Enza, ha un fascino speciale, occhi da gatta e capelli corvini. Infermiera dalla vita privata apparentemente irreprensibile trascorre le sue giornate in un ospedale di provincia. Il giovane primario, uomo privo di fascino ma figlio di chi l’ospedale Continue
Enza, ha un fascino speciale, occhi da gatta e capelli corvini. Infermiera dalla vita privata apparentemente irreprensibile trascorre le sue giornate in un ospedale di provincia. Il giovane primario, uomo privo di fascino ma figlio di chi l’ospedale l’ha costruito, non può fare a meno di notarla e decide unilateralmente che sarà sua. Coltiva desideri perversi sulle donne che lo circondano, e Enza in particolare per lui è una vera ossessione. Vorrebbe sottometterla, umiliarla, il suo è un vero desiderio di supremazia. Si fa chiamare Bardamu, il nickname che usa nelle chat per agganciare le donne vittime dei suoi progetti erotici e delle sue più feroci depravazioni. Enza sembra lontana anni luce da quello che immagina e sogna per lei il primario, una donna angelica e apparentemente priva di lati oscuri, eppure in cuor suo c’è un’ombra, un guasto che nessun farmaco può curare. La relazione con suo marito Mario è complicata. Violenta, routinaria, ma indispensabile ai propri equilibri mentali. Nel suo lavoro Enza passa dall’essere un angelo tra le corsie dell’ospedale a un carnefice senza nessuna pietà. Alcuni, come un vecchio cieco ricoverato da mesi, subiscono inermi i suoi continui mutamenti d’umore quando una conturbante carezza erotica lascia il posto inspiegabilmente a improvvise vessazioni. In un’atmosfera morbosa si sviluppa uno dei più disturbanti romanzi di questi anni. Gilda Policastro attraverso una scrittura lirica accompagna il lettore in un viaggio sconvolgente nella misoginia, nella depravazione, nelle ambizioni sbagliate e dunque fallite. Enza, Bardamu, Mario, Emma, il cieco, Ester e tutti i personaggi, medici e malati, sadici e masochisti, sono abitati da zone d’ombra e accomunati da ferite nascoste che forse solo il farmaco più potente di tutti, l’amore, potrebbe curare. Se esistesse.