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Il figlio di Bakunìn

By Sergio Atzeni

(89)

| Mass Market Paperback | 9788838924095

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Book Description

Sergio Atzeni è uno scrittore giovane di radici - inevitabili radici, si apprende leggendolo - sarde, affondate in una cultura distillata e in un sentimento popolari (e nazionali, se la Sardegna è nazione). Più che al ritratto o al paesaggio, consegu Continue

Sergio Atzeni è uno scrittore giovane di radici - inevitabili radici, si apprende leggendolo - sarde, affondate in una cultura distillata e in un sentimento popolari (e nazionali, se la Sardegna è nazione). Più che al ritratto o al paesaggio, conseguentemente il suo raccontare rassomiglia all’affresco: scene e figure dislocate nello spazio della narrazione, ciascuna gravata di una sua vicenda e di suoi simbolismi.
Il figlio di Bakunìn: Tullio Saba, anarchico che attraversa il Novecento, solitario incantatore, capopopolo medievaleggiante in un mondo che si modernizza dolorosamente. A lui guardano un numero di visi e di figure diversamente segnate, o sagome passanti che lo incrociarono. E lo raccontano chiedendosi chi sia stato; ma raccontando soprattutto di loro. E chi sia fattualmente questo figlio di Bakunìn, alla fine sfuma nelle opinioni, nelle testimonianze, nelle credenze: se sia ladro e assassino o ribelle, se morto o fuggiasco, se appassionato amante o profittatore: se sia traditore o eroe (per citare un famoso racconto di Borges in cui in un gioco di specchi si perde la realtà storica di un personaggio). Solo che il gioco di specchi di Atzeni non ha a che fare con la metafisica della inafferrabilità, piuttosto con la libertà e la sua leggenda. E della leggenda della libertà - vale a dire dei modi in cui la libertà è tramandata, sognata, raffigurata da un popolo - Atzeni raggiunge l’essenza.

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    "Un giudizio? Ne ho conosciuto altri, come lui, per cui la rivoluzione era un mito romantico. Quando è diventata pazienza e scrivania, lui ci è morto. Lui solo, per fortuna."

    Fra testimonianze sincere o menzognere, espressioni d'affetto o d' ...(continue)

    "Un giudizio? Ne ho conosciuto altri, come lui, per cui la rivoluzione era un mito romantico. Quando è diventata pazienza e scrivania, lui ci è morto. Lui solo, per fortuna."

    Fra testimonianze sincere o menzognere, espressioni d'affetto o d'indifferenza, di stima o di disprezzo, conosciamo Tullio Saba, figlio di "Bakunìn", calzolaio anarchico sardo. E sono le voci del coro di testimoni che narrano storie di antifascismo, storie di lotte e di botte, di fango e d'amore. Soprattutto narrano di Tullio Saba, i cui occhi color di buccia di nocciole, con piccoli spicchi verdi, dentro, color di erba a maggio, guardavano la rivoluzione come "mito romantico".
    Tullio Saba è veramente esistito o è la trasfigurazione del sogno di libertà?
    E il giornalista, cacciatore di ricordi, lo avrà veramente avuto quell'orecchino?
    In fondo, che importanza ha. Si racconta di un piccolo eroe che - come tanti altri - nascosto fra le righe, rende grande la Storia. Quella Storia che par leggenda, ma ch'è vera. Così vera da scalfire anche la pietra più dura.

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    Cat said on May 28, 2014 | Add your feedback

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    Interessante la costruzione del romanzo, che parla di Tullio Saba. Eroe? Impostore? Uomo tutto d'un pezzo? Delinquente? Non si sa con precisione, perché Atzeni parla per mezzo della gente che lo ha conosciuto, frequentato, incontrato una volta o che ...(continue)


    Interessante la costruzione del romanzo, che parla di Tullio Saba. Eroe? Impostore? Uomo tutto d'un pezzo? Delinquente? Non si sa con precisione, perché Atzeni parla per mezzo della gente che lo ha conosciuto, frequentato, incontrato una volta o che ne ha sentito parlare. Così nascono le leggende, dice Atzeni. Inoltre dalle parole di gente comune, si intuiscono tratti dell'essere sardi, che non è cosa semplice da spiegare. Libro molto piacevole.

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    The Grand Wazoo said on Sep 18, 2013 | Add your feedback

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    L'ho trovato per caso questo libro, nella mia libreria, per sbaglio. Non sapevo della sua esistenza e mai avrei pensato che mi sarebbe piaciuto così tanto. 100 pagine che parlano di Tullio, il figlio di Bakunìn. Tullio lo incontriamo nei racconti, ve ...(continue)

    L'ho trovato per caso questo libro, nella mia libreria, per sbaglio. Non sapevo della sua esistenza e mai avrei pensato che mi sarebbe piaciuto così tanto. 100 pagine che parlano di Tullio, il figlio di Bakunìn. Tullio lo incontriamo nei racconti, veri e finti, di coloro che lo conobbero e di coloro che non lo conobbero. Voci nel vento sardo che parlano di lui, di un mito o di una leggenda.

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    The Norne ☮ said on May 14, 2013 | Add your feedback

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    Chi è Tullio Saba?

    Decine di voci diverse, vere o inventate, raccontano quanto sanno di Tullio Saba, già anarchico, comunista, sciupafemmine, minatore, canterino, sindacalista e politico.
    Storia sarda, di miniere e di primo maggio.

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    Salgalaluna said on May 6, 2013 | Add your feedback

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    Avevamo fatto l'amore e sentivo il suo respiro sulla pelle sudata. L'avevo conosciuta la sera prima nello squallido bar sotto casa mia, ma mi sembrava di essere sdraiato su quel letto da settimane. La stanza era illuminata da un pallido sole dicembri ...(continue)

    Avevamo fatto l'amore e sentivo il suo respiro sulla pelle sudata. L'avevo conosciuta la sera prima nello squallido bar sotto casa mia, ma mi sembrava di essere sdraiato su quel letto da settimane. La stanza era illuminata da un pallido sole dicembrino. Lesse alcune frasi del libro che aveva sul comodino senza sollevare la testa. Il figlio di Bakunin di Sergio Atzeni. Le parole del libro mi penetravano nella pelle attraverso il suo respiro. Mi parlò dello scrittore, dell'uomo, un suo compaesano, mi parlò della vivida immagine della Sardegna, del legame fortissimo che sentono gli isolani con l'isola. Quando varie ore più tardi mi chiusi la porta di casa sua alle spalle e mi ritrovai intontito nel freddo della notte invernale, il libro era con me. Fu una lettura nervosa, tutta d'un fiato, frutto dell'entusiasmo.

    Ci sono libri che accompagnano lo stato d'animo del momento, con cui si stabilisce una sintonia immediata. Questo libro è stato uno di questi. In quel momento stavo volando e nella lettura cercavo entusiamo e voglia di vivere. Tullio Saba, il figlio di Bakunin, è diventato così uno dei personaggi letterari che ho amato di più.

    Sergio Atzeni lo descrive con sapienza, attraverso il punto di vista di una trentina di persone intervistate da un giovane giornalista. Sono pennellate impressioniste, punti di vista dolorosamente personali, in grado di creare un'immagine viva, ricca di sfumature e zone d'ombra. Gli intervistati sfruttano le domande su Tullio Saba per parlare di loro e del loro ambiente. Attraverso i loro racconti si crea una vicenda corale, uno spaccato di un paesello sardo negli anni del fascismo e poi delle lotte sociali del primo dopoguerra. La forza del libro è che ogni personaggio nel momento che decide di parlare di Tullio Saba mostra senza pudore ai lettori tutto il suo essere.

    Passarono anni e il libro lo dimenticai in una vecchia casa in Germania; il ricordo si affievolì. Oggi mi sono ritrovato inaspettatamente davanti alla versione audio. Ascoltare un libro con un carico di ricordi così piacevoli è un'esperienza strana. La paura di rimanere delusi, la curiosità di ascoltare invece che leggere, la curiosità di confrontarmi con un'interpretazione diversa dalla mia. Un ottimo lavoro, però non posso fare a meno di rimpiangere l'odore delle pagine dell'edizione Sellerio che si mischiava al profumo del corpo di M.

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    Fabrizio Fontana said on May 4, 2013 | Add your feedback

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