Il fuoco nell'anima

Di

Editore: Sogno Edizioni

4.1
(16)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 262 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 8896746124 | Isbn-13: 9788896746127 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
«Io credo che a volte succedano cose delle quali non abbiamo il controllo. Situazioni imprevedibili che attraversano la nostra esistenza. Quando capitano, siamo portati a compiere delle scelte. Siamo noi quindi, con le nostre decisioni, più o meno inconsce, a essere artefici del nostro destino. E credo anche che la scelta più insignificante sia in grado di influenzare tutta la nostra vita, nel bene e nel male. Può farci prendere strade che mai avremmo immaginato. Può essere una linea di confine fra la fortuna e la sfortuna, fra la vita e la morte.»

Carlo, brillante studente e appassionato di criminologia, sognava di diventare un grande scrittore e di conquistare Chiara, sua compagna di classe. Manuel, invece, era animato da una forte passione per il giornalismo. Passano gli anni, Manuel diventa un cronista d'assalto senza scrupoli, Carlo un insegnante di italiano, che nel tempo libero collabora come criminologo per la polizia locale. Un macabro ritrovamento, identico a un altro avvenuto dieci anni prima, avrebbe cambiato per sempre le loro esistenze. Oggi Carlo trascina la propria vita fra alcool e psicofarmaci, in uno sperduto paese di montagna, passando le giornate di fronte a una grande tela bianca. Ma un giorno Manuel torna a bussare alla sua porta, spettro di un passato che crede sepolto e lo costringerà a fare i conti col suo destino."

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  • 5

    Bellissimo thriller

    Con questo secondo libro l'autore dimostra di aver raggiunto un ottimo livello stilistico e narrativo.
    Si tratta di un thriller e quindi non voglio scrivere della trama perché altrimenti priverei del ...continua

    Con questo secondo libro l'autore dimostra di aver raggiunto un ottimo livello stilistico e narrativo.
    Si tratta di un thriller e quindi non voglio scrivere della trama perché altrimenti priverei del piacere di sentirsi sul filo del rasoio: questa sensazione accompagna chi legge dalla prima all'ultima pagina.
    Aspetto il suo terzo libro con ansia!

    ha scritto il 

  • 4

    Ottimo Romanzo!!

    Ho acquistato il libro Domenica scorsa al Pisa Book Festival, me lo sono bevuto in pochi giorni!!

    Il libro mi è decisamente piaciuto, la trama è avvincente e ben strutturata, la scrittura è scorrevole ...continua

    Ho acquistato il libro Domenica scorsa al Pisa Book Festival, me lo sono bevuto in pochi giorni!!

    Il libro mi è decisamente piaciuto, la trama è avvincente e ben strutturata, la scrittura è scorrevole e mai pesante.
    Azzeccatissima la scelta di narrazione divisa su tre momenti temporali diversi, con il finale a sorpresa che fa collimare le tre linee temporali.

    Consigliatissimo a tutti gli amanti del thriller

    Complimenti !!!

    ha scritto il 

  • 4

    Una storia che parla di un dolore che fa male, uno stile ben costruito e molto affascinante, nonostante su tre piani narrativi. Tre vite diverse in tre epoche diverse, ma alla fine il tempo non cambia ...continua

    Una storia che parla di un dolore che fa male, uno stile ben costruito e molto affascinante, nonostante su tre piani narrativi. Tre vite diverse in tre epoche diverse, ma alla fine il tempo non cambia nulla, e non lo farà mai. Queste le mie impressioni a caldo su questo libro. Da rileggere, da consigliare.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    buon giallo nostrano

    Trama:
    Mad e Pas, alias Carlo Maddaloni e Manuel Pasini, sono due giovincelli maturandi, bravi negli studi ma decisamente scapestrati nella vita extrascolastica.
    Le loro avventure ci vengono descritte ...continua

    Trama:
    Mad e Pas, alias Carlo Maddaloni e Manuel Pasini, sono due giovincelli maturandi, bravi negli studi ma decisamente scapestrati nella vita extrascolastica.
    Le loro avventure ci vengono descritte su tre differenti direttrici temporali:
    - Nel 1988, ai tempi dei loro esami di maturità, quando il rinvenimento di un macabro reperto nei bagni della scuola innescherà il talento investigativo di PAS, che non mancherà di trascirarsi dietro Mad e la sua fresca fiamma Chiara;
    - Nel 1998, quando Mad e Chiara sono ormai sposati e con una figlia, mentre Pas è diventato un abile giornalista investigativo;
    - Nel 2008, quando Mad è un vedovo che vive eremiticamente in una sperduta contrada e Pas, ora semplice detective privato, va a scovarlo.

    Nel triplice piano temporale si avvicenderanno due casi polizieschi concatenati a opera dello stesso criminale e in ambedue i casi i protagonisti, pur tra errori, inesattezze, ostacoli e incomprensioni, saranno al centro delle indagini, facilitati dalla fiducia riposta in loro da Samuel Pasini, commissario di PS e fratello maggiore di Pas. Il convulso finale sarà quasi lieto.

    Intreccio:
    Premessa la mia purissima ignoranza in tema di letteratura poliziesca, mi è parso bene articolato. Lo scorrere di tre diversi piani temporali sotto l’occhio del narratore onnisciente all’inizio può sconcertare il lettore ma alla fine, via via che i nodi vengono al pettine, pare una scelta ragionata. La caratterizzazione dei personaggi è valida per i due protagonisti, debole per i comprimari, in particolar modo Chiara è un po’ penalizzata e la sua figura, non marginale, risulterà asfittica. Poco funzionale mi è sembrato un episodio riaffiorante del passato di Mad, che prima del 1998 sarebbe stato uno scrittore di successo, ma di quel romanzo non si saprà quasi nulla.

    Stile:
    Semplice e fluente, qualche dialogo è un po’ verboso e alcuni episodi fuori-campo (tipo l’uscita dalle indagini di Samuel) gestiti a tamburo battente, ma nel complesso forma e linguaggio sono appropriati, sbavature e refusi pressoché assenti.

    Giudizio:
    Il fuoco nell’anima é un buon giallo di casa nostra, retto da due protagonisti un po’ macchietteschi e non esattamente simpatici (l’autore ce li ha descritti pieni di difetti con fin troppa franchezza) ma che si lascia leggere ben volentieri e trattiene il lettore fino all’ultima pagina. Anche se a parere personale sarebbe stato meglio aggiungere qualche capitolo in più per dare maggiore amalgama alle tre direttrici cronologiche, piuttosto che conglobarle di colpo nel concitato finale, il giudizio è positivo.

    Voto 7-

    ha scritto il 

  • 4

    Tre tempi

    Ottima seconda prova di Possieri, stavolta lontano dal soprannaturale e vicino alle storie della provincia italiana. Bella trama, personaggi interessanti, finale non scontato anche se il suo amato Jef ...continua

    Ottima seconda prova di Possieri, stavolta lontano dal soprannaturale e vicino alle storie della provincia italiana. Bella trama, personaggi interessanti, finale non scontato anche se il suo amato Jeffery Deaver lo avrebbe reso ancora più scoppiettante. Alcuni momenti davvero felici fanno da contraltare a dialoghi talvolta troppo ricchi... la divisione in tre fasce temporali è ben caratterizzata, ne verrebbe fuori un bel film!

    ha scritto il 

  • 0

    E' difficile commentare questo romanzo senza precipitare nello spoiler pesante.
    Gli elementi migliori del libro sono quelli svincolati dall'aspetto "noir" o "giallo" che ho trovato un po' di maniera e ...continua

    E' difficile commentare questo romanzo senza precipitare nello spoiler pesante.
    Gli elementi migliori del libro sono quelli svincolati dall'aspetto "noir" o "giallo" che ho trovato un po' di maniera e poco coinvolgenti, anche perché, c'è da dire, avevo ancora in bocca il sapore del "Leopardo" letto pochi giorni prima.
    Il romanzo parte benissimo con l'impianto di un dramma psicologico con elementi di thriller per nulla banale: i tre piani temporali con un collegamento che si intuisce esserci senza sapere quale è, la presentazione del protagonista con lo squallore angosciante della sua vita e il filo conduttore della tela bianca sono potenti, molto potenti, e mi hanno catturato subito. Perché si è ridotto così? Cosa nasconde? Quale è il rapporto con l'88 e il '98? Mi ricordava un certo King, quello ad es. di Dolores Claiborne.
    Questo aspetto, purtroppo, viene quasi subito abbandonato perché è evidente che Possieri intende scrivere un giallo e non un thriller psicologico. Il collegamento fra i tre piani diventa ovvio quasi subito, gli "spiegoni" polizieschi forzati dentro personaggi a cui non si addicono, la natura della desolazione nelle vite dei protagonisti è messa direttamente sul piatto o indovinata con facilità in quanto vista e sentita molte volte in decine di storie e telefilm. In questo modo la tensione cala a metà romanzo e si prosegue un po' come si assiste a una puntata di Colombo in cui si sa chi è l'assassino ma ci si diverte a guardare l'investigatore metterlo in trappola. Solo che in questo caso i protagonisti sono molto meno intriganti del Tenente.
    C'è una ripresa del pathos narrativo verso il finale, quando con un colpo di scena (forse un po' troppo imprevisto per non assomigliare a un espediente) l'aspetto di dramma delle emozioni prova a rientrare in gioco, ma non c'è verso, l'autore converge di nuovo sul "noir" e ha, inesplicabilmente, fretta di arrivare al finale che quindi risulta un po' forzato e artificioso. Una cinquantina di pagine aggiuntive avrebbero a mio avviso giovato al romanzo, peraltro abbastanza corto del suo.
    In conclusione penso che i due elementi, il thriller psicologico che è la parte migliore, e l'intreccio convenzionale "giallo" abbiano subito una fusione fredda che li ha stretti insieme ma non amalgamati con un risultato non del tutto convincente.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    E bravo il nostro Jack

    “Il fuoco nell’anima” è un thriller che rispetta fedelmente i canoni del genere. Di positivo c’è da dire che il romanzo scorre bene, qualche inceppamento si ha a causa di alcune scelte che analizzerò ...continua

    “Il fuoco nell’anima” è un thriller che rispetta fedelmente i canoni del genere. Di positivo c’è da dire che il romanzo scorre bene, qualche inceppamento si ha a causa di alcune scelte che analizzerò in seguito, ma nel complesso lo stile è piuttosto uniforme e Possieri riesce a intrigare e a stuzzicare la fantasia del lettore.
    La scelta di sviluppare la vicenda su tre piani temporali diversi nei primi capitoli risulta un po’ ostica, ma ci si fa il callo. A questo proposito c’è da dire che il romanzo ci mette un po’ a decollare, e all’inizio si fa abbastanza fatica a trovare stimoli. Ci vogliono infatti almeno una cinquantina di pagine per sentirsi pienamente coinvolti dalla storia, ma una volta entrati nelle dinamiche, il libro si beve tutto d’un fiato. L’intreccio è interessante e Possieri riesce a reggere bene le aspettative che dissemina lungo tutto il romanzo. Alla fine tutto torna e (quasi) tutto viene spiegato in maniera ottimale; trovarsi di fronte a una struttura attenta e ragionata dove l’autore non ha bisogno di pescare troppo nel torbido per giustificare le proprie scelte, sicuramente è una nota positiva. Ho qualche perplessità sulle scene madri, ossia il ritrovamento dei cadaveri nell’auto sotto la galleria e la successiva spiegazione di Michele. A mio parere sono liquidate troppo in fretta e avrebbero meritato maggior approfondimento.

    Per quanto concerne i personaggi, è indubbio che quello meglio delineato sia Carlo. Gli altri, compreso Manuel che ha un ruolo da protagonista, risultano poco approfonditi e sembrano fungere più da comprimari per giustificare l’esistenza di Carlo anziché muoversi di vita propria. La vicenda infatti si focalizza principalmente sui fatti e sugli stati d’animo dello stesso Carlo, lasciando un po’ in ombra il resto, inclusi alcuni passaggi sulla trama che potevano essere resi meglio.
    Stilisticamente parlando, devo dire che non mi è piaciuta granché la scelta di usare i diminutivi Pas e Mad per identificare i protagonisti, che fanno molto videogioco anni novanta (sarà l’influenza di Sam & Max?).
    Non so se sia solo una mia impressione, ma mi pare che questo impoverisca il romanzo, spostandolo su un registro che calza poco con l’ambientazione e il climax creati. Se proprio si dovevano dare dei diminutivi che richiamassero i cognomi (come so che succede soprattutto nel nord Italia) non era meglio qualcosa di più italiano e di più semplice pronuncia, tipo Pasi e Madda?
    Mi ha lasciata perplessa la scelta di usare, in molti passaggi, una terminologia quasi edulcorata, che stona con i fatti raccontati e toglie credibilità all’intera vicenda, pregiudicando un po’ il realismo del testo. Se nei dialoghi questo può essere giustificato, perché si può pensare che i protagonisti non vogliano lasciarsi andare a un linguaggio troppo diretto, nei pensieri e nelle considerazioni che sviluppano, questa tendenza sa un po’ di forzatura. Stesso discorso è applicabile per la scelta di inserire qua e là passaggi in stile “telefilm americano”, cosa che avevo notato anche nel Predatore. A questo proposito, un altro problema di poca verosimiglianza si nota nei dialoghi tra i due protagonisti, specialmente quando parlano delle indagini. Più che dialoghi, in alcuni tratti sembrano dei lunghi monologhi scritti apposta per esporre i fatti al lettore, che ti catapultano sul set di un film dove i protagonisti sono degli agenti dell’FBI e non due ragazzi appassionati di criminologia.
    Più in generale, si nota una tendenza a utilizzare un registro politicamente corretto, quasi scolastico, che (tanto per rimanere in tema di serial killer) sebbene sia ormai chiaro che sia “la firma” di Possieri, in un contesto come quello raccontato mi sa un po’ di falso. Insomma, tutti quegli “Accidenti”, quei “furbetto” e quei “piccola” non mi sono piaciuti granché.
    Nella descrizione dei sentimenti positivi e delle scene più intime si nota un certo timore, quasi una sorta d’imbarazzo, mettendo in mostra uno stile un po’ impacciato, in aperto contrasto con quello diretto delle scene più angoscianti.
    C’è qualche problema con i verbi, specie con qualche congiuntivo dimenticato per strada, e diversi problemi con i puntini di sospensione (questo potrebbe essere un problema solamente tipografico). E c’è anche un anacronismo che mi sono stupita di aver trovato, data l’attenzione che Jack solitamente pone in certi dettagli, visto che a me è saltato subito agli occhi: la Smart è stata introdotta sul mercato solo alla fine di ottobre del 1998, ed è quindi impossibile che il figlio del sindaco avesse una Smart negli anni precedenti al 1998 (l’intervista a cui fa riferimento Manuel risale a “qualche anno prima”)

    Per quanto riguarda la confezione, non so se sia un problema solo dell’e-book, ma è difficile seguire i dialoghi così come sono stati impaginati. Quando leggo un dialogo e vedo che c’è un punto a capo, mi viene automatico pensare che stia cambiando l’interlocutore, ma a quanto pare quella di andare a capo all’interno di un periodo pronunciato dalla stessa persona è una precisa scelta grafica, che a me personalmente non piace perché trovo che confonda molto il lettore.
    Non ho sentito i “tre finali” ma li ho interpretati come un finale unico perché nel mio modo di vedere, le vicende degli anni precedenti non hanno avuto una vera e propria conclusione, confluendo entrambe nell’epilogo vero e proprio, ben sviluppato anche se forse un po’ troppo melenso per i miei gusti.

    Possieri sposta la penna come un regista farebbe con le sue telecamere, in alcuni tratti si lascia prendere un po’ troppo la mano, calcando e insistendo molto sul voler far vedere le scene a tutti i costi togliendo un po’ il gusto d’immaginare.
    Nel complesso però il nostro Jack conferma la sua capacità autoriale in ambito thriller e “Il fuoco nell’anima” è sicuramente un buon libro, che superato l’empasse iniziale si lascia leggere con piacere.

    ha scritto il