la narrazione sembra seguire lo stesso andamento delle sue acque, scorrendo piano piano si insinua nei nostri pensieri tra mille ramificazioni e ci fa comprendere che la lentezza è una modalità necessaria per riscoprire noi stessi.

    Il Nebraska di Powers è così, a bassa velocità ed ideale per ripercorrere i grandi interrogativi della vita, che maggiormente vengono incarnati dallo psichiatra Weber, uno scrittore affermato che racconta con vene commerciali di casi neurologici, che nella storia del paziente Mark e nello sferzante vento di Kearney trova la chiave di lettura della sua vita.

    Non è dunque casuale che Il fabbricante di eco sia stato finalista del Premio Pulitzer 2007, anche se in Italia non ha trovato fortuna. Forse perchè da noi i racconti sono veloci, seguono le curve di una società che corre dietro ad un simbolo o ad una etichetta senza trovare un attimo di noia. Il Nebraska è noia che diventa introspezione. Alla fine, Kearney vale per tutto il Nebraska.

    Se si deve dare un voto, questo The echo maker (suona ancora meglio in inglese) vale un 10. Con lode.

    ha scritto il 

  • 2

    DIO MI HA CONDOTTO DA TE

    Il fabbricante di eco è un romanzo a sfondo ambientalista che rientra nel filone americano di storie di argomento medico in cui ci si trova ad affrontare una rara patologia su cui le conoscenze sono ...continua

    Il fabbricante di eco è un romanzo a sfondo ambientalista che rientra nel filone americano di storie di argomento medico in cui ci si trova ad affrontare una rara patologia su cui le conoscenze sono poche ma l'abnegazione dei familiari, in questo caso la sorella, encomiabile. Il libro è scritto in modo chiaro e lineare ma è una scrittura di genere, nel senso che, cambiando un po' gli ingredienti e le dosi, mette in campo ciò che il lettore si aspetta: i tentativi infiniti della sorella, un neurologo con disturbi neurologici, un mezzo complotto. Lo vedo come un libro, ben scritto per il lettore a cui piace il genere medico, ma con poco spessore sia psicologico che di contenuto, che camuffa un po' la mancanza di contenuto infiocchettando bene ogni parte del romanzo (sono 5 parti) con l'immagine bella delle gru che però non fa prendere il volo a ben 570 pagine. Da un vincitore del National Book award mi aspettavo di più. Anche dal punto di vista prettamente medico, tanti patemi per curare una patologia grave con 14 giorni di terapia con un anti-psicotico! Ma cosa sono 14 giorni di cura? Niente. Magari si potessero risolvere malattie gravi anche con 2 o tre mesi di cura. Poi la genialata del medico di dare tutta la dose in un colpo solo .... Mah! Comunque sull'aspetto medico ci passerei anche sopra. Solo, speravo in un libro un po' diverso. Qualche volta anche loro (gli americani) perdono qualche colpo.

    ha scritto il 

  • 3

    IL FABBRICANTE DI ECO

    E’ il primo libro di Powers che leggo, e sostanzialmente mi è piaciuto. Approfondirò senz’altro la conoscenza di quest’autore, che mi sembra abbia molto da dire, che sappia come dirlo, e che ...continua

    E’ il primo libro di Powers che leggo, e sostanzialmente mi è piaciuto. Approfondirò senz’altro la conoscenza di quest’autore, che mi sembra abbia molto da dire, che sappia come dirlo, e che usa un linguaggio che mi convince. Il taluni passi però, mi ha preso la sensazione che fosse mal tradotto.

    ha scritto il 

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