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Il fantasma esce di scena

Di

Editore: Einaudi

3.8
(666)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 226 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese

Isbn-10: 8806192191 | Isbn-13: 9788806192198 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Prefazione: Vincenzo Mantovani

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Art, Architecture & Photography , Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Nathan Zuckerman torna a New York dopo undici anni di esilio nella campagna del New England. Non ha fatto altro che scrivere, isolato dal resto del mondo, ma ora deve sottoporsi a un piccolo intervento legato alle conseguenze di un vecchio tumore alla prostata. Tre incontri fanno esplodere l'involucro della sua solitudine. Ha accettato di scambiare la propria residenza di campagna con quella di una giovane coppia, entrambi aspiranti scrittori: l'anziano e ormai impotente Zuckerman sente riaccendersi il gioco della seduzione e inizia a corteggiare la trentenne Jaime. Il secondo incontro è con una donna che Zuckerman ha conosciuto da giovane: Amy Bellette, la compagna e musa del suo primo eroe letterario, E. I. Lonoff. Amy, un tempo irresistibile, è ora una donna anziana, consumata da una terribile malattia. C'è poi il rozzo e spregiudicato Richard, l'aspirante biografo di Lonoff, l'esatto rovescio di Nathan, il ritratto della volgarità del mondo letterario, forse l'amante di Jaime, disposto a qualunque cosa pur di venire a capo del "grande segreto di Lonoff": la sua presunta relazione incestuosa con la sorella. Se il corpo di Zuckerman è "il fantasma che sta per uscire di scena", il suo sguardo, proprio su quella scena, rimane spietato e implacabile, come un protagonista stanco che osservi le povere mosse di qualche comparsa.
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  • 4

    A quasi trent’anni dal primo romanzo della “saga” di Zuckerman (Lo scrittore fantasma) Roth lo riporta al centro dell’attenzione dei suoi lettori con un originale Il fantasma esce di scena, che sicuramente risente rispetto al primo di una diversa maturità dello scrittore, non ci sono più fuochi d ...continua

    A quasi trent’anni dal primo romanzo della “saga” di Zuckerman (Lo scrittore fantasma) Roth lo riporta al centro dell’attenzione dei suoi lettori con un originale Il fantasma esce di scena, che sicuramente risente rispetto al primo di una diversa maturità dello scrittore, non ci sono più fuochi d’artificio nella sua scrittura e nelle gesta del suo alter ego, ma comunque resta un personaggio affascinante e fuori da ogni contesto. Zuckerman ormai anziano e avvolto nel suo pannolone, ritorna dopo 11 anni di isolamento in campagna a New York e se ritrova una città dove tutto è cambiato per non cambiare nulla, ritrova anche lo stimolo per struggersi di desiderio per una giovane donna con la quale intreccia, soprattutto nella sua fantasia, dialoghi erotici. Una breve commedia dolce amara, con tante riflessioni che Roth ci costringe a fare e che ci riportano sempre a quelle che sono le questioni fondamentali dell’umanità, quali l’amore seppure sia identificato con il vigore, il desiderio e la giovinezza. Particolarmente toccanti sono state per me le pagine in cui si confronta con lo scrittore giovane, quanto è verosimile la distanza intellettuale e che si interpone fra due persone che hanno 40 anni di differenza, e mentre il primo è davvero ignaro di tante sfumature l’anziano ha purtroppo un vantaggio\svantaggio, la consapevolezza, l’esperienza e l’amarezza di vedere di fronte a se ciò che si è stati e non si è più.

    ha scritto il 

  • 2

    Da Philip Roth mi sarei aspettata di meglio. Siamo ben lontani dalle alte vette di "Pastorale Americana" o di "Professore di desiderio". Le paranoie del protagonista, sebbene realistiche, sono ben lontane dal fascino di altri personaggi che rimangono indimenticabili.

    ha scritto il 

  • 2

    E' difficile trovare uno scrittore più discontinuo di Philip Roth: dai vertici di opere come 'Pastorale americana' a cadute verticali come in questo caso. Un libro sulla vecchiaia, pesante, noioso, che si avvita su se stesso in maniera inconcludente, ben diverso da 'Everymen' che tratta lo stesso ...continua

    E' difficile trovare uno scrittore più discontinuo di Philip Roth: dai vertici di opere come 'Pastorale americana' a cadute verticali come in questo caso. Un libro sulla vecchiaia, pesante, noioso, che si avvita su se stesso in maniera inconcludente, ben diverso da 'Everymen' che tratta lo stesso tema della vecchiaia e della malattia con ben altra lievità e sensibilità. La serie dei libri che hanno Zucherman come protagonista non è felice, a giudicare dai due che ho letto (o tentato di leggere visto che il primo 'Lo scrittore fantasma' l'ho abbandonato anche a causa della pessima traduzione). Di questo libro salvo volentieri solo le ripetute invettive contro i telefoni cellulari. Si capiscono due cose. La prima è che Roth abbia deciso di smettere di scrivere. Il suo grandissimo talento sembra essersi esaurito ed è subentrata una percepibile stanchezza. La seconda è che il mancato premio Nobel ha una sua giustificazione. Troppi alti e bassi. E i 'bassi' non sono pochi.

    ha scritto il 

  • 4

    se niente può far che si rinnovi all'erba lo splendore.....

    ho quasi l'età di Zuckermann: dovrò comprarmi un taccuino. Non essendo operabile di prostata posso evitare il pannolone, non essendo maschio anche il dramma dell'impotenza a fronte dell'insopprimibile desiderio. Però che scrittore! mai banalità. attenzione ai paragoni e alle metafore.

    ha scritto il 

  • 3

    La solitudine gelosamente custodita si interrompe dopo 11 anni con il ritorno di Zuckerman a NewYork. Isolamento dal mondo fino a quel momento scelto non solo per soddisfare le esigenze di scrittore ma anche come sicuro riparo dagli imprevisti e dai possibili errori della vita. "Perché corteggiar ...continua

    La solitudine gelosamente custodita si interrompe dopo 11 anni con il ritorno di Zuckerman a NewYork. Isolamento dal mondo fino a quel momento scelto non solo per soddisfare le esigenze di scrittore ma anche come sicuro riparo dagli imprevisti e dai possibili errori della vita. "Perché corteggiare l'imprevisto, perché cercare più sorprese di quante me ne avrebbe certamente riservate la vecchiaia?" Sconfitto e rassegnato dopo una sola settimana di "scompiglio newyorchese" Zuckerman sceglie di tornare "dove non occorreva essere mai in urto con nessuno ne spasimare per qualche cosa ne fingere di essere qualcuno e cercare un ruolo nel dramma del mio tempo" Un elogio della solitudine

    ha scritto il 

  • 3

    Lampi d'impotenza

    Incontinenza, pannoloni, solitudini ben abitate e letterature, preoccupazione anticipata per chi scriverà la sua biografia. Stavolta niente sesso orale per Zuckerman, ma tentativi immaginari di eccitazione verbale. Un certo disordine e trasandata motivazione al movimento, male argomentato. Potent ...continua

    Incontinenza, pannoloni, solitudini ben abitate e letterature, preoccupazione anticipata per chi scriverà la sua biografia. Stavolta niente sesso orale per Zuckerman, ma tentativi immaginari di eccitazione verbale. Un certo disordine e trasandata motivazione al movimento, male argomentato. Potenti lampi d’impotenza, e l’impressione che il dire la verità su ciò che sei, che sei vecchio, sia il modo di Roth per allontanarsene.

    ha scritto il 

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