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Il filo del male

By Francesco Fiorentino,Carlo Mastelloni

(53)

| Paperback | 9788831705691

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Book Description

1958, Trieste. In un condominio di lusso viene trovato il corpo straziato di una bambina. È la figlia del sindaco e l'inchiesta si intreccia con il conflitto per il potere in città. Nell'umido marzo triestino che resiste alla primavera, è inviato a r Continue

1958, Trieste. In un condominio di lusso viene trovato il corpo straziato di una bambina. È la figlia del sindaco e l'inchiesta si intreccia con il conflitto per il potere in città. Nell'umido marzo triestino che resiste alla primavera, è inviato a risolvere il caso il tenente-colonnello Augusto Trani che, rinnegando il padre ebreo e gerarca fascista, era partito da Trieste prima della guerra. Trani non è un investigatore, è un soldato. Dopo avere sperimentato l'orrore della guerra, deve confrontarsi con quello della pace. Il filo del male che sembrava potersi spezzare si srotola ancora dalle stanze del potere. Rivela il legame che unisce le generazioni. Un poliziesco poco convenzionale che combina uno sfondo senza concessioni al pittoresco con un intreccio avvincente e visionario. Il racconto dell'inchiesta riserva sorprese continue. La verità sembra sfuggire anche dopo l'identificazione del colpevole: risolvere il caso della bambina infatti significherà decifrare il mistero della città.

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  • 1 person finds this helpful

    Parziale delusione.
    Gli ingredienti c'erano tutti, ambientazione (trieste), periodo storico (fine anni 50 dopo il fascismo), personaggi (su tutti il burbero tenente Trani figlio di un ex gerarca fascista) ma a mio parere oltre ad un'innegabile illust ...(continue)

    Parziale delusione.
    Gli ingredienti c'erano tutti, ambientazione (trieste), periodo storico (fine anni 50 dopo il fascismo), personaggi (su tutti il burbero tenente Trani figlio di un ex gerarca fascista) ma a mio parere oltre ad un'innegabile illustrazione storica del complicato periodo (gli autori non hanno improvvisato nulla) e una scrittura che possiede classe ed eleganza (che va effettivamente riconosciuta al libro) non rimane molto.
    Molta carne al fuoco ma senza mai rendere il libro accattivante.
    Sicuramente la scelta è coraggiosa e va premiata perchè sarebbe stato molto più facile creare un romanzo ad effetto con trama all'americana però il risultato nel suo insieme è per me deludente.

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    ronno said on Aug 2, 2011 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    LA PASSIONE DEL GIALLO - I Sapori del Giallo - 10, 11, 12 SETTEMBRE 2010 - LANGHIRANO (PR)

    Per dettagli sulla manifestazione:
    http://www.isaporidelgiallo.it/

    Una bambina morta (la figlia del sindaco).
    Un colpo di scena finale
    Un mistero.
    Ecco in tre parole “Il filo del male” di Fiorentino/Mastelloni introdotto da Gigi Notari, fondatore de ...(continue)

    Per dettagli sulla manifestazione:
    http://www.isaporidelgiallo.it/

    Una bambina morta (la figlia del sindaco).
    Un colpo di scena finale
    Un mistero.
    Ecco in tre parole “Il filo del male” di Fiorentino/Mastelloni introdotto da Gigi Notari, fondatore dei Sapori del Giallo, il quale ha sottolineato che, se la figura dell’investigatore ha tinte più legate all’immaginario che alla realtà, la Trieste in cui si dipana la vicenda ha suoni, colori e sapori veri, evocati dal nome di piatti autentici della cucina locale. Un dato che rende il romanzo uno dei più centrati sul tema della rassegna. Nella città del risotto al fegato nero, la vicenda filtra e ripropone, altro elemento di realtà, l’uso politico dello scandalo per distruggere l’avversario.
    La parola passa a Francesco Fiorentino che rivela come i ritratti tanto “veri” di Trieste debbano tutto al contributo dell’altro coautore, quel Carlo Mastelloni, giudice scopritore di Gladio. Il racconto, spiega Fiorentino ci riporta agli anni ‘50, gli anni dei grandi misteri, misteri di cui oggi si sa tutto senza poter dire di saperne e poterne condividere una “verità acclarata.” E se oggi il noir italiano è tanto vitale è forse perché attinge ai grandi misteri mai del tutto svelati della Repubblica. Il noir ha successo perché c’è grande fame di verità.
    Ne hanno discusso, sabato 11 settembre, ore 19, 30, Area allestita dinnanzi al Cinema Aurora, Beppe Se Simone,
    Michele Perlini, Mariano Vezzali, per la presidenza di Giuseppe Cremonesi.

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    ISaporiDelGiallo said on Aug 19, 2010 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Mi chiedo perché vengano pubblicati alcuni libri. Veramente pessimo.

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    tecla dozio said on Jul 24, 2010 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Il lettore di gialli è spesso incostante e capriccioso: intrattiene gradevolissimi rapporti simultanei con più polizieschi contemporaneamente, saltellando dall’uno all’altro, finché non s’imbatte in quello che lo ipnotizza e lo costringe ad a ...(continue)

    Il lettore di gialli è spesso incostante e capriccioso: intrattiene gradevolissimi rapporti simultanei con più polizieschi contemporaneamente, saltellando dall’uno all’altro, finché non s’imbatte in quello che lo ipnotizza e lo costringe ad arrivare alla fine, anche a costo di rischiare (è quel che accade a un personaggio di Chesterton) un’incriminazione per omicidio. Recentemente, un po’ come Swann che portava avanti su binari paralleli due relazioni, una con l’elegante Odette e l’altra con una giovane operaia, mi sono dedicata alternamente a due romanzi molto diversi tra loro: Il filo del male , di Fiorentino e Mastelloni, e Il Suggeritore di Donato Carrisi. Ricchi di pregi, ciascuno nel suo genere : il primo rivolto a un lettore colto, in grado di assaporare la perfetta ricostruzione degli anni cinquanta e un’ambientazione triestina senza luoghi comuni; il secondo ben calibrato sulle esigenze di un pubblico di bocca buona, abituato agli sfondi intercambiabili di Dan Brown e alle sommarie metropoli in cui sfrecciano le squadre speciali dei telefilm. E’ rapido e ricco di colpi di scena, ma indifferente ad ogni preoccupazione di verosimiglianza Il Suggeritore ( tanto per dirne una, un personaggio si uccide mordendosi le vene dei polsi ) ; puntigliosamente credibile, invece, come un’inchiesta giornalistica ben fatta , ma rallentato da frequenti digressioni, alla maniera dei polizieschi engagés di Mankell, Il filo del male. Pubblicati entrambi nel 2010, qualche cosa di comune l’esile poliziesco intellettuale e il corposo best-seller partorito da uno sceneggiatore televisivo dovranno pur averlo; e infatti ce l’hanno, ed è l’icona della bambina torturata, che garantisce una certa tensione emotiva laddove vittime meno innocenti e graziose lascerebbero il lettore del ventunesimo secolo nella più soporifera indifferenza. La mole del Suggeritore impone addirittura un’ecatombe di piccine, affiancate da un pot-pourri di svariati altri cadaveri, ad opera di un intero branco di killers, guidato dalla regia occulta di un super killer più killer degli altri . Il filo del male, invece, che nel suo snobismo di nicchia punta più sulla qualità che sulla quantità, mette in scena un’unica bimba, torturata e uccisa in un quartiere residenziale di Trieste, un giorno di marzo del 1958 ; eppure in base al principio per cui less is more suscita in chi legge un ben più forte e crudele disagio delle vittime snocciolate a pacchi dal buon Carrisi, per la gioia di un mercato internazionale che mira al sodo e premia la ripetizione degli schemi più consacrati e prevedibili.
    C’è un altro punto di contatto tra Fiorentino e Mastelloni da una parte e Carrisi dall’altra : l’enfasi sul Male. Nel romanzo dei due autori napoletani il male già figura nel titolo; in quello di Carrisi no, ma è onnipresente nel paratesto e nelle dichiarazioni dell’autore sul suo libro, descritto come un’esplorazione della “zona grigia tra il bene e il male” e come la narrazione di una lotta contro il male nelle sue forme più diverse e insidiose. Ma il male con cui si confronta Carrisi, e che contagia anche i suoi investigatori, dilaga in un mondo privo di qualunque determinazione : Il Suggeritore si svolge in un contesto dal quale sono stati cancellati non soltanto tutti i nomi propri di luoghi, ma tutti i possibili riferimenti a qualunque realtà che non sia quella della cronaca nera. Giganteggia , il male operato dai killers di Carrisi, perché nulla gli fa concorrenza: tutt’intorno non ci sono guerre né conflitti sociali né violazioni dei diritti umani né violenze terroristiche né persecuzioni né tragedie collettive di alcun genere. E’ un male psicologico, presentato con una certa grandiosità su un palcoscenico dal quale ogni realtà che non sia psicologica è stata brutalmente e definitivamente spazzata via.
    Il filo del male di cui vanno invece alla ricerca Fiorentino e Mastelloni, , con il loro eroe, il tenente-colonnello dei servizi segreti Augusto Trani, ha tutt’altra consistenza e tutt’altro carattere. La sua presenza nella vita di Trani rimanda a diversi punti nevralgici della storia del Novecento, che si intravedono sullo sfondo del racconto. Tutto è plausibile, in un contesto d’impianto iperrealista. Nel passato di Trani, ebreo triestino, c’è il conflitto con il padre, gerarca fascista, e ci sono le torture subìte dai nazisti durante la guerra; nel suo presente, c’è l’impegno a favore di Israele, l’amicizia con l’onorevole Taviani, il ricordo delle tante atrocità e violenze in cui è stato coinvolto nel corso di una lunga carriera che lo ha visto attivo in Libano e in Nord Africa. Più soldato che poliziotto, Trani viene convocato dal Ministro degli Interni per risolvere un caso che si annuncia delicato: l’assassinio della piccola Patrizia, figlia del sindaco di Trieste, che l’opinione pubblica e i giornali locali tendono ad attribuire ai nemici politici del padre. L’uomo dei servizi vive l’impegno della ricerca della verità come una guerra , che in un qualche modo oscuro e contorto si collega alle guerre che ha vissuto in passato:
    “Quando c’è un solo morto, non come in guerra, quella morte è più vera, pesa di più. Nonostante gli sforzi, non riusciva a non pensare al piccolo corpo straziato, al sangue, alle ferite, Quelle immagini che avrebbero finito per non portarlo da nessuna parte tornavano di continuo.
    Sarebbe riuscito a trattenere i pensieri cattivi alle soglie delle giornate, a relegarli nei miraggi degli addormentamenti, nei sogni dell’alba, nei rituali della toilette , da dove sapeva che mai avrebbe potuto scacciarli? Doveva rinchiudere il male in una zona e non permettergli di invaderlo per intero. Bisognava convincersi che c’era una parte giusta, che nel mondo c’era qualcosa, o qualcuno, per cui valeva la pena rischiare il sonno o la vita. Che una volta che si fosse spezzato il filo del male sarebbe tornata l’innocenza e finita la guerra. Che non si sarebbe dovuto combattere per sempre.”
    Man mano che si moltiplicano gli ostacoli di ogni genere alla sua indagine, Trani finisce per capire che il filo del male, probabilmente, non si spezzerà mai e che nessun “ritorno dell’innocenza” interverrà a rendere superflua la sua missione. I primi a temere le verità scomode che potrebbe scoprire, sono i suoi stessi capi ; più fa luce sui misteri di una città strangolata dai rapporti tra politica e malaffare, più diventa, per tutti, una mina vagante da neutralizzare a qualsiasi costo. L’epilogo lo vedrà lottare per la propria vita, nella sconsolata solitudine degli eroi di Chandler e di Hammett , il cui traguardo finale è sempre una disincantata consapevolezza sul corso del mondo , acquistata a carissimo prezzo.
    L’elemento più originale del Filo del male è certamente la sua ambientazione, che non ha nulla di casuale . Gli oggetti raccontano chi li ha scelti ( non dimentichiamo che Fiorentino è uno studioso di Balzac) : i paralumi pergamenati e i quadroni dalle cornici eccessivamente dorate tra cui vive il proprietario del più importante giornale della città suggeriscono i suoi gusti di parvenu ; la “spilla di Tiffany in oro e topazi” e il Cartier 1930 che inalbera sua figlia Elena, ammiratrice dei quadri di Casorati, ci permettono di misurare la distanza tra le generazioni, l’ascesa di una donna irrequieta verso il gusto più raffinato e moderno della classe dei colti. Senza la didattica loquacità del giallo “storico” , i particolari disseminati con misura raccontano un’epoca: l’idrolitina e gli slogan del totocalcio, il dado Liebig e il settimanale Novella, i romanzi della Medusa e il Vov, Delia Scala e i divanetti “con le gambe a trapezio”. L’ultimo girone di una Trieste fatiscente e segreta attraversato da Trani si incide nella memoria proprio per i dettagli , stranamente credibili nella loro incongruità:
    “Illuminato da una lampadina insufficiente appesa con un filo solitario a un lampadario in ferro, l’atrio del palazzo si presentava come una pescheria. Sul muro azzurro, per larghe porzioni eroso, erano dipinte immagini di pesci, di polipi e di altra fauna marina. Delle conchiglie davano vita alla figura di una sirena cui era caduta una pinna. L’odore di chiuso e di umido era forte malgrado l’ambiente fosse vasto. Fuori pioveva, ma non provarono alcun sollievo quando furono finalmente al coperto. “
    Un’atmosfera ricostruita con suggestiva esattezza, una storia radicata nella Storia con la esse maiuscola : forse questi punti di forza del Filo del male , clamorosamente e programmaticamente assenti dal Suggeritore, sono debolezze sul terreno del mercato , indesiderati agganci a una letteratura alta che per il lettore di best-sellers è un territorio ostile e temuto. Ripeteremo ancora un volta, con Freak Antoni , che “non c’è gusto in Italia a essere intelligenti?” Forse invece, per chi scrive un librino come questo , giocando a trapiantare gli archetipi della hard boiled school nella concretezza del nostro passato, di gusto ce n’è tantissimo.

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    Mariolina Bertini said on Jul 1, 2010 | Add your feedback

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    non posso dare il voto ad un libro che abbandono perchè mi sta veramente annoiando, forse ultimamente ho letto troppo e adesso sono in overbooking, quale che sia la ragione chiudo

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    chicca said on Jun 21, 2010 | Add your feedback

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    Deludente

    Nonostante una buona caratterizzazione del protagonista e una discreta collocazione storica, rimane troppo in superficie e giunge ad una frettolosa conclusione che lascia al lettore una sgradevole sensazione di frustrazione.
    Peccato, un'occasione sp ...(continue)

    Nonostante una buona caratterizzazione del protagonista e una discreta collocazione storica, rimane troppo in superficie e giunge ad una frettolosa conclusione che lascia al lettore una sgradevole sensazione di frustrazione.
    Peccato, un'occasione sprecata..

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    cpipan said on Jun 12, 2010 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (53)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
    • 2 stars
    • 1 star
  • Paperback 171 Pages
  • ISBN-10: 8831705695
  • ISBN-13: 9788831705691
  • Publisher: Marsilio
  • Publish date: 2010-04-06
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