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Il fidanzamento del signor Hire

Di

Editore: Adelphi (Biblioteca Adelphi 450)

4.0
(521)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 146 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Tedesco , Spagnolo

Isbn-10: 8845918173 | Isbn-13: 9788845918179 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Giorgio Pinotti

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Villejuif è l'estrema periferia di Parigi: oltre, non c'è che la campagna bianca di brina. È qui che la polizia ha rinvenuto il cadavere di una prostituta. Solo un mostro può avere commesso un simile delitto. E chi altri può essere, il Mostro, se non il signor Hire, che tutti scansano con un brivido? Il signor Hire è piccolo, grasso, come se non fosse fatto né di carne né di ossa. Sul suo viso cereo spiccano baffetti che sembrano disegnati con la china. Tutti i suoi gesti hanno la rigida precisione di un cerimoniale. È davvero lui il colpevole? Solo nell'epilogo ogni interrogativo troverà risposta, un epilogo nel quale tutto converge come per un disegno fatale,un epilogo preparato, momento per momento, eppure indicibilmente atroce.
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  • 5

    "A parte l'immobilità della testa, che trasportava come un corpo estraneo, era l'uomo di sempre, calmo e misurato..."

    "Trasportare la testa come un corpo estraneo" è un concetto di tale efficacia che solo un genio come Simenon può inventarsi. I suoi personaggi, apparentemente ordinari, anonimi, a volte insignificanti ...continua

    "Trasportare la testa come un corpo estraneo" è un concetto di tale efficacia che solo un genio come Simenon può inventarsi. I suoi personaggi, apparentemente ordinari, anonimi, a volte insignificanti, riescono a coinvolgere il lettore fino al midollo, trascinandolo nelle loro più intime e viscerali emozioni.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho capito perché ogni estate leggo un Simenon: per la sensazione di gelo che immancabilmente mi trasmette. L'inevitabilitá della crudeltà umana contrapposta alla più ingenua stupidità, il tutto ordito ...continua

    Ho capito perché ogni estate leggo un Simenon: per la sensazione di gelo che immancabilmente mi trasmette. L'inevitabilitá della crudeltà umana contrapposta alla più ingenua stupidità, il tutto ordito su un trama semplice eppure avvincente che ti fa girare ogni pagina in attesa dell'inevitabile caduta. E fa considerare la solitudine come il minore dei mali.

    ha scritto il 

  • 4

    Nell'estrema periferia di Parigi una prostituta viene uccisa in maniera efferata. Parte la caccia al mostro e tutte le attenzioni si concentrano sul Signor Hire, un ometto piccolo e grasso che ha semp ...continua

    Nell'estrema periferia di Parigi una prostituta viene uccisa in maniera efferata. Parte la caccia al mostro e tutte le attenzioni si concentrano sul Signor Hire, un ometto piccolo e grasso che ha sempre vissuto in una totale solitudine, evitato da tutti e guardato con sospetto dai vicini. Gli stessi assassini sfrutteranno l'ingenuità di questo ometto per far cadere su di lui i sospetti della polizia. Il finale è tristissimo, con il Signor Hire che si illuderà di poter avere la sua piccola parte di felicità ed invece si troverà a dover recitare la parte del mostro sotto gli sguardi morbosi dei vicini e cinici dei veri assassini.

    Un noir cupo e disperato che non lascia il minimo spazio all'ottimismo.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro di un pessimismo assoluto che potrebbe intitolarsi Cronaca di una morte annunciata. Stupendo lo spaccato della vita dell' uomo solitario e celibe che diventa il bersaglio della maldicenza e d ...continua

    Un libro di un pessimismo assoluto che potrebbe intitolarsi Cronaca di una morte annunciata. Stupendo lo spaccato della vita dell' uomo solitario e celibe che diventa il bersaglio della maldicenza e del sospetto proprio per la sua mancanza di amicizie.

    ha scritto il 

  • 5

    La necessità dell'appartenenza

    Una piazza dove tutti si conoscono da sempre. Una libreria vecchia e piena di libri impolverati. Il piccolo libraio, il sig. Jonas, un uomo solitario, abitudinario, sempre umile e cortese con tutti. F ...continua

    Una piazza dove tutti si conoscono da sempre. Una libreria vecchia e piena di libri impolverati. Il piccolo libraio, il sig. Jonas, un uomo solitario, abitudinario, sempre umile e cortese con tutti. Forse perché non appartiene a quella piazza, non è nato lì, anzi non è neanche francese e desidera trovare in quel piccolo microcosmo, il suo mondo, la sua patria, la sua famiglia. Desidera con tutte le sue forze essere membro di quella comunità, sentirsi “dentro” un qualcosa, essere parte di qualcuno lui che sente di non appartenere a nulla e, per questo, di essere infinitamente inadeguato. Ed è questo suo profondo desiderio a muovere i fili della sua vita, della sua anima e del suo stesso destino. Destino che prenderà una piega sempre più tragica ed amara quando la moglie di Jonas scompare con ciò che lui ha di più caro: la collezione di francobolli, ultimo legame con la sua patria natia. Da quel momento tutto comincia a precipitare in un vortice di menzogne e malevole dicerie che lo porteranno ad essere sempre più isolato dai membri di quella comunità, dalla quale voleva disperatamente essere accolto. Jonas, infatti, viene giudicato e condannato tout court e non perché abbia commesso alcunché ma per il solo fatto di essere diverso dagli altri, di andare controcorrente, di avere la capacità di capire ed accettare l’altro, con tutte le sue debolezze e meschinità.
    Romanzo profondamente amaro che indaga sulla necessità dell'essere umano di appartenere ad un gruppo, sulla difficoltà ad esserne accettato e sulla tendenza ad additare come "mostri" e ad isolare i diversi, gli estranei, o semplicemente quelli più sensibili.
    Bello, intimo, triste. Da leggere

    ha scritto il 

  • 4

    Quando Simenon incontrò il signor Hire

    Uno dei lavori atipici di Simenon e, a mio parere, tra i più belli...infatti c'è una differenza tra il rassicurante modulo indagine, abilità del buon detective e soluzione del caso e questo noir roma ...continua

    Uno dei lavori atipici di Simenon e, a mio parere, tra i più belli...infatti c'è una differenza tra il rassicurante modulo indagine, abilità del buon detective e soluzione del caso e questo noir romantico, dove l'esistenziale si unisce all'analisi introspettiva e sociale di una Parigi che fa da spalla, con le sue periferie prima dell'urbanizzazione forzata e quindi disadorne e sterminate.
    L'autore, creatore non solo di Maigret ma di qualcosa come 500 e passa romanzi sotto una ventina di pseudonimi, ha sempre impostato i suoi lavori non sull'azione o sull'efficacia del segugio ma soprattutto sulla intima conoscenza dell'animo umano, sulle debolezze e sulle passioni di una provincia spesso inguaiata nella doppiezza di impulsi poco ortodossi e dell'ipocrisia con cui si auto condanna, cercando però per assolversi un capro espiatorio, che salvaguardia così con l'antico rito il suo processo identitario di comunità pacifica e moralmente impeccabile. E' il caso del signor Hire, uomo dalla timidezza estrema, spesso scambiata per qualcos'altro, dal fisico particolarmente adatto per essere il perverso e maniacale assassino di una prostituta, il cui corpo viene trovato orrendamente mutilato in un campo nei dintorni della capitale. Saranno una serie di combinazioni e la sua passione per la dirimpettaia Alice, che egli spia con morbosa attenzione ma anche con il malcelato sentimento di un uomo solo e malvoluto dal mondo. E' così che Simenon ci rende protagonisti delle sue pagine, regalandoci con la perfetta attenzione di vojeur gli occhi di chi prova piacere guardando nel dettaglio la sua musa...Ma se lo scrittore costruisce una dolente comprensione per la decadenza del signor Hire, per la sua debolezza e le sue pulsioni, di parere diverso sembrano essere la comunità e le istituzioni che lo condanna senza esitazioni. E' così che tra descrizioni ambientali e quest'uomo commovente e la sua cinica dirimpettaia, tra domande ed equivoci, tra le parole della gente e la cupa penombra della periferia d'inverno che solamente nell'epilogo tutto sarà più chiaro...rimane così l'amarezza per la cattiveria del mondo che è anche l'amarezza dello stesso scrittore: “Quando comincio un romanzo, io divento il personaggio principale, e tutta la mia vita, dalla mattina alla sera e dalla sera alla mattina, è condizionata da questo personaggio”. Simenon infatti, da sempre in rottura con il suo secolo, si rifiutò di capirlo fino in fondo, o meglio una volta capito cercò di dimenticarsene...ci riuscì male, vivendo una vita avventurosa quanto amara...in questo romanzo, più vicino ai noir di Malet e Jean Amila, l'autore trasmette tutto il suo pesante fardello esistenziale e poiché con il suo stile riuscirà sempre ad andare oltre i generi letterari, nella sua poetica narrazione troviamo tutto ciò che ci restava agganciato: l'esistenzialismo come il jazz e la canzone d'autore (miles Davis che suona a St.Germain des pres e conosce molto da vicino Juliette Greco, attori e artisti squattrinati, la spinta surrealista tra Marx e Freud, belle speranze al night, tra sogni e amarezze...tutto questo sembra ricoprire e rappresentare anche da lontano la mano di Simenon, così difficile da circoscrivere in uno schema...cercando con il grande successo la propria identità, la trovò quel giorno che decise di cambiare la dicitura nel passaporto da “romanziere” a “senza professione”, ritirandosi in una piccola casa con la sua donna, la governante e compagna Teresa ih Avenue des Figuères...A decesso avvenuto ella lo fece cremare e sparse le ceneri nel giardino attorno casa. Tutti seppero del decesso, almeno tre giorni dopo...è quindi in questi ultimi anni, che Simenon potè sperimentare appieno ciò che gl interessava da sempre e che cercava di inserire nei suoi romanzi. “ Quello che mi interessa è l'uomo com'è e non come sarebbe potuto essere o come sogna di essere...insomma, la verità quotidiana dell'uomo.”

    ha scritto il 

  • 4

    Una prostituta viene trovata assassinata in un campo. Il Signor Hire viene ritenuto il responsabile del delitto. Unica sua colpa è quella di vivere in solitudine. Triste e malinconico con finale tragi ...continua

    Una prostituta viene trovata assassinata in un campo. Il Signor Hire viene ritenuto il responsabile del delitto. Unica sua colpa è quella di vivere in solitudine. Triste e malinconico con finale tragico, purtroppo inevitabile

    ha scritto il 

  • 5

    (In)giustizia divina.

    Non so se si possa dire che "Il fidanzamento del signor Hire" sia il più bel romanzo di Simenon, certamente è una bella lotta con "Il piccolo libraio di Archangelsk" in quanto a tristezza, a struggime ...continua

    Non so se si possa dire che "Il fidanzamento del signor Hire" sia il più bel romanzo di Simenon, certamente è una bella lotta con "Il piccolo libraio di Archangelsk" in quanto a tristezza, a struggimento e al sentimento di empatia e amore che si crea con il lettore.
    Il goffo e grasso signor Hire (che mi ha ricordato l'immagine che tutti noi abbiamo di Hercule Poirot), vive la sua vita fatta di nulla: una stanza gelida in un palazzo di Villejuif, periferia parigina, un lavoro un po' farlocco (vende "kit" per lavori inesistenti), al limite della legalità, e si innamora della domestica che vive nello stesso palazzo, di fronte al suo misero appartamento.
    Hire non ha amici, non ha famiglia, l'unico suo passatempo è il gioco delle bocce, nel quale è un campione.
    E tutto il quartiere sospetta di lui, quando viene rinvenuto il cadavere mutilato di una prostituta, abbandonato nei campi di periferia.
    La polizia lo controlla e lo pedina, i vicini sospettano e temono per i propri figli, ma Hire attraversa ignaro questo tormento, custodendo il segreto: lui sa, ha le prove, conosce l'assassino.
    Ed è qualcuno che è legato ad Alice, la domestica della quale Hire è innamorato.
    Dal canto suo, Alice si calerà nella parte dell'innamorata, proprio per proteggere la persona che ha commesso l'omicidio e per creare le prove a carico del povero Hire.
    Il finale di questo libro è tanto, tanto triste, tanto ingiusto, tanto vero.
    Simenon tratteggia magistralmente, come sempre, i suoi personaggi; li fa odiare, amare, suscita il desiderio di aiutarli e di gridare per loro.
    Le atmosfere umide e fuligginose della Francia degli anni '30 sono rese meravigliosamente; la scrittura è quello che è sempre. Perfetta.

    ha scritto il