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Il futuro delle idee

Di

Editore: Feltrinelli

4.2
(48)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 269 | Formato: Altri

Isbn-10: 8807171236 | Isbn-13: 9788807171239 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: L. Clausi

Genere: Business & Economics , Computer & Technology , Law

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Descrizione del libro
L'invenzione del Web nei fatti ha prodotto una controrivoluzione"proprietaria" di cui ancora non si è percepita esattamente la portata. Ilprogetto di Internet in realtà era stato pensato in maniera tale da permettereai creatori di poter sperimentare liberamente. Questa libertà si starestringendo, tecnicamente e legalmente, giorno dopo giorno. Potentatieconomici stanno riconquistando la Rete, trasformandola da forum aperto per leidee in null'altro che televisione via cavo ad alta velocità.
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  • 0

    inclassificabile

    Testo fondamentale su un argomento importante, tradotto malissimo e con un editing inesistente. Pullula di errori, refusi, anacoluti, pare tradotto da Altavista Babelfish ed editato da un correttore ...continua

    Testo fondamentale su un argomento importante, tradotto malissimo e con un editing inesistente. Pullula di errori, refusi, anacoluti, pare tradotto da Altavista Babelfish ed editato da un correttore ortografico. A mio avviso e' stata pubblicata la bozza e non il lavoro definitivo, volendo far credito a Leonardo Clausi che ne ha curato la traduzione. Per capirlo beme l'ho letto con la versione originale in inglese sotto mano, pur parlandolo piuttosto male. Peccato! 5/5 per il contenuto, 0/5 per l'editing

    ha scritto il 

  • 0

    La mia è una voce fuori dal coro. Di una noia mortale, tanto che l'ho letto saltando praticamente interi capitoli (che vale a dire: abbandonato quasi subito, cosa che odio fare). Troppo tecnico, ...continua

    La mia è una voce fuori dal coro. Di una noia mortale, tanto che l'ho letto saltando praticamente interi capitoli (che vale a dire: abbandonato quasi subito, cosa che odio fare). Troppo tecnico, troppo americano.

    ha scritto il 

  • 4

    Parola di giurista

    Accenni di teoria made in Creative Commons. Il profilo dell'autore è di quelli che ti lasciano correre un brivido lungo la schiena, che ti fanno cadere la mascella e sgranare gli occhi. Un'opera ...continua

    Accenni di teoria made in Creative Commons. Il profilo dell'autore è di quelli che ti lasciano correre un brivido lungo la schiena, che ti fanno cadere la mascella e sgranare gli occhi. Un'opera teorica, e a volte retorica, che esprime molto bene i pochi concetti alla base della filosofia Free, allungando il brodo, forse un po' troppo spesso, con esempi che sono ormai diventati una realtà tutt'intorno a noi. Sfiziosi, invece, gli anneddoti sulla storia dell'informatizzazione, che di quando in quando vengono presentati a supporto delle tesi esposte. Un libro sicuramente da consigliare a chi parla di DRM ed efficacia del sistema commerciale Microsoft. Un libro da aggiornare, alla luce dei recenti eventi nel mondo del Free Software e della Creative Commons V3.

    ha scritto il 

  • 5

    Illuminante

    Quando sono andato in libreria ad ordinare questo libro, mi hanno chiesto "di che genere è". Lì per lì non ho saputo cosa rispondere. E in effetti è difficile collocarlo in un solo genere: è ...continua

    Quando sono andato in libreria ad ordinare questo libro, mi hanno chiesto "di che genere è". Lì per lì non ho saputo cosa rispondere. E in effetti è difficile collocarlo in un solo genere: è politico, economico, sociale, informatico e culturale insieme.
    La tesi sostenuta da Lessig è quantomai elementare: le idee nuove si basano sempre su idee precedenti, e perché ci sia innovazione, occorre un patrimonio di "commons", di risorse in comune, da condividere. Ma l'attuale sistema economico-politico sta remando contro questo principio.
    La rete Internet, che è riuscita a svilupparsi grazie al fatto di essere aperta ad ogni sperimentazione, e di non soggetta a forme di controllo preventivo, sta subendo nel corso degli anni forme sempre più aspre di controllo sui propri contenuti, spesso in nome della difesa del copyright.
    E' ora di ripensare (e soprattutto di riformare) il copyright, la rete, il controllo delle infrastrutture di comunicazione.

    Unica critica che devo fare riguarda la traduzione, che presenta purtroppo qualche lacuna.

    ha scritto il 

  • 3

    Un libro interessante, che studia Internet e la cultura della condivisione da un punto di vista legale ed economico, dimostrando come sia una cultura distruttrice dei monopoli e favorevole ...continua

    Un libro interessante, che studia Internet e la cultura della condivisione da un punto di vista legale ed economico, dimostrando come sia una cultura distruttrice dei monopoli e favorevole all'innovazione. Peccato per l'orrenda traduzione italiana, in cui ci sono delle parti saltate, ed errori pacchiani (Html scritto con la sola iniziale maiuscola, e questo per tutti gli acronimi).

    ha scritto il 

  • 5

    Quale futuro per la libertà delle idee?

    “Questo libro è una lettura obbligatoria per chiunque sia interessato al futuro dell’information technology e al suo impatto sociale.”
    Mitch Kapor, cofondatore dell’Electronic Frontier ...continua

    “Questo libro è una lettura obbligatoria per chiunque sia interessato al futuro dell’information technology e al suo impatto sociale.”
    Mitch Kapor, cofondatore dell’Electronic Frontier Foundation

    “E’ il più importante libro mai scritto sulla seria minaccia portata all’innovazione e alla creatività in America e nel mondo.”
    Bob Young, cofondatore di Red Hat

    “Chiunque tenga a lasciare un mondo migliore ai nostri figli, deve leggere questo libro.”
    Tim O’Reilly, O’Reilly Associated
    Ora, di fronte a questi sommi quanto sintetici pensieri, espressi da alcuni di coloro che si possono normalmente ritenere facenti parte del Gotha del movimento del freesoftware/opensource (frasi che sono riportare nella quarta di copertina e che, ovviamente, NON potevo NON citare!), la cosa più decorosa da fare sarebbe finirla lì, chiudere tutto e andare a casa.
    Come si potrebbe cercare di spiegare meglio di lor signori quanto scritto nel libro? Non si può.
    Però, due parole vorrei comunque tentare di spenderle, soprattutto per ribadire un concetto fondamentale (casomai non si fosse capito ancora): a distanza di sei anni ormai (l’edizione originale è del 2001, solo ora tradotta in italiano da Feltrinelli) quanto scritto dal professor Lessig in questo testo non può che definirsi “profetico”. Praticamente tutto quello di cui parlava (in America, ovvio) sei anni fa, lentamente si sta realizzando. E la cosa è (*non* comincia, E’!) davvero preoccupante.
    Per cui, se volete saperne di più, capire meglio cosa stia accadendo nel panorama dei copyright, dell’innovazione tecnologica, dei “poteri forti” che stanno facendo di tutto, di tutto!, per mantenere il più assoluto controllo sulle *idee* (si, avete letto bene), non potete non leggere questo libro.

    IL LIBRO
    Come si diceva più sopra, The future of Ideas è in realtà il secondo libro scritto da Lessig (il terzo è “Cultura Libera“, che è stato il primo ad essere tradotto in Italia); suddiviso in tre parti, Dots.commons, Dot.Contrasti, Dot.Control, affronta le conseguenze che l’inasprimento in atto del regime di proprietà intellettuale deteminerà sulla libertà individuale e sulla regolamentazione di Internet.
    “Internet era uno spazio libero in cui la cultura e l’informazione - le idee del nostro tempo - potessero liberamente fluire generando un’inedita libertà di espressione. Questa libertà si sta restringendo, tecnicamente e legalmente”, sostiene Lessig aggiungendo quindi che, a ben vedere, non c’è motivo (tecnico almeno) per cui debbano sorgere tali limitazioni, se non quello degli interessi delle grandi corporation dell’ info-entertainment (oggi), o delle TlC (ieri) a mantenere uno status di predominio assoluto mediante un controllo monopolistico.

    Il “perno” da cui parte tutto il ragionamento è la distinzione fondamentale è tra commons competitivi e non competitivi.
    Un commons non competitivo è una risorsa non esauribile (ad esempio la lingua) mentre un commons competitivo è un commons esauribile (ad esempio un pascolo). Entrambi i commons possono far nascere dei problemi, quello non competitivo affinchè abbia sufficiente incentivo alla produzione, quello competitivo che ne lasci anche per i competitori.
    Corollari necessari a questa distinzione sono che la libertà non può essere un’anomalia, la storia insegna che le risorse comuni e libere sono importantissime per la fioritura della creatività; e che la modalità di produzione non implica la modalità di accesso alla risorsa. Una risorsa può avere una produzione strettamente centralizzata e controllata ma un accesso pubblico.

    Suddividendo quindi la discussione in tre strati, lo strato fisico, lo strato di codice e lo strato di contenuto, Lessig definisce chiaramente i termini del problema: ciò che rende Internet libero è il suo design, cosiddetto, end-to-end, ovvero un design che delega alle applicazioni che girano sui due estremi del network la trattazione dei dati. Il network è insomma un network “sciocco” e quindi neutrale rispetto alle tipologie di dati che transitano (ecco perchè l’importanza - risollevata ancora recentemente da Vint Cerf, il papà di Internet, e da Berners-Lee, il papà del www e del w3c - che la rete resti neutrale, contrariamente a quanto vorrebbero le grandi corporation delle telecomunicazioni).

    Oggi invece la legislazione americana, e quindi a seguire quella europea, ha squilibrato il concetto di copyright a puro uso e consumo delle major e, con la scusa (perchè tale è) di difendere i diritti degli autori, difende invece solo gli interessi delle multinazionali. E di esempi Lessig ne cita molti, come la battaglia legale per il controllo delle frequenze radio agli inizi del ‘900, o la battaglia per il controllo delle reti telefoniche, o quella per il controllo delle reti via cavo (in America grandissimo business), passando per i tentativi delle majors di bloccare (ieri) l’avvento del betamax (il videoregistratore) che avrebbe permesso di “piratare” i films facendo crollare gli incassi dei cinema, così come oggi le stesse majors cercano di bloccare l’avvento del p2p (e stavolta ci stanno riuscendo) esattamente con le stesse motivazioni di ieri.

    Ma cosa sta portando tutto questo accanimento sulla tutela della proprietà intellettuale? contrariamente a quanto sostengono le corporation, esattamente l’inverso di quanto ci si aspettava: un rallentamento, un inaridimento, finanche un blocco dello sviluppo e dell’innovazione tecnologica.
    Oggi, dati alla mano proposti da Lessig, le grandi industrie, i centri di ricerca, le majors, le aziende di software, non investono più in ricerca e progettazione, bensì in avvocati e studi consociati, e per due motivi sostanziali: il primo, evitare in tutti i modi di farsi denunciare da qualcuno per violazione di copyright, il secondo cercare di denunciare qualcuno per aver violato un proprio copyright.

    Oggi il business non è lo sviluppo. E’ la denuncia.

    IL COMMENTO
    Solo un pensiero da aggiungere come commento conclusivo: per quanto l’impegno principale di Lessig sia quello di divulgare quanto più possibile l’informazione, per quanto il suo scrivere sia brillante, alle volte anche ironico/umoristico, citando episodi di vita quotidiana, ricostruendo fatti ed avvenimenti storici, parlando anche in prima persona di quanto accade intorno a lui, l’argomento è, sinceramente, ostico. Di conseguenza, il libro non è di così facile lettura, di certo non così facile come “Cultura Libera” (che per altro affrontava la questione soprattutto da un punto di vista socio-culturale”).

    L’oggetto principale è un impianto tecnico (la rete internet), affrontato in chiave legale (per giunta con un impianto legislativo, quello americano, completamente differente dal nostro). Lessig ce la mette tutta per cercare di rendere il più possibile digeribile questo testo, ma non è certo una cosa semplice.

    Se volete avvicinarvi al pensiero di Lessig (e quindi dei Creative Commons), magari per la prima volta, mi permetto di suggerirvi l’altro testo, “Cultura Libera”; per chi è già avvezzo a questi argomenti, o per chi non teme una lettura alle volte di difficile comprensione, allora questo testo non può mancare nella vostra libreria.

    SCHEDA LIBRO
    Il futuro delle idee - Lawrence Lessig
    titolo originale: The future of Ideas (Random House, 2001)
    Traduttore: Leonardo Clausi
    Casa editrice: Feltrinelli
    Collana: Serie bianca
    Anno pubblicazione: 2006
    Prezzo: 16,00
    Genere: informatica
    Volumi: 1
    Pag: 269
    ISBN: 8807171236

    L’AUTORE
    lessigLawrence Lessig, americano, avvocato, insegna giurisprudenza (in particolare, diritto costituzionale) alla Stanford Law School.
    E’ il fondatore dello Stanford Center for Internet and Society. Guida il progetto Creative Commons.
    E’ membro del direttivo della Public Library of Science, della Electronic Frontier Foundation e di Public Knowledge.
    Ha ottenuto il Free Software Foundation for the Advacement of Free Software, è stato incluso per due volte nell’elenco degli
    “e.biz 25″ di BUsinessWeek e ha fatto parte dei “50 visionari” di Scientific American.
    Si è laureato alla University of Pennsylvania, alla Cambridge University e alla Yale Law School; ha lavorato come assistente del giudice Richard Posner della Corte d’Appello della Settima Circoscrizione.
    Ha scritto “Free Culture” (Penguin.com 2005) (*) “The future of Ideas (Random House, 2001) “Code: and other Laws of Cyberspace
    (Basic Books, 1999) - non ancora tradotto in italiano.
    (*) disponibile online (en) gratuitamente

    ha scritto il