Il fidanzamento del signor Hire

Di

Editore: Adelphi (Biblioteca Adelphi 450)

4.0
(527)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 146 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Tedesco , Spagnolo

Isbn-10: 8845918173 | Isbn-13: 9788845918179 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Giorgio Pinotti

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
Villejuif è l'estrema periferia di Parigi: oltre, non c'è che la campagna bianca di brina. È qui che la polizia ha rinvenuto il cadavere di una prostituta. Solo un mostro può avere commesso un simile delitto. E chi altri può essere, il Mostro, se non il signor Hire, che tutti scansano con un brivido? Il signor Hire è piccolo, grasso, come se non fosse fatto né di carne né di ossa. Sul suo viso cereo spiccano baffetti che sembrano disegnati con la china. Tutti i suoi gesti hanno la rigida precisione di un cerimoniale. È davvero lui il colpevole? Solo nell'epilogo ogni interrogativo troverà risposta, un epilogo nel quale tutto converge come per un disegno fatale,un epilogo preparato, momento per momento, eppure indicibilmente atroce.
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    Un personaggio insignificante, banale, solitario, timido, grasso e brutto: il signor Hire, da tutti evitato e guardato con sospetto, con un’unica passione, quella per Alice, una cameriera che spia m ...continua

    Un personaggio insignificante, banale, solitario, timido, grasso e brutto: il signor Hire, da tutti evitato e guardato con sospetto, con un’unica passione, quella per Alice, una cameriera che spia morbosamente ogni sera.
    Quando una prostituta viene trovata brutalmente assassinata, i sospetti si appuntano immediatamente su di lui, senza offrirgli alcuna possibilità di discolparsi.
    Simenon è geniale nel descrivere una storia nell’atmosfera paesana, pesante, cattiva e pettegola, con una trama semplice ma avvincente.

    ha scritto il 

  • 3

    Quando un Simenon si trascina un po' troppo, vuol dire che o è sbagliato il momento o è sbagliato il Simenon.

    Nel mio caso valgono entrambe le cose: è un momentaccio per qualsiasi libro che non sia il ...continua

    Quando un Simenon si trascina un po' troppo, vuol dire che o è sbagliato il momento o è sbagliato il Simenon.

    Nel mio caso valgono entrambe le cose: è un momentaccio per qualsiasi libro che non sia il capolavoro della letteratura universale (non so perché, è che mi girano); e in più a mio avviso questo non è fra i migliori della produzione simenoniana.
    Cosa resta del libro?
    -La cupezza, disperata e soffocante;
    -L'interrogatorio in commissariato: una combinazione di ristrettezza mentale, pregiudizio, violazione di diritti, travisamento di dichiarazioni, un gioco di trappole in cui la vittima non può che soccombere. E il nostro Autore, si sa, in queste cose è maestro!

    ha scritto il 

  • 5

    "A parte l'immobilità della testa, che trasportava come un corpo estraneo, era l'uomo di sempre, calmo e misurato..."

    "Trasportare la testa come un corpo estraneo" è un concetto di tale efficacia che solo un genio come Simenon può inventarsi. I suoi personaggi, apparentemente ordinari, anonimi, a volte insignificanti ...continua

    "Trasportare la testa come un corpo estraneo" è un concetto di tale efficacia che solo un genio come Simenon può inventarsi. I suoi personaggi, apparentemente ordinari, anonimi, a volte insignificanti, riescono a coinvolgere il lettore fino al midollo, trascinandolo nelle loro più intime e viscerali emozioni.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho capito perché ogni estate leggo un Simenon: per la sensazione di gelo che immancabilmente mi trasmette. L'inevitabilitá della crudeltà umana contrapposta alla più ingenua stupidità, il tutto ordito ...continua

    Ho capito perché ogni estate leggo un Simenon: per la sensazione di gelo che immancabilmente mi trasmette. L'inevitabilitá della crudeltà umana contrapposta alla più ingenua stupidità, il tutto ordito su un trama semplice eppure avvincente che ti fa girare ogni pagina in attesa dell'inevitabile caduta. E fa considerare la solitudine come il minore dei mali.

    ha scritto il 

  • 4

    Nell'estrema periferia di Parigi una prostituta viene uccisa in maniera efferata. Parte la caccia al mostro e tutte le attenzioni si concentrano sul Signor Hire, un ometto piccolo e grasso che ha semp ...continua

    Nell'estrema periferia di Parigi una prostituta viene uccisa in maniera efferata. Parte la caccia al mostro e tutte le attenzioni si concentrano sul Signor Hire, un ometto piccolo e grasso che ha sempre vissuto in una totale solitudine, evitato da tutti e guardato con sospetto dai vicini. Gli stessi assassini sfrutteranno l'ingenuità di questo ometto per far cadere su di lui i sospetti della polizia. Il finale è tristissimo, con il Signor Hire che si illuderà di poter avere la sua piccola parte di felicità ed invece si troverà a dover recitare la parte del mostro sotto gli sguardi morbosi dei vicini e cinici dei veri assassini.

    Un noir cupo e disperato che non lascia il minimo spazio all'ottimismo.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro di un pessimismo assoluto che potrebbe intitolarsi Cronaca di una morte annunciata. Stupendo lo spaccato della vita dell' uomo solitario e celibe che diventa il bersaglio della maldicenza e d ...continua

    Un libro di un pessimismo assoluto che potrebbe intitolarsi Cronaca di una morte annunciata. Stupendo lo spaccato della vita dell' uomo solitario e celibe che diventa il bersaglio della maldicenza e del sospetto proprio per la sua mancanza di amicizie.

    ha scritto il 

  • 5

    La necessità dell'appartenenza

    Una piazza dove tutti si conoscono da sempre. Una libreria vecchia e piena di libri impolverati. Il piccolo libraio, il sig. Jonas, un uomo solitario, abitudinario, sempre umile e cortese con tutti. F ...continua

    Una piazza dove tutti si conoscono da sempre. Una libreria vecchia e piena di libri impolverati. Il piccolo libraio, il sig. Jonas, un uomo solitario, abitudinario, sempre umile e cortese con tutti. Forse perché non appartiene a quella piazza, non è nato lì, anzi non è neanche francese e desidera trovare in quel piccolo microcosmo, il suo mondo, la sua patria, la sua famiglia. Desidera con tutte le sue forze essere membro di quella comunità, sentirsi “dentro” un qualcosa, essere parte di qualcuno lui che sente di non appartenere a nulla e, per questo, di essere infinitamente inadeguato. Ed è questo suo profondo desiderio a muovere i fili della sua vita, della sua anima e del suo stesso destino. Destino che prenderà una piega sempre più tragica ed amara quando la moglie di Jonas scompare con ciò che lui ha di più caro: la collezione di francobolli, ultimo legame con la sua patria natia. Da quel momento tutto comincia a precipitare in un vortice di menzogne e malevole dicerie che lo porteranno ad essere sempre più isolato dai membri di quella comunità, dalla quale voleva disperatamente essere accolto. Jonas, infatti, viene giudicato e condannato tout court e non perché abbia commesso alcunché ma per il solo fatto di essere diverso dagli altri, di andare controcorrente, di avere la capacità di capire ed accettare l’altro, con tutte le sue debolezze e meschinità.
    Romanzo profondamente amaro che indaga sulla necessità dell'essere umano di appartenere ad un gruppo, sulla difficoltà ad esserne accettato e sulla tendenza ad additare come "mostri" e ad isolare i diversi, gli estranei, o semplicemente quelli più sensibili.
    Bello, intimo, triste. Da leggere

    ha scritto il