Il formaggio con le pere. La storia in un proverbio

Di

Editore: Laterza

3.9
(54)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 884209336X | Isbn-13: 9788842093367 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Cucina, Cibo & Vini , Storia , Scienze Sociali

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    Massimo Montanari nel saggio “Il formaggio con le pere, la storia di un proverbio” (2008) parte dal matrimonio culinario del formaggio ( cibo di Polifemo, quindi dell’uomo non civilizzato, simile all ...continua

    Massimo Montanari nel saggio “Il formaggio con le pere, la storia di un proverbio” (2008) parte dal matrimonio culinario del formaggio ( cibo di Polifemo, quindi dell’uomo non civilizzato, simile alla bestia) con la pera (simbolo di un piacere non necessario, quindi di qualcosa in più, segno di distinzione sociale), per aprire una parentesi storica caratterizzata, dalla dialettica tra le classi sociali.
    Ci troviamo, quindi, di fronte ad un proverbio trattato come un testo a pieno titolo, testo che diventa documento storico.

    Nel medioevo il formaggio, considerato alimento umile per gli umili, viene rivalutato quindi è degno di accedere alla mensa dei nobili, passando prima per le comunità monastiche, dove i precetti religiosi vietano il consumo di carne.
    Per quanto riguarda il matrimonio culinario tra i due alimenti, già nella Francia del ‘200 troviamo un altro proverbio che preannuncia la riuscita dell’accostamento del formaggio alle pere: “Dio non ha mai fatto un matrimonio così riuscito come quello tra le pere e il formaggio”.

    Perché il contadino non deve sapere quant’è buono il formaggio con le pere?
    Il formaggio e le pere sono cibi entrambi facilmente reperibili per il contadino in quanto provengono rispettivamente dal latte e dall’albero. I cibi semplici sono a disposizione di tutti, quindi di ricchi e di poveri.
    La differenza sta nel fatto che il contadino si nutre di questi alimenti perché sono tra i pochi a sua disposizione; il signore, invece considera gli stessi come qualcosa in più da aggiungere ad una già ricca tavola, perché ha scoperto che effettivamente hanno un buon sapore!
    Poiché le portate di una tavola rappresentano il tenore di vita di chi si accinge a consumarle, si può affermare che si mangiava e si mangia in base allo status.

    Nel proverbio in questione non troviamo la rappresentazione popolare di un’abitudine, ma un esortazione ad occultare una semplice conoscenza già a portata di mano di chi non deve riconoscerne il potere.
    Nel 16º secolo i nobili negavano la conoscenza ai contadini perché impedire al ceto più basso di venire a conoscenza di una qualsiasi verità significava evitare la presa di coscienza che poteva portare all emancipazione sociale dei meno ricchi con conseguente indebolimento della classe dominante.
    Si parte, quindi, da un pretesto culinario per ammonire qualcuno nei confronti di qualcun altro.

    Questo proverbio in epoca moderna ha assunto anche un carattere ironico, quando è stata aggiunta una frase che lo ha completato in questo modo: “Al contadino non far sapere quant’è buono il formaggio con le pere. Ma il contadino che non era coglione, lo sapeva già prima del padrone”. Con questa aggiunta ironica e popolare il contadino ha avuto la sua piccola rivincita riscuotendo simpatia e consenso.

    Una variante nell’interpretazione del significato di questo proverbio si colloca sempre nell’ambito del rapporto tra contadino e padrone, ma resta legata esclusivamente ai due elementi culinari senza entrare a far parte della dialettica tra classi sociali.
    Il contadino, infatti, lavorava per il padrone ma, mentre la mensa del primo era molto semplice, quella dell’altro era arricchita da tutti i prodotti migliori e di prima scelta che venivano sottratti dalla mensa del contadino. Tenerti nascosto al contadino gli accostamenti di sapori significava evitare che gli trattenesse per sé i prodotti migliori, privandone il padrone.

    Il percorso intrapreso nell’analisi di questo proverbio ci spiega che si chiarisse una realtà celata dietro alle parole contenute nella massima che probabilmente non ci siamo mai posti. Sicuramente abbiamo usato tante volte questo proverbio solo come insieme di parole adatte ad una determinata situazione, senza però sviscerarne il contenuto che invece nasconde una profonda verità basata sulla parola chiave “Sapere” e non “Sapore”!

    ha scritto il 

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    TITOLO: Il formaggio con le pere, la storia in un proverbio.
    Edito da Laterza nel 2008
    Target: Storici, appassionati di alimentazione

    Massimo Montanari è un professore ordinario di Storia medievale pr ...continua

    TITOLO: Il formaggio con le pere, la storia in un proverbio.
    Edito da Laterza nel 2008
    Target: Storici, appassionati di alimentazione

    Massimo Montanari è un professore ordinario di Storia medievale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Bologna, particolarmente dedito all'analisi dell'alimentazione e ai trattati che a essa concernono.
    Nel 2008 pubblica il saggio: Il formaggio con le pere. La caratura dello scrittore e lo stesso sottotitolo, "storia in un proverbio", subito ci permettono di comprendere che osservando attentamente un ben noto "detto" se ne ricava una caratterizzazione storica e letteraria ben precisa.

    Attraverso 12 capitoli Montanari ci mostra la nascita della ben nota frase, ci spiega in modo accurato come sia nato l'abbinamento tra i due cibi e come si sia evoluta la loro visione simbolica nel tempo. Il fine ultimo di Montanari, oltre a quelli sopracitati, è quello di dare una spiegazione alla negazione che appare all'interno del proverbio "al contadino non far sapere.."

    Dopo esser andato a introdurre i temi della trattazione nel primo capitolo lo Scrittore prende ad analizzare gli alimenti e il loro connubio. Fin dall'antichità le pere e il formaggio sembravano essere servite all'interno della stessa portata, a chiusura di quello che era stato un pasto molto ricco. Le testimonianze più antiche sembrano risalire alla Francia del Duecento dove già un proverbio annunciava " Oncques Deus ne fist tel mariage/ Comme de poire et de fromage" ( Dio non ha mai fatto un matrimonio così riuscito come quello tra la pera e il formaggio). Montanari ci illustra come le credenze dietetiche del tempo dettavano di servire all'interno della stessa portata due elementi così diversi. I due cibi, per quanto appartenenti a due mondi diametralmente opposti, avevano un fine complementare se consumate al termine del pasto. Il formaggio era un sigillante della bocca dello stomaco, capace quindi di favorire la digestione e la sazietà mentre le pere servivano a sciogliere il cibo all'interno del medesimo. Sembravano essere quindi due alimenti capaci di cooperare ad uno stesso fine. Altre credenze vedevano questi due cibi essere "pesanti" e andare a comprimere il cibo precedentemente ingerito favorendo anche con questa pratica la digestione. Queste idee presero dapprima largo piede in Francia per poi essere condivise, successivamente, anche da molti Italiani che si mostravano particolarmente interessati all'analisi di questi studi. La Spagna, invece, ne sembrava attratta in modesta misura.

    Gli alimenti oggetto del proverbio provengono entrambi dalla campagna ma agli occhi della cittadinanza e dei cavalieri avevano una visione totalmente diversa. Il formaggio era il cibo dei poveri, dei pastori, degli ignoranti, del Polifemo omerico. Il formaggio è frutto della lavorazione, anche manuale, dei contadini sul latte; un cibo povero ma ricco di nutrienti e utile a saziare la fame se accompagnato in particolar modo al pane. Per tali ragioni la nobiltà tendeva ad evitarlo, incoraggiata anche dalla medicina classica che da sempre ne voleva limitare il consumo.

    Le pere invece sembrano essere un frutto ambito, il contadino non poteva permettersi di coltivare molti alberi da frutto perché essi non avrebbero permesso una redditività costante e cospicua, rappresentavano praticamente un lusso per il coltivatore mentre per i cavalieri erano qualcosa di piacevole, qualcosa che introduceva la “conversazione” a fine pasto, qualcosa che non poteva mancare ad allietare i loro palati e i loro animi al termine del banchetto. Si delinea quindi un'alimentazione per ceti.

    Il problema dello stesso alimento su tavole di ceti diversi viene superato da un concetto tutto nuovo del cibo, un concetto fatto di abbinamenti, un concetto che permette alla nobiltà di comprendere ed apprezzare il gusto trasformandolo in "buongusto" mentre lascia ai contadini l'abitudine al consumo di un cibo ormai prelibato ma da consumarsi, nell'ignoranza dell'abitudine.

    Commento: Se la nobiltà, intimorita, voleva fortemente venisse mantenuta la distinzione di ceto, io probabilmente mi sento di sostenere o quantomeno di appoggiare il detto senese che per quanto colorito, risulta simpatico e ficcante:
    "Al contadino non far sapere
    quanto è buono il formaggio con le pere.
    Ma il contadino che non era coglione
    Lo sapeva prima del padrone!"

    TITOLO: Il formaggio con le pere, la storia in un proverbio.
    Edito da Laterza nel 2008
    Target: Storici, appassionati di alimentazione

    Massimo Montanari è un docente ordinario di Storia medievale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Bologna, particolarmente dedito all'analisi dell'alimentazione e ai trattati che a essa concernono.
    Nel 2008 pubblica il saggio: Il formaggio con le pere. La caratura dello scrittore e lo stesso sottotitolo "storia in un proverbio" subito ci permettono di comprendere che osservando attentamente un ben noto "detto" se ne ricava una caratterizzazione storica e letteraria ben precisa.

    Attraverso 12 capitoli Montanari ci mostra la nascita della ben nota frase, ci spiega in modo accurato come sia nato l'abbinamento tra i due cibi e come si sia evoluta la loro visione simbolica nel tempo. Il fine ultimo di Montanari oltre a quelli sopracitati è quello di dare una spiegazione alla negazione che appare all'interno del proverbio "al contadino non far sapere.."

    Dopo esser andato a introdurre i temi della trattazione nel primo capitolo lo Scrittore prende ad analizzare gli alimenti e il loro connubio. Fin dall'antichità le pere e il formaggio sembravano essere servite all'interno della stessa portata, a chiusura di quello che era stato un pasto molto ricco. Le testimonianze più antiche sembrano risalire alla Francia del Duecento dove già un proverbio annunciava " Oncques Deus ne fist tel mariage/ Comme de poire et de fromage" ( Dio non ha mai fatto un matrimonio così riuscito come quello tra la pera e il formaggio). Montanari ci illustra come le credenze dietetiche del tempo dettavano di servire all'interno della stessa portata due elementi così diversi. I due cibi per quanto appartenenti a due mondi diametralmente opposti avevano un fine complementare se consumate al termine del pasto. Il formaggio era un sigillante della bocca dello stomaco, capace quindi di favorire la digestione e la sazietà mentre le pere servivano a sciogliere il cibo all'interno del medesimo. Sembravano essere quindi due alimenti capaci di cooperare ad uno stesso fine. Altre credenze vedevano questi due cibi essere "pesanti" e andare a comprimere il cibo precedentemente ingerito favorendo anche con questa pratica la digestione. Queste idee presero dapprima largo piede in Francia per poi essere condivise, successivamente, anche da molti Italiani che si mostravano particolarmente interessati all'analisi di questi studi. La Spagna, invece, ne sembrava attratta in modesta misura.

    Gli alimenti oggetto del proverbio provengono entrambi dalla campagna ma agli occhi della cittadinanza e dei cavalieri avevano una visione totalmente diversa. Il formaggio era il cibo dei poveri, dei pastori, degli ignoranti, del Polifemo omerico. Il formaggio è frutto della lavorazione, anche manuale, dei contadini sul latte; un cibo povero ma ricco di nutrienti e utile a saziare la fame se accompagnato in particolar modo al pane. Per tali ragioni la nobiltà tendeva ad evitarlo, incoraggiata anche dalla medicina classica che da sempre ne voleva limitare il consumo.

    Le pere invece sembrano essere un frutto ambito, il contadino non poteva permettersi di coltivare molti alberi da frutto perchè essi non avrebbero permesso una redditività costante e cospicua, rappresentavano praticamente un lusso per il coltivatore mentre per i cavalieri erano qualcosa di piacevole, qualcosa che introduceva la “conversazione” a fine pasto, qualcosa che non poteva mancare ad allietare i loro palati e i loro animi al termine del banchetto. Si delinea quindi un'alimentazione per ceti.

    Il problema dello stesso alimento su tavole di ceti diversi viene superato da un concetto tutto nuovo del cibo, un concetto fatto di abbinamenti, un concetto che permette alla nobiltà di comprendere ed apprezzare il gusto trasformandolo in "buongusto" mentre lascia ai contadini l'abitudine al consumo di un cibo ormai prelibato ma da consumarsi, nell'ignoranza dell'abitudine.

    Commento: Se la nobiltà, intimorita, voleva fortemente venisse mantenuta la distinzione di ceto, io probabilmente mi sento di sostenere o quantomeno di appoggiare il detto senese che per quanto colorito, risulta simpatico e ficcante:
    "Al contadino non far sapere
    quanto è buono il formaggio con le pere.
    Ma il contadino che non era coglione
    Lo sapeva prima del padrone!"

    ha scritto il 

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    Massimo Montanari
    Il formaggio con le pere
    La storia di un proverbio
    Roma-Bari Laterza 2008

    L’ autore, Massimo Montanari, con questo libro di carattere storico- scientifico, partendo dal proverbio di ...continua

    Massimo Montanari
    Il formaggio con le pere
    La storia di un proverbio
    Roma-Bari Laterza 2008

    L’ autore, Massimo Montanari, con questo libro di carattere storico- scientifico, partendo dal proverbio di difficile interpretazione: “al contadino non far sapere quant’ è buono il formaggio con le pere” si impegna a ricostruirne la storia, ad analizzarne il significato in rapporto soprattutto alla cultura e ai comportamenti che avevano gli uomini in particolare i contadini e i signori nei vari periodi storici; un proverbio infatti :” è radicato in una determinata cultura e la esprime, la rivela”.
    Il libro non ha un target definito infatti può essere letto da tutti.

    L’autore esamina cosa rappresentassero il formaggio e le pere in rapporto alla società.
    Il formaggio era considerato un cibo umile per contadini ma ebbe nel corso XV secolo una nobilitazione rendendolo adatto anche alle mense signorili. Questa cambiamento però fu accompagnato da accesi dibattiti in quanto molti sostenevano l’ idea di differenziazione sociale che deve essere portata avanti anche a tavola: “il cibo deve insomma sostenere e nutrire - in senso laterale - l’identità di chi lo consuma”.
    La pera invece viene individuata come alimento per i ricchi e assume un aspetto signorile.
    L’abbinamento del formaggio con le pere, inizialmente impensabile, risale al tardo Medioevo, in particolare, alla Francia del Duecento: essi furono collocati nella fase finale del pasto per funzioni diverse.

    Montanari inoltre confronta il proverbio al centro della sua ricerca con altri proverbi sulle pere e il formaggio: essi hanno una storia antica e hanno sempre manifestato la differenza sociale fra le classi.
    Magistralmente riesce così a spiegare il significato dei proverbi: essi non sono universali ma rappresentano la cultura a cui sono legati e quello da cui parte in particolare è la manifestazione della lotta di classe fra contadini e signori.

    Le argomentazioni sono sostenute da fonti, da citazioni e da riferimenti storici accuratamente scelti dall’ autore; si può infatti notare che la narrazione è supportata da un numerose fonti storiche che sono accuratamente citate dall’ autore.

    Il titolo rappresenta a pieno il contenuto del libro anticipandoci l’argomento su cui l’autore incentrerà la sua attenzione
    Il libro è di tipo scientifico e riesce a ricostruire la storia del proverbio analizzando la storia del formaggio e delle pere in rapporto alla società del tempo e attraverso altri proverbi.
    Massimo Montanari è uno storico italiano, docente di storia medievale e di storia dell’ alimentazione presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna e all’ Università di Scienze Gastronomiche di Pollezzo.
    Lo stile utilizzato è chiaro, semplice con citazioni, bibliografia e dati precisi e accurati. Esso è specifico e adatto all’ argomento del libro
    Il libro è disponibile sia in versione cartacea sia come ebook.
    L’ autore, in linea con il suo lavoro, scrive molti libri sull’alimentazione; si può citare:
    La fame e l’abbondanza: storia dell’alimentazione in Europa, Laterza 2006.
    Il riposo della polpetta e altre storie intorno al cibo, Roma - Bari, Laterza 2009.

    L’ autore svela l’ enigma solo al finale; il proverbio è manifestazione della rivendicazione sociale dei contadini che sono stati in grado di utilizzare un proverbio nato contro di loro e di modificarlo a loro vantaggio. Solo nella sua versione estesa, infatti, possiamo comprendere a pieno il suo significato:
    “Al contadino non far sapere
    Quant’ è buono il formaggio con le pere
    ma il contadino, che non era coglione,
    lo sapeva prima del padrone”

    ha scritto il 

  • 4

    Come prendere un proverbio notissimo e dipingere grazie a esso un affresco della società europea nello svolgersi di alcuni secoli. Un dotto divertissement che avvince dall'inizio alla fine.

    ha scritto il 

  • 4

    Non è un saggio. E' un viaggio, spesso ben documentato, alla scoperta delle origini di un noto proverbio. Per chi, come me, ha questo genere di curiosità, una lettura gradevole. Ringrazio l'amica aNob ...continua

    Non è un saggio. E' un viaggio, spesso ben documentato, alla scoperta delle origini di un noto proverbio. Per chi, come me, ha questo genere di curiosità, una lettura gradevole. Ringrazio l'amica aNobiana che me l'ha consigliato! :-)

    ha scritto il 

  • 3

    Al contadino non far sapere, quant'é buono il formaggio con le pere ...

    Massimo Montanari conduce il lettore attraverso un'analisi che, partendo dall'arcinoto proverbio del mondo agro-alimentare, scandaglia i riflessi alimentari di una società basata sull'ideologia della ...continua

    Massimo Montanari conduce il lettore attraverso un'analisi che, partendo dall'arcinoto proverbio del mondo agro-alimentare, scandaglia i riflessi alimentari di una società basata sull'ideologia della differenza: quale quella dei secc. compresi tra XIV e XVIII. Particolare attenzione è dedicata ai secc. XIV e XVI dato il campo d'interesse del medievista.

    ha scritto il 

  • 4

    Libro breve, decisamente di piacevole lettura, ma non un libro di storia, bensì di antropologia, forse addirittura di sociologia. L'autore fa sì la storia del proverbio (non in senso diacronico, ma co ...continua

    Libro breve, decisamente di piacevole lettura, ma non un libro di storia, bensì di antropologia, forse addirittura di sociologia. L'autore fa sì la storia del proverbio (non in senso diacronico, ma correndo avanti indietro fra i secoli), anzi la storia del rapporto uomo formaggio e uomo pere. Ma lo fa - è la mia impressione, da profano di antropologia - con gli strumenti dell'antropologia; presenta e studia proverbi diversi, attinenti al tema, qualche volta si arrampica in interpretazioni audaci ed esagerate (o assurde?) come nel capitolo nono, dal titolo "villani e cavalieri", commentando il proverbio "Formaio, pero, pan pasto da villan - Formaio pan e pero, pasto da cavaliero", o quando individua, in certe situazioni, una parvenza di lotta di classe.
    Opera senz'altro valida, anche se Montanari ormai da' l'impressione di arrovellarsi intorno agli stessi argomenti (addirittura le stesse citazioni) in troppe delle sue opere. Forse è arrivato il momento che ritorni alla storia e al suo medioevo, nel quale era grande.

    ha scritto il 

  • 4

    Il formaggio con le pere

    Lo storico Massimo Montanari, docente di Storia medievale e Storia dell'alimentazione, prende spunto dal notissimo proverbio " Al villan non far sapere quanto è buono il formaggio con le pere" per acc ...continua

    Lo storico Massimo Montanari, docente di Storia medievale e Storia dell'alimentazione, prende spunto dal notissimo proverbio " Al villan non far sapere quanto è buono il formaggio con le pere" per accompagnare il lettore in un affascinante percorso tra i modi di pensare, di vivere e di mangiare dall'antichità ai nostri tempi. Col metodo di un investigatore ricostruisce i passaggi che hanno trasportato fino a noi questo curioso imperativo.
    Un piccolo saggio divertente e colto, un complemento degli altri testi più corposi, ma sempre godibili, dello stesso autore.

    ha scritto il 

  • 3

    Sì, un testo interessante, ricco di curiosità ... ma in fondo è proprio una cosina piccola, magari da pubblicare in una raccolta di saggi più che come libro a sé (del "libro", comunque, ha sicuramente ...continua

    Sì, un testo interessante, ricco di curiosità ... ma in fondo è proprio una cosina piccola, magari da pubblicare in una raccolta di saggi più che come libro a sé (del "libro", comunque, ha sicuramente il prezzo)

    ha scritto il