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Il fantasma esce di scena

By Philip Roth

(916)

| Hardcover | 9788806192198

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Book Description

Nathan Zuckerman torna a New York dopo undici anni di esilio nella campagna del New England. Non ha fatto altro che scrivere, isolato dal resto del mondo, ma ora deve sottoporsi a un piccolo intervento legato alle conseguenze di un vecchio tumore all Continue

Nathan Zuckerman torna a New York dopo undici anni di esilio nella campagna del New England. Non ha fatto altro che scrivere, isolato dal resto del mondo, ma ora deve sottoporsi a un piccolo intervento legato alle conseguenze di un vecchio tumore alla prostata. Tre incontri fanno esplodere l'involucro della sua solitudine. Ha accettato di scambiare la propria residenza di campagna con quella di una giovane coppia, entrambi aspiranti scrittori: l'anziano e ormai impotente Zuckerman sente riaccendersi il gioco della seduzione e inizia a corteggiare la trentenne Jaime. Il secondo incontro è con una donna che Zuckerman ha conosciuto da giovane: Amy Bellette, la compagna e musa del suo primo eroe letterario, E. I. Lonoff. Amy, un tempo irresistibile, è ora una donna anziana, consumata da una terribile malattia. C'è poi il rozzo e spregiudicato Richard, l'aspirante biografo di Lonoff, l'esatto rovescio di Nathan, il ritratto della volgarità del mondo letterario, forse l'amante di Jaime, disposto a qualunque cosa pur di venire a capo del "grande segreto di Lonoff": la sua presunta relazione incestuosa con la sorella. Se il corpo di Zuckerman è "il fantasma che sta per uscire di scena", il suo sguardo, proprio su quella scena, rimane spietato e implacabile, come un protagonista stanco che osservi le povere mosse di qualche comparsa.

140 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    E' difficile trovare uno scrittore più discontinuo di Philip Roth: dai vertici di opere come 'Pastorale americana' a cadute verticali come in questo caso. Un libro sulla vecchiaia, pesante, noioso, che si avvita su se stesso in maniera inconcludente, ...(continue)

    E' difficile trovare uno scrittore più discontinuo di Philip Roth: dai vertici di opere come 'Pastorale americana' a cadute verticali come in questo caso. Un libro sulla vecchiaia, pesante, noioso, che si avvita su se stesso in maniera inconcludente, ben diverso da 'Everymen' che tratta lo stesso tema della vecchiaia e della malattia con ben altra lievità e sensibilità. La serie dei libri che hanno Zucherman come protagonista non è felice, a giudicare dai due che ho letto (o tentato di leggere visto che il primo 'Lo scrittore fantasma' l'ho abbandonato anche a causa della pessima traduzione). Di questo libro salvo volentieri solo le ripetute invettive contro i telefoni cellulari.
    Si capiscono due cose. La prima è che Roth abbia deciso di smettere di scrivere. Il suo grandissimo talento sembra essersi esaurito ed è subentrata una percepibile stanchezza.
    La seconda è che il mancato premio Nobel ha una sua giustificazione. Troppi alti e bassi. E i 'bassi' non sono pochi.

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    Lilli48 said on May 25, 2014 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Essere vecchi, e sentirlo eccome.
    Malgrado ciò, come sempre accade a Roth, tutt'altro che deprimente. Che è poi, forse, la sua grandezza.

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    Herzen said on Nov 27, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    se niente può far che si rinnovi all'erba lo splendore.....

    ho quasi l'età di Zuckermann: dovrò comprarmi un taccuino. Non essendo operabile di prostata posso evitare il pannolone, non essendo maschio anche il dramma dell'impotenza a fronte dell'insopprimibile desiderio. Però che scrittore! mai banalità. att ...(continue)

    ho quasi l'età di Zuckermann: dovrò comprarmi un taccuino. Non essendo operabile di prostata posso evitare il pannolone, non essendo maschio anche il dramma dell'impotenza a fronte dell'insopprimibile desiderio. Però che scrittore! mai banalità. attenzione ai paragoni e alle metafore.

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    lunatica said on Sep 6, 2013 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    La solitudine gelosamente custodita si interrompe dopo 11 anni con il ritorno di Zuckerman a NewYork. Isolamento dal mondo fino a quel momento scelto non solo per soddisfare le esigenze di scrittore ma anche come sicuro riparo dagli imprevisti e dai ...(continue)

    La solitudine gelosamente custodita si interrompe dopo 11 anni con il ritorno di Zuckerman a NewYork. Isolamento dal mondo fino a quel momento scelto non solo per soddisfare le esigenze di scrittore ma anche come sicuro riparo dagli imprevisti e dai possibili errori della vita. "Perché corteggiare l'imprevisto, perché cercare più sorprese di quante me ne avrebbe certamente riservate la vecchiaia?"
    Sconfitto e rassegnato dopo una sola settimana di "scompiglio newyorchese" Zuckerman sceglie di tornare "dove non occorreva essere mai in urto con nessuno ne spasimare per qualche cosa ne fingere di essere qualcuno e cercare un ruolo nel dramma del mio tempo"
    Un elogio della solitudine

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    triplozero said on Aug 11, 2013 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    un' istantanea della società americana con pagine caustiche e disincantate e perle di saggezza

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    manta said on Jul 26, 2013 | Add your feedback

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