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Il fattore umano

Di

Editore: CDE (su licenza Mondadori)

3.8
(411)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 332 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Catalano , Svedese , Francese

Isbn-10: A000168770 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Bruno Oddera

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Paperback

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Political

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Descrizione del libro
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  • 0

    Meno appassionante di quanto lasciava presagire la trama, piuttosto statico e incapace di stimolare la lettura per lasciarsi divorare in poco tempo.


    Per quanto non li condivida, pensandola in maniera totalmente opposta, reputo notevoli alcuni spunti di riflessione di primaria importanza, ...continua

    Meno appassionante di quanto lasciava presagire la trama, piuttosto statico e incapace di stimolare la lettura per lasciarsi divorare in poco tempo.

    Per quanto non li condivida, pensandola in maniera totalmente opposta, reputo notevoli alcuni spunti di riflessione di primaria importanza, come il desiderio di Castle di scomparire totalmente dopo la sua morte, senza lasciare alcuna traccia.

    Suggestivo scoprire come lo scrittore sia stato davvero una spia e che nessuno come lui, dato anche il suo talento da scrittore, riesce quindi ad esprimere i sentimenti di chi si trova in questa scomoda posizione da doppiogiochista.

    Voto: 6/10

    ha scritto il 

  • 4

    Un autore da riscoprire. Il lavoro del protagonista è tutt'altro che emozionate, è più una prigione in cui non può parlare e dire la verità a nessuno, nemmeno all'amata moglie. La sofferenza e l'insicurezza della vita, altro che James Bond! Sono certa che tra qualche anno questo autore verà risco ...continua

    Un autore da riscoprire. Il lavoro del protagonista è tutt'altro che emozionate, è più una prigione in cui non può parlare e dire la verità a nessuno, nemmeno all'amata moglie. La sofferenza e l'insicurezza della vita, altro che James Bond! Sono certa che tra qualche anno questo autore verà riscoperto, un Ingmar Bergman delle spy story.

    ha scritto il 

  • 4

    Greene ha uno stile che non riesco a definire ma è comunque inconfondibile! Mi sembrano emergere come spesso altrove confusi elementi autobiografici in una storia ambigua, in cui è difficile capire bene e male, come banalmente si può fare in una fiaba o in romanzi più convenzionali, mentre è più ...continua

    Greene ha uno stile che non riesco a definire ma è comunque inconfondibile! Mi sembrano emergere come spesso altrove confusi elementi autobiografici in una storia ambigua, in cui è difficile capire bene e male, come banalmente si può fare in una fiaba o in romanzi più convenzionali, mentre è più facile farsi guidare dalla simpatia o dall'antipatia che suscitano i personaggi. Innocenza e cinismo, squallore e senso di sacrificio, motivazioni materiali ed ideali rimangono insieme, come la pula ed il grano che non è ancora ora di separare. Mi sembra che così si riesca meglio a capire l'umanità.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro che ridimensiona fortemente il lato romantico dell'attività di spia, ridotta più che altro ad un lavoro di ufficio con molte scartoffie, ma non per questo meno pericoloso.
    In un dipartimento dell'MI5 c'è una spia, ma chi è? Forse proprio la persona più insospettabile, perché ciò ch ...continua

    Un libro che ridimensiona fortemente il lato romantico dell'attività di spia, ridotta più che altro ad un lavoro di ufficio con molte scartoffie, ma non per questo meno pericoloso.
    In un dipartimento dell'MI5 c'è una spia, ma chi è? Forse proprio la persona più insospettabile, perché ciò che muove le persone, "il fattore umano" del titolo, è in fondo imprevedibile.
    Niente inseguimento spericolati, niente bond girl, ma quello di spia è un lavoro per chi sa mantenere il sangue freddo.
    Una recensione più estesa sul mio blog:
    http://gold.libero.it/angolodijane/11820501.html

    ha scritto il 

  • 4

    LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO

    Credo che per me si tratti della quinta rilettura, tra lingua originale e traduzione: è palese che questo libro di Greene mi piace, che lo prendo e riprendo per la certezza che mi farà passare qualche ora di buona sana lettura, che mi confermerà la sua qualità.


    Una spy story ambientata all ...continua

    Credo che per me si tratti della quinta rilettura, tra lingua originale e traduzione: è palese che questo libro di Greene mi piace, che lo prendo e riprendo per la certezza che mi farà passare qualche ora di buona sana lettura, che mi confermerà la sua qualità.

    Una spy story ambientata all’interno dei servizi segreti britannici durante la guerra fredda che non potrebbe essere più lontana da James Bond: non si vedono armi, l’azione è ridotta al minimo, la trama, per quanto funzionante e strutturata, ruota intorno ai personaggi, alla loro personalità, alle differenze di carattere.
    Uno degli aspetti più affascinanti di questo romanzo secondo me risiede nelle intenzioni che portarono Greene a scriverlo: il desiderio di mettere in piedi una vicenda di spionaggio senza violenza, azione adrenalinica, bellissime donne doppiogiochiste e altri cliché, dove invece il mestiere di spia non ha nulla di romantico o elettrizzante e non costringe a tour de force in palestra (alcuni di questi agenti hanno sicuramente la pancia), è routine quotidiana, il lavoro di tutti i giorni che porterà alla pensione, come quello di un impiegato di banca o di un dirigente d’azienda.
    Al confronto del quale, le vite private dei personaggi, le loro abitudini, il loro ritratto, sono molto più importanti: vivere una vita umana anche se si lavora in un ambiente disumano nel quale le persone sono solo pedine di un gioco irrazionale e senza senso. [Questa è probabilmente stata l’esperienza personale dello stesso Greene nei suoi anni di lavoro per i servizi segreti britannici in Africa durante la seconda guerra mondiale.]

    Ma è anche, e forse, soprattutto, una storia d’amore, l’amore del protagonista Maurice Castle per sua moglie Sarah, una bantu di cui si è innamorato nei suoi anni di Sudafrica: l’amore, in quest’opera, è ritratto come una forza carica di potenziale pericolo – Castle scappa dal Sudafrica per amore, per salvare Sara dalla polizia bianca, ritorna a casa a Londra e genera la storia qui raccontata ancora una volta per l’amore verso la sua donna. Un uomo innamorato è come un anarchico armato di una bomba a orologeria, si dice da qualche parte in queste pagine.

    Data questa premessa, è piuttosto un peccato che l’oggetto dell’amore di Castle rimanga una figura non sviluppata: essere africana nera e madre di Sam sono le sue caratteristiche principali, più stereotipi che aspetti di una personalità definita. A volte mi domando se tu mi ami solo per il colore della mia pelle, dice Sarah, ed è una domanda che mi faccio anch’io lettore.

    Però, forse l’aspetto vincente per me, è il registro adottato, all’insegna della sfumatura e dell’ambiguità: bene e male non sono capisaldi, la distanza fra loro è incerta, doppie identità e doppi significati, Maurice agisce per interesse personale o per un ideale, chi è parte della soluzione e chi parte del problema, vincerà la democrazia occidentale o il comunismo, l’amore ce la farà o sarà sconfitto… Il finale è un trionfo dell’assenza di certezza.

    ha scritto il 

  • 1

    che noia!!!

    Noia, pesantezza e ancora noia... ho veramente faticato per portarlo a termine... qualche sprazzo verso la fine poi il nulla. Uno dei pochi libri di cui mi sbarazzerei

    ha scritto il 

  • 5

    della lealtà

    non ho ancora letto una recensione che metta in relazione l'intero romanzo con la citazione iniziale di Conrad.
    "Io so soltanto che chi stringe un legame è perduto. Il germe della corruzione gli è penetrato nell'anima"
    Secondo me l'intero romanzo è legato profondamente con questo conc ...continua

    non ho ancora letto una recensione che metta in relazione l'intero romanzo con la citazione iniziale di Conrad.
    "Io so soltanto che chi stringe un legame è perduto. Il germe della corruzione gli è penetrato nell'anima"
    Secondo me l'intero romanzo è legato profondamente con questo concetto.
    Il protagonista non riesce a fare altro nella vita che tentare di tutelare un legame. Tutta la sua esistenza è piegatata alla ricerca di stabilizzare un solo legame (quello con la moglie). Tutto il resto è puro accessorio, il bambino (che sembra amare solo in relazione alla moglie) il cane (che odia apertamente) gli amici che non ci sono a causa della professione e infine il lavoro stesso.
    Il legame, il fattore umano, rende debole lo stesso protagonista; simpatico ma debole; comprensibile ma debole e in definitiva perdente.
    L'esclusività del legame umano lo porta a valutare tutto il resto come sacrificabile, anche a costo di mettere a rischio vite umane e paradossalmente la sua stessa vita.
    Interessante come libro e non di semplice lettura come si potrebbe pensare

    ha scritto il 

  • 4

    I libri di Greene sono interessanti per capire i decenni successivi alla seconda guerra mondiale, la guerra fredda.
    "Il fattore umano" descrive l'ambiente del Sis, il Secret intelligence service, quello chiamato MI6, come l'opposto di quello visto nei film con James Bond: i dipendenti dei s ...continua

    I libri di Greene sono interessanti per capire i decenni successivi alla seconda guerra mondiale, la guerra fredda.
    "Il fattore umano" descrive l'ambiente del Sis, il Secret intelligence service, quello chiamato MI6, come l'opposto di quello visto nei film con James Bond: i dipendenti dei servizi segreti britannici sono uomini che vanno in ufficio tutti i giorni, e aspettano la pensione che non sarà neanche così alta.
    Il personaggio principale, Maurice Castle è una spia doppiogiochista che, per un debito di riconoscenza e per amore, passa informazioni all'Unione Sovietica.
    C'è anche una critica al poltically correct dell'occidente nei confronti del Sud Africa e dell'apartheid.
    Insomma, tutto il contrario del rischio e dell'avventura; prevale, la routine, la debolezza, il legittimo desiderio di una vita normale, i sentimenti, appunto il fattore umano. Molto interessane

    ha scritto il