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Il fondamentalista riluttante

Di

Editore: Einaudi

3.9
(880)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 134 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Olandese

Isbn-10: 8806187104 | Isbn-13: 9788806187101 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Norman Gobetti

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Fiction & Literature , History , Political

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Descrizione del libro
Ogni impero ha i suoi giannizzeri, e Changez è un giannizzero dell'Impero Americano. Giovane pakistano, ammesso a Princeton grazie ai suoi eccezionali risultati scolastici, dopo la laurea summa cum laude viene assunto da una prestigiosa società di consulenza newyorkese. Diventa cosi un brillante analista finanziario, sempre in viaggio ai quattro angoli del mondo per valutare i potenziali di sviluppo delle imprese in crisi. Impegnato a volare in business class tra Manila e il New Jersey, Lahore e Valparaiso, e a frequentare l'alta società di Manhattan al braccio della bella e misteriosa Erica, Changez non si rende conto di far parte delle truppe d'assalto di una vera e propria guerra economica globale, combattuta al servizio di un paese che non è il suo. Finché arriva l'Undici settembre a scuotere le sue certezze. "Vidi crollare prima una e poi l'altra delle torri gemelle del World Trade Center. E allora sorrisi". E questo il primo sintomo di un'inarrestabile trasformazione. Il businessman in carriera, rasato a puntino e impeccabilmente fasciato nell'uniforme scura del manager, comincia a perdere colpi. La produttività cala e la barba cresce, quella barba che agli occhi dei suoi concittadini fa di ogni "arabo" un potenziale terrorista. E mentre gli Stati Uniti invadono l'Afghanistan, il Pakistan e l'India, giunge per Changez il momento di compiere un passo irreversibile.
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  • 3

    "Io non ero in guerra con gli Stati Uniti. Anzi, ero il prodotto di un'università americana; stavo guadagnando un lucroso salario americano; ero infatuato di una donna americana. Perchè allora una parte di me desiderava il male degli Stati Uniti?"
    "Riflettevo su quanto mi avesse sempre urta ...continua

    "Io non ero in guerra con gli Stati Uniti. Anzi, ero il prodotto di un'università americana; stavo guadagnando un lucroso salario americano; ero infatuato di una donna americana. Perchè allora una parte di me desiderava il male degli Stati Uniti?"
    "Riflettevo su quanto mi avesse sempre urtato il modo in cui gli Stati Uniti si comportano nel mondo; la continua intromissione del vostro paese negli affari degli altri è insopportabile. Vietnam, Corea, Taiwan, il Medio Oriente e adesso l'Afganistan: in ognuno dei grossi conflitti e delle prove di forza che hanno dilaniato l'Asia, il mio continente natale, gli Stati Uniti hanno giocato un ruolo centrale."
    Come si sente un pakistano dopo l'11 settembre? Dall'avere tutto a perdere tutto? E' quello che prova a spiegare l'autore di questo libro immaginando un colloquio con un ipotetico "signore" al quale raccontare la storia.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    lahore-new york: andata e ritorno (da tre stelle e mezzo)

    certe volte è un bene aspettare. e con la recensione di questo libro è stato così. perché lasciando sedimentare le impressioni a caldo su un romanzo molto corto (130 pagine che si leggono al massimo in due serate), il mio giudizio si è smussato. e ora do 1/2 stella in più a un libro che inizialme ...continua

    certe volte è un bene aspettare. e con la recensione di questo libro è stato così. perché lasciando sedimentare le impressioni a caldo su un romanzo molto corto (130 pagine che si leggono al massimo in due serate), il mio giudizio si è smussato. e ora do 1/2 stella in più a un libro che inizialmente avevo penalizzato più che altro per il confronto con il film. questo di moshin hamid è infatti uno dei rarissimi casi in cui, entusiasta della versione cinematografica, ho acquistato il libro ispiratore e ne sono rimasta un po' delusa. la storia è raccontata in forma di monologo-memoriale: changez (che è il nome urdu per genghis, come khan, ma che per assonanza col francese mi ha fatto pensare tutto il tempo al cambiamento in atto nel protagonista) è un giovane pakistano che vive il sogno americano. laurea summa cum laude a princeton, assunzione altissimamente remunerata presso una società newyorkese, e il meglio dell'alta società della big apple frequentato grazie a una ragazza che sembra coronare il suo inserimento successful. poi però il calendario arriva all'11 settembre 2001, e changez scopre in se stesso un sentimento carsico: l'insofferenza verso un paese che non è il suo, ma per il quale sta combattendo quella che riconosce come una guerra economica su larga scala. davanti al televisore con le twin towers che vengono giù, changez viene colpito "dal simbolismo della cosa, dal fatto che qualcuno fosse riuscito a mettere in ginocchio gli stati uniti in modo tanto smaccato". e più crescono la reazione militare degli usa e la proclamazione del senso di appartenenza, con le bandiere che sventolano dappertutto (flags of our fathers, rubando il titolo a eastwood anche se iwo jima qui non c'entra nulla) più changez cambia. fisicamente, con quella barba sempre più lunga che agli occhi degli americani lo rende in automatico un potenziale terrorista, e interiormente in modo irreversibile. il dissolversi del sogno di integrazione è parallelo al progressivo sgretolamento psicologico di erica, la ragazza upper (upper) class di cui changez è innamorato, che vive però con il fantasma di un primo grande amore simbiotico. scomparso, come si dice in questi casi, tragicamente.
    proprio lo spazio e lo sviluppo del rapporto lacerante con erica, peraltro, costituiscono l'unica grande differenza di trama rispetto al film, nel quale prevale l'interesse per il cambiamento socio-politico. ed è anche la sola parte che ho apprezzato maggiormente nel romanzo: la storia di una doppia sofferenza - quella individuale della ragazza e quella di changez per un amore che non può essere - che moshin hamid tratteggia benissimo. «... non è sempre possibile restaurare i propri confini dopo che sono stati turbati e resi permeabili da una relazione: per quanto ci proviamo, non possiamo ricostruirci nella forma autonoma che in precedenza immaginavamo di avere. qualcosa di noi si trova adesso all'esterno, e qualcosa di esterno è adesso dentro di noi».
    esiste un modo per dirlo meglio?

    ha scritto il 

  • 5

    "Il fondamentalista riluttante" di Mohsin Hamid

    Nell'arco di una giornata e in un mercato di Lahore si svolge l'azione principale della storia, che ci viene raccontata sottoforma di monologo interiore dal protagonista, il "fondamentalista riluttante" Changez.
    Il tempo di questa narrazione si dilata nel momento in cui Changez rievoca la s ...continua

    Nell'arco di una giornata e in un mercato di Lahore si svolge l'azione principale della storia, che ci viene raccontata sottoforma di monologo interiore dal protagonista, il "fondamentalista riluttante" Changez.
    Il tempo di questa narrazione si dilata nel momento in cui Changez rievoca la sua esperienza di vita, che lo ha portato a partire per gli USA per formarsi a livello universitario e poi lavorativo, lasciando un paese che non sembra potergli garantire il futuro sognato, e, infine, a tornare in Pakistan.
    Nel mezzo c'è, accennata appena, ma terribilmente vivida, la vicenda dell'11 settembre 2001.
    Changez non parla direttamente al lettore, anche se vi conversa idealmente, bensì si rivolge ad un americano, incontrato - forse casualmente - al mercato di Anarkali.
    Il pakistano e l'americano in realtà sono figure misteriose, delle quali sappiamo dall'autore ciò che è necessario per muovere altre leve. Sono due personaggi che, pur mantenendo una propria caratterizzazione, diventano simboli a un livello più alto.
    Ci si ritrova a fare i conti con le differenze culturali e storiche tra i due mondi: dopo il crollo delle Torri, Changez avverte la propria alterità rispetto al paese in cui si trova, si delinenano situazione di fraintendimenti e non comprensione. Ed è a questo punto che in lui riemergono ricordi della famiglia e del suo paese, le sue origini insomma. Non è netta separazione o frattura, ma un recupero del passato, di ciò che si è, di ciò che costituisce una persona.
    [...]
    http://lanostralibreria.blogspot.it/2015/01/libro-il-fondamentalista-riluttante-di.html

    ha scritto il 

  • 4

    Il fondamentalista riluttante è il secondo romanzo di Mohsin Hamid del 2007. Il romanzo è stato finalista al Booker Prize.
    Ogni impero ha i suoi giannizzeri, e Changez è un giannizzero dell'Impero Americano. Giovane pakistano, ammesso a Princeton grazie ai suoi eccezionali risultati scolast ...continua

    Il fondamentalista riluttante è il secondo romanzo di Mohsin Hamid del 2007. Il romanzo è stato finalista al Booker Prize.
    Ogni impero ha i suoi giannizzeri, e Changez è un giannizzero dell'Impero Americano. Giovane pakistano, ammesso a Princeton grazie ai suoi eccezionali risultati scolastici, dopo la laurea summa cum laude viene assunto da una prestigiosa società di consulenza newyorkese. Diventa così un brillante analista finanziario, sempre in viaggio ai quattro angoli del mondo per valutare i potenziali di sviluppo delle imprese in crisi. Impegnato a volare in business class tra Manila e il New Jersey, Lahore e Valparaiso, e a frequentare l'alta società di Manhattan al braccio della bella e misteriosa Erica, Changez non si rende conto di far parte delle truppe d'assalto di una vera e propria guerra economica globale, combattuta al servizio di un paese che non è il suo. Finché arriva l'Undici settembre a scuotere le sue certezze. «Vidi crollare prima una e poi l'altra delle torri gemelle del World Trade Center. E allora sorrisi». È questo il primo sintomo di un'inarrestabile trasformazione. Il businessman in carriera, rasato a puntino e impeccabilmente fasciato nell'uniforme scura del manager, comincia a perdere colpi. La produttività cala e la barba cresce, quella barba che agli occhi dei suoi concittadini fa di ogni «arabo» un potenziale terrorista. E mentre gli Stati Uniti invadono l'Afghanistan, il Pakistan e l'India sembrano sull'orlo di una guerra atomica, e New York si lascia andare a un'agghiacciante volontà di potenza tinta di nostalgia, anche la personalità dell'amata Erica rivela lati sempre più patologici.
    La storia di un uomo che nella America delle possibilità cerca la sua, e la trova, oltre che l’amore, ricambiato da Erica, che però non riesce a vivere il presente perché troppo preoccupata – e influenzata – dal suo passato, da un ex fidanzato (Chris), morto troppo e presto, e se? (non fosse morto?).
    Un’America del prima e del dopo: “La distruzione del World Trade Center aveva rimesso in circolo vecchi pensieri che in precedenza erano depositati come sedimenti sul fondo di una palude”, una ricerca di integrazione, ma poi, tutto torna chiaro, quale accoglienza? Tutti quei gesti smodati di incomprensione, di solitario arrivismo, di prevaricazione sociale avevano trovato un senso; e poi si aggiunge un gioco d’identità, quella che Changez – prima - aveva accolto con favore, ma che poi si rivela un grossolano errore, un errore verso le proprie radici, verso le proprie origini, verso uno strapotere che non si fa scrupoli, verso un’identificazione che non potrà mai essere possibile, al di là dei tempi, perché Changez in fondo è sempre stato un musulmano, pakistano, con la carnagione scura e la lunga barba, e viene da chiedersi – pensando con gli occhi della società americana – lui è: un compagno o un nemico?

    ha scritto il 

  • 4

    Siamo in un bar in Lahore (Pakistan), dove un uomo del posto attacca bottone con un turista Americano e comincia a raccontargli la sua storia.


    Scopriremo che lui stesso ha vissuto in America e che ha dovuto affrontare le conseguenze dell’essere un musulmano durante l’attacco dell’11 Settem ...continua

    Siamo in un bar in Lahore (Pakistan), dove un uomo del posto attacca bottone con un turista Americano e comincia a raccontargli la sua storia.

    Scopriremo che lui stesso ha vissuto in America e che ha dovuto affrontare le conseguenze dell’essere un musulmano durante l’attacco dell’11 Settembre.

    Il libro è scritto in una maniera molto particolare, è una sorta di lungo monologo, ma, anche se la voce del turista non viene mai sentita, dal dialogo è possibile capirne le idee, le reazioni e persino le espressioni facciali.

    Un dialogo immaginario che probabilmente ogni Americano vorrebbe avere con un musulmano, e che quasi sicuramente ogni musulmano vorrebbe avere con un Americano.
    Sullo sfondo, una storia d’amore che fa da specchio alla crescita personale del protagonista.

    Un libro molto particolare che vi consiglio vivamente.

    http://jaahbabainrabbithole.blogspot.fr/2014/10/the-reluctant-fundamentalist-by-mohsin.html

    ha scritto il 

  • 4

    Libro molto particolare, un punto di vista singolare sull’essere “un uomo che è nato e cresciuto in medio oriente” e che si trova a New York nel settembre 2001.
    A nulla servono lo status sociale, i successi universitari o l’integrazione razziale. I due mondi rimangono distinti, lontani, sep ...continua

    Libro molto particolare, un punto di vista singolare sull’essere “un uomo che è nato e cresciuto in medio oriente” e che si trova a New York nel settembre 2001.
    A nulla servono lo status sociale, i successi universitari o l’integrazione razziale. I due mondi rimangono distinti, lontani, separati e sempre più incapaci di comunicare. Devo ammettere che alcuni pensieri del protagonista sono stati anche i miei, nel lontano 11 settembre. Come il protagonista mi sono vergognato dal punto di vista umano, non tanto dal punto di vista politico. Forse mi sento più vicino a quel sentire “levantino”, arabo, piuttosto che al sentire occidentale-statunitense. Ma è una questione di punti di vista. E forse, siamo tutti (occidentali e orientali) fondamentalisti riluttanti (da noi si dice “campanilisti”, non è così?)

    ha scritto il 

  • 4

    Tu sei me, io sono te... io sono le tue paure, tu sei le mie... chi meglio di noi le conosce? Un'intelligente ribaltamento dei punti di vista ci porta a capire meglio la nostra società e quelle che si sembrano totalmente opposte alla nostra. Siamo sicuri che ci sia la ragione e la giusta interpre ...continua

    Tu sei me, io sono te... io sono le tue paure, tu sei le mie... chi meglio di noi le conosce? Un'intelligente ribaltamento dei punti di vista ci porta a capire meglio la nostra società e quelle che si sembrano totalmente opposte alla nostra. Siamo sicuri che ci sia la ragione e la giusta interpretazione sempre e per forza da una parte?
    Chi sono i veri estremisti?
    Tu sei me, io sono te... armato chi lo è?
    Ironico e illuminante.

    Ps. Se mi capita di incrociare in viaggio un logorroico come la voce narrante di questo libro...non voglio immaginare il finale.

    ha scritto il 

  • 0

    It happens sometimes, and probably more often than we can imagine, to become someone else’s janissary; a modern-day devoted janissary, a loyal and stern servant adopted by a foreign and powerful empire.

    ha scritto il 

  • 4

    Sempre più spesso si tende a bollare come fondamentalista una presa di posizione, un rito, un pensiero con il quale non riusciamo ad entrare in sintonia, che non ci appartiene, che non riteniamo opportuno, che è lontano dalle nostre abitudini consolidate. Per molti il fondamentalismo è ciò che no ...continua

    Sempre più spesso si tende a bollare come fondamentalista una presa di posizione, un rito, un pensiero con il quale non riusciamo ad entrare in sintonia, che non ci appartiene, che non riteniamo opportuno, che è lontano dalle nostre abitudini consolidate. Per molti il fondamentalismo è ciò che non si comprende perché figlio di una cultura diversa, di un organizzazione sociale che non risponde alle nostre regole, è come se fossimo figli di una contrapposizione perenne dove esistiamo noi e il nostro stile di vita e poi tutti gli altri, figli di un Dio minore perché diverso dal nostro. Questo libro è interessante perché ci ricorda come il senso delle cose può essere diverso cambiando il proprio stato d’animo. New York è la Mecca delle opportunità ma anche un enorme e tetro castello circondato da torri altissime da cui avanza un esercito potentissimo che in nome del progresso è pronto a spazzare via chiunque non la pensi come il Re. Hamid rappresenta la reciproca diffidenza tra Occidente e Oriente utilizzando una forma narrativa fortemente simbolica: due persone sono sedute al tavolo di un bar di Lahore, un giovane pakistano e un non meglio identificato statunitense. Il primo racconta al secondo la propria storia, l’infanzia pakistana, gli studi americani, il primo incarico come analista finanziario, le soddisfazioni lavorative in un mondo dove è il merito ad avere la meglio sulla provenienza. Poi arriva l’11 Settembre e il punto di vista cambia radicalmente, da una parte c’è una comunità ferita che rispolvera l’orgoglio dell’appartenenza chiedendo ad alta voce l’arcaica legge del taglione e dall’altra c’è lo spaesamento di questo uomo che perde le proprie certezze di cittadino del mondo e decide di tornare nella propria terra scossa da integralismi religiosi e possibili invasioni militari. Non si tratta di un dialogo ma di un monologo, il giovane pakistano racconta e l’altro ascolta in silenzio, nessuna condivisione né vicinanza. In questo modo così singolare Hamid rappresenta la storia di questi anni, fatta di certezze costruite in casa e mai condivise, lo scontro tra civiltà che non hanno tempo e voglia di parlarsi preferendo brandire le armi piuttosto che il dialogo. La caduta delle torri rappresenta uno spartiacque della nostra epoca, prima c’erano gli anni ’90 con il loro sogno globale di un mondo fatto di opportunità da cogliere, oggi invece viviamo l’epoca dei blocchi contrapposti, il silenzio di una Babele che non ha più voglia di costruire un linguaggio comune e che in questo modo sembra destinata alla distruzione più che all’evoluzione. Tutto questo (e molto altro ancora) è scritto in maniera garbata, con molto discrezione ed equilibrio, lasciando al lettore l’opportunità di riflettere in maniera personale su un argomento di estrema attualità.

    ha scritto il 

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