Il fidanzamento del signor Hire

Di

Editore: Adelphi (Biblioteca Adelphi 450)

3.9
(568)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 146 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Tedesco , Spagnolo

Isbn-10: 8845918173 | Isbn-13: 9788845918179 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Giorgio Pinotti

Disponibile anche come: Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

Ti piace Il fidanzamento del signor Hire?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
Villejuif è l'estrema periferia di Parigi: oltre, non c'è che la campagna bianca di brina. È qui che la polizia ha rinvenuto il cadavere di una prostituta. Solo un mostro può avere commesso un simile delitto. E chi altri può essere, il Mostro, se non il signor Hire, che tutti scansano con un brivido? Il signor Hire è piccolo, grasso, come se non fosse fatto né di carne né di ossa. Sul suo viso cereo spiccano baffetti che sembrano disegnati con la china. Tutti i suoi gesti hanno la rigida precisione di un cerimoniale. È davvero lui il colpevole? Solo nell'epilogo ogni interrogativo troverà risposta, un epilogo nel quale tutto converge come per un disegno fatale,un epilogo preparato, momento per momento, eppure indicibilmente atroce.
Ordina per
  • 4

    “Perché non confessa, signor Hire?"

    Questo breve romanzo, a ben vedere, parla di due omicidi.
    Il primo è quello di una prostituta uccisa e derubata in una zona della periferia parigina, il secondo avviene per mano della collettività, co ...continua

    Questo breve romanzo, a ben vedere, parla di due omicidi.
    Il primo è quello di una prostituta uccisa e derubata in una zona della periferia parigina, il secondo avviene per mano della collettività, con modalità che ricordano un'altra breve storia, “Il cappotto” di Gogol.
    A quest'ultimo Simenon sembra ispirarsi per due analogie fondamentali: il suo protagonista indossa sempre un cappotto nero col collo di velluto e, soprattutto, è profondamente solo, di quella solitudine che può risultare fatale.
    Qualche dubbio sulla sua colpevolezza, all'inizio, viene insinuato anche nel lettore, per una certa ambigua pinguetudine che caratterizza il signor Hire, per la sua andatura saltellante, per il suo voyeurismo:
    “Poteva fissarti molto a lungo, così, senza curiosità e senza tradire alcun sentimento, come si fissa un muro o un cielo”.
    Lo sguardo di un sociopatico, si direbbe, se non fosse che a tratti diventa quello di un cane bastonato che chiede umilmente ragione della crudeltà umana.
    Il lettore assiste pagina dopo pagina al triste spettacolo di un uomo con un anelito non ancora spento d'amore e di gioia di vivere in fondo al cuore, risucchiato in un gorgo a spirale a velocità sempre più sostenuta:
    “Perché non confessa, signor Hire?”.
    Una camicia a righe e un paio di bretelle, intraviste attraverso un cappotto aperto in una giornata fredda e uggiosa, è l'ultima immagine che abbiamo di lui e dei suoi sogni romantici spezzati.

    ha scritto il 

  • 5

    Il signor Hire al bicocca village

    5 stelle solo perché anobii non mi permette di dargliene 6. Quando la vita, le circostanze e tutto il resto ti giocano contro. Che personaggio questo signor Hire, quanta solitudine, quanta tristezza. ...continua

    5 stelle solo perché anobii non mi permette di dargliene 6. Quando la vita, le circostanze e tutto il resto ti giocano contro. Che personaggio questo signor Hire, quanta solitudine, quanta tristezza. Memorabile la scena in cui il povero protagonista si consola con una puttana o quella dove lancia la palla da bowling all'indietro facendola passare tra le ginocchia, un gesto disperato per urlare al mondo che anche lui sa essere uomo. Che romanzo magnifico.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Piacevoli letture coatte

    Non avevo mai fatto parte di un gruppo di lettura, anche se l’idea tempo fa mi aveva sfiorata. In realtà sono troppo lenta e terribilmente confusionaria nell’organizzare le mie giornate, per riuscire ...continua

    Non avevo mai fatto parte di un gruppo di lettura, anche se l’idea tempo fa mi aveva sfiorata. In realtà sono troppo lenta e terribilmente confusionaria nell’organizzare le mie giornate, per riuscire a rispettare dei ritmi precisi “imposti dall’alto”. E credevo di non essere neppure più in grado, dopo i romanzi dei corsi monografici universitari, di accettare che fossero altre persone a scegliere per me. Meno di un mese fa, ho invece dovuto ricredermi, perché un paio delle mie alunne hanno accettato di buon grado di partecipare al gruppo di lettura organizzato dall’istituto in cui sto lavorando. Il genere letterario scelto quest’anno, dietro suggerimento dei partecipanti alle edizioni precedenti, è il giallo. Il testo di apertura è stato appunto questo romanzo di Simenon. Non so come sia andata la chiacchierata con i ragazzi, visto che la riunione dei genitori mi ha impedito di partecipare all’attività, ma ho letto il romanzo il più velocemente possibile, per confrontarmi con le ragazze e rispondere alle loro eventuali domande. Mi è sembrato di capire che il libro non abbia riscosso molto successo, perché gli studenti si aspettavano ritmi e meccanismi tipici della letteratura poliziesca inglese o americana. A me è piaciuto, ma non credo che lo inserirò mai nella rosa dei suggerimenti per le mie classi, perché ha un ritmo troppo lento per coinvolgere a pieno degli adolescenti. Possono comunque venirne fuori riflessioni interessanti sul peso dei pregiudizi, sulla difficoltà di accettare il “diverso”, sui luoghi comuni e su quanto sia facile innescare una “caccia alle streghe” a partire dalle chiacchiere di quartiere. La pioggia incessante che fa da sfondo alle vicende narrate contribuisce ad amplificare il grigiore e la grettezza dei personaggi, lo squallore delle loro azioni e gli atteggiamenti morbosi che manifestano gli uni nei confronti degli altri. Il protagonista suscita pena ma anche fastidio, con la monotonia delle sue giornate, l’abitudine a frequentare le case di tolleranza e l’inquietante mania di spiare la procace dirimpettaia. Ma gli altri personaggi non sono certo migliori di lui: la portinaia pettegola, il laido ispettore, la volgare e subdola Alice … Il testo di Simenon non è certo un thriller che tiene con il fiato sospeso (e chiunque conosca l’autore non potrebbe aspettarsi niente di simile), ma c’è una tensione di fondo che non abbandona mai il lettore. E’ evidente sin dalle prime pagine come il signor Hire non possa essere l’assassino, ma ci sono comunque degli interrogativi che si insinuano ben presto nella mente di chi legge. È possibile che il signor Hire non capisca di essere vittima di un raggiro? Finirà in galera pur essendo colpevole? Verrà comunque accusato di reticenza? Il vero assassino finirà mai dietro le sbarre? Insomma, anche se non siamo di fronte ad un giallo nel senso tradizionale del termine, queste domande dimostrano la presenza del meccanismo della suspense. Eppure, il punto è un altro. Difficile non sentirsi a disagio, di fonte alla rappresentazione concreta di una certa tendenza lombrosiana che fa spesso capolino in ciascuno di noi, della propensione umana ad etichettare il prossimo e a diffidare di chi appare pieno di complessi e decisamente strano ai nostri occhi. In questo senso, si può affermare che Hire sia il perfetto capro espiatorio delle nostre paure e delle nostre facili inclinazioni accusatorie. Ed ecco che Simenon, ancora una volta, mette impietosamente a nudo le bassezze, la meschinità e le ipocrisie della cosiddetta “gente normale”.

    ha scritto il 

  • 3

    Le parole sono più potenti della spada

    Una Parigi freddissima e dilavata da una pioggia insistente e fastidiosa fa da scenario ad una storia di solitudine e di sospetti che vede come protagonista il signor Hire , un uomo grassoccio e molli ...continua

    Una Parigi freddissima e dilavata da una pioggia insistente e fastidiosa fa da scenario ad una storia di solitudine e di sospetti che vede come protagonista il signor Hire , un uomo grassoccio e molliccio , dalle labbra rosa quasi femminee e dal passato non proprio cristallino , impegnato in un'attività poco chiara e al limite del lecito .
    La sua vita scorre sui binari di gesti e consuetudini cristallizzate in un ripetitivo rituale giornaliero salvo i momenti nei quali si trova a spiare dalla sua finestra Alice , una domestica sua dirimpettaia dall'atteggiamento più che disinvolto , che peraltro non esita ad assecondarlo mostrandosi spesso in atteggiamenti provocatori .
    E tuttavia un uomo dalle abitudini così consolidate e dall'aspetto del tutto insignificante viene sospettato di aver commesso un omicidio a scopo di rapina.
    Una storia scritta bene , ma con Simenon si va sempre sul sicuro , dallo sviluppo prevedibile e che vede ancora una volta nella caratterizzazione dei personaggi e nella descrizione dei luoghi le sue parti migliori .

    ha scritto il 

  • 4

    “È carino qui da lei”
    La luce era cruda, forse perché la lampadina elettrica non era schermata, le linee nette. I colori spiccavano gli uni sugli altri. L’incerata trasformava il tavolo in un rettango
    ...continua

    “È carino qui da lei”
    La luce era cruda, forse perché la lampadina elettrica non era schermata, le linee nette. I colori spiccavano gli uni sugli altri. L’incerata trasformava il tavolo in un rettangolo duro e freddo come una pietra tombale.
    “Sta sempre solo?”

    Si tratta del mio secondo incontro con Simenon, il primo consistendo di un episodio di Maigret letto diversi anni fa. Avevo quindi già avuto modo di conoscere le atmosfere cupe ed enigmatiche di Simenon e soprattutto il suo stile laconico e scarno, anche troppo per i miei gusti - ai limiti dello scheletrico - eppure non privo di fascino e sicuramente efficace nel fermare in pochi tratti personaggi e atmosfere perfettamente riconoscibili.
    Se la volta precedente l’insieme non mi aveva troppo convinto, devo dire che questo signor Hire è una creatura letteraria di livello superiore, decisamente meglio riuscita.
    Come non immaginarselo? Pingue e viscido, schivo, riservato, i neri baffetti arricciati che spiccano sul volto pallido e sudaticcio sormontato da rosei pomelli, guardone e dedito alle piccole truffe; la personificazione della mediocrità, della pochezza, verso cui si prova istintiva repulsione - il che lo rende, tra l’altro, il perfetto capro espiatorio, una sorta di parafulmine per tutta la mediocrità che lo circonda.
    Eppure, è anche così profondamente umano. Il suo bisogno d’amore un pozzo nero e profondo che lo espone alle più ingenue illusioni.
    Quando un autore riesce a creare un personaggio così, e a farci provare compassione e pietà per lui, è certamente un grande autore.

    ha scritto il 

  • 5

    Non riesco a smettere di stupirmi, dopo ogni romanzo di Simenon, della grandezza di questo scrittore. Come al solito anche qui il suo stile è asciutto, il lessico è semplice, privo di particolari inv ...continua

    Non riesco a smettere di stupirmi, dopo ogni romanzo di Simenon, della grandezza di questo scrittore. Come al solito anche qui il suo stile è asciutto, il lessico è semplice, privo di particolari invenzioni letterarie; i dialoghi sono scarni e le descrizioni degli ambienti sono rese con un uso preciso ma centellinato delle parole. Eppure questa scrittura così essenziale è di una efficacia straordinaria ed è capace di creare atmosfere dense e palpabili, di scavare profondamente dentro i personaggi, di mettere il lettore dentro la storia già dalle prime pagine del romanzo. Leggete anche solo l'inizio: vi ritrovrete lì sulle scale con la portinaia mentre bussa alla porta di messieur Hire, sentirete gli stessi odori e rumori, sarete dentro ai suoi occhi e ai suoi pensieri. Allo stesso tempo percepirete subito con chi avete a che fare e che persona meschina ella sia; lo capirete da pochi ma precisi dettagli: i vestiti che le cadono addosso come sui due bastoni incrociati che formano gli spaventapasseri, il naso umido, gli occhietti grigi, il gesto di stringersi lo scialle addosso. E che dire del signor Hire? È il ritratto ideale del colpevole di omicidio, perfetto per essere etichettato come il "mostro": piccolo, grasso, flaccido, pieno di stranezze, guardone e frequentatore di prostitute. Ma poi sarà proprio il nostro ometto a riuscire ad essere il personaggio migliore del romanzo con la sua candida ingenuità, il suo amore tradito per la bella e infida domestica della finestra di fronte e i suoi sogni falliti.
    Un bellissimo giallo quindi, in cui, proprio alla Simenon, non è così importante chi commette il crimine e come, ma quali passioni umane si muovono dietro i destini dei personaggi e il corso delle storie.

    ha scritto il 

  • 5

    Cronologicamente uno dei primi, in assoluto uno dei migliori

    Pingue, sudaticcio, guance rosee, sguardo basso o sfuggente, passi brevi e veloci, andatura saltellante e ondeggiante a causa dell’adipe, stretta di mano senza nerbo e senza nessuna trasmissione di co ...continua

    Pingue, sudaticcio, guance rosee, sguardo basso o sfuggente, passi brevi e veloci, andatura saltellante e ondeggiante a causa dell’adipe, stretta di mano senza nerbo e senza nessuna trasmissione di comunicazione significante, silenzioso, pronto a porgere le proprie scuse per un nonnulla, metodico, solitario, puntuale e preciso
    e anche
    frequentatore di postriboli – molto puliti a dir la verità –, con un passato di galeotto – per colpa di altri in verità -, truffatore – di quelli in piccole dosi distribuite in ugual misura su un elevato numero di vittime -, e soprattutto con un gusto radicato per il voyeurismo…
    potrebbe mai trasmettere empatia?
    Eppure, alla fine, quando il noir si dipana e si svela, mentre il signor Hire si regge alla vita con la sola forza delle sue molli mani, qualcosa cambia e si prova compassione per quella misera esistenza in affitto e provvisoria.

    ha scritto il 

  • 3

    Quanti signor Hire ci circondano? Quanta meschinità s'annida e cresce in noi?
    Un libro che sa essere sfavillante un momento e grigio e monotono subito dopo, come molte persone in fondo.

    ci sono momen ...continua

    Quanti signor Hire ci circondano? Quanta meschinità s'annida e cresce in noi?
    Un libro che sa essere sfavillante un momento e grigio e monotono subito dopo, come molte persone in fondo.

    ci sono momenti in cui l'attesa diventa così insopportabile che le dita si contraggono come per un crampo, ci tremano le ginocchia ed abbiamo voglia di ridere e piangere insieme.

    ha scritto il