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Il gattopardo

Di

Editore: Famiglia cristiana

4.1
(9930)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 136 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Francese , Finlandese , Portoghese , Catalano , Danese , Galego , Ceco , Olandese

Isbn-10: A000204915 | Data di pubblicazione: 

Curatore: Carlo Bo ; Illustratore o Matitista: Nino Gregori , Silvio Gregori

Disponibile anche come: Tascabile economico , Paperback , Altri , Rilegato in pelle , CD audio , eBook

Genere: Fiction & Literature , History , Political

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Descrizione del libro
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  • 5

    Semplicemente, un capolavoro

    In questo romanzo c'è tutto: cultura,profondità, sensibilità, conoscenza degli uomini e della storia. Per di più,il tutto scritto in un modo sublime. Il più grande autore italiano del Novecento, ...continua

    In questo romanzo c'è tutto: cultura,profondità, sensibilità, conoscenza degli uomini e della storia. Per di più,il tutto scritto in un modo sublime. Il più grande autore italiano del Novecento, senza paragoni.

    ha scritto il 

  • 4

    ironico

    alla fine di questo romanzo non sapevo nulla, solo la fama del titolo e del film che ne è stato tratto. Quindi è con vera sorpresa che ho trovato un libro molto ironico e moderno, che se anche ...continua

    alla fine di questo romanzo non sapevo nulla, solo la fama del titolo e del film che ne è stato tratto. Quindi è con vera sorpresa che ho trovato un libro molto ironico e moderno, che se anche tratta di eventi narrati durante lo sbarco in sicilia del 1860 ha uno stile molto più moderno. Infatti è stato scritto attorno al 1956! per questo ci sono nel libro rimandi a fatti che successero molto dopo (la bomba nel 1953 che distrusse un palazzo). Mi è piaciuto moltissimo nel modo di narrare tramite gli occhi del Principe Fabrizio di Salina. E' un personaggio molto introspettivo, ma anche molto cosciente della politica, dei problemi del suo paese e molto pessimista. C'è molto pessimismo in questo libro, ti fa cogliere la vanità della vita la sua caducità. Bellissimi i brani in cui Tancredi ed Angelica si rincorrono nel palazzo di Donnafugata e la morte di Don Fabrizio.

    ha scritto il 

  • 3

    L'ho trovato spesso noioso, ma non posso negarne la genialità e soprattutto l'incredibile attualità. Mi è piaciuto molto il discorso tra Chevalley e il Principe che cerca di spiegare il suo ...continua

    L'ho trovato spesso noioso, ma non posso negarne la genialità e soprattutto l'incredibile attualità. Mi è piaciuto molto il discorso tra Chevalley e il Principe che cerca di spiegare il suo rifiuto alla carica di senatore; ovviamente mi è piaciuta anche la parte riguardante le "fughe" per il palazzo di Tancredi e Angelica!

    ha scritto il 

  • 0

    È un delitto non leggerlo

    Una scrittura meravigliosa, un libro che non mi stanco di rileggere. La quintessenza dell'essere siciliani, per molti aspetti. Indimenticabili, le osservazione di Don Fabrizio sul carattere degli ...continua

    Una scrittura meravigliosa, un libro che non mi stanco di rileggere. La quintessenza dell'essere siciliani, per molti aspetti. Indimenticabili, le osservazione di Don Fabrizio sul carattere degli isolani. Ironia amara, sorriso dietro le pagine di un grande narratore.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    3stelle regalate

    Amo i classici, ma questo proprio non riuscivo a finirlo, davvero pesante, non c'è mai stata azione, il nulla di nulla, immobilismo totale, solo poche pagine si salvano, ossia la morte di Don ...continua

    Amo i classici, ma questo proprio non riuscivo a finirlo, davvero pesante, non c'è mai stata azione, il nulla di nulla, immobilismo totale, solo poche pagine si salvano, ossia la morte di Don Fabrizio, il Gattopardo, accolta con sollievo anche perchè stava a significare che il libro era agli sgoccioli, e un paio di tirate pro-borboni e anti-savoiardi di Tumeo e la descrizione dell'immobilità siciliana descritta da don Fabrizio a Chevalley, che impediva ogni miglioramento, dato che i siciliani si sentivano sempre superiori a tutti e ogni continentale era visto come invasore: "ma quel senso di superiorità che barbaglia in ogni occhio siciliano, che noi stessi chiamiamo fierezza, che in realtà è cecità. Per ora, per molto tempo non c’è niente da fare, egli conclude"

    ha scritto il 

  • 5

    Con una lettura superficiale si può pensare che sia un romanzo noioso, senza nulla di interessante o imprevedibile... Ma non è assolutamente così. È il ritratto di un uomo che vede il suo mondo ...continua

    Con una lettura superficiale si può pensare che sia un romanzo noioso, senza nulla di interessante o imprevedibile... Ma non è assolutamente così. È il ritratto di un uomo che vede il suo mondo cambiare radicalmente, e lui deve riuscire a superare il suo pensiero all'antica e adeguarsi alla modernità; e poi c'è il figlio, Tancredi, aperto a nuovi orizzonti e affascinato dalle nuove idee che iniziano a nascere in Italia con Garibaldi. Da una parte l'amore coniugale che ormai è semplice affetto del padre, dall'altra quello giovane, passionale, impulsivo, puro e ingenuo. Uno dei libri più belli e ricchi di significato che abbia mai letto.

    ha scritto il 

  • 5

    "Vengono a insegnarci le buone creanze, ma non ci riusciranno, perché noi siamo dèi"*

    Splendida opera fuori dal tempo, senza per questo essere anacronistica o datata. Il respiro del romanzo Ottocentesco ricostituito con perizia filologica senza necrofilie, in uno stile ricco ma velato ...continua

    Splendida opera fuori dal tempo, senza per questo essere anacronistica o datata. Il respiro del romanzo Ottocentesco ricostituito con perizia filologica senza necrofilie, in uno stile ricco ma velato di ironia e consapevolezza. Un libro coraggioso negli intenti artistici.

    Contenutisticamente si presenta un conflitto (credo volutamente) irrisolto tra elegia e condanna di un mondo nobile e decadente, nostalgico ma obsoleto. La lucidità della visione politica passa in secondo piano dinnanzi ad una penna così vivida e passionale. D'altro canto, per coerenza, in nome dell'irresolutezza della visione politica dovremmo a questo punto condannare Manzoni, Dickens,Kipling e parecchi altri...

    L'ottima trasposizione fedelmente infedele di Visconti è forse più netta su questo punto; scelta giustificabile, così come il finale falsato. Difficile, dopo averla vista, non tanto immaginarsi il principe di Salina diverso da Burt Lancaster, quanto Angelica senza le parvenze, oltre ogni aggettivo, della Cardinale...

    *Curiosamente è questa la sentenza che più in assoluto mi ha colpito nella sua pregnanza, a dispetto delle due, inflazionatissime ma pur sempre memorabili, "Che tutto cambi..." e "Noi fummo i gattopardi..."

    ha scritto il 

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