Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Il fattore umano

Di

Editore: CDE (su licenza Mondadori)

3.8
(425)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 332 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Catalano , Svedese , Francese

Isbn-10: A000168770 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Bruno Oddera

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Paperback

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Political

Ti piace Il fattore umano?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Ordina per
  • 0

    "Non credo che a lungo andare il comunismo darà risultati migliori del cristianesimo".

    dopo le carrè, l'altra faccia dello spionaggio britannico da guerra fredda è greene. lo spunto ad approfondire mi ...continua

    "Non credo che a lungo andare il comunismo darà risultati migliori del cristianesimo".

    dopo le carrè, l'altra faccia dello spionaggio britannico da guerra fredda è greene. lo spunto ad approfondire mi è arrivato da aldo, che qui ringrazio.
    è la storia di un oscuro e non ambizioso dipendente dei servizi segreti il cui unico obiettivo sembra essere giungere alla pensione per vivere gli ultimi anni insieme alla moglie, nerafricana, e al di lei figlio.
    niente pistole e polonio, ma fax e documenti cifrati. uno spionaggio messo in atto da tristi impiegati che interrogano, tramano e [persino] uccidono come burocrati.
    il voto del silenzio nella vita privata ha avuto effetti disastrosi sulla loro vita personale. uomini che si ritrovano spesso soli, dediti a mediocri whisky e buoni porto, lettori di libri scritti quando l'inghilterra era una potenza mondiale. in tutti i protagonisti, anche in quelli ricchi o di successo, domina un senso di polverosa solitudine che non ha rispetto né interesse per i sentimenti.
    a fare inceppare gli ingranaggi di questo macchinoso mondo ci si mette il fattore umano. l'imprevedibile che cova in ognuno di noi e ci fa agire d'impulso o ci fa scegliere senza disporre degli elementi per discernere.

    greene era un maniaco-depresso che scriveva molto bene. non so dire quanto il suo problema clinico possa essersi riversato nella sua opera. personalmente tra gli scrittori che in gioventù furono spie preferisco le carrè, che ha un migliore senso del ritmo.
    il libro è bello, appena datato, con qualche personaggio non perfettamente riuscito.

    "Un uomo innamorato cammina per il mondo come un anarchico, con una bomba ad orologeria nella borsa".

    ha scritto il 

  • 0

    Meno appassionante di quanto lasciava presagire la trama, piuttosto statico e incapace di stimolare la lettura per lasciarsi divorare in poco tempo.

    Per quanto non li condivida, pensandola in maniera ...continua

    Meno appassionante di quanto lasciava presagire la trama, piuttosto statico e incapace di stimolare la lettura per lasciarsi divorare in poco tempo.

    Per quanto non li condivida, pensandola in maniera totalmente opposta, reputo notevoli alcuni spunti di riflessione di primaria importanza, come il desiderio di Castle di scomparire totalmente dopo la sua morte, senza lasciare alcuna traccia.

    Suggestivo scoprire come lo scrittore sia stato davvero una spia e che nessuno come lui, dato anche il suo talento da scrittore, riesce quindi ad esprimere i sentimenti di chi si trova in questa scomoda posizione da doppiogiochista.

    Voto: 6/10

    ha scritto il 

  • 4

    Un autore da riscoprire. Il lavoro del protagonista è tutt'altro che emozionate, è più una prigione in cui non può parlare e dire la verità a nessuno, nemmeno all'amata moglie. La sofferenza e l'insic ...continua

    Un autore da riscoprire. Il lavoro del protagonista è tutt'altro che emozionate, è più una prigione in cui non può parlare e dire la verità a nessuno, nemmeno all'amata moglie. La sofferenza e l'insicurezza della vita, altro che James Bond! Sono certa che tra qualche anno questo autore verà riscoperto, un Ingmar Bergman delle spy story.

    ha scritto il 

  • 4

    Greene ha uno stile che non riesco a definire ma è comunque inconfondibile! Mi sembrano emergere come spesso altrove confusi elementi autobiografici in una storia ambigua, in cui è difficile capire be ...continua

    Greene ha uno stile che non riesco a definire ma è comunque inconfondibile! Mi sembrano emergere come spesso altrove confusi elementi autobiografici in una storia ambigua, in cui è difficile capire bene e male, come banalmente si può fare in una fiaba o in romanzi più convenzionali, mentre è più facile farsi guidare dalla simpatia o dall'antipatia che suscitano i personaggi. Innocenza e cinismo, squallore e senso di sacrificio, motivazioni materiali ed ideali rimangono insieme, come la pula ed il grano che non è ancora ora di separare. Mi sembra che così si riesca meglio a capire l'umanità.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro che ridimensiona fortemente il lato romantico dell'attività di spia, ridotta più che altro ad un lavoro di ufficio con molte scartoffie, ma non per questo meno pericoloso.
    In un dipartimento ...continua

    Un libro che ridimensiona fortemente il lato romantico dell'attività di spia, ridotta più che altro ad un lavoro di ufficio con molte scartoffie, ma non per questo meno pericoloso.
    In un dipartimento dell'MI5 c'è una spia, ma chi è? Forse proprio la persona più insospettabile, perché ciò che muove le persone, "il fattore umano" del titolo, è in fondo imprevedibile.
    Niente inseguimento spericolati, niente bond girl, ma quello di spia è un lavoro per chi sa mantenere il sangue freddo.

    ha scritto il 

  • 4

    LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO

    Credo che per me si tratti della quinta rilettura, tra lingua originale e traduzione: è palese che questo libro di Greene mi piace, che lo prendo e riprendo per la certezza che mi farà passare qualche ...continua

    Credo che per me si tratti della quinta rilettura, tra lingua originale e traduzione: è palese che questo libro di Greene mi piace, che lo prendo e riprendo per la certezza che mi farà passare qualche ora di buona sana lettura, che mi confermerà la sua qualità.

    Una spy story ambientata all’interno dei servizi segreti britannici durante la guerra fredda che non potrebbe essere più lontana da James Bond: non si vedono armi, l’azione è ridotta al minimo, la trama, per quanto funzionante e strutturata, ruota intorno ai personaggi, alla loro personalità, alle differenze di carattere.
    Uno degli aspetti più affascinanti di questo romanzo secondo me risiede nelle intenzioni che portarono Greene a scriverlo: il desiderio di mettere in piedi una vicenda di spionaggio senza violenza, azione adrenalinica, bellissime donne doppiogiochiste e altri cliché, dove invece il mestiere di spia non ha nulla di romantico o elettrizzante e non costringe a tour de force in palestra (alcuni di questi agenti hanno sicuramente la pancia), è routine quotidiana, il lavoro di tutti i giorni che porterà alla pensione, come quello di un impiegato di banca o di un dirigente d’azienda.
    Al confronto del quale, le vite private dei personaggi, le loro abitudini, il loro ritratto, sono molto più importanti: vivere una vita umana anche se si lavora in un ambiente disumano nel quale le persone sono solo pedine di un gioco irrazionale e senza senso. [Questa è probabilmente stata l’esperienza personale dello stesso Greene nei suoi anni di lavoro per i servizi segreti britannici in Africa durante la seconda guerra mondiale.]

    Ma è anche, e forse, soprattutto, una storia d’amore, l’amore del protagonista Maurice Castle per sua moglie Sarah, una bantu di cui si è innamorato nei suoi anni di Sudafrica: l’amore, in quest’opera, è ritratto come una forza carica di potenziale pericolo – Castle scappa dal Sudafrica per amore, per salvare Sara dalla polizia bianca, ritorna a casa a Londra e genera la storia qui raccontata ancora una volta per l’amore verso la sua donna. Un uomo innamorato è come un anarchico armato di una bomba a orologeria, si dice da qualche parte in queste pagine.

    Data questa premessa, è piuttosto un peccato che l’oggetto dell’amore di Castle rimanga una figura non sviluppata: essere africana nera e madre di Sam sono le sue caratteristiche principali, più stereotipi che aspetti di una personalità definita. A volte mi domando se tu mi ami solo per il colore della mia pelle, dice Sarah, ed è una domanda che mi faccio anch’io lettore.

    Però, forse l’aspetto vincente per me, è il registro adottato, all’insegna della sfumatura e dell’ambiguità: bene e male non sono capisaldi, la distanza fra loro è incerta, doppie identità e doppi significati, Maurice agisce per interesse personale o per un ideale, chi è parte della soluzione e chi parte del problema, vincerà la democrazia occidentale o il comunismo, l’amore ce la farà o sarà sconfitto… Il finale è un trionfo dell’assenza di certezza.

    ha scritto il 

  • 1

    che noia!!!

    Noia, pesantezza e ancora noia... ho veramente faticato per portarlo a termine... qualche sprazzo verso la fine poi il nulla. Uno dei pochi libri di cui mi sbarazzerei

    ha scritto il