Il fondamentalista riluttante

Di

Editore: Einaudi

3.9
(1181)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 134 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Chi tradizionale , Chi semplificata , Olandese , Norvegese , Svedese , Polacco , Catalano

Isbn-10: 8806187104 | Isbn-13: 9788806187101 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Norman Gobetti

Disponibile anche come: Tascabile economico , Paperback , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Politica

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Descrizione del libro
Ogni impero ha i suoi giannizzeri, e Changez è un giannizzero dell'Impero Americano. Giovane pakistano, ammesso a Princeton grazie ai suoi eccezionali risultati scolastici, dopo la laurea summa cum laude viene assunto da una prestigiosa società di consulenza newyorkese. Diventa cosi un brillante analista finanziario, sempre in viaggio ai quattro angoli del mondo per valutare i potenziali di sviluppo delle imprese in crisi. Impegnato a volare in business class tra Manila e il New Jersey, Lahore e Valparaiso, e a frequentare l'alta società di Manhattan al braccio della bella e misteriosa Erica, Changez non si rende conto di far parte delle truppe d'assalto di una vera e propria guerra economica globale, combattuta al servizio di un paese che non è il suo. Finché arriva l'Undici settembre a scuotere le sue certezze. "Vidi crollare prima una e poi l'altra delle torri gemelle del World Trade Center. E allora sorrisi". E questo il primo sintomo di un'inarrestabile trasformazione. Il businessman in carriera, rasato a puntino e impeccabilmente fasciato nell'uniforme scura del manager, comincia a perdere colpi. La produttività cala e la barba cresce, quella barba che agli occhi dei suoi concittadini fa di ogni "arabo" un potenziale terrorista. E mentre gli Stati Uniti invadono l'Afghanistan, il Pakistan e l'India, giunge per Changez il momento di compiere un passo irreversibile.
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  • 4

    Guardarsi con gli occhi dell'altro

    Una cena a Lahore, in Pakistan; un uomo racconta con un lungo monologo la sua storia ad un imprecisato interlocutore.

    Changez è un ragazzo pakistano che arriva negli Stati Uniti, luogo delle grandi pr ...continua

    Una cena a Lahore, in Pakistan; un uomo racconta con un lungo monologo la sua storia ad un imprecisato interlocutore.

    Changez è un ragazzo pakistano che arriva negli Stati Uniti, luogo delle grandi promesse, si integra benissimo, si laurea primeggiando e viene assunto da un'importante società di consulenza, lanciato verso una folgorante carriera finanziaria dove conta solo far denaro.

    Il crollo delle torri gemelle cambia però gli Stati Uniti, rendendo gli americani molto più diffidenti nei confronti degli "altri". E ciò è ancora più visibile ad un "giannizzero" come Changez, uno straniero integrato.

    "I giannizzeri erano ragazzi cristiani, catturati dagli ottomani e addestrati per essere soldati in un esercito musulmano, a quel tempo il piú potente esercito del mondo. Erano feroci ed estremamente leali: avevano lottato per cancellare dentro di sé la propria cultura, perciò non avevano piú nient’altro a cui rivolgersi».

    L'arroganza e la prepotenza americana verso i popoli considerati diversi, la maleducazione e l'irrispettosità di compagni e amici, la diffidenza nei confronti del diverso diventano a lui sempre più evidenti, mentre gli americani appoggiano l'India in una guerra che coinvolge il suo paese e la sua famiglia.

    La storia di Changez è costruita in un interessante modo speculare dal punto di vista sociale e sentimentale (anzi, questo è l'aspetto che rende il libro più interessante).
    Changez è affascinato e sedotto dal modello americano, dal progresso, dalla potenza dell'impero economico, dalla meritocrazia spinta all'eccesso, dalla efficienza delle prestigiose università, dalla apparente libertà di pensiero. Ma è anche affascinato e sedotto da una fragile, ricca e bella ragazza americana, psicologicamente disturbata a causa della morte del precedente fidanzato che lei in qualche modo rifiuta di accettare.
    E' affascinato e sedotto da un'apparenza, da qualcosa che non esiste, da una donna e una società non più in grado di vedere la realtà ma solo ciò che è stato in passato idealizzato.

    L'11 settembre rende evidente la diffidenza degli Stati Uniti verso quelli che manifestano una cultura diversa nei modi di fare, nell'aspetto e nel pensiero, nonché i primi segni dell'inizio del declino di una civiltà.

    Lo stile del romanzo è affascinante e il monologo, molto efficace, rende la lettura interessante, tanto che quando si inizia non si smette più.

    Il libro forse tenta di spiegare cosa spinga giovani musulmani cresciuti in Occidente a scegliere il terrorismo come forma di lotta contro il mondo capitalista.
    E' così impossibile immaginare una integrazione tra diverse culture oppure lo scontro è inevitabile? Possiamo pensare di recuperare i valori profondi della nostra storia e delle nostre radici? E' possibile capire che le differenze tra culture sono un valore e non una minaccia?
    Per fare queste cose è necessario un cambiamento culturale; Hamid sostiene che sia meglio "fare parte" del cambiamento, invece che resistervi.

    Paul Watzlawick, uno dei massimi studiosi di teorie del cambiamento, sosteneva che il modo migliore per cambiare è andare nella direzione opposta al cambiamento desiderato. In altre parole, cercare di impedire qualcosa solitamente facilita l'avvenimento della cosa stessa.
    Forse, allo stesso modo, lo scontro tra culture non riduce fondamentalismi e terrorismo, bensì li favorisce. Dovremmo pensarci...

    ha scritto il 

  • 4

    interessante, ma incompleto

    Il racconto di Changez, della sua vita americana e della sua attualità Pakistana è intrigante. Il protagonista si avvicina e inizia a raccontare. Lo stile è avvincente fin dalle prime pagine e il libr ...continua

    Il racconto di Changez, della sua vita americana e della sua attualità Pakistana è intrigante. Il protagonista si avvicina e inizia a raccontare. Lo stile è avvincente fin dalle prime pagine e il libro si legge molto velocemente. Rimane il sospeso del finale, forse voluto, forse incompleto per mancanza di idee. Comunque una bella lettura

    ha scritto il 

  • 4

    Mohsin Hamid con “Il fondamentalista riluttante” ci racconta la vicenda di Changez, un giovane che vive nella linea di mezzo tra il mondo orientale e quello occidentale. È una storia scritta senza l’u ...continua

    Mohsin Hamid con “Il fondamentalista riluttante” ci racconta la vicenda di Changez, un giovane che vive nella linea di mezzo tra il mondo orientale e quello occidentale. È una storia scritta senza l’uso di slogan logori o stereotipi superficiali, è invece ricca di complessità, così come lo è la vita di ognuno di noi e tutta la storia dell'umanità.
    Il protagonista, membro della classe borghese pakistana ormai decaduta e impoverita, trova la forza di lasciare il suo paese e si trasferisce negli Stati Uniti al fine di mettere a frutto le sue eccezionali capacità. Il giovane è infaticabile, intelligente e desideroso di affermazione, studia e lavora senza sosta, diventa uno squalo fra gli altri squali, si innamora, cerca di costruirsi un futuro felice, ma giunge l'11 settembre a rimettere tutto in discussione.
    Il tema del romanzo è l'appartenenza. Si parli di patria o di amore, niente può essere dato per scontato: il nostro passato, la nostra storia è sempre pronta a instillarci dubbi, a toglierci certezze.
    Hamid, con uno stile moderno e avvincente, dà vita a un dialogo a una voce con uno sconosciuto silenzioso che potrebbe essere ognuno di noi lettori occidentali. Servendosi di una linea di pensiero convincente e matura, l'autore intesse i fatti dei nostri giorni con l'universalità di temi senza tempo: la ricerca di noi stessi, il rispetto e l'attaccamento che ognuno deve nei riguardi della terra dei propri antenati.

    ha scritto il 

  • 3

    Mohsin Hamid ha scritto Il fondamentalista riluttante in sette anni, ma per leggerlo è sufficiente un pomeriggio. Io non l’avrei mai iniziato se il gruppo di lettura della biblioteca di Rocca Priora n ...continua

    Mohsin Hamid ha scritto Il fondamentalista riluttante in sette anni, ma per leggerlo è sufficiente un pomeriggio. Io non l’avrei mai iniziato se il gruppo di lettura della biblioteca di Rocca Priora non me l’avesse somministrato. Pensavo fosse una medicina amara e me lo son portata dietro per un po’ prima di mettere da parte la mia riluttanza e iniziare la lettura. È una storia ben congegnata che suscita sensazioni contrastanti: ti fa essere filoamericana anche se non lo sei mai stata, filo pakistana, anche se fino all’altro ieri non hai mai riflettuto sulla questione geopolitica del Pakistan. Non è un romanzo d’azione né un thriller, sebbene ci sia una sorta di suspense che ti resta addosso pure a libro finito. È un romanzo che nella sua semplicità evidenzia la complessità del mondo in cui viviamo e quanto sia riduttivo pensare che i buoni siano ad Ovest e i cattivi ad Est. O il contrario.
    C’è una storia d’amore, ma anche in questo caso niente è come sembra. Il confronto con l’altro innesca un meccanismo di ricerca: dove termino io e dove inizi tu? Come delimitare il confine?

    Nel Fondamentalista riluttante si sente un pezzetto della vita di Mohsin Hamid, pakistano di Lahore, laurea a Princeton seguita da studi alla Harvard Law School, consulente aziendale a New York e ritorno in Pakistan prima di trasferirsi in Inghilterra.
    È un libro che mi ha sorpreso perché, influenzata dal trailer del film che Mira Nair ha tratto dal libro (film che non ho visto), mi aspettavo una storia banalotta, tutt’azione e amore tra la bella americana e il nemico ai tempi di Ground zero. Sbagliavo.
    A volte, le medicine somministrate dai gruppi di lettura non sono così amare.
    Non ho letto la versione originale ma la traduzione di Norman Gobetti mi è sembrata superba.

    Ne parlo qui:http://librinvaligia.blogspot.it/2015/11/il-fondamentalista-riluttante-mohsin.html

    ha scritto il 

  • 4

    The other side of the story

    This is a difficult novel to review – compelling from the point of view of plot, accomplished from the point of view of style, controversial from the point of view of content.

    As a Post-Colonial novel ...continua

    This is a difficult novel to review – compelling from the point of view of plot, accomplished from the point of view of style, controversial from the point of view of content.

    As a Post-Colonial novel, this monologue of a “reluctant fundamentalist” talking to an American stranger is bound to give a subjective albeit refreshing point of view on complex political issues,reminding us that there are always two sides to every story. It may be disturbing or unsettling to a Western audience, but it is still food for thought.

    A book that challenges our prejudices (starting from the title itself) and our beliefs through a metaphorical prose and an unresolved ending that leaves the reader craving for more, signalling that there is no definite answer or solution when different cultures confront each other. And clash.

    ha scritto il 

  • 4

    Sono proprio contenta di aver letto questo libro, specialmente dopo la delusione dell'omonimo film, estremamente piatto e dimenticabile. Il titolo mi ha intrigato subito... che mai potrà significare " ...continua

    Sono proprio contenta di aver letto questo libro, specialmente dopo la delusione dell'omonimo film, estremamente piatto e dimenticabile. Il titolo mi ha intrigato subito... che mai potrà significare "fondamentalista riluttante"? Continuavo a chiedermelo. Ecco la trama: Changez è un giovane pakistano che, ammesso a Princeton grazie ai suoi eccezionali risultati scolastici, dopo la laurea summa cum laude viene assunto da una prestigiosa società di consulenza newyorkese. Diventa cosi un brillante analista finanziario, sempre in viaggio e inserito nell'alta società di Manhattan al braccio della bella e misteriosa Erica. La sua vita è perfetta fino all'Undici settembre, data che mette in discussione le sue certezze. "Vidi crollare prima una e poi l'altra delle torri gemelle del World Trade Center. E allora sorrisi". È questo il primo sintomo di una trasformazione inevitabile, che lo porterà a sentirsi estremamente fuori posto in una città che prima considerava casa sua. Il businessman in carriera, rasato a puntino e impeccabilmente fasciato nell'uniforme scura del manager, comincia a perdere colpi: l'attenzione e la produttività calano, mentre la barba cresce, a mo' di sfida contro gli americani, poiché dopo l'Undici settembre chiunque abbia la pelle scura e la barba agli occhi dei suoi concittadini diventa un potenziale terrorista.
    Lo stile del libro è molto particolare, in quanto Changez narra la sua storia ad un interlocutore americano misterioso incontrato in un locale di Lahore, di cui ci comunica lui stesso le reazioni al suo racconto.
    Consiglio la lettura a chiunque voglia avere un punto di vista diverso sugli avvenimenti dell'Undici settembre. Voto: 7,5
    Passate sulla mia pagina Facebook per scambiarci opinioni e consigli! www.facebook.com/quandounlibroticambialavita

    ha scritto il 

  • 3

    Interessante, scorrevole, piacevole la struttura narrativa. Un po' noiosa la storia d'amore
    " in quanto società, non eravate affatto disposti a riflettere sul dolore condiviso che vi univa a coloro ch ...continua

    Interessante, scorrevole, piacevole la struttura narrativa. Un po' noiosa la storia d'amore
    " in quanto società, non eravate affatto disposti a riflettere sul dolore condiviso che vi univa a coloro che vi avevano attaccato. Vi trinceravate nel mito della vostra superiorità. E ostentavate tali convinzioni sul palcoscenico del mondo, così che l'intero pianeta fosse scosso dalle ripercussioni della vostra collera, non ultima la mia famiglia, sull'orlo di una guerra a migliaia di chilometri di distanza "

    ha scritto il 

  • 3

    La fascia oscura dello scontro di civiltà.

    Anche a rischio di apparire (e spesso di esserlo davvero) inconcludente, io mi rifiuto di cercare per fenomeni complessi soluzioni semplici: il più delle volte non esistono ( la geometria degli spazi ...continua

    Anche a rischio di apparire (e spesso di esserlo davvero) inconcludente, io mi rifiuto di cercare per fenomeni complessi soluzioni semplici: il più delle volte non esistono ( la geometria degli spazi proiettivi è un'eccezione, ma riguarda un vampo abbastanza limitato) e chi le sostiene nella maggior parte dei casi o è in malafede o è intellettualmente limitato.

    Il punto è che in problemi gravi del vivere civile come quello dell' scontro tra est ed ovest (che si parli di immigrazione, di religione o di geopolitica) sono le soluzioni semplici quelle che piacciono, perchè danno una risposta facile e rassicurante a questioni che ci colpiscono allo stomaco. Solo che io non mi rassegno alle ruspe di Salvini o alle bombe del nuovo sceriffone McCain solo perchè la gente dà loro retta: anche se è sconfortante constatare come tutti accechino se stessi in modo da non cogliere il raggiro pur di essere rassicurati.

    La sola possibile risposta sta in libri come questo; che gettano la luce sul mondo intermedio, sul meato in cui le due civiltà si compenetrano: quel luogo dove gli slogan e gli stereotipi vengono smentiti,quel luogo della mente di cui gente come Salvini farebbe volentieri a meno.

    E d'altronde come si potrebbe inquadrare in uno schema elementare uno scrittore come Mohsin Hamid, pakistano e musulmano però laureato a Princeton ad alla Harvard Law School, negli States più profondi? Non è possibile. Ed allora proprio dalle sue storie e dai suoi bellissimi personaggi si può partire per cercare una maggiore complesstà nell'indagine del rapporto tra Medio Oriente ed Occidente, quel rapporto che ha fatto la storia del mondo di questi ultimi quindici anni.

    Changez, il protagonista de "Il fondamentalista riluttante", è un uomo che ha vissuto tutta la sua vita nella stessa confusa linea di mezzo tra i due mondi. Membro della classe borghese pakistana che è andata via via impoverendosi, ha trovato miracolosamente le risorse necessarie per trasferirsi negli Stati Uniti per sviluppare e sfruttare a fondo il suo formidabile talento di analista finanziario, finendo per trovarsi proprio nella punta del corno di quel toro in corsa che era la finanza americana degli anni Novanta.

    Se non fosse per la carnagione e per l'accento, Changez sarebbe indistinguibile da un qualsiasi soldato di quell'armata invincibile di finanzieri che stava portando l'America alla conquista del mondo con l'arma del denaro: elegante, sottile, spietato, infaticabile nel perseguire il successo della società per la quale lavora ed il successo del suo rapporto con la giovane Erica, rampollo della migliore società WASP di Manhattan.

    Sarà l'11 Settembre a fare chiarezza: nella politica degli USA che saranno costretti a gettare la maschera pacifista per sostituire il dominio commerciale con il dominio militare, e nella vita di Changez che a poco a poco osservando il vero volto degli Stati Uniti conservatori vedrà crollare i suoi valori e la sua vita precedente fino a diventare, Giannizzero al contrario del 2012, un "fondamentalista riluttante": come scoprirà, forse a sue spese, l'audace impresario americano WASP a cui stava raccontando la sua vita nella periferia di Lahore.

    Il libro forse non è scritto benissimo, e le pagine introspettive che descrivono il rapporto con Erica sono abbastanza pesanti e scontate; ma per chi cerca nuovi concetti da aggiungere per arricchire la propria idea su quello che sta accadendo nel mondo è prezioso. Scopriamo infatti che la figura del Giannizzero non è scomparsa, anzi ritorna nei nostri giorni: il più crudele fondamentalista in uno scontro fra culture è sempre colui che ha visto le sue radici stroncate per vedersi trascinare dall'altra parte della barricata.

    Cosi come gli ottomani nell'età moderna rapivano i bambini cristiani per addestrare le loro più feroci truppe d'elite, allo stesso modo la finanza americana spesso è guidata nella sua conquista da brillantissimi manager musulmani; allo stesso modo non dobbiamo stupirci di incontrare giovani europei (anche italiani) tra le fila dei terroristi islamici più inferociti. E' l'odio di chi non può perdonare al suo mondo di averlo lasciato senza radici, e Changez lo ha sperimentato in entrambe le direzioni.

    Nessuno mette in discussione la colpa storica di Bin Laden per quello che è successo l'11 Settembre e negli anni successivi, ma dopo aver letto questo libro si comincia a capire anche la colpa americana. Perchè sia pur nascosta sotto forma di strategia commerciale, l' aggressività americana veniva vista all'est come un attacco ed una minaccia per l'esistenza stessa di una cultura millenaria; e di questo nessuno dei tori di Manhattan si è dato pena negli anni novanta. Ma, ad un certo punto, per usare le parole di Changez: ad un certo punto,con qualunque mezzo, quell'America andava comunque fermata.

    Infine, qundo cerchiamo di farci un'idea di un mondo e di un sanguinoso e drammatico scontro che influenza la vita di milioni di uomini, sarebbe meglio non crearsi una immagine da bar. Il modo di pensare, le aspirazioni, l'idea della vita di quegli uomini sono diversi dai nostri ed è sempre uno sbaglio giustapporre alla foto di una donna in burkha o di un Muezzin (o perchè no, di un terrorista dell'Isis) i pensieri e le azioni di un occidentale nei loro panni.

    E comunque e sempre, quando qualcuno pensa di risolvere il problema dell'immigrazione con una frase od una ruspa, diffidare. Quasi sicuramente o ci sta ingannando o è semplicemente un idiota.

    ha scritto il 

  • 3

    un librino

    interessante, un punto di vista diverso, mi aspettavo qualcosa di diverso, non ho visto il film, quindi non ne sono stata influenzata
    Scorrevole e ben scritto, ad ogni modo

    ha scritto il 

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