Il fu Mattia Pascal

Di

Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

4.1
(18051)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 398 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Francese , Tedesco , Sloveno , Ungherese , Portoghese

Isbn-10: 8817016195 | Isbn-13: 9788817016193 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico , Cofanetto , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
Pubblicato per la prima volta nel 1904, "Il fu Mattia Pascal" inaugura lastagione dell'umorismo pirandelliano. Il protagonista del romanzo, dopo esserestato dato per morto e aver trascorso una "vita parallela" torna al suo paesed'origine con l'intenzione di vendicarsi dei torti subiti; ma si ritrovainvischiato in una situazione paradossale, da cui esce solo rinunciando allostatus di essere vivente. In accesa polemica con le convenzionirazionalistiche e scientiste e i vincoli della società moderna, LuigiPirandello, premio Nobel per la letteratura nel 1934, affida al suo romanzopiù celebre il rifiuto delle convenzioni letterarie, recuperando invece latradizione sterniana e senza dimenticare le esigenze della suspense. E di unadelle opere più originali ed eccentriche di inizio Novecento Alberto Casadeipropone una nuova edizione ampiamente commentata e aggiornata ai risultatidella ricerca più recente.
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  • 5

    Geniale fantasia che rende possibile l'improbabile.
    In replica alle critiche ricevute, l'autore difende con convinzione la propria opera considerandola credibile in quanto incredibile, e portando ad e ...continua

    Geniale fantasia che rende possibile l'improbabile.
    In replica alle critiche ricevute, l'autore difende con convinzione la propria opera considerandola credibile in quanto incredibile, e portando ad esempio gli improbabili e strani casi della vita reale. Come dargli torto?

    ha scritto il 

  • 4

    Bello!

    Molto interessante... una storia surreale ma al tempo stesso reale! Nella parte centrale la narrazione era un po' lenta, ma per il resto bel libro degno di essere un grande classico.

    ha scritto il 

  • 4

    Morire ben 2 volte

    Un capolavoro questo romanzo di Pirandello, che filosoficamente racconta la vita di Mattia Pascal, che si finge volutamente morto e ricomincia a vivere in un altra vita. Penso che sia una cosa che il ...continua

    Un capolavoro questo romanzo di Pirandello, che filosoficamente racconta la vita di Mattia Pascal, che si finge volutamente morto e ricomincia a vivere in un altra vita. Penso che sia una cosa che il proprio essere dovrebbe provare, quello di mollare tutto e cercare di costruirsi una seconda vita, che anche se non va a buon fine, e tornando alla vita precedente, ci si può rendere conto che non è più la stessa.

    "Se noi conosciamo che errare è dell'uomo non è crudeltà sovrumana la giustizia?"

    ha scritto il 

  • 0

    Il mio primo approccio a Pirandello, come ho scritto qualche giorno fa, non è stato granché, per questo ho deciso di iniziare subito quest'altro libro. Già dalle prime pagine mi sono resa conto di ave ...continua

    Il mio primo approccio a Pirandello, come ho scritto qualche giorno fa, non è stato granché, per questo ho deciso di iniziare subito quest'altro libro. Già dalle prime pagine mi sono resa conto di aver fatto una scelta azzeccata e così mi sono immersa nella lettura di questo splendido romanzo. Chi, al posto del mediocre Mattia Pascal, non avrebbe colto al volo l'occasione per mollare tutto e ricominciare da zero con una nuova identità ed un bel gruzzolo in tasca? Ma è davvero una fortuna avere un'occasione del genere? Basta veramente fingersi morto, cambiare nome e trasferirsi in una nuova città per essere un'altra persona?
    Un capolavoro della letteratura italiana, sono proprio contenta di averlo recuperato! Voto: 8,5/10

    Passate sulla mia pagina Facebook! www.facebook.com/quandounlibroticambialavita

    ha scritto il 

  • 2

    Non mi piace Pirandello. Troppo lontano lo stile, antico il percorso di vita.E non è questione di epoca:ci sono scrittori del suo periodo che trovo davvero attuali sia nei contenuti che nella forma. C ...continua

    Non mi piace Pirandello. Troppo lontano lo stile, antico il percorso di vita.E non è questione di epoca:ci sono scrittori del suo periodo che trovo davvero attuali sia nei contenuti che nella forma. Credo che sia solo una questione di pelle....

    ha scritto il 

  • 4

    Consigliato dal professore di Italiano per le vacanze natalizie, è uno dei pochi libri "scolastici" che mi sono divorato in una settimana. E' un classico che ti prende dalla prima all'ultima pagina. ...continua

    Consigliato dal professore di Italiano per le vacanze natalizie, è uno dei pochi libri "scolastici" che mi sono divorato in una settimana. E' un classico che ti prende dalla prima all'ultima pagina.

    ha scritto il 

  • 3

    Ho appena terminato questo classico italiano del grande Pirandello che mi è stato consigliato dalla mia professoressa di italiano come lettura estiva. Premettendo che io e i classici abbiamo sempre av ...continua

    Ho appena terminato questo classico italiano del grande Pirandello che mi è stato consigliato dalla mia professoressa di italiano come lettura estiva. Premettendo che io e i classici abbiamo sempre avuto un rapporto abbastanza difficile, devo ammettere che la lettura de "Il fu Mattia Pascal" non mi è dispiaciuta particolarmente.
    La storia è singolare: un giovane (almeno cosí si dice: in realtà non ho ben capito che cosa si intenda per "giovane". Dalla descrizione di Pirandello a me sembra già un quarantenne) pieno di debiti che, sentendosi "in gabbia" a causa di una donna che non ama e una suocera odiosa, decide un giorno di andare a fare un piccolo viaggio. Al ritorno da questo viaggio, però, scopre di essere "morto". Detta così, mi rendo conto che sembra una storia che non ha nessun senso: sta a voi leggerla per capire.

    Ho trovato l'inizio e la fine del libro abbastanza scorrevoli (per quanto un classico può esserlo), a volte divertenti. Mi ha quasi annoiata, per così dire, nel bel mezzo della storia, dove sono accadute tante cose, ma sono state descritte quasi pesantemente, tanto da darmi una sensazione di lentezza.

    **SPOILER**
    La fine l'ho trovata triste, davvero! Mi aspettavo un lieto fine (un ritorno da Adriana o qualcosa del genere) e invece lui si ritrova a casa della "cara" zia Scolastica e in compagnia di un prete.

    Diciamo che dietro a tutto ciò c'é l'insegnamento: vivere una seconda vita senza nessun tipo di obbligo e problema è IMPOSSIBILE.
    **FINE SPOILER**

    Se lo consiglio? Si, ne vale assolutamente la pena. È un classico importante e non noioso.

    ha scritto il 

  • 5

    vivo alla morte, ma morto alla vita

    splendido. ha richiesto una ventina di pagine per ingranare davvero ma, quando lo ha fatto, non solo ho trovato piacevole e scorrevole lo stile di Pirandello ma anche la storia si è fatta molto gradev ...continua

    splendido. ha richiesto una ventina di pagine per ingranare davvero ma, quando lo ha fatto, non solo ho trovato piacevole e scorrevole lo stile di Pirandello ma anche la storia si è fatta molto gradevole e -soprattutto!- coinvolgente. il nostro Mattia Pascal, quest'uomo che ne vive un'infinità in più di una vita, è un uomo che il lettore finisce con adorare, nelle sue paure, nelle sue angosce, ride con lui e ci scherza, accetta o meno le sue scelte e segue le sue vicende, pagina dopo pagina, ad esse completamente incollato. insomma, un appassionante viaggio all'interno della psiche umana e all'interno delle sue ombre più fitte: imprescindibile.

    ha scritto il 

  • 4

    «La certezza che questi altri avevano fin da jeri della mia morte era su me come una insopportabile sopraffazione, permanente, schiacciante...»

    Come ogni maturando che si rispetti («Individuo appartenente alla specie homo sapiens di età compresa tra i diciotto e i diciannove anni, subordinato alle arbitrarie bizze di una razza dominante detta ...continua

    Come ogni maturando che si rispetti («Individuo appartenente alla specie homo sapiens di età compresa tra i diciotto e i diciannove anni, subordinato alle arbitrarie bizze di una razza dominante detta "corpo docente"; la sua peculiarità risiede nel fatto che, in accordo con le teorie bergsoniane e con i risvolti più oscuri della relatività einsteiniana, probabilmente ibridati con i più reconditi e sadici corollari della legge di Murphy, per il tapino maturando tempo scorre diversamente: in breve, non ne ha neppure per respirare» -così si legge nel Glossario dello scolaro); come ogni maturando, dicevo, ho dedicato le notti del mese di maggio alla redazione della mia tesina. Il metodo che ho adottato per scegliere gli argomenti è stato semplice: ho scelto le materie che mi piacciono di più e ho seguito lo stesso criterio per gli specifici moduli, poi mi sono messa alla ricerca del legame che li univa e, una volta trovatolo, ho avuto la mia mappa. Ecco, una delle prime voci comparse su questa mia lista è stata proprio la dicitura Pirandello, con aggiunto, tra parentesi, un timido possibilmente la buon'anima del bibliotecario.
    E sì, infine il mio progetto si è realizzato e io ho avuto la fortuna di unire piacere e dovere e rileggermi con bell'agio questo Fu Mattia Pascal senza dovermi rimproverare di togliere tempo allo studio. Così nella tesina ho potuto sproloquiare a piacere (sotto il beffardo titolo di "Chi non muore si rivede": dovevo pur introdurre il motivo dell'umorismo) della tappa che questo romanzo rappresenta nella poetica pirandelliana, come essa viene espressa, quale sarà il passo successivo e di innumerevoli altre cose per me sempre interessantissime ma più marcatamente accademiche. In questo recensione, invece, voglio fare quello che nelle mie recensioni faccio sempre: voglio cosa è stato questo libro per me e per me soltanto, lasciando stare il vitalismo, la trappola, la lanterninosofia, o meglio reinterpretandoli su misura per una lettura che si proponeva, oltre ai fini didattici, anche quelli propri di una degustazione dell'opera che sia individuale, solitaria, indipendente e deliziosamente soggettiva.

    Il drammaturgo girgentino dal puntuto pizzetto bianco è sempre stato uno dei miei pilastri letterari, e con "sempre" intendo proprio dal principio, quando ero ancora una bambinetta imberbe e il mio numero di libri letti non superava la cinquantina, compreso Geronimo Stilton. Se adesso dovessi cercare di mettere nero su bianco quel che ci capii alla mia prima lettura il risultato sarebbe una parola di cinque lettere che comincia con n e finisce con a, ma non importa, perché, anche se avevo solo undici anni e mi pareva di leggere un'altra lingua, anche così questo libro mi lasciò qualcosa. Ora, a distanza di anni, a colpirmi è soprattutto la forte umanità di Pascal, un'umanità che è in primis debolezza; un'umanità che non si desume da caratteristiche morali o spirituali, ma che è piuttosto condizione comune a qualunque persona viva, attributo terreno, che non presume né elargisce meriti, che è anzi un peso, una zavorra. Mattia Pascal è convinto di potersene liberare, e con essa liberarsi anche di quelle disgrazie che la appesantiscono, la moglie, la suocera, il lutto per le morti della madre e della figlioletta, quando il caso lo uccide annegandolo nella gora del mulino del suo stesso terreno, la Stìa, ma lasciandolo vivo e vegeto e gettando al suo posto, in quel canale, il cadavere di uno sconosciuto. Pascal si gode la sua libertà, girovaga, fa il vagabondo, vede tante città da perderne il conto; ma eccola, eccola l'umanità, quella bestia ferina che Mattia non è abbastanza «forestiere» da seminare, non abbastanza «filosofo» da stordire a pensieri o a parole, che lo fa stabilire, lo fa diventare Adriano Meis, lo fa innamorare penosamente, teneramente, della creatura più dolce che esista. Lei, però è viva, viva mentre Mattia Pascal è morto e Adriano peggio che morto, perché vivo ma tale da dover vivere da morto. Tutti gli svantaggi dell'esser stato trovato cadavere e nessuno dei privilegi, aver liberato dalla propria presenza la moglie ma non poter a sua volta voltare pagina, non dover pagare le tasse ed essere derubato senza possibilità di denunciare il fatto: sfuggire ad una trappola e gettarsi di propria sponte, quasi con voluttà, tra le maglie dell'altra. Quale incubo peggiore di questo?

    Credo che chiunque di noi abbia sognato almeno una volta di essere Mattia Pascal, di ritrovarsi di colpo con un bel gruzzolo in tasca e sgravato da qualunque incombenza, libero di poter fare della propria vita quel che meglio crede. Forse il problema non sono le costrizioni sociali ma il modo in cui noi le viviamo, o forse ha ragione Pirandello e nessuna serenità quantomeno apparente potrà essere raggiunta fino a che il mondo e i suoi tranelli continueranno a ipnotizzare l'uomo col loro canto della sirena riconducendolo sempre punto e a capo; sinceramente non lo so, e temo che la risposta sia troppo cruda per essere sopportata. Solo che, mano nella mano con Pirandello, la sua ricerca, seppur spaventosa, è anche incredibilmente, paradossalmente piacevole.

    ha scritto il 

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