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Il figlio di Bakunìn

La biblioteca dell'identità - I Narratori 2

Di

Editore: L'Unione Sarda

4.1
(406)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 127 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Inglese , Spagnolo

Isbn-10: A000009126 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico

Genere: Children , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
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  • 4

    "Un giudizio? Ne ho conosciuto altri, come lui, per cui la rivoluzione era un mito romantico. Quando è diventata pazienza e scrivania, lui ci è morto. Lui solo, per fortuna."


    Fra testimonianze sincere o menzognere, espressioni d'affetto o d'indifferenza, di stima o di disprezzo, co ...continua

    "Un giudizio? Ne ho conosciuto altri, come lui, per cui la rivoluzione era un mito romantico. Quando è diventata pazienza e scrivania, lui ci è morto. Lui solo, per fortuna."

    Fra testimonianze sincere o menzognere, espressioni d'affetto o d'indifferenza, di stima o di disprezzo, conosciamo Tullio Saba, figlio di "Bakunìn", calzolaio anarchico sardo. E sono le voci del coro di testimoni che narrano storie di antifascismo, storie di lotte e di botte, di fango e d'amore. Soprattutto narrano di Tullio Saba, i cui occhi color di buccia di nocciole, con piccoli spicchi verdi, dentro, color di erba a maggio, guardavano la rivoluzione come "mito romantico". Tullio Saba è veramente esistito o è la trasfigurazione del sogno di libertà? E il giornalista, cacciatore di ricordi, lo avrà veramente avuto quell'orecchino? In fondo, che importanza ha. Si racconta di un piccolo eroe che - come tanti altri - nascosto fra le righe, rende grande la Storia. Quella Storia che par leggenda, ma ch'è vera. Così vera da scalfire anche la pietra più dura.

    ha scritto il 

  • 0

    Interessante la costruzione del romanzo, che parla di Tullio Saba. Eroe? Impostore? Uomo tutto d'un pezzo? Delinquente? Non si sa con precisione, perché Atzeni parla per mezzo della gente che lo ha conosciuto, frequentato, incontrato una volta o che ne ha sentito parlare. Così nascono le leggende ...continua

    Interessante la costruzione del romanzo, che parla di Tullio Saba. Eroe? Impostore? Uomo tutto d'un pezzo? Delinquente? Non si sa con precisione, perché Atzeni parla per mezzo della gente che lo ha conosciuto, frequentato, incontrato una volta o che ne ha sentito parlare. Così nascono le leggende, dice Atzeni. Inoltre dalle parole di gente comune, si intuiscono tratti dell'essere sardi, che non è cosa semplice da spiegare. Libro molto piacevole.

    ha scritto il 

  • 5

    L'ho trovato per caso questo libro, nella mia libreria, per sbaglio. Non sapevo della sua esistenza e mai avrei pensato che mi sarebbe piaciuto così tanto. 100 pagine che parlano di Tullio, il figlio di Bakunìn. Tullio lo incontriamo nei racconti, veri e finti, di coloro che lo conobbero e di col ...continua

    L'ho trovato per caso questo libro, nella mia libreria, per sbaglio. Non sapevo della sua esistenza e mai avrei pensato che mi sarebbe piaciuto così tanto. 100 pagine che parlano di Tullio, il figlio di Bakunìn. Tullio lo incontriamo nei racconti, veri e finti, di coloro che lo conobbero e di coloro che non lo conobbero. Voci nel vento sardo che parlano di lui, di un mito o di una leggenda.

    ha scritto il 

  • 4

    Chi è Tullio Saba?

    Decine di voci diverse, vere o inventate, raccontano quanto sanno di Tullio Saba, già anarchico, comunista, sciupafemmine, minatore, canterino, sindacalista e politico. Storia sarda, di miniere e di primo maggio.

    ha scritto il 

  • 5

    Avevamo fatto l'amore e sentivo il suo respiro sulla pelle sudata. L'avevo conosciuta la sera prima nello squallido bar sotto casa mia, ma mi sembrava di essere sdraiato su quel letto da settimane. La stanza era illuminata da un pallido sole dicembrino. Lesse alcune frasi del libro che aveva sul ...continua

    Avevamo fatto l'amore e sentivo il suo respiro sulla pelle sudata. L'avevo conosciuta la sera prima nello squallido bar sotto casa mia, ma mi sembrava di essere sdraiato su quel letto da settimane. La stanza era illuminata da un pallido sole dicembrino. Lesse alcune frasi del libro che aveva sul comodino senza sollevare la testa. Il figlio di Bakunin di Sergio Atzeni. Le parole del libro mi penetravano nella pelle attraverso il suo respiro. Mi parlò dello scrittore, dell'uomo, un suo compaesano, mi parlò della vivida immagine della Sardegna, del legame fortissimo che sentono gli isolani con l'isola. Quando varie ore più tardi mi chiusi la porta di casa sua alle spalle e mi ritrovai intontito nel freddo della notte invernale, il libro era con me. Fu una lettura nervosa, tutta d'un fiato, frutto dell'entusiasmo.

    Ci sono libri che accompagnano lo stato d'animo del momento, con cui si stabilisce una sintonia immediata. Questo libro è stato uno di questi. In quel momento stavo volando e nella lettura cercavo entusiamo e voglia di vivere. Tullio Saba, il figlio di Bakunin, è diventato così uno dei personaggi letterari che ho amato di più.

    Sergio Atzeni lo descrive con sapienza, attraverso il punto di vista di una trentina di persone intervistate da un giovane giornalista. Sono pennellate impressioniste, punti di vista dolorosamente personali, in grado di creare un'immagine viva, ricca di sfumature e zone d'ombra. Gli intervistati sfruttano le domande su Tullio Saba per parlare di loro e del loro ambiente. Attraverso i loro racconti si crea una vicenda corale, uno spaccato di un paesello sardo negli anni del fascismo e poi delle lotte sociali del primo dopoguerra. La forza del libro è che ogni personaggio nel momento che decide di parlare di Tullio Saba mostra senza pudore ai lettori tutto il suo essere.

    Passarono anni e il libro lo dimenticai in una vecchia casa in Germania; il ricordo si affievolì. Oggi mi sono ritrovato inaspettatamente davanti alla versione audio. Ascoltare un libro con un carico di ricordi così piacevoli è un'esperienza strana. La paura di rimanere delusi, la curiosità di ascoltare invece che leggere, la curiosità di confrontarmi con un'interpretazione diversa dalla mia. Un ottimo lavoro, però non posso fare a meno di rimpiangere l'odore delle pagine dell'edizione Sellerio che si mischiava al profumo del corpo di M.

    ha scritto il 

  • 4

    c'era una volta tullio saba

    figlio di un calzolaio antifascista detto bakunìn, con l'accento sulla I. Di Tullio Saba non sapremo mai niente, oppure sapremo tutto de relato: da chi racconta mentendo, e sapendo di mentire, o da chi narra credendo di sapere la verità.


    quattro stelle per un romanzo potente e super ...continua

    figlio di un calzolaio antifascista detto bakunìn, con l'accento sulla I. Di Tullio Saba non sapremo mai niente, oppure sapremo tutto de relato: da chi racconta mentendo, e sapendo di mentire, o da chi narra credendo di sapere la verità.

    quattro stelle per un romanzo potente e superbo

    ha scritto il 

  • 4

    Quattro stelle e mezza

    La storia di Tullio Saba narrata da mille voci diverse, con disparati toni e vista da differenti angolature. Sergio Atzeni ci ha lasciato in eredità dei veri tesori...

    ha scritto il 

  • 4

    Il figlio di Bakunin era comunista ...

    Ma quest’uomo è stato un fenomeno! Nel triste panorama della letteratura italiana contemporanea, questo Meneghello della cultura sarda (il paragone è per la serietà della ricerca sulla lingua sarda, così come Meneghello fa con il dialetto vicentino), perché non è “emerso” quanto meritava? Uno pot ...continua

    Ma quest’uomo è stato un fenomeno! Nel triste panorama della letteratura italiana contemporanea, questo Meneghello della cultura sarda (il paragone è per la serietà della ricerca sulla lingua sarda, così come Meneghello fa con il dialetto vicentino), perché non è “emerso” quanto meritava? Uno potrebbe dire che sono io che sono arrivata tardi, ed è vero anche questo … ma non trovo in anobii numeri sufficienti alla sua bravura. Ognuno dei libri che ho letto finora mi ha riservato una sorpresa: dal tono epico di Passavamo sulla terra leggeri, al ritmo di fiaba cantata dell’Apologo del giudice bandito, alla chiacchera sgrammaticata (in presa diretta) di due tredicenni di Bellas Mariposas. Questo (altra virata) è una raccolta di testimonianze, ogni capitolo una voce, su di una famiglia ed, in particolare su un uomo, Tullio Saba, di professione –ormai- minatore, di tradizione anarchico, di tessera politica, comunista. Sparito o morto negli anni 50. Ognuno ricorda un pezzo della sua storia (e anche della propria), ma anche della storia del paese ove svolge: sopra contadini, quasi mai su terra propria, sotto miniera, intorno ruggini tra paesi limitrofi. E, come avviene, nella realtà ognuno lo ricorda a modo suo e anche contraddittoriamente. Elegantone, generoso, eroe con l’esercito americano, rivoluzionario in miniera, coinvolto nell’uccisione dell’ex direttore della miniera in epoca fascista, sobillatore, ottimo operaio, generoso e avido, seduttore, frequentatore di casini, avversario leale, ladro, fuggito nelle Americhe, morto con la sola assistenza di una servetta. Tutto e il contrario di tutto. Potrebbe ricordare Uno, nessuno e centomila …. Ma in quello è il protagonista in prima persona a rendersi conto di apparire diversamente agli altri. Moscarda comprende di essere una maschera, oggettivamente, e che solo la follia gli permetterà di “essere” continuamente diverso e sopravvivere. A qualcuno ha ricordato la struttura “a testimonianze” di Quarto potere, e forse qui, a prescindere dalla carriera di Tullio, potremmo avvicinarci di più. Anche perché anche Tullio potrebbe aver lasciato dietro di sé una specie di Rosebud misteriosa, lui però inconsapevole e senza nostalgie o rimpianti. Qui Tullio non sa, e se sa, non gl’importa, perché lui è, o meglio, è stato. L’unica certezza è che Tullio Saba fu un uomo libero.

    Il tutto in 150 pagine.

    ha scritto il 

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