Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Il filo dell'orizzonte

Di

Editore: Feltrinelli

3.5
(583)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 112 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8807811464 | Isbn-13: 9788807811463 | Data di pubblicazione:  | Edizione 13

Prefazione: Antonio Tabucchi

Disponibile anche come: Altri

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Philosophy

Ti piace Il filo dell'orizzonte?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Una città di mare che somiglia a Genova, un oscuro fatto di sangue, un cadavere anonimo, un uomo che istruisce una sua privata inchiesta per svelarne l'identità. Ma il procedimento di Spino, il detective della vicenda, non segue una logica di causa/effetto. Invece delle apparenze visibili egli cerca i significati che queste apparenze contengono e la sua ricerca corre sul filo ambiguo che separa lo spettacolo dallo spettatore. Così la sua inchiesta "impazzisce" e da indagine su una morte slitta sul piano delle segrete ragioni che guidano un'esistenza, trasformandosi in una sorta di caduta libera, vertiginosa e obbligata al tempo stesso: una ricerca senza respiro tesa verso un obiettivo che, come l'orizzonte, sembra spostarsi con chi lo segue.
Un indimenticabile romanzo-enigma che sotto l'apparenza del 'giallo' nasconde un'interrogazione sul senso delle cose.
Ordina per
  • 4

    Non è un capolavoro, certo, ma la scrittura è asciutta e graffiante come nel migliore Tabucchi, la storia è intrigante, le atmosfere sanno di scirocco, di salmastro, di stantio come tutte le ...continua

    Non è un capolavoro, certo, ma la scrittura è asciutta e graffiante come nel migliore Tabucchi, la storia è intrigante, le atmosfere sanno di scirocco, di salmastro, di stantio come tutte le città portuali, Genova in particolare. e' il loro fascino. Insomma 100 pagine che si leggono volentieri

    ha scritto il 

  • 2

    Troppe domande suscita la lettura di questo brevissimo romanzo. La maggior parte delle quali, sfortunatamente, riguardante se ci si trovi di fronte a una sincera bravura o a della gratuita ...continua

    Troppe domande suscita la lettura di questo brevissimo romanzo. La maggior parte delle quali, sfortunatamente, riguardante se ci si trovi di fronte a una sincera bravura o a della gratuita presunzione...

    ha scritto il 

  • 3

    Criptico

    "C'è un ordine delle cose e niente accade per caso", sembra essere questa la morale di questo breve romanzo, invero piuttosto enigmatico e dal finale incerto. Quel che più mi ha convinto è la ...continua

    "C'è un ordine delle cose e niente accade per caso", sembra essere questa la morale di questo breve romanzo, invero piuttosto enigmatico e dal finale incerto. Quel che più mi ha convinto è la "pregnanza" (non saprei come altro definirla) di cui è dotato ogni singolo oggetto, ogni luogo, ogni suggestione del testo; tutto è come definito, rivestito dalla patina del tempo che gli conferisce una particolare magia.

    ha scritto il 

  • 3

    Che strano romanzo "La linea dell'orizzonte", di Tabucchi! Scritto così bene e con personaggi ben delineati a cui ti affezioni presto, come Tabucchi ci ha abituato, ma con un epilogo del tutto ...continua

    Che strano romanzo "La linea dell'orizzonte", di Tabucchi! Scritto così bene e con personaggi ben delineati a cui ti affezioni presto, come Tabucchi ci ha abituato, ma con un epilogo del tutto oscuro: devo sicuramente essermi perso qualche passaggio perché non ho assolutamente capito dove siano arrivate le conclusioni "investigative" del protagonista Spino, addetto all'obitorio di una città molto simile a Genova, che si appassiona al delitto di un giovane, di cui si ignora tutto, ma di cui, per quanto mi riguarda, non è stato svelato nulla.

    ha scritto il 

  • 3

    Non è cosa

    Pur apprezzando l'alto livello della scrittura questo romanzo non mi è piaciuto, sa di polvere, di abiti vecchi dimenticati in un armadio. Non fa per me, non l'ho capito, non voglio capirlo o, più ...continua

    Pur apprezzando l'alto livello della scrittura questo romanzo non mi è piaciuto, sa di polvere, di abiti vecchi dimenticati in un armadio. Non fa per me, non l'ho capito, non voglio capirlo o, più probabilmente, l'ho letto nel momento sbagliato. Evoca continuamente spazi vuoti, assenze, fantasmi ed i suoi silenzi sono così trasparenti, così grandi che rischiano di risucchiami come voragini di nulla. No, non mi piace.

    Interessante approfondimento qui: http://www.academia.edu/2218054/Il_filo_dellorizzonte_di_Antonio_Tabucchi_ovvero_lallusione_del_postmoderno

    ha scritto il 

  • 4

    Un viaggio infinito inseguendo se stessi e il filo dell'orizzonte...

    Un romanzo breve, una storia all'apparenza lineare e asciutta ma dove l'apparenza delle cose gioca un ruolo fondamentale per aprire un varco interpretativo di quest'opera. Possiamo concepire il filo ...continua

    Un romanzo breve, una storia all'apparenza lineare e asciutta ma dove l'apparenza delle cose gioca un ruolo fondamentale per aprire un varco interpretativo di quest'opera. Possiamo concepire il filo dell'orizzonte come metafora dell'imprendibile o, come ci suggerisce nelle note finali l'autore, un luogo geometrico, che si sposta mentre noi ci spostiamo ma anche, penso io, un “concetto magico”, un sortilegio che popolazioni antiche o predisposte usavano al meglio, la capacità forse di vedere oltre ai concetti del tiepido senso comune scoprendo la realtà parallela del caso come anche nuove terre da nominare e nuove isole da vivere e sognare... Il protagonista della storia è Spino, responsabile dell'obitorio di una città mai nominata ma descritta assai bene... ed è nel luogo asettico ma “vivo” dell' ”ultima sosta prima della definitiva scomparsa” che portano la salma di un giovane morto in un conflitto a fuoco con la polizia; un morto senza un nome, senza una traccia che riconduca alla sua identità se non una vecchia foto in negativo, tanto piccola quanto misteriosa. Ed è da qui che comincia la ricerca di un identità, di un nome da dare, ben sapendo che un uomo non può morire e sparire nell'oblio totale e che basterebbero delle iniziali per dare almeno un senso a chi non c'è più e forse anche a se stessi e alla propria storia. E' quindi un codice etico a far muovere i primi passi verso l'indagine o la ricerca identitaria di Spino, scandita dai tempi dilatati e dalla dispersione di luoghi familiari che lo riportano a ricordi e a vicende passate tra le riflessioni e gli angoli di un mondo in via di estinzione: il basilico piantato nelle scatole vuote del tonno, le vecchie circondate dai loro gatti, i negozi del sarto o quello di focacce. E nei vicoli anfratti umidi negozi dall'odore di stoccafisso e dalle insegne di tabacchi e spezie coloniali. E' il regno di una categoria etico-sociale in via di estinzione che con il suo apparente fatalismo esorcizza l'imperante e vorace modernizzazione degli anni'80. Insegne di una strenua resistenza, di un riservato pudore, fatto di spontaneità e di sincero altruismo, una comunità che darà un contributo fondamentale alla soluzione dell'indagine soprattutto perchè ne sentono la portata, trattandosi di una questione di vita, di morte e di concetti comunque superiori. E proprio nell'ambivalenza dei valori di vita e morte sta il filo conduttore del romanzo, che con la sua eterea atmosfera, si avvicina e si allontana tra traiettorie e miraggi, tra proiezioni di luci ed ombre in cui il vento, spazzando ogni foschia, rende una luce così netta da far sembrare irreali i colori. Tutto si muove lentamente e in questi spazi metafisici e trasognati, i pensieri seguono i passi nei meandri di una città mai nominata ma che si scopre nei dettagli in quella Genova avara di clamori ma generosa di frasi sussurrate, in cui il protagonista ritorna ai porti ormai vuoti di una generazione cresciuta nei grandi Movimenti sociali di una moltitudine dispersa dai lacrimogeni della banalità del nuovo, dove la partecipazione e lo stare assieme degli anni addietro non riusciranno più a ritrovarsi, perdendosi anche loro nel miraggio o nell'abbaglio di un orizzonte difficile da concretizzare. E da qui l'autore si rispecchia nell'amarezza del suo protagonista, creando attorno ad un genere definito “ giallo dell'inquietudine” , un operazione letteraria di alto livello dove riesce, con un gioco combinatorio ed enigmatico, a riassumere in meno di cento pagine questo lungo viaggio esistenziale e dove il linguaggio ha una componente fondamentale: da una parte è il richiamo di Tabucchi a una situazione sociale le cui conseguenze sono l'incomunicabilità, l'incapacità di leggere o tradurre il linguaggio delle cose, dove l'assenza di voci diverse isolano i segnali elaborati da altri uomini, quelli la cui sapienza risale ad un tempo passato, una generazione filosofa magica e sapientemente ignorante e le cui botteghe, ricche di unguenti e vecchie soluzioni naturali, comportano una ricerca e delle capacità fuori dall'ordinario le cui qualità energetiche nella migliore delle ipotesi e nell'era della velocità e dell'automazione, vanno ad atrofizzarsi o a divenire leggenda e vuoto folklore. Forte è quindi nel presente lo scollamento dei vari personaggi, quelli che sembrano non riconoscersi sotto a un unico credo ma piuttosto appaiono come universi isolati, ognuno con le sue speranze e i suo fallimenti. Emblematica è la relazione tra Spino e Sara, fondata nel rispetto ma anche in un rimpianto non detto, dove il cineclub è il mezzo più caldo e sicuro per viaggiare, per fare virtualmente quella vacanza che forse avrebbe anche cambiato le loro vite. Qui, i commenti sulle città lontane di Bogart e Mirna Loy, richiamano alla sognante fuga ma cancellano pian piano le intenzioni del cuore e dei desideri. Ancor più incisivo il dialogo tra Spino e il gabbiano: apparentemente estemporaneo, è l'emblematica immagine, triste e comicamente surreale, di una società senza più parole e a tratti consapevolmente disperata...o almeno è ciò che l'autore sottolinea come incapacità dell'intellettuale, incapacità di farsi strada e di indicarla, per cercare un linguaggio nuovo e non cadere nella presunzione di aver capito la forza delle cose o quella del destino. L'altra componente invece, consiste in un "patto non detto" tra scrittore e lettore. Forse perché vittime del tempo muto o per un empatia che è il preludio per la comprensione di un noir a tinte così delicate ma anche impressionistiche, si forma una costruzione che non è per tutti, che può lasciare delusi dalle aspettative non rispettate dallo stesso protagonista, anti-eroe e taciturno, che trasforma un'indagine su un morto sconosciuto in una questione tanto più complessa quanto inafferrabile, dove i fatti concreti si mescolano alla dimensione interiore di un'esistenza che fatica a riconoscersi...Il lettore che quindi non riuscirà a sintonizzarsi nelle onde-sensazioni di Antonio Tabucchi, rimarrà estraniato e indifferente anche alle onde della radio accesa da Spino sul calar della sera, prima di andare al suo ultimo appuntamento, quello con se stesso, verso i porti mercantili e il buio della notte. Elementi che tornano sotto mentite spoglie, assenze che portano a inevitabili opposte presenze, rimandi e ritorni da cercare dopo l'ultima pagina, richiami filosofici e culturali,fino all'alfabeto di una metropoli in trasformazione fatto di scatoloni pieni di siringhe e di parabole di un gabbiano in cerca di compagnia...tutto porta a una conclusione, apparente o meno, a una nota a margine, che rispecchia lo stato d'animo non necessariamente allegro nell'aver finito di scrivere un bel libro evidentemente anche sofferto perchè sincero. Tra altre cose colpisce l'augurio, per sortilegio, che Spino abbia potuto raggiungere quel luogo geometrico che si sposta ad ogni nostro spostarsi...quel filo dell'orizzonte che sia Spinoza che il suo diminutivo, personaggio d'invenzione, “ se lo portavano entrambi direttamente negli occhi”... vista acuta sogna lontano più lontano di quel che sembra, mi viene da pensare. E una grande voglia di guardare il mare e quei posti da dove discendono i miei avi...quella terra ligure per dire a qualcuno che non c'è più “ Sono io, sono venuto.”

    ha scritto il 

  • 3

    Beh, dannazione! Non saprei cosa dire. Libro veramente strano, parte bene ma finisce in un' accozzaglia di eventi non concatenati da alcun nesso logico. Purtroppo non c'ho visto nessun recondito ...continua

    Beh, dannazione! Non saprei cosa dire. Libro veramente strano, parte bene ma finisce in un' accozzaglia di eventi non concatenati da alcun nesso logico. Purtroppo non c'ho visto nessun recondito significato sul senso delle cose, come la trama della retro-copertina mi aveva promesso

    ha scritto il 

  • 2

    La narrazione si apre con la descrizione, un po' cruda e macabra, di un obitorio di un vecchio ospedale in una città di mare. In questo posto desolato e depresso giunge il cadavere anonimo di un ...continua

    La narrazione si apre con la descrizione, un po' cruda e macabra, di un obitorio di un vecchio ospedale in una città di mare. In questo posto desolato e depresso giunge il cadavere anonimo di un giovane tra i venti e i venticinque anni, ammazzato in circostanze poco chiare sulla cui identità si interroga il protagonista, che lì lavora, Spino (“abbreviazione di Spinosa, filosofo che non nego di amare”, sostiene l'Autore). Egli inizia così un'indagine per dare dignità e nome a “quel morto [che] non importava a nessuno, una piccola morte nel grande ventre del mondo, un detrito dell'architettura delle cose, un residuo”, muovendosi in un microcosmo nel quale i personaggi sembrano essere più individui che membri di una collettività. Un misto di inquietudine, di esteriorità e di cripticità che rendono la lettura del romanzo, solo apparentemente un giallo, tutt'altro che piacevole ed, a tratti, incomprensibile.

    ha scritto il 

Ordina per