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Il fondamentalista riluttante

Di

Editore: Einaudi

3.9
(869)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 134 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Olandese

Isbn-10: 8806187104 | Isbn-13: 9788806187101 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Norman Gobetti

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Fiction & Literature , History , Political

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Descrizione del libro
Ogni impero ha i suoi giannizzeri, e Changez è un giannizzero dell'Impero Americano. Giovane pakistano, ammesso a Princeton grazie ai suoi eccezionali risultati scolastici, dopo la laurea summa cum laude viene assunto da una prestigiosa società di consulenza newyorkese. Diventa cosi un brillante analista finanziario, sempre in viaggio ai quattro angoli del mondo per valutare i potenziali di sviluppo delle imprese in crisi. Impegnato a volare in business class tra Manila e il New Jersey, Lahore e Valparaiso, e a frequentare l'alta società di Manhattan al braccio della bella e misteriosa Erica, Changez non si rende conto di far parte delle truppe d'assalto di una vera e propria guerra economica globale, combattuta al servizio di un paese che non è il suo. Finché arriva l'Undici settembre a scuotere le sue certezze. "Vidi crollare prima una e poi l'altra delle torri gemelle del World Trade Center. E allora sorrisi". E questo il primo sintomo di un'inarrestabile trasformazione. Il businessman in carriera, rasato a puntino e impeccabilmente fasciato nell'uniforme scura del manager, comincia a perdere colpi. La produttività cala e la barba cresce, quella barba che agli occhi dei suoi concittadini fa di ogni "arabo" un potenziale terrorista. E mentre gli Stati Uniti invadono l'Afghanistan, il Pakistan e l'India, giunge per Changez il momento di compiere un passo irreversibile.
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  • 4

    Siamo in un bar in Lahore (Pakistan), dove un uomo del posto attacca bottone con un turista Americano e comincia a raccontargli la sua storia.


    Scopriremo che lui stesso ha vissuto in America e che ha dovuto affrontare le conseguenze dell’essere un musulmano durante l’attacco dell’11 Settem ...continua

    Siamo in un bar in Lahore (Pakistan), dove un uomo del posto attacca bottone con un turista Americano e comincia a raccontargli la sua storia.

    Scopriremo che lui stesso ha vissuto in America e che ha dovuto affrontare le conseguenze dell’essere un musulmano durante l’attacco dell’11 Settembre.

    Il libro è scritto in una maniera molto particolare, è una sorta di lungo monologo, ma, anche se la voce del turista non viene mai sentita, dal dialogo è possibile capirne le idee, le reazioni e persino le espressioni facciali.

    Un dialogo immaginario che probabilmente ogni Americano vorrebbe avere con un musulmano, e che quasi sicuramente ogni musulmano vorrebbe avere con un Americano.
    Sullo sfondo, una storia d’amore che fa da specchio alla crescita personale del protagonista.

    Un libro molto particolare che vi consiglio vivamente.

    http://jaahbabainrabbithole.blogspot.fr/2014/10/the-reluctant-fundamentalist-by-mohsin.html

    ha scritto il 

  • 4

    Libro molto particolare, un punto di vista singolare sull’essere “un uomo che è nato e cresciuto in medio oriente” e che si trova a New York nel settembre 2001.
    A nulla servono lo status sociale, i successi universitari o l’integrazione razziale. I due mondi rimangono distinti, lontani, sep ...continua

    Libro molto particolare, un punto di vista singolare sull’essere “un uomo che è nato e cresciuto in medio oriente” e che si trova a New York nel settembre 2001.
    A nulla servono lo status sociale, i successi universitari o l’integrazione razziale. I due mondi rimangono distinti, lontani, separati e sempre più incapaci di comunicare. Devo ammettere che alcuni pensieri del protagonista sono stati anche i miei, nel lontano 11 settembre. Come il protagonista mi sono vergognato dal punto di vista umano, non tanto dal punto di vista politico. Forse mi sento più vicino a quel sentire “levantino”, arabo, piuttosto che al sentire occidentale-statunitense. Ma è una questione di punti di vista. E forse, siamo tutti (occidentali e orientali) fondamentalisti riluttanti (da noi si dice “campanilisti”, non è così?)

    ha scritto il 

  • 4

    Tu sei me, io sono te... io sono le tue paure, tu sei le mie... chi meglio di noi le conosce? Un'intelligente ribaltamento dei punti di vista ci porta a capire meglio la nostra società e quelle che si sembrano totalmente opposte alla nostra. Siamo sicuri che ci sia la ragione e la giusta interpre ...continua

    Tu sei me, io sono te... io sono le tue paure, tu sei le mie... chi meglio di noi le conosce? Un'intelligente ribaltamento dei punti di vista ci porta a capire meglio la nostra società e quelle che si sembrano totalmente opposte alla nostra. Siamo sicuri che ci sia la ragione e la giusta interpretazione sempre e per forza da una parte?
    Chi sono i veri estremisti?
    Tu sei me, io sono te... armato chi lo è?
    Ironico e illuminante.

    Ps. Se mi capita di incrociare in viaggio un logorroico come la voce narrante di questo libro...non voglio immaginare il finale.

    ha scritto il 

  • 0

    It happens sometimes, and probably more often than we can imagine, to become someone else’s janissary; a modern-day devoted janissary, a loyal and stern servant adopted by a foreign and powerful empire.

    ha scritto il 

  • 4

    Sempre più spesso si tende a bollare come fondamentalista una presa di posizione, un rito, un pensiero con il quale non riusciamo ad entrare in sintonia, che non ci appartiene, che non riteniamo opportuno, che è lontano dalle nostre abitudini consolidate. Per molti il fondamentalismo è ciò che no ...continua

    Sempre più spesso si tende a bollare come fondamentalista una presa di posizione, un rito, un pensiero con il quale non riusciamo ad entrare in sintonia, che non ci appartiene, che non riteniamo opportuno, che è lontano dalle nostre abitudini consolidate. Per molti il fondamentalismo è ciò che non si comprende perché figlio di una cultura diversa, di un organizzazione sociale che non risponde alle nostre regole, è come se fossimo figli di una contrapposizione perenne dove esistiamo noi e il nostro stile di vita e poi tutti gli altri, figli di un Dio minore perché diverso dal nostro. Questo libro è interessante perché ci ricorda come il senso delle cose può essere diverso cambiando il proprio stato d’animo. New York è la Mecca delle opportunità ma anche un enorme e tetro castello circondato da torri altissime da cui avanza un esercito potentissimo che in nome del progresso è pronto a spazzare via chiunque non la pensi come il Re. Hamid rappresenta la reciproca diffidenza tra Occidente e Oriente utilizzando una forma narrativa fortemente simbolica: due persone sono sedute al tavolo di un bar di Lahore, un giovane pakistano e un non meglio identificato statunitense. Il primo racconta al secondo la propria storia, l’infanzia pakistana, gli studi americani, il primo incarico come analista finanziario, le soddisfazioni lavorative in un mondo dove è il merito ad avere la meglio sulla provenienza. Poi arriva l’11 Settembre e il punto di vista cambia radicalmente, da una parte c’è una comunità ferita che rispolvera l’orgoglio dell’appartenenza chiedendo ad alta voce l’arcaica legge del taglione e dall’altra c’è lo spaesamento di questo uomo che perde le proprie certezze di cittadino del mondo e decide di tornare nella propria terra scossa da integralismi religiosi e possibili invasioni militari. Non si tratta di un dialogo ma di un monologo, il giovane pakistano racconta e l’altro ascolta in silenzio, nessuna condivisione né vicinanza. In questo modo così singolare Hamid rappresenta la storia di questi anni, fatta di certezze costruite in casa e mai condivise, lo scontro tra civiltà che non hanno tempo e voglia di parlarsi preferendo brandire le armi piuttosto che il dialogo. La caduta delle torri rappresenta uno spartiacque della nostra epoca, prima c’erano gli anni ’90 con il loro sogno globale di un mondo fatto di opportunità da cogliere, oggi invece viviamo l’epoca dei blocchi contrapposti, il silenzio di una Babele che non ha più voglia di costruire un linguaggio comune e che in questo modo sembra destinata alla distruzione più che all’evoluzione. Tutto questo (e molto altro ancora) è scritto in maniera garbata, con molto discrezione ed equilibrio, lasciando al lettore l’opportunità di riflettere in maniera personale su un argomento di estrema attualità.

    ha scritto il 

  • 4

    Con una voce interna semplice e composta, un monologo diretto ad un silente e misterioso interlocutore, l'autore racconta la rapida fine del sogno americano di Changez di integrazione e successo, la fascinazione e il successivo inevitabile disinnamoramento per l'America, constatando l'impossibi ...continua

    Con una voce interna semplice e composta, un monologo diretto ad un silente e misterioso interlocutore, l'autore racconta la rapida fine del sogno americano di Changez di integrazione e successo, la fascinazione e il successivo inevitabile disinnamoramento per l'America, constatando l'impossibilità di un sereno confronto culturale tra Oriente e Occidente. Un tema estremamente attuale e complesso, calato nel punto di vista di un personaggio che, esperto nel valutare i fondamenti delle imprese, finisce per analizzare l'america stessa che scopre simile alla bellissima Erica, attraente e seduttiva ma malata e autodistruttiva.

    ha scritto il 

  • 3

    Fa riflettere sulla nostra società, sul pregiudizio, sui giochi di potere attuati al di sopra delle nostre teste. E sulla necessità di restare fedeli a se stessi rispettando le proprie origini e la propria natura.

    ha scritto il 

  • 0

    Scorrevole e gustoso diario di un moderno giannizzero pentito. Considerazioni sociopolitiche e morali forse un po’ scontate per farne un capolavoro di letteratura. Sullo sfondo domina il contrasto tra Occidente e Oriente che ha caratterizzato l’inizio di questo secolo. La storia si fa sempre meno ...continua

    Scorrevole e gustoso diario di un moderno giannizzero pentito. Considerazioni sociopolitiche e morali forse un po’ scontate per farne un capolavoro di letteratura. Sullo sfondo domina il contrasto tra Occidente e Oriente che ha caratterizzato l’inizio di questo secolo. La storia si fa sempre meno in Europa. Le cose accadono altrove.
    Buon ritmo. Piacevole.

    ha scritto il 

  • 0

    Il fondamentalista riluttante, di Mohsin Hamid

    http://www.meloleggo.it/recensione-il-fondamentalista-riluttante-di-mohsin-hamid_786/


    “Il fondamentalista riluttante” (Einaudi, 2007, con traduzione di Norman Gobetti) è il secondo libro di Mohsin Hamid, scrittore pakistano che ha vissuto una parte della sua vita negli USA. Dal libro è sta ...continua

    http://www.meloleggo.it/recensione-il-fondamentalista-riluttante-di-mohsin-hamid_786/

    “Il fondamentalista riluttante” (Einaudi, 2007, con traduzione di Norman Gobetti) è il secondo libro di Mohsin Hamid, scrittore pakistano che ha vissuto una parte della sua vita negli USA. Dal libro è stato anche tratto l’omonimo film, diretto da Mira Nair.

    Il protagonista è Changez, la cui vita e pensieri sono divisi tra il Paese natio, il Pakistan, e il Paese d’adozione, gli USA. Quest’ultimo è per lui il luogo delle promesse, dove conosce l’amore, i soldi e il prestigio. Dopo gli studi a Princeton viene assunto dalla Underwood Samson, famosa ditta newyorchese specializzata in consulenze aziendali. Vede da qui l’America meritocratica, che permette anche allo straniero che lavora sodo di poter ambire a un’ottima carriera.

    Nel frattempo cresce in lui l’amore per Erica, ricca e bella, con la passione per la s... [continua a leggere su www.MeLoLeggo.it]

    ha scritto il 

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