Il falò delle vanità

Di

Editore: CDE

4.0
(1102)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 596 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Francese , Catalano , Olandese , Portoghese , Svedese

Isbn-10: A000092869 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Ranieri Carano

Disponibile anche come: Tascabile economico , Paperback , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
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  • 4

    Un salto a piedi uniti nella New York degli anni 80, in pieno yuppismo e in piena febbre di Wall Street. Il libro, è vero, a volte risulta un po' lento, prolisso e gli stereotipi bianco-nero, ricco-po ...continua

    Un salto a piedi uniti nella New York degli anni 80, in pieno yuppismo e in piena febbre di Wall Street. Il libro, è vero, a volte risulta un po' lento, prolisso e gli stereotipi bianco-nero, ricco-povero fanno parte di quel mondo, di quegli anni...e non solo di quelli.
    Cinismo, avidità, politically uncorrect, snobbismo, questo e molto più accompagnano la storia dei protagonisti fino ad un finale non proprio condivisibile.

    ha scritto il 

  • 4

    Ottimo spaccato società newyorkese anni '80

    Ho letto recensioni anche negative su questo libro e in parte posso condividere alcune lentezze e parti forse prolisse, ma infine lo reputo un ottimo libro. Traccia un quadro talmente reale che sembra ...continua

    Ho letto recensioni anche negative su questo libro e in parte posso condividere alcune lentezze e parti forse prolisse, ma infine lo reputo un ottimo libro. Traccia un quadro talmente reale che sembra di trovarsi all'interno della storia e del periodo, inoltre è scritto molto bene. Quando l'ho preso non ho guardato quanto fosse lungo, e mi sono accorto solo successivamente che i progressi di lettura erano lenti e visto il poco tempo giornaliero che posso dedicare alla lettura ho impiegato parecchio tempo a finirlo. Comunque poco male perchè era piacevole ogni sera ritrovarsi nella storia e nell'ambiente creato ad arte da Mr. Wolfe. Assolutamente promosso e consigliato.

    ha scritto il 

  • 4

    "Un progressita è un conservatore che è stato in carcere"

    in questo libro le persone si dividono in bianchi e neri, poveri e ricchi. eppure tutti hanno in comune una buona dose di ipocrisia ed egoism ...continua

    "Un progressita è un conservatore che è stato in carcere"

    in questo libro le persone si dividono in bianchi e neri, poveri e ricchi. eppure tutti hanno in comune una buona dose di ipocrisia ed egoismo.
    la scusa per svelare le loro miserie è un incidente che coinvolge il giovane rampante mccoy e la sua amante Maria che dopo essersi persi nel Bronx investono un ragazzo di colore e scappano.
    una vera palette di personaggi, molti secondari che servono solo per svelare l'animo di quelli principali; non se ne salva uno.
    ma in realtà non ci dovremmo stupire perchè il loro egoismo, l'insicurezza, la paura... sono esattamente le nostre, anche se non così portate all'estremo.
    un'umanità schiacciata dal lavoro, dall'apparenza, dall'appartenenza ad un luogo o ad un gruppo sociale.

    non mi è piaciuta la fine, ho trovato prolisse alcune parti; all'inizio ero persino decisa a mollarlo. poi mi ha catturato pian piano ed è da ieri sera che "mi torna su" come un pasto pesante.

    ha scritto il 

  • 2

    Niente di speciale

    Sinceramente, non consiglio di leggerlo.
    La scrittura non è un granché e i temi i soliti cliché: da un lato il nero che vive nel ghetto e per questo vittima di pregiudizi, ma in realtà è un bravissimo ...continua

    Sinceramente, non consiglio di leggerlo.
    La scrittura non è un granché e i temi i soliti cliché: da un lato il nero che vive nel ghetto e per questo vittima di pregiudizi, ma in realtà è un bravissimo ragazzo; dall'altro il bianco rampante arrogante avido che si arricchisce speculando con le operazioni di borsa; poi c'è sempre almeno un bravo servitore della giustizia, un reporter alla ricerca della verità, un sacco di persone corrotte.... Insomma, vedetevi un bel film sul tema e fate prima, se proprio vi piace il genere.

    ha scritto il 

  • 4

    “pensate che il capitale è il possesso delle cose. Ma vi sbagliate. Il capitale è il controllo delle cose”.

    Tra i tanti capolavori presunti della letteratura americana post-moderna l’opera più celebre di Tom Wolfe mostra quantomeno di reggere alla distanza. Lettura godibilissima, nonostante la mole del test ...continua

    Tra i tanti capolavori presunti della letteratura americana post-moderna l’opera più celebre di Tom Wolfe mostra quantomeno di reggere alla distanza. Lettura godibilissima, nonostante la mole del testo, grazie alla quale mi sono immerso in un revival degli anni Ottanta, tra puro edonismo reaganiano, trionfo della finanza ed apparente estinzione della morale. A dir la verità, più mi immergevo nella lettura più mi rendevo conto di quanto questi anni che stiamo vivendo si ricongiungano idealmente a quel tempo tanto celebrato quanto deprecato. Gli anni Ottanta hanno bruciato l’anima di chi li ha vissuti, ma la cosa più sconvolgente è che, a quanto pare, non ne siamo mai usciti, come persi in un loop che ci riporta sempre al punto di partenza. L’epoca frizzante del crollo di tutte le ideologie, laiche e religiose, ad eccezione di quella sola che ha il Dio Denaro al suo centro, non ha avuto ancora fine. Anche se, e l’Autore si perita di rivelarlo, il denaro, Mammona, è in realtà soltanto un nome fragile e illusorio come le banconote di carta su cui misuriamo il mondo intero: il denaro altro non è che un semplice strumento, neutro, inodore, per misurare quei rapporti di forza su cui si struttura la società e, dunque, si rivela un semplice messaggero di quello che è il vero Dio del nostro e di ogni tempo: il Potere.
    Tornando al libro, il suo maggior pregio risiede nella capacità di rivelare la complessità dell’animo umano, di mostrare con gli occhi di un osservatore esterno la struttura portante di un’epoca, una struttura ad alveare, mi viene da dire, composta di celle più o meno grandi, tappezzate di denaro, in cui ciascuno è rinchiuso, alcuni pressati all’interno di celle talmente piccole da esserne soffocati, altri in celle così spaziose da potersi illudere di dominare il proprio destino. In realtà tutti sono marionette nel grande teatro del dio Denaro e i personaggi del libro non si possono distinguere in buoni e cattivi, ma in vincenti e perdenti, che, di volta in volta, a seconda delle bizze del destino, possono cambiare di ruolo senza nemmeno darsene una ragione. Lasciamo che le nostre vite siano guidate dalle onde di un mare, se non ostile, indifferente a noi, la maggior parte delle persone emerge appena sopra il livello dell’acqua, alcuni navigano su quel mare pensando che la vita sia sfidare il vento, troppo pochi si rendono conto che la vita autentica inizia soltanto quando si comprende che tutto acquista senso solo nel momento in cui si allarga lo sguardo oltre i confini del proprio ego.
    Il velo di illusione su cui prospera il falso dio del nostro tempo è che il soddisfacimento di sé non deve conoscere limiti. Ma quest’idea ci porta sul baratro su cui si affaccia il protagonista del libro, che, ebbro della sua apparente onnipotenza, deve perdere tutto per ritrovare, alla fine, sé stesso.

    ha scritto il 

  • 3

    Il più grande pregio del libro rischia di essera anche il suo maggior limite: la volontà di fare una vera e propria autopsia di una città, di una società per arrivare a disegnare l'ipocrisia umana uni ...continua

    Il più grande pregio del libro rischia di essera anche il suo maggior limite: la volontà di fare una vera e propria autopsia di una città, di una società per arrivare a disegnare l'ipocrisia umana universale, senza tempo e senza luogo. Nel farlo scade a volte nell'ossessione, comincia a disegnare una miriade di strade parallele in cui il lettore rischia di perdersi come Sherman si perde nel Bronx.
    Avendolo letto appena torarnato da un viaggio a New York, con la città ancora nelle vene, mi sono trovato a mio agio nella continua dovizia di dettagli, anche topografici, ma capisco che la cosa possa stuccare. E' una lettura con diverse grandiose scene madri (non mi stupisce che al cinema l'abbia preso in carica De Palma) ma che va approcciata con i giusti tempi, forse diversi da quelli del Best Seller contemporaneo.

    ha scritto il 

  • 5

    Ah quanto adoro l’ipocrisia

    Un romanzo lungo 700 pagine che non si riesce a posare… no non perché siano 700 pagine di inventiva pura o di amore per i personaggi. Sono 700 pagine di ipocrisia pura, il vero personaggio principale. ...continua

    Un romanzo lungo 700 pagine che non si riesce a posare… no non perché siano 700 pagine di inventiva pura o di amore per i personaggi. Sono 700 pagine di ipocrisia pura, il vero personaggio principale.
    Ogni volta che viene introdotto un nuovo personaggio viene smembrato in piccoli pezzetti fino a che ciò che rimane è la più orribile delle ipocrisie e il più vergognoso dei desideri. Ma forse è proprio questo che fa simpatizzare per ognuno di loro. In fondo non è colpa loro … tutti siamo ipocriti, materialisti, i più stronzi degli stronzi. Basta solo scavare un po’, a volte l’ipocrisia è lì, in superficie, altre volte tutto il nostro mondo interno è una sonora cazzata.
    Non c’è cinismo. In fondo chi non cerca di muovere gli ingranaggi dell’ambiente per i propri bisogni? Apparentemente non c’è vergogna, ognuno ha la propria bella giustificazione confezionata, ma invece eccola lì, nel grande falò delle vanità, una bella lezione di umiltà, la mancanza di controllo che si esercita sulla vita, indipendentemente dalla nostra ricchezza, intelligenza, il potere o il successo.
    La vicenda si riassume in fretta: il protagonista, Sherman McCoy, maestro dell'universo, un esclusivo bianco società di Wall Street dopo un incontro clandestino finisce con la sua “lenza” per le strade del Bronx. Uno pneumatico vagante è gettato sulla sua lucida Mercedes. Nella fuga da due ragazzi afroamericani e dal tentativo di furto d'auto la sua burrosa amante colpisce uno dei ragazzi (tok). La conseguenza è un circo mediatico e legale che viaggia attraverso le vite e le menti di una serie di personaggi più o meno saldamente ancorati alle loro strade individuali verso un maggiore successo: uno squallido giornalista alcolizzato alla ricerca del grande scoop per rilanciare la sua carriera cedimenti; un assistente procuratore distrettuale del Bronx con muscoli guizzanti e un complesso di inferiorità altrettanto guizzante; un astuto reverendo leader politico nero.
    Attraverso questi personaggi, Wolfe scrive degli egoisti, dell'America ossessionata dall’immagine. Taglia e sfronzola tutta la sporcizia e la brillantezza, tutto il non necessario, rivelando le menti meschine di gente ricca, gente povera, gente bianca, gente nera, gente irlandese, del popolo.

    ha scritto il 

  • 3

    Por fin lo terminé, demasiado largo. La historia está bien, pero hay capítulos que se me han hecho interminables, en mi opinión le sobran unas cuantas cientos de páginas.

    ha scritto il 

  • 0

    EDIT

    sono passati altri dieci giorni.....
    giuro di avere letto parecchio, in questo frattempo...
    eppure sembra che le pagine restanti, invece di diminuire, crescano....
    non succede un accidenti di niente ( ...continua

    sono passati altri dieci giorni.....
    giuro di avere letto parecchio, in questo frattempo...
    eppure sembra che le pagine restanti, invece di diminuire, crescano....
    non succede un accidenti di niente (anzi, no: nelle ultime duecento pagine ce ne sono state venti o trenta utili alla narrazione; nel frattempo ho saputo TUTTO dei poliziotti irlandesi di New York - se volete, vi preciso che l 'autore ha una teoria sul fatto che tutti i poliziotti, anche se italiani, portoricani, ebrei, neri, polacchi, etc., diventino irlandesi. Però non chiedetemi perché, o perché ci dovrebbe interessare).
    e quindi, visto che ho l'iPad ribollente di libri che desidero leggere: BASTA! il Falò delle Vanità finisce sul falò dei libri inutili che io ho abbandonato! SONO LIBERA!!!!!!!!!

    ha scritto il 

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