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Il gattopardo

Edizione conforme al manoscritto del 1957

Di

Editore: Mondadori - De Agostini Libri S.p.A., Novara

4.1
(10196)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 370 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Francese , Finlandese , Portoghese , Catalano , Danese , Galego , Ceco , Olandese

Isbn-10: A000018937 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico , Paperback , Altri , Rilegato in pelle , CD audio , eBook

Genere: Fiction & Literature , History , Political

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Descrizione del libro
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  • 5

    a volte la prima impressione inganna...

    qualche anno fa, dopo poche pagine, forse righe, lo ritenni noioso e l'abbandonai seduta stante. probabilmente fuorviato anche dalla mia diffidenza verso i grandi successi.
    mi consolo al fatto che Vit ...continua

    qualche anno fa, dopo poche pagine, forse righe, lo ritenni noioso e l'abbandonai seduta stante. probabilmente fuorviato anche dalla mia diffidenza verso i grandi successi.
    mi consolo al fatto che Vittorini pur leggendolo (magari fece finta!) non lo ritenne degno di pubblicazione.
    complice la calura che aiuta a calarsi nell'ambientazione, l'ho divorato con gusto in pochissimi giorni.
    mi sono piaciute la scrittura, i personaggi, la ricostruzione della scenografia (solo un conoscitore di tali ambienti, avrebbe potuto fornircene fedele testimonianza).
    la Storia fa da sfondo alla saga familiare e viene presentata senza retorica, l'Autore riporta con disincanto e rassegnazione, ora così attuali, i vizi pubblici dei politici che da secoli guidano lo stivale.

    ha scritto il 

  • 4

    Vittorini aveva ragione

    Rifiutò Il Gattopardo? Sì, ma a quanto pare lo consigliò alla Mondadori. Non era il momento. Il 1957 aveva fame di "nuovo". C'erano i meravigliosi anni '60 in arrivo, il twist, il rock, Elvis!
    Questo ...continua

    Rifiutò Il Gattopardo? Sì, ma a quanto pare lo consigliò alla Mondadori. Non era il momento. Il 1957 aveva fame di "nuovo". C'erano i meravigliosi anni '60 in arrivo, il twist, il rock, Elvis!
    Questo invece è un libro fermo, immobile, senza tempo... come la Sicilia. Devi dimenticare l'orologio e sentire il sole arderti il cervello.

    "In Sicilia non importa far male o far bene: il peccato che noi siciliani non perdoniamo mai è semplicemente quello di fare."

    Se mi è piaciuto?
    Sì, mi è piaciuto. Mi ha fatto vedere, vivere e capire meglio un luogo fermo in un determinato periodo. Fa capire quanto l'idea di Italia fosse (sia tuttora) un concetto nuovo e astruso.
    MA.
    C'è qualche passaggio inutile e manca qualcosa da qualche parte per essere DAVVERO immortale, per essere a tutti gli effetti il capolavoro che avrebbe potuto essere.
    Mi rimane il dubbio che tanti amino Il Gattopardo solo perchè hanno in mente la scena del ballo vista in TV.

    ha scritto il 

  • 4

    Stile sempre elegante, immagini a tratti poetiche, pensieri rigeneranti - (...le eternità amorose durano pochi anni...) - Un personaggio memorabile (il principe). Indimenticabile per me il finale del ...continua

    Stile sempre elegante, immagini a tratti poetiche, pensieri rigeneranti - (...le eternità amorose durano pochi anni...) - Un personaggio memorabile (il principe). Indimenticabile per me il finale del capitolo ove il principe spira. E poi c'é lo sguardo dolente sulla Sicilia ed i siciliani.

    ha scritto il 

  • 5

    Il Gattopardo

    Riletto dopo anni dal primo obbligo scolastico, si coglie ancora di più la denuncia di un modo di fare tipicamente italiano che non può che essere la causa principale dell'attuale situazione del nostr ...continua

    Riletto dopo anni dal primo obbligo scolastico, si coglie ancora di più la denuncia di un modo di fare tipicamente italiano che non può che essere la causa principale dell'attuale situazione del nostro Paese. Amaro e realistico al punto giusto, è purtroppo ancora molto attuale. Certi vizi sono difficili da estirpare, soprattutto se chi lo dovrebbe fare sui quei vizi ci costruisce la sua ricchezza.

    ha scritto il 

  • 5

    Le vicende narrate, ambientate in Sicilia, abbracciano un arco temporale che va dal 1860 al 1910. La parte principale del romanzo si svolge, comunque, al tempo dello sbarco dei garibaldini nell'isola, ...continua

    Le vicende narrate, ambientate in Sicilia, abbracciano un arco temporale che va dal 1860 al 1910. La parte principale del romanzo si svolge, comunque, al tempo dello sbarco dei garibaldini nell'isola, con la susseguente unità d'Italia. 
Protagonista del libro è un nobile che coltiva la caccia e l'astronomia, molto esperto delle cose del mondo, Don Fabrizio Salina (Don Fabrizio Corbèra principe di Salina), la cui casata porta come emblema un gattopardo danzante. 
La stirpe dei Salina è in declino. La famiglia sta perdendo progressivamente i propri possedimenti, la tradizionale società feudale siciliana si sta sfaldando, la classe dei nobili è destinata a sparire, mentre avanzano sulla scena sociale volgari borghesi che si arricchiscono grazie alla propria grezza energia vitale, ai traffici commerciali e alla mancanza di scrupoli.
    Tuttavia il cambiamento è soltanto apparente. Dietro i rivolgimenti politici rivoluzionari, oltre l'affermazione degli uomini nuovi, la Sicilia appare sempre la stessa. Lo intuisce Don Fabrizio, esplicitando le sue convinzioni nella dolorosa, ma lucida analisi con cui rifiuterà un seggio al Senato offertogli dal governo sabaudo, tramite un proprio emissario, il segretario di prefettura Aimone Chevalley, inviato in Sicilia appositamente per persuaderlo ad entrare in Parlamento. l romanzo è ricco di ironia, di sensualità e di umorismo, ma anche di lirismo e di compassione verso tutti gli esseri viventi (significativa, a questo proposito, la presenza, accanto al Principe, dell'inseparabile amato cane Benedicò). La concezione dell'esistenza del principe Salina, che ama raffigurarsi forte e agile come il felino disegnato sullo stemma di famiglia, è invece poeticamente disincantata e pessimistica, quasi leopardiana. Egli è scettico circa il progresso, le "magnifiche sorti e progressive". 
Secondo lui, l'esistenza più autentica di ciascuno di noi si snoda, al contrario, fra dolori, guai, delusioni e sbadigli e i momenti di vera felicità si riducono a ben poco. Nella vecchiaia poi, i giorni non fanno altro che portare sempre una pena nuova e agli esseri umani non resta altro che "corteggiare la morte". Quella morte che ricorre spesso nel libro, fino a diventarne uno dei temi principali, forse il filo conduttore, di letteraria ispirazione decadentista. Grande affresco della Sicilia dell'Ottocento, ricco di digressioni saggistiche e di personaggi interessanti dalla psicologia ben delineata, Il Gattopardo va dunque oltre il contingente dato storico, per farsi penetrante analisi universale della condizione umana. Gran parte della critica letteraria considera Il Gattopardo un'opera per certi versi incompiuta. Più che un romanzo, una sequenza di otto episodi autonomi, che hanno come comune denominatore le vicissitudini collegate all'esistenza del principe Salina. 
Si tratta comunque, a mio avviso, di un romanzo bellissimo, per molti versi ancora attuale o addirittura profetico. L'analisi del Risorgimento, dei problemi del Meridione, del trasformismo politico e dell'incompiutezza dell'unità d'Italia mi sembra quanto mai lucida, utile e adatta al dibattito politico e culturale odierno. Lontano dallo sperimentalismo delle avanguardie, in voga negli anni in cui fu redatto il romanzo, intriso di cultura letteraria, dagli scrittori siciliani come Verga, De Roberto, Pirandello e Brancati, fino alla grande tradizione del romanzo europeo (Stendhal, Proust, Mann), Tomasi di Lampedusa adotta uno stile narrativo elaborato, caratterizzato da una narrazione fluida che sa cambiare con disinvoltura registro. Come per i classici, le pagine di Tomasi sembrano fare con naturalezza presa sulla vita. Il suo racconto sa inoltre restituirci con efficacia il clima, gli odori, i colori e i profumi di una Sicilia infuocata e affascinante.

    ha scritto il 

  • 5

    Il racconto della fine di un'epoca messo in scena da due personaggi: il Principe Salina che come il Regno delle Due Sicilie è grande, grosso, disilluso, più interessato ai calcoli matematici astratti ...continua

    Il racconto della fine di un'epoca messo in scena da due personaggi: il Principe Salina che come il Regno delle Due Sicilie è grande, grosso, disilluso, più interessato ai calcoli matematici astratti dell'astronomia che ai problemi pratici del suo feudo schiantato dal peso di un lignaggio che sente svanire nel nuovo mondo; e suo nipote Tancredi, bello, giovane, opportunista, smaliziato ma senza un soldo, come la nascente Italia unita. E al loro fianco Angelica, la nascente ricca borghesia italiana, bella e attraente ma furba, maliziosa, vuota e feroce.

    Un romanzo attraversato da una greve atmosfera di morte che risuona in sottofondo mentre seguendo i protagonisti attraversiamo giardini inariditi dal sole siciliano oppure saturi dell'odore di fiori marciti nella pioggia; di castelli dalle mille stanze impolverate e dimenticate, che nascondono in armadi chiusi da decenni inquietanti segreti; di piccole volgarità e grandi meschinità, a partire dal Re Francesco che si esprime in un napoletano da macchietta. "Bisogna che tutto cambi affinché nulla cambi". E' Tancredi che lo dice, non Fabrizio, mentre parte in guerra con i garibaldini contro l'esercito della nobiltà meridionale. E intanto il Principe osserva il mondo sgretolarsi, la sabbia scorrere nella sua clessidra biologica con una smorfia di disgusto impotente e fatalista. Tutto è beffa, tutto è squallore: la religione, la politica, la ricchezza. Tutto cambia affinché nulla cambi.

    Alla fine l'unico essere puro del gruppo fotografato con rarissima eleganza da Tomasi di Lampedusa è il cane Bendicò ma pure a lui il destino riserva una fine per così dire, non particolarmente gloriosa.

    Straordinariamente bello e attuale, attualissimo ieri, oggi e per sempre, in quest'Italia dove tutto cambia costantemente per mantenersi sempre uguale a se stessa, al punto che credo proprio che non sia possibile definirsi lettori seri senza avere "Il Gattopardo" nel proprio carniere.

    ha scritto il 

  • 4

    Magnifico.

    Un affresco di tempi andati, un dipinto della Sicila di ieri ma che è anche oggi, immutata nei suoi silenzi e nei suoi non-dire. Magistrale scrittura, don Fabrizio non si dimentica così come Tancredi, ...continua

    Un affresco di tempi andati, un dipinto della Sicila di ieri ma che è anche oggi, immutata nei suoi silenzi e nei suoi non-dire. Magistrale scrittura, don Fabrizio non si dimentica così come Tancredi, Angelica...sembra di averci vissuto accanto sotto il sole implacabile, che rende lenti i movimenti, ma non i pensieri.
    Molte parti da leggere e rileggere per gustarne la ricercatezza, la sensibilità, la capacità di raccontare pensieri, emozioni e persone in modo vivido. Una gioia per la mente. Un insegnamento per il presente.

    ha scritto il 

  • 3

    Per quanto sia lontano dai miei gusti e dai libri che di solito scelgo di leggere, devo confessare che, nonostante una parte iniziale più lenta e faticosa, mi è piaciuto sul serio. Un libro che, chiun ...continua

    Per quanto sia lontano dai miei gusti e dai libri che di solito scelgo di leggere, devo confessare che, nonostante una parte iniziale più lenta e faticosa, mi è piaciuto sul serio. Un libro che, chiunque ami la storia, dovrebbe leggere.

    ha scritto il 

  • 4

    Non sarà mai il mio genere preferito, per temi e stile narrativo, tuttavia è un testo al quale mi sono affezionata, in quanto tesoro della nostra storia nazionale: non posso che definirlo un romanzo n ...continua

    Non sarà mai il mio genere preferito, per temi e stile narrativo, tuttavia è un testo al quale mi sono affezionata, in quanto tesoro della nostra storia nazionale: non posso che definirlo un romanzo neostorico "inestimabile". Da leggere in assoluto.

    ha scritto il 

  • 5

    Ci sono libri che sono capolavori. Punto.
    Tragico, comico, dolce, arrabbiato, disilluso e pieno di speranze, nuovo e antico.
    Assolutamente da leggere.Mi astengo da qualsiasi altro commento superfluo. ...continua

    Ci sono libri che sono capolavori. Punto.
    Tragico, comico, dolce, arrabbiato, disilluso e pieno di speranze, nuovo e antico.
    Assolutamente da leggere.Mi astengo da qualsiasi altro commento superfluo.

    ha scritto il 

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